I figli, meglio dei genitori? – di N. Losito

Pubblicato: 05/03/2012 in articolo, cultura, lavoro, psicologia, Società
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ChapeauLuisa

Cara Luisa,

so che sei in un momento estremamente delicato della tua vita, avendo deciso, con grande coraggio, di lasciare un posto fisso e ben remunerato per entrare nel mondo (precario) della libera intrapresa alla ricerca di nuovi stimoli e nuove opportunità professionali e che, per questo, dai genitori ora ti aspetti più sostegno che critiche.

Ne siamo consapevoli.

Come genitori, quasi sempre orgogliosi delle strade che hai percorso in passato, questo sostegno non possiamo negartelo, anche perché non hai mai sottovalutato le raccomandazioni che io e la mamma ti abbiamo fatto e che, stanne certa, continueremo a farti finché avremo voce. Siamo sicuri che la tua non sia stata una decisione avventata, perciò il passo che hai compiuto merita un elogio e va fatto conoscere a tutti coloro che il posto fisso non ce l’hanno e che aspirano a ottenerlo come se questo fosse l’araba fenice in grado di risolvere tutti i problemi della propria esistenza presente e futura.

Tu, e tanti altri che hanno agito come te, siete la prova provata che avere un lavoro sicuro e protetto non è il rimedio universale in grado di soddisfare tutte le ambizioni e le esigenze di una persona dotata di un minimo di intraprendenza e cultura.

Ammetto che quando ci hai comunicato che intendevi lasciare l’azienda in cui lavoravi ormai da sette anni sia io che la mamma siamo rimasti di sasso, ma devi capirci e giustificare le nostre perplessità. Lei ed io apparteniamo a una generazione la cui più grande aspirazione era quella di trovare un buon posto e un buon stipendio che ci permettessero di formare una famiglia, fare figli e pensare con serenità al futuro. Oggi, guardandoci attorno e tenendo conto dell’attuale grave crisi economica che c’è non solo in Italia ma dovunque nel mondo, la prima cosa che ci è venuta in mente è che stavi per compiere un passo azzardato e che dovevamo fare di tutto per convincerti a soprassedere dall’attuarlo. Ricordo che alle nostre obiezioni rispondesti così:

«Se penso che dovrò passare tutta la mia vita nell’ufficio dove sto adesso, mi viene da piangere. Il lavoro che sto facendo mi piace ma sta diventando ripetitivo, non mi dà più stimoli, insomma mi annoio…»

«Tutti i lavori, col tempo, finiscono per essere ripetitivi e quindi noiosi: di contro la sicurezza di uno stipendio non è da sottovalutare, soprattutto oggi che il lavoro scarseggia!» sostenemmo noi.

«Avete ragione, ma io sono una donna single di quarant’anni e se questo passo non lo faccio adesso che sono ancora giovane, non lo farò mai più. Io voglio provare a rimettermi sul mercato, anche perché sono convinta che nei momenti di crisi economica le opportunità da cogliere non manchino…»

Quali elementi avevamo per contestare queste tue affermazioni?

I tempi sono cambiati e la sacralità del posto fisso, volente o nolente, ha perso il mordente che aveva nell’immaginario collettivo della nostra generazione. Per una strana coincidenza la tua decisione di lasciare un rapporto di lavoro certo e super protetto è avvenuta in contemporanea alla dichiarazione che il posto fisso è noioso fatta qualche settimana fa da Monti, l’attuale capo del governo, dichiarazione vivacemente contestata dai sindacati e da buona parte dell’opinione pubblica.

Ascoltando e leggendo le innumerevoli prese di posizione atte ad avvalorare o demonizzare quella frase di Monti, mamma ed io ci siamo convinti che essa non sia poi così pellegrina e che, a ben guardare, tante persone nella loro vita hanno cambiato lavoro e che i cambiamenti non furono tragici, anzi li fecero proprio per le stesse ragioni che hai addetto tu.

L’unica differenza tra ieri e oggi  è che ai nostri tempi il paese era in crescita e le opportunità di lavoro erano molto maggiori di adesso. Ti diciamo questo non per scoraggiarti ma per significarti che apprezziamo e ammiriamo il tuo coraggio per avere fatto una scelta che anni fa risultava assai più facile e molto meno azzardata.

Dunque, non ci resta che dirti: «Chapeau, Luisa… e in bocca al lupo!»

