La voce del tradimento di Nicola Losito

Pubblicato: 27/02/2011 in racconto

(Pablo Picasso)

 

La voce del tradimento

di Nicola Losito

“…era fatta della materia che tiene freschi

i sogni degli uomini sposati.”

I. Brodskij – Fondamenta degli incurabili

La giornata è fiacca. Basta mia moglie Marta a servire i pochi i clienti che entrano in negozio.

Siccome in magazzino risulta esaurito il toner per una stampante laser che va per la maggiore, mi sposto nel retrobottega e ne approfitto per chiamare al telefono la ditta Biffi, il mio solito fornitore di cartucce.

«Pronto…» fa una voce femminile.

È una voce strana, un po’ roca e con una leggerissima inflessione dialettale. Mi colpisce, soprattutto, il tono, annoiato e teso allo stesso tempo.

Mi viene subito da pensare di avere a che fare con una persona demotivata oppure che abbia da poco questionato con un collega o, peggio, che abbia appena finito di beccarsi le lamentele di un cliente furioso per un ritardo nelle consegne.

Io sono sempre gentile al telefono, perché dovrebbe avercela con me?

«Sono Ridolfi della ditta Ponti, posso ordinarle un toner?» domando con voce cordiale.

«Certo, dica pure!»

Di colpo la voce ha cambiato intonazione. È diventata squillante, professionale. Faccio la mia richiesta e ottengo rapidamente la conferma della disponibilità dell’articolo che mi serve. Le passo l’ordinazione e, prima di riattaccare il telefono, domando:

«Posso sapere con chi ho parlato?»

«Vita…» risponde lei, dopo una breve pausa.

Sono un pochino sordo e capisco fischi per fiaschi.

La saluto dicendo: «Grazie Anita, buongiorno!»

«Mi chiamo Vita, se non le dispiace.» mi corregge un po’ risentita.

«Vita? Che strano nome…» mi viene spontaneo controbattere.

Sento che fa una risatina e continua:

«Lo so, mia nonna si chiamava Vita e mia madre per seguire la tradizione…»

«Succede anche nelle migliori famiglie.» dico e così, giusto per parlare, le faccio un complimento:

«Comunque non si disperi, il suo nome non è poi tanto male!»

«Uhm, grazie…»

La voce si è abbassata quel tanto da documentare un certo imbarazzo. Di sicuro Vita ha gradito la mia buona creanza. Non insisto oltre, la saluto di nuovo e riattacco.

Passano settimane e, ogni volta che ordino delle cartucce per stampanti alla ditta Biffi, è sempre un’altra voce di donna che mi risponde. Una voce sbrigativa e professionale che non mi dà margine per attaccare bottone. Vita sembra scomparsa nel nulla.

Finché, una mattina, appena comincio a parlare:

«Pronto sono Ridolfi della…»

La donna al telefono mi interrompe e continua:

«…ditta Ponti. Ho riconosciuto la sua voce, mi dica…»

È Vita!

Sono elettrizzato dal fatto che si ricordi di me e perciò non riesco a trattenermi dal fare lo spiritoso:

«Anch’io ho riconosciuto la sua voce, Vita. Mi scusi se l’ho svegliata…»

Non passa un istante che mi arriva all’orecchio una sonora risata.

«Si sente così tanto che stavo dormendo?» domanda a voce bassa, piena di complicità.

«Eh… direi di sì. Adesso però stia attenta perché devo aggiungere della merce all’ordine già in corso».

«Cercherò di fare del mio meglio!» dice, tornando seria.

Le detto le aggiunte, sollecito la consegna del tutto e, prima di salutarla, con fare scherzoso dico: «La sera vada a letto presto e non faccia le ore piccole, capito Vita?»

«D’accordo, papi!» risponde lei di rimando.

Sto per mettere giù la cornetta ma lei continua a parlare:

«Posso sapere il suo nome?»

La domanda mi sorprende piacevolmente e, visto che mia moglie è abbastanza distante da non sentire le mie parole, colgo l’occasione per fare un po’ il galletto.

«Mi chiamo Marco. Sono troppo sfacciato se le propongo di darci del tu?»

