7 Maggio 2012, Lunedì.

Questo è il settimo giorno di permanenza in Russia ed è anche il secondo giorno che ci troviamo a San Pietroburgo. Il programma prevede una gita a una località distante una trentina di chilometri dalla città, una località nota nel mondo come il villaggio degli Zar: Tsarskoe Selo, oggi chiamata semplicemente Puskin perché il grande poeta, romanziere, commediografo, saggista (e chi più ne ha più ne metta) russo ha soggiornato lì per qualche tempo.

TsarskoeSeloStatuaPuskin

Puskin

Puskin, infatti, a dodici anni ha frequentato il liceo proprio a Tsarskoe Selo e per questo molti luoghi e palazzi della cittadina che andremo a visitare portano il suo nome, cosicché spesso è difficile raccapezzarsi. Su internet c’è scritto di tutto e il contrario di tutto: tanto per darvi un’idea, il grande palazzo che molti indicano come il Palazzo di Caterina viene spesso citato come il Palazzo di Puskin o residenza di Puskin e così si genera un’enorme confusione. Io mi atterrò alla versione più accreditata, cioè darò a Caterina ciò che è di Caterina, senza per nulla sminuire la grandezza di Puskin, padre indiscusso della letteratura russa.

A parte queste complicazioni sui nomi dei luoghi, oggi qualcos’altro è andato storto: la memoria della videocamera ha fatto i capricci e non ha memorizzato gran parte delle riprese della giornata: il guaio è che me ne sono accorto solo al mio ritorno in Italia. Questo ha comportato un lavoro immane per reperire le immagini utili a documentare uno dei luoghi più belli che ho visitato in Russia e, infine, il filmato che sono riuscito a recuperare via software dalla mia videocamera è risultato a bassa risoluzione.

Per fortuna ho un buon carattere e tanta pazienza e così mi sono tirato su le maniche e, in qualche maniera, (spero apprezzabile) sono riuscito a portare a termine anche il resoconto filmato del penultimo giorno che abbiamo passato in Russia.

Viste le nuvole minacciose che sovrastano San Pietroburgo c’è rischio di pioggia ma, contrariamente alle previsioni, nessuna goccia d’acqua disturberà la nostra visita al famoso villaggio degli zar. Con il bus ci mettiamo circa una mezz’ora a raggiungere Tsarskoe Selo. È presto e dobbiamo aspettare una decina di minuti davanti alla splendida Porta d’Oro che ci divide dal Palazzo imperiale di Caterina.

CIMG1403

Porta d’Oro

L’edificio in stille rococò, lungo più di 300 metri, fu progettato dall’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli nel 1752 per conto della Zarina Elisabetta che lo fece costruire in onore della madre Caterina I, proprietaria della grande tenuta circostante. Ma a renderlo sfarzoso, cioè degno di uno zar, ci pensò Caterina la Grande che chiamò a corte l’architetto scozzese Charles Cameron che riprogettò parte degli interni barocchi, i bagni tradizionali russi caldi e freddi, le Sale d’agata, la cosiddetta Galleria Cameron. (Notizie tratte dalla guida Mondadori di San Pietroburgo).

TsarskoeSeloPalazzoCaterina2

Palazzo di Caterina

Questo palazzo fu praticamente distrutto durante l’ultima guerra, ma è stato ricostruito e riportato all’antico splendore. Alcune parti sono ancora in via di ristrutturazione, ma presto tutto il complesso di abitazioni e il vasto parco con i tanti laghetti saranno visitabili. Dalle foto che ho inserito nel sesto filmato potrete rendervi conto dello sfarzo della Sala del trono del Rastrelli con gli specchi che ne aumentano a dismisura la profondità e potrete stupirvi davanti all’originale infilata delle porte (sempre del Rastrelli) che permette all’occhio di raggiungere in un sol sguardo molte delle stanze del palazzo. Che dire poi della magnifica Stanza d’ambra? Si racconta che è stata smontata pezzo a pezzo dai tedeschi prima della fine della guerra ed è scomparsa nel nulla (forse oggi è nascosta in qualche misterioso caveau a godimento di un ricco mercante d’arte), ma i russi l’hanno ricostruita tal quale ed ora la possiamo ammirare di nuovo tutti.

Permettetemi ora una banale osservazione personale.

Visitando le diverse sale del palazzo di Caterina si rimane col fiato sospeso, tanta è la bellezza e la ricchezza che ci circonda. Ma se mettiamo in funzione l’occhio critico della mente viene spontaneo domandarsi se siano stati davvero lungimiranti gli zar russi, i re francesi, inglesi, italiani eccetera, facendo a gara nel realizzare il palazzo più bello, la residenza più sfarzosa non badando a spese ma, soprattutto, disinteressandosi del popolo che non aveva nemmeno il minimo per vivere…

Ecco, girando tra quelle splendide sale, dove la mania di grandezza dei sovrani si è scatenata al massimo, si capisce perché a un certo punto i popoli si siano ribellati e siano scoppiate le tante rivoluzioni che hanno seppellito re e regine e cambiato la faccia del mondo.

