Carissime, carissimi,
siccome la prossima settimana sarà Natale, ho deciso di darvi un po’ di tregua (e darla anche a me) e permettervi, da domani in poi, di pensare solamente a come passare, nel migliore dei modi permessi dalla crisi economica in corso, questi ultimi giorni di Dicembre con i vostri cari e con gli amici in carne e ossa. I pensieri e le divagazioni del Signor Giacomo, dunque, finiranno oggi, ma ricominceranno – salute permettendo – nel 2014, subito dopo la Befana, alla faccia del mio Terribile Capo che, alla notizia della mia richiesta di ferie, mi ha “letterariamente” dato il benservito:

image

Per finire in gloria l’anno in corso, vi regalo un brano-gioiellino scritto da Oriana Fallaci che ho estratto (con grande sforzo elaborativo) dal suo romanzo Insciallah, pubblicato da Rizzoli nel lontano 1990.
Il romanzo in questione lo sto leggendo (con molta calma) in questi giorni e forse, nel 2014, ve ne presenterò altri stralci molto profondi.
Credo che parecchi blogger, me compreso, nutrano velleità letterarie, cioè hanno scritto o stanno scrivendo un libro, perciò la lettera che fra un po’ leggerete cade proprio a fagiolo. Il Colonnello è uno dei tanti personaggi del romanzo Insciallah (in realtà è la stessa Fallaci che scrive sotto mentite spoglie) che sfrutta il tempo libero che riesce a ritagliarsi durante la missione militare internazionale in Libano, precisamente a Beirut, per scrivere il suo primo romanzo, prendendo come fulcro del racconto la complicata e sanguinosa guerra tra palestinesi, israeliani e libanesi di diverse fazioni religiose. Il Colonnello non è sposato, però, per vincere la solitudine delle notti passate nel suo alloggio, si è inventato una moglie e a lei, con regolare frequenza, scrive delle lettere per parlarle dei suoi problemi, delle sue speranze e per aggiornarla su ciò che succede attorno a lui. Fra le tante missive ho scelto quella che reputo più interessante e che, in un certo qual senso, è legata alle nostre comuni passioni letterarie e alla ricorrenza festiva dei prossimi giorni.

Buona lettura.
Nicola

Lettera del Colonnello alla moglie immaginaria

di Oriana Fallaci

Ho un gran bisogno di scriverti, cara, e mi chiedo perché. Forse perché domani è Natale, e sebbene abbia in uggia le feste legate a miraggi extra-terreni non so sottrarmi al fascino di quel giorno. È il giorno col quale si celebra la nascita d’un uomo che credeva ciecamente all’amore e all’immortalità della Vita: passarlo in un’orgia di odio e di morte mi affligge, mi fa sentire più solo di sempre. Non immagini quanto darei per passarlo con te, in un letto caldo di te, tenendoti nelle mie braccia e ascoltando le campane che invitano alla letizia. (Che fantasticarti non mi basti più?) O forse il Natale non c’entra, l’insufficienza del mio fantasticarti nemmeno. Ho un gran bisogno di scriverti perché ho un gran bisogno di conversare con me stesso, farmi compagnia, superare l’inquietudine che all’improvviso mi innervosisce. Eh! Non è uno stato d’animo ingiustificato, il mio: ne son successi, di cataclismi, in queste ultime settimane e in queste ultime ore. […]

Esiste un geniale aforisma sul senso organizzativo dei miei connazionali, lo sai, e questo è il caso di ricordarlo: «Il paradiso è un luogo dove i poliziotti sono inglesi, i cuochi sono francesi, i fabbricanti di birra sono tedeschi, gli amanti sono italiani (sic), e tutto è organizzato dagli svizzeri. L’inferno è un luogo dove i poliziotti sono tedeschi, i cuochi sono inglesi, i fabbricanti di birra sono francesi, gli amanti sono svizzeri, e tutto è organizzato dagli italiani.»
Ma parliamo d’altro. Parliamo della mia piccola Iliade, del mio romanzo da scrivere col sorriso sulle labbra e le lacrime agli occhi.
L’ho incominciato, cara, ci lavoro! Ogni notte mi chiudo in ufficio e lavoro, lavoro, lavoro: navigo nelle difficili acque del romanzo agognato. Non so in quale porto mi condurrà. Neanche a chi lo scrive un romanzo confessa subito i suoi molti segreti, rivela subito la sua autentica identità. Come un feto privo di lineamenti precisi, all’inizio chiude in sé una miniera di ipotesi: tiene in serbo una miriade di sorprese buone o cattive. E tutto è possibile. Anche il peggio. Però il corpo è già delineato, il cuore batte, i polmoni respirano, le unghie e i capelli crescono, nel volto incerto distingui con chiarezza gli occhi e il naso e la bocca: posso presentartelo. Posso addirittura anticiparti che la storia si svolge nell’arco di tre mesi, novanta giorni che vanno da una domenica di fine ottobre a una domenica di fine gennaio. […]

