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5 Maggio 2012 – Sabato – Mosca

Dopo la grande immersione nei Monasteri e nelle Cattedrali dell’Anello d’oro, per tirare il fiato ci voleva un tuffo nel presente. Ed è proprio questo che promette il nostro ritorno a Mosca. In mattinata capiremo come vive nel 2012 la popolazione russa che lavora e come si possono spendere i soldi in oggetti di lusso o in carabattole a buon mercato. La metropolitana e la via Arbat, ci permetteranno di soddisfare la nostra curiosità di turisti attenti sia al passato che all’oggi della Russia.

La metropolitana di Mosca è un ritrovo sotterraneo di dimensioni immense, efficiente, lussuoso, che vede passare ogni giorno milioni di persone che si spostano da un punto all’altro della città. Non sto ad annoiarvi con i numeri e le percentuali che rendono unica quest’opera dell’ingegno umano, dico solo che lì sotto si potrebbero passare giornate intere ad ammirare pavimenti, pareti, lampadari, mosaici, statue. Ogni stazione (ce ne sono 132) è diversa dall’altra e ognuna ha un suo particolare fascino. Noi avevamo a disposizione solo un’ora di tempo e perciò ne abbiamo esplorate tre appena, ma sono state più che sufficienti per capire la grandezza del progetto pensato e realizzato per mettere in mostra la bravura e le capacità artistico-costruttive del popolo russo e per promuovere nel mondo il realismo socialista.

Nella via Arbat, chiusa al traffico delle auto, si cammina tranquillamente buttando l’occhio alle vetrine e, in base alle proprie possibilità economiche, si può scegliere di spendere poco o tanto nell’acquisto di merce di vario genere. In più, in questa strada lunga un chilometro, ci sono edifici storici, artistiche lanterne,  statue di personaggi famosi, teatri, ristoranti, eccetera.

Lanterne di via arbat  Lanterne di via arbat1

Quando la strada finisce, sulla sinistra, imponente e severo, c’è uno dei sette edifici voluti da Stalin (le cosiddette Sette sorelle). Vedi filmato 5.1.

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Con questo termina la nostra permanenza a Mosca. Nel pomeriggio prenderemo il treno per San Pietroburgo. Nella stazione ferroviaria moscovita per la prima volta da quando siamo in territorio russo ho avuto la netta sensazione di essere “controllato” a vista. Non so se la guida Natalia scherzasse, ma ha detto che prendere un treno russo è come salire su un aereo. Ti viene assegnato un posto e guai a te se osi scambiarlo con qualcun altro: si rischia la fucilazione in loco. Da anticomunista sfegatato qual sono sempre stato mi è subito venuto in mente il KGB e la Siberia. Poi ho razionalizzato le mie antiche angosce e ho capito cos’è che tormenta la Russia di oggi. Non certo i turisti (che sono i benvenuti) ma i terroristi interni ed esterni che si mescolano fra la gente comune, pronti a fare attentati sanguinosi in luoghi molto affollati. Così per circa tre ore (tanto è durato il viaggio per San Pietroburgo) non mi sono mai mosso dal posto che mi hanno assegnato e nemmeno sono andato in bagno a fare pipì!

Vabbé, forse ho esagerato un pochino, però dentro di me qualche timore di finire nelle fredde prigioni siberiane l’ho avuto… ahahahah

6 Maggio 2012 – Domenica – San Pietroburgo

Quando scendiamo dal treno e posiamo il piede a San Pietroburgo ogni angoscia cessa. Ovviamente la nostra prima destinazione è l’albergo. Lungo il tragitto intravediamo un panorama mozzafiato difficile da raccontare, ma per fortuna c’è sempre la macchina fotografica ad aiutarci:

San_Pietroburgo_Vista

Fino a qualche giorno prima della partenza per la Russia, le previsioni del tempo su Internet  davano temperature attorno alla zero e rischio di neve a San Pietroburgo (roba da ragionier Fantozzi in trasferta), in realtà siamo sugli otto/dieci gradi e in cielo splende un sole che – a detta della guida – qui capita abbastanza di rado e, fin dopo le ventuno, c’è luce sufficiente per una generosa anteprima dei luoghi che esploreremo l’indomani.

