Archivio per marzo, 2016

Mercoledì 9 Settembre 2015, Cusco

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Il nostro viaggio termina oggi, eccoci dunque nell’aeroporto di Cusco in attesa del volo interno per Lima. Siccome sono le 9.30 del mattino e l’aereo parte alle 11, tiro fuori dallo zaino la mia moleskine e butto giù le mie prime impressioni a caldo su questo breve ma intenso tour in Perù. Faccio sempre così per ingannare i lunghi tempi d’attesa a cui siamo assoggettati in aeroporto prima dell’effettiva partenza dei voli. Anni fa, come è noto, per espletare le pratiche aeroportuali bastava arrivare al check-in circa un’ora prima: adesso, per colpa del terrorismo internazionale, bisogna prevedere di trovarsi in aeroporto almeno tre ore prima.

Arrivati a Lima, ci aspetta un’altra sosta in aeroporto. Verso le 13 ci imbarchiamo per Madrid. Dopo una notte in volo, arrivati in Spagna, saliamo su un nuovo aereo che ci porta, sani e salvi, a Milano. Sono le 16 del giorno 10 Settembre 2015. Fine della storia.

Vi interessa sapere cosa ho scritto in attesa dei voli?

Ero molto stanco e confesso che la prima cosa che mi è venuta in mente da segnalare è stato un consiglio per chi intende progettare un tour in Perù: “Fatelo da giovani perché l’altitudine può dare grossi problemi e le visite ai luoghi più interessanti del paese sono molto faticose”. L’altitudine può creare difficoltà alla respirazione (occorre, quindi, camminare con passo lento durante le escursioni), insonnia, disappetenza, elevata minzione notturna e diurna. Nei luoghi più belli ci sono parecchi gradini da salire (Machu Picchu, Valle Sacra, per esempio) e quindi è necessario un certo allenamento preventivo. Infine, occorre scegliere bene il periodo dell’anno in cui andare in Perù perché in questo paese l’inverno è molto freddo e l’estate è parecchio piovosa. Settembre, e io posso confermarlo, sembra essere il mese ideale perché siamo alla fine dell’inverno e non fa più tanto freddo e al sole il caldo non è fastidioso. Durante i nostri dieci giorni di permanenza ha piovuto una sola volta e, per fortuna, lo ha fatto durante un trasferimento in pulmino. Praticamente non abbiamo dovuto rinunciare a nessuna visita, a parte una rapida occhiata al cimitero di Sillustani con le sue antiche torri funerarie, dove minacciava un grosso temporale che poi, in realtà, non c’è stato.

Oggi che trascrivo sul computer gli appunti stilati nei vari aeroporti, posso dire che ho esagerato nel sottolineare la fatica di questo viaggio. Nel nostro gruppo, infatti, c’era gente della mia età che non ha avuto alcun problema, quindi il discorso sulla gravità dell’impegno fisico è del tutto relativo: cioè ci sono “vecchietti” che girano il mondo e sono molto più pimpanti di alcuni “giovani leoni” di città. A bocca aperta

Cosa posso dire ancora del Perù?

A parte le indubbie bellezze paesaggistiche e le notevoli tracce di un passato a me sconosciuto, il Perù, pur essendo un paese con grandi ricchezze naturali (oro, argento, rame, carbone, petrolio eccetera) e una florida agricoltura, ci sono ancora grandi sperequazioni sociali nella popolazione. In altre parole la ricchezza non è equamente distribuita come succede anche in altri paesi dell’America del Sud. Basta vedere le periferie delle città: quasi tutte (fa eccezione Cusco e, in parte, Arequipa) sono fatiscenti, le strade sono sterrate e le case ben poco decorose.

