Archivio per ottobre, 2012

Innanzi tutto gli affari…

Arrivederci3

Mio nonno era un uomo molto insignificante. Al suo funerale il carro funebre seguiva le altre auto. (Woody Allen)

Rivelazione

Non sono la mamma3

Quest’estate faceva così caldo che ho visto un albero rincorrere un cane per farsi pisciare addosso (Giancarlo Barbara)

Il matrimonio è cosa seria

Bambini3

Se un giorno incontrerò la donna dei miei sogni, cosa ne farò di mia moglie? (Jonny Carson)

Fotografo insensibile

Non sorridere3

Agricoltore trentottenne desidera conoscere nubile trentenne, proprietaria trattore, scopo matrimonio. Pregasi inviare foto trattore. (Annuncio apparso su un giornale francese di provincia)

Fra colleghi ci si aiuta

Pratiche3

Se il lavoro di una donna non è mai finito, beh allora quella donna, la mattina, dovrebbe cominciare prima… (Robert Stevens)

In effetti ha ragione…

Sto benissimo3

La guerra dei Cent’anni fu terribile. Più della metà dei soldati morì di vecchiaia… (Maurizio Sangalli)

Mogli e psicologia – 1

Tutti mi odiano3

Ho incontrato mia moglie in un bar. Che bella sorpresa! Io pensavo che fosse a casa a badare ai bambini… (Ron Dentinger)

Mogli e psicologia – 2

Vita da pensionato3

Mia moglie non mi rispetta. L’altra settimana la nostra casa è andata a fuoco. Lei ha detto ai ragazzi: “Fate piano, se no svegliate papà…” (Rodney Dangerfield)

Alla prossima.

Nicola

P.S. Ringrazio la Settimana Enigmistica e l’Enciclopedia Universale della battuta (a cura di Gino&Michele, Gut Edizioni Spa) da cui ho tratto fumetti e freddure.

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Sofia si veste

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La risposta la trovate nel libro di Paolo Cognetti uscito qualche tempo fa.

Dico subito che il libro in questione è molto bello, ma per qualche ragione non mi ha soddisfatto appieno, anzi nel leggerlo mi sono arrabbiato e, quando l’ho finito ho pensato che Paolo Cognetti avesse perso l’occasione di tirare fuori dal suo cilindro di scrittore ormai maturo, il “romanzo perfetto”. Aveva a disposizione un personaggio femminile straordinario ma, a mio modesto parere, non l’ha saputo sfruttare come meritava. Perché poi abbia scelto la formula del capitolo-racconto e non del romanzo a tutto tondo è un altro mistero per me incomprensibile.

Sofia veste sempre di nero, infatti, è una raccolta di dieci racconti autonomi, ma che autonomi in realtà non sono, nel senso che per apprezzarli a dovere non vanno letti a caso ma nella sequenza scelta dall’autore. Il suo limite è di non essere né carne né pesce. Non si tratta di una vera raccolta di racconti e non è nemmeno un vero romanzo perché del romanzo non ha la struttura, l’ampiezza, la complessità e le finalità.

Sofia Muratore, la protagonista, non è quasi mai il centro dei singoli racconti, ma è sempre presente come filo conduttore di altre vicende che girano attorno alla madre, al padre e ad alcuni suoi amici. Tramite questi racconti veniamo a conoscenza – quasi di straforo – della vita sregolata di questa strana ragazza, solitaria, introversa, problematica. È vero che alla fine ci si affeziona a Sofia ma, proprio per questo, di lei avremmo voluto sapere di più, avremmo voluto entrare di più nella sua testa e capire il perché di certe sue scelte bizzarre. Questo, purtroppo, ci viene negato. Dobbiamo soltanto prendere atto delle stranezze comportamentali di Sofia (ma anche della sua affascinante e variegata personalità) e ci rimaniamo male, cioè io ci sono rimasto male e per queste mancanze di approfondimento su questo affascinante personaggio il libro di Cognetti mi ha lasciato insoddisfatto.

Detto questo, però, devo fare i miei più vivi complimenti a Cognetti: la sua scrittura è di alto livello, complessa ma non difficile da capire, mai banale, spesso emozionante. Niente male per uno scrittore abbastanza giovane (è nato nel 1978) che ha alle spalle altri due libri (Manuale per ragazze di successo, 2004 e Una cosa piccola che sta per esplodere, 2007) ed è anche autore di alcuni documentari.

La sua è il tipo di scrittura che piace a me e che io fatico a esprimere nei miei scritti. Il suo periodare nasconde una solidità sintattica e culturale notevole che non scade mai nell’esemplificazione facile e banale di altri scrittori italiani molto più famosi di lui, ma assai meno preparati di lui. Penso a Fabio Volo o Federico Moccia, tanto per fare due esempi noti.

