A caccia di autori di Alessio Viccaro

Pubblicato: 26/05/2011 in racconto, umorismo
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A caccia di autori

di Alessio Viccaro

Il plico arrivò nella tarda mattinata, assieme al postino che rideva sotto i baffi.

Un tal Monsieur Jourdain, Presidente della R.F.C.&Company di Ginevra, voleva incontrarmi per affari.

Benché interessante misi momentaneamente da parte il piego e mi apprestai al giornaliero tuffo nel mio sito web preferito dove mi attendeva un racconto da rileggere e commentare perché lo avevo trovato veramente bello: “Sottigliezze Spregiudicate”.

Driiin!

Lo squillo del telefono merita, spesso… la galera.

Una certa Nilde della R.F.C.&Company comunicava che ero atteso a Ginevra e che centomila euro erano stati versati sul mio conto corrente bancario.

A me piace scherzare e quando sento parlare di soldi, divento un amicone.

Serio serio e con garbo risposi che se avessero aggiunto all’offerta una bella Mercedes SLK ultima generazione, non sarei mancato all’appuntamento richiesto.

Pronta, la risposta: «Qual è il colore che preferite?»

Dissi che amavo il bianco, pensando alle frittelle di neve che in primavera si squagliano. La chiacchierata mi aveva messo di buonumore e, per fare quattro passi, andai in banca. Chiesi l’estratto conto e, sorpresa delle sorprese, vi erano stati accreditati i soldini.

Il Direttore della banca specificò che era roba mia e che potevo farci quello che mi pareva. Come se non bastasse, alcuni giorni dopo arrivò la Mercedes SLK, di colore bianco.

Naturalmente corsi a Ginevra.

Deliziosa e adorabile, come solo la moglie di un magnate dei mass-media sa essere, la signora Nilde mi inquadrò dalla testa ai piedi. Seduto sul sofà che impreziosiva il suo ufficio, mi feci piccolo, piccolo, mentre i miei occhi stampavano nella mente le sue leggiadre forme.

Che silhouette… e che voce!

Le mie orecchie di (e non da) mercante si aguzzarono.

«Caro Signore, siamo disponibili a darle un assegno in bianco, in cambio dei suoi servigi. Gradite un tè o un carcadè?»

Roba da pazzi, optai per un caffè amaro, ovviamente senza zucchero.

«Noi della R.F.C. & Company vogliamo essere informati intorno alla quantità di tempo che viene sperperata nei vari Siti Letterari, al fine di deliberare adeguate contromisure utili a conservare e a incrementare il nostro potere di incidere sulla comunicazione. Abbiamo investito risorse importanti e non possiamo permetterci errori.»

Preso alla sprovvista e incapace di dare una risposta plausibile, non mi restò che frottolare.

«Vi siete rivolti alla persona sbagliata per avere un parere del genere e poi il problema è complesso, ritengo opportuno farlo analizzare dagli Specialisti, che ne sanno più di me.»

La vitellina fiamminga, continuò:

«Quello che è opportuno lo decidiamo noi e a noi interessa la sua opinione.»

C’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda e ogni tanto arriva qualcuno che la vuole riscaldata. Mi apprestai così a snocciolarle quel poco che mi era dato conoscere sugli Scrittori che pubblicano in Rete.

«Siamo almeno in trecentomila a bazzicare Siti, Giardini, Laghetti e Stagni Letterari. Per pubblicare gratis, col copia e incolla, racconti, favole, diari, romanzi a puntate e quant’altro, un’ora buona vola via. Se ci aggiungiamo l’azione di leggere i poeti che sfornano rime con ritmi industriali, occorre mettere in conto un’altra oretta. Poi entrano in ballo le visite di cortesia, le letture accurate degli autori preferiti e i commenti che è doveroso fare: per adempiere a questo compito in media scorrono trenta minuti. Infine un’occhiata ai nuovi iscritti, alle liti fra utenti innescate da commenti non proprio benevoli, alle piazzate di qualche esasperato autore che si sente sottovalutato e almeno un’altra mezz’ora se ne va. Come vede, cara Nilde, siamo a un milioncino di ore giornaliere che non potete dominare!»

«Caro Oiss, noi non vogliamo dominare, diciamo che vogliamo indicare, suggerire, aiutare e, se permette, diffondere e amalgamare il sapere. La nostra è una Missione di Alta Civiltà. Recuperare le Pecorelle Smarrite alla buona comunicazione è da sempre il fulcro del nostro intendimento. Ci indichi dei bravi Autori e noi spianeremo loro la strada per un percorso editoriale privilegiato.»

Le sue movenze avrebbero di sicuro sedotto qualsiasi Eremita.

La sua offerta di ampliare la Letteratura Grigia (quella in cui dalla stampa si passa direttamente al macero delle pubblicazioni) era quanto di più offensivo si potesse immaginare.

