Sono felice di ospitare nuovamente la mia amica Viola Veloce che oggi ci parla, da par suo, della scuola e delle nuove generazioni di asini… oops… di studenti che la frequentano.
Per inciso, Viola Veloce è una brava scrittrice e su Amazon, tra i best sellers, trovate i suoi tre e-book che sono acquistabili al prezzo irrisorio di 0,99 euro.

Omicidi in pausa pranzo

Mariti in salsa web

Mamme bailamme

Buona lettura.
Nicola

image

Sconsiglio la lettura di questo post agli insegnanti, anche se sono figlia di un’insegnante e non ho particolari antipatie verso la categoria.
Anzi, credo di assomigliare molto a mia madre che mi interroga ancora – a sorpresa – sui verbi latini, di cui peraltro non ricordo una beata mazza.
L’ex-professoressa è capace di chiedermi: “Che tempo è vincunto?” (l’ho appena trovato su Google, io ODIO i verbi latini), mentre siamo seduti a tavola.
Io naturalmente non so rispondere, perché la mia generazione studiava poco e il latino non andava più giù a nessuno.
Ricordo ancora la sfilza di “2” che prendevamo dall’insegnante del liceo, cattiva come la fame.
Quando l’orribile profia si ruppe una gamba e la bidella venne a darci la buona notizia, noi balzammo in piedi come un sol uomo, urlando di gioia.
Tutta la classe gridava di felicità – qualcuno batteva i pugni sul banco, esultante! – mentre la bidella ci guardava allibita. Ma lei non doveva portare a casa i “2” in latino da far firmare ai genitori, e non era quindi così empatica con noi asinelli.
Insomma, la scuola post ’68 sfornava già dei mezzi asini – io faccio parte della categoria – mentre prima ti spaccavano le corna, ma il latino te lo ricordavi per tutta la vita.
Sia chiaro: non voglio tornare indietro.
Si vive un gran bene anche senza tradurre Cicerone.
Ma provate a chiedere a vostro figlio, che magari fa la seconda media come il mio, quanto gli darebbero di resto se andasse al mercato con dieci euro e comprasse due chili di banane che costano un euro e venti centesimi al chilo?

 Che probabilità ci sono che vi dia la risposta giusta?
Facendo il calcolo a mente?
Il 50%?

Non di più, secondo me.
Ogni tanto faccio qualche domandina a sorpresa ai ragazzini – proprio come mia madre – e spesso ottengo di risposta solo degli occhi atterriti che mi guardano come per dire: “Cosa vuole da me questa pazza?”.
Provate anche voi.
Chiedete a un alunno delle medie quanto è un terzo di centocinquanta.
Vedrete di nuovo l’occhio spento della triglia che si guarda intorno per capire come nuotare via, lontano dal barracuda che lo interroga.
Potete rifare gli stessi esperimenti statistici con l’analisi logica e quella grammaticale col rischio, però, di spaventare per sempre il branco di triglie, che vi girerà alla larga.
Triglie con le orecchie d’asino, allevate tutte nella scuola italiana dell’obbligo.
Non voglio negare le possibili punte di ECCELLENZA (parola che detesto) o l’esistenza di alunni meravigliosi che hanno avuto la fortuna di incontrare dei favolosi insegnanti, ma la scuola italiana oggi produce una nuova razza asinina che non è in grado neanche di fare la spesa al mercato, perché non sa calcolare a mente quanto devono darti di resto per i due (già citati) chili di banane.
I nostri figli potranno andare solo all’Esselunga, dove le cassiere dispongono di registratori di cassa che calcolano anche il resto (e sei sicuro che non ti stanno fottendo).
Eppure mio figlio ha passato interi weekend a fare centinaia di operazioni in cui doveva cambiare il colore della penna ogni volta che passava dalle unità, alle decine, alle centinaia, eccetera.
Anche l’analisi logica era fatta con i colori: il predicato azzurro, il soggetto rosso, eccetera.
E se gli chiedevi di fare l’analisi logica di una frase, lui ti rispondeva: “Azzurro, verde, rosso!”.
E poi ci sono quei bellissimi libri di testo in cui devi mettere una crocetta su: “Vero” o “Falso”.
50% di probabilità di prendere 5 se rispondi a caso. Con un po’ di fortuna puoi anche prendere 6: ti fai bendare da un compagno di classe e piazzi le crocette a caso, sperando che ti vada bene, come al Casinò.
Ma anche i programmi scolastici non scherzano: l’anno scorso, Tommaso, in prima media, ha studiato le figure retoriche, tra cui la sineddoche e la metonimia.
Mio figlio non ha ancora capito bene cos’è un pronome, ma almeno gli hanno spiegato cosa sono le metafore e qual è la differenza con l’allegoria.
Anche se non so quanto possa essergli utile.
Perché da grande, andrà a raccogliere i pomodori.
E nessuno gli chiederà se pomodoro è nome o aggettivo.