I dieci racconti sono interessanti tutti ma quello che mi è piaciuto di più è l’ultimo: Brooklyn Sailor Blues. I due personaggi maschili (voce narrante e Juri) in qualche modo mi sono familiari. Lasciando perdere la notevole differenza d’età fra me e loro, entrambi mi assomigliano. Fatte le debite proporzioni, anch’io studio per diventare uno scrittore e qualche volta mi cimento come regista di film amatoriali (vedi il post Fancazzista laborioso). La voce narrante è un ragazzo che si è recato all’estero per trovare l’ispirazione e l’ambiente giusti per creare i suoi primi racconti o, persino, il suo primo romanzo. Sarà Sofia, incontrata a New York, che gli darà quella spinta che lui cercava da tempo. Juri, invece, è andato a New York a studiare regia cinematografica e, come prova d’esame, girerà un film dove Sofia è la protagonista. Sofia, però, è un’attrice che segue il suo istinto interpretativo e non quello che il regista le dice di fare. Tanto per dirne una, si rifiuterà di morire come la sua parte prevedeva. La sua personalità è così forte da stravolgere ciò che Juri aveva in mente e, durante le riprese, lo condizionerà a un punto tale da rendere il film quasi impossibile da montare in sequenze logiche. Il film – nonostante gli infiniti e patetici sforzi di Juri durante il montaggio alla moviola – risulterà un insieme di bellissime scene (tutte illuminate dalle notevoli performances di Sofia) ma che non riesce a esprimere una trama di senso compiuto. Juri uscirà più forte e più consapevole di sé da questa esperienza sbagliata, pronto ad affrontare le sue successive prove di regia. I due ragazzi – la voce narrante e il regista – entrambi innamorati persi di Sofia, devono a questa strana, solitaria e sfuggevole ragazza la loro crescita intellettuale e professionale. Con questo personaggio femminile Cognetti è riuscito a colpire anche il mio cuore e la mia mente e – se fossi stato giovane e l’avessi incontrata lungo la mia strada – anch’io mi sarei innamorato di Sofia…

La mia insoddisfazione – spero sia chiaro – nasce dal fatto che Sofia meritava un romanzo tutto suo e non aleggiare, vittima e carnefice, all’interno di una serie, anche se notevole, di racconti.

Molto bello anche il titolo del libro. Da leggere e consigliare agli amici.

Nicola Losito

5 Maggio 2012 – Sabato – Mosca

Dopo la grande immersione nei Monasteri e nelle Cattedrali dell’Anello d’oro, per tirare il fiato ci voleva un tuffo nel presente. Ed è proprio questo che promette il nostro ritorno a Mosca. In mattinata capiremo come vive nel 2012 la popolazione russa che lavora e come si possono spendere i soldi in oggetti di lusso o in carabattole a buon mercato. La metropolitana e la via Arbat, ci permetteranno di soddisfare la nostra curiosità di turisti attenti sia al passato che all’oggi della Russia.

La metropolitana di Mosca è un ritrovo sotterraneo di dimensioni immense, efficiente, lussuoso, che vede passare ogni giorno milioni di persone che si spostano da un punto all’altro della città. Non sto ad annoiarvi con i numeri e le percentuali che rendono unica quest’opera dell’ingegno umano, dico solo che lì sotto si potrebbero passare giornate intere ad ammirare pavimenti, pareti, lampadari, mosaici, statue. Ogni stazione (ce ne sono 132) è diversa dall’altra e ognuna ha un suo particolare fascino. Noi avevamo a disposizione solo un’ora di tempo e perciò ne abbiamo esplorate tre appena, ma sono state più che sufficienti per capire la grandezza del progetto pensato e realizzato per mettere in mostra la bravura e le capacità artistico-costruttive del popolo russo e per promuovere nel mondo il realismo socialista.

Nella via Arbat, chiusa al traffico delle auto, si cammina tranquillamente buttando l’occhio alle vetrine e, in base alle proprie possibilità economiche, si può scegliere di spendere poco o tanto nell’acquisto di merce di vario genere. In più, in questa strada lunga un chilometro, ci sono edifici storici, artistiche lanterne,  statue di personaggi famosi, teatri, ristoranti, eccetera.

Lanterne di via arbat  Lanterne di via arbat1

Quando la strada finisce, sulla sinistra, imponente e severo, c’è uno dei sette edifici voluti da Stalin (le cosiddette Sette sorelle). Vedi filmato 5.1.

