Dance Dance Dance di Murakami Haruki

Pubblicato: 12/12/2011 in articolo, recensione
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  Edizione ET Scrittori, Euro 13,50

Eccomi qui, con grande piacere, a parlarvi di questo libro di Murakami Haruki che ho finito di leggere ieri a notte fonda. Il romanzo parte con lentezza (infatti pagine e pagine sono spese per raccontare la noia esistenziale del protagonista, un giornalista free lance che vive con insofferenza il lavoro che gli dà da vivere) ma poi prende il volo e ti cattura così tanto che non vorresti smettere di leggere finché non sei arrivato alla fine. Sta tutta qui la bravura di Murakami, un autore giapponese che sto apprezzando così tanto da essermi procurato quasi tutte le sue opere.

Quello che segue è l’elenco completo, a oggi, dei suoi scritti tradotti in italiano da Giorgio Amitrano.

Romanzi:

· Nel segno della pecora 1982

· La fine del mondo e il paese delle meraviglie1985

· Norwegian Wood (Tokyo Blues) 1987

· Dance Dance Dance 1988

· A sud del confine, a ovest del sole1992

· L’uccello che girava le Viti del Mondo 19941995  (vedi la mia recensione di qualche tempo fa: https://nictrecinque42.wordpress.com/2011/06/30/luccello-che-girava-le-viti-del-mondo/)

· La ragazza dello Sputnik1999

· Kafka sulla spiaggia 2002

· After Dark2004

· 1Q84 (Libro 1 e 2 – Aprile – Settembre) – 2009

Racconti:

· Tutti i figli di Dio danzano

· I salici ciechi e la donna addormentata

Ho segnato in rosso quelli che ho comprato e già letto. A Natale mi regalerò (o meglio, mi farò regalare) quelli che mi mancano per completare la raccolta.

Murakami Haruki è uno scrittore a tutto tondo perché si è cimentato in varie tipologie di romanzo, passando con grande disinvoltura dalla classica storia d’amore di Norwegian Woods al mystery di L’uccello che girava tutte le viti del mondo, al magico e psicologico Kafka sulla spiaggia e al noir di Dance Dance Dance. In ogni suo libro ci si affeziona ai personaggi e si fa fatica a staccarsi dalla vicenda narrata perché è grande il coinvolgimento emotivo che lui riesce a procurare al lettore.

Il suo repentino saltabeccare fra realtà e irrealtà regala momenti di alta tensione difficili da dimenticare. I suoi viaggi nel mondo dell’inconscio, dei sogni o degli incubi sono quanto di più realistico io abbia mai letto. In Dance Dance Dance questi viaggi sono accompagnati da un sottofondo musicale di tutto rispetto, da vero conoscitore di musica classica e leggera (Vivaldi, Mozart, Human League, Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees ecc…). La vicenda di questo romanzo che si svolge all’inizio degli anni ’80 tra Sapporo, Tokyo e le Hawaii, è complessa, difficile da raccontare in poche parole. Preferisco che sia il lettore a immergersi dentro e a cercare di raccapezzarsi seguendo il proprio intuito. Il protagonista (pensate, non ha nemmeno un nome!) è un giornalista strano, vive e agisce fuori dai normali schemi imposti dalla società, incontra persone, è testimone di fatti che seguono un filo logico (i cosiddetti “collegamenti” tra reale e irreale) che spesso si spezza per poi ricongiungersi e spezzarsi di nuovo, fino al momento clou della storia. Pochi, ma tutti importanti, i personaggi comprimari: Kiki e Mei, prostitute d’alto bordo, Yuki, ragazzina tredicenne di grande bellezza, spesso dimenticata in qualche albergo da Makimura e Ame, genitori divorziati e sempre in altre faccende affaccendati, Gotanda attore di successo e dal fascino irresistibile ma oberato dai debiti, Dick North, poeta senza un braccio, Yumiyoshi, sexy receptionist nel misterioso Hotel Delphin di Sapporo di cui il nostro giornalista s’innamora, l’uomo pecora e, infine, il Letterato e il Pescatore, due poliziotti dal soprannome curioso.

Giusi Meister, un’attenta lettrice ha scritto su Internet questo post:

Commentare un libro di Murakami Haruki è quasi una necessità perché le sue storie si depositano nell’anima e lì, da quest’humus, crescono cose. Cose strane. Strani gli occhi. Strane le facce. Strane le situazioni. Eppure le cornici in cui i nostri sogni cominciano a muoversi sono assolutamente normali. Proprio come nei libri di Haruki. Eppure. Eppure no. C’è una frattura nel mondo, e da quella frattura stilla un liquido che, assorbito, cambia la percezione di quel che ci circonda. I libri di Haruki sono fratture, pezzi che vanno fuori posto, puzzle che non ne vogliono sapere di rispondere alle regole del Reale. E allora ascensori, pozzi, stanze, si trasformano in atanor(*) in cui la materia si scompone e ricompone secondo una legge diversa. Quella della Vita.

