Giorni fa, sul Corriere della Sera, in occasione dell’anniversario della caduta del muro di Berlino, ho letto un bellissimo discorso di Murakami, il mio scrittore preferito, e non ho resistito all’impulso di condividerlo con gli amici che seguono il mio blog. Leggetelo anche voi, dice cose su cui tutti dobbiamo riflettere. Alla fine, ne sono sicuro, verrà spontaneo chiedervi: qual è il mio muro di Berlino?

Nicola

Murakami Haruki

Il mio muro di Berlino

È passato un quarto di secolo dalla caduta del muro di Berlino. Quando visitai per la prima volta Berlino nel 1983, la città era ancora divisa in zona Est e Ovest. I turisti potevano visitare Berlino Est, però dovevano passare attraverso numerosi posti di blocco ed erano tenuti a lasciare la zona entro la mezzanotte. Al rintocco della campana, come Cenerentola che abbandona il ballo. In quell’occasione andai a vedere «Il Flauto magico» al Teatro dell’Opera di Berlino Est, con mia moglie e un amico. La messa in scena e l’atmosfera del teatro erano meravigliosi. Ma atto dopo atto le lancette dell’orologio si avvicinavano sempre più alla mezzanotte. Ricordo che ci precipitammo al Checkpoint Charlie e che riuscimmo ad arrivare appena in tempo. Fu comunque la rappresentazione del «Flauto magico» più emozionante della mia vita.

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Il sollievo non durò a lungo

Quando ritornai a Berlino, il Muro non c’era più. Mi ricordo ancora la gioia che provai quando cadde nel 1989. «La Guerra Fredda è finita», pensai, come probabilmente moltissimi altri in tutto il mondo. «Davanti a noi si profilano tempi migliori e più sereni». Purtroppo il sollievo durò poco. Guerra in Medio Oriente, nei Balcani, un attentato terroristico dopo l’altro e, nel 2001, l’attacco al World Trade Center a New York, per cui crollarono tutte le nostre belle speranze. Per me come scrittore, i muri sono sempre stati un tema importante. Nel mio romanzo «La fine del mondo e il Paese delle meraviglie» rappresento una città immaginaria circondata da alte mura da cui non si può fuggire, una volta entrati. Nel romanzo «L’uccello che girava le Viti del Mondo» il mio eroe, dal fondo di un pozzo, riesce ad attraversare le mura e raggiungere un altro mondo. Il mio discorso di ringraziamento in occasione del conferimento del «Premio di Gerusalemme» si intitolava «I muri e le uova». Era sulla durezza dei muri, contro cui ci infrangiamo, fragili come uova. In quello stesso momento a Gaza erano in corso scontri violenti, e mi chiesi se saremmo stati sempre impotenti di fronte a questi muri.

I muri sono un sistema di potere

Per me i muri sono un simbolo di ciò che separa gli uomini dai sistemi valoriali. Limitano, schermano, isolano. In certi casi possono anche proteggerci. Però per proteggerci, dobbiamo escludere quelli che si trovano dall’altra parte del muro – questa è la logica dei muri. All’improvviso diventano un sistema rigido, che si oppone alla logica di altri sistemi, spesso con la forza. Il Muro di Berlino era un esempio lampante di questa dinamica. A volte mi sembra che abbattiamo un muro per erigerne un altro altrove. Può essere un muro fisico o invisibile, che condiziona il modo di pensare. Alcuni muri ci proibiscono di andare avanti, altri muri ci limitano. Finalmente un muro è caduto, il mondo è cambiato, tiriamo un respiro di sollievo. Eppure, improvvisamente da qualche parte è già sorto il prossimo muro. Un muro etnico, religioso, un muro dell’intolleranza, del fondamentalismo, un muro di avidità e paura. Non riusciamo a vivere senza un sistema fatto di muri? Per noi scrittori i muri sono vincoli da spezzare. Non facciamo che questo con le nostre storie – metaforicamente parlando -. Scavalchiamo i muri che separano il reale dall’irreale e la consapevolezza dalla mancata presa di coscienza. Scopriamo il mondo al di là del muro, torniamo di qua e raccontiamo dettagliatamente quanto abbiamo visto, senza pretendere di giudicare il significato del muro o dei suoi pro e contro. Non facciamo altro che rappresentare precisamente quello che appare dall’altra parte. In questo consiste il lavoro quotidiano di uno scrittore.