****

Con questo termina la nostra permanenza a Mosca. Nel pomeriggio prenderemo il treno per San Pietroburgo. Nella stazione ferroviaria moscovita per la prima volta da quando siamo in territorio russo ho avuto la netta sensazione di essere “controllato” a vista. Non so se la guida Natalia scherzasse, ma ha detto che prendere un treno russo è come salire su un aereo. Ti viene assegnato un posto e guai a te se osi scambiarlo con qualcun altro: si rischia la fucilazione in loco. Da anticomunista sfegatato qual sono sempre stato mi è subito venuto in mente il KGB e la Siberia. Poi ho razionalizzato le mie antiche angosce e ho capito cos’è che tormenta la Russia di oggi. Non certo i turisti (che sono i benvenuti) ma i terroristi interni ed esterni che si mescolano fra la gente comune, pronti a fare attentati sanguinosi in luoghi molto affollati. Così per circa tre ore (tanto è durato il viaggio per San Pietroburgo) non mi sono mai mosso dal posto che mi hanno assegnato e nemmeno sono andato in bagno a fare pipì!

Vabbé, forse ho esagerato un pochino, però dentro di me qualche timore di finire nelle fredde prigioni siberiane l’ho avuto… ahahahah

6 Maggio 2012 – Domenica – San Pietroburgo

Quando scendiamo dal treno e posiamo il piede a San Pietroburgo ogni angoscia cessa. Ovviamente la nostra prima destinazione è l’albergo. Lungo il tragitto intravediamo un panorama mozzafiato difficile da raccontare, ma per fortuna c’è sempre la macchina fotografica ad aiutarci:

San_Pietroburgo_Vista

Fino a qualche giorno prima della partenza per la Russia, le previsioni del tempo su Internet  davano temperature attorno alla zero e rischio di neve a San Pietroburgo (roba da ragionier Fantozzi in trasferta), in realtà siamo sugli otto/dieci gradi e in cielo splende un sole che – a detta della guida – qui capita abbastanza di rado e, fin dopo le ventuno, c’è luce sufficiente per una generosa anteprima dei luoghi che esploreremo l’indomani.

Alle nove del mattino seguente saliamo sul solito bus per un tour panoramico di San Pietroburgo. Percorrendo la famosissima Nevskij Prospekt la nostra prima sosta avviene all’estremità est dell’isola Vasilevskij, la cosiddetta Strelka. Qui nel Piazzale delle colonne rostrate la nostra vista può espandersi lungo il corso della Neva e si ha a portata d’occhio buona parte della città e alcuni dei suoi palazzi più importanti: il Museo Navale, l’Accademia delle Scienze, l’Università Statale, la Kunstkammer e il Museo zoologico.

San Pietroburgo Panorama2

Da vedere e memorizzare c’è così tanto che siamo a costretti a saltare il Campo di Marte, un luogo nato per commemorare i combattenti della rivoluzione, ma che oggi è anche una zona tranquilla di ricreazione e di passeggiate. Da lì si può fotografare le caratteristiche cupole della Chiesa del Sangue Versato visibili in lontananza:

Campo di Marte

Abbiamo solo il tempo di fare un giretto a piedi per ammirare da vicino le due colonne rostrate del vasto piazzale (vedi filmato) e poi, saliti sul bus, ci dirigiamo verso la Piazza di Sant’Isacco con l’omonima imponente Cattedrale, la statua equestre di San Nicola e l’ex ambasciata tedesca:

Cattedrale di Sant'Isacco

Statua di San Nicola-San Pietroburgo

Scattiamo un po’ di foto e poi ci dirigiamo verso la Fortezza dei Santi Pietro e Paolo: purtroppo qui il sole di mezzogiorno rende quasi impossibile fare delle riprese decenti. Entriamo nel grande piazzale e Natalia ci spiega che la fortezza era stata voluta in legno da Pietro il Grande, ma che nel tempo fu modificata per renderla più sicura. Nella Cattedrale che porta lo stesso nome è possibile vedere le tombe dei Romanov e di altri famosi personaggi storici. Uscendo dalla fortezza attraverso la Porta sulla Neva si può intravvedere la spiaggia dove i più coraggiosi fanno il bagno in qualsiasi stagione dell’anno:

Nel primo dei due filmati si vedono uomini e donne che stanno prendendo il sole, mezzi nudi, addossati come lucertole alle mura della fortezza mentre noi siamo vestiti ancora con abiti invernali.

La tappa successiva è la splendida Piazza Dvortsovaja con al centro la Colonna di Alessandro, a destra il Palazzo d’Inverno e alla sinistra il Palazzo dello Stato Maggiore. L’atmosfera festosa che troviamo oggi dipende in gran parte dal fatto che i turisti sono tanti e sono in fila, come noi, per entrare nel Palazzo d’Inverno a visitare l’Ermitage e anche perché la piazza si sta preparando per festeggiare (il 9 Maggio) l’anniversario della vittoria sui tedeschi. Attorno a noi ci sono carrozze per fare tour speciali in città e coppiette che schettinano mano nella mano e, anche se ci sono parecchi poliziotti in giro, non c’è affatto quella sensazione sgradevole di controllo provata nella stazione di Mosca.

