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Mercoledì 9 Settembre 2015, Cusco

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Il nostro viaggio termina oggi, eccoci dunque nell’aeroporto di Cusco in attesa del volo interno per Lima. Siccome sono le 9.30 del mattino e l’aereo parte alle 11, tiro fuori dallo zaino la mia moleskine e butto giù le mie prime impressioni a caldo su questo breve ma intenso tour in Perù. Faccio sempre così per ingannare i lunghi tempi d’attesa a cui siamo assoggettati in aeroporto prima dell’effettiva partenza dei voli. Anni fa, come è noto, per espletare le pratiche aeroportuali bastava arrivare al check-in circa un’ora prima: adesso, per colpa del terrorismo internazionale, bisogna prevedere di trovarsi in aeroporto almeno tre ore prima.

Arrivati a Lima, ci aspetta un’altra sosta in aeroporto. Verso le 13 ci imbarchiamo per Madrid. Dopo una notte in volo, arrivati in Spagna, saliamo su un nuovo aereo che ci porta, sani e salvi, a Milano. Sono le 16 del giorno 10 Settembre 2015. Fine della storia.

Vi interessa sapere cosa ho scritto in attesa dei voli?

Ero molto stanco e confesso che la prima cosa che mi è venuta in mente da segnalare è stato un consiglio per chi intende progettare un tour in Perù: “Fatelo da giovani perché l’altitudine può dare grossi problemi e le visite ai luoghi più interessanti del paese sono molto faticose”. L’altitudine può creare difficoltà alla respirazione (occorre, quindi, camminare con passo lento durante le escursioni), insonnia, disappetenza, elevata minzione notturna e diurna. Nei luoghi più belli ci sono parecchi gradini da salire (Machu Picchu, Valle Sacra, per esempio) e quindi è necessario un certo allenamento preventivo. Infine, occorre scegliere bene il periodo dell’anno in cui andare in Perù perché in questo paese l’inverno è molto freddo e l’estate è parecchio piovosa. Settembre, e io posso confermarlo, sembra essere il mese ideale perché siamo alla fine dell’inverno e non fa più tanto freddo e al sole il caldo non è fastidioso. Durante i nostri dieci giorni di permanenza ha piovuto una sola volta e, per fortuna, lo ha fatto durante un trasferimento in pulmino. Praticamente non abbiamo dovuto rinunciare a nessuna visita, a parte una rapida occhiata al cimitero di Sillustani con le sue antiche torri funerarie, dove minacciava un grosso temporale che poi, in realtà, non c’è stato.

Oggi che trascrivo sul computer gli appunti stilati nei vari aeroporti, posso dire che ho esagerato nel sottolineare la fatica di questo viaggio. Nel nostro gruppo, infatti, c’era gente della mia età che non ha avuto alcun problema, quindi il discorso sulla gravità dell’impegno fisico è del tutto relativo: cioè ci sono “vecchietti” che girano il mondo e sono molto più pimpanti di alcuni “giovani leoni” di città. A bocca aperta

Cosa posso dire ancora del Perù?

A parte le indubbie bellezze paesaggistiche e le notevoli tracce di un passato a me sconosciuto, il Perù, pur essendo un paese con grandi ricchezze naturali (oro, argento, rame, carbone, petrolio eccetera) e una florida agricoltura, ci sono ancora grandi sperequazioni sociali nella popolazione. In altre parole la ricchezza non è equamente distribuita come succede anche in altri paesi dell’America del Sud. Basta vedere le periferie delle città: quasi tutte (fa eccezione Cusco e, in parte, Arequipa) sono fatiscenti, le strade sono sterrate e le case ben poco decorose.

Un fenomeno ricorrente nelle periferie è quello delle abitazioni a un solo piano con il tetto piatto da cui sporgono le predisposizioni metalliche di un secondo piano che, in realtà, non verrà quasi mai costruito ma che servono per pagare meno tasse in quanto è possibile dimostrare che la casa non è ancora finita. Inoltre parecchie di queste catapecchie sono abbandonate o crollate. Le tante costruzioni in muratura che si affacciano sulle grandi arterie asfaltate che attraversano il Perù sono protette da muretti: in qualche caso ci sono solo i muri di cinta e all’interno non c’è ancora costruito nulla.

