jet lag (Pastor Cartoon)

Jet lag

Oggi voglio fare del terrorismo psicologico – giusto per scherzare un po’ – per mettere sull’avviso tutti coloro che amano viaggiare in paesi lontani, ma che, come me, hanno un fisico così così…

Ok, chiarisco subito che col viaggio in Cina (presto inizierò a raccontarlo) questo post c’entra come i cavoli a merenda, però la Cina interviene colpevolmente per il fatto che è una terra TROPPO lontana dall’Italia. Per raggiungerla, infatti, occorre prendere – minimo – due aerei ma, soprattutto, dopo il grande affaticamento del fascinoso tour attraverso quest’esotico paese, bisogna, per forza, tornare a casa ed è proprio in questo frangente che possono comparire gli effetti malefici del jet lag.

Domanda stupida: perché solo al ritorno del viaggio, avviene questo fenomeno? 

Semplice, all’andata (è l’8 ottobre 2014, ore 14 italiane), siamo tutti belli, freschi, riposati, pieni d’entusiasmo per la vacanza e, pur andando incontro a:

1) 6 ore di volo Milano-Dubai, l’orologio viene portato avanti di due ore rispetto all’ora italiana. Ore 22 locali. Percorsi 4713 km.

2) Sosta di 5 ore all’aeroporto di Dubai (tra parentesi, trattasi di costruzione spettacolare, con marmi, luci, negozi extra-lussuosi, tutto qui lascia a bocca aperta e, ovvio, ogni piccola cosa costa più del dovuto) dove gli emiri, soddisfatti del risultato scenografico, non badano a spese anche sull’aria condizionata, che io odio.

3) Alle 3.00 di Dubai parte il volo per Hong Kong. Dopo circa 9 ore in cielo e un fottio di kilometri, arriviamo a destinazione: l’orologio locale segna le 17,20. In Italia, invece, sono le 11,20, cioè qui è tardo pomeriggio, mentre in patria è mattina inoltrata. Portiamo ancora avanti l’orologio di 6 ore. Se non ho sbagliato i calcoli, il nostro ormai rodato meccanismo biologico viene spostato in avanti di 8 ore. In pratica, in Cina, noi italiani scambiamo quasi il giorno con la notte…

in realtà non succede quasi nulla. Arrivati in Cina, l’organismo di chi ha affrontato la lunga trasferta aerea ha sopportato benissimo i punti 1), 2), 3). Nessuno lamenta problemi di jet lag. All’aeroporto di Hong Kong abbiamo sbrigato le solite formalità, incontrato la guida, una simpatica signora cinese di nome Mabel – italiano parlante – e, infine, siamo saliti su un bus che, in 45 minuti, ci ha scaricato nell’ottimo Hotel Regal Kowloon Metropark a Hong Kong.

I guai da jet lag, per me, sono iniziati a Shanghai il 22 ottobre, alla vigilia del finale del lungo e piacevole tour che ci ha portato a visitare bellissimi posti – purtroppo – lontani fra loro migliaia di chilometri. Quel giorno, dopo avere preparato e caricato armi e bagagli sul bus a nostra disposizione, da Shanghai abbiamo raggiunto Suzhou – la Venezia cinese – percorrendo circa 85 km. di autostrada. Per tutta la giornata abbiamo scarpinato, ammirando le bellezze di questa città di più di 10 milioni di abitanti e, infine, a sera, ci hanno portato direttamente all’aeroporto di Shanghai. Espletate le solite formalità d’imbarco, abbiamo sostato alcune ore in un gate perché il volo verso Dubai partiva a mezzanotte passata. L’aeroporto di Shanghai è nuovo e, ovviamente, è dotato di aria condizionata erogata alla massima potenza. Comincio a sentire freddo anche se sono abbastanza coperto, forse c’entrano la stanchezza accumulata durante l’intensa giornata passata a Suzhou e la saturazione alimentare causata da due infelici pasti di modesta cucina cinese (sul cibo parlerò in un apposito post). Salendo in aereo ho già un pizzicorino in gola, partono alcuni starnuti e si manifestano le prime avvisaglie di un malessere alla pancia…

