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Prima di iniziare il post odierno, rielaboro per voi una mail inviatami da una cara amica a cui avevo scritto di avere letto Fama tardiva di Arthur Schnitzler e di esserne stato colpito profondamente.

Fama Tardiva

“Ciò che mi hai accennato sul libro di Schnitzler, mi ha entusiasmato: me lo voglio procurare in tedesco! Deve essere stupendo. Da quel che ricordo, questo autore viennese era molto psico-orientato per cui… senz’altro deve essere riuscito ad andare veramente a fondo sull’eterna questione fama o non fama che assilla ogni scrittore che si rispetti. Quante volte abbiamo discusso questo problema io e te? Ricordo che hai sempre fatto orecchio da mercante quando ho cercato di farti capire quanto fosse sbagliata la tua ossessione per il successo letterario. Se leggendo Fama tardiva hai finalmente preso di petto questo annoso problema, tanto di cappello al libro di Schnitzler! Vuoi conoscere qualche mio pensiero al riguardo?

snoopy-scrittore-piagnone

Secondo me tu non hai mai smesso di domandarti: “Ma IO il talento ce l’ho o non ce l’ho?” e così il tuo scrivere che era sciolto quando non pensavi di diventare uno scrittore famoso (mi riferisco a Ossi di pollo, la tua prima opera) si è incriccato quando hai tentato di salire la scalinata verso gli allori. Sbaglio a dire questo? Comunque sia, non hai ancora digerito il mancato riconoscimento delle tue capacità, e questo non ti ha dato e non ti dà la serenità che occorre per affrontare altre prove letterarie. A me è capitata la stessa cosa, temo.

Anch’io ho sognato di diventare famosa e ci sono cascata in pieno nella trappola dell’EGO e, se può farti piacere saperlo, ci cascano un po’ tutti: mio padre arriva perfino a citarsi!!!!
Non c’è ragione di deprimersi: anche in altri ambiti della vita si sente la frase “Povero diavolo…” rivolta a qualcuno che si sopravvaluta. Pensi che, scrittura a parte, io non mi renda conto di quali sono i veri sentimenti degli altri nei miei confronti? Capisco molto bene persino come mi valutano. Sai quante volte ho sentito qualcosa che suonava come “Povera diavola…” mentre ero sul palco a raccogliere degli onori che non avevo cercato ma che mi erano stati insistentemente offerti, come se mi spettassero di diritto, riuscendo a convincermi di meritarli? Beh, guarda, grazie a Schnitzler, ora entrambi conosciamo la verità vera: Nessuno – intendo proprio nessuno – merita né gli onori né la compassione. È questo il trucco da applicare a se stessi e agli altri, alternativamente.

Dovrai fartene una ragione, come ho fatto io: sappi che non è difficile. La serenità è proprio dietro l’angolo. Dopo avere toccato il fondo ed essermi scontrata con l’iceberg della realtà, io ho imparato ad accettare gli altri, le loro opinioni anche se non hanno nulla a che spartire con le mie. Mille volte avrei voluto che il mondo avesse letto e apprezzato i miei scritti perché così mi sarei sentita amata e riverita anch’io, tra l’altro senza aver nemmeno il retro pensiero vagamente altruista: “Chissà se agli altri piace quello che racconto?” ma avendo in testa soltanto quello totalmente auto-centrato: “Spero di non aver commesso errori nella consecutio temporum, perché IO non posso sbagliare”. Per quel che mi riguarda, tutto questo disagio io l’ho superato. Ora è il tuo turno.

Mi dispiace tantissimo che tu stia male: per sollevarti il morale ci vorrebbe una battuta ma io non ho il tuo sense of humour e poi oggi sono troppo stanca. Un solo consiglio: perché non fai una recensione del libro di Schnitzler, una di quelle tue divertenti, ironiche e profonde?”. Poi, eventualmente, ne riparliamo…

Snoopy scrittore

Provo a seguire il consiglio della mia amica: oggi sono dell’umore giusto per abbozzare un post dal sapore ironico…

Quest’anno, a Natale, ho ricevuto pochissimi regali, però erano tutti importanti: tra questi, quello che ho apprezzato di più è stato un libro intitolato Fama tardiva di Arthur Schnitzler (sottotitolo: Storia di un vecchio poeta) edito da Guanda. 
Sapendo che in passato ho scritto un certo numero di romanzi, evidentemente chi me l’ha donato intendeva spingermi a scriverne altri, augurandomi, al contempo, una futura quanto meritata gloria letteraria, ancorché tardiva. In realtà quel breve testo di Arthur Schnitzler, medico, scrittore, drammaturgo, nato a Vienna nel 1862 e ivi morto nel 1931 è tutt’altro che di auspicio a far riprendere in mano la penna a chi, da tempo, l’ha riposta in un cassetto, non avendo mai ricevuto un qualche riconoscimento pubblico del proprio talento. Ciò affermato, e questo è il grande valore del regalo ricevuto, Fama tardiva mi ha costretto a riflettere seriamente sulle mie passioni e sulle mie speranze attuali o pregresse. Vediamo come e perché…

*****

Fama tardiva parla di Saxberger, un vecchio signore che in gioventù (circa trent’anni prima) aveva pubblicato un libro di poesie intitolato Passeggiate, passato del tutto inosservato dalla critica e dai lettori. Costui, visti gli scarsi risultati della sua fatica e mostrando un notevole acume, aveva prontamente abbandonato la scrittura poetica e aveva cercato e trovato lavoro come impiegato di concetto in una ditta poco distante da casa e lì stava conducendo un’onesta, serena, quanto anonima carriera.

