Posts contrassegnato dai tag ‘Lettura’

Io e Agata 3D

Io e Agata 3D back

Quella che vedete sarà la copertina della versione cartacea di Io e Agata realizzata per CreateSpace. Coloro che hanno letto il post della settimana scorsa avranno notato che è parzialmente diversa da quella della versione e-book. Ho dovuto modificarla per necessità. Lo sfondo marmorizzato che contraddistingue l’e-book non permetteva una facile lettura del testo nella quarta di copertina e per questo, ho dovuto cambiarlo. Dopo questa (inutile) notizia entriamo nello specifico del romanzo.

I personaggi principali sono tre: Agata, Fabio, Marta.

Marta è la moglie di Fabio. Di lei non ho potuto fornire ulteriori notizie. Mi è stato tassativamente proibito di descriverne l’aspetto fisico e i suoi intimi pensieri. Posso solo aggiungere che Marta è una donna di carattere, col cuore grande come una casa, ed è la nipote preferita di Agata. Il romanzo, sia chiaro, è di fantasia, ma alcuni personaggi, tra cui Marta, assomigliano molto a personaggi reali. Nel testo, comunque, disobbedendo un pochino all’impegno preso, la personalità di Marta emerge  chiara ed evidente.

Fabio, l’Io del titolo NON sono io, cioè l’autore del libro, ma è un simpatico signore laureato in lettere antiche che ha insegnato in un liceo di Milano. E’ doveroso sottolinearlo: io (scritto in minuscolo), infatti, sono un ingegnere elettronico a riposo e ho caratteristiche e aspirazioni del tutto diverse da quelle dell’Io, Fabio. Sbaglierà chi ravviserà in alcune fissazioni di questo personaggio le stesse che, in alcuni momenti della sua vita, ha manifestato il blogger Nicola. Fabio, da sempre, insegue il sogno di diventare un grande scrittore e di arrivare a possedere una libreria con un numero infinito di libri. Nicola si accontenta dei mille e passa libri che ha letto, inoltre, ben presto, ha capito che gli manca quel misterioso quid che permette a pochi eletti di raggiungere l’immortalità in campo letterario.

Agata, la minore delle due sorelle del padre di Marta, è una psicologa per vocazione e predisposizione mentale. Benché non avesse conseguito la laurea, esercitò con successo questa professione per parecchi anni. I suoi pazienti la chiamavano dottoressa con deferenza e affetto perché riusciva sempre a risolvere i loro disturbi mentali, emotivi e comportamentali. Agata era una psicanalista sui generis: curava la mente degli esseri umani sfruttando non solo l’ascolto ma il benefico influsso terapeutico delle piante. Il suo studio, infatti, era una specie di foresta tropicale dove trovavano posto solo una sedia per l’analista e una chaise longue per il paziente. Sono pochi quelli che non uscivano guariti dalle sue sedute. La sua cura, però, non era adatta a tutti. Chi soffriva di rinite allergica o di pollinosi veniva gentilmente invitato da lei a rivolgersi ad altro analista.

A sentire la campana dei famigliari, Agata non godeva di altrettanta considerazione. La sua originalità, manifestata abbastanza presto nel corso del suo cammino terreno, veniva da loro considerata fuori da ogni regola logica: tanta originalità faceva pensare che le mancasse qualche rotella. Matta come un cavallo era l’espressione con cui – carinamente – veniva ricordata nelle conversazioni in famiglia quando ci si riferiva a lei e alle sue azzardate scelte di vita.

Fabio conosce Agata il giorno del suo matrimonio con Marta e, subito, tra la psicologa e il professore di lettere nasce un sentimento di reciproca simpatia che nemmeno i tanti contrasti che avranno nel tempo, riusciranno a distruggere. 