Letteratura grigia e prezzolata coi soldi degli autori esordienti?

Ottundere chi osava ancora pensare?

L’obiettivo era lapalissiano: far chiudere i piccoli e medi Atéliers Culturali Gratuiti, per dirottare nei loro Supermercati ogni forma di libero pensiero, al fine di forgiarla a seconda dei propri fini.

Replicai che i Liberi Pensatori sono contrari all’Editoria Cimiteriale e che non sono addomesticabili.

Epilogo

Come già sapete, quando si tratta di soldi io sono un amicone, ma non sono un fesso. Avevo immaginato in anticipo cosa mi avrebbe proposto l’esimia dirigente della R.F.C.&Company e per questo avevo preso le mie precauzioni. Partito per Ginevra con la mia Mercedes SLK bianca qualche giorno prima dell’appuntamento, con in tasca i soldini ricevuti in regalo mi sono fermato a Saint Vincent al Casinò della Vallée. Mi sono giocato tutto alla roulette, provando per la prima volta nella vita la soddisfazione di sperperare quattrini senza provare patemi d’animo. Ho poi regalato la Mercedes bianca a una splendida signorina di facili costumi per ringraziarla di avere allietato per due notti intere il mio soggiorno in Valle d’Aosta. Soddisfatto nel corpo e leggero come una piuma ho raggiunto in treno Ginevra per ascoltare le proposte della R.F.C.&Company.

Dopo avere espresso con estrema chiarezza il mio pensiero di Intellettuale Emancipato, evidentemente delusa dalle mie riflessioni, la cara Nilde chiese la restituzione di tutto ciò che avevo ricevuto in regalo per sollecitare la mia collaborazione.

«Non ho più un soldo, amica mia – dissi – mi sono giocato tutto al Casinò! Un gesto che ben s’addice a uno scrittore non ancora pubblicato ma a cui importa ben poco di diventarlo regalando a Ditte come la Sua i quattrini che gli servono per vivere!»

La bella donna, furiosa in viso, prima di farmi buttare fuori dal suo ufficio non mi strinse nemmeno la mano…

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commenti
  1. sissa ha detto:

    Hai agisto poco scaltramente, mio caro! Non hai pensato a nascondere i danari senza sperperarli? Non avresti restituito comunque nulla, in compenso avresti avuto le risorse per scrivere senza angustiarti della quotidianità (e avendo una bella bistecca nel piatto, come più ti aggrada la cottura!). Sì, a volte si ha la sensazione che tutta questa tanto decantata libertà non ci sia nel nostro mondo. Ma a dire il vero non c’è nemmeno negli altri mondi, quelli un po’ meno fortunati di noi. Forse basterebbe prenderne atto per vivere un po’ meglio, smettendo di cercarla. Congratulazioni per la suspence che hai saputo creare e per l’ottima descrizione dei personaggi.
    Sissa

    • Oissela ha detto:

      Dovevo inventarmi un epilogo che giustificasse le mie folli spese.
      Non posso dire la verità, visto che il fisco mi ha preso di mira e me lo ritrovo
      socio non gradito nella spartizione degli utili.
      E sempre a dire il vero ogni tanto Ilde mi telefona e un giorno o l’altro posterà
      un brano con la sua versione dei fatti.
      Ringrazio per la lettura e per il bel commento.
      Alessio.

  2. nicolalosito1942 ha detto:

    Un ottimo piatto servito da uno chef d’eccezione: humour a volontà e osservazioni al vetriolo tutte ben pensate e documentate. Spero che gli scrittori esordienti facciano tesoro di questa tua avventura ginevrina. Pubblicare i propri libri a pagamento è un insulto all’intelligenza. Dopo tanta fatica spesa per scriverli occorre tenere a bada la propria vanità e non cadere nella trappola che la “nuova editoria” ci tende…
    Complimenti Alessio!
    Nicola

  3. Oissela ha detto:

    Caro Nicola, mi auguro che un giorno o l’altro ci si incontri.
    I Belgi, volevano comprare la mia Taverna.
    Hanno offerto 2.350 euro.
    Che spilorci!, direbbe giustamente mon ami Jacques.
    Un abbraccio.
    Alessio

    • nicolalosito1942 ha detto:

      I belgi sono molto più poveri degli svizzeri. Questi, per lo meno, avevano anticipato soldini e auto, comunque sempre troppo poco per la “Taverna”.
      Anche il buon Giacomo, conscio del suo ottimo stipendio di passeggiatore cortese, non avrebbe accettato un’offerta così misera per un’opera di alto ingegno come la tua “Taverna” che ha letto a puntate e che ha tanto amato.
      Incontrare gli amici per me è sempre un piacere.
      Nicola

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