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Solo gli imbecilli non cambiano mai idea, ha detto un intelligentone di cui non ricordo il nome. E allora anch’io, per non essere considerato tale, cambio un’idea.

Volete sapere quale?

Avevo promesso a me stesso che non avrei più parlato in questo blog dei libri che ho scritto, tanto parlarne o non parlarne, il risultato pratico è sempre lo stesso. Anzi a parlarne, stranamente, la mia ancorché scarsa popolarità tende sempre di più verso il basso…

Cosa mi ha fatto cambiare parere? La colpa (o il merito) è del motto che afferma: “Pubblicità è Progresso”, e io al progresso credo fermamente. Non fate smorfie: questo sentenzioso detto fa ridere pure me, ma uno scrittore sfigato (per carità, non sto parlando di me, ma in generale…) che non riesce a vendere nemmeno una copia dei suoi libri cosa deve fare per non deprimersi o per non considerarsi una pippa?

Spararsi? Darsi all’ippica?

Nessuna di queste drastiche alternative godono del mio favore. Siccome non voglio entrare in paranoia e, soprattutto, non è entusiasmante pensare di essere una pippa, ecco che, per raggiungere un pubblico più vasto dei soliti quattro amici e parenti, ho deciso anch’io di promuovere con la pubblicità le opere del mio (grande) ingegno. Se poi la mia posizione in classifica su Amazon resta ferma alla posizione 101.346, posso tornare a dire peste e corna della pubblicità e non prendermela più con me stesso… A bocca aperta

Bene, fin qui ho scherzato. La ragione vera per cui oggi vi parlo ancora dei miei libri auto-pubblicati è perché, qualche settimana fa ho ricevuto dalla cara amica Stravagaria, raggiungibile qui, la PRIMA recensione riguardante la mia più recente fatica letteraria “Io e Agata”.  Avendola trovata onesta, profonda e per nulla marchettara, mi sono convinto a riproporla nel mio blog, aggiungendo ad essa, come ulteriore mossa strategica, una locandina ispirata all’idea che la Pubblicità è Progresso.

Un grosso bacio, cara Viv: i tuoi complimenti e, soprattutto, le tue critiche, sempre costruttive, mi sono e saranno sempre preziose.

Lancio quindi un appello-preghiera  a tutti gli amici e ai followers del Signor Giacomo: leggete “Io e Agata” e provate a scriverne una recensione, non importa se lunga o corta: quelle (comprese le negative) che riceverò verranno pubblicate – con grande risalto – qui nel mio blog. Perciò, cari amici, datevi da fare!

Naturalmente rimane sempre valida la mia offerta di regalare a chiunque li richieda via mail (n.losito@alice.it) tutti i miei cinque libri in formato elettronico.

Nicola

Volantino Libri NicolaISBN

Recensione di Stravagaria


NuovaCopertinaAgata1 
Trecentoquaranta pagine di romanzo e due racconti in appendice che l’autore, blogger di cui ho già raccontato sulle pagine del mio blog, regala ai lettori che ne facciano richiesta.
Il romanzo alterna le voci narranti di Agata e Fabio attraverso una serie di scritti postumi che quest’ultimo – sposato con l’unica nipote con cui l’eccentrica zia abbia accettato in vita di mantenere un contatto – rielabora in forma di racconto incorporando i ricordi di quarant’anni di scontri e di proficue conversazioni letterarie.
Agata è una donna indipendente, fuori dagli schemi, che non ha mai accettato di legarsi a uomini di cui non fosse profondamente innamorata. Psicologa sui generis negli anni in cui viveva nella capitale lombarda, con l’avanzare degli anni si ritira a vivere in una villetta fatiscente dell’Oltrepò Pavese sorretta da un’ostinazione ai limiti del buon senso.
In costante oscillazione tra lucidità e piccole ossessioni, si abbandona all’acquisto compulsivo, all’accumulo di cianfrusaglie e alla naturale misantropia intellettuale del suo carattere secondo cui tutti gli esseri umani sono, nella migliore delle ipotesi, stupidi quando non addirittura imbecilli tout court, salvo restare vittima dei raggiri di coloro che tentano di approfittarsi del suo scarso acume negli affari.
Una donna brillante e di bell’aspetto che, pur vivendo una vita poco mondana, continua a inseguire la bellezza fino all’ultimo indossando con civetteria tutta femminile parrucche che ne nascondano i capelli diradati e canuti e facendo uso di costosissime creme antirughe che prosciugano le sue esigue finanze.
Un bel personaggio cui fa da contraltare Fabio, professore di lettere, affascinato dalla personalità esplosiva della zia acquisita, più volte indispettito dal suo carattere capriccioso e testardo cui contrappone un affetto sincero sorretto, con un pizzico di venalità, dall’allettante prospettiva di ereditarne la ricchissima biblioteca, per la quale nutre una vera e propria ossessione.
Se Agata è imprevedibile e stravagante, Fabio è un uomo tranquillo, un compagno solido dedicato all’insegnamento e alla famiglia cui sottrae tempo prezioso solo per inseguire il sogno della vita, ovvero di vedere il suo nome nell’Empireo dei grandi scrittori.
La figura di Marta, moglie di Fabio e nipote di Agata, è l’elemento di congiunzione che accompagna con silenziosa discrezione lo svolgersi del racconto. Un personaggio che non ama la ribalta, la cui personalità forte di donna sempre presente dotata di grande generosità e senso pratico si delinea tra le righe.
L’autore prende le distanze da Fabio sostenendo che non si tratti di un personaggio autobiografico ma che vi sia una qualche sovrapposizione, per lo meno quanto alle velleità di scrittore, risulta fuor di dubbio poiché gli attribuisce la paternità del romanzo di memorie giovanili Ossi di Pollo di cui avete già letto un post nel mio blog.
Personalmente – mi perdonerà Nicola Losito – trovo che questa concessione alla vanità letteraria finisca per togliere mordente al personaggio, confondendo inutilmente il lettore.
Il romanzo beneficia di una scrittura curata, di un tono leggero e autoironico e, a fronte di lunghe e faticose operazioni di stesura e di editing, che l’autore racconta con sincerità disarmante in una serie di post dedicati alla genesi e ai contenuti, il prodotto finale è un romanzo più che dignitoso con personaggi dalla personalità ricca e approfondita.
Lo stile di Nicola Losito è piacevole e gli si perdona volentieri un eccesso di manierismo che fa capolino di tanto in tanto con una levigatura eccessiva del linguaggio in cui mi sembra di ravvisare la primigenia riluttanza a separarsi da una frase particolarmente ben riuscita o la tentazione di accompagnare il lettore con spiegazioni eccessivamente dettagliate.
In buona sostanza se lo stile di Fabio porta la firma del Nicola Losito più costruito, passatemi il termine, a sorpresa gli va riconosciuto che le parti più convincenti e spontanee sono proprio quelle in cui si cala nei panni femminili di Agata e lascia a lei l’onere del racconto.
Il romanzo si chiude sulle ultime volontà di Agata, che finalmente ci rivela se Fabio sarà riuscito ad accaparrarsi la famigerata biblioteca e lo fa strappandoci un sorriso.
In appendice seguono due racconti.
“Francesco mio” il primo dei due, come segnalai tempo fa, è disponibile anche sul blog dell’autore. Ho un debole per questo racconto che è un piccolo gioiello di cui non mi stanco di dir bene e di cui continuo a consigliare la lettura.
Viv