Siamo spiacenti… – Riflessioni semiserie su un rifiuto di N. Losito

Pubblicato: 02/12/2013 in Appunti di scrittura, articolo, cultura, Società, umorismo
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Nella mia “ormai” lunga vita ho beccato un sacco e una sporta di “rifiuti” e immagino che qualcuno ne abbiate subito anche voi che avete la pazienza di fermarvi a leggere i miei pensieri e le mie divagazioni. Dunque, perché non riflettere qualche istante su questo scottante argomento?

Oggi prenderò in esame un particolare tipo di rifiuto che può essere capitato a noi che ci vantiamo, a torto o a ragione, di essere degli scrittori (o scribacchini), lasciando l’esame di altre tipologie a successivi post.

Vediamo subito cosa capita di norma a Snoopy, un mio caro amico dei fumetti:

ScrittoreRifiutato

È cosa nota che, con l’avvento dell’auto-pubblicazione dei libri e degli e-book, le case editrici tradizionali stanno perdendo terreno e fatturato. Quasi tutti gli scrittori esordienti (e anche qualche autore ormai affermato) oggi scelgono di pubblicare le loro opere su grandi piattaforme generaliste (come Amazon, Barnes&Noble, e altre) per diversi e importanti motivi. Primo, perché queste hanno un mercato potenziale vastissimo, secondo, perché l’auto-pubblicazione è praticamente gratuita, terzo e non ultimo, perché la fatica letteraria di un emerito sconosciuto, non passando attraverso le forche caudine di un editor di una casa editrice, non corre più il rischio di essere rifiutata. Non essendoci filtri, il web accetta tutto, sia capolavori sia emerite porcate.

Non è solo per colpa del self-publishing che le case editrici serie sono in crisi. C’è da tenere conto che oggi in troppi scrivono credendo di produrre letteratura (per scrivere qualcosa di memorabile c’è chi pensa che basti essere dotati di un computer e di un word processor) mentre, nella sponda opposta, pochissimi comprano e leggono libri. Su quante persone hanno letto più di un libro cartaceo in un anno esistono statistiche desolanti. Men che meno si leggono libri di autori sconosciuti che si auto-pubblicano. D’altra parte come si fa a dar loro fiducia se voci di corridoio assicurano che gran parte di costoro scrivono da cane non avendo mai letto un libro oltre quelli obbligatori a scuola? Ma questa potrebbe essere niente più di una malignità messa in giro dalle case editrici tradizionali…

Comunque, è triste verità che tra i tanti scrittori esordienti che hanno realizzato un romanzo o un saggio, solo pochissimi meritano una pubblicazione che abbia qualche speranza di successo di vendita e di critica. Ecco perché le case editrici non danno loro il giusto credito. Con gli esordienti rischiano di perdere tempo e quattrini. Per guadagnare gli editori devono andare sul sicuro e quindi scelgono di tradurre libri che hanno avuto successo nei rispettivi paesi di origine o si buttano su autori italiani che hanno già un certo nome. Agli esordienti, purtroppo, non rimangono che le briciole della torta editoriale cartacea.

Ciò detto, io penso che anche il rifiuto di pubblicazione (che spesso è indice di poco coraggio o scarsa lungimiranza degli editori) abbia avuto la sua parte di colpa nell’odierno declino del libro stampato. Esistono schiere di scrittori “rifiutati” che valgono tantissimo e meriterebbero di essere presi in considerazione dalle case editrici che vanno per la maggiore.

A questo punto alzi la mano chi ha inviato un manoscritto a una vera casa editrice e ha ricevuto – entro un tempo decente (diciamo qualche mese) – una lettera di rifiuto alla pubblicazione! In genere i grossi editori, sommersi da migliaia e migliaia di manoscritti di perfetti sconosciuti, non si prendono nemmeno la briga di scrivere due righe all’ansioso esordiente per comunicargli che la sua opera non è piaciuta a chi è preposto a valutarla. Quelle poche case che lo fanno, in genere inviano lettere di rifiuto standard che, seppur impregnate di parole gentili, sono di una tristezza infinita…

Il post di oggi, dunque, è rivolto agli scrittori esordienti che si arrabbiano con gli editori che cestinano ingiustamente i loro capolavori. Per costoro il rifiuto alla pubblicazione è colpa della dabbenaggine dei redattori che non sono in grado di capire la stoffa che si nasconde dietro un nuovo autore. Altre volte, però, santo cielo, come si fa a pubblicare quelle incredibili ciofeche che arrivano a tonnellate nelle redazioni delle case editrici?

Esaminiamo, a mo’ di esempio, il caso del Sig. Manzi, un fantomatico esordiente, per chiarire meglio cosa ci può essere dietro una lettera di rifiuto.

Egr. Sig. Manzi,
la ringraziamo per averci inviato il suo manoscritto.
Siamo spiacenti di non poterlo pubblicare. L’argomento da lei trattato non rientra nelle attuali priorità della nostra casa editrice.
Distinti saluti.
Carlo Astolfi

 
Questa che avete appena letto è la lettera standard, prestampata, di rifiuto che le case editrici inviano agli autori che non intendono pubblicare. Nel caso specifico, invece, ecco cosa l’editor Carlo Astolfi avrebbe voluto – in cuor suo – scrivere all’esordiente Manzi:

 
Egr. Sig Manzi,
la ringraziamo per averci inviato il suo manoscritto.
Siamo spiacenti di non poterlo pubblicare per le ragioni che ora le elenco:

 
1. La trama è banale, confusa e i vari personaggi sono poco caratterizzati. Gradiremmo sapere chi è la signora Guendalina, la protagonista del suo romanzo: è forse una zia, una prozia, una nonna di Giacomo? Non si è capito.
2. A meno che lei, in futuro, non aspiri a diventare il James Joyce italiano, nella nostra bella lingua, in genere, le frasi hanno un soggetto, un verbo e un predicato. Riteniamo un po’ azzardato mettere il soggetto nel primo capitolo, il verbo al terzo… il predicato lo stiamo ancora cercando. Ha forse dimenticato di spedirci la seconda parte del suo manoscritto?
3. È noto a tutti che l’apostrofo non si mette quando l’articolo indeterminato “un” precede un sostantivo maschile anche se inizia con una vocale.
4. Il tempo al congiuntivo non è un optional che si può mettere o non mettere a seconda che la mattina lei si sia alzato con la luna storta oppure allegro come una pasqua. Esistono delle regole.
5. Per esprimere una sensazione di sgomento, l’aggettivo “azzimato” non è adatto. Inoltre, si scrive “roba” e non robba, “spelacchiato” e non spellacchiato. Di preziosità di questo tipo ne ha inserite a centinaia nel suo lavoro, ma non voglio tediarla più del necessario con queste che sono solo sottigliezze.
6. È il verbo avere che, ogni tanto, mette la “h” davanti a sé e non l’anno inteso come periodo di tempo.
7. Quando ci si rivolge a una persona di sesso femminile, scrivere “gli disse” suona un po’ offensivo per le donne, mi creda. Soprattutto, non si capisce con chi il protagonista stia parlando.
8. Sull’uso della punteggiatura non ho molto da eccepire. In questa lettera le allego un po’ di virgole, alcuni due punti e qualche punto fermo. Ne spolveri un po’ nel suo manoscritto, forse qualcuno di essi cadrà nella giusta posizione. Così tutti coloro che avranno la fortuna di leggere questa sua prima fatica letteraria, ogni tanto potranno tirare il fiato, evitando un’anossia al cervello.

Per quanto riguarda tutto il resto, direi che può andare.

P.S.
Per migliorare la leggibilità del testo, le regalo alcuni suggerimenti: elimini Giuseppe e Maria. Questi due personaggi, benché di grande spessore nell’iconografia cristiana, sono inutili all’economia del suo romanzo ed eviti, se possibile, di usare tutte quelle espressioni idiomatiche logore e abusate di cui sono infarcite le sue pagine.
Infine, una preghiera.
Sia gentile, il suo prossimo lavoro lo mandi alla Casa Editrice Parenti, da loro ci sono diversi editor che hanno, a differenza del sottoscritto, parecchio tempo da perdere.
Cordialmente.
Carlo Astolfi

**********

 
Persino in America le case editrici non scherzano: ne sapeva qualcosa Snoopy che, tra le sue tante attitudini, aveva anche quella di scrivere racconti e romanzi.
Le sue storie iniziavano sempre così: “Era una notte buia e tempestosa…”

Ed ecco la lettera tipo che Snoopy riceveva:

 
Caro Collaboratore,
grazie per avere inviato il suo racconto alla nostra rivista.
Per risparmiare tempo, le alleghiamo due lettere di rifiuto.
Una per questo racconto e l’altra per il prossimo che ci invierà…
Distinti saluti.
La redazione

Se avete un po’ di tempo, seguite questo link e ringraziate il blogger Elinepal per la pazienza che ha avuto nel catalogare le mille disavventure di Snoopy, lo scrittore esordiente più scalognato del mondo…

snoopy

Siccome anche a me non hanno mai pubblicato nulla, devo ammettere che tutto il mondo è paese per noi sfortunati autori esordienti! Perciò non prendiamocela troppo se le grandi case editrici rifiutano i nostri manoscritti. Forse  abbiamo sbagliato a sopravvalutare il nostro talento letterario: dunque un bel bagno di umiltà non ci farebbe male. Anzi, dico di più, per molti di noi sarebbe consigliabile scegliere un hobby di più immediata soddisfazione: darsi all’ippica, per esempio.

Io ho già preso le prime lezioni e mi sto divertendo da matti ad andare a cavallo…  GRIN_C~1

Nicola

Crediti: La vignetta dei Peanuts e l’immagine di Snoopy sono di Charles M. Schulz e le ho scaricate da Internet.

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commenti
  1. Rosanna ha detto:

    Caro Nicola, è sempre piacevolissimo leggerti, continua così … questo hobby non diverte solo te, ma fa divertire anche altri! Un saluto caro anche a Chicca Ciaooo

  2. stravagaria ha detto:

    Nicola sei spiritoso e arguto come sempre anche trattando un argomento che si può ben comprendere ti abbia dato qualche dispiacere. Ho sempre pensato che scrivere qualcosa di interessante sia tutt’altro che semplice, lo dimostrano le schiere di blog illeggibili, dal punto di vista contenutistico e formale da cui siamo assediati, ma come diceva Warhol viviamo in un’epoca che non rifiuta quindici minuti di popolarità a nessuno.
    Ho letto diversi mesi fa due romanzi di esordienti che si sono autopubblicati e francamente erano entrambi libri non necessari se non addirittura mal scritti. Da editor mancato avrei voluto pubblicarne la recensione ma so per esperienza che a volte se non se ne può parlar bene è preferibile tacere, per cui di uno non ho scritto nulla e la recensione dell’altro giace ormai da mesi in “bozze”.
    È sempre stimolante per me leggerti e, come vedi, alla fine lascio dei commenti fiume. Buona settimana!

