Archivio per ottobre, 2015

Lunedì 31 Agosto 2015, Paracas.

Non c’è niente da fare: anche oggi sveglia antelucana perché, a detta della nuova guida locale, il programma della giornata è intensissimo. Non ci resta che abbozzare e, giusto per potere scattare qualche foto ricordo della location hollywoodiana dell’hotel che ci ha ospitato per una notte, ci alziamo persino qualche minuto prima dell’orario stabilito. Con le foto e il filmato a mo’ di prova inconfutabile, potremo sempre raccontare agli amici che in quell’albergo ci abbiamo passato diversi giorni conducendo una vita da nababbi…

La prima meta della mattina è il porto di Paracas dove, insieme ad altri gruppi di turisti, prenderemo un battello veloce che ci porterà alle Isole Ballestas, una famosa riserva naturale di diverse specie di uccelli (pellicani bruni, sule variegate, cormorani peruviani, cormorani dalle zampe rosse, sterne) e di fauna marina (otarie, pinguini, leoni marini) che qui convivono senza darsi fastidio l’un l’altro e dove non è permesso ai turisti di mettere piede. C’è cibo per tutti nel mare e a farne le spese sono soprattutto i pesci piccoli. Non essendoci spiagge ma solo scogliere rocciose gli uccelli devono sostare sulla terraferma per cui il suolo è ricoperto dei loro escrementi che arricchendosi di azoto vanno a formare il guano, un fertilizzante molto potente che viene raccolto ogni dieci anni ed esportato in tutto il mondo, rappresentando così una notevole fonte naturale di reddito per il Perù.

Da segnalare e fotografare, prima di arrivare alle isole Ballestas, sulla penisola di Paracas, il notissimo candelabro, un geroglifico di origine sconosciuta:

Candelabro_de_Paracas

Sul suo significato intrinseco ho letto varie interpretazioni che però sono solo ipotesi: a) faro per i naviganti, b) sagoma di cactus, c) costellazione della croce del Sud. Essendo inciso in un terreno sabbioso sorge spontanea la domanda: come mai nel tempo non si è mai ricoperto, scomparendo così alla vista? Il candelabro, a detta della guida, sfruttando gli agenti atmosferici del luogo, si auto-pulisce e perciò, da secoli, rimane inciso nel terreno. Per la stessa ragione non scompaiono le altrettanto famose Linee di Nazca, create dall’uomo (forse) nell’antichità e che vedremo nel corso della giornata. La spiegazione scientifica più accreditata è questa: essendoci una notevole escursione termica tra il giorno e la notte, all’interno dei solchi tracciati e induriti la pressione atmosferica produce un mulinello d’aria che asporta l’eventuale polvere sabbiosa che si è depositata lì durante il giorno.

In mezz’ora di navigazione con un mare non proprio calmissimo e un vento pungente, arriviamo alle Isole Ballestas e subito le macchine fotografiche e le videocamere di noi turisti entrano in funzione tutte in contemporanea: in effetti ciò che appare davanti a noi è uno spettacolo decisamente fuori del comune. Ogni punto di queste isole rocciose è un soggetto degno di essere immortalato: anch’io cerco di darmi da fare più che posso anche se il mare è agitato e il battello ondeggia parecchio. Mentre la guida spiega in più lingue ciò che stiamo vedendo, tutti cercano di inquadrare gli uccelli sia fermi che in volo, il piccolo pinguino in cima a una collina, le otarie nere in acqua ma marroni quando dormono sulle rocce, il poderoso leone marino, un gruppo di cormorani in volo radente in perfetta formazione: insomma questo luogo è il paradiso agognato da fotografi sia dilettanti sia professionisti dove scattare centinaia di foto da far vedere agli amici o da vendere a riviste specializzate.

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Islas_Ballestas_Paracas_Peru

Le macchie bianche sulle rocce visualizzano molto bene la produzione di guano…

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Dopo un recente terremoto, l’isolotto sulla destra è ciò che resta della roccia che lo univa alla sporgenza sulla sinistra formando il cosiddetto “castello” visibile in una vecchia foto scaricata da Internet:

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Sul versante di sinistra della collina quella macchia nera altro non è che un colonia di cormorani a riposo!

Cormorani in formazione

Ecco un gruppo di cormorani in uno spettacolare volo radente sincronizzato!