 
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Anche le storie superano i confini

Se uno legge una storia che arriva al cuore e lo tocca in modo particolare, può succedere che sfondi il muro insieme all’autore. Ovviamente, quando chiude il libro si ritrova fisicamente più o meno ancora nello stesso posto in cui era all’inizio della lettura. Se si è mosso, al massimo dieci o venti centimetri più in là. La realtà fisica non è cambiata e non è stato risolto alcun problema concreto. Eppure il lettore ha la sensazione distinta di aver sfondato un muro spesso, di essere stato al di là e tornato al di qua del muro. Ha l’impressione di essersi mosso fisicamente dal suo punto di partenza, quand’anche di soli dieci o venti centimetri. Per questo sono convinto che questa esperienza fisica sia la cosa più importante nell’atto della lettura. Percepisce la sensazione di essere libero, di potere andare dove vuole passando attraverso tutti i muri. È mio grande desiderio scrivere possibilmente romanzi e racconti di questo tipo, e di condividerli possibilmente con molte persone. Ovviamente i problemi che affliggono il mondo non possono essere risolti attraverso una simile consapevolezza comune. Purtroppo la letteratura non ha un impatto così diretto. Ma disponiamo del potere dell’immaginazione, come cantava John Lennon. Anche se ci sembra impotente di fronte a una realtà cinica e prepotente, ci mette in condizioni di immaginarci un mondo distinto da quello attuale. La forza della fantasia, che tutti hanno, ci dà la forza serena e inesauribile di continuare a cantare e scrivere storie, senza farsi scoraggiare. La capacità di immaginarsi vividamente un mondo senza muri in un mondo di muri, in certi casi, si traduce quindi in realtà. Credo che le storie abbiano questo potere. E non c’è luogo più ideale di Berlino 2014 per riflettere ancora una volta su questo potere. Vorrei mandare questo messaggio ai giovani di Hong Kong che in questo momento combattono contro il loro muro.

(Discorso di ringraziamento per il «Welt-Literaturpreis», traduzione di Ettore Claudio Iannelli)  © Die Welt
Le foto e il testo li ho estratti dal Corriere online.

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commenti
  1. Nicola Losito ha detto:

    Questa volta anch’io voglio rispondere alla domanda che viene lanciata nel post.
    Con una precisazione importante.
    Nel discorso che avete appena letto, tra l’altro, si parla di scrittori e dei loro muri. Murakami, autore di successo, famoso in tutto il mondo, confessa di avere dei muri e di avere fatto fatica a superarne alcuni.
    Bene, anch’io, scrittore non pubblicato e sconosciuto, ho i miei muri e non c’è verso di superarli.
    Quali sono le difficoltà che non riesco a vincere?
    Sarebbe facile rispondere che mi piacerebbe contattare (superare il muro di) una vera casa editrice e ottenere, senza alcuna raccomandazione, che un qualunque mio manoscritto venisse giudicato senza il grave pregiudizio di essere io un emerito nessuno. Se succedesse, accetterei senza tragedie persino una lettera di rifiuto se questa fosse scritta da un coscienzioso editor che avesse letto fino in fondo ciò che ho scritto e mi spiegasse con sincerità perché non è degno di essere pubblicato.
    No, credetemi. Gli editori – almeno per me – non rappresentano un muro. Semplicemente, gli editori non m’interessano. Oggi c’è l’auto-pubblicazione e la consapevolezza che tutte le case editrici hanno perso buona (o piccola) parte del loro potere discriminatorio.
    Il vero muro che abbiamo davanti noi esordienti, invece, è rappresentato dal numero infinito di persone che scrivono libri e dal numero, sempre più esiguo, di lettori. Inoltre c’è un nuovo muro, forse il più grande di tutti, creato dall’indifferenza con cui un libro, buono o mediocre che sia, viene accolto dal gracile mercato dei possibili lettori. Solo se hai ucciso qualcuno e sei stato un po’ di giorni nelle prime pagine dei quotidiani, se sei un politico in auge o in declino, un noto giornalista della TV in grado di offrire o chiedere marchette prezzolate all’amico scrittore che sta dalla tua stessa parte politica, se sei una starlet che non si vergogna di spogliarsi in pubblico e di concedersi in privato, solo in questi casi (e pochi altri) la gente comune compra il tuo libro e, qualche volta, spende parte del suo tempo per leggiucchiarlo per poterne parlare in società.
    Noi esordienti sconosciuti non godiamo di questo battage pubblicitario ante e post pubblicazione. Sconosciuti siamo e sconosciuti rimarremo per sempre. L’eccezione, quando c’è, non fa che confermare la regola.
    Certamente non si può leggere tutto ciò che viene pubblicato però, spesso e volentieri, tutti noi scriviamo delle emerite schifezze. Forse è proprio questo che limita, fino ad annullarle, le già scarse probabilità di successo di quelli che scrivono bene e meriterebbero un pizzico di fortuna in più. Noi che ci diciamo (o crediamo di essere) scrittori dovremmo essere più umili e consapevoli delle nostre effettive capacità. Dovremmo avere il buon senso di lasciare in eterno nel cassetto ciò che nessuno mai leggerà perché chiunque, (a parte l’autore) dopo le prime due pagine, può capire che il libro non vale una cippa.
    Quando insistiamo a pubblicare in Rete qualsiasi cosa esca dalla nostra mente durante le notti insonni, ci facciamo male da soli e siamo noi stessi ad erigere con i nostri libri illeggibili un muro di mattoni altissimo e invalicabile anche a scapito di tutti gli altri esordienti.
    Sebbene lo citi per ultimo, c’è un muro bello grosso e altissimo di cui pochi parlano ed è quello eretto dall’invidia che ci prende quando leggiamo che un nostro simile, sfigato come noi, pubblica un libro che avremmo voluto scrivere noi e non ci siamo riusciti. Ma su questo triste e invisibile muro mi taccio. Ho già perso moltissimi follower quando ho dato la notizia di avere auto-pubblicato tutte le opere scritte da me nel tempo, e mi seccherebbe constatare, a breve, che, a causa di alcuni miei retro-pensieri, più nessuno viene a leggere i miei modestissimi post.
    Nicola

    • Giusyna ha detto:

      Nicola, che posso dirti … a questo punto, meglio sconosciuto e relegato al salottino di noi pochi tuoi fidi estimatori, che essere noto per ragioni discutibili, come quelle accennate sopra. 🙂

      • Nicola Losito ha detto:

        ahahahah, giusto! Vista anche la mia età, il salottino mi si addice. Posso fare belle dormite sul divano e fare lì grandi sogni di gloria. 😀
        Per fortuna ho amici che mi vogliono bene… e mi sopportano.
        Un cordiale abbraccio, cara Giusy.
        Nicola

  2. Pavolo ha detto:

    Grazie lo leggo piu’ tardi con calma.
    Mi piace un sacco Murakami

    • Nicola Losito ha detto:

      Murakami, al momento, rappresenta il meglio che la letteratura mondiale è riuscita a proporre. Mi piacerebbe davvero vivere in uno dei suoi mondi paralleli dove esistono due lune, per esempio.
      Nicola

  3. ludmillarte ha detto:

    Nicola, è vero, tanti scrivono, pochi leggono, le case editrici non filtrano; basta pagare ed ogni cosa, d’ogni genere viene pubblicata. dovrebbe esserci almeno un “muretto” in questo senso. permettere a chi si vuole autopubblicare di farlo, ma indicare con maggior chiarezza i materiali selezionati da esperti.

    • Nicola Losito ha detto:

      Condivido il tuo pensiero circa il “muretto” filtro, ma non credo che sia possibile. Creare un filtro, a detta di molti, vorrebbe dire una diminuzione della libertà di esprimere il proprio pensiero, ma vorrebbe anche dire che qualcuno si deve prendere la briga di leggere i milioni di testi che vengono pubblicati o auto-pubblicati in Italia e nel mondo. Cosa decisamente irrealizzabile.
      Spetta a noi che scriviamo l’onere di capire se ciò che produciamo merita o no la pubblicazione. Cosa abbastanza difficile, vista la vanità che ci contraddistingue… 😀
      Nicola