Marta mi presentò a sua zia il giorno delle nostre nozze, durante il rinfresco, al termine della cerimonia in Chiesa. Lei mi diede una rapida occhiata e pronunciò una frase che ricordo ancora:
«Così questo è tuo marito? Beh, non è una gran bellezza, ma credo che ti farà felice!»
Lo disse sorridendomi apertamente e senza il minimo imbarazzo, facendo nascere nella mia testa quei sentimenti contrastanti che segnarono sempre i nostri rapporti: profonda attrazione per la sua fisicità, ammirazione per la vivacità della sua mente ma anche disapprovazione per certi suoi atteggiamenti sgarbati verso chi reputava non alla sua altezza.
Ho pensato parecchie volte a quella sua frase e non ho mai capito come abbia potuto esprimere un simile giudizio pochi minuti dopo avermi conosciuto. Riguardo al mio aspetto, non so se fece solamente dell’ironia, (in quel momento ero un ragazzo niente male) oppure se, con la lungimiranza degli indovini, riuscì a vedermi come sarei stato nella decadenza fisica dei settant’anni. Di sicuro centrò in pieno che avrei fatto del mio meglio per rendere felice sua nipote. Marta voleva dei figli e ne abbiamo avuti quattro e, in quasi mezzo secolo di vita matrimoniale, abbiamo avuto più momenti belli da ricordare che periodi brutti da dimenticare.

Ad accomunare Agata e Fabio sono la passione sfrenata per i libri. Agata, tra l’altro, dispone di una ricca biblioteca a cui Fabio farà apertamente il filo, sperando di entrarne in possesso alla di lei dipartita.

Quando Marta me la presentò, Agata mi piacque subito e ancora di più l’apprezzai quando seppi che non era sposata e che possedeva una biblioteca che dire fantastica è dire poco. Da allora mettere le mani sui suoi libri divenne il mio freudiano fort-da, un ripetitivo gioco del rocchetto che praticai negli anni con tenacia degna di ben più redditizi traguardi. Mille volte rimuginai fra me e me che, catturando con astuzia la sua benevolenza oppure utilizzando metodi di persuasione violenti, avrei avuto la possibilità di realizzare la seconda delle mie ossessioni. In realtà non pensai mai di ammazzare Agata per far sì che la sua biblioteca diventasse mia in anticipo però, visto il carattere spigoloso e ondivago di quella donna, ci andai molto, molto vicino…

A sessant’anni Agata decide di lasciare Milano, vende il suo prestigioso  appartamento e con il ricavato acquista una villa nella collina pavese a una quarantina di chilometri dalla città dove ha vissuto ed esercitato la sua professione. Questa svolta nella sua esistenza si rivelerà una scelta poco ragionata e, da quel momento in poi, comincerà il suo lento ma inevitabile decadimento fisico e mentale. Questa discesa all’inferno della ragione sarà da lei combattuta con caparbietà, aiutata dall’amorevole e costante presenza di Marta che  ha promesso a suo padre di vegliare – vita natural durante – su questa parente riottosa ad accettare regole e divieti della società del suo tempo.

Anche Fabio, con sempre in testa il pensiero fisso di entrare in possesso  della biblioteca di Agata, parteciperà a questa azione di supporto morale ed economico messa in essere da sua moglie per rendere meno solitaria e degradata la vita di una donna che sta invecchiando malamente in un luogo, Strà Ferrari, composto di quattro case in croce e nemmeno segnalato nelle carte topografiche.

Agata e Fabio, due personalità molto diverse fra loro, si incontrano e scontrano, si amano e litigano senza freni, come sempre avviene tra persone legate da amorosi sensi. Dunque, Io e Agata altro non è che il romanzo di due vite solidamente ed empaticamente intrecciate.

Fabio, sin da bambino ama leggere e scrivere. Entrambe queste passioni – vere e proprie ossessioni –  saranno la sua dannazione. Tutti sanno, all’infuori di lui, che scrivere con l’idea fissa di diventare uno scrittore di successo non è il modo migliore per affrontare con serenità e profitto la pagina bianca. Potrà l’Agata psicologa aiutare Fabio a superare indenne le tante delusioni che comporta l’attività dello scrivere senza avere mai gratificazioni? Agata, abituata a spendere in maniera scriteriata (la sua  famiglia era parecchio benestante), saprà affrontare senza davvero impazzire le ristrettezze economiche con cui, da un certo punto in poi, è costretta a convivere?

Il romanzo affronta e cerca di dare una risposta a queste problematiche e a tanti altri temi (i rapporti interpersonali, l’amore, la vecchiaia, la solitudine e la malattia) che si presentano pressanti e, a volte, irrisolvibili, nella vita di tutti gli esseri umani.

