Hong Kong

Signori, si parte!

Il nostro viaggio inizia a Hong Kong, anche se questa tappa, in verità, non fa parte dei classici itinerari in Cina previsti nelle brochure delle agenzie di viaggio. Per potere visitare questa città, infatti, abbiamo dovuto insistere parecchio con il nostro tour operator per inserirla nel programma di viaggio. C’è una ragione.

Solo dal 1997 il territorio su cui sorge Hong Kong è tornato alla Cina: da parecchi anni sulla città sventolava la bandiera britannica e inglese era il governo. I suoi abitanti si erano così assuefatti a tale condizione che ancora oggi, se si chiede ai cinesi di Hong Kong di commentare il fatto di essere tornati sotto la stella rossa, si guardano in giro per controllare se qualcuno li ascolta e poi ti rispondono che non sono affatto contenti. L’autonomia di cui hanno goduto per 100 anni non è facile da dimenticare.

Hong Kong, inoltre, ha una sua moneta (il dollaro di Hong Kong) valida solo qui e non è accettata in Cina, e ha una sua lingua (il cantonese) o l’inglese. Se un cinese di Pechino e un cinese di Hong Kong s’incontrano è molto probabile che non si capiscano: è come fare incontrare un bergamasco e un siciliano che parlano solo i rispettivi dialetti… A bocca aperta  Ecco perché, ancora oggi, i tour in Cina escludono Hong Kong.

La città si estende in parte su una penisola (Kowloon Peninsula) di 46 kmq. e in parte su un’isola (Victoria): i collegamenti sono stabiliti da efficienti traghetti e da diversi tunnel sottomarini predisposti sia per le auto che per la ferrovia.

Arrivati in aeroporto, ad attenderci c’è una simpatica guida italiano-parlante e un bus che ci porta nello sciccoso albergo Regal Kowloon Metropark:

  Hotel Regal Kowloon Metropark Hong Kong

Depositati i bagagli in camera, è quasi ora di cena. Anche se siamo tutti stanchissimi per la doppia trasferta in aereo (Milano-Dubai e Dubai-Hong Kong) decidiamo di fare una passeggiata per un primo assaggio della città e anche per scegliere un posto alla buona dove cenare. Sotto potete vedere la Hong Kong notturna che abbiamo incontrato passeggiando vicino all’albergo e salendo, poi, su una sopraelevata con vista mare:

DSC_0001  HONG KONG DSC_0002   sDSC_0003    s Hong Kong Notturna

Hong_Kong_Skyline_Restitch_-_Dec_2007

Quest’ultima magica foto l’ho scaricata da Wikipedia ma anche le precedenti, fatte da noi quella sera, sono altrettanto speciali. Molte altre le vedrete nei filmati.

Per quanto riguarda il luogo dove cenare, ci mettiamo poco a trovarlo. Di fronte all’albergo c’è una grande piazza con fontana, panchine, negozi aperti fino a tardi e una serie di bar-trattorie con tavolini all’aperto. La temperatura è deliziosa, non fa né caldo né freddo. Anche se è il 9 di Ottobre, qui l’estate non è ancora finita. Decidiamo di sederci dove c’è più gente ai tavoli, il che, spesso, significa che è il posto migliore per varietà e qualità dei cibi. Qui ci scontriamo, per la prima volta, con menù scritti in cantonese e tradotti malamente in inglese. Come abbiamo fatto a scegliere cosa mangiare? La cameriera non capisce una parola né d’inglese né di qualsiasi altra lingua, però è simpatica e collaborativa. Per rispondere alle domande gestuali sulle varie portate scritte sul menù, mi prende per mano e mi indica sui tavoli vicini la corrispondente portata. Su questa base, tra una risata e l’altra, facciamo le nostre “oculate” scelte. Devo dire che a me non è andata malissimo: quello che non mi piace lo passo a Chicca e lei mi cede un po’ di ciò che ha ordinato lei, pensando che possa essere di mio gradimento. Già dalla prima sera scopriamo che a Hong Kong (e in tutta la Cina) non esiste acqua minerale con le bollicine e così, da questo momento in poi, abbiamo sempre bevuto birra.