Su questi muretti, e spesso anche sulle facciate laterali delle case, compaiono le pubblicità elettorali dei candidati alle varie elezioni provinciali, regionali e persino a quelle nazionali. Pubblicità di beni di consumo se ne vedono poche e sono, per lo più, all’interno delle grandi città.

Nei centri abitati ci sono pochissimi mendicanti in giro, qui anche i più poveri posseggono dei modesti manufatti da vendere ai turisti o ai passanti. In quasi tutti gli incroci ci sono piccoli e raffazzonati chioschi che vendono acqua, biscotti e altre specialità locali.

Nelle località turistiche più gettonate ci sono parecchie mamme con bimbo in groppa che vendono souvenir o cappelli o cuffie peruviane variopinte. Se non riescono a piazzare nulla, tutte si assoggettano a essere fotografate per la modica somma di un soles (circa 33 centesimi di euro). Altre, ovviamente donne di campagna, in assenza di bambini piccoli da mettere in bella mostra, portano con sé un lama, un alpaca o un agnellino, cioè animali tenerissimi che attirano di sicuro l’attenzione dei turisti. In molte località di campagna, o sulle isole, le persone (sia uomini sia donne) non vogliono essere fotografate perché credono che le foto rubino la loro anima.

Ogni città e anche i paesi più piccoli, hanno una Plaza de armas, cioè una bella e spaziosa piazza con giardino e una fontana o una statua al centro, tenuta ben pulita da una squadra di spazzini e controllata a vista da poliziotti per nulla aggressivi. In genere in questa piazza c’è anche la Cattedrale, cioè la chiesa più importante della località. Chi ha seguito le varie puntate del tour ha avuto la possibilità di vederne parecchie di piazze e di cattedrali e tutte di grande pregio.

Cosa mi è piaciuto di più in Perù?

Paesaggisticamente parlando, ho apprezzato molto il lago Titicaca e l’isola di Taquile con la sua straordinaria e organizzata comunità locale del tutto priva dei conforts del mondo moderno e, infine, mi è piaciuto il deserto sabbioso con le montagne da un lato e l’oceano dall’altro che abbiamo attraversato durante i trasferimenti in pulmino da una città all’altra del paese. Deliziosa, in particolare, la piccola oasi di Huacachina!

La città che mi ha colpito maggiormente è stata Cusco, la capitale storica dell’antico Perù. Qui mi sarebbe piaciuto rimanere qualche giorno in più per visitarla a fondo e fotografare, per non dimenticare, i tanti fantastici scorci che ho solo intravisto percorrendo di fretta la città. In ogni stradina di Cusco si respira la storia di un paese in cui le nuove costruzioni non hanno affatto cancellato le impronte della civiltà che volle che questa città, luogo sacro agli inca, rappresentasse degnamente il CENTRO di uno dei più estesi imperi dell’antichità.

Solo due parole sul cibo. Sapete già che non ho mangiato molto bene in Perù: c’era poca fantasia a tavola, la carne l’ho trovata un po’ dura o fibrosa e il pesce (che non amo) era l’unica scelta possibile se non si voleva il solito pollo e le verdure poco cotte di contorno. Di sicuro abbiamo sbagliato a pagare in anticipo all’agenzia di viaggio in Italia tutti i pranzi o le cene nei ristoranti degli alberghi che ci ospitavano di notte. Se avessimo mangiato alla carta in qualche trattoria segnalata dalle varie guide locali avremmo speso meno e mangiato molto meglio.

Terminano queste brevi note sul Perù invitandovi a dare un’occhiata all’ultimo filmato che è un collage delle più belle foto di Fauna e Gente (animali, uomini, donne, ma, soprattutto, bambini) del Perù scattate dagli amici che con me hanno visitato questo bellissimo paese.  Per farlo basta cliccare con il mouse sulla seguente immagine:

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Un sincero grazie a chi ha avuto la pazienza di seguire tutte le dodici puntate del reportage e un caloroso arrivederci a un prossimo viaggio!

Nicola

 

 

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Domenica 6 Settembre 2015, Yanuhara (Urubamba)

 Mappa dintorni Cusco

Questa mattina non ci è pesato minimamente essere svegliati alla solita ora antelucana: infatti alle 7.30 siamo già tutti pronti per affrontare la nostra nuova giornata in Perù. Forse a contribuire a questa insolita voglia di muoverci è stata la consapevolezza di essere posizionati al centro della Valle Sacra, proprio dove il popolo inca ha raggiunto il massimo del suo splendore e dove maggiori sono le antiche tracce della loro presenza. Infatti, se guardate la cartina, si nota che partendo da Urubamba, la cittadina nelle cui vicinanze è situato il nostro albergo, nel giro di pochi chilometri ci sono tutte le più importanti località inca che tra oggi e domani sono nel nostro itinerario di viaggio.