Un fenomeno ricorrente nelle periferie è quello delle abitazioni a un solo piano con il tetto piatto da cui sporgono le predisposizioni metalliche di un secondo piano che, in realtà, non verrà quasi mai costruito ma che servono per pagare meno tasse in quanto è possibile dimostrare che la casa non è ancora finita. Inoltre parecchie di queste catapecchie sono abbandonate o crollate. Le tante costruzioni in muratura che si affacciano sulle grandi arterie asfaltate che attraversano il Perù sono protette da muretti: in qualche caso ci sono solo i muri di cinta e all’interno non c’è ancora costruito nulla.

Su questi muretti, e spesso anche sulle facciate laterali delle case, compaiono le pubblicità elettorali dei candidati alle varie elezioni provinciali, regionali e persino a quelle nazionali. Pubblicità di beni di consumo se ne vedono poche e sono, per lo più, all’interno delle grandi città.

Nei centri abitati ci sono pochissimi mendicanti in giro, qui anche i più poveri posseggono dei modesti manufatti da vendere ai turisti o ai passanti. In quasi tutti gli incroci ci sono piccoli e raffazzonati chioschi che vendono acqua, biscotti e altre specialità locali.

Nelle località turistiche più gettonate ci sono parecchie mamme con bimbo in groppa che vendono souvenir o cappelli o cuffie peruviane variopinte. Se non riescono a piazzare nulla, tutte si assoggettano a essere fotografate per la modica somma di un soles (circa 33 centesimi di euro). Altre, ovviamente donne di campagna, in assenza di bambini piccoli da mettere in bella mostra, portano con sé un lama, un alpaca o un agnellino, cioè animali tenerissimi che attirano di sicuro l’attenzione dei turisti. In molte località di campagna, o sulle isole, le persone (sia uomini sia donne) non vogliono essere fotografate perché credono che le foto rubino la loro anima.

Ogni città e anche i paesi più piccoli, hanno una Plaza de armas, cioè una bella e spaziosa piazza con giardino e una fontana o una statua al centro, tenuta ben pulita da una squadra di spazzini e controllata a vista da poliziotti per nulla aggressivi. In genere in questa piazza c’è anche la Cattedrale, cioè la chiesa più importante della località. Chi ha seguito le varie puntate del tour ha avuto la possibilità di vederne parecchie di piazze e di cattedrali e tutte di grande pregio.

Cosa mi è piaciuto di più in Perù?

Paesaggisticamente parlando, ho apprezzato molto il lago Titicaca e l’isola di Taquile con la sua straordinaria e organizzata comunità locale del tutto priva dei conforts del mondo moderno e, infine, mi è piaciuto il deserto sabbioso con le montagne da un lato e l’oceano dall’altro che abbiamo attraversato durante i trasferimenti in pulmino da una città all’altra del paese. Deliziosa, in particolare, la piccola oasi di Huacachina!

La città che mi ha colpito maggiormente è stata Cusco, la capitale storica dell’antico Perù. Qui mi sarebbe piaciuto rimanere qualche giorno in più per visitarla a fondo e fotografare, per non dimenticare, i tanti fantastici scorci che ho solo intravisto percorrendo di fretta la città. In ogni stradina di Cusco si respira la storia di un paese in cui le nuove costruzioni non hanno affatto cancellato le impronte della civiltà che volle che questa città, luogo sacro agli inca, rappresentasse degnamente il CENTRO di uno dei più estesi imperi dell’antichità.

Solo due parole sul cibo. Sapete già che non ho mangiato molto bene in Perù: c’era poca fantasia a tavola, la carne l’ho trovata un po’ dura o fibrosa e il pesce (che non amo) era l’unica scelta possibile se non si voleva il solito pollo e le verdure poco cotte di contorno. Di sicuro abbiamo sbagliato a pagare in anticipo all’agenzia di viaggio in Italia tutti i pranzi o le cene nei ristoranti degli alberghi che ci ospitavano di notte. Se avessimo mangiato alla carta in qualche trattoria segnalata dalle varie guide locali avremmo speso meno e mangiato molto meglio.