Tornati in albergo ci addormentiamo non perché abbiamo sonno (in Italia è ancora pieno giorno) ma perché siamo stanchi. L’unico problema è l’aria condizionata: se la spegni muori dal caldo sotto il pesante copriletto, se la lasci accesa e per caso di notte ti scopri, sono guai. Raffreddore assicurato. Il mattino seguente (è venerdì 10 Ottobre) sveglia alle ore 7. La guida è arrivata presto in albergo e ci lascia giusto il tempo per fare una ricca colazione al self service dell’hotel e poi, col bus andiamo sull’isola per raggiungere il Victoria Peak da dove si può ammirare la bellezza, il fascino e le dimensioni di questa metropoli. Si può raggiungere questo luogo panoramico anche con un tram o con la funicolare.

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Sul Victoria Peak, oltre alla stupenda vista, c’è The Peak Gallery, una scenica costruzione con, all’interno, bar, negozi, attrazioni varie e qui, molta gente – turisti e non – vengono a passare una serata in allegria.

In seguito, con il bus, raggiungiamo Repulse Bay, una grande insenatura con sabbia riportata. In passato questa baia fu luogo molto amato dai pirati; durante la seconda guerra mondiale fu una locazione strategica nella “Battaglia di Hong Kong”; oggi è una località turistica parecchio frequentata.  La baia è arricchita, nell’entroterra, da palazzi avveniristici (tra cui il curioso Palazzo col buco), da giardini, da templi con vistose statue variopinte e da un ponte (Longevity Bridge) dove tutti ci facciamo fotografare sperando in una lunga, prosperosa vita.

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Ponte della longevità

Palazzo col buco

Lasciata Repulse Bay, la mattinata termina con la visita ad Aberdeen, un’area urbana, situata sulla costa meridionale dell’isola di Hong Kong, famosa per il suo porto e per un antico villaggio di pescatori che da sempre vivono e lavorano su giunche e barche. Intravvediamo il villaggio salendo su un piccolo battello con cui percorriamo un breve tratto di mare. Lungo il tragitto possiamo osservare la parte moderna e ricca della città che si affaccia sulla baia in stridente contrasto con quel modesto mondo di esseri umani che al benessere, forse, non arriverà mai.

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Un’attrattiva turistica della zona è il grandioso e variopinto ristorante galleggiante (Jumbo Floating Restaurant):

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Ma non è tutto oro ciò che luccica. Il retro del ristorante – triste rovescio della medaglia – è questo: decisamente fatiscente.

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Verso l’una, una volta tornati in albergo, la guida ci lascia e la rivedremo domenica mattina per accompagnarci con il bus in aeroporto, al termine della nostra permanenza a Hong Kong. Abbiamo a disposizione ancora un giorno e mezzo per visitare la città, da soli. Assumono il comando Sergio e Barbara, due globetrotter del gruppo che non conoscono la parola “stanchezza”. Infatti, subito dopo avere velocemente pranzato in un bistrot di una nota catena francese e avere gustato dei panini alla maniera europea, corriamo a prendere una delle tante ed efficienti metropolitane con destinazione il Monastero ChinLiNunnery:

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Anche il giardino annesso al monastero è tutto da ammirare:

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Con queste splendide immagini nella mente, sempre in metrò, torniamo in albergo. Un veloce cambio d’abito e poi di nuovo in marcia perché dobbiamo raggiungere il Tim Ho Wan, un tipico ristorante cinese che vanta una buona quotazione sulla guida Michelin ed era stato consigliato caldamente a Sergio anche da un collega che l’anno prima era stato a Hong Kong.

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Facciamo fatica a trovarlo perché i pochi passanti che incontriamo non parlano inglese e quelli che lo parlano non conoscono quel locale. Arrivati, in qualche maniera, a destinazione, il primo impatto non è dei migliori. Il ristorante è pieno zeppo di avventori cinesi e, benché avessimo prenotato per 16 persone, non c’è un tavolo libero neanche a pagarlo a peso d’oro. Sergio, che parla inglese meglio di tutti noi, protesta a gran voce, ma tutto ciò che ottiene è un sorrisino ebete da parte delle cameriere che, in tutta evidenza, non capiscono una parola di quello che lui sta dicendo. Stiamo per rinunciare quando arriva un giovanotto (forse il titolare del locale) che ci fa capire di portare pazienza e che presto si libereranno due tavoli in una micro saletta senza finestre riservata ai clienti vip e dove il condizionatore ci spara addosso un’aria così gelida che dobbiamo tenerci addosso le giacche e i foulard.

