L’oroscopo di Cezanne di Silvia Russo

Pubblicato: 02/01/2012 in articolo, eventi d'arte, mostre
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È l’ultimo giovedì dell’anno, ora dell’aperitivo, e mi trovo qui a visitare la mostra “Cezanne, Les ateliers du Midì” . In questo momento c’è poca gente: ho tutto il tempo per guardare e vedere senza correre, e non è cosa da poco durante gli eventi di grande richiamo dove occorre prenotare i biglietti con settimane di anticipo per poi ritrovarsi comunque in coda nei saloni e dover dedicare alle opere esposte solo sguardi rapidi e sfuggenti. Proprio per questo motivo, la mostra di Dalì a cui sono stata giorni fa è rimasta nella mia memoria non come il “sogno che si avvicina”, ma come un incubo: sale poco illuminate, quadri mal disposti, una folla incalzante e rumorosa che preclude ogni tentativo di avvicinamento ai quadri, immagini di per sé ansiogene e di toni scuri, che non ho avuto tempo né di vedere né tantomeno di capire. Unici barlumi degni di nota in tanta desolazione, una Crocifissione inquadrata da una prospettiva inconsueta, un enorme affresco di ambientazione spagnola, desertica ma di colori caldi, e soprattutto i disegni preparatori e il cartoon Destino, disegnato da Dalì per Disney. Nel video, visibile all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=U2vfab6UNpM, finalmente ho incontrato Dalì, poetico, folle, sognatore, e quest’ultima esperienza è tra il paio che salvo dal catastrofico percorso espositivo.

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Dalì – Destino

I quadri di Cezanne in mostra non sono molti, e questo permette di goderseli senza il classico timore di “non riuscire a vedere tutto”; i dipinti esposti nelle prime sale sono talmente distanti dalla maniera pittorica di Cezanne a cui siamo abituati, che potrebbero essere stati dipinti da chiunque altro; eppure sono immagini emozionanti, come il Sogno dell’artista e le Stagioni, forse un tributo o forse il gioco di un esordiente, perché li ha firmati Ingres

Ho sempre trovato istruttivo guardare i quadri prima da distanza e poi molto da vicino, magari un po’ di sbieco, per cogliere l’insieme della prospettiva e l’intreccio della pennellata. All’inizio lo facevo per imparare, sì, per imparare a muovere il pennello sul legno, nei miei maldestri tentativi di pittura a olio sul compensato. La pennellata è personale, è per il pittore una sorta di calligrafia, di impronta digitale, si adatta di volta in volta alla rappresentazione del mondo, segue le forme sinuose delle onde o delle colline, i tratti decisi di alberi ed edifici, le sagome leggere di nuvole e petali… ma rispecchia anche l’io di chi dipinge. Nel Duemila ho provato un’emozione incredibile a contemplare le pennellate di Leonardo sulla tavola della Vergine delle rocce al Louvre. Potevo quasi sfiorare la superficie, nemmeno un vetro mi separava dalla pittura, avrei potuto toccarla, ci ho pensato, ma non ho osato. Nulla di paragonabile alla visita alla Gioconda, sepolta dietro vetri blindati, sorvegliata da guardie armate, irreparabilmente distante dietro un mare tempestoso di teste ondivaghe, colli allungati e flash lampeggianti… nemmeno a dirvelo, mi comunicava più mistero e aspettativa ammirare quel sorriso celebre sul coperchio della scatola di latta dove la nonna teneva i cotoni da ricamo; quando ho potuto finalmente vederla dal vivo a Parigi, ne sono rimasta profondamente delusa.

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 Leonardo – Vergine delle rocce

La pennellata di Cezanne è densissima, carica di materia, nelle nature morte come nei panorami i primi piani si sollevano letteralmente dalla tela a forza di materia, ogni piano luminoso emerge a colpi di olio stratificato su altro olio. È la pennellata di un Capricorno, legato alla terra e alla materia, introspettivo, analitico… perfino i suoi cieli sono chiari, ma coperti di pennellate talmente dense da screpolarsi; così anche le fronde degli alberi di Provenza sembrano leggere solo a distanza, basta avvicinarsi per sentire tutto il peso di quelle frasche che sembrano scolpite in una pietra verde. Anche i colori di Cezanne appartengono alla Terra, predominano le ocre, terre, verdi scuri, bruni, blu violacei.