Che poi queste rivoluzioni popolari abbiano realizzato un effettivo miglioramento delle condizioni della povera gente è tutto da dimostrare, ma questo è un discorso che esula dallo spirito di questo blog, dichiaratamente apolitico.

Chiusa parentesi.

Finita la visita del palazzo imperiale ci siamo avventurati nel grande parco circostante. Qui tra laghetti e stagni piccoli e grandi, tra ponticelli da cartolina illustrata, tra piante d’alto fusto, fontane, statue, ci sono padiglioni di grande pregio architettonico con viste da mozzafiato. Tra queste il Padiglione della Grotta e l’Ermitage meritano una doverosa sosta e tantissime foto ricordo.

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Padiglione della grotta (detto anche Sala Mattutina)

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Ermitage

A visitare tutto il complesso ci vorrebbero diversi giorni, ma nel programma c’è scritto che ci si fermi solo poche ore. Dopo il solito e ottimo pranzo torneremo a San Pietroburgo dove ci aspetta un tour della città in battello.

Su questa gita sulla Neva e sui tanti canali della città c’è ben poco da raccontare, basta guardare il filmato numero 6 per rendersi conto come San Pietroburgo si possa vantare del titolo di “Venezia del Baltico”.

Simpaticamente abbiamo adottato due ragazzi che ci hanno seguito durante tutto il tragitto correndo al trotto in perfetto sincrono col battello, arrivando sempre primi sopra le decine di ponti che abbiamo incontrato, entrambi pronti a salutarci con ampi gesti della mano. Il tour è durato più di un’ora eppure al termine del viaggio i due baldi giovani erano freschi come una rosa e ben disponibili ad accettare i rubli che gli abbiamo allungato. Un bel modo, questo, di guadagnarsi la giornata, mantenendo un’invidiabile forma fisica!

Alla prossima… e ultima puntata.

Nicola

P.S. Alcune immagini le ho scaricate da Internet e sono di proprietà dei vari fotografi sconosciuti a cui va il mio sentito grazie.

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commenti
  1. sissa ha detto:

    Bello! Divertente la corsa…. Ecco, vedi: correndo al trotto. Io me li immaginavo veramente a cavallo! Gran bel posto. ciao. Dicci dove ci porterai in vacanza quest’anno!!!!!

    • Nicola Losito ha detto:

      In linea di massima, sempre che la situazione in Medio Oriente non precipiti, l’idea sarebbe quella di visitare la Turchia.
      Grazie per la costanza della tua presenza.
      Nicola

  2. anna maria liuzzi ha detto:

    caro Nicola,
    mi ero persa molto del tuo viaggio in Russia, oggi ho piacevolmente recuperato.
    conto di andare a San pietroburgo la prossima primavera-estate, non mi basta più inseguire i capolavori prestati dall’Ermitage alla Spagna e all’italia per le varie mostre, desidero vedere tutto il resto…
    amo l’arte, per me è importante quasi quanto l’aria e il cibo e quindi è spesso al centro dei miei miei discorsi. amo l’arte, ma sono consapevole da sempre che è in stretto rapporto con lo sfruttamento delle popolazioni, soprattutto passate, e questo a volte mi provoca un certo turbamento davanti ai capolavori. odio le guerre, amo le rivoluzioni solo di tipo culturale, non amo ad esempio quella francese, ultra violenta e assassina; odio le dittature. ma sopra ogni cosa odio l’ingiustizia sociale. sono contenta che il mio caro amico Nicola abbia saputo riconoscerla, paradossalmente, nella straripante bellezza dell’ARTE.
    se ti fai un giro in Sicilia, anche nel più sperduto entroterra, vedi antichi palazzi degni di re, degni di essere salvati dallo sfacelo a cui sono destinati, e questo perché finalmente i latifondisti sono stati costretti a togliere dalle schiene dei popolani le cannucce da cui succhiavano sangue e fatica. scusa l’immagine truculenta, ma mi conosci ormai…
    grazie!
    annamaria

    • Nicola Losito ha detto:

      Cara Annamaria,
      ti ringrazio per il commento e per avere saputo cogliere il messaggio che ho messo tra le righe del reportage che illustra lo splendido viaggio in Russia che ormai volge al termine. Quando si osserva un capolavoro del passato spesso prescindiamo dalla maniera in cui è stato realizzato, eppure non sarebbe male se ogni tanto ci soffermassimo a pensare a quante vite umane sono state sacrificate per ottenerlo…
      Un cordiale saluto.
      Nicola

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