Mamma e papà

P.S.

Carissimi Emanuela e Michele, non offendetevi se non vi abbiamo mai elogiato in pubblico come abbiamo fatto oggi per vostra sorella; voi due vi ammiriamo da sempre perché da sempre avete un lavoro precario e dunque non avete mai avuto il tempo di annoiarvi. Entrambi, però, siete consapevoli che è sciocco avere come unico ideale il posto fisso ma che la cosa importante nel 2012 è avere la “certezza del lavoro” e che questo soddisfi in buona misura le vostre aspettative.

Certezza che oggi purtroppo non c’è.

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commenti
  1. sissa ha detto:

    Basta gare!!!!!!
    Meglio o peggio non ha nessun senso, nè nel tuo caso nè in generale. Troppe sono le circostanze che di generazione in generazione cambiano, si modificano, si trasformano e ogni confronto è destinato ad essere incongruente perchè cambiano le cornici, gli sfondi, gli eventi, le persone e gli animi coinvolti. E del resto tu stesso ne accenni nella tua calorosa missiva.
    Per quanto mi riguarda non sono in grado, in questo momento, di credere che vi sia una stretta correlazione tra come sono i genitori e come sono i figli perchè se così fosse dovrei non soltanto interrogarmi sugli sbagli miei ma mettermi in galera e buttare via la chiave. Voglio assolvermi, invece. Troverò qualche apposito cavillo in Cassazione, ce la farò di sicuro, prima o poi.
    Ma ora voglio esprimere il mio pensiero:
    Credo che siano rari i genitori che sappiano incoraggiare e seguire da lontano, senza invadere e stando sempre pronti ad accogliere, come siete tu e tua moglie. Ed altrettanto rari sono i figli che sappiano mettere in pratica ciò che viene dai genitori senza sentirsi sminuiti o denigrati, come Luisa, Emanuela e Michele, trovando comunque una loro strada, diversa o simile da quella precedentemente percorsa dai propri avi, ma che sia “loro” fino al più microscopico granellino di polvere che durante il tragitto saltella imperterrito dalle loro scarpe alla carreggiata e viceversa.
    Ciò che è veramente importante e che mi preme dire è che siete una bella famiglia in cui ciascuno si applica con passione al proprio ruolo, comunicando in modo chiaro ed inequivoco affetto a tutti i membri del clan. Questo è ciò che conta veramente. Congratulazioni a Luisa. Ammiro tantissimo il suo coraggio. Se ne avesse da vendere, qualche etto glielo comprerei…
    (Toh! potrebbe essere un suggerimento per una sua eventuale futura attività, quando si sarà stufata di quella che sta per cominciare… )
    Congratulazioni sincere
    Sissa

    • Nicola Losito ha detto:

      I tempi sono davvero cambiati. Lo dimostra questa facezia di Bill Barner:
      I ragazzini di oggi sono dei duri. Ieri ne ho incontrato uno che andava a spasso con sua madre. Aveva un aspetto così simpatico che gli ho regalato un’arancia.
      Sua madre lo ha ripreso: “Cosa si dice al signore?”
      Il ragazzino mi ha guardato e ha detto:
      “Me la sbuccia, signore?”
      Ok, questo tanto per smorzare l’emozione che il tuo commento mi ha provocato e per assicurarti che non siamo affatto dei genitori perfetti (io, per lo meno), anzi!
      A detta di mia moglie Chicca, pare che con i nostri figli abbiamo sbagliato quasi tutto. Lei esagera, però, ad esempio, per quanto riguarda il formare una famiglia, nessuno dei tre ha seguito i nostri consigli, ma hanno privilegiato, a torto o a ragione, comportamenti ritenuti più consoni alla loro felicità personale.
      Questo non toglie, per fortuna, che abbiano preso indirizzi scolastici e di lavoro sempre di buon senso. In questo sta la loro bravura e la nostra accettazione delle loro scelte.
      Dunque, non amareggiarti se qualcosa non ti torna nella vita di tutti i giorni a contatto con i tuoi ragazzi. Crescendo, capiranno e apprezzeranno i tuoi sforzi e allora avrai le tue soddisfazioni.
      Nicola

  2. Luisa ha detto:

    Grazie papi di questa bella lettera di incoraggiamento!
    Solo due precisazioni…La prima, un po’ sciocca, è che NON HO 40 ANNI !!!!! Ne ho ancora 38.

