4 Maggio 2013, Sabato – Turchia, Cappadocia.

Il nostro viaggio alla scoperta della Cappadocia riprende con un’accurata visita al Caravan Serraglio di Saruhan, costruito nel 1249 sulla Via della Seta e ancora in buone condizioni, oggigiorno. L’antica costruzione è a Nevşehir, capitale di uno degli otto distretti della Turchia.

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La struttura, in parte restaurata, si caratterizza per un ampio cortile a portici con parecchie sale e con al centro una bella fontana. In fondo c’è un’immensa sala che anticamente era usata come stalla per gli animali dei viandanti (commercianti) che sostavano lì prima di riprendere il loro cammino verso le varie città dell’Anatolia.

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Interno CaravanSerraglio

Gli storici affermano che nell’antica Anatolia, sulla Via della Seta, esistevano più di 120 caravan serragli (uno ogni otto ore di cammino di un cammello): praticamente funzionavano come una rete di alberghi destinati alla sosta e al riposo dei viaggiatori e dei loro animali carichi di merce.

Terminata la visita, risaliamo sul bus e, durante il percorso, ci imbattiamo in altri interessanti quanto misteriosi scorci della Cappadocia:

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Cappadocia

Il blogger Adriano Cioci descrive così la Cappadocia:

L’ambiente lunare, particolarmente visibile nel triangolo che ha i vertici nelle località di Nevşehir, Avanos e Urgup, è quanto di più originale, fantastico e attraente si possa trovare. Qui le conformazioni di tufo calcareo sono state plasmate nel tempo dando vita a una serie infinita di monumenti rocciosi dalle forme e colorazione variegate. Cilindri e coni in “colonia” o isolati spuntano dal terreno elevandosi anche per decine di metri, assumendo ventagli di cromie che vanno dal grigio al giallo, dall’ocra al rosso. Lo spettacolo si fa magnifico in alcune ore del giorno per la presenza di luce particolare. Molti di questi pinnacoli sono stati scavati al loro interno e usufruiti come abitazioni già dal IV secolo a.C., alcune delle quali ancora usate oggi.

La nostra successiva tappa è la zona delle Chiese Rupestri nella Valle di Göreme, un autentico museo all’aria aperta:

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Chiesa Rupestre

Si tratta, come si vede dalle foto, di resti di una comunità monastica costituita da diverse chiese, cappelle e monasteri bizantini scavati nella roccia vulcanica da monaci ortodossi cristiani e costellati da magnifiche decorazioni e pitture murali.

Arriviamo così a mezzogiorno: stanchi e affamati (dovete sapere che siamo su un altipiano che in alcuni punti arriva a superare i 2000 metri e scorrazzare su e giù tra le varie chiese rupestri col sole a picco non è uno scherzo…) mangiamo delle specialità locali in un bel ristorante della zona. Rifocillati, riprendiamo il nostro viaggio verso Avanos, una cittadina nota per i tanti laboratori artigianali specializzati nella produzione di tappeti.

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Tappeti3

Lavorazione e produzione della seta partendo dai bachi

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Tappeti1

Il direttore della fabbrica illustra le varie tipologie di tappeti da loro prodotti tutti a mano

Tappeti

Alla fine della presentazione molti acquisteranno dei tappeti che verranno recapitati direttamente a casa senza spese di spedizione. Anche noi ci siamo fidati e vi confermo che il tappeto scelto e pagato in loco ci è arrivato regolarmente un mese dopo a Milano. Resta così dimostrato che i turchi sono i migliori commercianti del mondo e che, come recita un famoso detto, sono in grado di vendere un asino dipinto di bianco al padrone dell’asino. 