Alle nove del mattino seguente saliamo sul solito bus per un tour panoramico di San Pietroburgo. Percorrendo la famosissima Nevskij Prospekt la nostra prima sosta avviene all’estremità est dell’isola Vasilevskij, la cosiddetta Strelka. Qui nel Piazzale delle colonne rostrate la nostra vista può espandersi lungo il corso della Neva e si ha a portata d’occhio buona parte della città e alcuni dei suoi palazzi più importanti: il Museo Navale, l’Accademia delle Scienze, l’Università Statale, la Kunstkammer e il Museo zoologico.

San Pietroburgo Panorama2

Da vedere e memorizzare c’è così tanto che siamo a costretti a saltare il Campo di Marte, un luogo nato per commemorare i combattenti della rivoluzione, ma che oggi è anche una zona tranquilla di ricreazione e di passeggiate. Da lì si può fotografare le caratteristiche cupole della Chiesa del Sangue Versato visibili in lontananza:

Campo di Marte

Abbiamo solo il tempo di fare un giretto a piedi per ammirare da vicino le due colonne rostrate del vasto piazzale (vedi filmato) e poi, saliti sul bus, ci dirigiamo verso la Piazza di Sant’Isacco con l’omonima imponente Cattedrale, la statua equestre di San Nicola e l’ex ambasciata tedesca:

Cattedrale di Sant'Isacco

Statua di San Nicola-San Pietroburgo

Scattiamo un po’ di foto e poi ci dirigiamo verso la Fortezza dei Santi Pietro e Paolo: purtroppo qui il sole di mezzogiorno rende quasi impossibile fare delle riprese decenti. Entriamo nel grande piazzale e Natalia ci spiega che la fortezza era stata voluta in legno da Pietro il Grande, ma che nel tempo fu modificata per renderla più sicura. Nella Cattedrale che porta lo stesso nome è possibile vedere le tombe dei Romanov e di altri famosi personaggi storici. Uscendo dalla fortezza attraverso la Porta sulla Neva si può intravvedere la spiaggia dove i più coraggiosi fanno il bagno in qualsiasi stagione dell’anno:

Nel primo dei due filmati si vedono uomini e donne che stanno prendendo il sole, mezzi nudi, addossati come lucertole alle mura della fortezza mentre noi siamo vestiti ancora con abiti invernali.

La tappa successiva è la splendida Piazza Dvortsovaja con al centro la Colonna di Alessandro, a destra il Palazzo d’Inverno e alla sinistra il Palazzo dello Stato Maggiore. L’atmosfera festosa che troviamo oggi dipende in gran parte dal fatto che i turisti sono tanti e sono in fila, come noi, per entrare nel Palazzo d’Inverno a visitare l’Ermitage e anche perché la piazza si sta preparando per festeggiare (il 9 Maggio) l’anniversario della vittoria sui tedeschi. Attorno a noi ci sono carrozze per fare tour speciali in città e coppiette che schettinano mano nella mano e, anche se ci sono parecchi poliziotti in giro, non c’è affatto quella sensazione sgradevole di controllo provata nella stazione di Mosca.

L’Ermitage è un museo così bello e interessante che tutti almeno una volta nella vita dovrebbero visitarlo. Come esempi delle migliaia di quadri e statue in esposizione scelgo due immagini di un bravo fotografo di cui non conosco il nome:

Ragazzo con liuto CaravvaggioHermitage

Il liutaio di Caravaggio

Gli Atlanti

E per finire:

un gatto di San Pietroburgo, un po’ arrabbiato perché noi turisti stiamo disturbando il suo sonnellino pomeridiano.

Con la visita all’Ermitage termina la nostra prima giornata a San Pietroburgo. Se vi rimane  tempo e voglia, potete guardare i miei due brevi filmati: aggiungerete ulteriori informazioni e immagini a quanto ho appena descritto nel post.

 

Alla prossima puntata!

Nicola

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È il 3 maggio 2012, giorno del mio compleanno, e siamo anche al terzo giorno di permanenza a Mosca: il programma odierno è così intenso che non ho tempo di sentirmi addosso il peso dei miei settant’anni. Anzi, mi sono persino abituato al letto dell’albergo e al suo malefico piumone e oggi sono fresco e riposato, pronto a vedere luoghi nuovi che sulla carta promettono meraviglie.

Partenza alle nove e, in pochi minuti, arriviamo sul ponte Patriarshij, più noto come il ponte degli innamorati, in omaggio a quel furbone di Federico Moccia che ha esportato in Russia (e in altre parti del mondo) non solo il suo romanzetto di maggior successo ma anche la geniale idea dei lucchetti sul ponte Milvio.

