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Felicità - Lennon

Prendo spunto dal bel pensiero di John Lennon nell’immagine di apertura del post e dal titolo di un noto film spagnolo dell’anno scorso (Stella) per fare qualche breve divagazione sulla vita e per chiedermi e chiedervi:

“E’ possibile oggi vivere facile?”

Rispondo prima io, perché, avendo una certa età (sì, lo so che è un eufemismo per non dire che sono vecchio…) questa domanda non mi assilla più come quando ero giovane e pieno di speranze. Allora inseguivo la felicità, pretendevo la facilità dell’agire, e ci rimanevo male quando, il più delle volte, mi scontravo con la dura realtà dell’esistenza. Però, per mia fortuna, qualche volta le cose giravano nel verso giusto e allora, per qualche tempo, ero felice e vivevo facile. E’ successo quando, da bambino, per tre mesi lasciavo la grande città e partivo per le vacanze in Puglia nella casa di campagna dei nonni, dove mi aspettavano i cugini. Ho fatto salti di gioia e tutto scorreva liscio ogni volta che finiva la scuola e tornavo a casa con la promozione in tasca. Ho brindato, colmo di orgoglio e felicità, quando mi sono laureato e quando, dopo pochi mesi, ho trovato un buon lavoro a Milano, quando mi sono sposato, quando sono nati i miei tre figli, quando sono entrato in pensione e ho potuto dedicarmi alle cose che piacevano a me. Eccetera, eccetera.

Tra una felicità, piccola o grande, e una conseguente facilità di vita, però, ho avuto momenti bui, momenti in cui ho temuto che il mondo mi crollasse addosso, momenti in cui la paura di non riuscire a vedere l’alba di un nuovo giorno era così forte da costringermi a far di tutto pur di non darla vinta alla nera signora con la falce che era in attesa dietro la porta di casa…

Penso, comunque, di avere vissuto una vita uguale o simile a quella di milioni di altri esseri umani che hanno calpestato le strade di questo mondo: una vita con alti e bassi quasi tutti nella norma, con qualche picco positivo o negativo, di tanto in tanto. Oggi, che non nutro più grandi aspettative per il futuro, mi limito ad accontentarmi se la mattina riesco a svegliarmi e sono felice se, dopo un breve rodaggio, sono ancora in grado di essere autosufficiente e posso dedicarmi, grazie anche alla pazienza di mia moglie, alle attività che mi danno un minimo di soddisfazione. In altre parole, per quanto riguarda il mio microcosmo, posso dire di stare vivendo una vita abbastanza facile.

Guardandomi in giro, però, ho come la sensazione di sbagliare. Con il mio pensare soltanto a me stesso, disinteressandomi (o interessandomi poco) di ciò che avviene fuori casa, è come se vivessi a occhi chiusi l’autunno della mia esistenza. Perché li tengo chiusi? Perché il mondo nel 2016 non mi piace, perché mi schifa la politica politicante di questi anni: il modo odierno di governare la cosa pubblica da parte dei vari partiti (nessuno escluso) mi ha disgustato in un recente passato e mi disgusta ancora di più adesso. Se guardassi davvero intorno a me, dovrei andare sulle barricate per difendere il futuro dei miei figli e dei giovani in generale. Ma sono troppo vecchio e stanco per combattere contro mostri che mi mangerebbero in un sol boccone. Non so se la mia sia indolenza, ignavia o solo convinzione che protestare oggi non porti a nulla: quel che è certo è che, se aprissi davvero gli occhi, ci sarebbe ben poco da ridere.

Questo è quanto. Ora tocca a voi fare le vostre riflessioni.

Nicola

La vita è facile ad occhi chiusi

Stella Il titolo del film spagnolo uscito in Italia nel 2015 è Vivir es facil con los ojos cerrados (Vivere la vita ad occhi chiusi) di David Trueba con Javier Càmara, Natalia Molina e Francesco Colomer. A me il film è piaciuto moltissimo e, se avete occasione, andatelo a vedere, vi divertirete e vi commuoverete. Dal sito MYmovies.it copio la trama e la recensione:

“1966. Antonio insegna inglese in una scuola retta da religiosi. Per favorire l’apprendimento dei suoi giovani studenti (e anche perché è un fan dei Beatles) utilizza le canzoni dei Fab Four per invogliarli a studiare la lingua e a tradurre. Quando viene a sapere che John Lennon si trova in Almeria per girare un film, decide di cercare di incontrarlo perché le sue canzoni che ha ascoltato alla radio e che lui stesso ha provato a tradurre hanno dei versi che gli suscitano delle perplessità. John, di sicuro, sarà in grado di dirgli se ha commesso errori nelle traduzioni. Lungo la strada il professore incontra due giovani autostoppisti. Prima si imbatte in Belen, una ragazza incinta che è scappata dall’istituto in cui era stata rinchiusa e poi in Juanjo, un sedicenne che si è allontanato dall’abitazione in cui vive con i genitori e con cinque fratelli perché non sopporta più la rigidità educativa del padre poliziotto. Sarà insieme a loro che il professor Antonio cercherà di coronare il suo sogno di incontrare John Lennon.

Per questo film che ha collezionato ben 6 Premi Goya (che costituiscono l’equivalente iberico dei David di Donatello), il regista David Trueba, che all’epoca non era ancora nato, si è ispirato alla storia vera del professore di inglese Juan Carrión che incontrò John Lennon sul set del film di Richard Lester Come ho vinto la guerra e al quale chiese chiarimenti sui testi delle canzoni. Dopo quell’incontro (e forse grazie ad esso) gli LP realizzati dai Beatles riportarono sempre i testi delle loro canzoni. Trueba, coadiuvato dalle ottime prestazioni dei suoi interpreti, ricostruisce con grande tenerezza quella situazione, mostrando tre solitudini di età diversa che sono alla ricerca non solo di John Lennon ma anche (e soprattutto) del senso della loro esistenza. Un’esistenza che è costretta a tentare di tracciare nuove strade sotto la cappa soffocante del franchismo.

La strofa, inclusa nella canzone dei Beatles "Strawberry Fields Forever" (Life is easy with eyes closed), rappresenta perfettamente la condizione esistenziale in cui la dittatura aveva costretto gli spagnoli. Era molto meglio non vedere (o, peggio ancora, fingere di non vedere) gli schiaffi dati agli allievi a scuola o le cariche della polizia al minimo tentativo di manifestazione popolare, fare cioè quello che avevano dovuto fare anche i venerati Beatles quando avevano suonato dinanzi al Caudillo Francisco Franco.

Senza mai perdere il senso della misura, senza mai gridare ma con un solido senso della dignità e con una semplicità che ne connota le azioni, il professor Antonio offre una lezione di civismo e di civiltà ai due ragazzi, non limitandosi però solo a insegnare ma anche offrendogli la sua disponibilità all’ascolto. Rivelandogli solo alla fine il segreto di quale sia il soprannome che i suoi allievi hanno affibbiato a un docente che ha insegnato loro che qualche volta nella vita è necessario chiedere Help!”.

Alla prossima!

Crediti: le due immagini che corredano il post le ho scaricate da Internet, supponendo che siano libere da copyright.