Il Lev Tolstoj italiano, ma va là! – di N. Losito

Pubblicato: 05/11/2012 in articolo, cultura, racconto, Società, umorismo
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Della serie: gli scrittori di oggi supereranno i grandi del passato? – 1

Leon_tolstoi

Lev Tolstoj

(Dipinto di Iwan Nikolajewitsch Kramskoj – Tretyakov Gallery – Mosca)

Da qualche tempo la mattina mi alzo depresso e vagolo tutto il giorno per casa come uno zombie: praticamente non riesco a combinare alcunché di proficuo né per la società né per me. E la sera, per farmi coraggio, ripeto sempre lo stesso ritornello: «Passerà… Domani è un altro giorno e, di sicuro, recupererò il tempo perduto!»

Dovete sapere che da circa un mese sto revisionando l’ennesima versione del mio ultimo romanzo e sto avendo un mucchio di difficoltà a portare a termine questa (noiosissima) incombenza. Ingenuamente, pensavo che quanto avevo prodotto con tanta fatica e impegno cerebrale in tre lunghi anni fosse già la versione finale del capolavoro che mi avrebbe consacrato alla posterità come il Nuovo Lev Tolstoj Italiano

Ne ero così convinto che avevo stampato le quindici canoniche copie da inviare alle più prestigiose case editrici nazionali le quali, come sempre, avrebbero fatto fuoco e fiamme per ottenere l’esclusiva della mia seconda fatica letteraria. Da parte mia, avrei avuto solo l’imbarazzo della scelta del migliore offerente.

Che ci crediate o no, io sono una persona sicura di sé e nutro grande considerazione delle mie capacità “scrittorie”, a volte però, colto da umanissimi dubbi, sento il bisogno di  un’immediata conferma della mia bravura e allora, prima di spedire i miei testi in giro per l’Italia, li consegno nelle mani esperte delle mie tre storiche collaboratrici per un’ulteriore e definitiva valutazione. Trattasi di tre amiche di notevole cultura le quali, con insolita e gratuita abnegazione, da quando ho iniziato la mia carriera di scrittore, hanno la missione di far aumentare tramite le opere del mio ingegno il prestigio (di già altissimo) di cui gode la Letteratura Italiana nel mondo. Vi prego, non sorridete! Basta che pensiate non dico all’obsoleto Dante Alighieri o a Alessandro Manzoni, odiato da generazioni di studenti, ma a due grandi autori contemporanei del calibro di Fabio Volo e Federico Moccia…

Mi fido ciecamente di quelle tre signore, in quanto avendo fatto studi universitari dissimili e avendo sensibilità assai diverse, esse rappresentano la più attenta e acculturata fetta del complesso e variegato mondo dei lettori di libri. Questi tre angeli custodi, di regola, danno i seguenti lapidari giudizi ai miei manoscritti:

· Signora n. 1: piuttosto buoni, ma migliorabili.

· Signora n. 2: così così, potresti fare di meglio.

· Signora n. 3: sono una schifezza, devi rivederli daccapo.

Mai che tutte e tre all’unisono mi abbiano detto: «Ok, spedisci!»

Amo follemente le mie tre editor, ma credo che gran parte della mia attuale depressione dipenda dall’eccessiva sincerità delle loro meditate valutazioni.

Revisionare di nuovo un libro che ho finito da anni, che ho già riscritto dieci volte ma che fa ancora storcere a loro il naso, è una palla santissima e, ultimamente, non sono quasi mai nella condizione di spirito giusta per buttare giù il groppone e dedicarmi, anima e corpo, a questa tediosa bisogna.

Stamattina, però, dopo una nottata insonne, spesa a cercare il modo migliore per vincere la mia attuale accidia, mi sono alzato deciso a dare una conclusiva svolta alla mia carriera di scrittore. Dentro di me avevo finalmente trovato le risposte atte a cancellare la depressione che da un mese mi attanaglia il corpo e la mente e a darmi la forza di volontà necessaria per rimettermi al lavoro.

Sono andato in bagno, mi sono lavato, sbarbato, vestito di tutto punto e mi sono recato in cucina, fresco e pimpante, per fare colazione.

Lì mi attendeva mia moglie.