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Ponte Patriarshij

Il tempo di fare due foto agli alberelli pieni di lucchetti variamente colorati e arrugginiti, di dare uno sguardo all’affascinante sequenza (questa sì) dei ponti sulla Moscova e un’altra zoomata sulla Caravella con Pietro il Grande al posto di Cristoforo Colombo e, subito dopo, ci spostiamo a piedi verso la prima vera meta della mattinata: la galleria Tretjakovskaja, una miniera di capolavori d’arte antica e moderna provenienti da tutta la Russia e da molte altre parti del globo. Scendendo dal ponte degli innamorati si può vedere il monumento a Ilya Repin, uno dei maggiori pittori russi di cui, a breve,  ammireremo diversi quadri, fra cui Ivan il Terribile che abbraccia il figlio da lui ucciso in uno scatto d’ira,

Morte di Ivan Il terribile di Ilya Repin

e il ritratto di Sofia, la sorella di Pietro il Grande, dagli occhi spiritati che terrorizzano chi la sta guardando. Vedere per credere:

Volto di Sofia

Sofia Alekseevna Romanova

Nella galleria Tretjakovskaja ci sono più di 100.000 opere russe: icone del medioevo, gioielli, disegni, acquerelli e anche dipinti del secolo scorso. Alcuni esemplari famosi li ho inseriti nel terzo filmato (La trinità di Andrej Rublev e l’icona della Vergine di Vladimir). Purtroppo all’interno della galleria non si può né fotografare né usare la videocamera, ma  questa visita è un must di Mosca e non può essere evitata da chi ama l’arte e la cultura di tutti i tempi, non solo russa. Oltretutto qui non c’è la folla che ti soffia sul collo come in altri musei molto più blasonati e per questo è un piacere attardarsi nelle numerose sale di cui dispone la galleria. Unico appunto, se la memoria non m’inganna, è l’uso della sola lingua russa per descrivere le varie opere in mostra.

Dopo pranzo, sempre in bus, lasciamo Mosca in direzione di Suzdal un’importante località del cosiddetto Anello d’Oro, un gruppo di città situate a nordest di Mosca e comprese nella zona conosciuta come Zales’e. In realtà l’espressione “Anello d’Oro” non è una qualificazione del passato russo ma una denominazione nata per scopi turistici e commerciali, perché riunisce (vedi cartina) un certo numero di città che offrono un elevato interesse storico, culturale e artistico, ricche come sono di chiese, monasteri e cremlini (fortezze).

Anello d'Oro1

Anello d’oro

La prima fermata la facciamo, dopo una settantina di chilometri, a Sergiev Posad, per visitare il Monastero della Trinità di San Sergio dove risiede la più grande comunità monastica della Russia. All’interno del monastero, fortificato e provvisto di dieci torri disposte in posizioni strategiche, ci sono sette chiese (tra cui la Chiesa della Vergine di Smolensk, la Chiesa dello Spirito Santo, la Chiesa di San Sergio e il Refettorio), due Cattedrali (la Cattedrale dell’Assunzione e la Cattedrale della Trinità), la Cappella del Pozzo, il Campanile, l’Obelisco, il Pozzo e tanti palazzi tra cui gli appartamenti dello zar, la biblioteca, l’ospedale, la tesoreria eccetera…

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Monastero della Trinità di S. Sergio

Per conoscere a fondo il Monastero ci vorrebbero intere giornate, ma nel nostro tour è prevista la sola visita accurata del Refettorio con l’annessa Chiesa di San Sergio.  I decori, le iconostasi e gli altari preziosi ottimamente mantenuti o ricostruiti che abbiamo potuto vedere, però, sono più che sufficienti per rimanere sbalorditi.  All’interno del vasto giardino del monastero, come noterete nel filmato, le donne e le bambine hanno tutte il capo coperto in segno di rispetto del luogo religioso che stanno visitando e gli abiti, forse perché siamo abbastanza lontani dalle grandi città, sono un pochino fuori moda. Nel circondario esterno al monastero ci sono le classiche bancarelle con l’artigianato russo in mostra. Le famose matrioske che conosciamo tutti, in realtà, hanno origini cinesi e solo in seguito verranno importate e reinterpretate secondo il gusto popolare russo. Raccontano che la primissima versione autoctona di tale manufatto nasca proprio a Sergiev Posad, ma vi prego di prendere questa notizia con il beneficio d’inventario, può darsi che io abbia capito male le parole della nostra guida Natalia.

