Il favolista di Kari Hotakainen

Pubblicato: 25/03/2013 in Appunti di scrittura, Libri, racconto, Romanzo, Società
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Kari Hotakainen

Come promesso, oggi vi presento un altro capitolo del libro dello scrittore finlandese Kari Hotakainen: Un pezzo d’uomo, edito da Iperborea. Quest’autore mi ha convinto perché ha saputo conciliare, nel suo mondo narrativo, semplicità di scrittura e profondità di pensiero. So che ha scritto altri due romanzi, (Colpi al cuore, Via della Trincea) pubblicati in Italia sempre da Iperborea: penso che li cercherò in libreria per avere una conferma della sua bravura. Come sempre lascio a chi legge piena libertà di giudizio: sono consapevole, infatti, che ciò che piace a me può non piacere ad altri. Tanto consapevole che arrivo al punto di confessarvi che un caro amico è arrivato a dirmi, in privata sede, che il racconto dell’altra settimana, “La venditrice”, era una cagata pazzesca. Ovvio che quel giudizio così tranciante gliel’ho contestato con pari durezza, d’altro canto so bene che… sui gusti personali in letteratura è difficile trovare dei punti d’incontro. La scelta di estrapolare dal libro questi due particolari capitoli l’ho fatta in base alla filosofia con cui porto avanti il mio blog e anche tenendo conto della comunanza di interessi della maggioranza degli amici/amiche a cui i miei pensieri e le mie divagazioni sono rivolti. Chi mi segue con una certa costanza ama viaggiare, ha come me l’hobby della lettura, si diverte con i fumetti d’autore e spesso si cimenta nella scrittura di racconti, poesie e, non ultimo, qualcuno ha già pubblicato romanzi o saggi. Di regola i libri che propongo sono piaciuti a me, ma – sia chiaro – questo non vuol dire che siano dei capolavori assoluti e indiscutibili. Ok?  

Buona lettura!

IL FAVOLISTA

Lo scrittore tornò a casa, trascrisse quanto aveva registrato, diede una scorsa agli appunti e cominciò a imbastire una storia. Sapeva che il compito era difficile, ma non impossibile. Vi inglobò tutto quello che conosceva del mondo e anche tutto quello che solo presentiva.

Tirò fuori un grande foglio di carta e vi disegnò sopra Salme, Paavo e i figli Helena, Pekka e Maija. Attorno a loro tracciò un ampio cerchio che etichettò come «società». All’interno aggiunse dieci x, a indicare i fattori sconosciuti che influenzano sempre la vita di ciascuno.

Poi si concentrò. Chiuse gli occhi e pensò alla sua propria vita. Era piccola e insignificante, non gli era mai successo granché. Decise comunque di introdurne una parte nella storia, e fu in questa disposizione d’animo che scrisse una lettera alla persona che gli aveva ceduto la sua di vita.

Gentile signora Malmikunnas,

il ricordo del nostro ultimo incontro continua ad assillarmi. Non avevo nessuna intenzione di offenderla, anche se sono certo di averlo fatto. Le chiedo scusa. Il mio è un mestiere difficile, mi trovo a servire contemporaneamente la verità e la finzione. Forse non lo capirà, ma per me sono gemelle. Si guardano tra loro in cagnesco e si evitano, ma l’una non può vivere senza l’altra.

Quando mi ha venduto la sua vita, senza dubbio non le ho spiegato con sufficiente chiarezza che ne avrei dato la mia versione. La sua verità è la sua, la mia sarà quella dei lettori, sempre che il libro venga pubblicato. In caso contrario, la sua resterà l’unica in vigore.

Ma c’é qualcosa che ci unisce. Lei ha bisogno di denaro per una faccenda importante, io ho bisogno di questo libro. Senza, sparirei, non sarei più niente. Lei penserà che non sarebbe una grande perdita, ma nella mia professione funziona così, uno scrittore esiste solo attraverso i suoi libri.

Durante i nostri incontri l’ho vista perdere le staffe più di una volta. Il punto è che abbiamo concezioni diverse della letteratura. O meglio, mi scusi, è che lei non ne ha nessuna. Crede che scrivere un libro significhi semplicemente riportare su carta tutto ciò che uno ha visto e vissuto. Con questo metodo i libri sarebbero in generale piuttosto grossi e illeggibili. Ma conto che quando leggerà il romanzo basato sulla sua vita, capirà cosa intendo. Nella lettera precedente ho usato l’esempio del cigno selvatico per cercare di spiegare quanti punti di vista bisogna tenere in considerazione per soddisfare sia il lettore sia lo stesso cigno.

Questa volta prenderei a esempio il maiale. Noi lo vediamo nella porcilaia insieme ad altri della sua specie. Grugnisce, fruga con il muso, scava nella terra, destando in noi impressioni forti. Dovendo raccontarne la storia, partirei dal principio che si trovi lì per noi, che lo ammazzeremo e mangeremo tra non molto. È da tale prospettiva che lo descriverei, guardandolo con simpatia.