L’Ermitage è un museo così bello e interessante che tutti almeno una volta nella vita dovrebbero visitarlo. Come esempi delle migliaia di quadri e statue in esposizione scelgo due immagini di un bravo fotografo di cui non conosco il nome:

Ragazzo con liuto CaravvaggioHermitage

Il liutaio di Caravaggio

Gli Atlanti

E per finire:

un gatto di San Pietroburgo, un po’ arrabbiato perché noi turisti stiamo disturbando il suo sonnellino pomeridiano.

Con la visita all’Ermitage termina la nostra prima giornata a San Pietroburgo. Se vi rimane  tempo e voglia, potete guardare i miei due brevi filmati: aggiungerete ulteriori informazioni e immagini a quanto ho appena descritto nel post.

 

Alla prossima puntata!

Nicola

Chi segue il mio blog sa che sono un fan sfegatato di Murakami Haruki, perciò non si sorprenderà se di tanto in tanto propino una recensione di un suo libro o pubblico uno dei tanti racconti che ha scritto… Questa volta, tratto da “L’elefante scomparso e altri racconti” – Einaudi ET Euro 12,50, ospito un breve ma intenso brano dal titolo lunghissimo che dovrebbe invogliarvi ad approfondire la conoscenza di questo famoso scrittore giapponese in sentore di premio Nobel della letteratura…

Buona lettura.

Nicola

Vedendo una ragazza perfetta al 100% in una bella mattina di aprile

di Murakami Haruki

Ragazza-per-la-strada

In una bella mattina di aprile, in una via laterale del quartiere di Harajuku, sono passato accanto a una ragazza perfetta, al 100%.

Non era una gran bellezza. E nemmeno di un’eleganza strepitosa. I capelli dietro la testa le avevano preso una brutta piega dormendo, e doveva essere vicina alla trentina. Eppure già a cinquanta metri di distanza avevo capito che era la ragazza perfetta per me. Dal momento in cui la vidi il cuore prese a battermi all’impazzata e l’interno della bocca mi divenne secco come la sabbia del deserto.

Forse anche a voi piace un tipo particolare di ragazza. Quelle che hanno le caviglie sottili, per esempio, o dei grandi occhi, o delle belle mani…, non so, magari vi attirano quelle che amano mangiare con calma, lentamente, o qualche altra caratteristica del genere. Ovviamente ho anch’io il mio tipo. Mi è già successo di andare al ristorante e restare affascinato dal naso della ragazza che sedeva alla tavola accanto.

Nessuno però può dire come dev’essere quella perfetta al 100%. Prendiamo la ragazza di quel mattino, non ricordo neppure che forma avesse il suo naso. Anzi, non ricordo neppure se avesse un naso. Tutto quello che ricordo è che non era una gran bellezza. Molto strano, vero?

— Ieri sono passato accanto alla ragazza perfetta al 100%, — dico a uno.

— Ah si? — mi risponde lui. — Era molto bella?

— No, non direi.

— Allora era proprio il tuo tipo?

— Non mi ricordo. Ho dimenticato tutto, che forma avessero i suoi occhi, se avesse molto seno o no…

— Strano.

— In effetti.

— Allora cos’hai fatto? — continua lui con aria annoiata. — Le hai parlato, l’hai seguita?

— Non ho fatto nulla, — rispondo io. — Le sono semplicemente passato accanto.

Lei camminava da est a ovest, io da ovest a est. In una mattina di aprile veramente piacevole.

Avrei voluto parlarle, anche soltanto per una mezz’oretta. Chiederle di lei, raccontarle di me. E soprattutto spiegarle le complicate combinazioni del destino che avevano fatto sì che noi due passassimo uno accanto all’altra in una strada laterale di Harajuku in una bella mattina di aprile del 1981. Di sicuro tutto ciò era denso di caldi segreti, come un antico meccanismo costruito in tempi di pace.

Dopo aver parlato di queste belle cose, avremmo potuto pranzare insieme, andare a vedere un film di Woody Allen, fermarci al bar di qualche albergo a bere qualcosa. E con un po’ di fortuna, magari finire insieme in un letto.

Una tale possibilità bussava alla porta del mio cuore.

La distanza tra lei e me si era ridotta a quindici metri.
«Bene, adesso le rivolgo la parola, — ho pensato. — Ma cosa le dico?»

«Buongiorno. Posso parlarle un momento, per favore? Mi bastano trenta secondi».