Finita la visita al monastero, risaliamo sul bus che ci porterà a Suzdal, distante da Mosca poco più di duecento chilometri, in un hotel tutto in legno di nome Goryacie Kluci. È sera, siamo nella campagna russa e tira un vento gelido così forte che dopo cena non ci resta che andare a dormire. Per fortuna il letto è all’antica, bello largo e con un piumone accettabile, cioè molto simile a una coperta.

Ho dormito da Dio.

Alla prossima puntata.

Nicola

Nella precedente puntata ci siamo lasciati verso mezzogiorno del 2 Maggio, già un pochino stanchi dopo aver visitato la Piazza Rossa, i grandi Magazzini GUM e la Cattedrale di San Basilio. Ci voleva un buon pranzo e un minimo di tempo per fare il punto su tutte le belle cose che avevamo appena visto, ammirato e fotografato.

    Il vero difetto dei viaggi organizzati è che non sei libero, devi seguire il gruppo e le indicazioni della guida. Questo inconveniente, però, si trasforma in vantaggio quando ti trovi in un paese dove pochi parlano l’inglese e le insegne sono praticamente tutte in cirillico, un carattere complicatissimo da leggere. Di sicuro, se sei in giro da solo, puoi capire che un locale è un ristorante solo se ti accosti alle vetrine e butti l’occhio dentro e vedi la gente che mangia. Non scherzo! Poi quando ti decidi a entrare, ti siedi e sfogli il menù, c’è da spararsi: non si capisce un’acca di quello che c’è scritto e allora punti il dito su una voce qualunque e speri che ti vada bene…

     Ecco perché abbiamo fatto salti di gioia quando il gruppo ANUPSA ha accettato che mia moglie ed io, pur non essendo io un militare a riposo, partecipassimo al loro tour in Russia. Il mio inglese fa pena, non conosco una parola di russo, a parte niet e occi ciornia, e tanto meno so compitare l’alfabeto cirillico. Pare, ma sia detto con beneficio d’inventario, che chi ha studiato il greco riesca, non dico a capire il significato delle insegne, ma almeno a leggerle. Le cose non migliorano quando le indicazioni sono in caratteri occidentali. Quando entrate in un locale e vedete un cartello con la scritta Kacca, non vi dice dove trovare la toilet ma la cassa dove pagare la consumazione!

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     Nei viaggi organizzati si va sempre in ristoranti dove c’è un buon rapporto fra qualità e prezzo: si mangia abbastanza bene e non si spende molto. Il mio guaio, ma questo lo sapete già, è che non amo le sorprese nel mangiare e non ho grandi curiosità nell’assaggiare cibi nuovi anzi, se fosse per me, io ordinerei sempre e solo bistecca e patatine. Comunque quando si è in un gruppo la guida ha già stabilito in anticipo con i gestori dei ristoranti il menù per tutti e difficilmente si può fare modifiche dell’ultimo minuto. Devi mangiare quello che ti  portano i camerieri e augurarsi che sia di tuo gradimento. Beh, giusto perché lo sappiate, quasi sempre mi è andata bene. Questo significa che in Russia può sopravvive anche un impiastro (sul cibo) come me.

    Sempre allo scopo di dare una dritta a chi sta progettando un viaggio in Russia, e poi non parlerò più di argomenti mangerecci, ecco com’è un pranzo/cena tipico di qui:

    Insalata di legumi locali, zuppa con o senza crostini, un secondo di carne o pesce con verdure grigliate o lesse, dolce o gelato, caffè.

    Se non fosse per l’entrée di insalata e la zuppa, ogni volta diversa, che ti propinano anche se non le vuoi, il resto non si discosta, se non per certi sapori caratteristici del luogo, da un classico menù italiano. C’è sempre il pane, cosa che non si trova quasi mai in altre parti del mondo.

    Scusate se mi sono dilungato su particolari così insignificanti, ma ho dovuto farlo perché ciò che abbiamo visto nel pomeriggio e alla sera del 2 Maggio è difficile da raccontare, convinto come sono che le cose belle da vedere sono noiosissime da descrivere. Ecco perché, dopo avere letto queste poche note, vi invito a guardare il filmato che c’è in fondo al post.