Fra protagonisti e comparse, una sessantina di personaggi. Ma di giorno in giorno il cast si arricchisce, il palcoscenico si affolla, e presto ne arriveranno di nuovi. Che Dio mi aiuti… Sai che travaglio dosarli, inserirli nella struttura del racconto, muoverli al momento giusto e nella maniera giusta cioè ai fini della trama? Certe notti mi sento peggio d’un incauto burattinaio che non ha dita sufficienti per reggere i fili di tutti i suoi burattini. E tremo.
Il guaio è che non riesco a limitarli, ridurli. Mi parrebbe di mutilare il romanzo a ridurli, di ritrarre la vita come la ritraevano i film muti o in bianco e nero. Non mi piacciono i film muti o in bianco e nero. Non li capisco gli esteti che prediligono i film muti o in bianco e nero, che ebbri d’estasi per il silenzio e la monocromia che li caratterizza ne esaltano “l’inimitabile intensità” o “l’essenzialità”. Mancano i suoni della Vita a quell’intensità, mancano i colori della Vita a quell’essenzialità. La Vita non è uno spettacolo muto o in bianco e nero. È un arcobaleno inesauribile di colori, un concerto interminabile di rumori, un caos fantasmagorico di voci e di volti, di creature le cui azioni si intrecciano o si sovrappongono per tessere la catena di eventi che determinano il nostro personale destino.

Cara, una delle cose che terrei a dire nella mia piccola Iliade è proprio il fatto che il nostro personale destino viene sempre determinato da una catena di eventi tessuti dall’intrecciarsi o dal sovrapporsi di azioni non compiute da noi. Ad esempio dal semplice gesto d’una persona il cui personale destino verrà a sua volta determinato dal semplice gesto di un’altra persona, all’infinito, con una meccanica estranea alla nostra volontà cioè al nostro libero arbitrio. E per dirlo o tentar di dirlo devo usare il maggior numero possibile di burattini. Cosa che mi diverte, oltretutto, perché attraverso di loro posso esprimere me stesso. I miei molti me stesso, tutti i miei stessi che non sapevo d’essere ed ho scoperto d’essere… Flaubert diceva Madame-Bovary-c’est-moi, sono io. Bè, io sono Angelo, sono Ninette, sono il Condor, sono Charlie, sono Cavallo Pazzo, sono Gallo Cedrone, sono Zucchero… […] sarò e sono qualsiasi creatura che nasca dalla mia fantasia, annidi tra le pieghe del mio cervello, che esista grazie ai miei pensieri e ai miei sentimenti, che me li succhi come un vampiro succhia il sangue. La simbiosi è talmente completa che non mi è possibile differenziarmi da loro. Quando essi piangono, piango con loro. Quando essi ridono, rido con loro. Quando essi hanno paura, ho paura con loro. Quando muoiono, muoio con loro. E non me ne separo mai. Mai! […]
E mi sento Giove che dalla cima dell’Olimpo tira i fili dei suoi burattini, degli uomini, a suo capriccio seleziona quelli da salvare e quelli da sacrificare, a suo estro crea e distrugge i colori dell’inesauribile arcobaleno, i rumori dell’interminabile concerto. Insomma domina l’Universo. […]