Assurdo. Mi avrebbe preso per un rappresentante di una compagnia di assicurazioni.

«Mi scusi, sa se c’è una tintoria aperta ventiquattr’ore su ventiquattro, da queste parti?»

Ancora peggio. Tanto per cominciare, non avevo neanche la borsa con la roba sporca!

Che fosse meglio dirle subito tutta la verità?

«Buongiorno. Lei per me è la ragazza perfetta al 100%».

Non mi avrebbe mai creduto. E anche supponendo il contrario, era probabile che non avesse nessuna voglia di parlare con me. «Io per lei sarò pure la ragazza perfetta, ma lei per me non è affatto l’uomo perfetto», mi avrebbe risposto. In tal caso, mi sarei sentito perduto, ne sono certo. Ormai ho trentadue anni, tutto sommato invecchiare significa proprio questo.

Le sono passato di fianco davanti a un negozio di fiori. Un lieve spostamento d’aria tiepida mi ha accarezzato la pelle. Il marciapiede d’asfalto era bagnato d’acqua, ho sentito un profumo di rose. Non le ho rivolto la parola, non ce l’ho fatta. Lei indossava una maglia bianca, e nella mano destra teneva una busta bianca alla quale mancava il francobollo. Una lettera per qualcuno. A giudicare dagli occhi terribilmente assonnati, poteva darsi che avesse passato la notte a scriverla. Poteva darsi che quella busta contenesse tutti i suoi segreti.

Ho fatto pochi passi e quando mi sono voltato la sua figura era già scomparsa tra la folla.

Naturalmente adesso so benissimo in che modo avrei dovuto abbordarla, quella volta. Ma comunque sarebbe stato un discorso troppo lungo, non avrebbe funzionato. Le idee che mi vengono in mente non sono mai molto pratiche.

Ad ogni modo quel discorso cominciava con «c’era una volta…» e finiva con «non pensa che sia una storia molto triste?»


***

C’erano una volta in un posto lontano un ragazzo e una ragazza. Il ragazzo aveva diciotto anni, la ragazza sedici. Né l’uno né l’altra potevano dirsi molto belli, erano soltanto due ragazzi normali e solitari come ce ne sono ovunque. Però erano fermamente convinti che da qualche parte al mondo esistessero la ragazza e il ragazzo perfetti per loro, al 100%.

Un giorno camminando per la strada si trovarono faccia a faccia.

— Che sorpresa, ti ho cercata dappertutto, — disse il ragazzo alla ragazza. — Forse non mi crederai, ma tu per me sei la ragazza perfetta al 100%.

— Anche tu per me sei il ragazzo perfetto al 100%, — disse la ragazza. — Sei esattamente come ti immaginavo, in tutto e per tutto, mi sembra di sognare.

I due sedettero su una panchina nel parco, e parlarono, parlarono, senza stufarsi mai. Non si sentivano più soli. Trovare il compagno, la compagna perfetta, ed essere a propria volta trovati da lui, da lei, che cosa meravigliosa!

Nel cuore però nutrivano un piccolo, piccolissimo dubbio. Era giusto che un sogno si realizzasse così facilmente?

— Senti, facciamo un’altra prova, — disse allora il ragazzo in una pausa della conversazione. — Se siamo veramente perfetti al 100% l’uno per l’altra, di sicuro un giorno ci incontreremo di nuovo da qualche parte. E quando ci rincontreremo, se ci troveremo ancora perfetti al 100%, ci sposeremo subito, lì sul posto. Sei d’accordo?

— Sì, sono d’accordo. — rispose la ragazza.

Così i due si separarono.

Invece non c’era nessun bisogno di fare un’altra prova. Erano assolutamente perfetti l’uno per l’altra, al 100%. Ma le onde inevitabili del destino si presero gioco di loro.

Un inverno, entrambi si buscarono una brutta influenza che imperversava quell’anno, e dopo essere rimasti per molte settimane tra la vita e la morte, al risveglio avevano dimenticato completamente il proprio passato. Le loro teste erano vuote come il salvadanaio del giovane D. H. Lawrence.

Siccome però erano due ragazzi intelligenti e perseveranti, a costo di molti sforzi acquisirono una nuova coscienza e nuove capacità emotive, e tornarono a fare magnificamente parte della società. Furono di nuovo in grado di prendere la metropolitana, di cambiare linea, di andare alla posta per spedire una raccomandata. E sperimentarono di nuovo l’amore, al 75 o all’80%.

Intanto il ragazzo aveva compiuto trentadue anni, la ragazza trenta. Il tempo era passato a una velocità strabiliante.

