Archivio per febbraio, 2017

Io e gli altri

Immagine tratta da Internet

Tempo fa, cazzeggiando su Internet, intercettai un articolo di una simpatica quanto intelligente webnauta (@celeste.s) in cui discettava su due sue opinioni trasformate poi in affermazioni assiomatiche:

1) In Rete tacere equivale a scomparire.

2) In Rete il silenzio è il lusso delle persone arrivate.

A mio parere, è verissimo l’assioma numero 1): infatti se non sei sempre presente in Rete tramite post giornalieri/settimanali sul tuo blog, se non indichi ogni giorno il tuo stato fisico e mentale su Facebook, se non scrivi a piè sospinto messaggini idioti/intelligenti su Twitter, nel giro di pochissimo tempo nessuno si ricorderà più di te. I tuoi followers se ne andranno per sempre e tu scomparirai dal mondo virtuale.

Sull’affermazione numero 2) concordo solo a metà. Io aggiungerei questa postilla: il silenzio è anche appannaggio di chi non ha più nulla da dire o raccontare.

Avere poco o niente da raccontare è proprio ciò che sta succedendo a me in queste fredde e piovose giornate di febbraio 2017…

Eppure in giro (sulla carta stampata e nel Web) ci sono persone che, pur non avendo nulla da dire/raccontare, …agiscono diversamente**:

Blocco dello scrittore

Qualcuno è interessato a conoscere perché, trovandomi in queste condizioni, ho deciso di abbandonare WordPress, la piattaforma su cui dal 2011 racconto il mio vissuto?

Il fatto è che si è esaurita del tutto la mia vena letteraria/ironica, quella vena che, tanti anni fa, mi aveva spinto a prendere in mano carta e penna pensando, scioccamente, che potessero interessare le mie esperienze di vita – sia reali sia virtuali – che, nel tempo, avevo trasferito in romanzi, in fumetti umoristici e in un blog sia su questa piattaforma sia su altri social.

Per un lungo periodo, in effetti, è stato così. Qualcuno (pochi o tanti non importa) apprezzava abbastanza ciò che mettevo sulla carta o pubblicavo sul Web e questo mi dava il morale (la spinta giusta) per continuare a produrre elaborati scritti o disegnati. Ultimamente, però, la situazione è cambiata, i miei post non hanno più il mordente di prima e, piano piano, ho perso gran parte dei miei lettori. Guardandomi in giro ho notato che, al pari di me, anche altri noti  blogger sono in difficoltà di ascolto. Lo stesso dicasi per moltissimi scrittori (sia quelli pubblicati da prestigiose case editrici sia quelli che si pubblicano da sé). I loro libri, sfornati al ritmo di uno all’anno, rimangono tristemente invenduti sugli scaffali delle librerie territoriali o virtuali.

Le ragioni di un simile andamento negativo sono mille.

La più importante di queste è la disastrosa situazione economica di questi anni che, di certo, non ha aiutato e non aiuta la fantasia a volare alta. Un’altra ragione è che si pubblicano troppi libri, quasi tutti scadenti. Infine, pur supponendo che esistano testi di valore, a leggerli sono comunque in pochissimi.

Dunque, perché scervellarsi e insistere a pubblicare/postare se i lettori latitano?

Anche la stampa generalista/politica sta messa male. Vi sembra intelligente continuare a mantenere in vita dei quotidiani che vendono solo dieci copie, accumulando di giorno in giorno perdite milionarie?

L’aria che tira invita a piantarla lì, e così, per evitare il rischio di insistere ad annoiare, a partire da oggi, chiudo bottega, regalando questo mio spazio virtuale a chi ha idee ed esperienze nuove da mettere in campo con passione e maestria.

La mia non breve stagione di scrittore/blogger – dunque – termina con quest’articolo.

Lascio, però, in Rete, a disposizione di tutti, i miei 230 lunghi post, 86 video-reportage su YouTube, 3 romanzi, 1 libro di racconti, 2 libri a fumetti.