Ci vago sempre, nella stratosfera. Fluttuo in una specie di lucida follia. Cara, per scrivere bisogna essere insieme lucidi e pazzi. Però che meraviglia, quel mostruoso connubio! Che privilegio fluttuarci, che sublime responsabilità! Te Io dimostrerò con l’aiuto d’un argomento che oggi è tema di saggi accademici ed elaborate polemiche, litigi da salotto e best-seller, ma che quasi tutti affrontano scansando il punto che preme. Ecco qua. Apparteniamo a un’epoca in cui Cinema e Tv si sostituiscono alla parola scritta, al racconto scritto, e nel dialogo con il mondo i registi anzi gli attori si sostituiscono agli scrittori. Nessuno infatti, neanch’io, resiste al narcotico richiamo dello schermo, al perpetuo svago offertoci da un sistema di comunicazione che trasforma in pubblico trastullo anche la sacra intimità del sesso e la inviolabile solennità della morte. Soggiogati, ipnotizzati dalla moderna Medusa, passiamo ore a guardare le sue immagini e ascoltare i suoi suoni. Di conseguenza leggiamo assai meno, e molti non leggono più. Ritengono che si possa vivere senza leggere cioè senza la parola scritta, il racconto scritto, gli scrittori. Invece no. No, e non tanto perché lo stesso cinema e la stessa Tv non prescindono dalla parola scritta, dal racconto scritto, dagli scrittori, quanto perché lo schermo non permette e non permetterà mai di pensare come si pensa leggendo: le sue immagini e i suoi rumori distraggono troppo, impediscono di concentrarsi. Oppure suggeriscono riflessioni troppo superficiali e passeggere. Inoltre si preoccupa troppo di stupire e divertire, lo schermo, diverte e stupisce con mezzi troppo rudimentali e giocattoleschi: se ne frega delle tue meningi.

È superfluo ricordare che per leggere ci vuole un minimo di meningi cioè di intelligenza e cultura, superfluo sottolineare che qualsiasi idiota o qualsiasi analfabeta con due occhi e due orecchi può guardare le immagini e ascoltare i suoni della moderna Medusa. Ma per vivere, per sopravvivere, è necessario pensare! Per pensare è necessario produrre idee, fornirle! E chi più dello scrittore produce idee? Chi più di lui le fornisce? Lo scrittore è una spugna che assorbe la vita per risputarla sotto forma di idee, è una mucca eternamente incinta che partorisce vitelli sotto forma di idee, è un rabdomante che trova l’acqua in qualunque deserto e la fa zampillare sotto forma di idee: è un mago Merlino, un veggente, un profeta. Perché vede cose che gli altri non vedono, sente cose che gli altri non sentono, immagina e anticipa cose che gli altri non possono né immaginare né anticipare… E non solo le vede, le sente, le immagina, le anticipa: le trasmette. Da vivo e da morto. Cara, nessuna società s’è mai evoluta al di fuori degli scrittori. Nessuna rivoluzione (buona o cattiva che fosse) è mai avvenuta al di fuori degli scrittori. Nel bene e nel male, sono sempre stati gli scrittori a muovere il mondo: cambiarlo. Sicché scrivere è il mestiere più utile che ci sia. Il più esaltante, il più appagante del creato.
Esagero? Cedo alla retorica dell’entusiasmo, alle utopie del neofita? Anticipo la tua replica:

«Calma, signor mio, calma. Non dimenticare quel che nell’illuminato Settecento diceva il matematico e philosophe Jean-Baptiste d’Alembert. In un’isola selvaggia e disabitata diceva, un poeta (leggi scrittore) non sarebbe molto utile. Un geometra sì. Il fuoco non fu certo acceso da uno scrittore, la ruota non fu certo inventata da un romanziere. Quanto al mestiere più esaltante e più appagante del creato, aggiungerai, domandalo agli scrittori che scrivono ogni ora e ogni giorno per anni, che a un libro immolano la loro esistenza. Ti risponderanno colonnello, crede seriamente che per dare un tale giudizio basti scrivere qualche ora dopocena? Crede seriamente che per scrivere un libro basti avere idee o costruire a grandi linee una storia? Crede seriamente che scrivere sia una gioia?!? Glielo spieghiamo noi che cos‘è colonnello. È la solitudine atroce di una stanza che a poco a poco si trasforma in una prigione, una cella di tortura. È la paura del foglio bianco che ti scruta vuoto, beffardo. È il supplizio del vocabolo che non trovi e se lo trovi fa rima col vocabolo accanto, è il martirio della frase che zoppica, della metrica che non tiene, della struttura che non regge, della pagina che non funziona, del capitolo che devi smantellare e rifare rifare rifare finché le parole ti sembrano cibo che sfugge alla bocca affamata di Tantalo. È la rinuncia al sole, all’azzurro, al piacere di camminare, viaggiare, di usare tutto il tuo corpo: non solo la testa e le mani. È una disciplina da monaci, un sacrificio da eroi, e Colette sosteneva che è un masochismo: un crimine contro sé stessi, un delitto che dovrebbe essere punito per legge e alla pari degli altri delitti. Colonnello, c’è gente che è finita o finisce nelle cliniche psichiatriche o al cimitero per via dello scrivere. Alcolizzata, drogata, impazzita, suicida. Scrivere ammala, signor mio, rovina. Uccide più delle bombe.»

