Viaggio in Usa e Canada – Quarta puntata

Pubblicato: 06/12/2011 in articolo, curiosità, reportage, Viaggi
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Nella precedente puntata ci eravamo lasciati che mia moglie ed io stavamo esplorando New York dalle parti di Manhattan Downtown: bene, siccome in questa zona ci sono tante cose da vedere rimaniamo ancora un po’ qui.

Dopo avere guardato la parte di Ground Zero che s’intravede uscendo dalla fermata Fulton St. del metrò, c’incamminiamo a piedi verso la punta estrema dell’isola di Manhattan e, superata la coda chilometrica di gente che attende il traghetto per la Statua della Libertà (un’attesa di tre o quattro ore sotto il sole a picco per fare un giro di mezz’ora nelle acque dell’Hudson River!), attraversiamo il Battery Park e raggiungiamo il lato occidentale del World Financial Center. Qui si può entrare nello spettacolare Winter Garden (Giardino d’inverno, da poco ricostruito) dove, oltre alle altissime palme che sono sopravvissute alla tragedia dell’undici settembre, si ha la vista più estesa e completa di Ground Zero e dei lavori in corso ormai da dieci anni.

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Winter Garden

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Ground Zero visto dal Winter Garden

Poi, camminando di buon passo, ci dirigiamo verso Chinatown. Capitiamo proprio nel bel mezzo di una festa popolare locale. Ci soffermiamo ad ascoltare musica dal vivo e a osservare facce serene di uomini e donne a riposo che si godono, muniti di ombrellini colorati per proteggersi dal sole, il caldo estivo su panchine di un grande giardino affacciato sulla strada. Guardate nella foto sottostante (o nel filmato che segue) con quanta attenzione il vecchio musicista suona il suo rudimentale strumento e come poi cambia velocemente bacchette per terminare il pezzo!

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Nel video ho dovuto tagliare gran parte delle riprese della festa perché la musica era un po’ ripetitiva, ma vi assicuro che conservo tutta la versione integrale di dieci minuti che ho ascoltato in religioso silenzio mentre filmavo.

Una volta attraversata Chinatown la strada principale sfocia direttamente in Little Italy. Qui, se possibile, la confusione è ancora maggiore di prima, ci sono più turisti e più auto, ma la prima impressione che si ha è di essere finiti in una propaggine di Chinatown. Ci sono ancora le insegne italiane dei vecchi ristoranti e negozi, ma i nuovi proprietari (o la gente che ci lavora) hanno quasi tutti gli occhi a mandorla. Così è parso a me, ma ho la quasi certezza che di italiani in Little Italy ce ne siano rimasti ben pochi.

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Little Italy

Proseguendo a piedi si arriva nella famosa Soho newyorchese. Qui il traffico delle auto è pazzesco, le strade sono strette e le vetture sono tante. Il vocio dei quartieri popolari che abbiamo appena visitato viene sostituito dal suono stridente dei clacson degli automobilisti imbottigliati tra un semaforo e l’altro.

A parte questo, a Soho si trovano gli edifici più belli della città vecchia, edifici che non sono altro che le antiche fabbriche riadattate a case di pregio o ad ambienti espositivi di moda, arte o mobilia pregiata. A sentire mia moglie, che di queste cose se ne intende, a lei piacerebbe vivere a Soho se si riuscisse a eliminare del tutto le auto…

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Soho

A Soho termina la quarta puntata del viaggio negli Usa e in Canada.

E ora, se ne avete voglia, date un’occhiata al breve filmato senza parlato ma con bella musica che vi permetterà di seguire passo passo quanto ho appena raccontato della nostra recente esplorazione di New York.

Alla prossima!

Nicola

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commenti
  1. sissa ha detto:

    Grazie, Nic.Ottima la scelta delle musiche e trovo veramente bello il reportage con foto nello scritto e filmato solo finale quale summa del narrato. Bello! Della mia nostalgia new-yorkese ho già parlato. Del dolore di ground zero nonostante la distanza non saprei che dire, ora, se non che nelle e tue immagini l’ho sperimentato e conosciuto con il cuore e non solo con la testa. Ciao Sis

    • Nicola Losito ha detto:

      Non a tutti piace guardare i filmati amatoriali girati da persone inesperte (come me) che prendono in mano la cinepresa una volta all’anno. Questo spiega l’esigenza del reportage (minimalista) scritto e l’inserimento di bella musica per nascondere la povertà delle riprese. Il post e il filmato sono nient’altro che un riassuntino per fissare nella mia memoria un po’ stanca dove sono stato e cosa ho visto.
      Nicola

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