    La seconda riguarda la frase “…Se penso che dovrò passare tutta la mia vita nell’ufficio dove sto adesso, mi viene da piangere…” che non è proprio corretta.
    Non è colpa dell’ufficio, soprattutto non dei miei colleghi che sono delle persone molto carine e in gamba.
    La colpa è di un’azienda, come tante credo, che è esplosa nel dopoguerra e negli anni 70-80, che per gli ultimi 20 anni ha vissuto di rendita e che non riesce a ritrovare la scintilla vitale che l’ha fatta crescere all’inizio. La principale preoccupazione dei colleghi è non perdere i propri privilegi, ma in una situazione di crisi non è così che funziona. Dai vertici, attraverso i dirigenti intermedi non arriva alcun messaggio di entusiasmo e voglia di crescere e costruire. E’ questo che mi stava togliendo energia e il “pianto” era immaginarsi una situazione simile proiettata nei prossimi 20-30 anni!

    Io e i miei fratelli abbiamo in comune il desiderio di “fare” e di costruire qualcosa di buono per noi e per gli altri. Forse questo desiderio è più forte di ogni sicurezza che il posto fisso può dare.
    Ma, per noi tre fratelli, c’è una sicurezza che è più forte di tutte le altre, ed è quella di sapere di avere alle nostre spalle due genitori che ci sosterranno sempre e comunque, se non a parole come in queso caso, sicuramente nei fatti!

    • Nicola Losito ha detto:

      Vedi che non sono un genitore perfetto? Non ricordo nemmeno quanti anni hai… ahahahah
      Ti ringrazio, poi, della precisazione sul perché stare in quell’azienda stava diventando insopportabile per te… Una precisazione importante che mi fa convincere, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che hai fatto una scelta razionale.
      Grazie, infine, per l’affetto che tu e i tuoi fratelli ci portate.
      papà e mamma

  3. Cristiano ha detto:

    Il coraggio verrà premiato…in bocca al lupo!

    • Nicola Losito ha detto:

      E’ quello che penso anch’io. Ed è ciò che questa mia lettera aperta voleva significare per mia figlia e per tutti coloro che, in questo momento, hanno deciso di investire le proprie energie per un futuro diverso e, sperabilmente, migliore.
      Nicola

  4. oissela ha detto:

    Noi genitori viviamo in funzione dei nostri figlioli e gira e rigira, vorremmo sempre consigliarli.
    Anche indirettamente o quando approviamo le loro scelte.
    Ora mi viene il sospetto che spesso i figlioli siano più in gamba di noi genitori.
    Tanti auguri per l’iniziativa di Luisa, che è saggia da come commenta la tua lettera.
    Un abbraccio a tutti e auguriamoci un bel futuro per tutti i giovani.
    Alessio

    • Nicola Losito ha detto:

      Ovviamente non si può generalizzare né in positivo né in negativo. Di sicuro esistono dei figli bamboccioni, ma io credo che siano un’esigua minoranza.
      I giovani di oggi che cercano lavoro trovano sul loro cammino difficoltà più grandi di quelle che abbiamo incontrato noi alla loro età: difficoltà legate a una crisi economica che sembra non avere fine. Però i migliori di loro non si piangono addosso e aguzzano l’ingegno per cercare nuove strade. Ad essi va il nostro applauso di genitori.
      Nicola

  5. Teresa Ingrascì ha detto:

    capisco le perplessità iniziali tue e di Chicca davanti alla decisione di Luisa. Sicuramente fate bene a sostenerla e vedrete che Luisa metterà a frutto, oltre alle sue competenze, le capacità interiori che non riusciva ad esprimere nell’ambiente in cui agiva. Questo mi è sembrato di interpretare leggendo la lettera. Un po’ di rischio è il sale della vita; io e Peppe lo abbiamo sperimentato personalmente e voi lo sapete. Dai a Luisa un bacione da parte nostra. Peppe e Teresa

    • Nicola Losito ha detto:

      Esatto.
      Se tutto filasse secondo i nostri desideri sarebbe troppo bello, facile e… alla fine risulterebbe noioso. Bisogna essere pronti ad affrontare le emergenze e le difficoltà che la vita ci presenta e, qualche volta, anche essere disposti a correre dei “rischi calcolati” per realizzare le proprie idee.
      Luisa ci sta provando e vi ringrazia per la vostra vicinanza.
      Nicola

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