Tornati a riva, un po’ congelati ma molto soddisfatti, riprendiamo il pulmino e ci dirigiamo verso Nazca. Durante il percorso, di tanto in tanto, incontriamo degli agglomerati di casupole, unico segnale di vita nel deserto, e poi una cittadina che si chiama Ica:

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Qui vediamo per la prima volta dei curiosi taxi a tre ruote variamente colorati:

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Non lontano da questa cittadina si trova l’Oasi di Huacachina che compare al viaggiatore alla stregua di un miraggio nel bel mezzo di un deserto:

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Oasi Huacachina

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Salire su queste colline sabbiose è faticosissimo: a ogni passo fatto il piede affonda e scivola indietro. Quindi 200 passi in salita equivalgono a quasi il doppio, oltretutto percorsi in pieno sole… Per un turista grassottello e sedentario come me arrivare in cima a una collina di quel tipo è un’impresa memorabile accolta con applausi da buona parte (magra) del gruppo che era già lì da un pezzo!

A termine dell’escursione pranziamo in un buon ristorante dell’oasi e subito dopo riprendiamo il viaggio in pulmino. A pochi chilometri da Nazca ci fermiamo a un belvedere (Torre Mirador, una piattaforma metallica alta una decina di metri) nel deserto dove è possibile ammirare un paio delle famose Linee di Nazca tracciate tra il 500 a.c. al 500 d.c. dagli antichi abitanti della zona. Nella foto che segue ci sono le mani (a destra) e l’albero (a sinistra).

Linee Nazca2

La foto aerea non rende bene l’effetto grafico di queste famose linee, ma nel filmato allegato le potrete osservare meglio.

Dopo questa breve sosta siamo di nuovo in movimento diretti verso la meta finale della giornata: Nazca in una foto d’archivio aerea.

PanoramaNazca

E’ quasi sera quando arriviamo in città e così, avendo ancora un po’ di tempo, la guida ci porta a visitare il Museo Didattico Antonini costituito da un italiano e che adesso è anche sede del Centro Italiano di Ricerche Archeologiche Precolombiane:

 Museo Antonini

Qui vediamo diverse tombe e mummie oltre a oggetti di uso comune prima che Colombo scoprisse l’America:

Museo Antonini_Mummia

Museo Antonini_Mummia1

Museo Antonini_Tazza1

e un antico e ancora funzionante acquedotto (Acquedotto di Bisambra):

Museo Antonini_Acquedotto

Dopo quest’ultima interessante visita, finalmente raggiungiamo l’hotel Nazca Lines:

Hotel Nazca Lines

dove mangeremo e andremo subito a dormire, per nulla attratti dalle splendide e curate piscine che abbiamo intravisto dalle finestre delle nostre camere. Oggi abbiamo visitato luoghi e guardato cose memorabili macinando più di 200 chilometri: l’allegro gruppo, sebbene affaticato, non può certo lamentarsi…

Chi desidera approfondire la conoscenza di questa parte del nostro viaggio in Perù, può cliccare sull’immagine seguente che porta al filmato del giorno:

Mappa Paracas-Nazca

Arrivederci alla prossima puntata!

Nicola

Crediti: alcune foto aeree le ho scaricate da Internet, ma la maggior parte sono state scattate da mia moglie o da me. Il filmato, come sempre, è un condensato di lunghe riprese realizzate con una buona videocamera Canon. La parte di video relativa alle Isole Ballestas risulta un po’ mossa non perché mi tremava la mano, ma perché eravamo su un battello e il mare non era molto calmo… Occhiolino

Domenica 30 Agosto, Lima ore 13.00.

Una volta conclusa la visita al Museo Larco Herrera, ci consultiamo con la guida per decidere se pranzare in città oppure metterci in viaggio verso Paracas e fermarci a mangiare in un buon ristorante durante il trasferimento. Per decisione unanime saliamo subito sul pulmino e, con un certo rimpianto, lasciamo Lima: ci aspettano 280 km. da percorrere prima di raggiungere la meta finale della giornata.

Mappa Lima-Paracas

Uscendo da Lima per imboccare l’autostrada Panamericana Sud possiamo vedere con i nostri occhi il degrado della periferia della città: tutto un altro mondo si presenta al nostro sguardo stupito. Chilometri e chilometri di bidonville partono dai bordi della strada fino a estendersi sul fianco delle colline che circondano la città. In queste casupole fatiscenti vivono e dormono i contadini peruviani che hanno lasciato le campagne con la speranza di migliorare le loro condizioni di vita.

