Archivio per giugno, 2012

Nella precedente puntata ci siamo lasciati verso mezzogiorno del 2 Maggio, già un pochino stanchi dopo aver visitato la Piazza Rossa, i grandi Magazzini GUM e la Cattedrale di San Basilio. Ci voleva un buon pranzo e un minimo di tempo per fare il punto su tutte le belle cose che avevamo appena visto, ammirato e fotografato.

    Il vero difetto dei viaggi organizzati è che non sei libero, devi seguire il gruppo e le indicazioni della guida. Questo inconveniente, però, si trasforma in vantaggio quando ti trovi in un paese dove pochi parlano l’inglese e le insegne sono praticamente tutte in cirillico, un carattere complicatissimo da leggere. Di sicuro, se sei in giro da solo, puoi capire che un locale è un ristorante solo se ti accosti alle vetrine e butti l’occhio dentro e vedi la gente che mangia. Non scherzo! Poi quando ti decidi a entrare, ti siedi e sfogli il menù, c’è da spararsi: non si capisce un’acca di quello che c’è scritto e allora punti il dito su una voce qualunque e speri che ti vada bene…

     Ecco perché abbiamo fatto salti di gioia quando il gruppo ANUPSA ha accettato che mia moglie ed io, pur non essendo io un militare a riposo, partecipassimo al loro tour in Russia. Il mio inglese fa pena, non conosco una parola di russo, a parte niet e occi ciornia, e tanto meno so compitare l’alfabeto cirillico. Pare, ma sia detto con beneficio d’inventario, che chi ha studiato il greco riesca, non dico a capire il significato delle insegne, ma almeno a leggerle. Le cose non migliorano quando le indicazioni sono in caratteri occidentali. Quando entrate in un locale e vedete un cartello con la scritta Kacca, non vi dice dove trovare la toilet ma la cassa dove pagare la consumazione!

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     Nei viaggi organizzati si va sempre in ristoranti dove c’è un buon rapporto fra qualità e prezzo: si mangia abbastanza bene e non si spende molto. Il mio guaio, ma questo lo sapete già, è che non amo le sorprese nel mangiare e non ho grandi curiosità nell’assaggiare cibi nuovi anzi, se fosse per me, io ordinerei sempre e solo bistecca e patatine. Comunque quando si è in un gruppo la guida ha già stabilito in anticipo con i gestori dei ristoranti il menù per tutti e difficilmente si può fare modifiche dell’ultimo minuto. Devi mangiare quello che ti  portano i camerieri e augurarsi che sia di tuo gradimento. Beh, giusto perché lo sappiate, quasi sempre mi è andata bene. Questo significa che in Russia può sopravvive anche un impiastro (sul cibo) come me.

    Sempre allo scopo di dare una dritta a chi sta progettando un viaggio in Russia, e poi non parlerò più di argomenti mangerecci, ecco com’è un pranzo/cena tipico di qui:

    Insalata di legumi locali, zuppa con o senza crostini, un secondo di carne o pesce con verdure grigliate o lesse, dolce o gelato, caffè.

    Se non fosse per l’entrée di insalata e la zuppa, ogni volta diversa, che ti propinano anche se non le vuoi, il resto non si discosta, se non per certi sapori caratteristici del luogo, da un classico menù italiano. C’è sempre il pane, cosa che non si trova quasi mai in altre parti del mondo.

    Scusate se mi sono dilungato su particolari così insignificanti, ma ho dovuto farlo perché ciò che abbiamo visto nel pomeriggio e alla sera del 2 Maggio è difficile da raccontare, convinto come sono che le cose belle da vedere sono noiosissime da descrivere. Ecco perché, dopo avere letto queste poche note, vi invito a guardare il filmato che c’è in fondo al post.

    Cosa dire in più?