Urubamba

Saliti sul nostro pulmino, in quattro e quattr’otto raggiungiamo Ollantaytambo:

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e il suo Parco Archeologico Nazionale:

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Vi ricordo che qui siamo a 2800 mt e salire la scalinata della fortezza che si para davanti ai nostri occhi non è proprio uno scherzo:

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Ma l’intrepido gruppo non si spaventa e, gradino per gradino, fermandosi di tanto in tanto per tirare il fiato, raggiunge felicemente la vetta di questa imponente costruzione inca:

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che domina la sottostante vallata:

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La fortezza è difesa da grandi e ripide terrazze:

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Questa strategica fortificazione, fatta costruire da Pachacutec, l’inca che aveva conquistato la regione, era anche un centro cerimoniale con un grande tempio ormai crollato:

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Osservate nella foto che segue l’incastro perfetto degli enormi massi (tutti lavorati a mano) che formano le mura della costruzione (muratura poligonale ciclopica): tra un macigno e l’altro non passa un filo d’aria:

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Due righe di storia. Dopo essere stato sconfitto da Francisco Pizarro, Manco Inca si rifugiò in questa fortezza e Hernando Pizarro, il fratello minore di Francisco, nel 1536 con un manipolo di 70 cavalleggeri e un gran numero di fanti, sia spagnoli sia indigeni, non riuscì a catturarlo. L’esercito spagnolo fu bersagliato da una pioggia di sassi, frecce e lance e dovette ritirarsi. Per riuscire nel suo intento, Hernando Pizarro dovette ritornare con un esercito quattro volte più numeroso e costringere con l’inganno Manco Inca a scendere a valle e a combattere in un luogo aperto, dove purtroppo fu sconfitto.

Finita la visita alla fortezza, scendiamo di nuovo a Ollantaytambo per scattare qualche foto del paese:

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Ripreso il pulmino, ci dirigiamo verso Chinchero: durante il breve trasferimento l’autista ferma il mezzo sulla strada per farci vedere un curioso (forse unico al mondo) albergo sospeso nel vuoto a 4000 metri:

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Le tre alcove oblunghe e attrezzate sono raggiungibili solo a piedi da provetti scalatori e sono considerate, a buona ragione, le strutture ricettive più pericolose del pianeta terra. Nella foto che segue è visibile un tratto del ripido sentiero di montagna che porta all’albergo:

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Prima di arrivare a Chinchero, diamo un’occhiata a un mercatino dove c’è un’ampia scelta di cappelli peruviani:

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Chinchero

Nella periferia di Chinchero ci fermiamo a visitare una piccola fabbrica a conduzione  famigliare dove la lana viene filata, colorata  e trasformata in manufatti di ottima qualità. Una gentile signorina ci spiega tutti i passaggi da loro compiuti per arrivare al prodotto finito. L’alpaca, il tipico animale peruviano, con la tosatura fornisce la materia prima:

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segue la lavatura a mano e la filatura:

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c’è poi la colorazione a caldo, rigorosamente eseguita con prodotti naturali:

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la tessitura a disegno:

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infine, la vendita:

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Terminata questa visita, entriamo in Cinchero e ci dirigiamo verso un grande mercato artigianale dove, come è ovvio, le nostre amate mogli si scatenano a fare acquisti:

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Per fortuna le nostre signore, pur comprando a man bassa, non hanno speso molto: in Perù i manufatti sono tutti a un costo davvero abbordabile e, inoltre, è accettata la trattativa. Quasi sempre si arriva velocemente a un buon compromesso tra il dare e l’avere.

Risaliti sul pulmino, facciamo un salto al sito archeologico di Moray, percorrendo una strada a doppio senso, sterrata e sconnessa, spesso affiancata a un profondo strapiombo e con la montagna incombente dall’altra parte. La via è così stretta da permettere il passaggio di una sola vettura: diverse volte, infatti, rischiamo letteralmente la vita fermandoci sul ciglio per lasciare il passo a bus e camioncini che arrivano in direzione opposta!

