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Diciamoci la verità: quante volte, arrivati alle soglie dell’estate, abbiamo pensato: “Finalmente andrò in vacanza e potrò fare tutto quello che ho rimandato: 1) per mancanza di tempo dovuta ai troppi impegni di lavoro/scuola, 2) per stanchezza fisica e mentale, 3) per tutti gli altri mille piccoli ma tediosi impedimenti che non ci hanno permesso di realizzare ciò che la nostra geniale capoccia ha partorito durante il lungo periodo autunno/inverno?

Evito di menare il can per l’aia e scendo subito nel personale.

Ecco i buoni propositi che avevo fatto per l’estate appena terminata: “Leggere la pila di libri accumulati da tempo sulla scrivania; scrivere il romanzo che (di sicuro) mi porterà fama e ricchezza; disegnare (si fa per dire…) le strisce giornaliere di Betta e il suo bellissimo papà; curare il prato (cercando di non litigare con i sassi che compaiono misteriosamente durante l’inverno); pitturare la tettoia delle auto e la casetta degli attrezzi ammalorate dal maltempo e dall’irrigazione automatica dell’estate 2015; aiutare mia moglie nelle faccende domestiche; badare all’adorabile cane lasciatoci (molto carinamente) in custodia da mia figlia, super impegnata sul lavoro; etcetera etcetera… “

Uno potrebbe (giustamente) sostenere: “Visto che sei un pensionato, cosa ci vuole a realizzare quel modestissimo elenco che hai appena fatto? Basta che ti alzi alle otto del mattino e fai subito colazione; un’ora la dedichi alla lettura; un paio d’ore le usi per scrivere una ventina di pagine del tuo nuovo romanzo (ricordati che Simenon, il famoso autore del Commissario Maigret, buttava giù un libro di oltre 100 pagine ogni settimana e, in più, trovava il tempo da dedicare ogni giorno a una delle 10.000 donne che si è portato a letto nella sua vita); un’ora per curare il prato è più che sufficiente. Diciamo che, così facendo, la mattinata se n’è belle che andata. A questo punto ti siedi a tavola e mangi ciò che la tua cara moglie, con grande amore, ti ha preparato; dopo pranzo dormi un’oretta in poltrona (giusto per favorire la digestione); poi ti metti alla scrivania e disegni (?) tre o quattro strisce di Betta, cercando di essere il più possibile spiritoso. Mezz’ora per questa faccenda (artistica) penso possa bastare. Se guardi l’orologio vedrai che hai ancora quasi tutto il pomeriggio e la sera liberi per dare retta alla tua signora, per portare in giro il cane a fare i bisognini e per rilassarti in giardino.

Non mi dire che questo è un programma impossibile da rispettare!

Esatto. Non è (era) un programma molto impegnativo per un qualsiasi pensionato in buona salute e con parecchie velleità artistiche/pratiche per la testa. Purtroppo quest’estate mi sono scoperto più fancazzista del solito e – ahimè – non ho realizzato quasi nessuno di quei buoni propositi.

Vediamo perché.

Leggere, oddio, ho leggiucchiato, ma, a parte la trilogia di Kent Haruf, tutti gli altri libri che avevo acquistato o che mi erano stati regalati si sono rivelati vera e propria fuffa da cestinare.

Il più importante impegno (scrivere un nuovo romanzo) l’ho tolto subito dalla lista. Al momento di sedermi alla scrivania mi sono ricordato che avevo deciso, ormai da tempo, di abbandonare del tutto la scrittura. Saggia e doverosa decisione maturata in seguito alla convinzione di avere esaurito gli argomenti (vedi la terza voce nel menù sopra il titolo del blog) che avrebbero potuto destare qualche interesse in un pubblico diverso dai parenti e dai quattro amici che mi ritrovo. (Si prega di battere le mani per avere evitato in questo modo che venissero abbattuti almeno un paio d’alberi della foresta amazzonica!)

Di Betta e il suo bellissimo papà ho disegnato un certo numero (piccolo) di strisce che forse pubblicherò a puntate nel blog.

Betta4

Di curare il prato non ce n’è stato bisogno. I malefici sassi se ne sono stati buoni buoni nel sottosuolo e l’erba l’ha tagliata ogni settimana una ditta che possiede una falciatrice a motore i cui interventi noi li paghiamo profumatamente.

Mia moglie, un vero tesoro, non ha chiesto i miei servigi: evidentemente ha capito subito che quest’estate non ero in vena di darle retta.

Il cane? Beh, quello l’ho lasciato libero di concimare il prato a suo piacimento e poi era così impegnato a inseguire i gatti dei vicini e ad abbaiare a qualsiasi essere vivente in movimento attorno alla casa che, praticamente, non ha mai richiesto la mia attenzione.

Allora perché quest’estate sono stato così fancazzista?

Sarò sincero. Purtroppo avevo e ho alcuni problemi fisici da risolvere: perdere un po’ di peso e guarire da un doloroso problema alle mie estremità (spina calcaneare in entrambi i piedi). Con il prezioso aiuto della mia signora che ha scoperto una speciale dieta a zona, (tre normali pasti al giorno ben equilibrati fra proteine, carboidrati, grassi e vitamine e tre spuntini tra un pasto e l’altro) in quattro mesi ho perso, spero definitivamente, circa sei chili mangiando di tutto, cioè carne, pesce, verdura, frutta, dolci. Alla faccia dei vegani e dei vegetariani, veri e propri terroristi alimentari che si perdono tutto quanto c’è di sfizioso e salutare nell’infinita varietà di cibi che esistono al mondo!  Visti i buoni risultati, continuerò così anche durante l’inverno per arrivare al peso forma di 75 chilogrammi. Manca pochissimo a raggiungere quest’obbiettivo…

Ho cercato di curare il dolore ai piedi, seguendo le indicazioni mediche, con un ciclo di tre sedute di onde d’urto che, però, non hanno risolto il problema.  Dopo avere letto un articolo scientifico su Internet, ho proseguito con esercizi di fisioterapia specifici per le caviglie, camminando parecchio e andando in bicicletta regolarmente ogni giorno. Con questo daily training, oltre al ridurre il fastidio ai piedi, ho dato anche una valida mano alla dieta dimagrante. In agosto sono stato quattro giorni al mare, dove ho passeggiato sulla spiaggia facendo lambire le mie estremità dall’acqua fredda, e quattro giorni in montagna dove, con amici, mi sono lanciato in alcune gite, scegliendo camminamenti di notevole difficoltà sia in salita che in discesa. Risultato di questi due brevi intermezzi lontano dal mio buen ritiro di campagna: il dolore acuto ai piedi è molto diminuito. Persiste ancora una modesta dolenza che, mi auguro, scomparirà proseguendo gli esercizi ginnici anche in autunno e in inverno.

Alla luce di quanto vi ho appena rivelato, converrete con me che il mio fancazzismo estivo, in realtà, non è poi così criticabile, anzi, chi mi conosce arriva a definirlo laborioso, il che mi fa assomigliare al grande Murakami, il mio idolo letterario, il quale, come è noto, è diventato uno scrittore di libri memorabili sviluppando con encomiabile tenacia l’arte della corsa a piedi.

Chissà se anche lui aveva da combattere le spine calcaneari ai piedi…

Murakami, allenandosi per maratone classiche e non (leggete al riguardo il suo libretto “L’arte di correre”) è diventato un big della letteratura mondiale. Io, di sicuro, non lo raggiungerò su questo versante, ma spero, comunque, di farmi passare il mal di piedi!

Risultato immagine per murakami l'arte della corsa

Un cordiale saluto a tutti!

Nicola