   Dopo la fine del comunismo i nuovi governanti russi, resisi conto dello scempio di tanti edifici storici perpetrato durante l’ultima guerra dai tedeschi e anche dal regime sovietico che guardava al sol dell’avvenire ed era pochissimo attento alla storia passata, hanno caparbiamente ricostruito tutto ciò che era stato distrutto o saccheggiato. Le tante regge e le mille chiese presenti sul loro territorio, ormai riportate all’antico splendore, sono un vero godimento per l’occhio dei turisti.

    La nuova Russia ci tiene a ricordare il suo passato e ha imparato che mettendolo in mostra valorizzato come si deve si traduce in graditissima moneta dei visitatori che arrivano da ogni parte del mondo e guai se qualche pittore di strada si permette di imbrattare un muro con le loro scritte moderniste.

    Ecco un breve elenco di ciò che vedrete nel filmato: le poche immagini che ho inserito nel post sono state scaricate da Internet sia perché alcune cose le abbiamo intraviste di sfuggita, sia perché in certi luoghi non era permesso fotografare.

Cattedrale di Cristo Redentore ripresa dal ponte omonimo sulla Moscova

– La Caravella e Pietro il Grande

Monastero Novodievichij, il suo cimitero di personaggi illustri e la Cattedrale della Madonna di Smolensk:

Cattedrale della Madonna di Smolensk-1

– Il Cremlino di Mosca con le sue diciannove torri e le sue tre chiese:

Cattedrale della Dormizione:

Cattedrale della Dormizione - Cremlino

Cattedrale dell’Annunciazione:

Cattedrale dell'Annunciazione-Cremlino

Cattedrale dell’Arcangelo Gabriele:

Cattedrale dell'Arcangelo Gabriele - Cremlino

Palazzo dell’Armeria: un museo dove si possono ammirare, oltre ai tesori dei vari zar, icone preziose, armi e armature antiche, una splendida collezione di uova fabergé e bellissime carrozze. Non essendo possibile fotografare o fare riprese, fidatevi della mia parola. Ecco un modesto esempio di carrozza:

Carrozza Armoury

– Il cannone e la campana dello Zar

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Mosca by night nel parco della Vittoria con l’obelisco, la statua di San Giorgio e la fontana illuminata in rosso in ricordo del sangue dei caduti nell’ultima guerra, l’università statale di Lomonosov fatta costruire da Stalin e, prima di tornare in albergo, la Piazza Rossa e la Cattedrale di San Basilio illuminate a giorno.

Concludo ribadendo che abbiamo avuto anche noi la sensazione che a Mosca si possa andare in giro tranquillamente di notte, basta vedere i ragazzi e le ragazze che schettinano alle 10 sera nel parco della Vittoria, neanche tanto illuminato, e noi a chiacchierare in inglese con un numerosissimo gruppo di motociclisti russi che stanno facendo le ore piccole in un punto da dove si può godere di una straordinaria vista della Mosca notturna.

    .

    Alla prossima puntata!

Nicola

1Q84

Copyright © 2011 by Einaudi Editore – Euro 20,00 – pag. 718

Con questo libro, Murakami Haruki ha fatto un grosso regalo ai suoi lettori: al prezzo di uno ci ha donato due romanzi. Due romanzi in uno, un romanzo diviso in due diverse storie, Libro 1 e 2 (aprile-settembre): Chiaro?

No?

Vabbé, capirete meglio leggendo il seguito del post.

Il titolo 1Q84 (strano anziché no) si legge così: mille-qu-ottantaquattro. La Q, inserita tra i numeri 1 e 84, sta per Question mark, punto interrogativo in inglese, oppure può leggersi come il numero 9 (kyuu) in giapponese. Ciò significa che non siamo nell’anno 1984 ma in un anno parallelo e misterioso dove in cielo, di notte, appaiono due lune. La prima luna è quella solita che conosciamo tutti, l’altra, più piccola e grigia, la vedono solo i due protagonisti della storia, Aoname e Tengo. Molti critici hanno visto nel titolo del libro un omaggio a George Orwell.

