Consigli di lettura – L’ultimo Faletti

Pubblicato: 02/06/2011 in articolo, recensione
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Ho finito proprio oggi di leggere “Appunti di un venditore di donne” di Giorgio Faletti (B.C.Dalai editore, pagg. 397 € 20,00) e, prima che il ricordo di questo libro svanisca nei meandri oscuri della mia mente, mi appresto a scrivere da venditore di fumo qual sono alcuni appunti al riguardo.

Copertina :     110109wow

Titolo:   yes_text

Scrittura:   110109_7

Trama:   no_text

Dico subito che la storia è accattivante, ben scritta (nel solito – buono ma non eccelso – standard di Faletti) e si legge velocemente perché ha ritmo e colpi di scena a tonnellate, però… (purtroppo c’è un però) devo dire che il libro non mi è piaciuto molto.

E vi spiego il perché.

Faletti pubblica un romanzo all’anno e, per forza di cose, per terminarlo in tempo per la stampa, la promozione in TV e la distribuzione in libreria, deve andare di corsa e quindi non può perdersi in bizantinismi moralistici o filosofici, in accurate descrizioni di paesaggi, approfondimento dei caratteri dei personaggi e quant’altro: ogni suo sforzo intellettuale deve essere dedicato all’intreccio, al coup de théatre imprevisto, eccetera eccetera. In questo Faletti è indubbiamente bravo (tra l’altro Bravo è anche il nome del protagonista del romanzo…) anche se questa volta, a mio giudizio, ha un pochino esagerato nella verosimiglianza dell’ordito. Basti pensare alle tante pagine (quelle finali) spese nel tentativo di dare coerenza logica alla sua intricata storia. Storia ambientata nel 1978 all’epoca delle Brigate Rosse, al rapimento di Moro, mescolando vicende inventate di ordinaria malavita milanese ad avvenimenti realmente accaduti e termina dieci anni dopo nell’isola caraibica di Margherita. Non vi racconto la trama per non togliervi il piacere di cercare da soli di scoprire “l’assassino”, ma vi assicuro che, a parte qualche particolare secondario di mescolamento di identità (uhmm, forse ho detto troppo!) che qualsiasi giallista nemmeno tanto provetto sarebbe in grado di intuire, lo svelamento totale del mistero è impossibile. Infatti la spiegazione a cui Faletti dedica una paccata di pagine mi ha lasciato dentro una notevole insoddisfazione. Mi sono sentito ingannato. Un “grande” scrittore di gialli deve sapientemente seminare il racconto di indizi in modo tale da permettere al lettore più smaliziato (e non soltanto al commissario di turno o al giudice o all’investigatore privato, protagonisti del giallo) di arrivare alla soluzione del caso. Su quest’ultimo romanzo di Faletti mi gioco i miei due gioielli di riproduzione se c’è qualcuno nel mondo in grado di arrivare con gli indizi a sua disposizione alla soluzione del mistero.

Quindi, per chiarire il concetto, ho trovato la storia un tantino cervellotica e le rivelazioni finali mi hanno deluso perché abbastanza inverosimili anche considerando la possibilità che nella vita si verifichino delle coincidenze casuali. Il caso, spesso evocato dall’autore, quasi mai è così imprevedibile come in questo romanzo.

Vabbè. Questo è il mio giudizio, fallibile come tutti i giudizi e come tale va preso. So, per contro, che il libro è piaciuto a tanti e ha venduto moltissime copie.

Faletti mi piaceva da matti come comico (un mito il suo Vito Catozzo!), ma lo ammiro di più per come sia riuscito a non deprimersi quando la sua popolarità televisiva è finita e per il modo in cui è riuscito a riciclarsi sia come attore di cinema sia come scrittore. Di Faletti mi piace l’onestà intellettuale, sono convinto che in cuor suo non si consideri un autore di gialli da premio Nobel: è lui stesso a scrivere proprio in questo romanzo : “Ogni enigma rivela la sua fragilità una volta risolto.”

Esatto.

Termino con un’osservazione utile per chi scrive già o per chi ha in mente di dedicarsi alla scrittura: evitate l’uso di troppe parolacce, alla fine annoiano e sono quasi sempre il segnale di scarso lessico e poca fantasia.

Faletti non ne usa tante e diciamo che sa bene come e quando adoperarle, a differenza di molti autori esordienti che le utilizzano quasi sempre a sproposito. Ciò detto, perché iniziare il romanzo con questa frase:

“Io mi chiamo Bravo e non ho il cazzo.”

Certo, presto si capirà la ragione di questa dichiarazione d’intenti però, Dio mio, il grande Faletti non poteva escogitare un trucco migliore per avvincere il lettore?

Nicola

P.S.

Se confrontate la foto di copertina di Appunti di un venditore di donne con l’immagine che individua il mio primo romanzo Alla bisogna tango si balla,

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noterete una somiglianza imbarazzante tra le due foto. Purtroppo sono cose che succedono nella vita.

Vorrà dire che farò causa a Faletti clip_image004

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commenti
  1. Giusy ha detto:

    Ho notato subito anche io la somiglianza delle copertine (la tua è più bella).
    In ogni caso vorrei colmare una lacuna lasciata dalla tua recensione …. il colpevole è il maggiordomo 😀
    Scherzo ovviamente, e parlando seriamente, dico che è un peccato che uno scrittore debba mortificare il suo talento scrivendo di corsa. Di Faletti ho letto i primi due libri, Io uccido e Niente di vero tranne gli occhi, e li ho considerati buoni, e prossimamente conto di leggere anche gli altri. Speriamo che in futuro questo versatile artista abbia la possibilità di ignorare la quantità e prendere tutto il tempo che gli serve, nello sviluppare un’idea. Certamente gioverà alla qualità. Saluti per tutti. 🙂

  2. nicolalosito1942 ha detto:

    Anch’io reputo la mia copertina più bella, ma non potevo certo essere io a dirlo… 😀
    Purtroppo la foto non è mia e non ho il copyright, per cui non posso nemmeno usarla se dovessero pubblicare il mio libro.
    Faletti, a questo punto della sua vita, può prendersi tutto il tempo che vuole per scrivere un capolavoro. Non ha più problemi di soldi e ha a disposizione un ottimo editore per pubblicarglielo.
    Sa scrivere e potrebbe riuscirci se lo volesse.
    Ciao Giusy.
    Nicola

  3. Oissela ha detto:

    Ciao Nicola, non ho mai letto gli scritti di Faletti.
    A dire il vero, sono anni che non leggo quanto proposto dalla pubblicità editoriale.
    Mi è piaciuta la tua recensione, poiché ho notato che non è ossequiosa o di parte.
    Ora va l’avaro, anche se, alla bisogna tango si balla.
    Un abbraccio e una buona domenica.
    Oissela

  4. nicolalosito1942 ha detto:

    Da un pezzo anch’io dubito delle pubblicità editoriali e delle notizie che si leggono nella quarta di copertina dei libri (ogni libro è un capolavoro!), mi fido di più del passaparola. In genere è più veritiero.
    Io forse leggo troppo e di tutto, però è il solo modo che conosco per capire tendenze nuove e sondare stili diversi di scrittura.
    Ciao.
    Nicola

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