I lunghi trasferimenti da una città all’altra, in genere, sono noiosi, ma, essendo la compagnia affiatata e la guida simpatica, il tempo scorre veloce. Inoltre, guardando dalle vetrate del pulmino e filmando di tanto in tanto, ci rendiamo conto di quanto il paesaggio sia diverso da tutti quelli che abbiamo visto nei precedenti viaggi. Zone desertiche vengono improvvisamente sostituite da zone dense di vegetazione e altamente coltivate. Basta un rigagnolo che scende dalle montagne per far cambiare volto al paesaggio. L’autostrada che stiamo percorrendo costeggia sempre l’oceano e quindi possiamo intravvedere, di tanto in tanto, spiagge attrezzate che d’estate di sicuro sono meta ambita dagli abitanti di Lima. Incontriamo cave di sabbia e fabbriche di porcellana che sorgono isolate o, al più, in compagnia di una decina di casupole che immagino abitate dagli operai che lavorano lì.

Verso le 16, in prossimità di Cañete, ci fermiamo per pranzare nel ristorante El Piloto. Qui avremo delle vere sorprese gastronomiche: il menù è molto vario e i prezzi sono decisamente abbordabili. Peccato non sapere lo spagnolo, perché mi sarebbe piaciuto assaggiare piatti nuovi. Per andare sul sicuro ho fatto un giro d’ispezione fra i vari tavoli e ho chiesto informazioni direttamente alle persone che stavano gustandosi ciò che avevano ordinato. Ovvio che non ho capito del tutto le risposte dei commensali peruviani ma dall’espressione sorridente del loro viso ho capito che stavano apprezzando le pietanze scelte. A un certo punto ho avuto la folgorazione. Un tizio stava mangiando a quattro palmenti delle tagliatelle immerse in un sugo bianco e ho deciso che quella sarebbe stata la mia scelta. Non me ne sono pentito, anche se ho dovuto subire le critiche feroci dei compagni di viaggio tutte vertenti sul fatto che è sciocco venire in Perù per mangiare un classico piatto bolognese… ma tant’è…

Le scelte dei miei compagni? Eccole:

Piatto di pesceEl Pilot

Lombo di mucca di savana(sabana lomo)Lombo di mucca di savana(sabana lomo)in brodo

Dopo il lauto pranzo risaliamo sul pulmino e riprendiamo il viaggio verso Paracas. Come sempre il tempo a disposizione è tiranno e non possiamo dare che un’occhiata veloce alla cittadina, ma io sono gentile e per voi ho trovato in Rete alcune foto che rendono giustizia alla bellissima Cañete, assai nota per l’omonimo fiume che la lambisce, per le sue spiagge, per l’arte e il folclore negro, per la sua chiesa e per un fascinoso castello:

Canete Ingresso

Canete River

Canete River1

Canete Sea

Canete11

CaneteChiesa

Canete Castello

Canete ArteNegra

Canete4 

Una volta lasciata Cañete, a sinistra della strada ci fanno sempre compagnia le montagne, più o meno brulle e sabbiose (evidentemente in passato erano sommerse dall’Oceano Pacifico), mentre a destra c’è un susseguirsi di spiagge deserte e scogliere rocciose, tutte degne di una foto ricordo. La successiva cittadina che incontriamo è Chincha nella regione di Ica. C’è molta vita in giro, camion di grosse dimensioni fermi ai distributori di carburante e altri in movimento, bancarelle dappertutto che offrono ai passanti e ai viaggiatori le loro variopinte mercanzie e, infine, curiosi taxi a tre ruote tutti di colori sgargianti, un tantino malandati e impolverati. Già, perché ovunque regna una polvere sabbiosa regalata dalle vicine spiagge e dalle montagne incombenti.

Chincha

Chincha1

Alle sette di sera finalmente arriviamo a Paracas: siccome siamo ancora in inverno in città è quasi buio. Non ci resta che andare in albergo dove, verso le otto, ceneremo e subito dopo andremo a dormire. Di solito tutti noi dell’intrepido gruppo siamo dei nottambuli ma questa mattina ci siamo svegliati alle sei e, dopo avere visitato Lima, abbiamo macinato circa 280 chilometri su una strada con un buon selciato ma decisamente sconnessa in qualche deviazione estemporanea fatta durante il trasferimento. Prima di ficcarmi in letto ho giusto il tempo di scattare un paio di foto notturne del retro dell’Hotel La Hacienda Bahia:

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La grandiosità dell’albergo a quattro stelle che ci ospita si rivelerà soltanto al mattino quando, finita la colazione, comincia la nostra nuova intensa giornata in Perù:

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Non vi viene voglia di buttarvi in queste acque limpidissime?