Tornati in albergo a Urgup, giusto il tempo di una veloce doccia e poi si va a cenare in un lussuoso ristorante strutturato come un antico caravan serraglio. Siccome non vogliamo farci mancare niente, subito dopo, molti del gruppo, tra cui mia moglie e io, andiamo ad assistere a una cerimonia religiosa di dervisci danzanti dove non ci permettono di filmare e nemmeno fotografare. La cerimonia dura una mezz’ora. Per tutto il tempo, alcuni religiosi, magri e alti più della norma, vestiti di una lunga sottana bianca e con in testa il loro classico cappello a cono mozzo in cima, accompagnati da una monotona musica suonata dal vivo, girano in tondo (e la sottana si apre a ruota) sempre nello stesso verso, tenendo le braccia alzate in una posizione ben precisa e immutabile, eseguendo di tanto in tanto, a mo’ di variazione, degli inchini al sacerdote che conduce le danze e recita (o canta) qualcosa a noi incomprensibile. A me è girata la testa solamente a guardarli, ma loro non hanno fatto una piega e, senza barcollare, al temine della rappresentazione si sono inchinati davanti a noi e si sono ritirati in silenzio nelle loro stanze.

 

Roba da rimanere di stucco! Ma tant’è. Paese che vai, usanze e religioni che trovi. Con questo “spettacolo” termina la nostra quinta giornata in Turchia. Altre grosse novità ci attendono domani. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

Pochissimi guardano i miei filmati (a me piace parlare chiaro)  e un po’ mi dispiace perché, per prepararli, ho adoperato una gran fetta della mia fancazzista laboriosità. Però io credo che il video sulla Cappadocia meriti qualche minuto in più del vostro tempo. Spettacoli di questa bellezza non si vedono spesso in giro: qui la natura è stata davvero benigna e anche un operatore modesto come me, non poteva riuscire a rovinarla con la sua videocamera da quattro soldi… e, soprattutto, il filmato dura pochissimo. Buona visione.

Arrivederci a presto per le altre puntate.

Nicola

Crediti: quasi tutte le foto sono di proprietà dei miei amici Giorgio e Franco che facevano parte del nostro gruppo in Turchia e che mi hanno gentilmente permesso di usarle nel post. Alcune immagini sono opera di mia moglie e altre (poche) le ho trovate su Internet, ma di queste non conosco gli autori che, comunque, ringrazio vivamente.

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commenti
  1. tramedipensieri ha detto:

    A parte la meraviglia dei luoghi, sempre affascinanti….la lavorazione della seta è quella che colpisce la mia curiosità in questo post….
    Vedere i bachi….e seguirne la lavorazione…dev’essere fantastico!

    buona giornata
    .marta

    • Nicola Losito ha detto:

      I bachi da seta sono dei lavoratori silenziosi e infaticabili. Non fanno rivendicazioni sindacali e quando hanno finito il loro lavoro vanno all’altro mondo lasciando il posto ai giovani.
      Sembra una favola, ma in realtà è questo il processo che porta alla produzione del prezioso filato.
      Vedere quelle capsule bianche (bozzoli) filare la seta è un vero prodigio naturale.
      Sono rimasto a bocca aperta e ho anche capito perché i tappeti in seta costano un occhio della testa… 😀
      Buona settimana, cara .marta.
      Nicola

  2. Mauro Poggi ha detto:

    Seguo con interesse, anche perché stai percorrendo una parte del viaggio/trek che ho fatto nel 2007 ed è un piacere ritrovare quei luoghi e quelle atmosfere. 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Grazie Mauro.
      Una parte della bellezza della Turchia è dovuta al fatto che lo sfruttamento commerciale/turistico è ridotto al minimo e questo fa sì che l’atmosfera dei luoghi degni di una visita non si deteriori nel tempo.
      Nicola

  3. stravagaria ha detto:

    Non so se visiterò mai la Cappadocia ma sono rimasta molto colpita dalle chiese rupestri e il tuo video rende giustizia al fascino del paesaggio. Mi sarei portata a casa un tappeto anche io al vostro posto 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Mai dire mai, visitare la Turchia non è costosissimo se si viaggia in gruppo. Il sito delle chiese rupestri ha una doppia valenza. Una, positiva, la forza di volontà degli antichi religiosi di creare dei luoghi ove professare il proprio culto. L’altra, negativa, lo sforzo un po’ stupido dei religiosi vincenti di una diversa fede di cancellare o sfregiare le immagini della storia passata delle popolazioni vissute in quei luoghi prima di loro.
      I tappeti? Troppo belli! Da farne incetta… avendo tonnellate di denaro a disposizione… 😀
      Nicola

