L’Italia che mi affascinava – di Giunio Melogli

Pubblicato: 20/05/2013 in cultura, memoria, racconto, Società
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ristorante4vecchio

Albergo Ristorante Tre Re

Quando lavoravo in uno stabilimento chimico molto lontano da dove abitavo e molto vicino a un famoso santuario, avevo fatto una convezione con un ristorante per il pranzo di mezzogiorno per poche lire al mese.

Si notava subito che l’albergo aveva conosciuto tempi migliori: ma l’epoca dei grandi pellegrinaggi era finita e santuari più di moda avevano ridotto moltissimo la clientela. Le camere, ormai utilizzate solo come foresteria per i visitatori dello stabilimento, erano quasi sempre libere, in sala sempre solo tre o quattro persone; tuttavia la classe e la professionalità di chi ci lavorava erano di altissimo livello e i proprietari, una famiglia di albergatori, avevano mantenuto la loro signorilità e il loro decoro.

Io di solito, arrivavo alle 12,30 mettendo la macchina nel cortile di quella che sembrava dall’esterno una grande casa colonica disabitata.

Entravo e il proprietario mi veniva incontro cerimoniosamente e mi accompagnava al solito tavolo.

La sala da pranzo era molto grande e arredata con sobrietà. Accanto alle pareti, ricoperte con pannelli di legno scuro, si trovavano dei canterani e due grandi credenze contenenti l’occorrente per apparecchiare una ventina di tavoli.

Una volta che mi ero seduto, il proprietario andava a prendere il menù del giorno e me lo leggeva partendo dagli antipasti. Io ascoltavo, assentendo ogni tanto, quel lungo elenco di leccornie. A un certo punto leggeva con voce appena più alta: “Zampetti di maiale con salsa verde”. Poi si fermava un attimo senza alzare gli occhi dalla lista e talvolta sussurrava, come parlando fra di sé: “Molto buoni”; quindi continuava la lettura fino alla fine dell’elenco. Io aspettavo qualche istante pensieroso, poi ordinavo “zampetti di maiale con salsa verde” e un bicchiere di acqua, l’albergatore faceva un leggero inchino, talvolta aggiungeva a bassa voce: “Ottima scelta, dottore”.

La stessa cosa capitava con la polenta, con le zampe di gallina o con la trippa…

Nell’altro lato della sala, la moglie dell’albergatore, una donna minuta con i capelli bianchi raccolti, vestita di nero, affiancata dalle sue due graziose figliole, modestamente vestite, sedute a un tavolo mangiavano “zampetti di maiale con salsa verde”, o polenta o zampe di gallina o trippa. Ogni tanto parlavano sommessamente. Meno di un brusio.

L’albergatore mi serviva, poi raggiungeva la famiglia al tavolo per mangiare con loro. Io, finito di pranzare, mi alzavo avviandomi verso la porta. Le due ragazze mi salutavano con un leggero cenno del capo e un sorriso.

Questa era l’Italia che mi affascinava.

Copyrights © by Giunio Melogli 3.2.1936

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commenti
  1. in fondo al cuore ha detto:

    Hai ragione….un bell’ambiente e soprattutto una bella atmosfera che invita a ritornare!
    Buon inizio settimana!

    • Nicola Losito ha detto:

      Irresistibile la figura dell’albergatore furbetto che con sapienza, usando semplicemente il tono della voce, conduce il cliente a scegliere un certo piatto che, forse, è anche l’unica cosa decente che il ristorante può offrire…
      Grazie e buona settimana anche a te.
      Nicola

  2. Sissa ha detto:

    Sì, il passato ha un profumo di caldo e dolce…
    Fosse così anche il presente!!!
    Bello davvero…
    Sis

    • Nicola Losito ha detto:

      Il passato, rispetto al presente, ha un vantaggio: la forza e il calore del ricordo che impreziosisce anche il più piccolo degli avvenimenti che abbiamo vissuto e apprezzato.
      Nicola

  3. tramedipensieri ha detto:

    Sublime…l’albergatore, furbo con-tatto!

    grazie Nicola di aver condiviso questo bel ricordo
    buona giornata
    .marta

    • Nicola Losito ha detto:

      Dallo scritto traspare una simpatia umana tra albergatore e cliente. Certo c’è un pizzico di furbizia nell’uomo, ma certamente nella dignità di portamento e nel modo in cui lui parla al cliente non c’è dolo. Anche l’albergatore e la sua famiglia mangiano quel piatto “consigliato” con un tono di voce solo leggermente diverso e con una magistrale pausa…
      Mi associo ai tuoi complimenti per l’autore di questo breve ma intenso racconto.
      Nicola

  4. Giusyna ha detto:

    Che bel quadro sereno, hai dipinto. Grazie 🙂

  5. anna maria liuzzi ha detto:

    ci sono persone che sanno mantenere alta la dignità del proprio ruolo anche nelle difficoltà: l’albergatore ne è un esempio.
    grazie, nicola, della scelta della settimana; è un racconto delicato, vivido, e, soprattutto, di grande sensibilità. mi è piaciuto molto!
    a presto…
    annamaria

    • Nicola Losito ha detto:

      Questo breve racconto ha fatto su di me, sin dalla prima e veloce lettura, lo stesso effetto che hai così bene espresso nel tuo commento. Poi, nel rileggerlo, è possibile scoprire tante altre piccole ma importanti finezze. Un vero gioiellino.
      Nicola

  6. harleyquinn86 ha detto:

    Che bella rappresentazione! Che risate!
    Difficile sottrarsi alla forza della pubblicità, soprattutto quando è subliminale. Ihih 😀

    Ex Farfalla Impazzita (ho aperto un nuovo blog perché il vecchio “Confessioni Anonime” rischiava di perdere l’anonimato)

  7. stanlaurel ha detto:

    Sigh, come mi manca tutto questo. Bello scorcio di tempo.

    • Nicola Losito ha detto:

      Noto con piacere che anche tu hai colto l’atmosfera che si respirava anni fa in Italia. Oggi non è più così, anche se sono sicuro che in qualche paesino sperduto del nostro bel paese certi personaggi esistano ancora.
      Nicola

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