Archivio per Maggio, 2016

driiin! driiin! driiin!

Sto seduto davanti al computer, come ogni giorno, quando il mio nuovo cellulare si mette a squillare. Guardo chi è e vedo la scritta "sconosciuto". Decido di far finta di niente, ma il suono insiste. Alla fine, un po’ seccato, rispondo.

– Pronto! dico di malavoglia.
– Buongiorno signora, potrei parlare con suo marito? dice una voce femminile.

Oh, che ca…, penso, ma per chi mi ha preso, costei?

– Chi lo desidera? rispondo
– Sono Anna, matricola 1234, e chiamo dal call center di Enel.

Capisco subito che si tratta della solita seccatura: la tizia mi proporrà una nuova e fantastica promozione. Il primo istinto è quello di chiudere immediatamente la comunicazione. Poi, chissà perché, decido di divertirmi un po’.

– Anna Matricola, noi ci conosciamo, forse?
– Non personalmente, però, siete nostri clienti da anni.
– Davvero? E mi dica, cosa compriamo di bello da lei?

La voce femminile s’interrompe per un attimo. Forse è rimasta sorpresa dalla mia domanda. Quando riprende a parlare, il timbro vocale è cambiato:

– Mi scusi, signora, potrei parlare con suo marito? E’ importante.
– Cara Anna, io e mio marito siamo una cosa sola, dica pure a me…
– Non vorrei sembrarle sgarbata, ma devo parlare proprio con lui in quanto titolare dell’utenza.
– Parlare di pietanza con mio marito? Ma se lui non sa neanche accendere il forno?
– Ho detto utenza! Non pietanza, signora! E’ in casa suo marito oppure no?
– Mi scusi, signorina Matricola, sa, io sono un po’ dura d’orecchie…
– Appunto. Perché allora non mi passa suo marito, se è in casa. Avrei una certa fretta.
– Ah, voi giovani siete sempre di corsa, non sapete proprio godervi la vita.
– Signora, la prego, sto lavorando e non ho tempo da perdere!
– Cara Matricola, è proprio qui che sbaglia, deve imparare a prendere la vita con più calma.
– Guardi che mi chiamo Anna! Enel mi dà da vivere solo se porto a casa dei nuovi contratti, perciò non ho tempo per chiacchierare con lei.
– Si chiama davvero Anna Elena? Ha il doppio nome, ma che bello! Anche una mia amica, quella che abita a Bologna, si chiama così ed è una persona molto simpatica. Purtroppo ci sentiamo pochissimo e non mi è facile andare a trovarla, sa, noi viviamo a Milano…
– Mi chiamo Anna e basta! Per favore, signora, mi può passare suo marito?
– Oh, mi scusi, cerchi di capirmi. Io sono anziana e ricevo pochissime telefonate. Quando qualcuno mi chiama, ne approfitto sempre per chiacchierare un po’!
– D’accordo, d’accordo! Lei è molto simpatica, ma adesso può passarmi il signor Nicola, per favoreeee!
– Conosce il nome di mio marito? Come mai?
– Gliel’ho detto prima: siete nostri clienti, ho le vostre bollette qui davanti a me! Faccia la brava, me lo passi…
– Va bene, va bene, però non si arrabbi! Vado a chiamarlo.

Appoggio il cellulare sulla scrivania e aspetto una manciata di secondi prima di riprendere a parlare.

– Mi dispiace, mio marito non è in casa. Può dire a me?
– Ma vaff… (qui in realtà non ho capito bene cosa la ragazza stia dicendo…)
– …
– …

click!

E’ mai possibile che quell’imbranata di centralinista non si sia accorta di stare parlando con un uomo? Vabbè, da un lato mi dispiace un po’ di averla presa in giro, ma anche lei, signore Iddio! come ha fatto a confondere la mia bella voce maschile con quella di una donna?

Non sarà mica che, invecchiando, ho perso la virilità?
Accidentaccio, è impossibile che io abbia una voce femminile!
Ecco una ragione in più per odiare sto ca… di telefonino nuovo…

Nicola

Ai miei tempi, parlo di quasi mezzo secolo fa, trovare lavoro per un giovane era sicuramente più facile. Non c’era stato bisogno di inventare l’odierno Jobs Act per facilitare la possibilità di essere assunti a tempo indeterminato. I problemi, però, nascevano una volta entrati nel mondo del lavoro.