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Per fortuna arriviamo senza danni a destinazione. Qui ci attende lo spettacolo affascinante e imponente di un antico Anfiteatro inca:

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Sulle pareti di quell’enorme cavità sono stati ricavati diversi livelli di terrazze concentriche, ognuna delle quali sembra avere, a seconda della sua profondità, un diverso microclima. La guida sostiene che gli incas le abbiano utilizzate per scoprire quali fossero le condizioni più favorevoli alle diverse coltivazioni agricole. Ecco perché l’anfiteatro viene anche chiamato Vivaio Inca.

Ripreso il cammino, facciamo una variazione al programma per potere visitare delle saline molto scenografiche. Durante il percorso per raggiungerle incrociamo Yucay. Qui ci fermiamo giusto il tempo di scattare qualche foto:

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con una simpatica Plaza de Armas:

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e una bella Chiesa:

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A circa 10 km. da Maras, un altro grandioso spettacolo si presenta davanti agli occhi: le saline inca: le nostre macchine fotografiche impazziscono letteralmente per cercare di cogliere nelle circa 3600 vasche le varie sfumature di colori che corrispondono ai diversi stadi di raccolta del sale. Spero che le foto riescano a darvi un’idea di questa meraviglia della natura:

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Queste saline, risalenti all’epoca degli inca, derivano da una sorgente d’acqua calda, carica di sali, in cima alla sovrastante collina da cui scende sotto forma di piccolo torrente. L’acqua viene poi deviata nelle varie pozze e fatta opportunamente evaporare, ricavando varie tipologie di sale. Molte le donne che abbiamo visto al lavoro:

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Ritornati sul pulmino, ci rimettiamo in moto per tornare a Urubamba. Lungo il percorso riusciamo  vedere un classico terrazzamento inca:

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e, quando passiamo per Calca, ci saluta sorridente una signora che vende porcellini d’india allo spiedo:

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Solo allora ci rendiamo conto che non abbiamo ancora pranzato e così, verso le 16, raggiunta Urubamba, ci fermiamo in un ristorante ancora aperto che offre un self service ben fornito e lunghi tavoli dove tutto il gruppo può finalmente sedersi e rifocillarsi:

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Dopo esserci abbondantemente serviti di piatti tradizionali locali, ripartiamo satolli e soddisfatti,  e la guida ci porta all’ultima tappa della giornata: Pisac:

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Qui troviamo un altro importante mercato dell’artigianato che si svolge di domenica, cioè proprio il giorno in cui stiamo transitando attraverso questa cittadina coloniale andina:

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1316b pisac

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Mancano solo due giorni alla fine del viaggio in Perù e perciò, inutile dirlo, le nostre signore si dedicano con grande solerzia e determinazione all’acquisto di mille piccoli regali da fare agli amici una volta tornati in Italia.

Dopo circa un’ora trascorsa nel mercato, pieni di sacchetti e pacchetti, risaliamo sul pulmino e torniamo in albergo dove poi ceneremo.

Se siete arrivati in fondo a questo lungo post, potete quindi capire come sono state “leggere” le nostre giornate in Perù… Occhiolino

Se poi desiderate vedere anche il filmato che racconta e completa questa parte del tour, basta che clicchiate sull’immagine sottostante:

Travel Photography 

Arrivederci alla prossima puntata!

Nicola

Crediti: le foto originali sono di Barbara, Sergio, Giorgio e Chicca. Il filmato è del sottoscritto. Alcune immagini di repertorio le ho scaricate da Internet e agli autori va il mio ringraziamento.

Sabato 5 Settembre 2015, Puno.

Lasciamo l’albergo Josè Antonio alle ore 7, carichiamo le valige sul pulmino e siamo pronti ad affrontare una nuova giornata di trasferimento, alla fine della quale arriveremo nella Valle Sacra, dopo avere percorso – con varie e strategiche soste – circa 380 km. La guida, per sedare qualche borbottio del gruppo, decisamente stanco di passare così tante ore in viaggio, ci avverte che non sarà un giorno noioso perché vedremo molte cose interessanti, tutte legate alla storia antica del Perù: insomma dobbiamo cancellare la stanchezza perché sta per iniziare una full immersion nei luoghi dove la civiltà degli Inca è nata e si è sviluppata, creando opere d’arte e costruzioni strategiche che, ancora oggi, destano meraviglia per imponenza e tecnica costruttiva.