Quando riusciamo a sederci ci portano subito delle tazzine che vengono riempite con del thè (tipo acqua calda colorata) e, in contemporanea, ci lasciano dei foglietti con l’elenco delle varie pietanze, ognuna delle quali ha dei quadratini a lato che noi dobbiamo segnare con una matita per indicare la nostra scelta nella quantità (piccola, media, grande) che desideriamo. Ovviamente non conosciamo nessuno dei piatti elencati e le cameriere non riescono a spiegarci, nel loro cantonese stretto, il contenuto delle diverse voci di menù. L’ordinazione quindi è una vera farsa: c’è chi decide di mettere delle crocette a caso sul proprio foglio e sperare che la scelta sia commestibile e non si tratti di vermi o serpenti arrostiti. Chicca e io, istruiti dalla cena in piazza della sera precedente, osserviamo i tavoli dove gli avventori hanno gli occhi a mandorla e segnaliamo alla cameriera che desideriamo le stesse cose che stanno mangiando con gusto alcune coppiette di giovani vestiti all’occidentale.

Non la faccio lunga, la cena è disastrosa quasi per tutti: ognuno di noi ha mangiato “cose” improbabili, mai assaggiate prima. Alcune, per fortuna, non erano mica male. Purtroppo in pochi abbiamo azzeccato le caselle con le quantità giuste per una cena sostanziosa, per cui le varie portate altro non erano che assaggi. L’unico momento positivo della serata accade quando ci consegnano il conto allegato ai foglietti-menù da noi compilati. Traducendo in euro il dollaro di Hong Kong, quelli che hanno mangiato poco hanno speso 4 euro, quelli che hanno mangiato di più, hanno sborsato 7 euro… a coppia!  Fantastico!

Sergio si è ripromesso, al ritorno in patria, di scrivere una letteraccia ai responsabili della guida Michelin, sostenendo che non è possibile dare delle stelle a un ristorante dove nessuno parla l’inglese e dove non si sa cosa e quanto ordinare. Comunque, tutto è bene quel che finisce bene.  Sul metrò, durante il viaggio di ritorno in albergo, abbiamo riso da matti, raccontando cosa, ognuno di noi, aveva creduto di ordinare e cosa, in realtà, era arrivato in tavola…

Una prima impressione su Hong Kong?

Temevamo di trovare una città in subbuglio per le recenti proteste presso la sede del governo da parte degli studenti che reclamavano più democrazia e per gli accesi scontri avvenuti fra anti-governativi e manifestanti filo-cinesi, invece la situazione in giro è tranquilla. La gente è cordiale, accogliente, molti parlano inglese e, se chiedi informazioni, non svicolano ma cercano di aiutarti. Girando per negozi abbiamo avuto conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, delle indubbie capacità commerciali dei cinesi: ti accolgono sempre con un sorriso e non si offendono se te ne vai senza acquistare nulla. Se sei veramente interessato a un oggetto, non ti mollano finché non si raggiunge un accordo sul prezzo che quasi mai è fisso. Loro sparano una cifra, tu dici subito di no e loro ti porgono una calcolatrice e ti invitano a digitare ciò che tu ritieni giusto. In genere l’accordo avviene attorno al 40% – 50% di sconto sul prezzo di partenza. Con i venditori ambulanti si può arrivare fino all’80% ma, in questo caso, state certi che l’oggetto è farlocco…

Bene, per oggi può bastare. Arrivederci alla prossima puntata dove descriverò la seconda e ultima giornata passata a Hong Kong.

Nicola

Crediti: le foto sono di Mirella & Giorgio II°, Barbara & Sergio, Giorgio I° e Chicca. Qualche immagine l’ho scaricata da Internet. Il filmato è mio, la colonna sonora di accompagnamento, a parte una canzone, è in lingua cinese… quindi non mi assumo la responsabilità di ciò che cantano…  A bocca aperta

 

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commenti
  1. eva ha detto:

    molto interessante bravo Nicola

    • Nicola Losito ha detto:

      Ciao Eva!
      Ti stai forse convincendo a fare una trasferta in Cina?
      Merita davvero. Puoi portare con te Guendalina. Nei buoni alberghi non c’è pericolo per i bassotti… 😀
      Nicola

  2. stravagaria ha detto:

    La canzoncina è terribile -molto poco “cinese” a dire il vero- ma le immagini meritano e le ho apprezzate molto 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      Ciao Viv. Se ti riferisci alla canzone in inglese, purtroppo me ne sono accorto solo quando il filmato era già caricato in Rete.
      Comunque la cantante è sicuramente cinese. In questi giorni mi sono fatto una cultura sulle canzonette del Sol Levante: sono tutte uguali (spesso delle vere lagne): c’è sempre un litigio tra due innamorati. Lui o lei se va, grandi pianti (sia dell’uomo sia della donna) ma poi fanno pace e tornano insieme a sorridere. Questo è il “plot” della musica moderna in Hong Kong e in Cina. Naturalmente, ma solo a Hong Kong, qualche cantante americano o inglese riesce a piazzare qualche canzone di successo. C’è da dire, a onore del vero, che le protagoniste dei video sono tutte molto carine. Tanto da farci dei pensierini.
      Per fortuna Chicca non legge il mio blog… 😀
      Nicola

      • stravagaria ha detto:

        Per la verità mi riferivo alla prima, quella in cinese… Per la verità mi aspettavo musiche più atonali anche se devo ammettere che non sono un’esperta invece mi sono sembrate entrambe piuttosto occidentalizzate.

      • Nicola Losito ha detto:

        In questi giorni mi sto specializzando nell’ascolto di musica “moderna” cinese: a essere onesti le voci, salvo qualche rara eccezione, si assomigliano tutte. Le canzoni cominciano sempre in sordina poi piano piano aumentano di tono, a volte, straziando persino l’orecchio dell’ascoltatore. 😀
        Sto cercando disperatamente musica accettabile/orecchiabile con cui realizzare le colonne sonore dei miei filmati orientali. Ma non credo di farcela.
        Nicola

  3. Caro Nicola, ho letto con grande interesse il tuo resoconto. E’ ben scritto ed accompagnato da belle immagini. Complimenti ai fotografi ed allo scrittore.

    Mi hai anche strappato qualche sorriso con le vostre disavventure linguistico-culinarie.

    Attendo i tuoi prossimi scritti con impazienza.

    Un abbraccio,

    Federico

    • Nicola Losito ha detto:

      Grazie Federico. In genere dei viaggi si ricordano prima le piccole disavventure, mentre le foto e i filmati le puoi guardare tutte le volte che vuoi. E goderne ogni volta.
      A presto.
      Nicola

  4. AUREALIA ha detto:

    foto molto belle , tu scrivi sempre benissimo
    seguirò con piacere il tuo viaggio
    AURELIA

  5. sherazade ha detto:

    Molto bene…per te 😦 ma cmq mi accontenterò delle magnifiche, suggestive, foto.
    Leggerò meglio con calma per ora le…figure.

    sheràbientot

    • Nicola Losito ha detto:

      Lo so che sono logorroico, però le cose da raccontare sono tante e non è facile farne il riassunto… 😀
      Ciao.
      Nicola

      • sherazade ha detto:

        Non ho detto che sei logorroico. Anzi un novello Chatwin da leggere comodamente.
        Ribadisco belle foto interessanti.
        sherassainvisiosamabonariamente

      • Nicola Losito ha detto:

        Certo che non lo hai detto!
        Sono io che penso che altri lo pensino… vista la lunghezza esagerata dei miei post. 😀
        Bello è pensare che qualcuno ritorni per leggerli.
        Cordiali saluti, cara shera.
        Nicola

  6. bellissimo viaggio! un pò d’invidia

    • Nicola Losito ha detto:

      Quando ascoltavo i racconti di chi c’era già stato, anch’io ce l’avevo.
      Tanto ho lavorato, tanto ho risparmiato che quel viaggio sono riuscito a realizzarlo anch’io.
      L’augurio che posso farti è che, prima o poi, tocchi anche a te.
      Un cordiale saluto.
      Nicola

  7. Silvia ha detto:

    Bellissimi luoghi, un viaggio davvero interessante, aspettiamo il seguito 🙂

  8. sguardiepercorsi ha detto:

    Ho letto dal telefono e la musica non l’ho sentita. Molto belle le immagini, e sì, come mi hai suggerito, comincio a mettere un euro al giorno nel salvadanaio! 😉 i tuoi racconti fanno venir voglia di partire… Ciao, Nicola!