Terminano queste brevi note sul Perù invitandovi a dare un’occhiata all’ultimo filmato che è un collage delle più belle foto di Fauna e Gente (animali, uomini, donne, ma, soprattutto, bambini) del Perù scattate dagli amici che con me hanno visitato questo bellissimo paese.  Per farlo basta cliccare con il mouse sulla seguente immagine:

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Un sincero grazie a chi ha avuto la pazienza di seguire tutte le dodici puntate del reportage e un caloroso arrivederci a un prossimo viaggio!

Nicola

 

 

Prima di iniziare vorrei dirvi che ogni mio pensiero, cuore e vicinanza va oggi alle vittime dell’ennesimo gesto terroristico perpetrato ieri con bestiale ferocia a Bruxelles.

Nicola

Martedì 8 Settembre, Cusco.

A Cusco, capitale storica della civiltà inca, si conclude il nostro tour in Perù. Oggi dobbiamo visitare diversi e importanti siti archeologici sulle colline che circondano la città e, infine, esplorare la città stessa. Non è un programma molto intenso e quindi ce la prendiamo comoda. Dopo un’abbondante colazione, usciamo dall’albergo alle nove in punto e ci dirigiamo in pulmino verso quel che rimane del più famoso tempio inca, il Coricancha, dedicato al culto del dio Sole:

Cori Cancha

a fianco e sopra queste rovine gli spagnoli hanno costruito il Convento di Santo Domingo:

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Si entra nel Convento da una piazzetta situata dalla parte opposta a quanto visibile nella foto sopra:

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Ci accoglie un bellissimo chiostro, cioè un ampio cortile con al centro una fontana ottagonale, attorniata da un porticato tutto decorato da grandi dipinti coloniali spagnoli raffiguranti la vita del Santo Domingo. In molti di questi quadri sono raffigurati cani che stringono una fiaccola tra i denti. Sono i cani da guardia di Dio, in latino domini cani, ovvero il nome dell’ordine religioso ispirato al santo cui è consacrato il convento.

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Qurikancha_01

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L’interno del convento conserva e custodisce le antiche tracce del Coricancha: possenti muri e alcune stanze che hanno resistito, contrariamente alla nuova costruzione, ai disastri provocati dai vari terremoti che nel tempo hanno colpito Cusco:

Dal terrazzo del convento si ha una bella vista della città:

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Usciti dal convento, saliamo sul pulmino e raggiungiamo una delle colline che circondano Cusco dove c’è l’importante sito archeologico inca Sacsayhuaman (falco soddisfatto) che copre un’area di 6 Km. quadrati a 3700 m.s.l.m. Si tratta dei resti di un’antica fortezza inca semidistrutta dagli spagnoli e le cui pietre vennero portate a Cusco per costruire palazzi e chiese:

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Da Sacsayhuaman si gode una spettacolare vista di Cusco:

Cusco,_Peru_skyline 

Insieme alla guida abbiamo girato in lungo e in largo nel sito archeologico, ammirando, passo passo, diverse curiosità regalate ai posteri dagli antichi ed estrosi architetti inca:

Sacsahuaman_zampa del puma

La zampa di un puma

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Sagoma di un lama (evidenziata nelle foto che segue)

Cusco Pietre Curiose

Qui ci siamo sbizzarriti a fare decine e decine di foto degli enormi massi rimasti in loco dopo la razzia perpetrata in passato dagli spagnoli: massi tutti lavorati a mano, uno per uno, da volenterosi operai inca.

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In questo antico luogo gli abitanti di Cusco oggi si riuniscono per fare picnic, per sciare d’inverno, per prendere il sole d’estate. A poche centinaia di metri da qui si può vedere il famoso Cristo Blanco di Cusco:

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In programma subito dopo ci sarebbero altri tre siti archeologici, ma siamo un po’ stanchi e decidiamo di soprassedere. Siccome sono curioso di natura, una volta tornato a Milano, sono andato su Internet e ho dato un’occhiata a ciò che abbiamo saltato quel giorno:

1) Tambomachay (bagno dell’inca), centro dedicato al culto dell’acqua:

Tambomachay

2) Qenqo (labirinto), anfiteatro dedicato al culto della Pachamama (madre terra):

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Monolite di Qenqo

Qenqo

3) Puka Pukara (fortezza), un antico rifugio usato dai messaggeri inca (chaski) per riposarsi dopo le lunghe spedizioni e utilizzato come forte dopo l’arrivo degli spagnoli:

Puka Pukara

Puka Pukara1

Puka Pukara2

Quando rientriamo a Cusco è ormai ora di pranzo. La guida ci saluta e ci dà appuntamento all’indomani per accompagnarci all’aeroporto. Una volta fatto un veloce spuntino in un modesto ristorante, siamo finalmente liberi di girare a nostro piacimento la città. Imperdibile la splendida Plaza de Armas con le sue chiese, i suoi portici e il suo giardino e la fontana al centro:

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La Cattedrale in Plaza de Armas

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Chiesa della Compagnia di Gesù in Plaza de Armas

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I portici

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La fontana

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Mentre una parte del gruppo si dedica agli ultimi acquisti di souvenir peruviani, Barbara e Sergio s’inoltrano nella città vecchia e ci regalano queste immagini:

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Piazzetta di San Biagio

Per la prima volta le periferie di una città peruviana non sono degradate, ma mostrano scorci di intensa bellezza. Non per niente Cusco è stata la capitale del grande impero inca. Qui i nostri due amici incontrano e fotografano un corteo di maschere popolari di varie zone del Perù che si mettono in bella mostra danzando a suon di musica: un vero spettacolo colorato e intrigante!

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Verso sera, tornando a piedi in albergo, diamo un ultimo sguardo alla città:

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Il palazzo di giustizia

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Un moderno murales alto quattro metri e lungo 20

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Il retro e il davanti di una pittoresca fontana

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Il nostro tour si conclude a sera assistendo a uno spettacolo di danze e musiche popolari (arte nativa) in un grande teatro: un paio d’ore decisamente piacevole.

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Come sempre, chi desidera approfondire la visita di Cusco non ha che da cliccare sulla foto che segue:

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Credo che anche voi, avendo dato un’occhiata alle foto pubblicate nel post, possiate essere d’accordo con me nel dire che Cusco con i suoi 500.000 abitanti è la città più bella del Perù. Dalla piazza delle armi si dipartono strade e vicoli deliziosi e molto ben tenuti, cosa che capita di rado di vedere nelle altre città peruviane. Anche per questo Cusco viene, a ragione, considerata la vera capitale del Perù. La città, grazie al suo splendido insieme architettonico, è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1983. Noi siamo rimasti a Cusco un solo giorno, ma è stato sufficiente per afferrarne la grande bellezza e armonia.

Termino qui dandovi appuntamento a una prossima puntata per le conclusioni di rito sul nostro tour in Perù.

Nicola

Crediti: foto di Barbara e Sergio, Giorgio e Chicca. Immagini di repertorio le ho scaricate da Internet. Il filmato della giornata è mio.

 

 

 

 

Care amiche e cari amici che seguite le mie avventure, devo dirvi, in tutta sincerità, che da quando ho detto sì a Marco, un compagno di classe bellissimo, la mia vita in casa è un inferno. Tutti, ma soprattutto papà, non l’hanno presa bene. Scusate, ma cosa c’è di male ad avere un filarino? Ormai sono grande e devo farmi le mie esperienze. Anche se, a dire la verità, da Marco ho ben poco da imparare. Purtroppo sono io che devo insegnare a lui l’ABC di tutto…

Betta

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Striscia 47 - 2015

Striscia 48 - 2015

Striscia 49 - 2015

Striscia 50 - 2015

Alla prossima!

Felicità - Lennon

Prendo spunto dal bel pensiero di John Lennon nell’immagine di apertura del post e dal titolo di un noto film spagnolo dell’anno scorso (Stella) per fare qualche breve divagazione sulla vita e per chiedermi e chiedervi:

“E’ possibile oggi vivere facile?”