Colgo anche l’occasione per comunicarvi, con 5 giorni di anticipo, l’assai probabile piazzamento di un mio libro come finalino di coda del concorso letterario su Kobo di cui vi ho parlato ampiamente (con scarsissima audience) qualche settimana fa. Ormai è chiaro che il romanzo Io e Agata non vincerà, ma, fortunatamente non arriverà proprio ultimo, grazie alla buona volontà di otto o nove amici reali e di tre o quattro blogger, amici virtuali, che l’hanno votato lasciando due righe di commento, regalandomi così un piccolo e insperato ritorno di visibilità. Sicuramente sarei arrivato tra i primi se quasi tutti i miei 530 followers non fossero stati in altre ben più importanti faccende affaccendati. Visto che non è andata come speravo, faccio buon viso a cattiva sorte e, serenamente, mi accontento di ciò che ho ricevuto.

Per terminare in bellezza quindici anni da scrittore non professionista e sei anni di permanenza su WordPress, vi presento due aforismi che si legano alla perfezione con il mio attuale umore. Il primo è del Signor Giacomo, mio alter ego:

“La vanità è quel treno fantasma che ti fa credere di essere arrivato quando, in realtà, non sei mai partito.”

Il secondo aforisma* appartiene all’immortale Oscar Wilde:

“L’unico fascino del passato è che è passato”.

E io aggiungo, “sul fascino del futuro chi può pronunciarsi?”.

Anche al Signor Giacomo, in questo momento, le cose vanno abbastanza storte…

FioriDiPlastica

Buona vita a tutti e un grazie di cuore a chi, in questi anni, mi ha donato un po’ del proprio tempo!

Nicola Losito

* Citazione tratta da un articolo di Paolo Conti su Io Donna (supplemento del Corriere della Sera) del 4 febbraio 2017.

** Il fumetto a colori è di G. B. Trudeau, edito in Italia dalla rivista mensile Linus.

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Siracusa 3 giugno 2016, venerdì.

Il programma odierno prevede una gita a Catania, visita della città, pranzo da una sorella di Teresa, una veloce puntata nei dintorni per ammirare la Riviera dei Ciclopi con i suoi scenografici isolotti. Per realizzare il tutto, visto che c’è da coprire solo una distanza di una settantina di chilometri, ce la prendiamo comoda. La giornata è splendida. Ci accompagnerà un sole caldo ma per nulla fastidioso.

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Catania e l’Etna

Verso le dieci del mattino siamo a Catania, parcheggiamo (a fatica) l’auto in vicinanza della Piazza Stesicoro e cominciamo l’esplorazione della città:

Piazza_Stesicoro_di_Catania

Piazza Stesicoro

Il primo impatto è magnifico. La piazza Stesicoro mostra da una parte il monumento a Vincenzo Bellini e dall’altra la Chiesa di San Biagio, le rovine dell’Anfiteatro Romano e, a sinistra nella foto, l’imponente settecentesco Palazzo Tezzano.

Sizilien

Palazzo Tezzano

L’edificio è di forma quadrangolare con cortile interno che la costruzione contorna formando una "U" con l’interruzione a nord. Vi si accede dalla piazza Stesicoro attraverso un ampio portone, posto al centro del prospetto principale. Il tetto è impreziosito da un balcone monumentale sopra al quale torreggia un orologio. Il prospetto è simmetrico ed è diviso nel senso dell’altezza da false colonne in pietra chiara che, contrastando con il tono grigio basalto dell’intonacatura, creano una suddivisione in cinque unità architettoniche per lato. In passato questo palazzo ha ospitato l’Ospedale San Marco, il Tribunale di Catania e altri uffici pubblici, mentre attualmente è sede dell’Archivio Ceramografico dell’Università degli Studi  e ospita la Scuola Media "L. Capuana".

L’anfiteatro Romano che si vede in piazza Stesicoro è un piccolo frammento di quello più grande situato tra piazza S. Francesco, via Vittorio Emanuele, via Timeo e via Teatro greco. Il suo aspetto attuale risale al II secolo ed è stato portato alla luce a partire dalla fine del XIX secolo:

Catania - Teatro Romano

Anfiteatro Romano

Lasciata piazza Stesicoro ci avviamo verso il centro storico di Catania. Durante il tragitto lungo la panoramica e trafficatissima Via Etnea:

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Via Etnea

incontriamo la Basilica della Collegiata:

Catania - basilica della Colleggiata

Basilica della Collegiata

La facciata campanile (tipica della tradizione siciliana) è su due ordini. Nel primo ci sono sei colonne in pietra, sormontate da una balaustra. Nel secondo ordine c’è un finestrone centrale e, ai lati, quattro grandi statue di San Pietro, San Paolo, Sant’Agata e Santa Apollonia. Sul secondo ordine un elemento centrale ospita le campane. Si accede alla chiesa mediante una grande scalinata, sulla quale, a delimitare il sagrato, è posta una cancellata in ferro battuto. Al suo interno i bellissimi affreschi di Giuseppe Sciuti:

Camminando sempre sulla Via Etnea raggiungiamo il famoso centro storico di Catania, riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’Unesco per la magnificenza delle due grandi piazze che si susseguono una all’altra, lasciando senza fiato i turisti. C’è una nota canzone siciliana il cui ritornello dice, tra l’altro: Lassa tutte cose e veni ‘cca… (la potete  ascoltare nel filmato) per esaltare le bellezze della Sicilia e che ben si addice alle due piazze che stiamo per vedere.

La prima che s’incontra è Piazza dell’Università. Da un lato si ha questa vista:

Università degli Studi a sinistra nella foto

Dall’altro, invece:

Palazzo dell’Università (Rettorato) a sinistra nella foto

Ma non sono solo le facciate di questi due importanti palazzi che rendono magnifica la piazza. Potete ammirare anche i loro bellissimi interni visionando il mio filmato. Proseguendo il cammino si arriva in Piazza del Duomo:

Piazza del Duomo

In questa vista dall’alto si nota l’ampiezza della piazza con la centrale Fontana dell’Elefante. Andando nel particolare, a colpire la vista è il Duomo (Cattedrale di Sant’Agata): 

e il Palazzo dei Chierici:

Catania_-_Palazzo_del_Seminario_dei_Chierici

la Fontana dell’Amenano:

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il Mercato del pesce:

Catania_-_La_pescheria_-_Foto_di_Giovanni_Dall'Orto

e, infine, la Porta Uzeda:

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Lasciato il centro storico, raggiungiamo Piazza Vincenzo Bellini con l’imponente Teatro Massimo:

Teatro Massimo Vincenzo Bellini

e con il Palazzo delle Finanze:

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Arriva così l’ora di pranzo. In tutta fretta torniamo sui nostri passi per recarci da Mirella, una delle sorelle di Teresa, che ci ha preparato una tavola imbandita di specialità catanesi nel suo appartamento all’ultimo piano di un prestigioso palazzo da cui si gode un panorama grandioso della città e, in lontananza, dell’Etna. (Vedi filmato)

Dopo il sontuoso pranzo e un riposino di un’oretta, Mirella ci porta, percorrendo alcuni chilometri nei dintorni della città, sulla Riviera dei Ciclopi. Qui ci attendono un mare azzurro spettacolare, la vista degli isolotti del Ciclope e dei bagnanti in acqua anche se siamo appena all’inizio di giugno…

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In questa deliziosa località di mare finisce la nostra gita a Catania e dintorni. Riprendiamo l’auto e torniamo a Siracusa. L’indomani è il giorno della partenza per Milano.

Chi desidera visionare su YouTube il filmato della giornata, basta che clicchi sull’immagine sottostante:

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°°°

Siracusa 4 giugno 2016, sabato.

Oggi è il giorno della partenza per Milano. Si torna a casa.

La nostra prima vacanza in Sicilia è giunta al termine. Non ci resta che ringraziare caldamente Teresa e Peppino, i nostri deliziosi anfitrioni, e iniziare a preparare le valige. Finita questa incombenza, abbiamo ancora un paio d’ore a nostra disposizione. Come sfruttarle al meglio? Chicca ha un’idea: fare un giro nel famoso Mercato di Ortigia. Ottima idea! Sicuramente lì potremo acquistare delle specialità locali da portare a Milano.

Detto e fatto.

Il mercato è uno spettacolo che meritava di essere visto: volete sincerarvene con i vostri occhi? Cliccate sull’immagine qui sotto:

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Fine

Crediti: alcune immagini aeree di Catania le ho trovate su Internet e da Wikipedia ho estratto le informazioni sui palazzi storici della città. Tutte le altre foto sono originali e sono state scattate da mia moglie Chicca. I filmati sono miei.