Snoopy scrittore di pancia
Un certo giorno (la vicenda si svolge a Vienna verso la fine del 1800) un giovane aspirante poeta di nome Wolfgang Meier trova su una bancarella il libro di poesie Passeggiate, lo acquista e, dopo avergli dato una veloce scorsa, rimane folgorato dalla bravura di Saxberger. L’intraprendente giovane, allora, si mette alla ricerca dell’autore del libro e, una volta incontratolo, comincia a elogiare le sue poesie chiamandolo con enfasi maestro, insomma lo ossequia così tanto che Saxberger, dopo un’iniziale perplessità, (da tempo il vecchio poeta aveva metabolizzato che se non aveva avuto successo in gioventù significava che la sua opera valeva ben poco) comincia a pensare di essere stato trattato ingiustamente dalla critica e dai lettori e accetta di entrare a far parte di un circolo di giovani artisti (poeti, commediografi, critici) che tentano di svecchiare l’ambiente letterario viennese, da sempre restio a dare credito alle nuove generazioni di letterati.

Il circolo, che si riunisce giornalmente in un bar molto frequentato, accoglie con grande entusiasmo e riverenza Saxberger, convinto che chi, da giovane, era stato in grado di creare Passeggiate avrebbe potuto sicuramente dare lustro a una congrega di artisti alle prime armi. In un primo momento Saxberger pensa che tutti lo stiano prendendo in giro, ma i continui apprezzamenti sulla sua unica e misconosciuta raccolta di poesie sono tanti e tali che lui stesso si convince di essere davvero un maestro dell’arte poetica a cui era stata ingiustamente negata la fama che si meritava. La presenza del vecchio poeta induce i frequentatori del circolo a preparare un evento letterario in cui declamare pubblicamente alcune loro composizioni poetiche o narrative, sicuri che la notizia, fatta circolare sulla stampa locale, che allo spettacolo sarà presente colui che aveva scritto un’opera fondamentale come Passeggiate, avrebbe avvantaggiato anche loro. Il gruppo chiede con insistenza a Saxberger di scrivere nuove poesie da leggere in occasione dell’evento programmato per la fine del mese successivo, dove sarebbe intervenuta una nota attrice di teatro a leggere, da par suo, sia i componimenti dei giovani autori sia le nuove poesie del maestro. Saxberger ci si mette d’impegno, prova e riprova, ma non riesce a produrre niente di nuovo: ormai è troppo arrugginito e l’ispirazione non gli arriva nemmeno andando a passeggiare nei luoghi dove erano scaturite le sue belle poesie giovanili. Il circolo non si perde d’animo e, per andare sul sicuro, decide di far declamare all’attrice alcune delle poesie tratte da Passeggiate.

A questo punto, Saxberger si è talmente ringalluzzito da comportarsi come se fosse effettivamente un grande poeta e quindi ascolta con una certa sufficienza, ma senza criticarli con la franchezza che meriterebbero, i modesti componimenti dei giovani autori appartenenti al circolo.
Arriva, finalmente, il giorno dell’evento letterario con spettatori paganti e con la presenza anche di alcuni giornalisti. Dietro le quinte i vari autori che si presenteranno sul palco sono, ovviamente, nervosi, ma il più nervoso di tutti è il vecchio poeta, anche se, dentro di sé, è convinto che sarà lui a ricevere gli applausi più scroscianti. La manifestazione, a sentire il calore degli applausi, sembra procedere bene. Quando l’attrice termina di leggere le poesie di Saxberger, gli applausi che lui riceve, presentandosi sul palco, sono pari a quelli di tutti gli altri autori che l’hanno preceduto, però, allo scemare del battimani, una voce sommessa, proveniente da chissà dove, pronuncia, rivolta chiaramente a lui, le parole: “Povero diavolo…”.
È un vero colpo al cuore per Saxberger che si aspettava, finalmente, il dovuto riconoscimento del suo grande talento poetico! La dura realtà dei fatti raccontava, invece, che tutti i partecipanti avevano ricevuto lo stesso plauso da parte del pubblico, ma solo a lui era stato rivolto quell’odioso commento…