    • Nicola Losito ha detto:

      Qualcuno, esagerando, ha detto che in Italia ci sono 60 milioni di scrittori e 1 milione di lettori che mediamente leggono uno o due libri all’anno. Dunque, delle tonnellate di titoli che vengono pubblicati sotto varie forme (cartaceo, e-book, blog) ben pochi riescono a ottenere uno straccio di lettura. Vale la pena, allora, darsi tanto da fare per ideare e scrivere un libro, se poi nessuno lo legge?
      Ecco, questa è la domanda da un milione di dollari che dovremo porci noi che dedichiamo parte del nostro tempo alla scrittura.
      Tante vale sorridere degli eventuali rifiuti e poi riporre i nostri libri in un cassetto, aspettando tempi migliori.
      Buona settimana anche a te.
      Nicola

  3. Silvia ha detto:

    Hai ragione, la tua riflessione è giustissima……le grandi casi editrici sono ormai un circolo chiuso……e penso che non sia giusto, in fondo è il pubblico che poi decreta il successo oppure no di uno scrittore quindi sarebbe giusto dare più spazio ai nuovi scrittori.
    Buon inizio settimana! 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Solo se sei un calciatore, uno stragista, un politico, una escort famosa, un comico o un giornalista di grido, hai qualche speranza di essere preso in considerazione da una casa editrice. In caso contrario ottenere una pubblicazione gratuita è come sperare di vincere all’enalotto.
      Buona continuazione anche a te.
      Nicola

  4. Antonio ha detto:

    Personalmente ho risolto il problema del rifiuto in altra maniera. Ho riletto i miei due (e mezzo) romanzi nel cassetto e mi sono accorto che sono improponibili, per svariati motivi. Con sommo sollievo, mi sono congratulato con me stesso per non averli spediti ad alcuno. 🙂
    A parte il mio caso, ti faccio i complimenti perché hai sottolineato diversi aspetti interessanti, a cominciare dalle otto ragioni. 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Ahahahah, anche tu hai scelto la mia strada! Io, però, sono un po’ più cattivello di te. Stampo qualche copia dei mie libri e li regalo agli amici. Almeno un paio di lettori, così facendo, li rimedio… 😀
      Nicola

      • Antonio ha detto:

        Io ho fatto leggere agli amici alcuni stralci, ma più che altro su richiesta loro, però non escludo, in un impeto di cattiveria, di seguire il tuo esempio. 😀

  5. tramedipensieri ha detto:

    Giusta riflessione…la serietà delle case editrici si nota dalla risposta personalizzata che “insegna” dove e come si dovrebbe “scrivere”. Non a tutti ma a molti..

    Quelle standard sono significative del fatto che non hanno letto niente.

    Oltre ai “grandi” scrittori acquisto spesso e volentieri libri di persone sconosciute che mi sono piaciuti tantissimo.
    A volte attirata dal titolo, altre volte dalla copertina (lo ammetto per me le immagini sono importanti); per la maggior parte dalla recensione, o una frase\citazione riportata in copertina o all’interno…

    E’ successo poche volte di non acquistare libri da scrittori che non sento umili. Per me è la prima qualità; la seconda…è il linguaggio usato: deve essere semplice, poche parole altisonanti (ma questo è un mio spassionato parere eh…).

    I tuoi post sono sempre interessanti e li leggo volentieri. Contengono quella puntina di ironia che colpisce, che è vera sopratutto.
    Com’è importante il modo di dire\scrivere i propri pensieri!

    buona giornata
    .marta

    • Nicola Losito ha detto:

      Ho sempre pensato che tu fossi una donna coraggiosa (altro che salire in mongolfiera!): il fatto che tu acquisti libri di autori sconosciuti è un azzardo che va tutto a tuo onore. E’ indice di apertura mentale e grande fiducia di riuscire a trovare qualche ago splendente in un pagliaio, ahimè, pieno di gramigna.
      Gli editori non hanno la tua stessa pazienza. La maggior parte si arrende dopo avere letto la prima pagina di un emerito sconosciuto che pretende di far loro perdere tempo e denaro…
      Come dice qualche blogger molto più seguito di me, se non fossi già sposato, ti sposerei subito. 😀
      Un abbraccio, cara .marta
      Nicola

      • tramedipensieri ha detto:

        😀

        Nicola, da comune lettrice parto dal presupposto che un libro è come una persona: tutta\o da scoprire.

        Che c’è di più bello leggere e conoscere un modo diverso di pensare\scrivere?

        Io non cerco niente di che, semplicemente, viaggio.

        Le case editrici mirano alla quantità…ma anche questo fiume si asciugherà, penso.
        Una casa editrice dovrebbe invece mirare al meglio, leggere e valutare. Elevarsi, investendo, alla ricerca della “pietra verde” che fa risplendere questi tempi bui.

        Gli editori, oggi come oggi, possono benissimo scegliere tra i migliori “lettori” per valutare gli scritti che arrivano presso il loro “naso”. E da questi tener conto di tutto.

        Tempo fa pubblicai questo post…http://tramedipensieri.wordpress.com/2013/01/08/e-gradito-un-click-per-liberos/
        Questa una nobile iniziativa di autori, lettori etc. nella mia regione. In primis voluta e pensata da Michela Murgia.
        Un progetto, quasi, di iniziativa popolare che altre regione ci hanno invidiato.
        Ma per farne parte è necessario essere comunità e, soprattutto gli autori spogliarsi di qualche “sovrastruttura” diciamo.
        Spero che vada avanti con sempre maggiore successo.

        Caro Nicola, per come vanno i matrimoni in questo tempo…è preferibile di gran lunga essere amici 😉

        Un caro saluto
        .marta

      • Nicola Losito ha detto:

        Concordo con te su quello che deve essere l’atteggiamento in cui porsi di fronte a un libro scritto da una persona sconosciuta: mente aperta e curiosità. Ci può essere qualcosa di buono/interessante che ne renda straordinaria la lettura. Chiudersi a riccio per evitare di affrontare un nuovo autore è sciocco per un lettore che si rispetti.
        Le case editrici, purtroppo, hanno un ciclo di produzione che incombe e un budget da rispettare, perciò devono correre e andare sul sicuro quando fanno le loro scelte. I perfetti sconosciuti vengono visti come ostacoli al buon andamento del loro business.
        L’iniziativa di Michela Murgia è encomiabile: spero che sia nata una collaborazione fattiva tra editori e lettori della tua regione così martoriata dal maltempo e dall’incuria delle istituzioni.
        Il termine “matrimonio” ha perso la sua sacralità: oggi ci si accompagna, si va a vivere insieme. Se le cose funzionano si va avanti, in caso contrario la coppia si scioglie senza grossi rimpianti e (forse) con meno grane. Sì, molto meglio l’amicizia (a distanza)… 😀
        Nicola

  6. Mauro Poggi ha detto:

    Sono orgoglioso di affermare che non ho mai ricevuto un rifiuto da case editrici.
    Anche perché l’opportunità non gliel’ho mai data… 🙂
    La mia simpatia a Snoopy e a tutti gli aspiranti scrittori (stiamo parlando di circa sessanta milioni di persone, solo qui in Italia), che invito a una riflessione: alla fine, se uno è veramente soddisfatto di ciò che ha scritto, che bisogno ha di ulteriori conferme?