Durante la notte deve avere piovuto parecchio perché, quando riattraversiamo Juliaca, le strade sterrate della periferia di questa cittadina di 300.000 abitanti sono terribili da percorrere a causa dei lavori di sistemazione di un selciato costellato da enormi buche colme d’acqua che il nostro pulmino e tutte le altre auto in coda cercano, nei limiti del possibile, di evitare guidando a zig zag. Fortunatamente, usciti da Juliaca, la strada è di nuovo asfaltata bene e le nostre budella sottosopra possono riassestarsi  e ci permettono di apprezzare, al riapparire del sole, il panorama che ci circonda. Al momento ci troviamo sulla Interoceanica e, per notevoli tratti, costeggiamo la ferrovia che unisce Puno a Cusco:

Treno Puno-Cusco

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Il primo paese in cui ci fermiamo è Pucarà, noto per una curiosa tradizione legata ai tori portafortuna (toritos) in ceramica di produzione locale, spesso visibili sui tetti delle case, e per un museo (Museo Litico) dove sono esposti alcuni monoliti polimorfi ritrovati in un sito archeologico preincaico a due passi dal paese:

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Puma trasformato in serpente

Puma trasformato in serpente

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Sacerdoti divoratori di bambini

I torelli di Pucarà vengono venduti a coppie per una ragione precisa: quando un uomo e una donna si uniscono in matrimonio, i genitori della sposa come augurio di buona riuscita del nuovo ménage, regalano al genero un torello e lo stesso fanno i genitori dello sposo alla nuora. Questi due torelli in ceramica vengono poi fissati sul tetto della casa dove i due novelli sposi andranno a vivere. Tutti noi del gruppo, ovviamente abbiamo acquistato sulle bancarelle una coppia di toritos… anche se siamo sposi parecchio maturi:

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Dopo aver percorso un centinaio di km. arriviamo a Abra la Raya (4338 m.s.l.m): qui troviamo un mercatino attrezzato dove infreddoliti artigiani vendono i loro articoli:

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Poco distante da Abra termina la regione di Puno e inizia quella di Cusco, centro nevralgico della civiltà Inca. Durante questo tratto di strada incontriamo diversi paesi (Marangani, Sicuani e altri) che meriterebbero di essere visitati ma il programma della giornata non ce lo permette. E’ ormai ora di pranzo, infatti la guida, come da istruzioni, ci porta in una verdeggiante area, spuntata dal nulla, dove c’è un ristorante di tutto rispetto, attrezzato per ricevere gruppi di turisti e dove è imbandito un ottimo buffet con una grande varietà di cibi:

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Per la seconda volta da quando sono in Perù riesco a mangiare come si deve, scegliendo da solo le varie portate nella quantità giusta per non appesantirmi troppo dato che siamo circa a metà del trasferimento e ci sono mille altre cose da vedere.

Dopo un’ora di sosta saliamo di nuovo sul pulmino per recarci a Raqchi, un importante sito archeologico inca che vale davvero la pena di visitare e fotografare. Come prevedibile, anche qui c’è un esteso mercato di prodotti artigianali, preso d’assalto dalle nostre signore ben disposte a fare acquisti.

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Mentre gironzolo fra le varie bancarelle, noto un gruppo di studenti delle scuole medie che parlottano fra loro guardando nella mia direzione e poi una ragazzina viene verso di me e, in un inglese parlato con inflessioni spagnole, mi chiede se voglio essere intervistato per una ricerca che devono fare come compito:

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Mi assoggetto volentieri all’interrogatorio, in verità molto elementare, alla fine del quale ci fotografiamo a vicenda in ricordo del simpatico incontro. Mentre parlavo con i ragazzi, senza che me ne accorgessi, un artista di strada mi ha fatto una caricatura, costringendomi in maniera abbastanza pressante ad acquistarla per la modica somma di 10 soles, poco più di due euro e trenta centesimi:

NicPerùM

Superato il mercato ci dirigiamo a piedi verso il parco archeologico in cui giganteggiano le rovine del tempio inca  Wiracocha che oggi assomiglia a un imponente acquedotto romano, senza in realtà esserlo:

Raqchi - Tempio Wiracocha 

In passato questo tempio era protetto da un tetto sostenuto da 22 colonne circolari fatte da blocchi di pietra di cui si vedono ancora le tracce a destra nella foto. Di fianco si trovano i resti di molte case e di edifici circolari  adibiti a magazzino di derrate alimentari (qolqas):

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Molto intelligentemente gli inca avevano distribuito in varie località strategiche del loro territorio questi speciali magazzini dove venivano conservate derrate da usare in tempo di carestie o per sfamare gli eserciti che passavano di lì.