Aoname è una donna killer sui generis (verrebbe da dire “un buon killer”) perché uccide solo uomini cattivi, uomini che hanno fatto del male a bambine o donne. Tengo è un giovane laureato che insegna matematica a studenti che devono superare l’esame d’ingresso all’Università e, nel tempo libero, scrive racconti e romanzi che gli vengono regolarmente rifiutati dalle case editrici. Non perché siano brutti o scritti male, ma solo perché a loro manca quel pizzico di genialità che gli editori pretendono per trasformare, gratuitamente, un manoscritto in un libro in grado di aspirare al successo. Tengo, però, non è un tipo che si deprime per così poco. Filosoficamente accetta il giudizio del suo editor di riferimento e, rifiutato un romanzo, comincia a scriverne subito un altro, facendo tesoro delle critiche ricevute.

Chissà se i quaranta e passa milioni di italiani che scrivono brutti romanzi, regolarmente rifiutati dalle case editrici, (tra questi mi ci metto anch’io) sono capaci di ragionare come Tengo… Secondo me, no. Noi che scriviamo abbiamo tutti un alto concetto di noi stessi. Al 99,9% sosteniamo che gli editori non capiscono un tubo di letteratura, quella vera, quella grande e che, per vendere e guadagnarci sopra, costoro pubblicano solo porcherie scritte da attori, escort, comici, gente che per qualche ragione ha avuto cinque minuti di notorietà in tv o al cinema. Sarà poi vero questo nostro pensiero? O forse sarebbe più onesto ammettere che la maggior parte di noi farebbe miglior figura lasciando i propri capolavori chiusi a chiave nel cassetto? Ok, oggi non voglio innescare polemiche e perciò chiudo subito la parentesi e torno a 1Q84.

Tengo, un bel giorno, viene chiamato dal suo amico editor Komatsu che gli propone di rivedere il manoscritto di Fukaeri, una giovane scrittrice che ha avuto l’idea geniale che ancora manca a Tengo, ma che, al contrario di lui, non ha le basi grammaticali e sintattiche per dare una giusta forma al suo romanzo. Pur sapendo che ciò che sta per compiere è un’azione disonesta, Tengo accetterà di fare il gost-writer di Fukaeri perché La crisalide d’aria, il romanzo di quella scrittrice alle prime armi, gli è piaciuto tantissimo e sarebbe un peccato mortale non farlo partecipare al più importante concorso giapponese dedicato agli esordienti. Il romanzo, dopo l’intervento di Tengo, vincerà il primo premio e diventerà in pochi mesi il best seller dell’anno. A questo punto cominciano i guai per Fukaeri, Tengo e Tomatsu. Ma non vi svelerò altro.

Aoname è una bellissima ragazza che, oltre a insegnare ginnastica in una palestra, sa come fare rilassare i muscoli delle persone stressate o malate, ridando ai suoi pazienti mobilità e benessere. Nel tempo libero, invece, è una spietata killer. Con una particolare tecnica di sua invenzione che non lascia tracce compromettenti, uccide uomini malvagi su ordinazione di Shizue Ogata, una ricca vedova che abita nella Casa dei Salici e svolge attività di protezione nei confronti di donne violentate.

1Q84 procede a capitoli rigorosamente alternati, uno con protagonista Aoname e l’altro con protagonista Tengo. Due storie parallele che, ovviamente, solo alla fine si congiungeranno. Non vi dico come, non per cattiveria ma per lasciare a voi il piacere di scoprire in che modo.

Questo libro potrà apprezzarlo chi ama le storie trilling, condite con un pizzico di quegli elementi magici di cui Murakami è maestro e troverà in Aoname la perfetta interprete del genere.

Piacerà anche a chi ha velleità letterarie: in 1Q84 viene infatti disvelato il mondo dell’editoria e degli editor che manipolano e decidono delle sorti di uno scrittore. Ma la parte dedicata a Tengo non è solo questo. Anche qui c’è mistero, fantasy e intrigo.