    • Nicola Losito ha detto:

      Fantastico Mauro!
      Hai trovato la soluzione geniale per NON ricevere mai rifiuti.
      Se in molti facessimo come te, le case editrici sarebbero costrette a venire a bussare alla nostra porta e a sborsare fior di quattrini per avere la possibilità di stampare i nostri capolavori… 😀
      Quindi lancio un accorato appello a tutti gli scrittori che hanno un libro nel cassetto: fate come Mauro.
      Lasciatelo lì.
      Prima o poi qualche editore si farà vivo e vi implorerà perché glielo cediate.
      Fidatevi! 😀
      Nicola

  7. Veronica Adriani ha detto:

    Eppure, anche se mi manca del tutto il coraggio di inviare una qualsivoglia riga a una qualsivoglia casa editrice, nel caso di un rifiuto preferirei ricevere la seconda risposta. Se non altro, mi divertirei un sacco a replicare alle varie critiche in modo beffardamente puntuale (passami l’abominio linguistico appena creato: rende l’idea). E poi, sarà che di risposte standard ne ho piene le scatole, apprezzo sempre chi dedica cinque minuti della propria vita a ricordarsi che dall’altra parte dello schermo c’è una persona e non un robot 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      In tutta la mia (breve) vita di scrittore esordiente ho dato in mano un solo libro a una vera casa editrice, ma non ho mai avuto risposta. E, come dici tu, anche a me sarebbe piaciuto sapere perché me l’hanno rifiutato.
      Da allora ho smesso di mandare in giro le mie cose.
      Credo che la grande letteratura non abbia perso nulla e, soprattutto, ho salvato almeno un paio di alberi… 😀
      Nicola

  8. menteminima ha detto:

    Quanto mi piace sto scrittore!

  9. sissa ha detto:

    Se non ricordo male, occorre innanzitutto l’urgenza di scrivere. In secondo luogo, saper intrecciare trama e personaggi (se ti butti ancora sui romanzi), da ultimo: bisogna avere delle cose UNIVERSALMENTE importanti da dire dal punto di vista dei contenuti e contemporaneamente essere capaci di esprimerle correttamente, anzi in modo stratosferico.
    Balza chiaramente all’occhio la contraddizione tra il punto 1 e il punto 3: la mia urgenza potrebbe cozzare con l’universo di cui al punto 3. Anzi, diciamo che proprio cozza, (nel mio caso, non certo in quello di altri). Ma non basta: c’è un’altra possibilità: l’universo di cui al punto 3 frantuma la mia urgenza del punto 1. Perciò mi ritiro in buon ordine.
    Sì le congratulazioni fanno piacere, poi se hai l’ego ipetrofico dopo un paio di “Carino!” della zia e del fratello, sogni Mondadori e Einaudi sul tuo pianerottolo che fanno a pugni per suonare il tuo campanello. E ci rimani male quando invece scopri aprendo all’improvviso la porta che si tratta della tua vicina con la badante che tornano dal super cariche di pacchi.
    Comunque, la cosa fantastica di questa epoca è che ciascuno può esprimersi. C’è una autoregolazione del sistema che sembra funzionare, anche se lascia fuori certamente molti capolavori. Secondo me l’importante è non buttare via niente: ciò che oggi non va di moda potrebbe costituire la fortuna dei nostri discendenti.
    Sissa
    Quello che tutte le regole non dicono è che esiste sempre una sorta di burrone tra la realtà e i sogni. Ti dicono che se applichi le regole (buona scrittura, virgole corrette, struttura perfetta, umorismo e suspence, anche quel pizzico di pepe che ci vuole), allora puoi costruire il romanzo best seller del 2013, del 2014 e financo del 2015.
    E non è così: quello che è certo è, come diceva il buon San Gennaro a chi gli chiedeva i numeri del lotto, “HIIIIII, e giocala ‘sta schedina….”, che se non mandi non giri e non fai girare. Una raccomandata che sarà? 5-6 euro? provaci ogni 3 mesi con tre case editrici, ma abbi cura di cambiare busta, formato, colore e penna per l’indirizzo!

    • Nicola Losito ha detto:

      Il tuo commento sviscera e completa il mio pensiero. Non per nulla la tua storia e la mia si intrecciano ormai da diversi anni. Dal canto mio, per un certo periodo ho avuto l’urgenza di scrivere, ma poi la stanchezza dell’età avanzata e qualche intoppo mi hanno fatto capire che a me mancava quel “quid” che permette a un autore di emergere dalla massa. Conoscere le regole della buona scrittura serve a ben poco se manca il talento.
      Se mi si dà credito di un minimo di intelligenza, l’avere capito quali erano le mie reali possibilità, è stato ciò che mi ha salvato dalla depressione che colpisce tutti gli autori rifiutati che non si rassegnano all’anonimato.
      Ora vivo una serena vecchiaia, posso pensare ai tanti acciacchi che mi tormentano e posso giocare all’enalotto o a Burracco per vincere qualcosa nella vita… 😀
      Un caro saluto, Sissa.
      Nicola

  10. A me tutto sommato è andata proprio bene allora. Mi hanno pubblicato oltre una ventina di volumi, scritti a due o più mani, probabilmente perché non mi occupo di romanzi ma di storia e in particolare di storia locale. Quindi rientro una nicchia di ricercatori d’archivio che trattano di argomenti specifici, richiesti tanto da enti che da privati. Auguro a tutti di trovare la propia nicchia …