Io e Agata si sviluppa in 72 capitoli e con due racconti in appendice. Le voci narranti sono due. Agata e Fabio si alterneranno sulla scena per parlare della propria esistenza, entrambi sotto l’egida di Marta, personaggio volutamente tenuto in sordina, ma che rappresenta la saggezza e l’amore incondizionato in un mondo che, quasi sempre, è disordine, cattiveria, dolore e incomprensione.

Nicola

P.S. Andate su www.amazon.it e iscrivetevi (è gratis), scegliete la categoria Libri e cercate Io e Agata oppure Nicola Losito: nella videata che compare potete trovare il mio e-book e leggerne, senza alcun impegno di acquisto, i primi otto capitoli. Se trovate di vostro interesse il romanzo, è possibile comprarlo a 1,56 Euro, o richiederlo, in via gratuita, scrivendomi alla mail n.losito@alice.it.

A metà Novembre, se non ci sono intoppi, sarà disponibile anche la versione cartacea di Io e Agata. Un consiglio disinteressato: questo libro potrebbe essere un simpatico regalo di Natale per gli amici. Caldo Occhiolino

E, per finire, ecco una strip del Signor Giacomo:

Striscia70a

 

Della serie: riusciranno gli scrittori di oggi a superare i grandi del passato – Ultima puntata.

In questi giorni di ridotta mobilità (vedi La sedia infame), a furia di imbottirmi di integratori sotto forma di pillole, di polverine misteriose da sciogliere in acqua, di punture da quattro c.c. (dose da cavallo) per nutrire i miei nervi che sono stati compressi e compromessi dalla mia rovinosa (e umiliante) caduta, è avvenuto che tutte le mie terminazioni nervose si sono ribellate all’eccesso di cure a cui sono state sottoposte e se la sono presa con me. Infatti, invece di ringraziarmi per tutte le vitamine che gli propino, mi tormentano sia di giorno sia di notte e sto quasi uscendo pazzo dal dolore al braccio sinistro. Per lenire questa sofferenza prendo un antidolorifico che ha come principi attivi il paracetamolo e la codeina (un alcaloide contenuto nella polvere d’oppio): in pratica mi sto drogando con la benedizione del mio medico curante, in quanto la codeina durante il metabolismo si trasforma in morfina.

Quando alla fine (se mai una fine ci sarà) di questa mia disavventura tornerò ad avere la disponibilità motoria di entrambe le braccia e la mano sinistra riprenderà la normale sensibilità, di sicuro sarò assuefatto alla morfina e, a ogni accenno di probabili nuovi malesseri, sarò costretto a ingerire droghe sempre più pesanti trasformandomi in uno di quei zombie che affollano i B-Movie trasmessi in tv dopo la mezzanotte… Al momento, visto che nessun sonnifero ha un effetto duraturo, dormo pochissimo e così tutte le cellule del mio povero cervello sono costrette a un super lavoro notturno.

Vi interessa sapere cosa penso nelle lunghe nottate insonni che passo alternando il letto alla poltrona, visto che in nessuna delle due sistemazioni il mio braccio sinistro trova la posizione giusta per rilassarsi almeno un’ora di fila? Non ve ne frega niente? Ok, io ve lo dico lo stesso, perché questo è l’argomento del mio post odierno. A bocca aperta

In quei momenti di veglia coatta penso con terrore al mio futuro, a quel po’ di tempo che mi resta ancora da vivere e ai tanti progetti fantasiosi che non sono riuscito a realizzare. Per non farla troppo lunga vi parlo solo dei tre più importanti.

LibriImpilati

C’è stato un tempo in cui avevo in mente di leggere tutti i libri di questa terra. Non ridete, ero un ragazzino molto sveglio quando ebbi questo geniale pensiero: allora leggevo in fretta e memorizzavo ogni cosa che leggevo. Crescendo, alla passione della lettura si aggiunse il piacere della scrittura. In più, oltre a studiare ingegneria all’università di Bologna, disegnavo fumetti umoristici.

Bei tempi quelli!

Poi, purtroppo, iniziò la vita vera. Finita l’università trovai lavoro, mi sposai ed ebbi tre figli nel giro di quattro anni. Ovviamente smisi di leggere, di scrivere e di disegnare (leggere un libro all’anno non era leggere, scrivere mail ad amici non era scrivere e la vena umoristica la chiusi in un cassetto).