Poi, in una bella mattina di aprile, lui stava camminando in una via laterale di Harajuku, da ovest a est, per fare colazione al bar, mentre lei percorreva la stessa strada da est a ovest per spedire una raccomandata. Si incrociarono a metà strada. Per un attimo un barlume dei vecchi ricordi illuminò i loro cuori.

«E la ragazza perfetta per me, al 100%», si disse lui.

«E il ragazzo perfetto per me, al 100%», si disse lei.

La luce dei loro ricordi però era troppo debole, le loro parole non erano chiare come quattordici anni prima. Si passarono accanto senza parlarsi, e scomparvero tra la folla in direzioni opposte.

Non pensa che sia una storia molto triste?


È così che avrei dovuto parlarle.

Fancazzista6

(Jeff Fleming ha ideato questo orsetto noto nel mondo per il suo F.L.)

Non sapete cos’è il fancazzismo laborioso?

Dunque spetta a me – ed è un vero piacere – rispondere al quesito odierno e lo faccio con un racconto un po’ lunghino ma molto, molto istruttivo.

Ormai sapete tutti che da quando sono in pensione, per passare il tempo, mi cimento in avventure letterarie e mi diverto a girare dei video amatoriali muti dove memorizzo i miei viaggi in Italia o all’Estero e che propino a puntate nel mio blog: ebbene questi miei talenti (si fa così per dire…) mi hanno spinto a coinvolgere Gabri e Beatrice, due mie amiche decisamente creative, nel progetto di uno spot rivolto alla promozione dei cinque libri che ho scritto negli anni e che da poco ho trasformato in e-book.

La mia “ponderata” scelta cade su queste due simpatiche signore perché le loro prestazioni artistiche sarebbero state “a titolo gratuito”, mentre il peso delle riprese e del montaggio me lo sarei assunto io. La loro adesione al progetto è entusiastica.

Beatrice prende in carico la scrittura del testo e della sceneggiatura, Gabri ha il compito di preparare i costumi adatti alla bisogna. Beatrice deve anche trovare la location (il suo appartamento) predisporre il set (tutte le stanze messe artatamente in disordine), trovare gli oggetti di scena, preparare la tavola imbandita, eccetera… In un paio di giorni siamo pronti per girare. L’appuntamento per realizzare quello che sicuramente sarà l’Evento Clou della prossima stagione su You Tube è fissato per sabato pomeriggio 7 Luglio alle ore 15, a casa di Beatrice, proprio quando la luce solare è ottimale in quasi tutte le stanze dove gireremo il film. Appena arrivato, accendo la videocamera (una mitica Canon DC100, marchingegno elettronico adorato dai videoamatori di mezzo mondo per la sua semplicità e maneggevolezza) e, senza fare nessuna prova, do il via alle riprese. Nel paragrafo che segue c’è la trama dello spot.

Beatrice, una giornalista freelance, irrompe in casa di Gabri (le casalinghe sono il target perfetto dei miei libri) per intervistarla e convincerla a comprare uno dei miei cinque capolavori. Gabri non si mostra affatto interessata all’acquisto, oltretutto proprio quel giorno la sua casa è sottosopra perché sta preparando la festa di compleanno della sua amatissima figlia che compie quindici anni. Beatrice non demorde e con il suo Ipad in mano insegue l’indaffarata Gabri mentre, alla bell’e meglio, cerca di sistemare le varie stanze, preparare il pranzo speciale e stirare un sacco di panni (faccenda amatissima da tutte le casalinghe). Quando tutto è  pronto per la festosa ricorrenza, squilla il telefono e, uno dopo l’altro, figlia e marito l’avvisano che non verranno a pranzo: il marito per questioni di lavoro e la figlia perché le compagne di scuola vogliono festeggiarla in pizzeria. Gabri ha un tracollo emotivo e sviene. Tanto lavoro per niente abbatterebbe chiunque, non vi pare? Beatrice aiuta Gabri a riprendere conoscenza e ne approfitta, sbattendole sotto il naso il suo tablet, per dirle che l’unico modo intelligente per fare fronte alla mancanza di sensibilità della figlia e del marito è quello di leggere uno qualsiasi dei miei cinque libri… Gabri finalmente si convince all’acquisto non di una ma di tutte le mie opere e, felice per questa sua ritrovata libertà di scelta, corre in camera, si cambia d’abito (ora indossa uno splendido capo di sartoria corredato di un scenico cappello che le dona moltissimo) torna in cucina, butta in pattumiera il pollo al forno con le patate che il marito e la figlia adorano, dà la torta di compleanno al gatto, toglie con violenza la tovaglia dalla tavola imbandita a festa, poi prende tra le mani l’Ipad di Beatrice e si immerge nella lettura del primo dei miei libri…