  4. sissa ha detto:

    Ciao, Intanto devo dire che non credevo di riuscire a vederti subito….
    Ti chiedo una precisazione, quasi simile a quella del Candomblè: mi spieghi che tipo di religione è quella dei dervisci? Che significato ha la danza in generale (ed in particolare questa loro circolare che nonostante sia vietato riprendere, evidentemente da qualche furbetto è stata catturata?) Che riti, quali dei? Come è il loro universo?… Insomma: un po’ di notizie senza farmi sfrugugliare wikipedia…. Sono molto stanca e pigra: figurati che invece di viaggiare io, leggo i tuoi post, ovviamente senza perdermi poi nemmeno un fotogramma!!!!!
    A me ha colpito la maestria delle tappetare (Oh beh… le operatrici tessili addette alla calpestazione soffice): quello che a me sembra semplicemente un filo in tensione verticale per loro deve essere qualcosa di meno indeterminato, più preciso e dettagliato: se sbagliano ad infilarlo – cosa non impossibile: quanti ce ne stanno in quella sorta di fasce bianche, tutti vicini? – con il filo orizzontale la figura del disegno risulterà alla Picasso… E pensare che a me i tasti distanziati e ben evidenziati della tastiera a volte si mettono a inventare parole inesistenti, evidenziate da una sottile linea rossa… Impazzirei laggiù a furia di disfare! Grazie, Nicola.

    • Nicola Losito ha detto:

      Chiedi troppo, cara Sissa, a uno come me che dei Dervisci Rotanti sapeva poco o nulla. Nel mio immaginario c’era solo un disegno di Hugo Pratt nei vari viaggi del suo personaggio Corto Maltese. Anch’io ho dovuto informarmi su Wikipedia e imparare che si tratta di una congregazione monastica che professa la povertà e cerca di raggiungere l’estasi mistica danzando. Una danza simbolica condotta dalle parole di un anziano su una base musicale un po’ monotona ma che aiuta a mantenere il ritmo. Si tratta di piccole comunità con riti simili ma con diverso approccio del mondo esterno. Alcuni fanno “spettacolo” con i loro riti e permettono le riprese delle danze. Altri, come quello che abbiamo visto noi, non permetteva l’uso delle macchine fotografiche o delle videocamere. Sono queste le comunità di più stretta osservanza ai precetti di un maestro diverso da comunità a comunità. Alla fine del rito ci hanno offerto una strana bevanda colorata che tutti abbiamo bevuto con sospetto ma che poi si è rivelata buona come acqua zuccherata.
      Nella fabbrica dei tappeti abbiamo visto con i nostri occhi come nascono quelli fatti rigorosamente a mano. Le operaie (è un lavoro prettamente femminile) seguono un disegno che è disposto in basso e che riproducono punto per punto con una pazienza che forse nemmeno i nostri frati certosini avevano… Le loro mani si muovono da un filo all’altro come un’artista che suona uno strumento musicale a corde. Credo ci sia una tecnica speciale che semplifica la loro vita e che permette di ripetere la stessa operazione per ore e ore senza stancarsi troppo. Un vero spettacolo vederle lavorare.
      E soprattutto non mi pare che sbaglino o disfino la tela… 😀
      Nicola

  5. fulvialuna1 ha detto:

    Finalmente il “nostro” viaggio prosegue. Abbiamo visto il video e letto attentamente. A mia figlia hai fatto venire l’idea di incidere un dervisci sul bronzo, nella speranza che il proff gli appoggi l’idea. Guardare, sapere, imparare, assimilare le altre culture serve anche a questo. Grazie.