    Cosa dire in più?

   Dopo la fine del comunismo i nuovi governanti russi, resisi conto dello scempio di tanti edifici storici perpetrato durante l’ultima guerra dai tedeschi e anche dal regime sovietico che guardava al sol dell’avvenire ed era pochissimo attento alla storia passata, hanno caparbiamente ricostruito tutto ciò che era stato distrutto o saccheggiato. Le tante regge e le mille chiese presenti sul loro territorio, ormai riportate all’antico splendore, sono un vero godimento per l’occhio dei turisti.

    La nuova Russia ci tiene a ricordare il suo passato e ha imparato che mettendolo in mostra valorizzato come si deve si traduce in graditissima moneta dei visitatori che arrivano da ogni parte del mondo e guai se qualche pittore di strada si permette di imbrattare un muro con le loro scritte moderniste.

    Ecco un breve elenco di ciò che vedrete nel filmato: le poche immagini che ho inserito nel post sono state scaricate da Internet sia perché alcune cose le abbiamo intraviste di sfuggita, sia perché in certi luoghi non era permesso fotografare.

Cattedrale di Cristo Redentore ripresa dal ponte omonimo sulla Moscova

– La Caravella e Pietro il Grande

Monastero Novodievichij, il suo cimitero di personaggi illustri e la Cattedrale della Madonna di Smolensk:

Cattedrale della Madonna di Smolensk-1

– Il Cremlino di Mosca con le sue diciannove torri e le sue tre chiese:

Cattedrale della Dormizione:

Cattedrale della Dormizione - Cremlino

Cattedrale dell’Annunciazione:

Cattedrale dell'Annunciazione-Cremlino

Cattedrale dell’Arcangelo Gabriele:

Cattedrale dell'Arcangelo Gabriele - Cremlino

Palazzo dell’Armeria: un museo dove si possono ammirare, oltre ai tesori dei vari zar, icone preziose, armi e armature antiche, una splendida collezione di uova fabergé e bellissime carrozze. Non essendo possibile fotografare o fare riprese, fidatevi della mia parola. Ecco un modesto esempio di carrozza:

Carrozza Armoury

– Il cannone e la campana dello Zar

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Mosca by night nel parco della Vittoria con l’obelisco, la statua di San Giorgio e la fontana illuminata in rosso in ricordo del sangue dei caduti nell’ultima guerra, l’università statale di Lomonosov fatta costruire da Stalin e, prima di tornare in albergo, la Piazza Rossa e la Cattedrale di San Basilio illuminate a giorno.

Concludo ribadendo che abbiamo avuto anche noi la sensazione che a Mosca si possa andare in giro tranquillamente di notte, basta vedere i ragazzi e le ragazze che schettinano alle 10 sera nel parco della Vittoria, neanche tanto illuminato, e noi a chiacchierare in inglese con un numerosissimo gruppo di motociclisti russi che stanno facendo le ore piccole in un punto da dove si può godere di una straordinaria vista della Mosca notturna.

    .

    Alla prossima puntata!

Nicola

Partiamo il primo maggio alle 13 da Malpensa con aereo Alitalia e, alle 17, siamo già all’aeroporto di Mosca. Spostiamo avanti di due ore l’orologio, superiamo indenni il severo controllo della polizia moscovita, conosciamo Natalia, la nostra guida, e con un bus arriviamo all’hotel Holiday Inn Sokolniki:

Holiday Inn Sokolniki

Ormai è sera, siamo stanchi, non resta che prendere possesso della camera e andare a cena nel ristorante dell’albergo. Essendo io molto sofistico nel mangiare (mia moglie, da sempre, è esasperata per questo), confesso che temevo di trovare cibi strani, immangiabili, cavoli a volontà e zuppe vomitevoli, invece, come in ogni grande hotel internazionale, oltre alle solite cose che si mangiano negli alberghi di tutto il mondo, ci sono delle specialità locali. Così, tanto per dimostrare a mia moglie che mangio di tutto, ho preso il gulash in versione russa e l’ho trovato ottimo e nemmeno molto pepato. Buoni e assai colorati i dessert, già divisi in piccole trance, ed io che sono goloso mi sono servito più volte. Sento il bisogno di zuccheri per prepararmi alla pesantissima giornata che ci aspetta l’indomani. Nel filmato potete vedere le prime immagini di Mosca girate dal 15° piano dell’albergo. Dalle riprese non si nota, ma tira un vento gelido che invita noi turisti freddolosi a starcene tappati in albergo. Come ho già detto nella puntata precedente, al posto delle lenzuola e delle coperte c’è un maledettissimo piumone e così la prima notte dormo poco sia per colpa del caldo quando sono coperto sia del freddo quando mi scopro perché ho troppo caldo. Insomma, quando alle 7.30 (ore 5.30 in Italia) suona la sveglia, sono uno straccio e ho le occhiaie che sembrano borse della spesa. Ciononostante, pieno di ottimismo, (diavolo, sono nella Russia post-comunismo!) mi appresto a fare una ricca colazione: succo di pomodoro, succo d’arancia, formaggio spumoso che pare panna, frutti di bosco sciroppati, macedonia di frutta, due muffin giganti, caffè americano lunghissimo e, alle nove, assieme a mia moglie e al simpatico gruppo ANUPSA a cui ci siamo aggregati anche se io non ho fatto il servizio militare, siamo pronti a partire in bus alla conquista di Mosca.

Facciamo un breve tour attraverso la città con Natalia che ci illustra i vari palazzi e monumenti che incontriamo lungo il percorso: per colpa degli scossoni del bus e dei vetri che riflettono la luce, non ho potuto usare la videocamera e le foto che ho fatto dal finestrino non sono venute granché bene ed evito di pubblicarle. Pazienza. Tanto poi su Internet si ritrova ogni cosa ben fotografata e individuata con nome e storia.

Il cielo è limpidissimo e la temperatura è piuttosto rigida: 3 o 4 gradi sopra lo zero. Per i russi questa è una primavera calda! La prima fermata la facciamo in prossimità della Piazza Rossa. Nel filmato si vede il gruppo ANUPSA che, camminando, supera la Cattedrale di San Basilio e si ferma in una zona transennata che impedisce di scorrazzare liberamente nella Piazza Rossa.

C’è una spiegazione per questo divieto. Il 9 maggio ci sarà la celebrazione dell’anniversario della vittoria dei russi sui tedeschi e, dopo diversi anni di assenza, Putin ha ripristinato nella Piazza Rossa sia la sfilata dei militari e dei carri armati sia il palco delle autorità. Il palco si riconosce dalle tre strisce bianco-blu-rosso che sono i colori della bandiera russa. Al suo fianco c’è il mausoleo di Lenin. Non lo si può vedere bene perché oggi è nascosto da transenne per proteggerlo durante la manifestazione del nove maggio.  Per chi fosse interessato a sapere com’è fatto il mausoleo, nel video ho inserito una foto scaricata da Internet. Ho saltato la mummia di Lenin perché anche quella la si trova facilmente sul web. Sulla strada che costeggia la Piazza c’è un camion della nettezza urbana e, dietro, una donna che pulisce dattorno con un enorme getto d’acqua. Mosca, per quel poco che abbiamo visto fino adesso, dà l’idea di essere una città pulita e ordinata. Purtroppo, per colpa delle transenne, non ci resta che fare foto da lontano e riprendere quel poco che si può con lo zoom della videocamera. Peccato! Mi sarebbe piaciuto fare una corsetta nella Piazza Rossa e manifestare con sberleffi la mia idiosincrasia per una parata militare  fatta al solo scopo di mostrare i muscoli e mettere paura alla concorrenza americana o cinese!

A due passi dalla Piazza ci sono i Grandi Magazzini Gum, un’imponente costruzione neogotica, anni 1889-93, che oggi ospita tutte le case di moda internazionali e mille altre prestigiose marche. C’è persino in vendita un bancale di panettoni nostrani! Questo luogo, fiore all’occhiello di Mosca per quanto riguarda gli acquisti di un certo livello, è tenuto molto bene ed è davvero gradevole da visitare. È bello sostare nei tanti locali di ristoro che offrono specialità russe e di altre parti del mondo e saltabeccare da una corsia all’altra su ponticelli decorati così scenici da meritare foto e riprese con la videocamera.

Dai Grandi Magazzini Gum torniamo nella Piazza Rossa e, sempre a piedi, andiamo a visitare la Cattedrale di San Basilio o dell’Intercessione. Sul davanti della chiesa c’è un monumento al macellaio Minim e al principe Pozharskij che insieme formarono un esercito di volontari che sconfisse i polacchi invasori nel 1616. Osservando il filmato si può ammirare lo splendore architettonico di questa chiesa: un vero tripudio di tetti a piramide, di frontoni e di contorte e coloratissime cupole a cipolla. E pensare che è stata incendiata nel 1583 e poi ricostruita tal quale.