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Cezanne

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Cezanne

Viceversa, Leonardo era un Acquario, segno di Aria, di leggerezza, di versatilità… le sue pennellate sono impalpabili, aeree, come i suoi orizzonti persi nella foschia. Nonostante la leggerezza, i primi piani di Leonardo hanno una definizione di dettagli da naturalista, da fotografo: nell’Annunciazione, le erbe in primo piano e gli alberi sullo sfondo sono descritti con una precisione da guida botanica, puoi identificarli senza ombra di dubbio.

Certi ritratti di Goya, invece, rivelano una pennellata che da vicino pare incerta, ma che a debita distanza ti descrive il pizzo di un colletto con tutta la leggerezza e la precisione necessaria; poco più in là, colpi di pennello agili e precisi come tagli di fioretto ti illuminano la piega di un tessuto, il riflesso di un gioiello, dettagliano un occhio e ti spalancano un’anima… Goya era un Ariete, Fuoco.

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                  Leonardo – L’annunciazione          Goya – Don Manuel Osorio

E l’Acqua? La liquida fluidità delle figure e degli abiti vaporosi, i riflessi della Senna e degli sguardi femminili, i giochi della luce e dell’ombra, una inquieta malinconia che vela i momenti della festa, balli e gite fuoriporta, sono i classici temi di Renoir; in un altro pittore d’Acqua, Michelangelo, la continua contrapposizione dei chiaroscuri che scolpiscono i volumi… serenità e malinconia, solidità e leggerezza, luce e ombra, bene e male, le dualità contrastanti che convivono nel doppio segno dei Pesci e fluiscono incessantemente dall’uno all’altro polo, come nel simbolo cinese yin-yang.

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                          Renoir                                   Michelangelo

Non so perché ho raccontato alcuni quadri e artisti a partire dalle loro pennellate e le ho messe in relazione agli elementi, ai segni zodiacali e ai simboli, non mi occupo affatto di astrologia, ma mi è sembrato il modo più semplice per comunicare con immediatezza le mie sensazioni. Ci tengo a precisare che non ho studi artistici alle spalle; se ho provato a dipingere a olio è perché ho trovato in casa una vecchia cassetta di tubetti mezzi rinsecchiti e un cavalletto pieghevole… in verità, mi è sempre piaciuto disegnare, soprattutto quando a scuola si faceva la “copia dal vero” di una mela o un barattolo portati da casa e per un’ora carta matita, pastelli o tempere si muovevano come volevo io. Adesso in città non ho tempo per dipingere, né un posto sicuro in casa per tenere in giro cavalletto e colori in attesa dell’attimo fuggente… ma vi immaginate la mia micia rossa che passeggia sulla tavolozza annusando con circospezione tubetti e pennelli impregnati dell’odore acre e caratteristico dell’olio di lino e della trementina e poi passeggia solenne per casa con il pennacchio della coda ritto in aria a punto interrogativo, seminando ovunque tracce multicolori delle sue zampine, come il gattino Matisse degli Aristogatti?

Gli oggetti in primo piano nei quadri di Cezanne, vasi, frutta, tronchi, case, sono cerchiati di scuro, come da bambini ti insegnano che non devi fare, eppure mantengono il loro volume, pur quando sono talmente precisi, talmente artificiali da diventare cubisti: uno degli ultimi quadri della mostra, un bosco di pini con uno sfondo indecifrabile, ricorda straordinariamente le Damoiselles d’Avignon di Picasso, pur se i due soggetti sono totalmente diversi.

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                          Cezanne                                    Picasso

In effetti un critico d’arte vi direbbe che Cezanne è stato un ispiratore del Cubismo. Quel giovedi sera io ignoravo tutto di Cezanne e dei cubisti, perché non ho letto nulla delle didascalie della mostra. Odio dover leggere ai musei, c’è sempre troppo testo a caratteri troppo piccoli, poca luce e troppa gente per farlo tranquillamente, se proprio devo, leggo solo i titoli dei quadri e al massimo i luoghi di provenienza delle opere… Per sapere se Cezanne era davvero un segno di Terra come ho immaginato, ho cercato la sua biografia su Wikipedia mentre scrivevo questo commento.

Non condivido del tutto questa mania di classificare i periodi artistici, mostrare quasi sempre le opere in ordine cronologico…. si, può essere utile, didattico, ordinato, ma ogni opera d’arte è una storia a sè, può essere riuscita o non compiuta, ma deve comunque comunicarti la poetica, il pensiero, il suo messaggio.