    • Nicola Losito ha detto:

      Complimenti vivissimi allora!
      Questo vuol dire che c’è speranza per coloro che intendono dedicarsi alla scrittura.
      Dunque, si tratta di trovare la propria nicchia e lì sfogare il proprio talento.
      Per me ormai è tardi, ma sottolineo con grande piacere il tuo percorso letterario.
      Vedi mai che qualcuno segua il tuo esempio e la smetta di imitare malamente gli scrittori che oggi vanno per la maggiore!
      Cordiali saluti
      Nicola

  11. prschifano ha detto:

    La lettera di rifiuto a Snoopy è fantastica, mi ha fatto sganasciare dalle risate!!! Giusto in questo periodo stavo pensando a scrivere un romanzo…

    • Nicola Losito ha detto:

      Ecco, evita di farlo se ne hai la possibilità e ti manca l’urgenza.
      Ricevere le lettere di rifiuto che arrivano a Snoopy non è il massimo della vita!
      Ti ringrazio fin d’ora, se ascolterai il mio consiglio. 😀
      Nicola

  12. tachimio ha detto:

    Come al solito mi fai sempre sorridere con le tue divagazioni. Però ti voglio dire una cosa. Quando ho inviato quasi per gioco la mia prima raccolta di poesie alla casa editrice Albatros, trovata su internet, dopo poco più di un mese circa ricevetti una lettera. Non ti dico l’emozione quando lessi sulla busta il nome del mittente: casa editrice Albatros. Tremando ho aperto la busta e leggendo per poco non mi viene un colpo. Mi dicevano che avevano apprezzato la mia opera e che avevano deciso per una proposta editoriale allegata alla quale avevo tempo un mese per rispondere.Non ci potevo credere, mentre all’improvviso mi venne una tale paura dovuta all’incredulità che avessero apprezzato le mie poesie così presto , subito. Questa paura mi fece però indietreggiare e purtroppo non pubblicai anche se mi offrivano tante opportunità. Poi passò del tempo, scrissi altre poesie e di nuovo per una sfida personale volli ritentare, e con la Booksprintedizioni mi sono convinta, forse perchè mi piace l’idea che qualcuno possa trovare piacere nel leggere ciò che ho scritto. Comunque volevo dirti solo questo, forse sono stata fortunata o VERAMENTE sono brava (ovviamente scherzo), comunque a me è andata così. Un abbraccio Isabella

    • Nicola Losito ha detto:

      Non è bello parlare male di qualcuno, ma sulla casa editrice Albatros avrei parecchie cose poco carine da dire. Ma non è questo il momento di parlare delle case editrici (?) a pagamento.
      Il fatto che tu non ci sia cascata va a tuo onore.
      Certo che fa piacere essere pubblicati e sapere che qualcuno ti legge. Quello che penso, però, è questo: vale la pena di spendere tante energie a scrivere un libro (cosa faticosissima, almeno per me) per poi vendere 100 copie o giù di lì?
      Se si è convinti delle proprie capacità, anche 100 copie vendute possono soddisfare la vanità di un autore.
      Credo, però, che ai grandi editori, per essere soddisfatti (e guadagnare denaro), 100 copie vendute siano una scommessa persa e una perdita economica secca.
      Ecco perché si tengono ben alla larga dagli scrittori/poeti esordienti.
      Un cordiale saluto, cara Isabella.
      Nicola

  13. Francesca ha detto:

    Penso con orrore al mio romanzetto giovanile. La vittima designata fu il mio professore di italiano, un innovatore che ci raccomandava di leggere di tutto, persino i romanzi Harmony, il che è tutto dire. Non so se abbia mai letto il mio dattiloscritto, ma so quasi per certo che lo lesse la moglie, che di professione faceva l’infermiera, durante un turno di notte. Inutile dire che fu un enorme successo, diciamo che non le fece schifo. Anzi, voleva il seguito. Peccato che alla fine del romanzetto il protagonista incontrasse una morte eroica. Il che mi fa venire seri dubbi sull’avvenuta lettura. Un vero caso umano 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Da ragazzino scrissi due romanzi: il primo era epico e imitava Walter Scott, il secondo era il resoconto lacrimevole di una mia storiella sentimentale finita male. Questi due testi, scritti rigorosamente a penna su quaderni a righe, li conservo ancora oggi e ogni tanto gli do un’occhiata per farmi quattro risate di compatimento. Prima di andare all’altro mondo li distruggerò per evitare ai miei figli di ridere del loro padre defunto… 😀
      Nicola

      • Francesca ha detto:

        Ma no!! Non farlo! …anche se io predico bene e razzolo male, perché avevo la stessa intenzione di terminare il mio romanzetto, prima o poi 🙂

      • Nicola Losito ha detto:

        Tu sei giovane e hai tempo per farlo, io, invece, questo tempo (e voglia) non ce l’ho più. E poi certi peccati di gioventù è meglio farli sparire… ahahahahah
        Nicola

  14. Josè Bernò ha detto:

    Caro Giacomo, leggerti è cosi piacevole che chi se ne frega della casta delle case editrici. Continua a scrivere per te, per me e per tutti quelli che ti leggono e ti apprezzano. Sinceramente ed incondizionatamente.

