Viaggio in Usa e Canada – Terza puntata

Pubblicato: 26/10/2011 in curiosità, musica, reportage, Viaggi
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Ground Zero

Oggi riprendiamo in esame il mio viaggio di quest’estate negli Stati Uniti e in Canada. Nei due precedenti filmati relativi alla città di New York abbiamo visto l’Uptown e la Midtown dell’isola di Manhattan, in quello odierno daremo una veloce occhiata a Downtown. Qui si trovano Ground Zero, Wall Street, Battery Park, Historic District, Le Corti di Giustizia, China Town, Little Italy e Soho. Dunque a Downtown c’è tantissimo da visitare. In questo terzo filmato esploreremo le prime quattro voci in elenco, rimandando il seguito alle prossime puntate.

Nel 2011 c’è stato il decennale dell’attentato alle torri gemelle: i giornali, le televisioni ne hanno parlato fin troppo, quindi evito di dilungarmi su questo increscioso episodio di terrorismo islamico. L’unica cosa che posso dire da spettatore in visita è che, a differenza di tutte le altre parti di New York, rumorose oltre il dovuto, qui la gente, le auto, gli operai che lavorano alla ricostruzione, evitano il più possibile di fare chiasso. Non si sentono clacson fastidiosi, non ci sono ambulanti che gridano, sembra quasi che il luogo della tragedia imponga a tutti un automatico momento di riflessione, qualche istante di silenzio o di preghiera per le vittime dell’attentato. I genitori stanno attenti a che i bambini non gridino e quasi nessuno si fa fotografare davanti alle macerie ancora visibili. Girando attorno a quest’area dove più di tremila persone sono morte e vedendo con i propri occhi l’orrore che può provocare l’odio fra popoli di culture diverse, chissà quanti hanno ritrovato, fosse anche per un solo istante, quel sentimento di comprensione umana verso il prossimo che da troppo tempo tutti abbiamo dimenticato.

Ben diversa è l’atmosfera che si vive a Wall Street. Questa strada, dove il passaggio delle auto è impedito, è meta di visitatori che desiderano assaporare quello che era lo strapotere del dollaro prima del probabile tracollo dell’economia americana e dove alcuni sperano d’incontrare qualche danaroso finanziere col sigaro acceso in bocca. C’è la coda per farsi fotografare davanti al monumento di George Washington. Qui le costruzioni sono massicce e imponenti non in altezza ma in larghezza, larghezza che è poi il vero simbolo dell’opulenza.

Nella punta dell’isola di Manhattan è possibile vedere Battery Park, cioè il parco con i monumenti ai caduti nelle varie guerre combattute dall’America e, in lontananza, il Ponte di Brooklin e la Statua della libertà.

A Downtown c’è anche l’Historic District dove si può visitare il Museo delle navi storiche americane.

Ultima nota di colore: qui, sotto un cavalcavia dell’autostrada, c’è un’area cani ben attrezzata ma terribilmente triste. Le bestiole scorrazzano (per modo di dire) non sull’erba ma sul cemento. Ahimè, Central Park, l’immenso parco di New York, è a parecchi chilometri di distanza…

Buona visione.

Nicola

P.S.

I video senza parlato possono risultare noiosi da guardare, questo lo so anch’io, perciò ho provato a inserire un commento utilizzando la mia voce.

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Il timbro della mia voce registrata è così fesso che, per non peggiorare il tutto, ho preferito cancellare il parlato. Per rendere più godibili i filmati, perciò, ho inserito dei pezzi musicali scelti con grande cura.

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commenti
  1. oissela ha detto:

    Mi hai fatto venire voglia di visitare l’America.
    Un saluto a te e alla tua banda.
    Un salutino anche a Giacomo, di cui sentiamo la mancanza.
    Ciao.
    Oissela

    • Nicola Losito ha detto:

      Molti, quando visitano l’America, o la amano o la odiano tout court. Oppure, come è successo a me, apprezzando quanto c’è di buono e bello lì ed esprimendo il mio dissenso di fronte a certe storture che danno fastidio. Comunque, è un’esperienza che ti consiglio caldamente di fare.
      Giacomo, al solito, ringrazia per il pensiero.
      Nicola

  2. sissa ha detto:

    New York è una città che strega. L’ho visitata di passaggio parecchi anni fa. A dire il vero non si è trattato di una visita approfondita come la tua, direi piuttosto un mordi e fuggi di tre giorni, in transito verso altri lidi.
    Non riesco ancora a capacitarmi di quanto mi è accaduto allora. Durante il soggiorno, ho rifiutato, criticato, maledetto e preso in giro la metropoli.
    L’aria mi sembrava irrespirabile: era solo il fiato esausto di tutti i dirigenti, di tutti i commessi, di tutti gli aquirenti e di tutti i turisti che con gli occhi stravolti dallo sbrilluccicare della merce vagavano a mo’ di zombi in centri commerciali e grandi magazzini.
    Mi sono spaventata al ponte di Brooklyn: sporco e puzzolente con i ratti ormai abituati al traffico automobilistico che scorrazzavano tra le casse abbandonate e vuote di cibi avariati e pesce…
    Ho vomitato a Little Italy: Il mio stomaco si ribellò agli spaghetti pallidi e mollicci, conditi con ketsch-up.
    Sono stata perseguitata da una limousines con il volto di Gesù sui fendinebbia ed un apparato di canne da organo al posto del clacson, che spiccava sul cofano insieme a due grandi corna di toro. La incontravo ovunque.
    Avrei voluto camminare a naso in su per gustarmi le prospettive cantanti dei grattacieli ma dovevo cercare di scansare i barboni sdraiati a terra sotto al Rockfeller Center con una bottiglia immersa in un sacchetto di carta marroncina sgualcita…
    Ed ecco la magia insuperabile: non appena il mio aereo si alzò in volo, anzi forse stava ancora rullando sulla pista del JFK, capii che ero già stata catturata da New York.
    La città mi si era mostrata così come era, senza alcun tentativo di blandizie per conquistar turisti, senza nascondere la propria spazzatura sotto il tappeto. E’ da allora che provo una struggente ed inutile nostalgia verso questa magica città.
    Ho ritrovato nelle tue immagini e nelle tue parole la stessa sensazione di – come dire? – ineluttabilità del bene e del male, insomma della vita, che avevo provato allora sotto alle Twins Towers.
    Grazie.

    • Nicola Losito ha detto:

      Cara Sissa,
      il tuo commento è più bello e intrigante del mio pistolotto di presentazione. Certamente da quando ci sei stata tu molte cose sono cambiate, ma alcune frange di grande povertà ci sono ancora.
      A Little Italy non abbiamo mangiato, ma praticamente quella zona è in mano ai cinesi che dalla contigua China Town si sono espansi sul suolo riservato agli immigrati italiani. Te l’immagini la pastasciutta e il condimento made in Cina?
      Vabbé, è un modo come un altro di reinterpretare la nostra cucina.
      Chicca era già stata a New York quarant’anni fa e l’ha trovata abbastanza cambiata: non sempre in meglio, però.
      Nicola

  3. eva ha detto:

    new york molto diversa da quando ci siamo stati noi, ma sempre affascinante.
    complimenti per il commento musicale
    eva

    • Nicola Losito ha detto:

      Carissima vicina di casa, è bello parlarsi attraverso il blog. Anche questo è un modo per tenersi in contatto. Di New York a me ha affascinato il via vai ininterrotto di persone a piedi con una bibita in mano…
      Nicola

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