© Viola Veloce

Annunci
commenti
  1. Giusyna ha detto:

    Siamo a questi punti? Beh, nell’era dei congiuntivi scomparsi e delle k imperanti, non c’è nemmeno da meravigliarsi troppo. W la “sQuola” di una volta, direi 🙂
    Buona settimana a tutti 🙂

  2. stravagaria ha detto:

    Mio fratello insegna e mi dice che purtroppo i ragazzi sono sempre meno permeabili alla cultura, gli insegnanti fanno sempre più fatica a fare breccia e i genitori per lo più si disinteressano del contenuto badando alla forma ovvero ad un pagellino ricco di sufficienze piene. Le mie ragazze sono ormai grandicelle ma la differenza per molti versi l’ho notata anche io soprattutto con la secondogenita perché la prima ha avuto la fortuna di frequentare un classico molto vecchio stile.
    In definitiva si fatica a trovare un laureato che sappia scrivere due righe in croce senza errori di sintassi e di ortografia. Nessuna meraviglia: si raccoglie ciò che si è seminato e vent’anni di cultura mas mediale di livello sempre più basso non possono non portare i loro frutti.

    • Nicola Losito ha detto:

      Fare l’insegnante oggi non è più una missione. Il più delle volte è una perdita di tempo, presi come sono da problemi di stipendio e dal difendersi dai genitori che pensano che i loro figli siano dei geni incompresi. 😀
      Nicola

  3. Niko ha detto:

    Grazie per il suggerimento di lettura. Ciao Nicooo

  4. tachimio ha detto:

    Qualche sentore che la scuola non andasse poi troppo bene l’avevo, ma a dir la verità facevo riferimento a ragazzi un pò più grandi e soprattutto per argomenti di storia ( vedi le risposte date all’Eredità” con Conti ), ma che si fosse arrivati a tanto interessando anche alunni delle medie, no, non ci avevo pensato. Che dire, mi associo a Giusyna: viva la ”Squola” di una volta. Ah, ah, ah.Isabella

  5. sissa ha detto:

    Sì, però… Non so che dire, in verità.
    Studiando con i miei ragazzi (superiori) ad esempio grammatica, mi sono resa conto che dai miei tempi la lingua è cambiata tantissimo, alcune cose che credevo vere si sono rivelate false, l’elenco dei complementi si è arricchito in modo astruso, (anche se ora non riesco a ricordare quella nuova voce stramba che mi aveva colpito). Ora in terza media spiegano come scrivere un testo di fantasia o un testo argomentativo o un horror, dando come indicazioni le stesse che abbiamo sentito noi al noto corso di educazione alla scrittura… Le lingue, poi: l’importante è che i discenti sappiano crocettare la risposta giusta, senza turbare troppo i docenti, malpagati, non che imparino lemmi, forme verbali, frasi idiomatiche, e non viene mai verificato l’uso attivo della lingua.
    Forse veramente hanno troppo questi ragazzi, non parlo mica solo di cellulari e I-apparecchi vari! Gestire questa mole di info mal date, mal imparate, mal classificate non può che creare scompensi. Ma voglio spezzare una lancia a favore dei docenti: mica tutti sono menefreghisti, mica tutti sono ignoranti o presuntuosi. Sono esseri umani angosciati da ciò che il ministero pretende da loro, penso siano proprio allo sbando, poverini. Forse il caos deriva solo dal fatto che siamo in una fase di transizione tra due tipi di società, nè carne nè pesce…Ma forse invece siamo alla frutta.
    Se è vero che in realtà si vive sempre in una fase di transizione, dobbiamo riconoscere che questa particolare transizione transita velocemente, più rapida e più ripida di quelle delle generazioni passate…
    Insomma, è veramente pazzesco: noi venivamo caricati di nozioni, dati, contenuti che dovevamo fingere di trasformare in ragionamenti. Oggi mi sembra ci si concentri più sul metodo che sui contenuti, però forse oggi i ragazzi in un certo senso hanno più libertà. Insomma: ogni epoca, ogni momento storico ha le sue pecche ma ha anche le sue fortune.
    Qui però abbiamo anche il guaio del lavoro, che ora c’è poco e che si presuppone domani manchi del tutto… e quindi siamo carenti di speranze e di motivazioni, pur avendo da gestire la mole di info di cui sopra…
    CIAO NIC e congratulazioni a Viola: ha centrato il punto. Si impara il colore, non soggetto predicato complemento! Sissa

    • Nicola Losito ha detto:

      Invito i miei lettori a leggere non solo il post di Viola ma anche il tuo commento. Potranno farsi un’idea più precisa delle difficoltà del momento che colpiscono tutti, studenti, professori e famiglie.
      Io ho ben poco da aggiungere se non la mia attuale esperienza di “maestro” in una scuola serale per immigrati. Per costoro è importante imparare l’italiano, più importante è, però, trovare il lavoro.
      E quando lo trovano, abbandonano la scuola. Così il numero dei miei “alunni” è variabile. Ci sono sere che ne ho uno solo…
      E’ difficile insegnare ai banchi vuoti.
      Nicola

  6. tramedipensieri ha detto:

    ahahh ahah di primo acchito mi viene da ridere
    ma poi

    no.