Oltre quella frattura nel muro si intravede una luce. La promessa di una vita diversa, che si potrà ottenere al prezzo di ballare, ballare sempre, ballare meglio di tutti. Una danza circolare, che è anche un ritorno a se stessi. A un sé nascosto, profondo, oscuro, coperto e soffocato dalle convenzioni, dalle regole, Un sé che preme per spingere e uscire. Bucare la crosta.

I protagonisti di Murakami Haruki sono "strani" perché hanno visto la frattura nell’Ordine, e hanno ubbidito al loro istinto profondo, all’invito dell’Uomo Pecora. A quell’entità che li ricollega a un passato ancestrale, primordiale. Dimenticato. Il premio è l’amore. Un corpo di donna vicino a cui dormire. Una schiena bianca da adorare. Bellezza e orrore. Incubo e inquietudini. Più reali del reale.

Come sempre, vi presento alcune “chicche” estratte qua e là da Dance Dance Dance, giusto per regalarvi un piccolo assaggio dell’arte di Murakami.

Questa volta si trattava di un servizio sui migliori ristoranti di Hakodate per una rivista femminile. Io e un fotografo dovevamo girare per un certo numero di locali: io scrivevo il testo e lui scattava le foto. Cinque pagine in tutto. Le riviste femminili richiedono articoli del genere, e ci deve pur essere qualcuno che li scrive. È come raccogliere la spazzatura, o spalare la neve. Qualcuno deve pur fare queste cose, che gli piaccia o no. Erano tre anni e mezzo che facevo lavori di questo tipo. Spalavo la neve in nome della cultura.

“Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire. Rigorosamente divise. Dalla porta d’ingresso non si può uscire, e da quella di uscita non si può entrare. Tutti seguono questa regola. Possono variare le modalità, ma tutti finiscono per andare via. C’è chi è andato via per sperimentare nuove possibilità, chi per risparmiare tempo. Qualcuno è morto. Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite. La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia.”

"Ma cosa devo fare allora?"

"Danzare – rispose – continuare a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? Devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi."

Una piacevole serata di primavera come tante altre. Il cielo del crepuscolo si faceva gradualmente più denso, come se un pennello trasparente continuasse ad aggiungervi del blu, una pennellata dopo l’altra.

Dalla sua sigaretta lasciata nel portacenere si levava un filo di fumo. Il fumo continuava a levarsi verso l’alto, poi si disperdeva fondendosi con il silenzio.

Dopo un attenta lettura di questi brevi esempi non si può che dare ragione a chi ha scritto che “Dance Dance Dance va bevuto tutto d’un sorso. Senza riprendere fiato.”

Per finire, ecco il mio consiglio spassionato: questo è un libro assolutamente da comprare o da farsi regalare perché può accontentare lettori dai palati più diversi: dentro c’è mistero, c’è realtà, c’è una storia d’amore, c’è musica, ed è scritto con i controfiocchi.

Cosa volete di più?

Nicola

Nota Bibliografica (reperita su Internet)

(*)Atanor: Termine derivato dall’ebraico ha-tannut, fornace. Talvolta scritto Athanor, venne adottato dal filosofo spagnolo Raimondo Lullo, che lo fa derivare da adanayoz, immortale, e poi da vari altri alchimisti, per indicare il fornello a fuoco continuo in cui le sostanze che si dovevano fondere erano racchiuse in un recipiente a forma d’uovo, entro il quale tentavano di produrre la pietra filosofale. Nella simbologia alchemica la materia chiusa nell’uovo è la materia umana prima della palingenesi, la chiusura ermetica è l’isolamento dal mondo sensibile, indispensabile per raggiungerla, il fuoco del crogiolo è il potere mentale che va diretto in modo da sciogliere la coscienza dalla cognizione del corpo. Tale crogiolo fa parte degli attrezzi del laboratorio alchemico, ed è anche il recipiente impiegato sul fuoco continuo per la fusione dei metalli, nonché corpo fisico dell’uomo in cui si realizzano le fasi di purificazione degli stati di coscienza, ed è infine l’intero Universo.

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commenti
  1. Andrea ha detto:

    avresti dovuto leggere prima nel segno della pecora… così avresti capito molte cose, altrimenti fumose… tipo il sorcio 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Gentile Andrea,
      il mio primo incontro con Murakami, un autore a me sconosciuto, è avvenuto con “L’uccello che girava tutte le viti del mondo”, libro regalatomi da un amico.
      Un incontro piacevole ma non del tutto convincente. Il mio amore per Murakami è esploso con “Kafka sulla spiaggia”, “Norwegian Woods, e con “Dance, Dance, Dance”.
      Ecco perché ho pensato che valeva la pena procurarsi tutte le sue opere e riprendere da zero la conoscenza di questo fantastico, fantasioso, brillante, scrittore.
      Nicola

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