    • Nicola Losito ha detto:

      Se fosse per me, starei tutto il santo giorno al computer per produrre e pubblicare un post al giorno. Poi mi rendo conto che scrivere è una fatica immane e allora lascio perdere… con grande gioia di amici e conoscenti… 😀 😀
      A parte gli scherzi, sapere che qualcuno mi legge e mi apprezza mi fa molto piacere. Sarebbe stupido negarlo.
      Nicola

  15. Zio Gio ha detto:

    Allora mi aspetto qualche racconto sulle tue lezioni di equitazione

    • Nicola Losito ha detto:

      Comincio dal cavallo: (Equus caballus Linnaeus, 1758), è un mammifero di grossa taglia appartenente all’ordine dei Perissodactyla, sottordine degli Hippomorpha, unico della famiglia Equidae, genere Equus, specie Equus caballus.
      Così insegna Wikipedia.
      Ho sempre amato cavalcare. Lo facevo già a otto anni quando, d’estate, andavo in campagna nella masseria dei nonni materni. A quei tempi non si usava la sella e ogni tanto volavo per terra. Una volta avevo in mano una bottiglia di latte, cadendo da cavallo si è rotta e un vetro mi ha ferito al mento. Porto ancora oggi la cicatrice per ricordarmi quel terribile accadimento.
      Se hai tempo posso continuare… 😀
      Nicola

  16. TADS ha detto:

    FANTASTICOOOOOOOOOOOOOOOOOO 😉

    solo un appunto, tantissime case editrici a pagamento sono “emanazioni” dei grandi editori, non hanno messo in crisi il mercato, lo hanno rivitalizzato economicamente, la vanità è un business redditizio 😆

    TADS

    • Nicola Losito ha detto:

      La notizia che mi dai mi deprime ancora di più. Dunque non ci sono soltanto i sedicenti tipografi che si improvvisano editori e che stampano a pagamento qualsiasi manoscritto gli arriva, senza nemmeno leggerlo, ora vengo a sapere che per ripianare i loro conti anche le grosse case editrici sfruttano gli autori esordienti malati di vanità che, pur di farsi pubblicare i loro testi, pagano cifre esorbitanti.
      Che brutto il mondo dell’editoria!
      Che brutto il mondo…
      Nicola

      • TADS ha detto:

        bingo Nicola,
        è esattamente così, purtroppo, anche se per onestà intellettuale dobbiamo riconoscere che trattasi di risposta, non di proposta.
        La nascita di questo business risale agli anni ’70 per soddisfare il vezzo poetico di molte Dame benestanti annoiate.

      • Nicola Losito ha detto:

        Caro TDAS, mi batti sempre in profondità di pensiero. L’industria, in questo caso, della carta stampata guarda sempre al mercato e se propone qualcosa è in “risposta” alle esigenze della popolazione. La vanità dei 60 milioni di italiani che scrivono romanzi e poesie ha trovato un insperato sbocco. Benvenuti, quindi, stampatori a pagamento… 😀
        Nicola

  17. ludmillarte ha detto:

    ciao Nicola, condivido ciò che scrivi riguardo al fatto che ci siano ottimi scrittori (e non solo, ma anche pittori ed altri artisti) che non vengono riconosciuti anche per la poca serietà delle case editrici. credo che se un’opera è di valore, dovrebbe essere interesse dell’editore pubblicarla e pubblicizzarla a sue spese. per emergere, invece, le doti di scrittura non bastano, bisogna anche essere fortunati, aver soldi in più da spendere e magari anche le conoscenze giuste. un caro saluto

    • Nicola Losito ha detto:

      Il problema nasce, come ho già scritto, dall’enormità dell’offerta (in troppi scrivono) e dall’esiguità della domanda (pochi leggono). Lo stesso può dirsi per altre arti.
      Quando tutti capiremo che per scrivere un bel libro e fare un bel quadro ci vuole del vero talento, forse alle redazioni arriveranno meno manoscritti e meno gente si improvviserà pittore.
      Ognuno di noi dovrebbe diventare critico e filtro di se stesso: solo in questo modo si ridurrebbe il numero abnorme di manoscritti e di quadri che girovagano per il mondo senza trovare un editore che li legga o un critico d’arte che li guardi.
      Purtroppo chiedere a uno scrittore (o a un pittore) un pizzico di umiltà o di autocritica è impossibile, se non inutile… 😀
      Nicola

  18. Andrea Magliano ha detto:

    Ciao Nicola, devo dire che ho trovato molto interessante questo post che condivido nei pensieri.
    Non ho mai mandato niente alle case editrici, ma ammetto di averci pensato (per me e amici). Purtroppo siamo in un mercato ormai saturo: si produce troppo (in tutti i settori) rispetto al reale consumo. Mettere un limite alla produzione potrebbe essere una soluzione? Ma chi stabilisce cosa merita e non? Tolkien, autore di cui riconosco il talento ma che non apprezzo per la prolissità, ai tempi non fu ben accettato e venne rivalutato post-mortem per esempio.
    Analogamente lettere di rifiuto (almeno arrivano verrebbe da dire) standardizzate accrescono il magone… Un rifiuto argomentato vale al pari di una buona critica.
    A me è capitato di leggere degli eBook di sconosciuti che non avevano nulla da invidiare a persone ben più note. E’ anche vero che ce ne sono stati altri scritti da cani con (o)rrori grossolani e tremendi che non meritavano neanche l’autopubblicazione eheh!
    Come già prima di me sottolineavano, forse servirebbe talento, ma anche tanta fortuna e la giusta conoscenza.
    Un caro saluto!
    Andrea

    • Nicola Losito ha detto:

      Un giorno mi capitò di entrare nella redazione di un’importante casa editrice ed ebbi l’occasione di parlare con la responsabile del settore Nuovi Autori, la quale mi confessò che le arrivavano giornalmente una quarantina di manoscritti. Mi disse anche che questi testi venivano depositati in una “stanza particolare” a cui accedevano “ogni tanto” per ritirarne uno da dare in pasto all’editor che in quel momento era libero da altri impegni. L’editor professionale, a suo dire, è in grado di capire, leggendo una pagina o due, se vale la pena di continuare la lettura o è il caso di buttarlo subito nella spazzatura. Solo se viene superata la lettura dell’incipit, l’esame del testo continua.
      In pratica pochissimi superano questo ostacolo iniziale.
      Procedendo al ritmo di un testo “ogni tanto” è ovvio che la lettura dei manoscritti dei poveri esordienti va a finire alle calende greche. Inutile, quindi, che l’esordiente solleciti un parere su un suo libro prima che siano passati mesi e mesi, persino un anno.
      La responsabile mi chiese poi se avevo anch’io un libro nel cassetto. Risposi che ce l’avevo ma, visto che non mi attirava che finisse il suo percorso in quella “stanza particolare”, non avevo intenzione di mandarlo in giro da nessun editore. Colpita da questa mia asserzione, mi propose di portarglielo brevi mano il giorno dopo e promise anche che l’avrebbe dato subito in pasto a un editor.
      Felice come una pasqua glielo portai l’indomani.
      Sono passati quattro anni da quel fatidico giorno e non ho avuto nessuna risposta.
      Come vedi, anche la raccomandazione della Responsabile Nuovi Autori, non è servita a nulla.
      Forse all’editor non è piaciuto il mio romanzo capolavoro… 😀
      Ecco perché i libri che ho scritto in seguito, da allora, li tengo – accuratamente – nel cassetto.
      Un cordiale saluto.
      Nicola