In tre ore abbiamo finito. Ogni scena l’ho girata almeno tre volte per avere la possibilità di scegliere quelle migliori durante il montaggio. Siamo tutti e tre felici e contenti, un bacio e un abbraccio cumulativo e poi io me ne torno a casa col mio prezioso materiale pronto da elaborare al computer con il programma Adobe Premiere. Mangio velocemente un panino e mi metto subito al lavoro e, in un paio d’ore, lo spot è pronto. Ormai conosco Premiere alla perfezione e sono diventato una scheggia a tagliare, spostare, cancellare fotogrammi nella timeline. Nel rivedere il filmato al pc mi faccio delle matte risate: gli errori di recitazione sono tanti, le voci e la dizione delle due attrici sono terribili e molte scene sono tremolanti perché la videocamera spesso mi ballava in mano: insomma c’è quel tanto da potere affermare che il filmato sia comicissimo, anzi è così spassoso che, di sicuro, si tradurrà in un successone di vendite dei miei libri e io riceverò tonnellate di applausi per la mia prima opera da regista di corti promozionali.

Volete sapere come ho proceduto per realizzare il mio capolavoro? Se siete arrivati a leggere il mio post fino a questo punto, immagino che riuscirete a fare un altro piccolo sforzo di attenzione. I momenti creativi di un “artista” meritano, a mio parere, un ulteriore gesto di buona volontà… Dunque, ho montato lo spot alla maniera dei filmati di Striscia la notizia o Paperissima, evidenziando e ridicolizzando la scarsa professionalità degli attori e dell’operatore di macchina. Sono così soddisfatto del risultato ottenuto che carico subito il video su You Tube e spedisco il link alle mie due amiche attrici perché anche loro possano goderselo in anteprima. Il loro riscontro è entusiastico. Ovvio, non poteva che essere spassoso rivedere, proiettati sulla grande Rete e messi comicamente alla berlina, i numerosi errori compiuti sia da loro due nel recitare, sia da me nel riprenderle con l’obbiettivo spesso in controluce e con i volti delle persone fuori inquadratura… Pur se accecati dall’euforia per il notevole risultato ottenuto, l’intelligenza critica non ci manca e prontamente interviene a calmierare il nostro ottimismo, consigliandoci di chiedere un parere esterno a noi tre per vedere se anche altri (il cosiddetto “pubblico pagante”) trovano lo spot ugualmente divertente…

Due giorni dopo, lo mostro a una simpaticissima coppia di amici che avevo invitato a cena a casa mia. Mentre lo guardano nella stanza non si sente volare una mosca. Siccome volto loro le spalle non posso vedere le espressioni del loro viso, di certo non sento nessuna crassa risata sgorgare dalle loro gole. Al termine della visione, sollecitati da me, mi esprimono lo stesso giudizio che Fantozzi diede su La corazzata Potëmkin di Sergej M. Ejzenštejn: una cagata pazzesca! Cioè, senza il minimo ripensamento, loro mi dicono che il mio video è inguardabile, penoso, terribile e… basta là!

Diavolo! L’ottima cena preparata da mia moglie affossata dal filmino amatoriale con cui, invece, io speravo di concludere degnamente la serata… Una vera tragedia, insomma! Dalle stelle sono scivolato nelle stalle in meno di cinque minuti: giusto il tempo di far vedere il mio (ex) capolavoro a due amici di vecchia data…

A completare l’opera, la mattina successiva Beatrice mi telefona e, affranta, mi dice: «Nicola, per favore, cancella subito dalla Rete lo spot!»

«Perché?» chiedo io, pur avendo bene in mente il tremendo giudizio ricevuto la sera precedente. A volte godo nel sentire il coltello girare a fondo nelle mie personali piaghe…

«L’ho fatto vedere a quattro colleghi e l’hanno stroncato senza nessuna pietà. Perciò togliamolo dalla circolazione il più presto possibile, non vorrei che lo spot pregiudicasse l’andamento delle vendite dei tuoi libri!» mi risponde lei, con la voce intrisa di amarezza.

Dove erano andate a finire le matte risate che avevamo fatto soltanto qualche giorno prima? Puff, sparite nel nulla. Dio, che tristezza…

Gabri, da me interpellata via mail, mi scrive (anche lei è molto demoralizzata…): “I tuoi romanzi sono un po’ come il filmino che faceva ridere solo noi che lo avevamo girato ed era pressoché una ciofeca.” Cioè, nella sua foga distruttiva, Gabri ha accomunato l’insuccesso di pubblico dello spot al mio – pressoché – prevedibile fiasco letterario. Frase infelice che lei corregge dieci minuti dopo in una mail successiva: “Che sia chiaro, Nicola, non sono i tuoi libri a essere ciofeche, ma il filmino e questo è indubitabile!”. Conoscendo Gabri, ammetto che avevo capito da subito il vero senso della sua frase, e per questo non mi  ero offeso. Anzi – e qui sta il bello – è proprio il suo termine ciofeca a convincermi che devo riprendere in mano il filmato e rielaborarlo daccapo al computer, facendo tesoro delle critiche ricevute. Così, nel giro di tre settimane – incurante del caldo terribile che incombe su Milano – realizzo nove diverse versioni:

1. Elimino la ripetizione delle scene, scegliendo solo quelle riuscite meglio. Cioè  abbandono del tutto il modo di procedere adottato da Paperissima, ma Gabri e Beatrice (ormai divenute supercritiche) la bocciano con una sola terribile parola: “Acqua!”

2. Accorcio le scene migliori, portando la durata del filmato a soli quattro minuti. G. e B. dicono ancora: “Acqua!”

3. Rivedo la sceneggiatura di Beatrice ed elimino diverse scene che sono inutili allo scopo prefissato di promuovere i miei cinque libri. Niente da fare. Le mie due attrici decretano che sono ancora in alto mare.

4. Scrivo io una nuova sceneggiatura e cerco fra tutte le scene girate quelle che meglio si attanagliano al mio copione. Ottengo un’altra bocciatura. Diavolo, – mi dico – ‘ste due pretendono da me la perfezione!

5. Ci penso su e decido che quello che non va è la dizione di una delle due protagoniste: Beatrice, infatti, quando recita davanti alla videocamera è così eccitata che la voce, normalmente bella, dalla gola le esce stridula e sovrattono. Elimino il suo parlato, lasciando in essere solo quella di Gabri. Questa versione, però, è sbilanciata e non mi convince molto e infatti anche G. e B. me la bocciano.

6. Elimino il parlato di entrambe le attrici e lo sostituisco con dei fumetti: in questo sono abbastanza bravo essendo io, sin dalla tenera età, un amante sfegatato dei comics. B. dice ancora “Acqua!” mentre G. mi regala un: “Fuocherello…”.

7. A questo punto, Beatrice e Gabri partono deluse per le vacanze estive e io rimango da solo in città a decidere per le nuove versioni che faticano a prendere forma. Quando sto per cedere le armi, ho un’illuminazione. Mi viene in aiuto il film “The Artist” di Michel Hazanavicius che ho visto quest’inverno al cinema. Al posto dei fumetti che non tutti gradiscono, inserisco le classiche scritte su sfondo nero dei film muti. Ma anche questa nuova versione ha qualcosa che non va. Ci vuole troppo tempo per leggere le didascalie e questo allunga e appesantisce enormemente la visione dello spot.

8. L’unica cosa da fare, adesso, è semplificare. Elimino gran parte delle scritte. Accorcio al massimo le restanti: saranno i volti delle attrici a raccontare con la loro mimica lo svolgimento delle azioni. Al momento ho in mente le straordinarie comiche di Stanlio e Ollio. Questa ottava versione comincia a piacermi, ma c’è ancora un indecifrabile quid che non mi convince del tutto.

9. Pensa e ripensa ed ecco che mi viene ancora in aiuto “The Artist”: il mio filmato deve essere in bianco e nero! Procedo a eliminare il colore, lasciandolo solo nel finale quando Gabri, la casalinga disperata, si ribella ai condizionamenti della famiglia e accetta di prendere in mano l’Ipad dell’intervistatrice e di leggere gli e-book che lei le propone. Prima di chiudere questa ultima versione, cambio alcune musiche di sottofondo che mi sembravano poco adatte a sottolineare l’esprit delle scene.

Finalmente sono soddisfatto del mio lavoro. Questa volta il filmato non ha sbavature, fila via che è un piacere. Lo pubblico su You Tube e poi chiedo l’ultimo e definitivo giudizio alle mie due socie. Gabri mi dice che è inutile che insista: il filmato non funziona… Beatrice è ancora più dura: o cancello quella schifezza da You Tube o mi manda gli avvocati a casa…

Morale della favola? Ho tolto per sempre il mio primo spot promozionale dalla Rete, promettendo a me stesso che mai più avrei speso il mio tempo libero e la mia laboriosità in avventure dimostratesi prive di qualsiasi costrutto.

Dopo questo lungo racconto dovrebbe essere chiaro cosa si intende per fancazzismo laborioso. Dunque il motto che si adatta perfettamente al mio attuale buen vivir di pensionato è: Fare poche cose e farle male…  ROFL_C~1

Post Scriptum:

Che nessuno, ancorché incuriosito, mi chieda mai di visionare quel mio filmato! 

 Pazzo furioso OcchiolinoSorrisoA bocca aperta

Nicola