      • ludmillarte ha detto:

        in effetti l’ho fatta sinteticamente semplice, ma basarsi esclusivamente sull’autovalutazione mi pare riduttivo e difficile da capire. potrebbe piacermi ciò che ho scritto e a te no o viceversa. è vero anche che ci sono persone molto vanitose com’è vero il contrario. mi sa che siamo in un ginepraio caro Nicola 🙂

      • Nicola Losito ha detto:

        Certo che siamo in ginepraio e non ne usciremo mai! Consigliare a uno scrittore (vero o presunto tale) di auto limitarsi o auto regolamentarsi per non inflazionare le librerie o il web, è assurdo. Si va a toccare la libertà dell’uomo di esprimersi come e quanto gli pare. Poi per quanto riguarda i gusti c’è ben poco da dire. Sono tanti e insindacabili. Anche qui, niente da fare.
        E se, noi che scriviamo, mettessimo in campo l’umiltà della ragione?
        Mah, anche qui è difficile azzardare pronostici.
        Dunque lasciamo stare le cose come stanno e ognuno di noi si becchi, in allegria, i propri muri. Tanto per stare in tema con il post odierno. 😀
        Nicola

  4. AUREALIA ha detto:

    scrivi molto bene sei bravissimo !!!

    • Nicola Losito ha detto:

      Murakami scrive benissimo, io sono soltanto un suo grande ammiratore ed esegeta.
      Comunque, accetto con piacere il tuo complimento. Mi gratifica il morale un po’ depresso di questi giorni piovosi.
      Un abbraccio, cara Aurelia.
      Nicola

  5. tramedipensieri ha detto:

    Adoro Murakami
    Fosse per me gli avrei consegnato il premio Nobel (anche se ultimamente come premio lascia a desiderare visto come…).
    Ho letto tutti i suoi libri e di come questi muri immaginari e reali portino la sua scrittura ad evadere da questo mondo e costruirne un altro parallelo.
    Giorni fa ho pubblicato un post chiedendo ai bloggers che mi seguono di commentare scrivendo il titolo di un loro libro pubblicato o meno.
    Nessun obbligo per carità ma devo dire caro Nicola di esser rimasta un tantino delusa.
    Ora quando devo comprare un libro di questi tempi ho solo l’imbarazzo della scelta: se ne trovano un’infinità!

    Ma non ho letto i commenti che mi aspettavo: pochissimi compreso te…hanno scritto dei libri che han pubblicato.
    A me risulta invece che siano molti di più.

    E non mi spiego il motivo. Boh…

    Comunque al di là di tutto ciò che dici è vero: tanti libri, pochi lettori…

    La maggior parte delle case editrici non amano i libri. Amano i guadagni. E questo porta a ciò che vediamo.
    Lo scrittore umile condivide. Vuole che qualcuno serio lo aiuti a crescere…se ne ha vera passione.
    E tanti bravissimi scrittori restano al palo: tagliati fuori.
    Altri…con altri percorsi e magari meno bravi….riescono ad emergere un tantino sopra gli altri.

    Così è, purtroppo.

    Un caro saluto
    .marta

    • Nicola Losito ha detto:

      Murakami è sempre nella lista dei favoriti al premio Nobel, ma non lo vince mai, come tanti altri grandi della letteratura italiana e americana. C’è un pizzico di snobismo nelle scelte dei giudici svedesi. A volte, però, commettono dei grossolani errori: non me ne voglia il simpatico guitto Dario Fo. Comunque è raro che gli autori che vendono in libreria si vedano assegnato il Nobel, quasi come se il successo commerciale venga percepito come un difetto.

      Non ti crucciare per la modesta risposta al tuo post in cui chiedevi ai tantissimi bloggers che ti seguono di fare promozione ai loro libri. Quando su WordPress si parla di letteratura in genere, i follower scappano. Ne so qualcosa io… I miei post più seguiti sono quelli dove pubblico barzellette. Neppure mie.
      La realtà è sotto gli occhi di tutti: si pubblicano circa 50.000 libri all’anno in Italia e la maggior parte di questi non vende nemmeno una copia e ciò perché perché i lettori sono una specie in estinzione.
      Si dovrà fare intervenire il WWF. 😀