Lo so. L’ho capito. Jean-Baptiste d’Alembert a parte (escludo che egli avesse ragione), so anche che la mia piccola Iliade potrebbe essere una chimera: l’embrione d’un libro che non nascerà mai. Potrebbe essere addirittura una gravidanza fittizia come quella delle donne che desiderano un figlio al punto di sospendere col subconscio il ciclo mestruale, gonfiare il ventre d’aria, illudersi che contenga un feto. Ma la felicità è sempre un’illusione, e fittizia o no questa gravidanza mi regala una parentesi di felicità. Ti abbraccio, cara.
Ti ringrazio di avermi aiutato a conversare con me stesso, farmi compagnia, superare l’inquietudine che mi innervosiva, e ti dico Buon Natale…

Fine

Fanatico1

Fanatico2

 

image

Crediti: la vignetta iniziale è una scansione – indebita – dalla Settimana Enigmistica; La striscia dei Peanuts di Charles M. Schulz è una scansione – indebita – dalla rivista Linus di Dicembre 2013; gli auguri di Giacomo sono opera mia. Le parentesi quadre con all’interno dei puntini, presenti nella lettera, sono pezzi di testo non essenziali che ho saltato perché avrebbero allungato troppo un testo già lungo di per sé.

Arrivederci nel 2014!!!!!  THE_PR~1

Nicola

Annunci
commenti
  1. Silvia ha detto:

    Buone feste anche a voi e tantissimi auguri! 🙂

  2. Pur non adorando la Fallaci, ho trovato gustoso questo estratto epistolare che ignoravo. Grazie!
    Buon Natale ed Auguri a Te anche da parte mia.

    • Nicola Losito ha detto:

      Quando era viva, per certi lati duri del suo carattere, l’ho sempre evitata: ho cominciato a conoscerla con il suo libro postumo “Un cappello pieno di ciliegie” dove racconta la storia della sua famiglia. Un romanzo fiume, come tutti i suoi libri, che mi piacque per la sua capacità di inventiva e di guardare con occhio benevolo fatti e misfatti famigliari e non.
      Su Insciallah forse scriverò qualcosa quando lo avrò finito, posso solo dire che ho diverse remore e qualche critica su certe sue scelte narrative. Alcune pagine, come questa lettera, sono dei piccoli capolavori.
      Tutti quelli che amano la scrittura dovrebbero meditarci su.
      Ma penso che, essendo un testo lungo, pochi lo leggeranno.
      Peccato.
      Contraccambio di cuore gli auguri.
      Nicola

  3. tachimio ha detto:

    Ti ringrazio moltissimo per aver postato questo brano dal libro della Fallaci . Lo trovo semplicemente straordinario ed è superfluo qualsiasi commento. Parla da solo per completezza di argomento testimoniando la grande intelligenza e capacità di una giornalista e scrittrice che ho sempre ammirato. Buon Natale. Isabella

    • Nicola Losito ha detto:

      Oriana Fallaci da toscanaccia qual era aveva un carattere che portava la gente a odiarla senza riserve o ad amarla con la stessa identica passione.
      Io l’ho sempre seguita con un certo interesse come giornalista, approvandola o criticandola a seconda dei casi. Di sicuro ha avuto un grande coraggio a svolgere sul campo il suo lavoro di cronista di guerra difendendo, talvolta sbagliando, le sue convinzioni forse un po’ radicali.
      Come scrittrice non la conoscevo: all’epoca dell’uscita dei suoi libri più famosi ero troppo preso dal lavoro attivo e non avevo tempo di leggere i suoi ponderosi scritti.
      Oggi sto cominciando a conoscerla e, con mente un po’ più serena, posso giudicarla per quello che ha lasciato scritto e non per alcune sue prese di posizione che non a tutti piacquero.
      Buon Natale e Felice Anno Nuovo anche a te.
      Nicola