In questa prima parte del viaggio tutti gli alberghi e le città incontrate saranno un mordi e fuggi e così vedremo poco o niente dei luoghi in cui ci siamo fermati a dormire: per ovviare a questa mancanza, una volta tornato in Italia mi sono documentato su tutto ciò che ci siamo persi in Perù. A Paracas ecco cosa avremmo potuto ammirare con i nostri occhi:

Peru - Paracas National Reserve

panorama-paracas

Paracas_Lagunilla

Paracas_Peru_Kueste

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Paracas13

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Visit Peru now Paracas beach Lima2

Bello, no? Comunque, cari amici, non preoccupatevi questo è niente rispetto a quello che vedremo e vedrete di bello nelle prossime puntate…

Per seguire dal vivo il filmato di quest’interessante trasferimento a Paracas, basta cliccare sull’immagine che segue:

Cañete_River

Alla prossima!

Nicola

Crediti: le foto di repertorio sono ricavate da Internet, mentre quelle originali sono state scattate da me o da mia moglie. Il filmato è stato girato da me.

 

Murakami UominiSenzaDonne

Come anticipato in un recente post, eccomi a parlarvi dell’ultima opera del grandissimo scrittore giapponese Murakami Haruki. Confesso che ho acquistato questo libro, subdolamente incellofanato dall’editore Einaudi, a scatola chiusa, cioè senza prima sfogliarlo o leggere la quarta di copertina. Una volta arrivato a casa l’ho aperto e mi sono accorto che non si trattava di un romanzo (genere che preferisco in assoluto) ma di una raccolta di sette lunghi racconti.

Un pochino deluso ho iniziato a leggere di malavoglia il libro: ultimamente, infatti, i racconti mi annoiano anche se io stesso all’inizio della mia breve (seppur onorata) carriera di anziano e artigianale prosatore ne ho scritti diversi e con intima soddisfazione.

Questa sensazione, però, è durata il tempo di leggere due pagine del primo dei racconti: Drive my car. Subito sono stato catturato dall’atmosfera che Murakami in poche righe riesce a creare con la sua prosa tanto essenziale quanto profonda.

Sta di fatto che sono riuscito a chiudere il libro solo dopo averlo – letteralmente – mangiato, masticato e bevuto tutto senza tirare il fiato.  Ogni racconto è diverso dall’altro per quanto riguarda personaggi e ambientazione ma con lo stesso chiaro intento di dimostrare come possono reagire gli uomini senza donne, donne spesso traditrici, ogni volta donatrici di affetto vero e consolatorio con il loro corpo, offerto gratuitamente ma quasi mai in forma duratura.

Ovvio che Murakami parla non in generale ma solo del mondo che conosce, un Giappone moderno dove la tristezza, la solitudine e la tendenza al suicidio sono parte integrante della cultura di una popolazione seriosa, incapace di godere appieno dei piaceri della vita (un lavoro soddisfacente, dell’ottimo cibo, il sesso senza problemi moralistici) e che non sa immagazzinare tutta la positività di un rapporto uomo-donna per affrontare in pace la vecchiaia.

Cosa fanno di bello/brutto gli uomini senza le donne? Come passano le loro giornate? Sono tristi, sono allegri? Insomma è possibile per un uomo impostare la propria vita prescindendo dalle donne? Con questa raccolta di racconti, Murakami cerca di dare una risposta a questi importanti quesiti, ragionando con la sua mentalità di uomo giapponese dei nostri tempi. Ovvio che non vi rivelerò le sue risposte: a voi il piacere o il dispiacere di apprendere, siate voi uomini o donne che leggerete il libro, il comportamento di sette diversi esemplari maschili di fronte a una particolare situazione di disagio.