      Fantastica la tua osservazione sugli editori che non amano i libri: il libro di un autore famoso con le royalties strapagate in anticipo ma che vende poche copie rappresenta una perdita economica secca per loro. Ecco perché gli editori si toccano i santissimi in presenza di un esordiente!
      Per quel che mi riguarda, dopo un inizio stentato, Io e Agata sta iniziando a vendere bene su Amazon sia come e-book sia in versione cartacea.
      La mia banca mi ha comunicato, proprio ieri, il castelletto che ho accumulato con le royalties.
      Circa due euro.
      Presto diventerò ricco… 😀 😀
      Un abbraccio.
      Nicola

      • tramedipensieri ha detto:

        Vorrei avere almeno un pò della tua bellissima autoironia! :)))

        ricambio l’abbraccio
        .marta

        PS: La mia richiesta non era e non è a fini pubblicitaria serviva a me come modo per conoscerli di più….e per avere un elenco a disposizione.
        Tutto qui.
        Non volevo mica fare recensioni o chissachè!

      • Nicola Losito ha detto:

        L’auto-ironia è il solo modo per non farmi sopraffare dai piccoli e grandi guai che mi assillano ogni santo giorno.
        Se non ne avessi almeno un po’, a quest’ora starei a prendere caldo agli inferi, in compagnia di Dante e Virgilio in trasferta culturale. 😀
        Nic

  6. sissa ha detto:

    Boh, non so cosa dire.
    Quello che 25 anni fa a Berlino è crollato e quegli altri che nascono ogni giorno ai 4 angoli della terra mi paiono essere muri veri, non metafore… Sono fatti di violenza e sopraffazione oltre che di cemento armato e filo spinato… Non servono a proteggere ma ad impedire il progresso, a fermare e bloccare l’umanità. Meno ce ne sono, meglio si sta secondo me.
    E comunque, credo che anche se apparentemente alcune circostanze concrete nella vita di un lettore appassionato non mutano, l’attraversamento di un muro insieme ad un autore grazie ad un buon libro non ti riporta mai allo stesso punto di partenza e non si tratta di pochi centimetri ma proprio di un altro punto di partenza per una vera crescita,sempre fruttifera.
    Invece, per quel che riguarda il tuo muro… Grazie davvero dei… mattoncini!
    A presto
    Sissa
    (Mi piacciono molto le copertine!)

    • Nicola Losito ha detto:

      I muri, sia quelli veri sia quelli metaforici, sono una vera disgrazia. Eppure esistono e proliferano. Con loro bisogna fare i conti ogni giorno.
      Bello e condivisibile il tuo pensiero su dove ti può portare un buon libro. Anch’io credo nel viaggio della mente sponsorizzato da un libro che ci ha affascinato. A volte, quella trasferta interiore può essere più proficua e meno stancante di un reale viaggio per terra, per mare, in aereo verso paesi lontani.
      Non so se ci riuscirò, ma mi piacerebbe che il racconto che mi accingo a scrivere sul mio viaggio in Cina, sia in grado di suscitare negli altri le stesse emozioni che ho provato io nel farlo davvero e non con la fantasia.
      Bello poter pensare che i miei ricordi di viaggio si trasformino in mattoncini non di un muro ma di una scala che porti, metaforicamente, il lettore nello stesso luogo che io ho appena visitato.
      Nicola
      Felice che ti siano piaciute le copertine dei miei libri.

  7. stravagaria ha detto:

    Credo che in molti scrivano proprio per abbattere i propri muri, mostri, limiti o paure che siano e poco importa che il romanzo alla fine abbia scarso valore. E’ il successivo passaggio alla pubblicazione che spesso perplime perché non tutti dovrebbero rendere pubbliche le loro battaglie interiori. In Italia, poi, il numero di lettori è drammaticamente basso (siamo al penultimo posto prima della Grecia se è corretta una statistica che ho letto recentemente) dunque non deve meravigliare se in pochi leggono gli esordienti. In pochi leggono. Punto.
    Recentemente mi sono arrivati pdf da scrittori che si sono autopubblicati che mi chiedevano se volessi recensire il loro romanzo, non ti nascondo che degli ultimi quattro uno solo l’ho letto ma non ho intenzione di scriverne alcunché e degli altri tre non sono neppure riuscita a superare le prime dieci pagine. La vita è breve e neppure io che sono un’idrovora in fatto di letture posso bermi qualsiasi sciacquatura di piatti. Se dedico il mio tempo, per poco o tanto valore che abbia, a qualcuno o a qualcosa devo sinceramente ritenere che ne valga la pena 😉
    Quanto all’invidia, sono sempre stupefatta quando leggo di follower che prendono il largo per questi motivi, mi credi che non riesco a capirne le logiche? Sono fortunata 🙂 ho tanti difetti ma l’invidia non mi abita e vivo meglio di tanti altri.