  19. roceresale ha detto:

    Ihihihi. Mi è capitato di imbattermi per sbaglio domenica sera in una specie di rialidi sciò dove degli scrittori fanno sciò ad aspiranti scrittori esordienti. Pensavo leggendoti che là si sarebbe andati a parare, invece per fortuna c’é il grande piccolo nostro snoopy e le sue buie notte tempestose. Grazie del sorriso 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Ho rifiutato “catteggoriccamente” di visionare quel polpettone TV.
      Scrivere cavolate all’impronta ed essere sbeffeggiato da Baricco non mi attrae per niente. 😀
      Nicola

      • roceresale ha detto:

        Infatti il segreto sta nel finirci sopra per sbaglio e chiedersi cos’è? E già guardarlo. Una volta puo’ bastare. Ho visto De Carlo, però, non Baricco.

      • Nicola Losito ha detto:

        Il mio errore ti fa capire che quella trasmissione non l’ho mai vista ma ne ho solo sentito parlare nei commenti ironici di qualche blogger. Pare che le stroncature del programma siano in numero maggiore dei pareri positivi.
        Peccato per De Carlo, uno scrittore che in gioventù avevo molto apprezzato ma che ultimamente non sta dando risultati letterari esaltanti.
        Nicola

      • roceresale ha detto:

        Sarebbe bello andare a dirglielo (a me annoiava un pizzichino anche in gioventù)

      • Nicola Losito ha detto:

        Pare che De Carlo sia un tipo irascibile e manesco. Meglio lasciare stare… 😀
        Nicola

  20. roceresale ha detto:

    Ps. Io conosco un fanciullo che ha inviato a grande casa editrice, grande casa editrice ha detto rivedi questo e poi pubblichiamo. Fanciullo cambiato idea e tenuto nel cassetto. Va che mondo è strano.

    • Nicola Losito ha detto:

      Avevo già risposto a questo commento, ma pare che la mia risposta sia finita nell’oceano web. Quindi ripeto.
      “Fanciullo ha fatto bene a cambiare idea. Chi è casa editrice per dire cambia qui o cambia là?
      Come si permette? Fanciullo è genio e non cambia niente!
      Casa editrice è strana assai… 😀 😀
      Nicola

  21. Ho letto il Suo post su segnalazione di una Comune lettrice e sono rimasto sbalordito dalla coincidenza: stamane, sul mio piccolo blog, ho pubblicato un breve racconto umoristico basato sui rifiuti delle Case Editrici che scrissi qualche mese fa. I punti in comune sono davvero molti, l’unica spiegazione che mi sono dato, non avendo altro che la mia buona fede a confermarlo, è stata la visione della strip di Charlie Brown, che conoscevo ma non ricordavo.
    Le possibili spiegazioni razionali all’evento sono quattro:
    1) Io e Lei abbiamo una curiosa forma di telepatia od affinità mentale (cosa che, al Suo posto, mi preoccuperebbe non poco);
    2) Le Case Editrici ed i loro redattori sono esseri talmente banali e prevedibili da non avere più, nel loro modo di lavorare, segreti per noi;
    3) E’ una coincidenza e le coincidenze si chiamano così perché il caso fa coincidere avvenimenti apparentemente privi di legami tra loro e tutto quel che si può fare è esclamare “Che coincidenza!”;
    4) Io sono un millantatore, plagiatore ed evidentemente schizofrenico, non ricordandomi di averlo letto, a distanza di poche ore dalla pubblicazione, del Suo post;
    5) Lei è un millantatore plagiatore dotato di poteri divinatori e di gusti alquanto bassi, se con tutti i grandi scrittori che esistono al mondo, ha viaggiato nel futuro per copiare una cosuccia scritta da un dilettante come me.
    In ogni caso, Complimenti, questo blog appare una piacevole scoperta per me: il Suo post è infinitamente più gradevole del mio.
    (Mai come stavolta) Grazie per la condivisione.

    • Nicola Losito ha detto:

      Caro amico blogger, prima di risponderti, sono corso a leggere il tuo interessante e spiritoso post che nell’intento (ma non nello svolgimento) assomiglia molto al mio. Penso che questa sia una pura coincidenza che io ritengo simpatica e assolutamente non voluta da entrambi.
      Entrambi vogliamo dare un’ironica tiratina d’orecchie a tutti coloro che, praticamente analfabeti, decidono di scrivere romanzi e poi pretendono di essere pubblicati.
      Escluderei categoricamente i punti 4) e 5) perché li ritengo offensivi per la tua e mia intelligenza.

      Se può darti un minimo di tranquillità, la parte centrale del mio post (quella relativa alla risposta dell’editor Carlo Astolfi allo scrittore esordiente Manzi) l’ho estratta da un mio romanzo scritto quattro o cinque anni fa e che consegnai brevi mano alla casa editrice Baldini & Castoldi e che mi fu rifiutato senza nessuna lettera di complimenti, come ho raccontato all’amico Andrea Magliano in una precedente risposta a un suo commento.