Man mano che si procede nella lettura verrà spontaneo chiedersi come Aoname e Tengo faranno a incontrarsi e se mai s’incontreranno, cioè nascerà il desiderio di sapere quando e come i libri 1 e 2 si fonderanno in uno solo. Me lo sono chiesto anch’io e la soluzione adottata da Murakami non mi è dispiaciuta. Tutto avviene avendo come sottofondo musicale La sinfonietta di Janáček, un brano che aleggerà spesso e volentieri su tutte le pagine del romanzo.

Dunque 1Q84 è un libro che consiglio vivamente a tutti coloro che, oltre al piacere di leggere un testo profondo (ammiratori di Fabio Volo, astenersi!), sanno apprezzare anche la geniale inventiva di uno dei più grandi scrittori del nostro tempo. Naturalmente il mio è un giudizio partigiano: ormai lo sanno tutti che adoro Murakami Haruki.

Al posto delle tante citazioni che si potrebbero estrarre a iosa da questo lungo romanzo, vorrei che leggeste con spirito critico questo brano che riveste un’importanza strategica per la comprensione finale di 1Q84: “Il paese dei gatti” (pagine 493-496).

Pagina 1

Pagina 2

Pagina 3

 

Su Internet ho letto che è già uscito in Giappone e in Francia 1Q84 – Libro 3. Non vedo l’ora che esca la traduzione italiana, sono curioso di sapere quale altro coniglio Murakami tirerà fuori dal suo fornitissimo cilindro.

Nicola

Partiamo il primo maggio alle 13 da Malpensa con aereo Alitalia e, alle 17, siamo già all’aeroporto di Mosca. Spostiamo avanti di due ore l’orologio, superiamo indenni il severo controllo della polizia moscovita, conosciamo Natalia, la nostra guida, e con un bus arriviamo all’hotel Holiday Inn Sokolniki:

Holiday Inn Sokolniki

Ormai è sera, siamo stanchi, non resta che prendere possesso della camera e andare a cena nel ristorante dell’albergo. Essendo io molto sofistico nel mangiare (mia moglie, da sempre, è esasperata per questo), confesso che temevo di trovare cibi strani, immangiabili, cavoli a volontà e zuppe vomitevoli, invece, come in ogni grande hotel internazionale, oltre alle solite cose che si mangiano negli alberghi di tutto il mondo, ci sono delle specialità locali. Così, tanto per dimostrare a mia moglie che mangio di tutto, ho preso il gulash in versione russa e l’ho trovato ottimo e nemmeno molto pepato. Buoni e assai colorati i dessert, già divisi in piccole trance, ed io che sono goloso mi sono servito più volte. Sento il bisogno di zuccheri per prepararmi alla pesantissima giornata che ci aspetta l’indomani. Nel filmato potete vedere le prime immagini di Mosca girate dal 15° piano dell’albergo. Dalle riprese non si nota, ma tira un vento gelido che invita noi turisti freddolosi a starcene tappati in albergo. Come ho già detto nella puntata precedente, al posto delle lenzuola e delle coperte c’è un maledettissimo piumone e così la prima notte dormo poco sia per colpa del caldo quando sono coperto sia del freddo quando mi scopro perché ho troppo caldo. Insomma, quando alle 7.30 (ore 5.30 in Italia) suona la sveglia, sono uno straccio e ho le occhiaie che sembrano borse della spesa. Ciononostante, pieno di ottimismo, (diavolo, sono nella Russia post-comunismo!) mi appresto a fare una ricca colazione: succo di pomodoro, succo d’arancia, formaggio spumoso che pare panna, frutti di bosco sciroppati, macedonia di frutta, due muffin giganti, caffè americano lunghissimo e, alle nove, assieme a mia moglie e al simpatico gruppo ANUPSA a cui ci siamo aggregati anche se io non ho fatto il servizio militare, siamo pronti a partire in bus alla conquista di Mosca.

Facciamo un breve tour attraverso la città con Natalia che ci illustra i vari palazzi e monumenti che incontriamo lungo il percorso: per colpa degli scossoni del bus e dei vetri che riflettono la luce, non ho potuto usare la videocamera e le foto che ho fatto dal finestrino non sono venute granché bene ed evito di pubblicarle. Pazienza. Tanto poi su Internet si ritrova ogni cosa ben fotografata e individuata con nome e storia.

