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Comunicazione di servizio

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Finalmente è uscito su Amazon Io e Agata, il libro di cui vi ho parlato tante volte e di cui ho già pubblicato sul blog un certo numero di capitoli di assaggio: Francesco mio, I cinque cani e la seduta psicanalitica e Affinità Elettive. Per il momento si tratta solo della versione E-book, ma presto sarà disponibile anche quella cartacea. Sto solo aspettando la bozza di prova da parte di CreateSpace e poi darò l’ok alla possibilità di prenotare il libro stampato e rilegato.

Comincio a dirlo oggi, ma lo ripeterò infinite volte in futuro, tutti i libri che ho scritto fino a questo momento, pur essendo già disponibili a pagamento su Amazon a questo indirizzo, potete averli gratis direttamente da me. Perché li regalo? Semplice. Il mio scopo non è guadagnare royalties vendendo libri, bensì ottenere gratificazione/ amarezza sapendo che i prodotti della mia fantasia sono apprezzati/ stroncati. Le versioni GRATUITE sono COMPLETE al pari di quelle a pagamento e sono disponibili nei formati più comuni per pc, e cioè come .pdf (leggibile con Adobe Reader), come .epub (leggibile con Adobe Digital Editions), come .mobi (leggibile con Kindle Previewer). I programmi di lettura citati sono scaricabili anch’essi gratuitamente da Internet.

Basta che mi scriviate una mail all’indirizzo n.losito@alice.it e, a stretto giro di posta, riceverete i libri nel formato che preferite.

Inoltre, presto, farò una promozione per scaricare gratis da Amazon la versione adatta ai lettori elettronici in commercio: naturalmente, quando sarà il momento, vi avviserò.

Finita la comunicazione di servizio, adesso vorrei parlarvi di come, quando e perché è nata l’idea di Io e Agata e delle grandi difficoltà che ho incontrato nel portare a termine quest’opera che – di sicuro – è e sarà il mio canto del cigno.  La ragione, toccandomi le parti basse, non dipende dal fatto che è arrivata la fine della mia corsa terrena, ma dalla constatazione che, alla mia età, non ho più l’energia mentale e fisica per scrivere un nuovo romanzo. Questo libro mi ha succhiato via ogni mia residua capacità letteraria (se mai ne ho avuta una) e anche tutta la fantasia che possedevo. Credetemi, esco completamente svuotato da quattro lunghi anni di scrittura spesi sempre sullo stesso soggetto, e con sul groppone un numero esagerato di revisioni, proprio per tentare di offrire a un eventuale lettore un prodotto letterario il più accurato possibile. In questi quattro anni molti amici mi hanno aiutato, soprattutto la cara Sissa che, al pari di me, ha letto e rivisto praticamente tutte le versioni che si sono succedute nel tempo. Lei ha vissuto le mie stesse esaltazioni e le mie stesse delusioni quando, finito l’editing della versione corrente e riprendendo in mano una pagina a caso, ci si accorgeva di qualche errore (nascosto o non visto) o di qualche svista sia grammaticale sia logica sia temporale della trama. E allora, via, pronti a ricominciare daccapo per sistemare l’inghippo. Come diceva un grande scrittore, a volere essere pignoli, un libro non è mai finito, e ci sarà sempre qualche bug, qualche errore di battitura di cui, anche dopo n riletture, nessuno si è accorto.  La colpa, il più delle volte, è da addebitare alla nostra mente di lettori veloci.

Mi spiego.

Quando leggiamo mentalmente, in realtà non leggiamo, parola per parola, il testo che abbiamo sotto gli occhi, ma compiamo una sintesi per cui, a volte, non ci accorgiamo di quei piccoli errori che si fanno mentre si scrive velocemente al computer.

Un esempio di bug difficile da scovare?  “L’uomo prese discutere della faccenda”. Scoprire che manca la congiunzione “a” tra “prese” e “discutere” non è facile se si legge velocemente.  La nostra mente sa che la congiunzione tra quei due verbi ci deve essere e non si accorge che, in realtà essa manca. Nel mio libro, un tomo di circa 400 pagine, errori di questo genere ne abbiamo trovati parecchi… e chissà quanti altri ce ne sono!