Rispondo prima io, perché, avendo una certa età (sì, lo so che è un eufemismo per non dire che sono vecchio…) questa domanda non mi assilla più come quando ero giovane e pieno di speranze. Allora inseguivo la felicità, pretendevo la facilità dell’agire, e ci rimanevo male quando, il più delle volte, mi scontravo con la dura realtà dell’esistenza. Però, per mia fortuna, qualche volta le cose giravano nel verso giusto e allora, per qualche tempo, ero felice e vivevo facile. E’ successo quando, da bambino, per tre mesi lasciavo la grande città e partivo per le vacanze in Puglia nella casa di campagna dei nonni, dove mi aspettavano i cugini. Ho fatto salti di gioia e tutto scorreva liscio ogni volta che finiva la scuola e tornavo a casa con la promozione in tasca. Ho brindato, colmo di orgoglio e felicità, quando mi sono laureato e quando, dopo pochi mesi, ho trovato un buon lavoro a Milano, quando mi sono sposato, quando sono nati i miei tre figli, quando sono entrato in pensione e ho potuto dedicarmi alle cose che piacevano a me. Eccetera, eccetera.

Tra una felicità, piccola o grande, e una conseguente facilità di vita, però, ho avuto momenti bui, momenti in cui ho temuto che il mondo mi crollasse addosso, momenti in cui la paura di non riuscire a vedere l’alba di un nuovo giorno era così forte da costringermi a far di tutto pur di non darla vinta alla nera signora con la falce che era in attesa dietro la porta di casa…

Penso, comunque, di avere vissuto una vita uguale o simile a quella di milioni di altri esseri umani che hanno calpestato le strade di questo mondo: una vita con alti e bassi quasi tutti nella norma, con qualche picco positivo o negativo, di tanto in tanto. Oggi, che non nutro più grandi aspettative per il futuro, mi limito ad accontentarmi se la mattina riesco a svegliarmi e sono felice se, dopo un breve rodaggio, sono ancora in grado di essere autosufficiente e posso dedicarmi, grazie anche alla pazienza di mia moglie, alle attività che mi danno un minimo di soddisfazione. In altre parole, per quanto riguarda il mio microcosmo, posso dire di stare vivendo una vita abbastanza facile.

Guardandomi in giro, però, ho come la sensazione di sbagliare. Con il mio pensare soltanto a me stesso, disinteressandomi (o interessandomi poco) di ciò che avviene fuori casa, è come se vivessi a occhi chiusi l’autunno della mia esistenza. Perché li tengo chiusi? Perché il mondo nel 2016 non mi piace, perché mi schifa la politica politicante di questi anni: il modo odierno di governare la cosa pubblica da parte dei vari partiti (nessuno escluso) mi ha disgustato in un recente passato e mi disgusta ancora di più adesso. Se guardassi davvero intorno a me, dovrei andare sulle barricate per difendere il futuro dei miei figli e dei giovani in generale. Ma sono troppo vecchio e stanco per combattere contro mostri che mi mangerebbero in un sol boccone. Non so se la mia sia indolenza, ignavia o solo convinzione che protestare oggi non porti a nulla: quel che è certo è che, se aprissi davvero gli occhi, ci sarebbe ben poco da ridere.

Questo è quanto. Ora tocca a voi fare le vostre riflessioni.

Nicola

La vita è facile ad occhi chiusi

Stella Il titolo del film spagnolo uscito in Italia nel 2015 è Vivir es facil con los ojos cerrados (Vivere la vita ad occhi chiusi) di David Trueba con Javier Càmara, Natalia Molina e Francesco Colomer. A me il film è piaciuto moltissimo e, se avete occasione, andatelo a vedere, vi divertirete e vi commuoverete. Dal sito MYmovies.it copio la trama e la recensione:

“1966. Antonio insegna inglese in una scuola retta da religiosi. Per favorire l’apprendimento dei suoi giovani studenti (e anche perché è un fan dei Beatles) utilizza le canzoni dei Fab Four per invogliarli a studiare la lingua e a tradurre. Quando viene a sapere che John Lennon si trova in Almeria per girare un film, decide di cercare di incontrarlo perché le sue canzoni che ha ascoltato alla radio e che lui stesso ha provato a tradurre hanno dei versi che gli suscitano delle perplessità. John, di sicuro, sarà in grado di dirgli se ha commesso errori nelle traduzioni. Lungo la strada il professore incontra due giovani autostoppisti. Prima si imbatte in Belen, una ragazza incinta che è scappata dall’istituto in cui era stata rinchiusa e poi in Juanjo, un sedicenne che si è allontanato dall’abitazione in cui vive con i genitori e con cinque fratelli perché non sopporta più la rigidità educativa del padre poliziotto. Sarà insieme a loro che il professor Antonio cercherà di coronare il suo sogno di incontrare John Lennon.

Per questo film che ha collezionato ben 6 Premi Goya (che costituiscono l’equivalente iberico dei David di Donatello), il regista David Trueba, che all’epoca non era ancora nato, si è ispirato alla storia vera del professore di inglese Juan Carrión che incontrò John Lennon sul set del film di Richard Lester Come ho vinto la guerra e al quale chiese chiarimenti sui testi delle canzoni. Dopo quell’incontro (e forse grazie ad esso) gli LP realizzati dai Beatles riportarono sempre i testi delle loro canzoni. Trueba, coadiuvato dalle ottime prestazioni dei suoi interpreti, ricostruisce con grande tenerezza quella situazione, mostrando tre solitudini di età diversa che sono alla ricerca non solo di John Lennon ma anche (e soprattutto) del senso della loro esistenza. Un’esistenza che è costretta a tentare di tracciare nuove strade sotto la cappa soffocante del franchismo.

La strofa, inclusa nella canzone dei Beatles "Strawberry Fields Forever" (Life is easy with eyes closed), rappresenta perfettamente la condizione esistenziale in cui la dittatura aveva costretto gli spagnoli. Era molto meglio non vedere (o, peggio ancora, fingere di non vedere) gli schiaffi dati agli allievi a scuola o le cariche della polizia al minimo tentativo di manifestazione popolare, fare cioè quello che avevano dovuto fare anche i venerati Beatles quando avevano suonato dinanzi al Caudillo Francisco Franco.

Senza mai perdere il senso della misura, senza mai gridare ma con un solido senso della dignità e con una semplicità che ne connota le azioni, il professor Antonio offre una lezione di civismo e di civiltà ai due ragazzi, non limitandosi però solo a insegnare ma anche offrendogli la sua disponibilità all’ascolto. Rivelandogli solo alla fine il segreto di quale sia il soprannome che i suoi allievi hanno affibbiato a un docente che ha insegnato loro che qualche volta nella vita è necessario chiedere Help!”.

Alla prossima!

Crediti: le due immagini che corredano il post le ho scaricate da Internet, supponendo che siano libere da copyright.

Lunedì 7 Settembre 2015, Yanauara (Urubamba)

Anche se il programma odierno prevede una sola visita, tutto l’intrepido gruppo, alle 7 di mattina, con le valige appresso, è già pronto ad affrontare la visita clou del nostro tour: Machu Picchu. Si parte presto perché non è semplice arrivare nel sito più rappresentativo dell’antico Perù. Il pulmino ci accompagna alla stazione di Ollantaytambo dove prenderemo il treno per Aguas Calientes, poi, da lì, prenderemo un bus che, attraversando per qualche chilometro la foresta amazzonica, ci porterà – finalmente – all’ingresso del Machu Picchu che, in lingua quechua vuol dire “vecchia cima”.

