Archivio per settembre, 2016

Diciamoci la verità: quante volte, arrivati alle soglie dell’estate, abbiamo pensato: “Finalmente andrò in vacanza e potrò fare tutto quello che ho rimandato: 1) per mancanza di tempo dovuta ai troppi impegni di lavoro/scuola, 2) per stanchezza fisica e mentale, 3) per tutti gli altri mille piccoli ma tediosi impedimenti che non ci hanno permesso di realizzare ciò che la nostra geniale capoccia ha partorito durante il lungo periodo autunno/inverno?

Evito di menare il can per l’aia e scendo subito nel personale.

Ecco i buoni propositi che avevo fatto per l’estate appena terminata: “Leggere la pila di libri accumulati da tempo sulla scrivania; scrivere il romanzo che (di sicuro) mi porterà fama e ricchezza; disegnare (si fa per dire…) le strisce giornaliere di Betta e il suo bellissimo papà; curare il prato (cercando di non litigare con i sassi che compaiono misteriosamente durante l’inverno); pitturare la tettoia delle auto e la casetta degli attrezzi ammalorate dal maltempo e dall’irrigazione automatica dell’estate 2015; aiutare mia moglie nelle faccende domestiche; badare all’adorabile cane lasciatoci (molto carinamente) in custodia da mia figlia, super impegnata sul lavoro; etcetera etcetera… “

Uno potrebbe (giustamente) sostenere: “Visto che sei un pensionato, cosa ci vuole a realizzare quel modestissimo elenco che hai appena fatto? Basta che ti alzi alle otto del mattino e fai subito colazione; un’ora la dedichi alla lettura; un paio d’ore le usi per scrivere una ventina di pagine del tuo nuovo romanzo (ricordati che Simenon, il famoso autore del Commissario Maigret, buttava giù un libro di oltre 100 pagine ogni settimana e, in più, trovava il tempo da dedicare ogni giorno a una delle 10.000 donne che si è portato a letto nella sua vita); un’ora per curare il prato è più che sufficiente. Diciamo che, così facendo, la mattinata se n’è belle che andata. A questo punto ti siedi a tavola e mangi ciò che la tua cara moglie, con grande amore, ti ha preparato; dopo pranzo dormi un’oretta in poltrona (giusto per favorire la digestione); poi ti metti alla scrivania e disegni (?) tre o quattro strisce di Betta, cercando di essere il più possibile spiritoso. Mezz’ora per questa faccenda (artistica) penso possa bastare. Se guardi l’orologio vedrai che hai ancora quasi tutto il pomeriggio e la sera liberi per dare retta alla tua signora, per portare in giro il cane a fare i bisognini e per rilassarti in giardino.

Non mi dire che questo è un programma impossibile da rispettare!

Esatto. Non è (era) un programma molto impegnativo per un qualsiasi pensionato in buona salute e con parecchie velleità artistiche/pratiche per la testa. Purtroppo quest’estate mi sono scoperto più fancazzista del solito e – ahimè – non ho realizzato quasi nessuno di quei buoni propositi.

Vediamo perché.

Leggere, oddio, ho leggiucchiato, ma, a parte la trilogia di Kent Haruf, tutti gli altri libri che avevo acquistato o che mi erano stati regalati si sono rivelati vera e propria fuffa da cestinare.

Il più importante impegno (scrivere un nuovo romanzo) l’ho tolto subito dalla lista. Al momento di sedermi alla scrivania mi sono ricordato che avevo deciso, ormai da tempo, di abbandonare del tutto la scrittura. Saggia e doverosa decisione maturata in seguito alla convinzione di avere esaurito gli argomenti (vedi la terza voce nel menù sopra il titolo del blog) che avrebbero potuto destare qualche interesse in un pubblico diverso dai parenti e dai quattro amici che mi ritrovo. (Si prega di battere le mani per avere evitato in questo modo che venissero abbattuti almeno un paio d’alberi della foresta amazzonica!)

Di Betta e il suo bellissimo papà ho disegnato un certo numero (piccolo) di strisce che forse pubblicherò a puntate nel blog.

Betta4

Di curare il prato non ce n’è stato bisogno. I malefici sassi se ne sono stati buoni buoni nel sottosuolo e l’erba l’ha tagliata ogni settimana una ditta che possiede una falciatrice a motore i cui interventi noi li paghiamo profumatamente.

Mia moglie, un vero tesoro, non ha chiesto i miei servigi: evidentemente ha capito subito che quest’estate non ero in vena di darle retta.

Il cane? Beh, quello l’ho lasciato libero di concimare il prato a suo piacimento e poi era così impegnato a inseguire i gatti dei vicini e ad abbaiare a qualsiasi essere vivente in movimento attorno alla casa che, praticamente, non ha mai richiesto la mia attenzione.

Allora perché quest’estate sono stato così fancazzista?