Di norma lei si alza prima di me e difficilmente ha l’occhio spento e il passo strascicante che ho io quasi tutte le mattine. Inoltre capisce sempre al volo se sono in vena di collaborare nelle faccende domestiche o se, invece, necessito di essere lasciato in pace perché, preso da furore creativo, ho urgenza di sedermi nel mio studio a inseguire una sfuggevole vena letteraria.

A volte, però, anche lei si sbaglia a leggere i pensieri che frullano nella mia testa, rinverdendo l’antico adagio: “nessuno è perfetto”, mogli comprese…

«Senti, Nicola – mi fa – oggi devo stirare tonnellate di camicie, vestiti e tovaglie, perciò ho bisogno del tuo aiuto. Vai tu a prendere i giornali, a portare in giro il cane e a fare la spesa al supermercato?»

«Assolutamente no!» avrei voluto gridarle in faccia, pensando al progetto che avevo in mente di revisionare almeno un centinaio delle trecento e passa pagine del mio ultimo capolavoro.

«Certamente, cara!» rispondo, invece.

Ecco perché non diventerò mai il Lev Tolstoj Italiano… 01772D~1

Morale della favola

Avete notato com’è facile (e persino spiritoso) dare la colpa delle mie difficoltà alle amiche editor o alla moglie? A completare il quadro manca che parli della scarsità del tempo a disposizione, ma questo sarebbe stato davvero troppo, visto che sono in pensione da cinque anni e sono libero di fare ciò che voglio…

In realtà per poter aspirare al successo letterario, oltre a una naturale predisposizione e una volontà di ferro bisogna avere qualcosa in più: occorre quel misterioso “quid” che solo pochi eletti ricevono in dono dal buon Dio.

Quindi perché mi arrabbio o mi demoralizzo se, arrivato alla decima versione, il mio secondo romanzo non funziona ancora?

Nicola

P.S.

Domanda: «Le mie chance di successo letterario aumenterebbero se mi facessi crescere la barba alla maniera del grande scrittore russo di cui sopra?»

ROFL_C~1

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commenti
  1. Rosanna ha detto:

    Faccio parte della gente “comune”, non so rispondere ai tuoi quesiti, posso solo farti sapere che mi piace molto come scrivi, ovviamente, quindi, come esponi i tuoi pensieri. Ti leggo sempre con curiosità. Un abbraccio a te e a Chicca

    • Nicola Losito ha detto:

      La gente comune è molto importante perché rappresenta la stragrande maggioranza di coloro che leggono libri e che possono fare la fortuna di autori poco conosciuti. Non proccuparti se non sai rispondere alle mie domande, in genere i miei sono quesiti spiritosi e che si aspettano risposte altrettanto spiritose. Anche se si tratta di problemi seri, volendo, si possono affrontare con un pizzico di leggerezza. Il fatto che i miei post t’incuriosiscano è già un gran bel complimento.
      Grazie.
      Nicola

  2. Sissa ha detto:

    Sai, Nicola, cosa mi viene in mente? Se ci si muove in macchina in dintorni non proprio noti, è difficile perdersi se si seguono le strade principali (chessò io, le statali, le provinciali eccetera) Ad ogni eventuale crocicchio in qualche modo misterioso si conosce quella che è la strada principale sulla quale restare. Se dovessimo descriverla non avremmo elementi oggettivi per definirla ma sappiamo che quella è la strada principale da percorrere fino alla meta e che la direzione non può essere che quella. E’ una sorta di istinto che guida, non la conoscenza.
    Ecco quindi che cosa è successo, secondo me, con questo tuo romanzo: non avendo tu le idee ben chiare e mettendo molta, tantissima carne al fuoco, ognuna delle tue editor-consulenti vede un sottofondo diverso e dà indicazioni per spingere in quella direzione, che tu non conosci e che ti inguaia con il prima, il dopo e il durante, confonde i personaggi e via via dicendo.
    Ecco perciò il mio suggerimento (e lo so che devo andarci a quel paese, non ti preoccupare: ci sono già stata e non mi perdo più): DECIDI TU di cosa vuoi parlare, raccontando quella storia e solo quella. Togli tutto il superlfuo ed eventualmente aggiungilo dopo, quando hai scelto la direzione e la meta. Perchè in un romanzo ogni pensiero deve essere un indizio in un’unica direzione e ogni parola deve essere congruente alla meta.
    Non serve a nulla deprimersi, se non buttar giù questi divertentissimi post, molto ben fatti, divertenti, leggeri ma non troppo, importanti e VERISSIMI! Non affidarti al noto taglia e incolla per smontare e rimontare il testo soltanto perchè ti piacciono delle frasi o dei pensieri che hai già scritto. Quelli potranno essere inseriti alla fine, eventualmente. Forza, da capo.
    Ciao
    Sissa