I titoli dei racconti sono:

  1. Drive my car
  2. Yesterday
  3. Organo indipendente
  4. Sharazad
  5. Kino
  6. Samsa innamorato
  7. Uomini senza donne

Per terminare, vi trascrivo un breve paragrafo tratto dal racconto Organo indipendente:

“C’è una cosa che ricordo bene, riguardo al dottor Tokai. Ora non rammento perché fossimo venuti a parlare di quest’argomento, ma una volta lui mi espose la sua opinione sulle donne in genere.

Era sua convinzione personale che ogni donna nascesse dotata di un organo speciale, un organo per così dire indipendente, che le permetteva di dire bugie. Quali bugie, in quali circostanze e in quale modo, dipendeva da una donna all’altra, con piccole variazioni. Ma tutte a un certo punto mentivano, senza esitazioni. Sia su dettagli di poco conto, sia su cose gravi. In quei momenti la loro espressione, il loro tono di voce, non si alteravano. Perché non erano loro, le donne in questione, ad agire, ma l’organo indipendente. Ragion per cui non succedeva mai che la consapevolezza di mentire turbasse la loro coscienza o impedisse loro di dormire serenamente – a parte alcuni casi eccezionali.”

Care amiche e cari amici, siete d’accordo con l’opinione del dottor Tokai? Sorriso

Arrivederci alla prossima settimana.

Nicola

 

Mappa Perù

Il Perù ha una superficie quattro volte quella dell’Italia, ma ha una popolazione di 30 milioni di abitanti, un terzo dei quali, circa 10 milioni, vivono a Lima. La città si è espansa notevolmente anche sulle colline, finendo per inglobare tutti i paesi limitrofi, tra cui Callao con il suo porto, ed è diventata una delle capitali più popolose del Sudamerica.

Immaginabile, quindi, che Lima sia una città parecchio problematica con zone di benessere mista a zone di povertà estrema. A quartieri moderni (Miraflores, Sant’Isidro e Barranco), a un bel centro storico (la Plaza de Armas) con la Cattedrale, il palazzo del Governo e il palazzo Municipale, si contrappongono sia quartieri decisamente popolari, sia povere quanto pericolose bidonville o, come le chiamano qui: barriadas.  La burocrazia locale, però, preferisce chiamare questi quartieri popolari, pueblos juvenes, cioè paesi giovani.

Le seguenti foto le ho scaricate da Internet giusto per darvi un’idea della periferia di Lima: sembra impossibile ma parecchia popolazione vive così ancora oggi:

Living_in_Outskirts_of_Lima,_Peru

Siamo arrivati a Lima nel tardo pomeriggio del 30 agosto, mese che qui corrisponde alla fine dell’inverno e abbiamo trovato un clima non freddo ma umido e con nebbia mista a smog. Pare che in città, d’inverno, il sole non riesca mai a vincere le nuvole impregnate di gas di scarico delle auto per cui il tempo atmosferico in questo periodo dell’anno è particolarmente uggioso. Eravamo troppo stanchi per fare un tour nella Lima notturna e abbiamo cenato in albergo, per cui non so dirvi nulla di preciso sulla vita della città by night.

Il mattino seguente ci siamo alzati di buon ora e abbiamo girato a piedi nelle zone vicine al centro storico che stava preparandosi per la grande festa di Santa Rosa patrona del Perù e delle Forze armate, molto venerata a Lima.

Santa Rosa

Abbiamo visto e fotografato parecchie residenze coloniali ottimamente restaurate, impreziosite da balconi in legno traforato e con le mura dipinte di rosso o di ocra.

Lima è il centro amministrativo, industriale, commerciale e anche il più importante polo culturale del paese con le sue oltre 28 Università pubbliche e private, la più importante e antica delle quali è l’Universidad Nacional Mayor de San Marcos, fondata nel 1551:

Universidad mayor de san marcos.jpg

Molto belle sono anche le Chiese che si trovano a Lima (ricordiamo che il Perù è di religione prevalentemente cattolica) e che, in buona parte, furono costruite dai conquistatori spagnoli al cui seguito c’erano diversi preti e vescovi con il compito di convertire le popolazioni sconfitte. Le più note sono la Cattedrale (progettata da Francisco Pizarro in persona e dove lo stesso riposa in una bara di cristallo), il Convento di Santo Domingo, la Chiesa della Mercede, la Chiesa di San Francesco.

Faremo in tempo a visitare solo la Chiesa di San Francesco da dove partirà la prima delle processioni che vedremo dal vivo. E’ bene notare che in Perù le processioni non sono noiose ma rappresentano un momento di aggregazione festosa, con canti e danze popolari che accompagnano il baldacchino di una delle tante statue di Madonne venerate nel paese.