      L’argomento che abbiamo trattato è di interesse generale e penso che i nostri due post possano entrambi convivere tranquillamente senza infamanti accuse di plagio da parte di chicchessia.
      Cordiali saluti.
      Nicola

      • Grazie per la Sua risposta che mi conforta e gratifica attraverso i complimenti in essa contenuti.
        Evidentemente anche Lei, come me, sceglie l’opzione 3): la coincidenza.
        Ne sono sollevato.
        Non concordo però con la Sua opinione: la 4) e la 5), per quanto offensive, sarebbero state un sacco più divertenti! Pensi agli sviluppi drammaturgici che avrebbero potuto scatenare! 🙂
        Con Stima sincera.

      • Nicola Losito ha detto:

        Guarda che non sono la Contessa Cecilia Betroni-Strozzi, ma un blogger come te. 😀
        Puoi darmi tranquillamente del tu, come faccio io con tutti.
        Sono felice che non siano nate polemiche o spiacevoli fraintendimenti fra di noi… anche se, come dici tu, una guerra fra di noi a colpi di carte bollate, grida scomposte, avvocati e quant’altro, sarebbe stato divertente… e avrebbe portato a mille l’audience di entrambi.
        Onestamente, però, WordPress non ha la potenza mediatica della TV e, soprattutto, i pollai dei talk show politici io non li guardo mai perché mi fanno pena.
        Buona continuazione e ad maiora!
        Nicola

      • Ah, ma allora lo fai apposta!
        (Su Tuo cortese invito, passo al “Tu”).
        Sto scrivendo una serie di mini-racconti incentrati sulla mala-comunicazione e la tv becera dei pollai a cui Ti riferisci…
        Potresti dirmi cosa mangerò a pranzo? Sono curioso…
        Per quanto riguarda “l’audience”, solo un ipocrita dichiarerebbe che non fa piacere ma per me è già abbastanza frustrante l’idea che la mia sia aumentata attraverso una stupidaggine come quella che hai – pietosamente – letto anche Tu, figurati qualora accadesse in seguito ad un battibecco tra bloggers! Il “pollaio” virtuale temo non faccia – mi permetto di accomunarTi a me in questo . per noi.

      • Nicola Losito ha detto:

        La mia “nota” lungimiranza non arriva a tanto. Sono così vecchio che non ricordo nemmeno cosa ho mangiato oggi a mezzogiorno… 😀
        Cosa dovrei dire io che devo la mia (scarsa) popolarità al Signor Giacomo, un ometto mal disegnato e nemmeno tanto spiritoso il cui lavoro consiste nel camminare su un marciapiede e divagare sui piccoli e insignificanti problemi di uno scapolo impenitente?
        Dunque, accontentiamoci di quello che arriva. Non tutti possiamo essere dei novelli James Joyce.
        Nicola

      • Le mie velleità “Joyciane” si limitano ai consumi medi di Guinness che mi accomunano ad un Irlandese però riconoscerai che tra la pochezza di un post umoristico come il mio ed il Buon Vecchio James, una via di mezzo cui aspirare potrà ben esserci.
        E comunque a me l”Ulisse” mi fa dormire.
        Saluti.
        Nicola
        (Ebbene sì, t’ho copiato pure il nome!)

      • Nicola Losito ha detto:

        1) Anche a me piace la birra.
        2) Se non scrivi come il Buon Vecchio James non sei nessuno.
        3) Credo di essere uno dei pochi Italiani che ha letto fino in fondo l’Ulisse. E si è reso conto che è una monumentale presa in giro di critici letterari e lettori.
        4) Per leggere l’Ulisse ci ho impiegato sei mesi. All’epoca ero nervoso e avevo bisogno di un sonnifero naturale.
        5) Ti chiami come me??!! Se per caso sei anche pugliese, ti mando a casa i miei avvocati per plagio manifesto. 😀
        Nicola

      • Diamine.
        Scivolato in dirittura d’arrivo su un piatto di orecchiette…
        p.s. (Non so se era una battuta molto raffinata o semplice casualità (!) ma l’associazione tra l’Ulisse ed il punto 2) con quel “non sei nessuno” la trovo sublime).

  22. ombreflessuose ha detto:

    Caro Nicola,mi complimento per il post che ho letto con piacere e attenzione
    Mi spiace dirlo ma non ho di questi “problemi”. la mia Casa Editrice pubblica le mie “opere” senza battere ciglia, e in più mi ripaga di tutto. Per chi volesse conoscere il suo none si chiama : la mia Anima.
    Grazie, davvero
    Luminosa sera
    Mistral

    • Nicola Losito ha detto:

      Sei fortunata, cara Mistral. Vorremmo tutti far parte della tua Casa Editrice.
      Niente più attese, niente più patemi d’animo, niente rifiuti.
      Puoi mettere una buona parola anche per me? 😀
      Grazie a te per essere passata di qui.
      Nicola

  23. fulvialuna1 ha detto:

    Condivido molto del tuo bellissimo post. Ho un caro amico che scrive divinamente, un paio di case editrici minori hanno pubblicato i sui libri, ma con poca pubblicità, quindi la visibilità è stata molto circoscritta. Ora ha un libro quasi pronto ma non vuole spedirlo, la paura è un nuovo rifiuto dalle grandi case editrici e lle minori hanno giià detto di no.
    Peccato, credo che ci siano tanti buoni scrittori che fanno le spese dei conosciuti, che spesso al terzo libro annoiano da morire, ma c’è il nome.

    • Nicola Losito ha detto:

      E’ noto che per vendere un libro ci vuole parecchia pubblicità e la pubblicità costa un sacco. Quindi passare attraverso le case editrici minori, salvo casi molto rari, non si raggiunge la visibilità desiderata. A volte funziona il passaparola, ma anche questa è spesso aleatoria.
      Dunque, per gli sconosciuti la pubblicazione è un vero terno al lotto.
      Anche per gli scrittori conosciuti conservare il successo non è facile. Tanti di quelli che hanno fatto un boom di vendite all’inizio, non hanno saputo reinventarsi nei libri successivi. Non faccio nomi per carità di patria… 😀
      Nicola

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