    • Nicola Losito ha detto:

      Prendi un salvadanaio di buone dimensioni, un viaggio così lontano merita un po’ di comodità. 😀
      Se risparmi due euro al giorno arrivi prima alla cifra che occorre.
      Un abbraccio, Chiara.
      Nicola

  9. Rosanna ha detto:

    Grazie Nicola, sempre scorrevoli ed entusiasmanti i tuoi ‘racconti’, leggeró con piacere il seguito del vostro interessante viaggio. Ciaoooo

  10. mariella1953 ha detto:

    Mi piace molto leggere questo tuo diario di viaggio,le foto pure sono molto belle!
    Visitare luoghi con una cultura così diversa dalla nostra deve essere molto interessante ma il pensiero del viaggio in aereo così lungo mi fa troppa paura!
    Ciao

    • Nicola Losito ha detto:

      Di sicuro è un viaggio che merita e la paura del lungo volo si può superare con qualche accorgimento farmacologico. Una pillola per dormire, per esempio. Ti svegli e sei a Dubai. Ne prendi un’altra e arrivi a Hong Kong o Shanghai, fresca e riposata come una rosa. 😀
      Anch’io avrei dovuto fare così nel viaggio di ritorno. Ma io sono un testone e ho preferito soffrire, piuttosto che impasticcarmi.
      Nicola

  11. simonaventurini73 ha detto:

    Attendo, curiosa, la seconda puntata e le successive.
    Intanto faccio una considerazione “linguistica”: mi stupisco di come molti anche nei ristoranti non parlino inglese, in un luogo che è stato per parecchi anni sotto gli inglesi (i quali sono colonialisti noti per aver sempre avuto pochi principi chiari: insegnare la loro lingua e dare un minimo di istruzione al maggior numero di persone possibili in modo che tutti lavorino guadagnino e possano pagare le tasse…e ovviamente essere devoti alla Regina ;-)…Dio la salvi!)

    Simona

    • Nicola Losito ha detto:

      Anche noi siamo rimasti sorpresi per la scarsa conoscenza dell’inglese nel personale dei ristoranti alla buona. Molto diversa è la situazione dei giovani e degli studenti e di chi lavora in locali più “in” sia a Hong Kong che nelle grandi città della Cina. Il vero problema nasce quando si visitano luoghi in campagna, lontani dalle città. L’unico modo per capirsi è a gesti. Ma noi in questo siamo bravissimi e loro pure… 😀
      Nicola

  12. Beato te che riesci a fare tutti questi giri per il mondo portandoti a casa un sacco di ricordi ed emozioni.
    Paolo

    • Nicola Losito ha detto:

      Sì mi ritengo molto fortunato in questo senso. Però mi sarebbe piaciuto affrontare questi viaggi esotici in giovane età e non adesso con tutti gli acciacchi dell’età…
      Purtroppo allora le mie finanze non lo permettevano e mi dovevo accontentare delle gite fuori porta.
      Ma questa è un po’ la storia di tutti noi. Da giovane la cosa più importante era il lavoro e, ai miei tempi, quello non mancava.
      Nicola

  13. Ciao Nicola..
    Ottimo il Reportage … belle le Foto … mi dispiace per la “Cena Disastrosa” e come hai scritto (Diario di Bordo 3) per il cibo modesto …. in questo settore noi italiani siamo abituati troppo bene!!!
    Aspetto il prossimo capitolo e le prossime foto!!!
    Francesco

    • Nicola Losito ha detto:

      Può darsi che sia stato io a non avere apprezzato per nulla il cibo cinese. Alcuni amici del gruppo, invece, si sono trovati a loro agio perché amano le verdure e certi condimenti piuttosto speziati.
      Ma vuoi mettere un buon risotto alla milanese o i tortellini alla bolognese o le lasagne?
      Non c’è storia! 😀
      Nicola

  14. Sissa ha detto:

    Ottimo reportage, bella musica e riprese interessanti… Mi dispiace non averlo visto prima: per qualche giorno non ho avuto accesso x piccole noie tecniche. Bello il monastero circondato da grattacieli: da’ da pensare… Forse non c’è scampo e la vita consiste solo nella ricerca del difficile equilibrio del far di necessità virtù… Li’ ci sono riusciti (dal punto di vista architettonico)… Fantastica esperienza psichica poi il mangiare alla cieca… Proprio un’altra filosofia … Mancanza assoluta di controllo sulle proprie scelte ed alta adattabilità… Non ne sarei stata capace.
    Aspetto la prossima puntata. Grazie davvero