    • Nicola Losito ha detto:

      Hai perfettamente ragione quando affermi che uno scrittore, qualunque scrittore (sia o no alle prime armi), ha delle motivazioni importanti quando decide di affidare alla carta i suoi pensieri.
      E che, inoltre, dovrebbe essere così ragionevole da capire quando ciò che ha scritto ha un grande valore per sé ma che non è per nulla interessante per gli altri da sé.
      Chiedere a un scrittore di essere ragionevole/modesto, però, è come chiedere a un tacchino se è felice di partecipare come pietanza nelle festività del Ringraziamento.
      Dirà di no e incrementerà così il numero delle pubblicazioni senza futuro, a scapito di chi vale veramente.
      Anch’io come te sono un lettore onnivoro, ma quest’anno sono stato sfortunato. Dei circa trenta libri che ho letto, solo tre o quattro, a mio giudizio, meritavano la pubblicazione.
      Sul discorso dei follower che scappano da un blog (per esempio, il mio) può darsi che le ragioni siano tante e diverse da quelle che ho prospettato io, però… le coincidenze sono così tante che mi viene da pensare che la mia scelta di non parlare d’amore e di sofferenze legate ad abbandoni o tradimenti o nuove fiamme, non sia vincente. 😀
      Un forte abbraccio, cara Viv.
      Nicola

  8. fulvialuna1 ha detto:

    Ci sono dei muri che ho costruito volutamente attorno a me, per difendermi dagli attacchi di chi vuole essere leone e mangiare la pecora, ma se il leone salta nel mio muro divento leonessa e la battaglia si fa furiosa…non è bello ma ci sono dovuta arrivare. Poi ci sono i muri che sono riuscita ad abbattere, alcuni facilmente, altri con grande fatica, ne incontrerò ancora di muri da abbattere o scavalcare, ma spero che saranno sempre quelli che mi porteranno ad edificare solide e leggittime verità.
    Il discorso di Murakami è bellissimo, costruttivo, un’analisi profonda del suo io e di ciò che lo circonda.

    • Nicola Losito ha detto:

      I muri, come dici bene tu, servono anche per difendersi. E’ in errore chi costringere gli altri a erigerli. Murakami ha parlato da par suo proprio di questo. La vera armonia nel mondo ci sarà solo quando non ci saranno più muri.
      Impossibile da ottenere?
      Guardando il brutto mondo odierno, l’armonia fra i popoli è un’utopia.
      Un cordiale saluto.
      Nicola

  9. simonaventurini73 ha detto:

    Leggo abbastanza, anzi… abbastanza tanto direi, però confesso la mia totale ignoranza dell’opera di Murakami. Volendo porci rimedio, da cosa mi consigliate di iniziare?

    • Nicola Losito ha detto:

      Cara Simona,
      sfondi una porta aperta chiedendomi consigli su quale libro di Murakami iniziare.
      Se intendi entrare subito nei suoi mondi paralleli (non si tratta di fantascienza, ma di grande immaginazione) leggi “L’uccello che girava tutte le viti del Mondo” e poi prosegui con 1Q84. Nel mio blog trovi una disamina di entrambi i libri. Basta digitare Murakami nella finestrella “cerca” situata nella colonna di sinistra della mia Home page.
      Se invece preferisci il Murakami più realistico e intimista scegli Tokio Blues(Norwegian Wood), Kafka sulla spiaggia, Dance dance dance.
      Posseggo tutti i suoi libri, quindi se hai bisogno di informazioni chiedi senza problemi. Comunque in Rete trovi migliaia di notizie e recensioni su ogni libro scritto da quest’autore.
      Cordiali saluti.
      Nicola

      • simonaventurini73 ha detto:

        Grazie Nicola.
        Impegni vari mi hanno tenuta lontana dalla rete e leggo solo ora i consigli. Verrò nel blog a leggere un po’ e poi…mi farò un auto regalo di natale comprando un paio di libri suoi…
        Buona giornata

        Simona

      • Nicola Losito ha detto:

        Ecco una bella idea per Natale: regalarsi e regalare un mio libro!
        Approvo e apprezzo! 😀
        Nicola

      • simonaventurini73 ha detto:

        C’è altro di pubblicato oltre “Io e agata”? Quello me lo sono già regalata, ma in questo periodo il problema è il tempo per leggere (a parte i viaggi in treno che mi permettono di macinare qualche capitolo, riesco a ritagliare solo una manciata di minuti la sera…uff…).
        Simona

      • Nicola Losito ha detto:

        Cara Simona,
        la prossima settimana accontenterò tutti gli amici che mi hanno fatto la stessa tua domanda.
        Comunque se vai su http://www.amazon.it e digiti Nicola Losito nella categoria Libri, troverai tutti e cinque i libri che ho scritto negli anni. Se hai un e-book reader con 5 o 6 euro li scarichi tutti e cinque.
        Se, invece, vuoi spendere qualcosa in più o regalare un mio libro cartaceo ai tuoi amici puoi farlo sempre su Amazon. 😀
        Un cordiale saluto.
        Nicola

  10. tachimio ha detto:

    Caro Nicola grazie per questa mail. Non conosco questo scrittore ma leggendo questo suo articolo non posso non convenire sulla sua grande profondità di pensiero. Sono anche lieta di risentirti. Sai che nel frattempo sono diventata nonna? Se passi da me troverai una sorpresa…Ti abbraccio. Isabella

  11. Emanuele Cinelli ha detto:

    Il mio muro (beh, uno dei miei muri, il principale) è che non aggiro mai i muri: li affronto. Purtroppo certi muri sono talmente alti e spessi che riesci solo a farti del male.

  12. Teresa ha detto:

    Ciao! grazie per l’articolo: anche chi pensa di essere aperta ( dico per me ), messa alla prova, constata quanti muri ha eretto intorno a sé. E’ l’istinto di difesa e la paura a far erigere i muri.
    La coscienza e la ragionevolezza , successivamente ce li fanno abbattere. e questo accade tutti i giorni.

    • Nicola Losito ha detto:

      Cara Teresa,
      tutti noi, ogni tanto, dovremmo fare un bell’esame di coscienza. Ci accorgeremmo, come dici tu, che buona parte dei muri li abbiamo creati noi, spesso senza nemmeno accorgercene.
      Qualche esempio?
      La superbia, il credere di essere perfetti sono peccati comuni che dovremmo combattere, partendo da noi stessi.
      Bello questo tuo messaggio positivo.
      Un abbraccio.
      Nicola

  13. annamaria liuzzi ha detto:

    Mio caro Nicola,
    la vita e il mondo sono sempre stati un labirinto di muri e varchi; il problema di questa folle epoca è che i varchi sono sempre meno numerosi e i muri più alti e invalicabili. In un mondo ferocemente globale, una testa mozzata a miglia di chilometri erige il muro dell’angoscia, soprattutto se si hanno figli che viaggiano per lavoro. Muri sono le cicatrici che ci portiamo dentro e che depotenziano le energie migliori, ma per fortuna ogni tanto arrivano le divagazioni di qualche “Signor Giacomo” e senti che il muro che ci siamo costruiti attorno è meno alto di quanto si è creduto. Hai capito?

    • Nicola Losito ha detto:

      Il mondo di oggi è così brutto, invivibile sotto tanti aspetti, però se basta il sorriso suscitato da un Signor Giacomo qualunque per rendere meno triste qualche minuto delle nostre giornate, perché non formiamo un esercito di Giacomi disarmati e disarmanti in grado di aprire varchi nei tanti muri che ci circondano?
      Lancio l’idea da te promossa.
      Un forte abbraccio, cara Annamaria.
      Nicola

  14. rossocenere ha detto:

    L’ha ribloggato su Praline Bicoloree ha commentato:
    Il mio Muro di Berlino è quello a cui urlo contro.
    Ve l’immaginate, quest’immagine di me, coi ricci alti, a dar voce contro un muro, schiena inclinata e occhi socchiusi?
    Murakami dà un’immagine diversa. Meno ricca, più profonda.
    Come dice: “va dall’altro lato del muro, torna indietro e mi racconta quello che c’è”.
    Mi chiedo, Murakami quella volta la mia voce l’ha sentita?