«A me va bene. Però adesso ti saluto, devo tornare alle mie scartoffie. Ciao, Marco, …a presto.»

La sua voce roca è eccitante come non mai.

«Ciao Vita!» rispondo, turbato.

Subito dopo avere riattaccato – chissà perché – mi viene da pensare che Vita, in qualche maniera, mi ha lanciato un messaggio. La sua cordialità mi ha colpito e, soprattutto, mi ha ammaliato il modo sensuale in cui mi ha sussurrato “…a presto”.

Basta quel niente e la mia fantasia parte per la tangente.

Cerco d’immaginare il viso da adattare alla voce di Vita. Mi piacerebbe conoscere il colore dei suoi occhi, sapere se è bruna di capelli, se è carina, se ha un bel seno e, soprattutto, se accetterebbe di uscire con me se glielo domandassi. Pensieri in libera uscita, i miei, decisamente azzardati, visto che sono un uomo sposato da trent’anni, che ho figli grandi, che l’aggettivo vecchio può essere più che adatto a identificarmi, e che Vita, al contrario, mi ha dato l’impressione di essere giovane. Non giovanissima, ma di sicuro meno stagionata di me. Ripensando alla facilità con cui, partendo da una semplice voce femminile, sono arrivato a ipotizzare di tradire Marta, mi prende una fitta alla bocca dello stomaco così forte da farmi mancare il fiato.

Cosa direbbe mia moglie se conoscesse i pensieri che mi girano per la testa?

Perché dovrebbe arrabbiarsi – mi chiedo – se non ho ancora fatto niente?

Allo stato delle cose, il tradimento altro non è che un desiderio che mi frulla in testa, eppure mi sento colpevole e penso già ai mille sotterfugi che dovrò inventare per uscire di nascosto con Vita. È la prima volta che tramo per tradire mia moglie e faccio fatica a immaginarne di soddisfacenti o a prova di errore. Non riuscendo a venirne a capo, do di spallucce, convinto dal pensiero che sia prematuro fasciarmi la testa su simili problematiche.

Ben altre sono le domande che premono per trovare una risposta.

Cosa farò quando sarò da solo con la mia amante?

Di amoreggiare in macchina, non se ne parla nemmeno. Non sono più un ragazzino, mi romperei la schiena e rischierei di fare una figura penosa. Di sicuro dovrò cercare un albergo fuori mano, non troppo lontano, però, perché poi ci sarebbe da mettere in conto il tempo necessario per arrivarci. E nemmeno troppo vicino, perché qualcuno che mi conosce potrebbe vedermi entrare lì con una donna che non è mia moglie. Ma che stupido! Non è detto che in albergo si debba entrare insieme. Entrerò prima io, prenoterò una stanza e poi chiamerò Vita col telefonino: l’ho visto fare mille volte al cinema, non dovrebbe essere difficile. Sì, ma quanto costa un albergo a ore? Non porto mai molto denaro liquido con me e usare la carta di credito non è proprio il caso. Marta tiene tutta la contabilità e noterebbe subito il nome del motel sull’estratto conto della banca.

Dovrò forse fare la cresta sulla spesa come quando ero bambino?

Dio mio, quanti problemi per una volta che decido di tradire Marta!

Quasi quasi lascio perdere…

Ma la voce di Vita mi rimbomba nel cervello, non ha nessuna intenzione di tacitarsi, continua a sussurrarmi “…a presto”.

Al pari di Ulisse cerco di resistere al canto delle sirene, inseguendo obiezioni che mi facciano rinsavire.

E se Vita fosse brutta?

Non è possibile!

Una donna con una voce così sexy deve per forza essere bellissima!

E se Vita non avesse nessuna intenzione di avere una storia con me?

In un centralino, di regola, le ragazze che rispondono sono cordiali con tutti i clienti…

Che figura ci farei se, invitandola fuori una sera, mi dicesse picche?

Dunque, avrei fatto tutto ‘sto casino per niente?

Quante domande, quante difficoltà!

Troppe complicazioni per una scappatella che, al momento, è solo nella mia testa.

Ha un senso, alla mia età, ingannare mia moglie?

No, no, la mia coscienza non me lo permette.

Domani chiamerò Vita e proverò a convincerla che è meglio lasciare perdere.