Forse non tutti sanno che, prima di intraprendere sul campo la mia attività di ingegnere elettronico, partecipai a un corso di formazione a Borgolombardo, promosso dalla società che mi aveva assunto insieme a una ventina di colleghi che arrivavano da ogni parte d’Italia. Il corso serviva per darci gli strumenti e le informazioni necessarie e sufficienti per aggredire il nascente mercato informatico dove l’IBM già la faceva da padrona. Tutto perfetto, dunque, senonché fra i tanti ottimi insegnanti che ci seguivano un bel giorno se ne presentò uno che aveva molte doti ma certamente non possedeva il dono della chiarezza di esposizione. Un nerd ante-litteram, cioè un tipo molto simile al signore qui sotto:

Produzione1

Un collega, neo assunto come me, aveva con sé un registratore e si prese la briga di memorizzare una sua lezione. Quanto segue è la copia dattiloscritta fedelissima di quella registrazione.

Buon divertimento.

Nicola

Produzione4

Programmazione della produzione con il computer

“Programmare la produzione col computer può sembrare complicato, ma, come vedremo, non è poi così difficile… anzi, dico di più, molto spesso qualsiasi ragazzina, in 10 minuti, è in grado di farla”.

Questo fu l’incipit tranquillizzante. Non sapevamo, ahimè, quello che ci aspettava nel prosieguo della lezione. Il prof si tolse la giacca, si tirò su le maniche della camicia, si portò nei pressi della lavagna portablocco da conferenza, e prese a disegnare dicendo:

“Ci sono dei mobili, ci sono dei cassetti: 1° cassetto, 2° cassetto, 3° cassetto, 4° cassetto, 5° cassetto, estraggo la scheda rossa dalle 30.000 così non si consumano. Si prendono poi i pacchi di schede a mano perché la manina in certi casi è più efficace del calcolatore. Quindi con questo sistema si sa subito ciò che si vuole, ma non si può andare oltre perché non si fa più in tempo in quanto certe cose ci servono il 1° mese, certe altre il 2° mese, certe altre ancora il 3° mese e, al limite, si potrebbe proseguire fino all’infinito senza però risolvere il problema di fondo.
È semplice, no?

Produzione3

Però adesso vogliamo affinare il discorso dividendo il pacco di schede nei 3 mesi A, B, C secondo il codice materiale 1°, 2°, 3° e secondo un altro codice supplementare che per il momento non ci interessa, così facendo possiamo mettere in evidenza ciò che vogliamo. Ma può darsi che sia così e può darsi che non sia così in maniera continua, oppure l’andamento non è continuo, può essere così o così.
Ora, con questa spiegazione supplementare, il concetto dovrebbe essere chiarito.
In altre parole, io volevo dire che questi risultati sono un problema di volumi e di tempi.
Ora ci chiediamo: che incidenza c’è di fronte a questo problema? Non si può dire che un mese vale l’altro, però, mediamente si compensano.
Con questo abbiamo definitivamente chiarito il concetto.

Guardate che siamo sempre alle solite e la semplificazione che abbiamo fatto è servita unicamente per portare avanti il discorso, se no si chiudeva tutto, perché se uno vuol costruire automobili non è che costruisca automobili ma costruisce i pezzi con i quali poi costruisce le automobili.
Era una semplificazione necessaria e fittizia che, però, ora va ancora migliorata costruendo una curva e basandosi sul passato, così riusciamo finalmente a sfruttare appieno i dati del problema.
Ogni volta, come ogni giorno, ci si potrà ritrovare nel disordine perché certi elementi esistono e cerchiamo di sfruttarli, ma non possiamo fare molto di più, perciò useremo la fase n e la fase n-1, ma questo non lo posso sapere a priori perché non sempre è così.
È chiaro però che nella programmazione a monte, la prima programmazione è quasi sempre l’ultima da considerare ma è la prima da eseguire.
È impossibile non capire.

Se ci riuscisse, ma è palese che non sempre riesce, potremmo migliorare ulteriormente l’analisi e invece di vedere la programmazione a monte, a mano a mano, si prendono dei provvedimenti sulla programmazione a valle, infatti può darsi che l’omino in fabbrica abbia sbagliato a procedere.
Purtroppo non posso partire da 3 mesi fa, la lavorazione sarà tutt’altra cosa, da destra verso sinistra, mentre noi ovviamente la considereremo da sinistra verso destra per avere una visione del problema più aderente alla realtà. Questa ipotesi, a dire la verità, non è molto facile da realizzare e non è detto che dando la precedenza al problema più lungo, la programmazione sia più facilmente realizzabile, in quanto uno non saprà mai con che cosa ha a che fare.
L’esempio che segue chiarirà i punti che sono rimasti ancora oscuri.
Supponiamo che questa sia l’ora 7083, perché 1000 nella nostra impostazione è 999 e bisogna anche stare attenti all’anno e distinguerlo bene in modo da non confondere il 2° giorno del 1° quadriennio con il 1° giorno del 2° quadriennio, altrimenti si mette automaticamente 1000.
Questo per dire come, alle volte, si è alla caccia disperata della soluzione ottimale, però non bisogna mettersi nella condizione di chi usa contemporaneamente bretelle e cintura.
Cambiamo FLIP (foglio).