Il cielo è limpidissimo e la temperatura è piuttosto rigida: 3 o 4 gradi sopra lo zero. Per i russi questa è una primavera calda! La prima fermata la facciamo in prossimità della Piazza Rossa. Nel filmato si vede il gruppo ANUPSA che, camminando, supera la Cattedrale di San Basilio e si ferma in una zona transennata che impedisce di scorrazzare liberamente nella Piazza Rossa.

C’è una spiegazione per questo divieto. Il 9 maggio ci sarà la celebrazione dell’anniversario della vittoria dei russi sui tedeschi e, dopo diversi anni di assenza, Putin ha ripristinato nella Piazza Rossa sia la sfilata dei militari e dei carri armati sia il palco delle autorità. Il palco si riconosce dalle tre strisce bianco-blu-rosso che sono i colori della bandiera russa. Al suo fianco c’è il mausoleo di Lenin. Non lo si può vedere bene perché oggi è nascosto da transenne per proteggerlo durante la manifestazione del nove maggio.  Per chi fosse interessato a sapere com’è fatto il mausoleo, nel video ho inserito una foto scaricata da Internet. Ho saltato la mummia di Lenin perché anche quella la si trova facilmente sul web. Sulla strada che costeggia la Piazza c’è un camion della nettezza urbana e, dietro, una donna che pulisce dattorno con un enorme getto d’acqua. Mosca, per quel poco che abbiamo visto fino adesso, dà l’idea di essere una città pulita e ordinata. Purtroppo, per colpa delle transenne, non ci resta che fare foto da lontano e riprendere quel poco che si può con lo zoom della videocamera. Peccato! Mi sarebbe piaciuto fare una corsetta nella Piazza Rossa e manifestare con sberleffi la mia idiosincrasia per una parata militare  fatta al solo scopo di mostrare i muscoli e mettere paura alla concorrenza americana o cinese!

A due passi dalla Piazza ci sono i Grandi Magazzini Gum, un’imponente costruzione neogotica, anni 1889-93, che oggi ospita tutte le case di moda internazionali e mille altre prestigiose marche. C’è persino in vendita un bancale di panettoni nostrani! Questo luogo, fiore all’occhiello di Mosca per quanto riguarda gli acquisti di un certo livello, è tenuto molto bene ed è davvero gradevole da visitare. È bello sostare nei tanti locali di ristoro che offrono specialità russe e di altre parti del mondo e saltabeccare da una corsia all’altra su ponticelli decorati così scenici da meritare foto e riprese con la videocamera.

Dai Grandi Magazzini Gum torniamo nella Piazza Rossa e, sempre a piedi, andiamo a visitare la Cattedrale di San Basilio o dell’Intercessione. Sul davanti della chiesa c’è un monumento al macellaio Minim e al principe Pozharskij che insieme formarono un esercito di volontari che sconfisse i polacchi invasori nel 1616. Osservando il filmato si può ammirare lo splendore architettonico di questa chiesa: un vero tripudio di tetti a piramide, di frontoni e di contorte e coloratissime cupole a cipolla. E pensare che è stata incendiata nel 1583 e poi ricostruita tal quale.

Girando attorno alla Cattedrale si ha un’ampia visuale di una parte delle mura del Cremlino con alcune delle sue diciannove torri ben in vista.

Con queste immagini si conclude il primo filmato: cioè la nostra prima mezza giornata a Mosca. Prossimamente entreremo nel Cremlino dove ci attendono parecchie sorprese.

A presto.

Nicola

Amici del 7°

(Disegno di Ezio)

Prima di tutto devo spiegare il titolo del post odierno e la relativa immagine di apertura: nel lontano 1968 un gruppo di 19 baldi giovani laureati, fu assunto dalla General Electric Information System e, a Milano, precisamente a Borgolombardo, per circa sei mesi partecipò a un corso intensivo d’istruzione aziendale sui calcolatori elettronici di nuova generazione, corso propedeutico al loro ingresso nel mondo del lavoro.