    • Nicola Losito ha detto:

      Bella l’idea di tua figlia! In Turchia esiste un mercato fiorente di statuine di Dervisci Danzanti. Di varie dimensioni e vari materiali. In bronzo non ne ho viste. Un solo consiglio a tua figlia. Studi bene la posizione delle braccia dei danzatori, hanno inclinazioni diverse e le posizioni hanno significati ben precisi. L’estasi mistica si raggiunge solo rispettando delle regole ferree.
      Un caro saluto a entrambe.
      Nicola

  6. Rosanna ha detto:

    Ho seguito con interesse tutte le puntate, anche questa é piacevolissima .. un giorno vorrò vederla anch’io di persona questa Cappadocia.! Un caro saluto a te e a Chicca

    • Nicola Losito ha detto:

      Con tutti i soldi che mi vinci a Burraco, fra non molto potrai permetterti anche questo viaggetto in Cappadocia… 😀
      Un caro saluto a te e Raffaello.
      Nicola

  7. Zio Gio ha detto:

    Bellissime foto

  8. ombreflessuose ha detto:

    Caro Nicola, ci sono posti che hanno davvero qualcosa di speciale e devo ammettere che bellezza del paesaggio lascia senza parole
    Anche grazie alle foto, sembra di esserci
    Per il video, tornerò
    Baci
    Mistral

    • Nicola Losito ha detto:

      Hai ragione. Il viaggio è ormai un ricordo e rivedere le foto e il filmato mi ha riportato la Cappadocia nel cuore e mi ha di nuovo emozionato.
      Un caro saluto.
      Nicola

  9. TADS ha detto:

    eccellente reportage,
    bellissimo

    TADS

  10. Elisabetta Lelli ha detto:

    Come hai fatto a tornare…?

    Abbraccio ((*))

    • Nicola Losito ha detto:

      In effetti ho lasciato cuore e sentimenti in Cappadocia: luoghi così belli e misteriosi non ce ne sono molti in giro.
      Contraccambio l’abbraccio.
      Nicola

      • Elisabetta Lelli ha detto:

        Oh, Mr. Nic,

        probabilmente parte del tuo Cuore abiterà per sempre quei luoghi.
        A volte, lo sappiamo, il Cuore va dove vorrebbe andare… e si fa beffe di quel che vorremmo.
        E, ti dirò, se parte del tuo Cuore è rimasta in quei luoghi, Mr. Nic, li avrà resi ancor più belli!
        Ne sono certa 🙂

        Ri-abbraccio (((*)))
        Eli

  11. Andrea Magliano ha detto:

    Ciao Nicola,
    sempre incantevoli posti ci permetti di scoprire con questi resoconti. Gli scorci di Cappadocia li ho trovati a dir poco sorprendenti, quelle costruzioni naturali sembrano veramente di un altro pianeta! Interessante la produzione tessile, ma soprattutto mi ha colpito la danza dei dervisci Sì non è quella del ventre (eheh), ma per i nostri occhi occidentali e così lontani da queste tradizioni così misteriosa e pure affascinante.
    Un caro saluto!
    Andrea

    • Nicola Losito ha detto:

      La definizione migliore che ho letto è “paesaggio lunare”. Il bello è anche che l’uomo non è riuscito a rovinarlo con costruzioni moderne e grattacieli. Lì si fa un bel salto indietro nel passato e si può respirare la stessa polvere e l’atmosfera delle antiche popolazioni locali.
      Quanto ai dervisci c’è da dire che sono infiniti i modi per arrivare a toccare il Cielo. Riuscire a colloquiare con le divinità ballando in quel modo stupisce davvero…
      Ciao Andrea.
      Nicola

  12. ff0rt ha detto:

    Che invidia, e che occasione per fare belle foto.

    • Nicola Losito ha detto:

      Esatto. Tutti ci siamo sbizzarriti con macchine fotografiche e videocamere a cercare scorci particolari e persino bizzarri. L’azione del vento e del tempo ha prodotto vere opere d’arte naturali.
      Nicola

  13. harleyquinn86 ha detto:

    Sono rimasta incantata dalle Chiese Rupestri: la bellezza nata dalla collaborazione tra uomo e natura è impressionante! Davvero molto interessante e affascinante questo post!

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