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FotoSketcher - PuntoBianco

Il quadro esatto del momento che sto vivendo…

Nicola

P.S.

Vabbè, sono un pochino giù di corda però, conscio del fatto che non è giusto tediarvi con le mie attuali paturnie, desidero che lasciate il mio blog con il sorriso sulle labbra. Questa freddura, scovata su Internet, a me ha fatto ridere parecchio:

Coprimi

Alla prossima!

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Esistono degli argomenti su cui non si può scherzare? Ovviamente sì. Posso citarne almeno due: la politica e la morte. Se non volete perdere le amicizie a cui tenete molto, vi consiglio di non discutere di politica con loro e, soprattutto, non fatelo con quelli che non hanno le stesse vostre idee… Questa è una delle ragioni per cui ho escluso categoricamente di affrontare temi politici nel mio blog.  Ho cari amici di sinistra, cari amici di destra e cari amici di centro, perciò quando a casa mia faccio degli inviti allargati,  devo barcamenarmi per evitare che nascano spiacevoli discussioni fra gli ospiti. So cosa votano tutti e tutti sanno per chi ho votato, per cui in quelle occasioni conviviali da un po’ di tempo non tiro più in ballo argomenti riguardanti le rispettive convinzioni politiche.  Parliamo di cinema, musica, letteratura, facciamo persino pettegolezzi. Anche discutere di televisione da me è vietato, perché so benissimo dove si va a parare…  E’  brutto non poter parlare in libertà di tutto con gli amici, ma tant’è. Purtroppo, al giorno d’oggi, è invalsa questa regola: chi non la pensa come te in politica non è un semplice avversario, ma un nemico da combattere con tutti i mezzi. A volte, per amore di pace si è persino costretti  a nascondere per chi si vota.

Il Signor Giacomo, invece, ha risolto brillantemente questo annoso problema:

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E si arrabbia se qualcuno gli dice che è un qualunquista! Giacomo, infatti, ha idee precise e ben radicate in testa:

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L’altro argomento da evitare è la morte. La parola stessa, se vogliamo dirla tutta, è orrenda e, a me, al solo nominarla viene la pelle d’oca. Quando qualcuno affronta questo argomento, generalmente gli  uomini si toccano con discrezione le parti basse e pure le donne fanno i loro scongiuri (a proposito, chi sa dirmi quali sono gli esorcismi femminili al riguardo?). Se poi si scende nello specifico della propria dipartita, il più delle volte si dicono delle banalità (vorrei morire nel sonno, ad esempio) oppure si cerca di buttarla sul ridere. Scherzare sulla morte, però, non sempre si può: bisogna stare attenti a non offendere chi ha avuto un lutto recente. Tutti sappiamo che a questo appuntamento non si può sfuggire, perciò c’è solo da sperare di andarsene da questo mondo senza creare tanti problemi a chi ci vuole bene.  Molti famosi maître à penser  affermano che per esorcizzare la morte convenga riderci su. Concordo abbastanza con loro e perciò vi propongo subito alcune note freddure:

  • La salma è la virtù dei morti (Alessandro Bergonzoni)
  • I ricchi quando muoiono vanno in Svizzera? (Romano Bertola)
  • E’ stato dimostrato che la gente sposata vive più a lungo dei single. I single muoiono prima. Quindi se volete una morte lunga e lenta, sposatevi. (Norm Crosby)
  • Ne ho visti morire tanti, e se nessuno torna vuol dire che là non ci si sta male. (Giuseppe Marotta)
  • Lionel Rinocerate è spirato all’età di 75 anni. Il signor Rinocerate era proprietario di una catena di cinema qui a New York. Il funerale avrà luogo giovedì  alle ore 15.00, 17.30, 20.10, 22.30. (David Letterman)

Mi limito a questi cinque brillanti esempi perché oggi mi preme di più farvi vedere un breve filmato di animazione che sfata la comune convinzione che gli addetti alle onoranze funebri considerino la morte un puro e semplice business, cioè che costoro siano persone senza cuore, del tutto indifferenti al dolore della gente. In realtà essi svolgono il loro lavoro con amorosa passione, anzi lo considerano una vera e propria missione umanitaria. In altre parole, il caro estinto (anzi in questo caso, la cara estinta) deve essere sempre seppellito degnamente, superando i mille e passa ostacoli che, talvolta, si possono incontrare lungo la via del cimitero. Vedere per credere e sorridere…

Il video si intitola The way up che tradurrei in italiano molto liberamente con La difficile dipartita:

Alla prossima settimana!

Nicola

P.S.

Le freddure sono tratte dall’Enciclopedia Universale della Battuta a cura di Gino & Michele – Edizioni Smemoranda. Il filmato si trova su You Tube.

Paura del futuro

(Charles M. Schulz, Peanuts)

Il 2012, per colpa della crisi economica/sociale/politica in atto, è cominciato malissimo. Molte delle nostre certezze hanno subito un deciso scombussolamento.

Sorge quindi spontanea una domanda: siamo pronti ad affrontare l’odierna emergenza?

Ad andare in giro, a guardare la tv, a leggere i giornali, parrebbe di no…

Tempo fa, scorrendo un articolo di G. Arturo Ferrari, in commemorazione dello scrittore Carlo Fruttero (*), deceduto di recente, mi ha molto colpito la frase: “Il prevalente cretino (p.c.) è tale perché è inconsapevole: crede di parlare, ma altri parlano in lui; crede di pensare, ma altri pensano in lui…”

Il p.c. – dunque – non ha libertà interiore, ma appartiene a qualcosa o a qualcuno, è servitore involontario (volontario?) di qualcosa o di qualcuno.

Ciò detto, potremmo sbizzarrirci a cercare la natura del “qualcosa” o del “qualcuno” a cui il p.c. inconsapevolmente (?) è subordinato.

egoBob Schuchman

(Anton Ego, il critico in Ratatouille)

Un’idea politica, un credo religioso, un modo di agire, seppur buoni in partenza ma portati avanti acriticamente, cioè senza mai essere messi in discussione, li si può considerare elementi distintivi di un p.c.?

Io dico di sì.

Ma qui mi fermo.

Non voglio fare della filosofia un tanto al tocco. La discussione potrebbe espandersi a macchia d’olio e prendere direzioni che ci porterebbero troppo fuori dai temi futili che tratto di solito nel mio blog.

La riflessione della settimana, dunque, stoppiamola a questa nuova domanda: quante volte nella nostra vita siamo stati dei p.c.?

Absit iniuria verbo (**), naturalmente, per chi ha saputo e sa adattarsi sempre e comunque alle difficili contingenze della vita…

Giacomo, il mio alter ego, mi ha chiesto la parola e volentieri cedo a lui la conclusione del post odierno.

Filosofeggiando

Dunque, hanno ragione i nostri tre amici qui sotto ad essere preoccupati?

Paura del futuro1

Nicola

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(*) Fruttero & Lucentini: “La prevalenza del cretino”, Mondadori 1985

(**) Sia detto senza intenzione di offendere.