Sarò sincero. Purtroppo avevo e ho alcuni problemi fisici da risolvere: perdere un po’ di peso e guarire da un doloroso problema alle mie estremità (spina calcaneare in entrambi i piedi). Con il prezioso aiuto della mia signora che ha scoperto una speciale dieta a zona, (tre normali pasti al giorno ben equilibrati fra proteine, carboidrati, grassi e vitamine e tre spuntini tra un pasto e l’altro) in quattro mesi ho perso, spero definitivamente, circa sei chili mangiando di tutto, cioè carne, pesce, verdura, frutta, dolci. Alla faccia dei vegani e dei vegetariani, veri e propri terroristi alimentari che si perdono tutto quanto c’è di sfizioso e salutare nell’infinita varietà di cibi che esistono al mondo!  Visti i buoni risultati, continuerò così anche durante l’inverno per arrivare al peso forma di 75 chilogrammi. Manca pochissimo a raggiungere quest’obbiettivo…

Ho cercato di curare il dolore ai piedi, seguendo le indicazioni mediche, con un ciclo di tre sedute di onde d’urto che, però, non hanno risolto il problema.  Dopo avere letto un articolo scientifico su Internet, ho proseguito con esercizi di fisioterapia specifici per le caviglie, camminando parecchio e andando in bicicletta regolarmente ogni giorno. Con questo daily training, oltre al ridurre il fastidio ai piedi, ho dato anche una valida mano alla dieta dimagrante. In agosto sono stato quattro giorni al mare, dove ho passeggiato sulla spiaggia facendo lambire le mie estremità dall’acqua fredda, e quattro giorni in montagna dove, con amici, mi sono lanciato in alcune gite, scegliendo camminamenti di notevole difficoltà sia in salita che in discesa. Risultato di questi due brevi intermezzi lontano dal mio buen ritiro di campagna: il dolore acuto ai piedi è molto diminuito. Persiste ancora una modesta dolenza che, mi auguro, scomparirà proseguendo gli esercizi ginnici anche in autunno e in inverno.

Alla luce di quanto vi ho appena rivelato, converrete con me che il mio fancazzismo estivo, in realtà, non è poi così criticabile, anzi, chi mi conosce arriva a definirlo laborioso, il che mi fa assomigliare al grande Murakami, il mio idolo letterario, il quale, come è noto, è diventato uno scrittore di libri memorabili sviluppando con encomiabile tenacia l’arte della corsa a piedi.

Chissà se anche lui aveva da combattere le spine calcaneari ai piedi…

Murakami, allenandosi per maratone classiche e non (leggete al riguardo il suo libretto “L’arte di correre”) è diventato un big della letteratura mondiale. Io, di sicuro, non lo raggiungerò su questo versante, ma spero, comunque, di farmi passare il mal di piedi!

Risultato immagine per murakami l'arte della corsa

Un cordiale saluto a tutti!

Nicola

 

E’ molto brutto quando si è costretti a parlare della morte. Ne convengo e forse non sarebbe nemmeno un argomento da trattare in un blog come il mio in cui la leggerezza e l’allegria sono di casa sempre e comunque.

Oggi, sconvolto e amareggiato da una notizia appena ricevuta, però, sento il bisogno di esternare il mio pensiero riguardo al comportamento di quella signora che ha il compito insindacabile di mettere la parola fine al nostro percorso terreno.

Tutti, prima o poi, dobbiamo morire: da qui non si scappa. E’ inutile che ce lo nascondiamo sperando – scaramanticamente – di lasciare questa terra il più tardi possibile. Superati i cent’anni, quell’odiata e odiosa signora si presenterà al nostro cospetto e ci darà il benservito. Lei farà giustamente il suo dovere istituzionale e tutti, parenti, amici e conoscenti, non avranno di che ridire o contestare. A quell’età abbiamo di sicuro superato il nostro limite, non serviamo più a nulla, anzi, siamo un peso per la società ed è corretto che ci togliamo di torno.

A volte, penso cioè a tutti coloro che, innocenti, muoiono per colpa di un terremoto o per lo scoppio di una bomba. In questi casi quella signora di cui stiamo parlando dovrebbe rifiutarsi d’intervenire, dovrebbe rivolgersi al suo Diretto Superiore e protestare vivacemente affinché Lui intervenga in tempo a curare i mal di pancia del sottosuolo che ha deciso, senza alcun preavviso, di assestarsi. Deve pretendere che Lui si dia carico di punire chi ha costruito case non sicure, e, soprattutto, si premuri di mettere un po’ di buon senso nelle teste degli odierni signori della guerra o dei terroristi che seminano morte e terrore sperando di trovare nel loro desiderato paradiso delle vergini ben disposte nei loro confronti…

Infine, la signora con la falce dovrebbe rifiutarsi d’intervenire quando un figlio o una figlia sono costretti ad andarsene prima dei loro genitori.

Questa è una delle morti più ingiuste che ci siano. E qui mi fermo, sottolineando, con grande tristezza, questo suo gravissimo errore che, per mille e una ragione, sembra impossibile da correggere. Ma, se lassù Qualcuno è in ascolto, sappia che è ancora in tempo per intervenire e salvare quelli che hanno tutti i diritti di vivere ancora la propria vita.

Resisti Stefania!

Nicola