È facilissimo, basta tirare su il telefono e, prima che lei apra la bocca, le dico:

«Rimaniamo amici, soltanto amici. Non me la sento di fare un torto a Marta.»

«Ma io ti amo…» sospira Vita.

«Anch’io, ti assicuro. Ti giuro che c’ho pensato un sacco prima di rinunciare a te. Tu sei una ragazza straordinaria, meriti un giovanotto della tua età, hai diritto a un futuro migliore. Io non posso offrirti niente di più di una storia fatta di scappatoie, inganni. Ti stancheresti presto del nostro frettoloso far sesso, del mio correre via subito dopo, senza potermi fermare tutta la notte accanto a te…»

Mi meraviglio di quante cose mi vengono in mente da dire a Vita mentre sto per dare un taglio alla nostra tresca amorosa. Sono anziano, però la memoria ce l’ho ancora buona. Le letture giovanili e gli sceneggiati alla televisione mi sono stati di grande aiuto a trovare le parole giuste per troncare la mia prima liaison extraconiugale. Quando le elenco gli ostacoli che intralcerebbero il nostro amore sono anche capace di usare il tono giusto della voce, né troppo enfatico né troppo melenso.

Però, qualcosa non va come speravo.

Non avevo tenuto conto delle armi potentissime che posseggono le donne innamorate. Vita, infatti, scoppia in un pianto dirotto, il mio rifiuto l’ha molto scossa ma, al contempo, non può accettare di perdermi senza combattere. Non si arrende e, con le sue astute lacrime, cerca di farmi cambiare idea.

«Marco, io non voglio perderti, ora che ho trovato l’uomo che cercavo, non posso rinunciare in questo modo a un po’ di felicità. Vediamoci di persona almeno una volta, voglio fare l’amore con te, ti supplico…»

Anch’io cerco di difendermi.

«Non insistere, Vita! Mi fai star male. Ti amo, però non me la sento di tradire Marta…”

«Tua moglie non dovrà saperlo mai. Io non voglio che tu la lasci, mi accontenterò del tempo che potrai dedicarmi. Mi basterà, te lo giuro!»

Sento che la faccenda sta prendendo una brutta piega. Devo convincerla a interrompere questo colloquio che sta diventando assurdo, pericoloso. Purtroppo ho già giocato tutte le mie carte e non so cos’altro inventare. Mentre penso, ho la netta sensazione di stare arrampicandomi sui vetri.

«E se vedendomi di persona, fossi io a non corrispondere per niente ai tuoi ideali di uomo?» chiedo, ormai giunto sull’orlo del precipizio.

«Mi credi così stupida da fermarmi all’apparenza?»

«Non ho detto questo. Come la prenderesti se fossi basso, grasso, calvo e con gli occhiali?»

«Gli occhiali ce li ho anch’io. Non è un problema!»

«E il resto?»

«Anche il resto non m’importa. Tanto lo so che non è vero!»

«Come fai a esserne così sicura?»

«Io so come sei…»

«Cioè?»

«Sei simpatico. Questo mi basta».

«Vuoi dire che ti sei innamorata di me perché sono simpatico?»

«Certo, innamoratissima!»

«Tu sei pazza, Vita!»

«Sì, e per questo non voglio perderti…»

Sono in un vicolo cieco. Vita ha aggirato tutte le mie difese. Per non soccombere, devo per forza farle la domanda cattiva.

«E se fossi tu a non piacermi? Io sono attratto solo da donne alte e formose. Se tu non fossi così io scapperei immediatamente, te lo assicuro!»

Vita non risponde subito, sono quasi sicuro di avere toccato la corda giusta. Forse ce l’ho fatta a troncare una relazione che non avrei mai dovuto iniziare.

Sbagliavo, ovviamente.

«Può darsi…» riprende lei.

Non piange più. La sua voce è tornata rauca, sensuale. Sono di nuovo in difficoltà.

«Se non c’incontriamo almeno una volta, ti rimarrà per sempre il dubbio, non ti pare?» mi chiede, maliziosa.

«Cosa vuoi dire?»

«Certo, potrei essere brutta, bassa, grassa, ma se invece fossi come piace a te?»