Il sopraccitato gruppo, a cui io mi onoro di far parte, era il settimo e a quel corso d’istruzione, a quanto ricordo, ne seguirono diversi altri. Nei 43 anni successivi, il settimo gruppo si è sparpagliato in giro per l’Italia: molti, dopo un po’, hanno cambiato società, mentre due di loro sono rimasti fedeli alla missione di partenza. Tutti hanno fatto una decorosa carriera e oggi sono felicemente a riposo. Tre di loro, purtroppo, sono già passati a miglior vita. Con cadenza decennale, poi quinquennale, si sono radunati, in luoghi ogni volta diversi, per festeggiare quel settimo corso che ha forgiato le loro vite professionali.

Il 26 maggio 2012 ci siamo riuniti a Santa Margherita di Parma in un allegro convivio per ricordare per l’ennesima volta il nostro glorioso e amatissimo settimo corso. Dovevamo essere in 16, ma 5 non sono potuti intervenire per improvvisi e inderogabili impegni: tra questi Ezio che, essendo in volo per New York, ci ha inviato lo spiritoso disegno che apre il post. Contando le firme però ci si accorge che i partecipanti al raduno sono 12. Colpa di Gianvittorio, un infiltrato dell’ottavo corso, che è stato ammesso fra di noi solo perché è simpatico e perché è stato lui a trovare il luogo dell’incontro e l’ottima trattoria che ci ha ospitato.

Ora dovrei scrivere la cronaca dettagliata della giornata, ma qui cedo le armi: a raccontare per filo e per segno tutto ciò che è successo prima, durante e dopo il pranzo – compreso nomi e cognomi e indirizzo, data di nascita, professioni esercitate in 43 anni, titoli di studio, nome delle mogli, delle amanti, dei figli legittimi e illegittimi, insomma, vita, morte e miracoli di ciascuno di noi – ci vorrebbe Simone. Io ho poca memoria e quindi racconterò, per sommi capi, solo quattro o cinque cosette che ricordo della bella giornata passata a S. Margherita insieme agli 11 amici, invecchiati sì, ma ancora tutti in buona forma, come si può notare dalla foto qui sotto.