Appena l’aereo dell’Emirates Airlines parte (gli emiri hanno solo velivoli nuovissimi con l’aria condizionata a palla) le splendide ed efficienti hostess (non sto scherzando!) ci propinano la cena. La vista di quel miscuglio di roba cinese, preconfezionata chissà dove, mi fa venire subito il voltastomaco. Corro in bagno per la prima volta e, da quel momento, inizia il mio calvario personale che durerà imperterrito per tutte le ore che occorrono per raggiungere Dubai. Nel frattempo mia moglie e tutti gli altri componenti del gruppo mangiano beatamente e poi dormono o guardano sul proprio schermo personale uno dei tanti film offerti dalla compagnia aerea degli sceicchi arabi.

Scesi a Dubai, attendiamo un bel po’ nello sciccoso quanto gelido aeroporto che venga pronto il nuovo aereo Emirates che ci porterà in Italia seguendo un tragitto più lungo e diverso di quello percorso durante il viaggio di andata. Non posso dire molto di cosa sia successo durante quest’ultima trasferta, perché sono stato quasi sempre seduto dentro una delle tante toilette dell’aereo Emirates che, per fortuna, ho sempre trovate libere, pulite e a mia disposizione…

Scesi a Malpensa. erano le due del pomeriggio del giorno 23 ottobre. Verde in viso e debilitato al massimo, ho ritirato l’auto da uno dei tanti parcheggi, coperti e non, esistenti in vicinanza dell’aeroporto lombardo e sono tornato, con la mia signora, nella nostra casa di Milano. Prima di mettere l’auto nel garage, ho vomitato l’anima nel sotterraneo dello stabile in cui viviamo.

Questa è la cronistoria dettagliata del mio viaggio di ritorno in Italia. Ma dov’è l’effetto jet lag?

Calma, ragazzi. Adesso ci arrivo!

Appena messo piede in salotto sono crollato addormentato su una poltrona. All’ora di cena, verso le venti, mia moglie (a proposito, lei ha sofferto solo di un leggero mal di gambe per le tante ore passate seduta in aereo) mi ha svegliato per andare in tavola. Il mio stomaco ha rifiutato qualsiasi cibo. Ho bevuto un po’ d’acqua e me ne sono andato a letto a dormire, digiuno.

A dormire? Macché! Per tutta la notte, a occhi semi chiusi (o semi aperti), non ho fatto altro che voltarmi e girarmi nel letto, perseguitato dagli odori del cibo cinese impressi ormai indelebilmente nel mio naso e tormentato da incubi innescati dal fatto che in Cina, a quest’ora è giorno e, solo ieri, stavo girovagando con gli amici tra mura antiche, pagode, colline bizzarre, fiumi, laghetti e quant’altro offre di bello quel lontano paese.

Due esempi di sogni angoscianti?

In uno, stavo scappando in una foresta di bamboo (reminiscenza del vecchio e terrorizzante film Alice in Wonderland della Disney, intravisto in aereo tra una seduta e l’altra sul water) inseguito da mostri giganteschi, spaventosi, e tutti con gli occhi a mandorla; in un altro, ero fermo e sperduto in un incrocio di un’ignota città della Cina, senza soldi in tasca, senza telefono, non sapendo in quale lingua rivolgermi a un vigile per chiedere indicazioni su come tornare in albergo. In un albergo di cui non ricordavo né il nome né in quale via fosse dislocato. Rivivevo, cioè, un’evenienza realmente capitata al sottoscritto in una zona molto bella e frequentata della città di Guilin che stavamo visitando, accompagnati da una giovane quanto inesperta guida locale. Come ulteriore sofferenza, benché sepolto nel letto sotto tonnellate di coperte, non riuscivo a riscaldarmi e così, ogni due ore, dovevo alzarmi e andare in bagno a fare pipì. Bene, per avvicinarvi alla mia reale condizione fisica e mentale di questi ultimi giorni in Italia, post tour, ripetete questa descrizione per almeno otto volte…

Ecco cosa è stato per me l’effetto jet lag, tornando dalla Cina.