  4. tramedipensieri ha detto:

    Buongiorno Nicola,
    se c’è un libro che non sono mai riuscita a portare a termine è proprio Insciallah e ora, leggendo questo tuo post, mi chiedo il perchè….riletto oggi, a distanza di non così tanto tempo…sento che è diverso da come lo avevo immaginato…
    Ricordo che stentavo nella lettura, era pesante, noioso…boh…
    Eppure…qui…
    Mi sa che lo recupero…se non è che l’ho dato via.
    Grazie per questo, immagino non facile, riassunto.

    ….una vignetta che riassume il mio pensiero natalizio 😀

    Nicola ti auguro buone feste estesi anche a tua moglie e famiglia tutta; di un nuovo anno di serenità continuativa ; che vi accompagni sempre la salute e il buon umore.

    Auguri
    .marta

    • Nicola Losito ha detto:

      Cara .marta,
      sto quasi arrivando alla fine di questo ponderoso libro (795 pagine scritte in piccolo) non facile da leggere per delle scelte narrative che impongono al lettore un’attenzione costante che può stancare anche i più volenterosi. Il doppiaggio in diretta delle varie lingue parlate, dei vari dialetti per rendere intellegibile il testo, allungano troppo la vicenda, già di per sé complessa per la presenza di decine e decine di personaggi. E’ questo il limite negativo di un libro pieno di pagine deliziose e che si perdono per colpa di lungaggini che si potevano evitare.
      E’ lei stessa a dire nella lettera qui presentata che non ha avuto il coraggio di eliminare alcuni personaggi minori: se lo avesse fatto io credo che il romanzo sarebbe stato apprezzato di più.
      Eh già, sul Natale c’è tanta retorica in giro!
      Contraccambio con pari sentimenti gli auguri.
      Nicola

  5. Auguri di Buone Feste e Buona (Ri)nascita a tutti. La Fallaci per è stata un riferirimento costante nei miei anni giovanili (Niente e così sia, Un uomo, Lettera a un bambino mai nato, etc). Insciallah, invece, non l’ho mai letto ma trovo che Oriana abbia saputo e potuto dare molto ai suoi lettori, nonostante il suo pessimismo antropologico e antislamico: io le sono debitrice di tanti spunti per la mia crescita personale. Un saluto a tutti e a Nicola in particolare.
    P.S. Spero che le prime righe del post e la vignetta inerente il Capo terribile non corrispondano a realtà.

    • Nicola Losito ha detto:

      Insciallah non l’ho ancora finito e quindi aspetto a darne un giudizio definitivo: qualcosa ho già detto nelle risposte a chi ti ha preceduto. Posso solo aggiungere che per affrontarlo bisogna avere molto tempo a disposizione e armarsi di tanta pazienza per seguire le avventure di una pletora infinita di personaggi.
      Detto questo, anche chi l’ha avversata e criticata in vita dovrebbe riconoscere alla Fallaci una grandezza di pensiero e di conseguente comportamento che pochi uomini/donne di oggi possono vantare.
      Tutti i capi sono terribili pretendono troppo dai sottoposti e pagano poco… 😀
      A parte gli scherzi, trovo giusto dedicarmi alla famiglia e agli amici in questo periodo festivo.
      Contraccambio gli auguri di Buone Feste uniti alla speranza di una felice rinascita personale.
      Nicola

  6. Josè Bernò ha detto:

    Caro Nicola, avevo letto Insciallah parecchi anni fa e non mi ricordavo più di questo brano. Grazie a te l’ho riletto con piacere! Approfitto dell’occasione per ricambiare gli auguri di buon Natale, di buona fine e di buon inizio anno!
    Un abbraccio,
    Josè

    • Nicola Losito ha detto:

      Capisco la tua perplessità. Il libro è troppo vasto, sono troppi gli avvenimenti, troppi i personaggi.
      Alcune perle si perdono in questo grande mare.
      Per fortuna c’è il vecchio Nic che trova le gemme e le pubblica qui a futura memoria… 😀
      Contraccambio sentitamente auguri e abbracci.
      Nicola

  7. ombreflessuose ha detto:

    Caro Nicola, non ho mai letto la Fallaci, ma ringrazio la tua bravura per avermi dato l’ occasione di leggere questo piccolo capolavoro .
    Auguro a te, al signor Giacomo e fam. un buon Natale e un 2014 ricco di ogni bene
    Baci da Mistral

    • Nicola Losito ha detto:

      Cara Mistral,
      queste pagine sono memorabili e dovrebbero essere tenute sempre a mente da chi, come te e tanti altri, amano scrivere in prosa o in versi.
      Né per esaltarsi se si ha successo, né per deprimersi se nessuno riconosce il proprio talento.
      Contraccambio con un forte abbraccio i tuoi auguri e i tuoi baci.
      Nicola

  8. rossodipersia ha detto:

    Ti ringrazio per aver postato questo brano. La Fallaci è stata una delle mie scrittrici di riferimento dell’adolescenza, “Lettera a un bambino mai nato” il primo in assoluto, avevo sedici anni. Poi a seguire tutti gli altri. Per “Penelope alla guerra” e “Un uomo” sono impazzita di ammirazione. Mentre su Insciallah mi sono fermata anche se ho continuato a comprare tutti i suoi libri. Ad un certo punto ho smesso di capirla.
    Questo testo che ci hai regalato è meraviglioso e c’è tanto da riflettere.
    Ti auguro un Buon Natale e un meritato riposo. Ciao…

    • Nicola Losito ha detto:

      Insciallah, in effetti, è un libro complesso e a volte noioso, non tanto per l’argomento trattato ma per la difficoltà di tenere a mente le vicende dei sessanta e passa personaggi e i tanti dialetti che la Fallaci insiste a dare anche la traduzione affiancata. L’inglese, il francese, il tedesco e l’arabo compresi. Se avesse messo tutto in lingua italiana sarebbe stato molto più facile da leggere.
      Ma queste sono state scelte sue narrative su cui è inutile discutere.
      In questo libro ho trovato pagine stupende, come la lettera qui pubblicata, e un altro brano che pubblicherò più avanti.
      Grazie per gli auguri che contraccambio di cuore.
      Nicola

  9. sguardiepercorsi ha detto:

    Ciao Nicola, tanti auguri anche a te! Buone feste 🙂

  10. sissa ha detto:

    Grande verità in quella lettera. Oggi ho comperato una scatola di latta verdolina con grandi fiori colorati un po’ sbiaditi. E’ proprio bella. La stessa scatola di latta è stata guardata e valutata da una antiquaria e lasciata lì: era troppo sbiadita. Ho comperato anche due tigrotti di porcellana, con la coda rotta e visibilmente riparata. A me sono piaciuti proprio per questo. L’antiquaria invece non li ha presi a causa di questo. Sono contenta dei miei oggetti e mi sento capace di vedere a colori il film in bianco e nero; d’altro canto a volte i film a colori mi sembrano piatti, vuoti, non rispettosi del soffio vitale che intendono rappresentare come il Colonnello-Oriana vede quelli in bianco e nero: ma è chiaro che parla di poesia della vita e non di pellicole.
    Ci si inventa una moglie per poter parlare, per poter raccontare, per poter scrivere… o per poter pensare? Il risultato è la scoperta che abbiamo bisogno di un prossimo!
    E siamo noi stessi “prossimo” dell’umanità. Ah, se riuscissimo a non dimenticarlo mai!
    Ma ammetto che per quel che mi riguarda non ho ancora imparato la reciprocità della funzione: ci sono certi “prossimi” che mi fanno imbufalire e li desidererei lontani. Anzi di più: distanti!
    Lo scrivere è una passione e quando è passione è tirannica, dispotica, capricciosa, dispettosa me lo ricordo bene. Poi c’è chi riesce a farne un mestiere e c’è chi attraverso lo scrivere trova un senso al proprio dolore esistenziale e… smette di scrivere e comincia a vivere. E c’è anche una altra infinità di categorie di scrittori o di pensatori, sono tante quante sono gli esseri umani, ma è difficile rendersene conto: non si vedono le differenze perchè la loro gestione è complicata. La questione vera è la pretesa di qualità della prestazione. Credo però che stiamo andando verso un mondo in cui da questo punto di vista si starà meglio, si sarà meno esigenti da se stessi e dagli altri. E… accidenti: mi viene il fortissimo dubbio che la crisi economica che attanaglia il mondo (spero non solo il mio) sia dovuta al calo di qualità nelle performances individuali e collettive?
    Spero di sentirti nei prossimi giorni. Ti saluto e auguro a te e alla tua famiglia, Giacomo incluso, molti cari auguri di buone feste. Sissa