Questo é il punto di vista dell’uomo. Quello del maiale è diverso.

Non conosciamo i suoi pensieri, ma immagino che viva nel presente senza curarsi dell’avvenire. Scosta chi gli si para davanti, cerca di aprirsi un varco per raggiungere il trogolo o per zampettare per suo conto. La vista di un uccello fuori, nel cortile, potrebbe renderlo invidioso. Chissà. Vallo a sapere. Magari lo prende per un’allucinazione, credendo che al mondo non esistano altri che lui e il suo padrone. Il maiale non ha memoria del giorno prima e non pensa al futuro, eppure ha come un presentimento quando vede avvicinarsi uomini in tute di gomma. Ha paura, e a ragione, perché presto lo abbatteranno con una scarica elettrica.

Poi c’è il punto di vista del bambino. Che nel maiale vede il Natale, ma non il suo cammino fino alla tavola imbandita. Per lui si tratta di un tenero animaletto, lo chiama porcellino. I porcellini sono pure diventati protagonisti di qualche film, perché gli adulti rivedono in loro la propria infanzia. Anche i libri per bambini sono pieni di quei musoni rotondi con i buchi.

Abbiamo dunque tre punti di vista sulla vita del maiale. Se scrivessimo la sua storia solo dalla prospettiva dell’animale, risulterebbe scarna e poco credibile. Se il mio libro avrà buon esito, nella porcilaia si troveranno la scrofa e il verro, e i loro piccoli, cioè i porcellini, saranno già partiti per la loro strada, cercando di cavarsela e di evitare di finire al macello. La vita di un suino è cambiata a tal punto rispetto al passato che scrofa e verro fanno fatica a star dietro a tutte le peripezie dei loro piccoli. Poi a uno capita una brutta disgrazia (le ricordo, signora Malmikunnas, che parlo metaforicamente, è ovvio che non la considero una scrofa, sto solo cercando di far capire le mie intenzioni attraverso una favola), ma fortunatamente gli altri porcellini accorrono a salvarlo, con l’aiuto di una scimmia…

E così di seguito.

Se riuscirò nel mio intento, la sua vita sarà intensa e accattivante, capace di interessare altre persone oltre ai frequentatori abituali della porcilaia.

Suo S.

Quattro giorni dopo lo scrittore ricevette da Salme Malmikunnas due cartoline, una con un paesaggio autunnale e l’altra con un paesaggio lacustre. Il testo cominciava su una e finiva sull’altra.

Caro scrittore,

sono insieme a Helena in un bel posto e non ho la minima voglia di discutere di questioni spiacevoli. Tra parentesi, lei li mangia i frutti di bosco? La natura ci fornisce continui stimoli per vivere meglio. Mirtilli blu e rossi, bacche d’olivello spinoso e tutto il resto. Io e Paavo ne mangiamo tutti i giorni. Ci pensi. E poi ho una richiesta. Quando

(continua dietro il Iago, scusi, una cartolina non basta)

il romanzo uscirà, può dire alla fiera del libro, e ovunque sarà presentato, che é tutto frutto d’invenzione? Potrei anche pagare qualcosa per questo servizio, dato che abbiamo venduto la nostra vecchia macchina. È estremamente importante per me. Lo sapeva, poi, che le bacche d’olivello spinoso contengono quasi tutte le vitamine di cui abbiamo bisogno?

Salme

Prima di darvi appuntamento alla prossima settimana, una breve osservazione sul testo che avete appena finito di leggere: chi scrive già o chi intende iniziare a farlo può trovare nel “favolista” validi suggerimenti per creare o modificare con intelligenza il proprio mondo narrativo. Non vi pare?

Alla prossima!

Nicola

 

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commenti
  1. anna maria liuzzi ha detto:

    hai ragione, sembra quasi un testo propedeutico alla scrittura.
    ti auguro una Buona Pasqua, nell’attesa di leggere il terzo capitolo: mi sembra troppo buona salme, nella sua risposta….
    ciao!
    annamaria

    • Nicola Losito ha detto:

      Salme è buona d’animo, ma per nulla accomodante. Dice, senza peli sulla lingua, tutto ciò che pensa dei figli, del marito e delle persone che incontra sul suo cammino. Salvo poi spedire a ciascuno di loro delle brevi cartoline col solo scopo di allentare la tensione fra lei e il malcapitato/a a cui lei ha pestato i piedi o, viceversa. Il libro affronta, capitolo per capitolo, vita, morte e miracoli di ogni personaggio citato, e spiegherà anche perché il marito ha smesso completamente di parlare. Alla fine il marito tornerà a parlare ma solo dopo che alcuni suoi amici avranno compiuto un’azione davvero terribile su una certa persona. Ovvio che non posso dire di più, altrimenti tradirei chi è intenzionato a leggere Un pezzo d’uomo. Posso solo dire che il finale mi ha molto turbato.
      Buona Pasqua anche a te e alla tua famiglia.
      Nicola