Girando attorno alla Cattedrale si ha un’ampia visuale di una parte delle mura del Cremlino con alcune delle sue diciannove torri ben in vista.

Con queste immagini si conclude il primo filmato: cioè la nostra prima mezza giornata a Mosca. Prossimamente entreremo nel Cremlino dove ci attendono parecchie sorprese.

A presto.

Nicola

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(Ritratto a carboncino eseguito a mia insaputa da un artista di strada mentre visitavo la Chiesa del Sangue Versato a San Pietroburgo. Per ritirarlo dal commercio ho dovuto sborsare 5 euro…)

Finalmente sono tornato in Italia!

Ieri notte ho dormito nuovamente in un letto da cristiano, cioè un letto dove c’è un lenzuolo rimboccabile come si deve, un cuscino che sia un vero cuscino e una coperta da mettere o togliere a seconda della temperatura della stanza. Quando si è in viaggio dormire bene è importante, purtroppo a me capita raramente. È andata male anche questa volta. La Russia non ne ha colpa, comunque vi assicuro che dopo nove giorni di questa sofferenza non ne potevo più di quei maledetti piumoni, presenti anche negli Holiday Inn russi, che fanno sempre troppo caldo, ma che, se ti scopri nel sonno, becchi di sicuro un accidente… Naturalmente io ho preso la tosse! Cough, cough, cough!

Ciononostante, questa mattina, eccomi pronto a buttare giù queste prime note sul mio recentissimo viaggio in Russia.

Prima che iniziate a leggere, però, devo fare due importanti premesse:

1) Io appartengo, per età e tradizione famigliare a quella schiera di italiani convinti che i comunisti russi ai tempi di Stalin mangiassero i bambini a colazione.

2) Per la ragione precedente avevo deciso che mai e poi mai avrei varcato la cosiddetta cortina di ferro.

Bene, se le due informazioni precedenti vi hanno colpito sfavorevolmente, questo è il momento di abbandonare la lettura del mio post odierno. Dopo sarà troppo tardi.

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Ovviamente le cose nel tempo sono cambiate, l’Urss non esiste più e non ci sono più comunisti cattivi, per cui è stato logico cambiare idea e ho accettato ben volentieri di partecipare con amici a un breve tour di nove giorni in Russia per visitare Mosca, l’Anello d’oro e San Pietroburgo.

Prima della partenza, come è mio solito, non mi sono informato su nulla. Lo faccio di proposito perché quando viaggio voglio avere l’animo innocente. Per scoprire cose e persone a me sconosciute tengo la mia testa il più possibile pura, pronto a calpestare un suolo straniero con il rispetto che merita e senza pregiudizi. Qualcuno ha detto che è questo il solo modo per intraprendere un viaggio alla scoperta di nuovi luoghi, il solo modo – anche – per scoprire se stessi in quei luoghi. La Russia è il posto ideale per rivedere le proprie idee, farsene di nuove, cambiare atteggiamento nei confronti della vita in generale. Lì si può trovare di tutto, si può scorrazzare tra il sacro e il profano, insomma è un luogo dove il proprio punto di vista può subire una metamorfosi profonda.

Le persone possono mentire, dare informazioni sbagliate per tirare l’acqua al proprio mulino, invece un luogo è oggettivo: se lo si sa guardare con curiosità e onestà si può arrivare a conoscerlo e persino ad amarlo.

Ciò detto, messe giù alla rinfusa, ecco le cose positive che ho scoperto in Russia:

a) Pulizia. Non si vedono rifiuti abbandonati per strada anche se ci sono pochissimi cestini in giro.

b) Scritte sui muri. Non ce sono, o se c’erano sono state cancellate. Gli unici graffiti colorati che ho visto a Mosca o a San Pietroburgo erano sulle fiancate delle case a dieci e più metri di altezza, tanto da dovermi chiedere come abbiano fatto gli artisti (?) di strada a dipingerli.

c) Polizia. Ci sono macchine e poliziotti dappertutto, ma sono molto discreti. Si è controllati a distanza però, se ci si comporta bene, si viene lasciati in pace. Polizia in giro vuol dire maggiore sicurezza per la gente. Dicono che si può uscire di sera senza il timore di venire assaliti da malviventi.