Le sue parole s’insinuano nelle mie viscere in maniera così prepotente da farmi cadere come un allocco nella trappola che mi ha teso.

«Hai vinto…» sospiro.

«Allora cosa aspetti? Decidi tu il giorno e l’ora del nostro primo appuntamento!»

Sono incuriosito e preoccupato, in uguale misura.

Ripenso a come e a quando poterla incontrare, all’albergo, alle bugie, ai soldi, a Marta a cui voglio un bene dell’anima, e la mia testa va in confusione. Il tempo passa e non mi rendo conto che Vita è ancora al telefono e aspetta una mia risposta.

«Marco, sei sempre lì?» mi chiede, dopo un po’.

Finalmente mi decido a parlare. Le comunico un luogo, una data e un’ora, sperando dentro di me che quel giorno e a quell’ora lei abbia già un impegno.

Purtroppo mi va male.

«Ok, ci sarò! Ciao Marco, …a presto.» dice e subito riattacca.

Rimango come uno stupido con il telefono in mano.

Sento il mio orecchio destro che scotta, immagino che sia rosso come rosse devono essere le mie guance.

Guardo l’orologio. Sono le 14.40. Marta è al computer e sta giocando a tetris come fa sempre durante la pausa di mezzogiorno. Avrà sentito il mio colloquio telefonico con Vita? Sembra tranquilla, d’altronde mica ho gridato mentre discutevo con la mia amante in pectore.

Le faccio presente che tra poco dobbiamo riaprire il negozio.

Marta termina la partita e si rimette immediatamente in funzione.

«Appena possibile, ricordati di telefonare alla ditta Biffi per le cartucce ordinate l’altra settimana. In magazzino, diversi articoli sono esauriti da tempo.» mi dice, sfogliando il blocco degli ordini ancora da evadere.

Le sue parole mi rassicurano del tutto. Sì, prima non ha sentito nulla.

Per farmi bello le dico che ho appena chiamato, che ho già fatto le aggiunte e che ho sollecitato la consegna della merce in ordine da giorni.

Nel tardo pomeriggio, visto che in negozio non c’è nessun cliente e Marta non è nelle vicinanze, ne approfitto per chiamare di nuovo la ditta Biffi.

Ormai mi sono calato nei panni del fedifrago.

Devo assolutamente discutere con Vita una strategia comune per evitare di farci scoprire da Marta.

«Pronto, sono Ridolfi della ditta Ponti.» dico.

«Buongiorno signor Ridolfi! In cosa posso servirla?»

A rispondere non è Vita, ma un’altra donna con la classica voce sbrigativa, professionale.

Vengo preso in contropiede, sono costretto a pensare in gran fretta cosa dire. Mi faccio forza e butto là la mia richiesta:

«Ho un problema che solo la sua collega Vita può risolvere, può gentilmente passarmela?»

Lungo il filo del telefono, per alcuni istanti, non corre che il silenzio.

Nella voce della mia interlocutrice, quando mi risponde, l’imbarazzo è palpabile.

«È sicuro del nome, signor Ridolfi? Qui da noi non c’è nessuna Vita!»

La centralinista, mentre me lo comunica, pare persino dispiaciuta.

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commenti
  1. Oissela ha detto:

    Dolce Marta, conduci Marco nella legnaia e picchialo.
    Per Nicola: È migliorata la grafica ed è eccellente il riferire.
    Un po’ lungo l’assieme, sforbiciare non è reato.
    Sappi che i peccati di pensiero sono gravi, comunque io mi sono divertito a leggere.
    Un abbraccio.
    Oissela

    • nicolalosito1942 ha detto:

      Certo i peccati di pensiero non sono meno gravi di quelli realizzati in pratica. Ma se ai fedigrafi di testa si toglie anche questa soddisfazione che “vita” è? ahahahah
      Non è una novità, caro Alessio, che io sono logorroico…
      Sforbiciare è opportuno sempre, ma a me fa piangere il cuore.
      Essere brevi e, allo stesso tempo, esaustivi è una dote che invece tu hai e che io t’invidio.
      Un abbraccio.
      Nicola

  2. Sissa ha detto:

    Già…
    Qui da noi non c’è nessuna Vita…
    Sissa

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