Oggi, mentre scrivo queste brevi note, sto piano piano ricollocando nella giusta sequenza il giorno con la notte, il raffreddamento nelle ossa è terminato, la tosse è scemata, ho ripreso a gustare il cibo (italiano) e sto ricominciando a vivere una vita “quasi” normale.

Termino dicendo ai cari amici che stanno seguendo il mio diario di bordo che i miei guai da jet lag non fanno testo. A quanto ne so, nessuno dei 16 simpatici compagni di viaggio ha sofferto come me il rientro in Italia dopo 15 bellissimi giorni passati in Cina. Anzi li ricordo tutti allegri e ciarlieri nell’aeroporto di Malpensa, disponibili fin da subito a programmare una nuova trasferta in terre lontane.

Evidentemente loro hanno un fisico bestiale e io no…   A bocca aperta 

Nicola

Crediti: L’immagine è tratta da Internet ed è opera di Pastor Cartoon.

 

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commenti
  1. Giusyna ha detto:

    Caro Nicola, una dose regolare di melatonina, sostanza prodotta dalla nostra epofisi, e che agisce sull’ipotalamo, con la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia, presa già un mese prima del viaggio, spostandone l’ora di assunzione nel corso del viaggio, seguendo l’ora deputata al sonno che cambia a seconda del fuso, ti avrebbe certamente aiutato (io ho cominciato a prenderla prima delle mie frequenti trasferte in California, e non ho più smesso, assumendola quotidianamente, anche quando non viaggio), ma ti avrebbe giovato solo per il jet lag. Per l’eccesso di air con, e per lo squaraus e il vomito, non avrebbe potuto far nulla. 😀
    Spero che ora tu stia meglio, e che al più presto, questi ricordi si appannino a vantaggio delle bellezze del viaggio 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Cara Giusy,
      buono a sapersi! Sei la seconda persona che mi consiglia la melatonina. Peccato che l’informazione arrivi quando il danno è stato fatto e, in buona parte, superato.
      Ne farò tesoro per il prossimo viaggio all’estero… se mai ci sarà, visti i brutti tempi che stiamo vivendo.
      Quanto a tutti gli altri danni secondari aspetto consigli specifici che mi evitino penose sedute in toilette. 😀 😀
      Un abbraccio.
      Nicola

  2. stravagaria ha detto:

    Caro Nicola, e ti è andata pure bene! Il mio ex marito si è fatto un viaggio di nozze in terre d’oriente e a causa dello strapazzo e dell’aria condizionata a manetta è rimasto vittima di una emiparesi facciale dovuta all’infiammazione acuta del nervo preposto al movimento. Pare che non sia poi così raro visto che ho scoperto di conoscere diverse persone alle quali l’aria condizionata ha fatto lo stesso “servizio”. Peccato che per recuperare la mobilità occorrano mesi e non sia detto che i risultati della fisioterapia siano al 100 %.
    Insomma, forse l’hai scampata bella! Comunque spero che per il resto il viaggio sia stato all’altezza delle aspettative.
    Ps. Agata ti aspetta sul mio blog, spero che tu non rimanga deluso 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Cara Viv,
      dunque dici che poteva andar peggio di così…
      Azz, allora devo ringraziare i miei santi protettori per avermela fatta scampare bella! 😀 😀
      A parte gli scherzi, forse una maggiore attenzione da parte mia, per esempio prevedendo un maglione di lana in più a portata di mano, mi avrebbe evitato – almeno – i danni secondari del jet lag e non avrebbe ridotto a un inferno il rientro in Italia.
      Comunque erano anni che non facevamo un viaggio lungo in terre lontane e così, mia moglie e io, non abbiamo pensato all’aria condizionata e ai possibili problemi legati al cambio di fuso orario.
      Chi è causa del suo mal pianga se stesso, recita un antico e dimenticato adagio…