    • Nicola Losito ha detto:

      Hai visto che roba? Sulla spiaggia di Repulse Bay intravedi ricchezza e povertà, tecnologia avanzata e abitazioni rappezzate. Lo stesso succede a Aberdeen. Scioccante la vista del Jumbo Floating Restaurant: davanti splendido, dietro (forse le abitazioni del personale e le cucine) tutto più che fatiscente.
      In un certo senso l’occhio si abitua e riesci persino ad apprezzare il nuovo che avanza mescolandosi con l’antico.
      Al cibo, invece, è stato difficile abituarmi, anche se alcuni piatti cinesi piacciono tantissimo anche a me. Il difficile è sceglierli perché non sappiamo la loro lingua.
      Accidentaccio!
      Un caro saluto e a presto.
      Nicola

  15. tachimio ha detto:

    Penso che fare un viaggio con un gruppo come il vostro sarebbe davvero divertente caro Nicola. Bellissime le foto di questa metropoli. Bravi tutti. Alla prossima. Isabella

    • Nicola Losito ha detto:

      In origine il gruppo doveva essere di sei persone, poi chiacchierando in giro dell’esperienza che stavamo per fare, il gruppo si è allargato fino a raggiungere il numero di 17. Purtroppo (o per fortuna, come qualcuno, parecchio superstizioso, ha pensato fra sé e sé) la diciassettesima persona è stata male il giorno prima della partenza e così siamo rimasti in 18. Tutti amici fin dalla partenza e tali siamo rimasti sino alla fine del viaggio. Forse per questo il tour è filato liscio e non ci sono state antipatiche contestazioni, come di norma succede quando le persone del gruppo non si conoscono. Sì, ci siamo divertiti molto persino di fronte ai tanti piccoli inconvenienti che capitano viaggiando.
      Un cordiale saluto, Isabella.
      Nicola

  16. Teresa ha detto:

    Ciao, Nicola, molto piacevole! Non è necessario andare in Cina, mi accontento del tuo reportage!

    • Nicola Losito ha detto:

      Ahahahah, davvero divertente, cara Teresa.
      Appena Peppino si deciderà a mettersi a riposo, vedrai che ti porterà in Cina e potrai ammirare di persona tutte le belle cose che ho visto io.
      Non è facile descrivere a parole certe atmosfere, certi paesaggi che cambiano a seconda dell’ora del giorno.
      Grazie ancora per l’ottima cena pre-natalizia.
      Nicola e Chicca

  17. Elena ha detto:

    Viaggio e foto spettacolari!

  18. TADS ha detto:

    caro Nicola,
    rinfreschi i miei ricordi 😉

    • Nicola Losito ha detto:

      Con questo diario cerco di prendere due piccioni con una fava: rinfresco i tuoi ricordi (spero felici) e quelli di altri che in Cina ci sono già stati e faccio anche in modo, scrivendo queste note, di non dimenticare ciò che di bello ho visto in quel mondo così lontano da noi.
      Un caro saluto.
      Nicola

  19. ludmillarte ha detto:

    caspita Nicola! davvero bello 🙂 (anche il tuo filmato e complimenti ai fotografi!). aspetto la seconda giornata…

    • Nicola Losito ha detto:

      Felice che ti sia piaciuto. Passerò i tuoi complimenti ai miei amici fotografi.
      La prossima puntata su Hong Kong sarà molto lunga e con tante foto e, in più, il mio filmato. Sarà l’ultima dell’anno, così avrai il tempo di guardarla con tutta calma.
      Un abbraccio.
      Nicola

  20. tramedipensieri ha detto:

    …per essere completo il post…dovresti tradurre la canzone 😀 😀 😀 , non è giusto non sapere di che tratta!

    • Nicola Losito ha detto:

      Tutte le canzoni che formano (e formeranno) la colonna sonora dei miei filmati sulla Cina hanno un unico tema. Cambiamo i protagonisti (o canta lei o canta lui) ma la storia è sempre tragica: lui lascia lei o lei lascia lui. Ma poi arriva il lieto fine. I compositori cinesi non hanno alcuna fantasia!
      Siccome il cinese è la mia seconda lingua potrei facilmente tradurti i vari testi, ma credo che non valga la pena… 😀
      Ciao, carissima.
      Nicola

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