Raggiunta la pensione i miei sogni di bambino ripresero piede ma, a causa dell’età avanzata, fui costretto ad aggiustare di parecchio il tiro.

Oggi, infatti, non sono più capace di disegnare, non riesco a leggere velocemente e dimentico quasi subito ciò che leggo: per forza di cose debbo scegliere fra i tanti libri presenti sul mercato, solo i migliori, cioè quelli suggeriti dalla critica qualificata o da amici letterati. Ovvio che non sono soddisfatto per niente di me stesso! Quest’anno, in particolare, degli otto romanzi che ho letto finora, tolto Un pezzo d’uomo  di Kari Hotakainen di cui vi ho parlato poco tempo fa, tutti gli altri mi hanno parecchio deluso. Non faccio nomi e cognomi perché mi dispiace mettere alla berlina autori di grande fama che in passato hanno dato notevoli prove di bravura ma che – a mio parere – non hanno avuto il coraggio di deporre la penna quando era il momento giusto per farlo. Che questa delusione, invece, sia un segnale di saturazione della mia capacità di lettura? Dio mio, spero di no!

Che fine ha fatto la mia antica passione per la scrittura?

Scrivere

La storia qui si complica e sarebbe troppo lungo e noioso ripercorrere il cammino letterario che ho compiuto fino ad oggi: perciò semplifico al massimo. Come ho detto poc’anzi, gli impegni di lavoro, la famiglia, i figli e chissà cos’altro mi avevano costretto a mettere la sordina alle mie velleità artistiche giovanili, però, una volta entrato in pensione, nei primi cinque o sei  anni di libertà da impegni lavorativi, sono ripartito con l’entusiasmo e l’energia di uno sbarbatello. Ho letto tantissimi libri, ho scritto decine di racconti, ho aperto e chiuso blog, e mi sono pure cimentato in un paio di romanzi. Ovviamente questo stato di grazia non poteva durare. Ultimamente la natura (il peso dell’età) ha avuto il sopravvento, infatti, adesso leggo poco e praticamente ho smesso di scrivere seriamente. Più che altro cazzeggio al computer. Forse, come è successo per la lettura, la passione per la scrittura è scesa ai minimi termini. Non ho più gli stimoli giusti e, soprattutto, ho maturato nuovi convincimenti.

Da piccolo pensavo che, per diventare un grande scrittore, occorresse leggere libri su libri e bastasse conoscere alla perfezione le regole della grammatica e della sintassi. Sbagliavo di grosso. Nella mia vita ho macinato migliaia di libri, ho fatto buoni studi, eppure non ho vinto il premio Nobel della letteratura. Oggi mi sono convinto che per entrare nell’Olimpo dei famosi occorre avere, sin dalla nascita, una marcia in più rispetto all’enorme pletora di (presunti) scrittori che, avendo pubblicato un libro che ha venduto un certo numero di copie, credono di essere autori di successo in grado di competere con i grandi del passato. La verità vera è  che le mille letture e le tante parole scritte e riscritte servono solo ad affinare una dote specifica – una vera e propria regalia divina – che è già incisa nel DNA di quei pochissimi eletti a fama duratura.

Ho impiegato anni a capire che quel dono non ce l’avevo ma ora, finalmente conscio di ciò, mi sono messo l’animo in pace e di sicuro non mi suiciderò se non raggiungerò i traguardi a cui aspiravo in gioventù.

Questo significa che non leggerò più e non scriverò più? Non scherziamo!

Continuerò a fare entrambe le cose, però con uno spirito diverso e con una maggiore consapevolezza dei miei limiti. A guadagnarci – spero – sarete voi che di tanto in tanto seguite il mio blog: diminuiranno i miei pallosi articoli centrati sulla scrittura (qualcuno li ha trovati troppo autoreferenziali…), scompariranno i piagnistei sui miei mancati successi e darò più spazio ad altri argomenti.

Contenti? Occhiolino

Si conclude così – serenamente – la serie di post dedicati agli scrittori di oggi che sperano di superare i grandi del passato.

Nicola

P.S.

Come sempre le immagini sono state prese da Internet e il copyright appartiene ad autori a me sconosciuti ma decisamente bravi.