      Ho letto con attenzione la tua splendida quanto onesta recensione del mio libro Io e Agata. Consiglierò a tutti i miei amici di leggerla. Sei proprio brava, attenta e condivisibile anche… da Fabio.
      Un grazie di cuore ti spetta di diritto.
      Nicola

  3. Rosanna ha detto:

    Ti auguro di dimenticare in fretta ‘il disastro’ post viaggio e di farti tornare la voglia di visitare terre lontane, aderendo così alle proposte dei gioiosi amici. Alla prossima, ciaooo

    • Nicola Losito ha detto:

      Me lo auguro anch’io, visto che adoro viaggiare. In futuro, comunque, porterò con me un personal trainer efficiente, dotato di cassetta salvavita… 😀
      Un abbraccio.
      Nicola

  4. Silvia ha detto:

    Però….il ritorno è stato proprio un incubo per te, mi spiace, buona serata! 🙂

  5. Francesca ha detto:

    Mi piace pensare che non sia un fatto solo fisico, ma anche di “corto circuito” per tutto quanto di nuovo tu possa aver visto, vissuto, sentito. Un po’ come se ti fosse passato attraverso tutto un mondo nuovo, mica male. E poi cavolo, non siamo mica di legno 😀 fossi stata al tuo posto, chissà come avrei reagito. Lo so che non è paragonabile, ma se mi basta una giornata di viaggio (mettiamo a Roma, come è successo un paio di anni fa per motivi di lavoro) per mettermi ko, figuriamoci tutto quello che hai fatto tu… questo jet lag sembra temibilissimo. Sicuramente lo sarà per me…

    • Nicola Losito ha detto:

      Ero e sono stracarico di informazioni che desidero condividere: fisico e mente alla fine, però, hanno dato forfait. Ora devo ricostruire tutto ciò che di bello e interessante ho immagazzinato.
      Se vuoi salvarti la pelle, tieni nota di tutte le informazioni che mi stanno dando gli amici (melatonina, per esempio) e, forse, i tuoi viaggi finiranno bene. 😀
      Nicola

  6. sguardiepercorsi ha detto:

    Be’ meno male che almeno il problema è arrivato alla fine del viaggio e non all’inizio! 😉 Comunque, attendo il resoconto del viaggio!
    Mi dispiace, ma non ho ancora avuto tempo di leggere di Agata… Periodo complesso, e i weekend non sono da meno… Confido nelle vacanze di Natale… 🙂 Ciao, Nicola!

    • Nicola Losito ha detto:

      Fortunatamente il tour vero e proprio è andato benissimo, solo piccoli inconvenienti superabilissimi: stavo quasi complimentandomi con la mia vecchia carcassa quando… è arrivata la batosta. 😀
      Per quanto riguarda la lettura di Io e Agata, corri a dare un occhio al blog di stravagaria: forse la sua bella recensione ti convincerà ad affrontare il mio ultimo libro.
      Un caro saluto.
      Nicola

  7. 'povna ha detto:

    La melatonina, confermo, è sempre molto utile. Fermo restando che le reazioni al jetlag sono anche estremamente soggettive. Bella la Cina, anyway!

    • Nicola Losito ha detto:

      Hai ragione c’è chi del jet lag non soffre mai. Beati costoro!
      A pensarci bene anche per me questa è stata la prima volta… diavolo, però, che prima volta! 😀
      Sulle bellezze della Cina presto comincerò a raccontare.
      Un caro saluto.
      Nicola

  8. TADS ha detto:

    accidenti vecchio mio,
    Indiana Jones ti lucida gli stivali 😉

  9. mariella1953 ha detto:

    Bello questo racconto di viaggio o meglio dei disagi del viaggio!
    Tornerò a leggerti
    Ciao

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