Nicola

 

Siracusa, 2 giugno 2016, giovedì

Sveglia antelucana, perché ci sono tre tappe in programma: la prima è al Cimitero Monumentale di Modica, la seconda a Ragusa Ibla e la terza a Modica. Alle 8 siamo già in viaggio con Chicca, Teresa e Peppino pronti ad affrontare una nuova giornata in una Sicilia che oggi ci sta mostrando il suo lato migliore, regalandoci un sole splendido e una temperatura perfetta per viaggiare.

Verso le 9.30 entriamo nel cimitero di Ragusa. Qui ci fermiamo giusto il tempo di portare un mazzo di fiori nella tomba di famiglia dei genitori di Peppino, per dire una preghiera e dare un attento sguardo alle monumentali tombe che impreziosiscono il viale principale del camposanto. Risaliti in auto, in brevissimo tempo raggiungiamo Ragusa Inferiore (Ibla), la parte antica e storica della città. Qui ci fermeremo per una visita approfondita, mentre lasceremo perdere Ragusa Superiore, la parte moderna della città. Per vostra conoscenza, sappiate che, tempo fa, queste due entità erano persino due comuni distinti.

 
Parcheggiata con una certa difficoltà la macchina all’ingresso di Ragusa Ibla, ci siamo diretti a piedi verso il suo centro storico, osservando i vari dislivelli, gli intricati vicoli, le grigie case di pietra e i tanti palazzi barocchi che, tutti insieme, rendono questa cittadina decisamente interessante da visitare. Arrivati in piazza San Giovanni, un piccolo slargo che permette di buttare con comodità l’occhio sulla splendida Chiesa di San Giorgio, troneggiante sullo sfondo, vediamo un simpatico trenino su ruote che promette una visita accurata della città, passando tra gli stretti vicoli che la caratterizzano. Accettiamo l’invito a salire su quel mezzo, convinti che avremmo potuto fotografare e filmare comodamente case di pregio e il paesaggio circostante. In realtà, le continue curve, i vari saliscendi e gli scatti del trenino ci hanno impedito quasi del tutto di usare sia la macchina fotografica sia la videocamera.
Dunque la bellezza di Ragusa Ibla è rimasta unicamente nella nostra memoria visiva e per documentarvela mi devo, in parte, affidare a una ricerca di foto su Internet.

Ragusa8   Chiesa di San Giorgio

  La cattedrale, progettata da Rosario Gagliardi, simbolo della ricostruzione dell’antica Ibla, è preceduta da un’imponente cancellata in ferro battuto e presenta una facciata in tre ordini di gruppi di colonne con la parte centrale convessa. Molto bella anche la sua grande cupola neoclassica risalente al 1820. In piazza, oggi, stanno allestendo spettacolari luminarie per una prossima festività e, oltretutto, è piena di turisti con macchine fotografiche in azione.

Camminando raggiungiamo il Giardino Ibleo realizzato al limite orientale della città vecchia in una zona occupata da alcune chiese di notevole interesse.

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All’ingresso ci sono i resti della Chiesa di San Giorgio Vecchio di cui rimane solo il portale gotico-catalano:

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All’interno del giardino Ibleo ci sono la trecentesca Chiesa di San Giacomo e la Chiesa dei Cappuccini Vecchi dove è custodito il noto trittico del pittore Pietro Novelli:

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Una curiosità: a Ragusa ci sono diverse location utilizzate più volte nelle inchieste televisive del Commissario Montalbano. Finita la visita della città, risaliamo in macchina diretti a Modica, il paese natale dell’amico Peppino che insieme a sua moglie Teresa ci hanno accompagnato nella nostra scoperta di una parte importante della Sicilia.  Chiacchierando con loro, vengo a sapere che a 15 chilometri da Ragusa c’è anche il Castello di Donnafugata:

Castello di Donnafugata1

Da Wikipedia leggo: “Ci sono varie ipotesi sull’origine del nome Donnafugata. Usualmente viene ricondotto a un episodio leggendario, quale la fuga della regina Bianca di Navarra, vedova del re Martino I d’Aragona e reggente del regno di Sicilia che venne imprigionata nel castello dal conte Bernardo Cabrera, che aspirava alla sua mano e, soprattutto al titolo di re. In realtà la costruzione del castello è successiva alla leggenda. Secondo altri, il nome è la libera interpretazione e trascrizione del termine arabo Ayn al-Ṣiḥḥat (Fonte della Salute) che in siciliano diviene Ronnafuata, da cui la denominazione attuale”. Sarebbe stato interessante andare a visitarlo perché, a detta di molti, è decisamente bello e ben tenuto e, tra l’altro mi sarebbe piaciuto entrare nel misterioso labirinto di pietra:

Donnafugata-parco-labirinto

Labirinto del Castello di Donnafugata

La nostra attuale meta, invece, è Modica, la città delle 100 Chiese, dove Peppino desidera farci conoscere la casa dove è nato e dove ha passato diversi anni della sua vita.

Modica

Modica

Grazie al suo centro medioevale arroccato sul fianco di una collina e alle sue spettacolari chiese barocche, Modica è una delle più affascinanti cittadine della Sicilia meridionale. La particolarità che la distingue da tutte le altre città siciliane è che i suoi tesori non sono concentrati in una sola area centrale (una piazza o una strada) ma sono distribuiti in diversi punti dell’agglomerato urbano ed è un piacere andare a scoprirli girovagando per le sue affollate vie e le sue ripide scalinate. Capisco che Peppino sia pieno di nostalgia per il paese dove è nato: qui ciò che si legge nelle locandine pubblicitarie: “Città autentica, ricca di calore, dall’atmosfera accogliente e con una spiccata fierezza” corrisponde al vero.

La casa natale di Peppino non è facile da trovare in quegli intricati vicoli e scalinate, ma lui ci guida con sicurezza fino a destinazione. Purtroppo ora il portone è chiuso e dobbiamo accontentarci di guardarla dall’esterno, ma ugualmente riusciamo a capire l’imponenza di quella costruzione con le fondamenta sulla roccia collinare. Scopriamo alfine che in quello che era un preesistente garage della casa è stata scoperta l’antica chiesetta bizantina del 1200 dedicata a San Nicolò che è visitabile pagando un modesto biglietto.

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Chiesa Bizantina S. Nicolò Inferiore

Come sempre, descrivere a parole le bellezze della città è difficile, occorre lasciare spazio alle immagini che ho inserito nel filmato allegato al post. Posso solo dire che, soprattutto, sono a rimasto affascinato dalla maestosità della Chiesa di San Giorgio situata nella parte alta di Modica. L’edificio, capolavoro di Rosario Gagliardi, si erge in tutto il suo splendore in cima a una maestosa scalinata di 250 scalini e vanta una suntuosa facciata a tre ordini che spicca sui vicoli medioevali del centro storico.

Modica-Cattedrale di SGiorgio

Chiesa di San Giorgio

Arrivata (anzi superata, come al solito) l’ora di pranzo siamo andati in un ristorante non lontano dalla casa natale di Peppino dove la proprietaria ha riconosciuto e salutato caldamente il nostro amico e anfitrione. Naturalmente abbiamo mangiato alla grande e poi ci siamo intrattenuti in cordiale colloquio con altri avventori del locale, durante e dopo il pranzo. Usciti dal ristorante abbiamo fatto a piedi un tour per le vie della città dove abbiamo potuto scattare una quantità incredibile di foto e io ho potuto sbizzarrirmi girando un filmato con la mia amata videocamera.

Prima di riprendere l’auto per fare ritorno a Siracusa, non poteva mancare una sosta alla cioccolateria più famosa della Sicilia: l’Antica Dolceria Bonajuto, dove ci siamo messi in coda per acquistare tonnellate di cioccolato nelle sue infinite varianti inventate dal proprietario e dai suoi aiutanti.

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A questo punto c’è la solita raccomandazione per chi volesse guardare con i propri occhi il tour della giornata con foto e filmati originali, accompagnati da musichette scelte con cura nel colorito repertorio siciliano: basta cliccare sull’immagine sottostante:

Trinacria

Filmato Ragusa e Modica

Arrivederci alla prossima puntata!
Nicola

Crediti: Alcune immagini le ho scaricate da Internet, la maggioranza sono originali di mia moglie Chicca; il filmato è stato girato ed elaborato da me. Le informazioni turistiche le ho ricavate da Wikipedia, da Lonely Planet e da Itinerari Italiani del Corriere della Sera. A loro va il mio più sentito grazie.