    • Nicola Losito ha detto:

      Eh già, cara Sissa! Abbiamo bisogno del prossimo. Il prossimo serve per tanti scopi, serve se abbiamo bisogno di compagnia, serve se c’è da scaricare su qualcuno la colpa del cattivo andamento dell’economia, eccetera eccetera.
      Il prossimo serve per potere generalizzare.
      La lettera della Fallaci a me è piaciuta anche per avere la possibilità dire che io ho un’altra idea della scrittura: scrivere non deve portare all’esaltazione di sé, del proprio talento quando c’è, ma nemmeno alla depressione quando non si raggiungono gli obbiettivi che si desideravano o quando il talento non c’è.
      Scrivere deve essere portatore di piacere, divertimento, serenità. Deve soddisfare se stessi, prima che gli altri.
      Se ciò che si scrive piace anche ad altri, tanto di guadagnato: avere successo è utile ma non necessario. Non traggo il mio sostentamento dalla scrittura, quindi venga quel che mi è stato destinato, né più né meno.
      Non cerco il paradiso in terra ma nemmeno l’inferno… 😀
      Questa è – adesso – la mia Filosofia per sopravvivere.
      Buone Feste a te da estendere a tutta la tua tribù.
      Nicola

  11. ili6 ha detto:

    Ho letto parecchie cose di Oriana Fallaci, non questo libro. Lo stralcio che proponi è valido e magari diverrà input per una futura lettura di Insciallah.
    Buone feste natalizie in serenità e allegria.
    M.R.

    • Nicola Losito ha detto:

      Per apprezzare questo libro devi avere parecchio tempo a disposizione, tanta pazienza, tanta memoria per non perderti nella babele di una storia di guerra con tanti personaggi che un terzo bastava. 😀
      Alcune perle della Fallaci disseminate qua e là nel lungo testo, forse, valgono la fatica spesa per trovarle.
      Buone Feste a te e Famiglia.
      Nicola

  12. Barbara ha detto:

    La forza emotiva ed analitica di questo brano si commenta da sola. Lo leggerei più e più volte.
    Grazie Nicola e tanti cari auguri di Buon Natale anche a te. A presto!
    Barbara

    • Nicola Losito ha detto:

      In questo brano la Fallaci si è spogliata davanti ai suoi lettori: ha avuto il coraggio di dire, senza peli sulla lingua, cosa lei intende per scrittura di un libro: esaltazione e rischio di infermità mentale.
      Come ho detto a Sissa (vedi) io penso invece che la scrittura sia una via di mezzo tra due estremismi.
      A risentirci prestissimo per lo scambio di auguri.
      Nicola

  13. Andrea Magliano ha detto:

    Ciao Nicola, un grazie per l’interessante lettura, ma soprattutto un grande augurio di buone feste e un 2014 pieno di sorprese 🙂 A presto!
    Andrea

    • Nicola Losito ha detto:

      Contraccambio in toto l’augurio per un 2014 del tutto diverso dall’anno che sta per finire.
      Si dice sempre così, caro Andrea, ma questa volta spero che sia davvero migliore.
      Nicola

  14. Francesco ha detto:

    Ciao … è sempre un piacere leggere gli scritti della Fallaci. Grazie per i tuoi interventi. Tanti Auguri di Buone Feste. Ciao Francesco.

    • Nicola Losito ha detto:

      Ho scoperto solo da poco la Fallaci scrittrice e il mio giudizio è in via di formazione.
      Grazie a te per essere passato di qui.
      Buone Feste anche a te e Famiglia.
      Nicola

  15. liù ha detto:

    Buone feste a te e famiglia.
    Grazie per la tua visita al mio modesto blog.
    Mi piace molto come scrivi e quello che scrivi,sei ironico e spiritoso senza esagerare.
    Ciaoa presto
    liù

  16. fulvialuna1 ha detto:

    Buone feste a Giacomo e Nicola, e alla moglie, quella vera, però!