ColleghiHoneywell

I magnifici 11 del 7°

  1. A un qualsiasi passante non sarebbe stato difficile intuire quante primavere abbiamo sul groppone; sarebbe bastato ascoltare i discorsi che abbiamo fatto subito dopo esserci seduti all’ombra di alberi secolari in attesa dell’ora di pranzo. Ça va sans dire: abbiamo parlato di prostate in fieri o già risolte, tumori e tumorini vari sconfitti fortunosamente in tempo, noiose sciatiche che non sentono ragione di lasciarci in pace, zoppicamenti per acrobazie atletiche non più adatte alla nostra età.
  2. Fortuna che siamo persone di spirito e questi discorsi sono terminati subito, oltretutto un nuovo avvenimento imprevisto e imprevedibile sta per avverarsi. Molti di noi (ma soprattutto Fabrizio) sono superstiziosi e mai avrebbero accettato di essere in tredici a dividere lo stesso tavolo. Conteggiando le disdette dell’ultimo minuto, come ho già detto, dovremmo essere in 12; all’appello manca solo Alberto, notoriamente ritardatario come si conviene a un uomo di indiscusso successo. Quando arriva, dal suo prestigioso bolide dotato di 10.000 cavalli scende una bellissima signora che alcuni di noi conoscono già. Vedo Fabrizio impallidire e, come lui, diversi altri del gruppo si mettono le mani nei capelli. Tra sussurri concitati e gesti di aperta disperazione, pronunciate a mezza voce, capto le due frasi: «E adesso chi lo dice a Alberto che se la sua signora ha intenzione di partecipare alla rimpatriata, siamo in 13 e il nostro pranzo rischia di saltare?» «Chi di noi ha il coraggio di invitare la moglie di Alberto ad andarsene?» Si rischia l’incidente diplomatico e la rottura di un’amicizia quarantennale. A peggiorare la situazione, alcuni di noi la conoscono da tempo e sono già corsi ad accoglierla con baci e abbracci calorosissimi. Sfoderando un notevole savoir faire e perfetta conoscenza delle tematiche dei maschi in trasferta culinaria/godereccia è lei stessa a toglierci dall’impasse: una volta che ha terminato di scambiare due parole con tutti i presenti, con un sorriso accattivante dice: «Bene, signori, vado e vi lascio ai vostri festeggiamenti!» E qui scatta l’applauso della compagnia. Un sospiro di scampato pericolo si trasforma in allegro venticello che accompagna la signora mentre esce di scena.
  3. Subito dopo ci sediamo ancora sotto gli alberi e l’atmosfera si surriscalda di nuovo. Tornano in campo l’allegria e la battuta salace. Questa volta ci provo io a dire una boutade spiritosa, sperando di azzeccare tempi e modi. Mi giro verso Alberto e gli chiedo: «Hai portato il libretto di assegni?» Lui, sorpreso dalla mia strana richiesta, mi chiede subito il perché. «Devi restituirmi 3500 euro!» gli rispondo, facendo la faccia seria. A quel punto l’attenzione della compagnia si fa viva, evidentemente la mia richiesta di denaro interessa a tutti. Ovvio che io debba raccontare l’antefatto. Qualche anno fa mi crescevano 4000 euro e perciò decisi di giocarli in borsa. Per scegliere il titolo mi affidai non al caso ma al fatto che Alberto, proprio in quei giorni, era stato nominato amministratore delegato di una società quotata e che, per merito suo, stava uscendo da una profonda crisi aziendale. Gli diedi fiducia e puntai il mio gruzzoletto sulla società da lui gestita. In pochi mesi raddoppiai l’investimento e, stracontento per il risultato, non ci pensai più. Diversi anni dopo, spulciando nei miei investimenti, ebbi l’amara sorpresa: quel titolo era crollato e il valore delle mie azioni era sceso a 500 euro. Sul momento ci rimasi di sasso: stupido io che, saltando sempre a piè pari la pagina Economia/Mercati finanziari del Corriere, non mi ero accorto del cattivo andamento del titolo! Addebitando a Alberto la mia perdita secca di 3500 euro, volevo chiamarlo al telefono per esternargli la mia rabbia però, prima di farlo, m’informai e venni a sapere che lui non era più amministratore delegato della società essendo, da tempo, passato ad altro incarico. A quel punto con chi potevo prendermela? Al termine del racconto, nascondendogli che, successivamente, ero riuscito a ricuperare quella perdita, gli dico a voce alta: «Bene, oggi sei qui e ti chiedo ufficialmente di restituirmi i 3500 euro che anni fa mi hai fatto perdere con la tua azienda del piffero!» Immaginate la scena: non si sente volare una mosca, tutti aspettano la risposta di Alberto. Alberto, che non è stupido e ha capito che stavo scherzando, controbatte così: «Non sei l’unico ad avere perso quattrini! Ma se fossi stato furbo e avessi venduto quelle tue azioni al momento giusto, a quest’ora saresti ricco e dovresti darmi tu una percentuale sui tuoi guadagni!» E tutti giù a ridere. E io con loro. Un ridere amaro perché ultimamente – chi più chi meno – tutti sono costretti ad ammettere di avere perso soldi in borsa, qualcuno con i titoli argentini, altri con i titoli Lehman Brothers o con prodotti derivati tossici. Insomma, mal comune mezzo gaudio.
  4. Finalmente ci sediamo a tavola per pranzare. Il cibo è vario, sostanzioso, abbondante e di ottima fattura. Salumi di prima scelta per antipasto; come primo: tre qualità di ravioli fatti in casa; per secondo: arrosto di vitello ripieno e non, faraona al forno, eccetera; per dessert: crostate con diverse farciture, caffè e ammazzacaffè della casa. Anche le bevande sono all’altezza delle vivande: vino bianco frizzante della zona e lambrusco amabile che riesco a bere pure io, acqua minerale a volontà. Durante il pranzo, fra una portata e l’altra, si susseguono gli interventi di Piero e Attilio, missionari della fede, che hanno strabiliato tutti noi con il racconto dei loro pellegrinaggi in bici o a piedi da Milano a Roma, da Milano a Santiago de Compostela, e la lettura da parte di Simone di alcuni passi del suo libro di memorie in cui rievoca, con grande umorismo, i sei mesi passati a Borgolombardo e i tanti episodi tragicomici vissuti assieme a noi sia durante il corso sia negli anni successivi. Simone è un fiume straripante di ricordi curiosi della sua vita, conditi da nomi e cognomi inventati ma facilmente riconoscibili. Non per niente è stato nominato, per acclamazione, memoria storica del 7° corso. Fermare la sua parlantina è un’impresa titanica che riesce, ma solo per pochi istanti, al solo Fabrizio, brillante toscano dall’humour naturale e spassoso. Anch’io avrei voluto dire la mia, ma non mi è stato possibile: praticamente non sono riuscito a far tacere Simone.
  5. E dire che mi ero preparato a dovere. Qualche giorno prima del 26 Maggio, Fabrizio mi aveva spedito una mail che diceva:

Caro Nicola,

come membro, non sempre duro, del "Comitato Festeggiamenti del 7°",

ho ricevuto l’incarico di comunicarti che, in occasione del prossimo incontro

a Santa Margherita, il 26 maggio 2012, sarebbe molto gradito da tutti,

un tuo intervento sul tema: "N. Losito: racconti, poesie, fumetti…….."

Certo che vorrai accogliere positivamente questa richiesta, ti saluto con affetto.

A presto, Fabrizio”

Ero felice come una Pasqua. Finalmente la mia arte veniva riconosciuta e avrei potuto leggere a voce alta alcuni passi dei tanti racconti, fumetti e romanzi che erano usciti dalla mia fervida fantasia e ottenere quel successo che da tempo stavo rincorrendo. Avevo persino preparato una relazione scritta di due pagine contenente un mio ironico autoritratto e una serie di facezie irresistibili da dare in pasto agli amici. Per migliorare la mia scarsa dizione, l’avevo riletta a voce alta diverse volte misurando anche il tempo che ci avrei impiegato: dieci minuti spaccati. Ero pronto a fare la mia porca figura, poi, ringraziando il cielo, mi è venuto un dubbio e ho riletto con più attenzione la mail di Fabrizio. Tutti si sarebbero accorti subito della presa per i fondelli che essa nascondeva, ma io me ne sono reso conto solo cinque minuti prima di partire per Santa Margherita. Beh, meglio tardi che mai, non vi pare? Così durante il pranzo, quando hanno tappato per due minuti la bocca di Simone, ho buttato via la relazione e sono andato a braccio, ho detto due parole in croce e ho regalato a tutti il mio libro a fumetti I pensieri e le divagazioni del Signor Giacomo, il mio alter ego, disegnato 44 anni fa durante l’ultimo anno di Università a Bologna. Non so se è stato perché ho parlato pochissimo, un minuto scarso, o perché l’idea di donare il mio libro è stata vincente, ma devo dire che il mio intervento ha avuto successo. Mi hanno chiesto persino una dedica al libro. Prima di terminare, ecco le due epigrafi che mi sono venute meglio:

A Alberto, perché non dimentichi mai che mi deve 3500 euro. Con affetto, Nicola

A Carlo, perché, essendo molto amico di Alberto, gli ricordi di tanto in tanto che mi deve 3500 euro. Con stima, Nicola

Tentare, in una qualche maniera, di recuperare un credito non è peccato, giusto?

Giusto! MOST_P~1

Nicola