    • Nicola Losito ha detto:

      Come sempre i tuoi commenti sono più interessanti dei miei post. Ciò che proponi non è facile da realizzare, ci vorrebbe uno spirito critico e una volontà che io non posseggo. Da artigiano della scrittura cerco di fare del mio meglio e, anche mettendocela tutta, so in partenza che sarà difficile accontentare i mille palati diversi di chi si prende la briga di affrontare i miei testi. Dire che sono depresso era un’esagerazione che mi serviva per raccontare una storiella famigliare spero spiritosa e per sottolineare che è facile scrivere di getto mentre è difficilissimo tirare i remi in barca per dare un senso compiuto a ciò che si voleva davvero raccontare.
      Comunque non mi hai detto se devo farmi crescere la barba… ahhahahha
      Ciao
      Nicola

  3. oissela ha detto:

    Fatti prendere dal dubbio che le tre Signore siano troppo buone o che almeno una di esse
    sia un’insegnante. Secondo punto, se non ti leggi Oissela o Céline, non avrai punti di riferimento
    universali e i problemi sono due: Oissela non ha mai scritto sulla carta, mentre Céline è ancora
    censurato. Tolstoi si batteva per una poesia che fosse comprensibile alle massa e poi…
    nonostante i suoi chilometrici lavori, sosteneva che scrivere è facile, ma il difficile è
    cancellare. Nicola, ti voglio bene, ma la battuta si impone, poi ricordati che la lapidazione
    di Oissela è comunque reato: E se la barba la facessimo crescere ai lettori?
    Scherzi a parte, io credo di aver letto tutta la storia relativa all’anziana zia e alla casetta*
    in quel del pavese e dell’altra sulla costa della Versilia.
    Un buon lavoro, da scorciare e rendere più agile.
    UN ABBRACCIO.
    Alessio

    • Nicola Losito ha detto:

      Sei un indovino? In effetti le tre Signore sono troppo buone con me e una è davvero un’insegnante, ma non ti dico qual’è delle tre…
      Hai ragione anche sulla questione della barba: qualcuno dice che sono noioso e che devo cambiare mestiere… Ma tant’è.
      La versione che tu hai letto a suo tempo in un certo sito letterario da cui sono stato cacciato era la versione n. 3. Molta acqua è passata sotto i ponti da allora. Moltissime modifiche, aggiunte, cancellazioni sono state eseguite su quel testo. Pare che la decima ripassata abbia portato a miglioramenti sensibili, ma manca ancora qualche piccola/grande aggiustata e poi potrò dire la parola fine.
      Per questa volta non lapiderò un amico che ha avuto a suo tempo la bontà di leggere a puntate le avventure di un’anziana zia, molto simpatica anche se un po’ stramba e che mi ha regalato alcune importanti dritte su come procedere.
      Contraccambio l’abbraccio.
      Nicola

  4. AURELIA ha detto:

    Io non sono all’altezza di giudicare ma comunque per me sei bravissimo.

    • Nicola Losito ha detto:

      Anche per te è valida la risposta che ho dato a Rosanna. Forse hai esagerato un pochino nei complimenti, ma sappi che quelli fanno sempre piacere. Spero di non deluderti con i futuri post.
      Grazie.
      Nicola

  5. Teresa ha detto:

    Ciao! vai benissimo così …se il successo arriva, bene, non è necessario inseguirlo!

    • Nicola Losito ha detto:

      Hai ragione! Oltretutto il successo corre così veloce che non riuscirei mai a raggiungerlo, anche se adesso faccio ginnastica tutte le mattine… ahahahah
      Un cordiale saluto.
      Nicola

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