Come si vede dalle foto precedenti, il cielo non promette nulla di buono, così ci rimettiamo in viaggio sperando che la pioggia non ci rovini le ultime visite che dobbiamo fare prima di arrivare a Cusco, tappa finale della giornata. Siamo fortunati, infatti quando arriviamo a Urcos per fare una breve sosta tecnica il sole è tornato a splendere:

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Nella foto non si  vede bene, ma in cima alla collina c’è una statua del Cristo Blanco, statua che vedremo anche in altri luoghi:

Urcos Cristo blanco

Nella Plaza de Armas c’è una bella chiesa:

Urcos Chiesa

Un monumento ricorda le lotte degli inca contro i conquistatori spagnoli:

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Un simpatico cartellone ricorda a tutti gli uomini di rispettare le donne e di non considerarle un puro oggetto di arredamento della casa:

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Ci rimettiamo in cammino e, dopo appena sette chilometri, arriviamo a Andahuaylillas (da non confondere con Andahuaylas, a ovest di Cusco) una bella località a sud-est di Cusco, abitata da 3000 anime:

Andahuaylas_panoramic_view

Andahuaylas_Central_Plaza

Andahuaylas_Central_Plaza_Statue

Andahuaylas_taxi

A Andahuaylillas c’è la splendida Chiesa di San Pedro, considerata la Cappella Sistina d’America:

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Purtroppo all’interno della chiesa non è possibile fotografare e anche su Internet non esistono immagini decenti da farvi vedere. Costruita dai gesuiti nel XVII secolo, la chiesa ospita molte sculture e numerosi quadri fra i quali una notevole tela dell’Immacolata Concezione di Esteban Murillo. Le decorazioni barocche sono di grande impatto visivo. Di fianco al sagrato c’è un famoso albero fiorito che, se non ricordo male, è stato piantato all’epoca della costruzione della chiesa:

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A questo punto non manca molto alla Valle Sacra per concludere la giornata. Risaliamo sul pulmino e facciamo quest’ultimo tratto di strada sapendo che presto potremo riposare in albergo per prepararci ai nostri due ultimi importantissimi giorni in Perù. Qualcosa però sembra andare storto, infatti lasciamo la via asfaltata e ci immergiamo in una campagna desolata e polverosa dove, a parte qualche cane randagio, non si vedono anime vive. La strada sterrata è piena di buche che fanno sobbalzare in modo esagerato sia il nostro mezzo che noi stessi. Le poche case che incontriamo sono le classiche e fatiscenti casupole a un solo piano che abbiamo visto in tutte le periferie delle città peruviane. Ovvio che il pensiero che attanaglia le menti dell’intrepido gruppo è: dove diavolo ci stanno portando?

Forse abbiamo sbagliato direzione, infatti al primo contadino che incontriamo l’autista si ferma per chiedere informazioni, ottenendo una risposta in una lingua che nessuno di noi capisce… Purtroppo la strada è proprio questa, perché al primo slargo possibile non torniamo indietro ma proseguiamo ancora verso il nulla. Dopo una mezz’ora di questa sofferenza e con lo stomaco ormai in gola arriviamo a un’alta recinzione in muratura a cui si accede tramite un imponente cancello che ci viene aperto suonando diversi colpi di clacson. Ciò che ci appare è un paradiso davvero impensabile in quella zona desolata che abbiamo appena attraversato:

Hotel La Hacienda del Valle

Hotel La Hacienda del Valle1

Hotel La Hacienda del Valle2

Hotel La Hacienda del Valle4

Il nome dell’albergo è La Hacienda del Valle ed è situato nella località di Yanahuara a 20 minuti dal centro di Urubamba, un paese bagnato dal fiume sacro che ha il suo stesso nome. In quest’albergo a quattro stelle dormiremo due notti.

Urubamba

Chi desidera approfondire questa parte del viaggio può cliccare sull’immagine che segue:

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Arrivederci alla prossima puntata.

Nicola

Crediti: Foto originali di proprietà di Barbara e Sergio, Giorgio e Chicca. Alcune immagini di repertorio le ho scaricate da Internet. Il filmato è stato girato da me.