Produzione2

A volte si lavora a giorni, a volte si lavora a settimane, a volte si lavora a decadi, a volte si lavora a mesi, però l’elaborazione più semplice non è quella che prende in considerazione l’anno ma è quella che considera il minuto perché guardate che, e da questo non ci si scappa, a meno di evenienze imprevedibili, con l’infinito noi non avremo mai niente a che fare. E poi non è detto che stringendo la base si migliora di molto perché c’è anche il rovescio della medaglia, ma noi ne facciamo a meno.
Si tratta solo di ragionare, il giorno può essere contenuto nella settimana, ma se io ho una operazione che dura 6 giorni, dovrò spaccarla in 5 tronconi collegando l’ultimo troncone con il primo e così di seguito fino a che avrò ottenuto un pezzo, poi continuo con gli altri pezzi.
Ma ora vediamo meglio.
Cominciamo a configurare la produzione, dato che prima, a monte di questa fase, non si configurava affatto. Ma conviene fare un salto in avanti, poi ritorneremo indietro in quanto si potrebbe fare confusione, ma a noi ora non conviene…

Vedo purtroppo che si è fatto tardi, completeremo il discorso nella prossima lezione.”

****

Adesso potete capire perché i miei inizi in campo lavorativo furono piuttosto difficili… A bocca aperta

Nicola

Crediti: il testo dattiloscritto è di proprietà di un ex collega del famoso corso di cui si è detto all’inizio del post. Le immagini le ho prelevate da Internet, presupponendole prive di copyright. In caso contrario sono disponibile a citare i nomi degli autori.

Care amiche e cari amici,

ecco una nuova puntata delle mie avventure! Questa volta vi parlerò un pochino di Marka, il cane che mi è stato regalato dai genitori con la speranza che dimenticassi Marco: poveri illusi! L’otto di maggio è stata la festa della mamma e avrei dovuto festeggiare la mia con un regalo, ma, siccome avevamo appena bisticciato, le ho dato solo due bacini e ho continuato a tenerle il muso. Come mai che con il mio papà bellissimo non ho quasi mai dei problemi? Con lui è molto più  facile andare d’accordo. Evidentemente tra bellissimi ci si capisce al volo…

Baci, baci.

Betta

Striscia 56 - 2015

Striscia 57 - 2015

Striscia 58 - 2015

Striscia 59 - 2015

Striscia 60 - 2015

Buona settimana!

Betta

Care amiche e amici,

questa settimana vorrei parlarvi di un’iniziativa musicale nata nel 2004 ma di cui, con il mio usuale tempismo, sono venuto a conoscenza (per puro caso) soltanto alcuni giorni fa, ma di cui mi sono innamorato immediatamente. Sapete tutti che sono stonatissimo e, proprio per questo, apprezzo molto chi sa suonare uno strumento o sa cantare senza vergogna davanti a un pubblico piccolo o grande che sia. Dunque, la settimana scorsa, cazzeggiando su YouTube alla ricerca di un interprete di  Redemption song, una famosa canzone scritta da Bob Marley, conosciuta da tutti ma sconosciuta al sottoscritto, ne ho trovati diversi (lo stesso Bob Marley, Chris Cornell, José Neto, Jonny Cash & Joe Strummer, eccetera) e, fra questi, un gruppo dal nome Playing for Change. Ascoltare le voci e i suoni di quest’eterogeneo gruppo è stato come ricevere un pugno nello stomaco: tutti bravissimi anche se, come venni a sapere dopo, si tratta di gente che canta per strada e vive delle offerte in denaro dei passanti. L’assolo iniziale di una stranissima chitarra lo trovai davvero memorabile, e magnifici i vari solisti alternatisi nel canto.

Ok, prima di proseguire nella lettura del post, vi consiglio di ascoltare Redemption Song interpretata dai Playing for Change:

Questo il link:  https://www.youtube.com/watch?v=55s3T7VRQSc

Vi è piaciuta? Se sì, eccovi alcune informazioni riguardanti l’iniziativa che prende il nome, appunto, di Playing for Change – Music around the world.