d) Mendicanti. Se ne vedono pochissimi in giro, comunque, mai nei luoghi importanti dove c’è folla di visitatori. Non ci sono lavavetri ai semafori.

e) Venditori di souvenir. Ce ne sono, ma non sono mai invadenti. Offrono la loro merce ma non insistono più di tanto.

f) Metrò. Scarrozzando milioni di visitatori al giorno l’amministrazione comunale riesce a tenere basso il costo del biglietto: a Mosca una corsa costa meno della metà di Milano.

g) Strade cittadine. Sono piuttosto larghe e perciò pedoni e auto riescono ancora a convivere.

Ci sono tanti altri aspetti positivi, ma intendo parlarne nelle prossime puntate, man mano che mi vengono in mente.

Dunque, tutto ok in Russia? Ovviamente no. Ogni paese ha le sue pecche, alcune evidenti, alcune nascoste opportunamente ai turisti, altre scopribili solo vivendoci per un lungo periodo di tempo. Un primo elenco potrebbe essere questo:

a) Autostrade. Praticamente non ce ne sono. Hanno iniziato da poco a prenderle in considerazione. Non ricordo dove, ma sembra che siano già in funzione alcuni brevi tratti di autostrade a pagamento. Tutte le altre strade sono gratuite ma, per colpa della neve e della pioggia, non sono in buono stato. Il grosso inconveniente è che non ci sono sopraelevate o sottopassi per cui negli incroci non semaforizzati, se si è in macchina o in bus, si rischia di aspettare anche dieci minuti prima di riuscire a immettersi nelle strade con il traffico maggiore.

b) Città e campagna. Le differenze sono notevoli. A Mosca e a San Pietroburgo sembra di stare a Roma, Milano, Firenze eccetera; invece nei paesini o nelle cittadine la vita è molto più modesta, le case sono quasi sempre a un piano e spesso ancora in legno.

c) Vita media degli uomini. A detta della guida, la vita media degli uomini russi è di 59 anni. Muoiono giovani perché bevono tantissimo. Non ha spiegato il perché, ma penso che bevano tanto a causa dell’inclemenza del clima invernale.

d) La storia recente. La storia russa di questi ultimi anni che conoscevo leggendo i giornali occidentali è parecchio diversa da come ci è stata raccontata dalle guide russe che ci hanno accompagnato per tutta la durata del viaggio. Un esempio? Il tanto decantato (in Occidente) Gorbaciov, a cui è stato assegnato anche il premio Nobel per la pace, l’uomo che avviò il grande processo di cambiamento dell’Unione Sovietica noto col nome di Perestroika, invece, è l’uomo più odiato dal popolo russo, tanto che al solo pronunciarne il nome molta gente sputa per terra in segno di disprezzo. Addebitano a lui le due più grandi crisi economiche degli anni novanta, crisi che hanno provocato lutti in molte famiglie sopraffatte dalla fame e dalla mancanza di lavoro, peggio che nell’ultimo dopoguerra. La caduta del muro di Berlino che noi tutti abbiamo salutato con grande gioia per il cambiamento epocale che rappresentava, per i russi è stato l’inizio di una tragedia che ha sconvolto e impoverito il loro paese. Oggi (grossomodo dall’avvento di Putin, personaggio non molto ben visto in occidente, ma che in Russia è apprezzato dalla maggioranza del popolo) le cose sono migliorate. Il tenore di vita della gente è aumentato, i supermercati e i negozi sono pieni di merce, e per questo Putin ha potuto permettersi quel popò di incoronazione che si è vista in televisione. A lui vengono perdonati i tanti eccessi e soprusi che periodicamente e senza vergogna commette a scapito dei dissidenti e questo fa pensare che i russi siano pronti ad acclamarlo come nuovo zar di Russia. Scontrarmi con questa diversa interpretazione della storia recente è stata la sorpresa più grande che ho avuto nei nove giorni di permanenza in territorio russo.

Termino queste brevi note con una battuta di Max Greggio che ben si attanaglia alla Russia dei nostri giorni.

Saggezza orientale

Se qualcuno ti odia, non fare niente contro di lui ma siediti pazientemente sulla riva di un fiume. Un bel giorno vedrai passare il tuo nemico in yacht.”

Arrivederci alla prossima puntata.