Ma procediamo con ordine. Lasciato l’albergo La Hacienda del Valle:

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arriviamo a Ollantaytambo dove c’è la stazione ferroviaria:

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Durante il viaggio abbiamo quasi sempre la compagnia del fiume Urubamba, acque sacre per il popolo inca:

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Vediamo montagne, campi e terrazzamenti coltivati:

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Dopo circa un paio d’ore arriviamo a Aguas Calientes:

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A piedi raggiungiamo la stazione degli autobus per Machu Picchu:

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Gli autisti dei piccoli bus sono piuttosto bravi,

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perché la strada è sterrata, stretta e a doppio senso di marcia:

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Dopo mezz’ora di sobbalzi, pericolose curve e azzardate precedenze a bus che viaggiano in senso opposto lungo la via che attraversa per circa otto chilometri la foresta amazzonica, finalmente arriviamo davanti alla biglietteria di Machu Picchu:

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e qui inizia lo spettacolo! Vista nell’immaginario collettivo come i resti di un’antica e fascinosa città perduta, questa località è oggi universalmente conosciuta sia per le sue imponenti e originali rovine, sia per l’impressionante vista che si ha sulla sottostante valle dell’Urubamba, circa 400 metri più in basso. Da Wikipedia leggo che Machu Picchu fa parte dei Patrimoni dell’umanità stilati dall’UNESCO: eletto nel 2007 come una delle Sette meraviglie del mondo moderno. È il terzo sito archeologico più grande del mondo dopo gli scavi di Pompei e Ostia Antica. In un anno moltissime persone visitano le rovine e l’UNESCO ha espresso preoccupazione per i danni ambientali che un tale volume di turisti può arrecare al sito. Le autorità peruviane, che ovviamente ricavano dei notevoli vantaggi economici dal turismo, sostengono che non ci siano problemi e che l’estremo isolamento della valle dell’Urubamba sia, da solo, sufficiente a limitare il flusso turistico. Inoltre centinaia di operai, giornalmente, si adoperano per curare il verde e tenere pulito l’ambiente. Con i miei occhi ne ho visti alcuni che, muniti di spazzolini da denti e piccole spugne, erano intenti a togliere muffe da alcuni massi di una costruzione.

Ma lasciamo parlare le immagini:

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Giriamo all’interno della fortezza fino all’una, giusto il tempo di percorrere in lungo e in largo questo splendido sito archeologico e di scattare centinaia di foto e girare parecchie riprese con la videocamera. All’uscita, in attesa del bus che ci riporterà a Aguas Calientes, facciamo un veloce spuntino al bar vicino alla biglietteria. Per concludere, vi cito solo che Machu Picchu fu scoperto nel 1911 da Iram Bingham:

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che lo trovò praticamente invaso dalla prepotente vegetazione amazzonica:

Machu Pichu Scoperta

mentre oggi, dopo anni di lavori, è così:

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Ritornati a Aguas Calientes, visitiamo questa piccola cittadina di circa 3000 abitanti, annidata all’interno della profonda valle sottostante Machu Picchu e circondata da alte mura di pietra e dalla foresta amazzonica:

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Aguas Calientes

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Pachacutec

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Di nuovo saliti sul treno panoramico che percorre tutta la Valle Sacra, questa volta non scendiamo a Ollantaytambo ma proseguiamo per la stazione di Poroy:

Poroy

Poroy

dove ci attende il nostro pulmino per condurci a Cusco, meta finale del tour in Perù:

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Cusco

L’albergo dove passeremo due notti e l’Eco Inn, distante un quarto d’ora a piedi dal centro della città:

Hotel Eco Inn 5- Cusco

Hotel Eco Inn 4- Cusco

Purtroppo siamo tutti molto stanchi e, dopo la cena, andiamo subito a dormire. La visita della città è rimandata a domani…

Chi vuole approfondire la conoscenza di Machu Picchu con il video riepilogativo della giornata, basta che clicchi con il mouse sull’immagine che segue:

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Arrivederci alla prossima puntata!

Nicola

Crediti: le foto, al solito, sono di Barbara, Sergio, Giorgio e Chicca. Alcune foto di repertorio le ho scaricate da Internet. Il filmato è mio.