Io e Agata nasce da un mio racconto umoristico, pubblicato qualche anno fa su un sito web di scrittura amatoriale, che parlava di viaggi nella campagna pavese compiuti in macchina insieme a mia moglie, per andare a trovare una vecchia zia che viveva in uno sperduto paesino situato in cima a una collina. Oltre alla difficoltà di trovare quelle quattro case in croce, c’era da considerare il gran numero di strade che collegano Milano a Pavia: mia moglie, annoiata dalla poca bellezza della campagna pavese, mi faceva cambiare strada ogni volta che andavamo o tornavamo da quelle visite periodiche e, spesso, sbagliavamo strada all’andata o al ritorno, complici la fitta nebbia che d’inverno copre quella zona e la scomparsa, nelle tante rotonde che nascono ovunque come funghi da un giorno all’altro, dei cartelli indicanti la direzione da e verso Pavia oppure da e verso Milano.

Sbagliare strada e litigare con mia moglie – in realtà bravissima navigatrice al pari di un piccione viaggiatore –  era diventato il leit motif  dei nostri viaggi in auto quando si andava a far visita a quella vecchia, simpatica, intrigante, originalissima zia che, appunto, si chiamava Agata. Il racconto ebbe un notevole successo e così mi venne l’idea di creare attorno a quel personaggio un vero e proprio romanzo.

Appena completato il libro, (un testo di un centinaio di pagine) lo pubblicai a puntate su quel sito web amatoriale, chiedendo, al contempo, consigli per migliorarlo. Ricevetti buone accoglienze ma zero dritte e fu letto, non mi vergogno a dirlo, da un numero modestissimo di persone. Capii, proprio allora, che pubblicare in rete un romanzo a puntate è una scommessa persa in partenza. Anche se si tratta di un capolavoro, sono ben pochi i webnauti che hanno la pazienza di seguirlo fino alla fine. Già è faticoso leggere una mezza paginetta al computer, (Twitter insegna) ovvio che tenere sveglia l’attenzione di un lettore davanti allo schermo, per leggere tre o quattro videate per volta è praticamente impossibile.

Dopo questa quasi-fallimentare esperienza, revisionai più volte Io e Agata, ne stampai tre copie e le diedi da leggere a tre mie amiche. Non mi dilungo perché su questa faccenda ho già scritto un post nel giugno del 2011 e, se ne avete voglia, potete andarvelo a leggere. Se non ricordo male ero all’ottava revisione e la storia – a mio parere – cominciava a funzionare. Avevo persino introdotto un prologo per spiegare quali erano i miei intendimenti.  Naturalmente quel prologo si è poi disperso in vari rivoli…

Il risultato, per chi ha letto i miei precedenti post, è noto. Lo ripeto brevemente per i nuovi lettori.

Ebbi tre pareri diversi. Uno di questi fu – papale, papale –  di gettare il libro in pattumiera. Immaginatevi la mia delusione! Ovviamente non lo buttai. Chiusi il romanzo in un cassetto e passai a fare altre cose.

Superata, dopo diversi mesi, la grande crisi psicologica provocata da quei tre giudizi così discordanti, feci tesoro delle critiche costruttive di tutte e tre le amiche e mi misi a riscrivere daccapo il libro.  A questo punto lasciai in animazione sospesa le due signore che mi avevano scritto critiche parzialmente positive e instaurai con la terza, quella più esigente, un rapporto diretto di consegna manoscritto, lettura, critica, riscrittura, consegna manoscritto, lettura, critica, riscrittura… eccetera: rapporto che è durato circa due anni, fino ad arrivare all’odierna versione (la sedicesima) da lei accettata ancora con qualche piccola riserva, ma accompagnata da un giudizio – finalmente – positivo. Sissa e io – in tutta evidenza – siamo due perfezionisti, ma lei è sempre un chilometro avanti a me su cosa si debba intendere per perfezione. A bocca aperta

Oggi termino qui: mi sono dilungato fin troppo. Nel prossimo post entrerò nello specifico della trama di Io e Agata.

Anche il Signor Giacomo ha avuto dei problemi con la sua produzione letteraria:

Cattiveria

Un caro saluto a tutti.

Nicola

P.S. Le scritte in rosso sono dei link (collegamenti) dove potete trovare i libri, i racconti, i software indicati.