La Cattedrale in Plaza de Armas era chiusa e la vedremo solo dall’esterno durante la grande manifestazione che si è svolta proprio la domenica che noi eravamo a Lima: essendo Santa Rosa anche patrona delle forze armate, in piazza c’erano parecchi militari in grande uniforme sia in parata sia come semplici spettatori.

Nel filmato che completa l’articolo, tra l’altro, potrete rendervi conto del folklore colorato e allegramente chiassoso con cui la popolazione di Lima festeggia la Santa Vergine.

Numerosi anche i Musei che si possono visitare in città (il museo della Nacion, il museo dell’oro, il museo civico di Antropologia e Archeologia, il museo Amano, il museo Larco Herrera): noi visiteremo solo quest’ultimo, vista la brevità del nostro soggiorno a Lima. L’impatto visivo dell’entrata al museo è spettacolare per la varietà di fiori e piante che accolgono i visitatori. Interessante è anche l’esplorazione delle poche sale aperte al pubblico. Qui si trova la più importante collezione privata di ceramiche pre-ispaniche del mondo. Sono visibili anche alcune mummie, oggetti in oro e argento e tessuti di produzione pre-incaica e incaica.

Con questa visita al museo termina la nostra intensa mezza giornata di permanenza a Lima. Un giudizio personale sulla città?

Ovviamente la guida, avendo noi poco tempo a disposizione, ci ha fatto vedere solo le cose turisticamente più accattivanti e queste ci sono piaciute molto. La mano spagnola nella tipologia dei palazzi e delle chiese più note è stata del tutto conservata e rispettata nel centro storico e nelle sue vicinanze, mentre le nuove costruzioni hanno l’aspetto visibile oggi in ogni zona urbana del mondo. I nuovi quartieri residenziali danno l’idea di una città ricca, pulita, tranquilla e non si vedono mendicanti in giro.

Le cose cambiano completamente se si butta l’occhio nelle periferie.

Lì, purtroppo, è tutta un’altra storia. Le strade sono sterrate e polverose, le case sono casupole a un piano, costruite alla buona, spesso con materiali di recupero, i mattoni sono quasi sempre a vista e molte pareti laterali presentano pubblicità di personaggi politici scritte con vernice rossa a caratteri cubitali. Non credo che esistano servizi igienici in queste catapecchie e la raccolta dei rifiuti di certo non avviene con molta regolarità. Insomma si tratta di bidonville  fatiscenti e pericolose. I tetti, come già accennato nel primo post sul Perù, sono piatti e in genere terminano con dei ferri a vista per la costruzione di un eventuale quanto improbabile secondo piano. Ma questo, come vedremo, non è solo una caratteristica della periferia di Lima, ma di tutte le città e paesi del Perù. La guida afferma che questa è la condizione ottimale per non dover pagare le tasse o pagarne solo una piccola parte.

Vedere il grande divario tra centro e periferia mi fa pensare che il Perù non ha ancora trovato la via giusta e armoniosa per crescere. Questo paese, infatti, ha enormi risorse naturali, a sufficienza per far stare bene tutta la sua popolazione, ma la distribuzione delle ricchezze, evidentemente, non è equanime. La corruzione tra i politici sembra sia molto elevata e questo spiega parecchie cose. Di buono c’è che le prigioni funzionano anche per costoro… forse meglio che da noi.

Una cosa che ho trovato speciale a Lima (e anche nel resto del Perù), i bambini a scuola, per eliminare differenze di classe sociale (uguaglianza tra ricchi e poveri) sono vestiti tutti eguali:

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Ecco adesso una serie di bellissime foto scattate da Barbara, Sergio, Giorgio e Chicca a Lima:

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Per visualizzare il mio video con il racconto su Lima, cliccate sul collage di foto che segue:

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Alla prossima!

Nicola

Crediti: Ci sono un paio di foto scaricate da Internet, il cui copyright appartiene ai singoli autori a cui va il mio ringraziamento. Tutte le altre immagini appartengono a Sergio, Barbara, Giorgio, Chicca e a me. Notizie su Lima sono state reperite in loco o estratte dal testo “Perù, dal deserto costiero alle Ande di Massimo Bocale e Piera Borghetti Ed. Polaris.