    • Nicola Losito ha detto:

      Mi piace la tua combattività. E’ importante non arrendersi mai anche quando sembra che nessuno ascolti la tua voce. Murakami è solo uno scrittore, seppur bravo; poco importa se lui non sente la tua voce: altri (i politici, i capi di governo, i tuoi personali nemici, se ne hai) dovrebbero ascoltarla e, se possibile, venirti incontro.
      Nicola

  15. TADS ha detto:

    ciao Nicola,
    quello di abbattere “muri” dovrebbe essere la missione primaria di ogni scrittore o aspirante tale, non solo di Murakami che ne ha fatto un redditizio filone letterario

    i muri, psicologici o di mattoni che siano, appartengono al nostro essere da sempre, è genetico il bisogno di innalzare barriere protettive per custodire i nostri tesori di qualsivoglia natura e per evitare sgradite intrusioni.

    un mondo fatto di muri abbattuti sarebbe un caos invivibile, anche le leggi, le regole, i vincoli sociali sono, tecnicamente, dei muri. Forse prima di sognare evasioni e abbattimenti dovremmo imparare a vivere bene nelle nostre nicchie, poi, eventualmente, fare il salto.

    Ho tre figli, tutti occupati all’estero, il più piccolo vive e lavora proprio a Berlino, una città che conosco bene da decenni, da prima del crollo, forse a molti suonerà strano ma non sono pochi i Berlinesi dell’est poco soddisfatti della unificazione.

    è sempre un piacere leggerti

    • Nicola Losito ha detto:

      Molto interessante il tuo punto di vista. Però se TUTTI noi rispettassimo le leggi, i vincoli, le regole di comportamento, quei muri non avrebbero ragione di esistere. Non avremmo più paura per noi e per i nostri cari.
      Non ci sarebbero dei muri da abbattere. Forse non occorrerebbero nemmeno tante leggi. Ma questa è pura utopia.
      Nella realtà i muri ci sono ed è difficile abbatterli.
      Si potrebbe tentare, con un po’ di buona volontà, a non renderli così alti e invalicabili.
      Purtroppo, guardandosi in giro, di buona volontà ce n’è ben poca, caro TADS.
      I tuoi interessanti post che stigmatizzano le incongruenze del mondo in cui viviamo sono lì a dimostrare quanto poco l’uomo si sia evoluto.
      Nicola

  16. TADS ha detto:

    bravo, hai colto l’essenza del mio blog, stiamo vivendo un processo di involuzione, in tutto il mondo, il dio denaro e il dio potere stanno fagocitando i valori base di quella esistenza civile conquistata nei secoli e a caro prezzo. Serve a poco abbattere i muri di cemento se poi si innalzano quelli economici che penalizzano i diritti

  17. Francesca ha detto:

    A volte mi piace pensare che noi stessi siamo un muro, fatto di pregiudizi e schemi mentali, idee, convinzioni ed esperienze, esattamente come tanti mattoni tenuti assieme dal cemento. E’ solo un lato della questione, ovviamente, più intimistica che altro e che non considera la parte più sociale, politica se vogliamo. Mi piace pensare che tutto il mondo ci possa passare attraverso, nelle foto, nelle parole, nei pensieri di altri lasciati a galleggiare nel mare di internet, nella vita quotidiana o straordinaria, in un paese straniero… Meno esistiamo come muro, tanto meglio sentiamo tutto ciò che ci scorre dentro e attraverso, fra una parte e l’altra di un’individualità non troppo presente/pressante. Mi dispiace se sono stata troppo criptica, è qualcosa che mi ronza in testa da qualche tempo e probabilmente dovrei dargli una forma migliore 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Non sei affatto criptica, invece è un pensiero stupendo. Bello sarebbe se ciascuno di noi, pian piano sostituisse i propri mattoni con gabbie a maglie larghissime dove ha catturato per sempre le buone idee che circolano nel mondo.
      Morire metaforicamente per rinascere “imparato” nel migliore dei modi.
      Un cordiale abbraccio, Francesca.
      Nicola

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