  17. Francesca ha detto:

    Della Fallaci ho letto solo Lettera a un bambino mai nato. Alle medie, mi pare. Quanto ci ho pianto. Non so, a me ha fatto questo effetto. Mi fa venire in mente a che scrittrice fervente e autocritica fosse questa signora, vita da protagonista e schiava quasi solo della propria volontà. Mi è venuta voglia di leggere qualcosa di lei, anche se non so se ricominciare da Insciallah. Ci penso su. Intanto, tantissimi auguri a te e famiglia, di buon natale e buonissimo anno nuovo, di cuore 🙂
    Francesca

  18. Nicola Losito ha detto:

    Insciallah è un romanzo difficile e sinceramente non te lo consiglio, a meno che tu non sia interessata a complesse vicende di guerra o desideri imparare, dal punto di vista strettamente psicologico/letterario, come far muovere un grande numero di personaggi maschili descritti con occhio critico nei loro pregi e difetti una volta messi di fronte al pericolo di perdere la vita in battaglia.
    Da questo punto di vista la Fallaci è una grande maestra.
    Molto belle anche alcune figure femminili.
    Grazie di cuore per gli auguri che contraccambio.
    Nicola

  19. ludmillarte ha detto:

    ed il povero Tantalo, dopo averla combinata grossa grossa, seppe cosa significa vedersi sfuggire il cibo davanti alla bocca! le parole sono anche cibo/nutrimento per chi le legge e, seppur in altro senso, per chi le scrive. un post con una citazione ricco di verità e di spunti da approfondire. grazie per la condivisione e carissimi auguri di Buone Feste 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Per noi che amiamo scrivere il Colonnello-Fallaci ci ha aperto a un vasto mondo di conoscenze ed esperienze di cui dovremmo tenere conto prima di imbarcarci in imprese letterarie.
      Da lì io ci sono passato senza saperlo e ho parecchie ferite che ormai sono rimarginate.
      Ho visitato tutti gli stadi, dall’esaltazione alla sofferenza, ma ora spero di essere guarito.
      Io penso che la guarigione inizia quando ci si diverte a scrivere e basta.
      Buone Feste anche a te e Famiglia.
      Nicola

  20. davidebarbanera ha detto:

    Buon Natale e felice Anno Nuovo anche a te Nicola. Complimenti per l’articolo.

  21. stravagaria ha detto:

    In ritardo ma sono arrivata anche io a leggere i tuoi auguri e questo bel brano e a lasciarti un saluto prima di Natale. Auguri a te, a tua moglie Chicca e a tutta la famiglia con l’augurio di giornate belle… che siano proprio come le desideri! Viviana

  22. rpapac ha detto:

    Buon Natale a te e famiglia.

  23. fulvialuna1 ha detto:

    Buon 2014 Nicola a te e famiglia.

  24. harleyquinn86 ha detto:

    Anch’io scrivo lettere ad uomo immaginario, un’illusione che non mi deluderà mai…
    Rileggerle mi fa ridere; scriverle è terapeutico.
    Il brano che ha pubblicato è davvero stupendo. Grazie per la condivisione!
    Le feste sono finite: buona vita!

    • harleyquinn86 ha detto:

      Ti ho di nuovo dato del lei, forse credo di rivolgermi al signor Giacomo ahahah

      • Nicola Losito ha detto:

        Nei libri e nei film ho letto e visto che parecchi bambini hanno un amico immaginario con cui parlano e discutono, ma nella vita reale degli adulti credo succeda di rado.
        Tu sei un caso interessante da studiare… 😀
        C’è un po’ d’invidia in questa mia affermazione. Piacerebbe anche a me avere una donna immaginaria che mi scriva e a cui io possa rispondere senza tante remore e preoccupazioni.
        Buona vita reale anche a te.
        Nicola

      • harleyquinn86 ha detto:

        Mi hai smascherato. 😀 “Buona vita reale” è l’augurio migliore che mi si possa fare.

      • Nicola Losito ha detto:

        Il Signor Giacomo ringrazia perché, essendo parecchio misogino, preferisce mantenere una certa distanza con persone di sesso femminile… 😀
        Io invece amo e do del tu a tutti.
        Nicola

      • harleyquinn86 ha detto:

        Allora a lui non parlo più, parlo solo con te 😀

      • Nicola Losito ha detto:

        Grazie. Così si fa… e tanto peggio per lui e per i misogini in generale! 😀
        Nicola

      • harleyquinn86 ha detto:

        😀

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...