Incasellare opere e artisti in una corrente, in un periodo ti dà una sensazione libresca e scolastica dell’arte, può servire quando devi costruire uno schema, ma poi gli schemi devono essere rotti, come i giocattoli meccanici due giorni dopo Natale, e sarebbe molto più liberatorio ricostruire la storia dell’arte per analogie, per differenze, per contrasti, per soggetti… Quello che ho colto alla mostra sicuramente non stava scritto sui tabelloni, forse si poteva coglierlo tra le righe manoscritte di Cezanne che giganteggiano nei saloni (“L’armonia del colore accresce la precisione del disegno”), oppure nei suoi quadri… ricorderò a lungo la pennellata greve, il cielo opaco, i colori terrosi, le masse pesanti che sembrano scolpite nella pietra. Se uno storico dell’arte mi raccontasse i pittori a partire dal loro gesto, dai loro colori, dai loro soggetti, per arrivare a spiegarmi storia, correnti e avanguardie solo alla fine, probabilmente vorrei ascoltarlo giorno e notte e arriverei a capire l’Arte nel suo senso più profondo; a volte è un dettaglio a metterti in moto la fantasia e l’intuizione, nell’arte come nella scienza, una pennellata può essere illuminante quanto la mela di Newton. Peccato però che l’arte ce la raccontino sempre nel modo noioso, quello che non ti avvicina ma ti allontana, quello che ti porta a concludere che l’arte è cosa per gli iniziati, gli eruditi, o per quelli che hanno tempo da perdere.

A questo punto dovrei concludere, forse incitando chi legge a visitare la mostra o a non farlo… decidete voi! Forse ci andrete, se vi ho incuriosito a sufficienza, oppure se vorrete controllare se quello che vi ho raccontato ha senso oppure se si tratta di folli divagazioni di una presuntuosa imbrattatele della domenica… In attesa di ricevere, eventualmente, le vostre impressioni personali sulla mostra, un sincero augurio di Buon Anno e l’invito a non essere, almeno per una volta, vittime rassegnate dell’audioguida.

Silvia Russo

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commenti
  1. Sissa ha detto:

    Mi è impossibile a questo punto resistere e mancare l’appuntamento.
    Come una sirena questa recensione incanta me e credo ogni autentico marinaio dell’esistenza. Non ci sfracelleremo sugli scogli: ci eleveremo anche noi verso lo spirito puro nella regione delle terre incontaminate della grandezza umana che sulla terra assai di rado si potrebbe intuire se non si incontrassero di tanto in tanto persone “speciali” come Cezanne che dipinge, il Nic che diffonde e Silvia Russo che visita mostre con occhio attento, profondo e sereno… Sis

  2. Nicola Losito ha detto:

    Cara Silvia,
    quando ho ricevuto questo tuo “pezzo” non ci ho pensato su due volte: meritava subito la pubblicazione!
    Peccato che il mio blog non abbia un’audience alta: ciò che hai scritto avrebbe bisogno di una ribalta migliore di quella che posso offrirti io. Comunque ti ho ceduto volentieri il mio spazio e così ho avuto anch’io la possibilità di imparare tante cose che il mio occhio, spesso distratto, non avrebbe mai potuto afferrare così bene come è capitato a te.
    Grazie, dunque.
    Nicola

    • Silvia ha detto:

      Ciao Nic, Ciao Sissa,
      Grazie a voi! questa scrittura che è tornata all’ovile dopo tanto tempo è stata una piacevole sorpresa e sono contenta che voi le abbiate offerto spazio e incoraggiamento… non ho messo uno studio speciale a leggere i dipinti, certe cose si vedevano e si sono fatte cogliere quasi da sole, altre, come le riflessioni su altri pittori e altre mostre, sono arrivate dopo, mentre ripensavo alla mostra appena vista e la raccontavo… Forse è un periodo che pratico di più simboli e discipline cosidette “alternative” e questo mi ha stuzzicato la fantasia e la percezione, o forse ho trovato finalmente un modo per vincere la crisi della pagina vuota, quello di adottare una scrittura “di servizio” e non ostinarmi a cercare quella di fantasia. Forse la mia “stanza della scrittura” deve proprio aprire la porta al resoconto, la lezione, la descrizione, e poi lasciarli viaggiare altrove, perchè i ricordi e le evocazioni arrivino, e il divertimento cresca…

      • Nicola Losito ha detto:

        Cara Silvia,
        scrivere è sempre un viaggio…
        Quando poi si raggiunge una meta, fosse anche piccola, è un piacere immenso.
        Nicola

  3. raffaella ha detto:

    condivido ciò che avete scritto e faccio i complimenti a Silvia…quando eravamo compagne di liceo non potevo conoscere – non conoscendo la sua persona – questa sua dote ! Fantasia e chiarezza pragmatica nello stesso tempo ! Bello ! Grazie del tuo invito a leggere.
    Raffa

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