  2. sissa ha detto:

    Secondo me è proprio un testo propedeutico alla scrittura.
    Ecco perchè sostenevo che la venditrice finge di rifiutare il romanzo, ma in realtà ne è un elemento fondante e sostanziale! Già che ci sono, riprendo anche una specie di polemichina riguardo al precedente post. Secondo me la copertina ricorda Escher ma solo molto alla lontana: questa è solo irrazionale, quello è perfettamente geometrico e attraverso l’ossessione verso la perfezione trasforma i suoi oggetti e le sue prospettive, facendoli diventare altro. – Cosa che avviene con la scrittura della vita della anziana donna: assiomi e teoremi geometrici perfetti!!!
    Quando si racconta una vita, anche le persone che conosciamo, che ci ispirano vengono trasformate in personaggi e perdono la loro qualità di persona. E’ inevitabile! Ma non è un male: per la riuscita del libro occorre trasformarsi in questo modo, altrimenti il romanzo non sta in piedi!!!
    E’ un modo molto interessante di procedere, ovviamente, e ti ringrazio della segnalazione. Spero che oltre ai mascherati consigli di scrittura vi siano anche altri contenuti, però. Ma conoscendoti immagino proprio di sì: non saresti capace di scegliere un libro “vuoto”!!!!
    sis

  3. Nicola Losito ha detto:

    Questo capitolo, come il precedente, La venditrice, sono gli unici due in cui Hotakainen parla di scrittura e del metodo che uno scrittore senza idee ha usato per raccontare ai futuri lettori la storia di Salme e dei suoi figli: è costretto a fare queste precisazioni visto che Salme odia gli scrittori di romanzi considerati da lei alla stregua di contaballe, tutti alla ricerca di storie originali da dare in pasto al pubblico e che scrivono unicamente per dare un senso alla propria vita vuota…
    Ciò detto, lo scrittore esce di scena e sul palco entrano i personaggi, pirandellianamente, a raccontare le loro vicende umane attraverso le parole di una donna anziana reinterpretate per renderle fruibile da tutti. Si scopre così come vive la gente di un paese molto lontano da noi ma che ha abitudini e vizi e molto simili ai nostri; un luogo dove “sistemare” certe cose è vista come una buona azione, mentre in realtà si tratta di un’atroce vendetta. Secondo me è un libro da leggere, che poi piaccia anche a te è tutto da vedere…
    Nicola

  4. Veronica Adriani ha detto:

    Non conosco questo libro, ma ammetto che sono incuriosita. Ci farò un pensiero non appena avrò finito la mensola piena di libri ancora da leggere! 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Non dirlo a me: anch’io ho pacchi di libri ancora da leggere! Ogni volta che ne finisco uno a fatica faccio la scelta del successivo: a volte mi faccio attrarre dalla copertina, a volte dal nome dell’autore… Di solito lascio per ultimo quello che presumo sarà il più bello. Spesso sbagliando grossolanamente… ahahahah
      Nicola

  5. oissela ha detto:

    Modificare con intelligenza il proprio mondo narrativo?
    (Discorso sul Metodo) Nicola, permettimelo, ma con quale intelligenza? La propria o quella degli altri? Concordo con il nostro vecchio amico Renato( Je pense, donc, je suis)
    Ognuno di noi pensa di averne tanta e poi tanta che non solo è sufficiente, ma di poterne distribuire in grande quantità anche agli altri.
    Modificare il proprio mondo narrativo, (ma il discorso è complesso e meriterebbe più spazio)
    significa tradire una parte importante di sé stessi e non mi pare una buona soluzione.
    Buone Festività e dolci con oculatezza.
    Un abbraccio.Oissela

    • Nicola Losito ha detto:

      La fretta di concludere il post mi ha impedito di chiarire meglio il mio pensiero. Ognuno di noi dopo vari tentativi fatti a caso finisce per trovare il proprio mondo narrativo, cioè la condizione in cui può trasformare con più sicurezza e facilità il proprio pensiero in parole scritte. Sicurezza e facilità di scrittura però non significano l’ottimo in assoluto per narrare le proprie storie. Chi mi dice che il punto di vista che scelgo di solito sia quello migliore per soddisfare chi si prende la briga di leggere i miei testi? Passare dalla prima persona alla terza, ad esempio, possono modificare in meglio (o in peggio) un racconto. Il bello della scrittura sta anche nel provare alternative diverse al proprio modo naturale di esprimersi. In questo senso parlavo di “modifica intelligente” del proprio mondo narrativo.
      Buona Pasqua a te e famiglia.
      Nicola

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