Playing for Change è un gruppo musicale formato in gran parte da artisti di strada di varie etnie, nato come progetto multimediale per opera del produttore discografico statunitense e ingegnere del suono Mark Johnson e dell’italiano Enzo Buono. Con il nome Playing for Change Foundation (letteralmente: Suonare – ma anche recitare, agire – per un cambiamento) è stata creata una organizzazione non a scopo di lucro cui è demandato il compito di edificare scuole di musica destinate all’infanzia nei luoghi più disparati del mondo. Il progetto è orientato a sostenere in maniera particolare alcune realtà del terzo mondo.

Come vi ho detto, Playing for Change ha avuto inizio come progetto nel 2004: lo scopo dichiarato era quello «di ispirare e mettere in collegamento musicisti di varie estrazioni per portare un messaggio di pace nel mondo attraverso la musica». Per fare ciò i due fondatori si sono recati in diversi Paesi molto distanti l’uno dall’altro del globo terrestre, come Stati Uniti, Spagna, Sudafrica, India, Nepal, Medioriente, Irlanda (per l’Italia, a Livorno sono stati registrati interventi di Roberto Luti alla chitarra resofonica, Simone Luti al basso e a Pisa sono state effettuate incisioni di Stefano Tomaselli al sassofono).

Servendosi di un’apparecchiatura mobile professionale con funzioni di studio di registrazione, Mark Johnson  e Enzo Buono hanno registrato sul posto le performance di musicisti che eseguivano la medesima canzone, interpretata nel proprio personale stile e molto spesso con strumenti tipici delle varie culture.

Fra le guest star che hanno partecipato al progetto, figurano Stephen Marley, Keith Richards, Los Lobos, Bono, Manu Chao e tantissimi altri, molti sconosciuti e alcuni più noti, almeno a livello locale, come Char (Giappone), Ernest Ranglin (Jamaica), Imorly Richardson (Cuba), Baby Black Ndombe (Congo), Grandpa Elliott (Stati Uniti).

Il repertorio del gruppo è vasto e varia dalla musica blues, al soul, al pop, al classico rock and roll, con brani di autori affermati come Bob Dylan, Bob Marley, Ben E. King, Tracy Chapman.

Il loro successo maggiore è Stand by Me, lo standard del rock and roll di Ben E. King e del duo Jerry Leiber e Mike Stoller, già interpretato da vari artisti di fama mondiale. Il brano è stato il primo singolo del gruppo e ha preso le mosse da un artista di strada a Santa Monica (California), Roger Ridley (poi deceduto). Sulla base dell’interpretazione di questo artista, Mark Johnson e Enzo Buono hanno iniziato un viaggio attraverso il mondo registrando gli interventi e le esecuzioni di più e più artisti. Tutti i diversi contributi sono stati poi sottoposti a missaggio in una composizione unica. Il videoclip di Stand by Me ha avuto risonanza e popolarità come fenomeno di Internet sia attraverso il sito ufficiale del gruppo sia attraverso YouTube, dove ha registrato più di ottanta milioni di contatti.

Il link di Stand by me è: https://www.youtube.com/watch?v=Us-TVg40ExM

Altre interpretazioni del gruppo sono comprese in vari CD prodotti nel tempo e acquistabili in Rete nel sito istituzionale della Fondazione. Come ultima notizia, eccovi un elenco di brani tutti godibili e che potete trovare facilmente su YouTube cantati e suonati da Playing for a Change:

A Change Is Gonna Come
Better Man
Bring It On Home
Carnaval toda la vida

Ripple     <— link
Chanda Mama
Clandestino
Don’t Worry Be Happy
Get Up Stand Up
Guantanamera

Imagine   <—-  link
La Bamba
Lean On Me
Love Is All
Love Rescue Me
One Love
Sittin’ On The Dock Of The Bay
Talkin’ Bout A Revolution
War-No More Trouble

What a Wonderful World   <— link

Le canzoni in elenco sono state portate al successo mondiale da famosi solisti (come Imagine di John Lennon o What a Wonderful World di Louis Armstrong) ma altrettanto memorabili sono le interpretazioni che ne hanno dato i vari cantanti di strada appartenenti al gruppo Playing for Change e che le hanno riproposte in tutto il mondo nella loro versione. Ascoltare per credere…

Alla prossima.

Nicola

Crediti: le informazioni inserite nel post le ho ricavate da Wikipedia mentre i video si trovano su YouTube.