    Chissà perchè ma …ci credo 😦 che tristezza

    ciao Nicola!

    • Nicola Losito ha detto:

      La bravura di Viola sta tutta nel suo parlare schietto. Con sarcasmo e umorismo ben dosati: il modo giusto, a mio parere, per affrontare i problemi con intelligenza.
      Perché i problemi di cui parla Viola in questo post sono veri e reali.
      E ci sarebbe ben poco da ridere.
      Ciao .marta
      Nicola

  7. soloclaudia ha detto:

    sono un insegnante della scuola media
    e non dico altro!

    • Nicola Losito ha detto:

      Sarebbe bello, invece, sentire il tuo parere da addetta ai lavori.
      Anche il rovescio della medaglia è interessante.
      Qui la discussione è libera, aperta e apprezzo molto il contributo di tutti.
      Un cordiale saluto.
      Nicola

  8. Andrea Magliano ha detto:

    Nonostante la mia età condivido il dolore e il pensiero di Viola… Pensavo pur’io di scrivere un post simile. In attesa di un lavoro, racimolo qualcosina con le ripetizioni, da quando ho 16 anni (8 anni fa ormai). Attualmente una delle bambine delle medie che seguo è quella che mi regala più ‘perle’. Dalla geografia dove ci sono difficoltà a collocare tanto la Svizzera quanto persino quartieri cittadini, alla grammatica e alle lingue straniere e non (giusto questo mese mi è stato chiesto che cosa è un pronome o il significato delle parole transitare e simulazioni). E se sembrano sconvolgenti, ti svelo che sono nulla a confronto di altre… E’ un panorama sconsolante…
    Un saluto
    Andrea

    • Nicola Losito ha detto:

      I casi sono due: o i ragazzi di oggi non hanno più voglia di studiare o i professori non sanno più insegnare.
      Da qui non si scappa. Insegnare, coinvolgendo gli alunni, è cosa difficilissima.
      Me ne sto rendendo conto da quando faccio il “maestro” in una scuola serale per emigrati da mezzo mondo.
      Cordiali saluti.
      Nicola

  9. Francesca ha detto:

    Rispondo spesso – troppo spesso – a chi mi chiede perché non insegni, che non potrei mai farlo, e non solo perché di fatto non ne avrei le credenziali, ma perché esagererei in severità. Che panorama desolante. Non potrei accontentarmi di portare avanti programmi da controllare con questionari “a crocette”, come non potrei arrendermi nel seguire questo flusso. Mi ammalerei… più di quanto non mi faccia già ammalare la visione dell baratro culturale dove stiamo tristemente finendo.
    Quelle rare volte in cui ho dato ripetizioni è stato un dramma. I bambini/ragazzi sapevano a memoria i re di Roma, peraltro vantandosene, salvo rimanere in silenzio sui caratteri della repubblica o della tirannide. Perché ovviamente devi sapere quello che con ogni probabilità non è mai esistito (ma è tanto comodo imparare a memoria liste pressoché inutili), e poi non conoscere quello una tappa fondamentale del nostro percorso storico. Il che… trovo sia emblematico circa le priorità nell’educazione.

    • Nicola Losito ha detto:

      Cara Francesca,
      la severità è un termine, ormai, di sapore ottocentesco, nel senso che oggi, nelle scuole, la severità è bandita perché ritenuta obsoleta e persino pericolosa. Secondo la pedagogia che attualmente va per la maggiore si devono ottenere gli stessi risultati con metodi di convincimento più bonari, cercando di coinvolgere gli studenti sfruttando la simpatia, la coerenza, la superiore cultura dell’insegnante che non deve essere più un carabiniere ma l’amico, il compagno più bravo che non fa pesare le sue maggiori capacità ma che sa offrire agli altri senza boria o arroganza il suo sapere. Credo che oggi ad essere in difetto siano una buona parte degli insegnanti che, a loro volta, non hanno avuto corsi scolastici adeguati ai tempi. Insegnanti che hanno studiato poco e di malavoglia in tempi dove vigeva il 6 politico e si davano gli esami di gruppo. Certo esistono insegnanti eccellenti ed esistono studenti eccellenti, ma questi sono l’eccezione e non la regola. Per molti l’insegnamento è un lavoro di ripiego, portato avanti di malavoglia e, oltretutto mal pagato. In tutto questo ragionamento, infine, manca il terzo protagonista non sempre all’altezza: e cioè i genitori. Costoro, spesso e volentieri, pur di difendere il figlio somaro, se la prendono con gli insegnanti, instaurando così un circolo vizioso che giustifica tutto: lassismo, incompetenza, poco interesse a insegnare e poca voglia di studiare.
      Si ottiene così il quadro demoralizzante della scuola oggi in Italia.
      Ovviamente io non ho formule magiche o suggerimenti da dare per migliorarla, perché sono solo un osservatore esterno e non ho competenze specifiche. Osservo, purtroppo, con tristezza questi poveri ragazzi che escono dagli studi, disamorati, disorientati, frastornati, ben poco acculturati e, quando va bene, pieni di inutili nozioni che non serviranno mai nella vita lavorativa.
      Un caro saluto.
      Nicola

  10. tempodiverso ha detto:

    insegnare oggi è una lotta impari!
    purtroppo sapere cosa sia utile alla vita lavorativa è più difficile di un terno al lotto e scoraggia sia studenti che genitori

    • Nicola Losito ha detto:

      E’ giusto mettersi nei panni degli insegnanti, degli studenti, dei genitori che fanno il loro dovere con passione e abnegazione. Uno stato che funziona deve sapere indirizzare la società. La scuola e le famiglie sono una parte importante della società.
      Una domanda, allora, sorge spontanea: ma lo stato funziona davvero?
      Mah…
      Nicola

  11. blogdibarbara ha detto:

    In una classe mi è capitato di fare una lettura in cui si parlava di un braccio meccanico che si muove alla velocità di un metro al secondo. Chiedo: cioè, in chilometri all’ora? In venti mi guardano tra lo smarrito e lo sconvolto (il fatidico “cosa vuole da me questa pazza” di Viola); il ventunesimo, il più bravo della classe, comincia a calcolare a voce alta: “Dunque, un metro al secondo fanno mille metri in mille secondi…” Dico: e cosa te ne fai di mille metri in mille secondi? Beh, intanto mi porto avanti… In quella stessa classe, agli esami di terza media, è stato dato, col mio solo voto contrario, il voto massimo a una ragazza che non aveva la più pallida idea di dove si trovi Budapest (ha provato a dire Inghilterra, poi non le è venuto in mente altro), ignorava che nella seconda guerra mondiale la Spagna era neutrale, e tutto il resto più o meno allo stesso livello, con la motivazione che “gli altri sono tutti peggio, se non lo diamo a lei a chi potremmo darlo?” Hanno tentato di convertire anche me a grammatica e sintassi coi colori e con quadrati triangoli ecc. (“funziona! Sul serio! Vedessi con che velocità combinano forme e colori!”), ma ho strenuamente resistito. Ed è per cose di questo genere, non per altro, che sono tanto contenta di essere in pensione.
    POST SCRIPTUM: Mi ha appena telefonato un amico, che mi ha raccontato di avere avuto un colloquio con la sovrintendente scolastica della sua città. Che gli ha raccontato che in una quinta elementare si è ammalata un’insegnante, ed è andata per qualche giorno una supplente. Quest’ultima, ignorando totalmente l’insegnante di sostegno che tentava qualche obiezione, si è messa a fare educazione sessuale. Ha spiegato che la donna può far entrare il pene nella vagina, nell’ano e nella bocca. Ha spiegato che le lesbiche hanno nelle mutande una specie di pene artificiale che infilano nella vagina della propria partner. Ha spiegato che il parto provoca dolori mostruosi e deforma irreversibilmente il corpo della donna – e tutte le scolare, bambine di dieci anni, sono andate a casa a dire mamma io non voglio avere bambini.

    • Nicola Losito ha detto:

      Quella che descrivi è una situazione desolante e spero sia soltanto un caso limite. Comunque a studenti chiaramente poco preparati spesso corrispondono professori che non hanno saputo insegnare a loro a ragionare e nemmeno a interessarli nel modo giusto sui fatti della vita.
      Se studenti e professori (ri)cominciassero ad amare la scuola forse le cose migliorerebbero.
      Nicola

  12. fulvialuna1 ha detto:

    Ti ho nominato per il Liebster Award. Ciao.

    • Nicola Losito ha detto:

      Grazie di cuore, cara Fulvia. Sono onorato per la tua nomination. Ma ho partecipato già una volta a questo simpatico gioco e perciò non me la sento di continuarlo. Non saprei più come rispondere ai tanti quesiti che il Liebster Award prevede.
      Un cordialissimo abbraccio.
      Nicola

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...