Il giorno dopo sui quotidiani locali più in voga si parla poco di quell’evento letterario. Solo qualche striminzito trafiletto nelle pagine di cronaca più interne. In un’importante quotidiano letterario, invece, c’è una recensione negativa in cui venivano ironizzate tutte le performances dei giovani poeti e, in più, c’era una sottolineatura del fatto che uno di questi “giovani” fosse parecchio attempato… In un altro giornale a bassa tiratura, infine, c’è una recensione blandamente positiva, rivelatasi in seguito pilotata da Meier (proprio colui che aveva acquistato Passeggiate su una bancarella) in cui il recensore tesseva lodi equanimemente rivolte a tutti, aggiungendo, però, di attendersi a breve un miglioramento effettivo delle loro prossime prove d’autore.
Una brutta batosta per l’intero gruppo, ma soprattutto una nuova sberla in faccia a Saxberger.

Costui, allora, abbandona in silenzio il circolo che tanto lo aveva osannato e se ne torna mesto mesto a casa. Lo segue soltanto il più giovane del gruppo, quello che tutti prendevano bonariamente in giro a causa delle sue composizioni ancora troppo immature. Il ragazzo chiede al vecchio poeta il favore di leggere le sue poesie per avere da lui un parere da esperto. In cambio di questo favore lui promette di leggere il suo tanto osannato Passeggiate
Così, come ultimo e definitivo smacco, Saxberger, già depresso per quanto era successo durante l’evento letterario, viene a sapere che il ragazzino e tutti gli altri componenti del circolo di giovani artisti, pur lodandolo a gran voce, non avevano mai letto nessuna delle sue poesie contenute in Passeggiate.

snoopy scrittore pieno di sé 

Scusatemi, care amiche/amici, se mi sono dilungato tanto a raccontarvi la trama di Fama tardiva, togliendovi così il gusto di acquistare e leggere quest’ottimo e sottilmente ironico libro, ma l’ho fatto di proposito perché questo testo di Arthur Schnitzler mi ha davvero illuminato. Infatti, con qualche piccolo ritocco e pensando al mio vissuto di questi ultimi anni, la vicenda del vecchio poeta mi ha fatto venire in mente il gruppo di amici che, insieme a me, aveva partecipato a un paio di corsi di scrittura creativa e che sperava tanto nel successo letterario. Mi ha ricordato la fragile amicizia che si era instaurata tra di noi e la sottile invidia che permeava dentro di me (e penso anche negli altri) quando uno del gruppo otteneva un qualsivoglia modesto riconoscimento. Arthur Schnitzler con la sua scrittura ironica e modernissima mi ha edotto sull’inutilità di insistere nella scrittura credendo di avere qualcosa di eccelso da dire, correndo il rischio di sentirsi dire da qualcuno di avere scritto unicamente delle banalità. In verità, a differenza di Saxberger, finora nessuno, facendo in modo che io lo sentissi, mi ha dato del povero diavolo, però chissà quanti, dietro le mie spalle, avranno alzato il sopracciglio sfogliando i miei libri e decidendo così di non acquistarli e leggerli!

Fama tardiva mi ha fatto intendere di avere speso gran parte del mio tempo libero a produrre opere ammirate smodatamente solo da parenti e amici compiacenti, ma quasi del tutto ignorate dal grande pubblico e che, proprio per questo, è arrivata l’ora di cestinare i tanti sogni di gloria che mi rovinavano la vita.
Mi ha fatto sorridere, soprattutto, il pensiero che il libro di Schnitzler sia stato volontariamente scelto da qualcuno per farmi, fidandosi del titolo, un gradito regalo, quando invece, di primo acchito, leggerlo è stato come ricevere un bel pugno nello stomaco. A bocca aperta

Fortunatamente il malumore è durato solo qualche giorno e non sono caduto nel triste vortice della depressione, anzi, quel libro mi ha donato una salutare consapevolezza delle mie effettive capacità e questa, unita al mio noto sense of humour, mi ha aiutato a sgombrare in tutta fretta dalla testa anche l’idea alquanto pellegrina di considerarmi un romanziere ingiustamente valutato da critici e lettori.

Ovvio che non rinnego i libri che ho scritto in passato, tutt’altro, ma, da oggi in poi, al pari di Saxberger, li guarderò con l’occhio benevolo e maturo di chi sa che tutto ciò che si realizza con passione e sforzo mentale ha un valore intrinseco che può tranquillamente prescindere da critiche negative o riconoscimenti a cinque stelle provenienti da chicchessia.

Nicola

L'arte della poesia

Crediti: un sentito grazie a Charles M. Schulz per le esilaranti strisce di Snoopy e un ringraziamento va anche all’autore della splendida immagine qui sopra che descrive l’arte della poesia e dello scrivere in generale.

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Oggi vorrei ricordare René Maltête, un grande fotografo e poeta francese (1930-2000): il modo migliore per farlo è tacere e lasciare parlare una piccola raccolta di sue foto in bianco e nero. Aggiungo solo che l’umorismo involontario, a volte, è più spassoso di qualsiasi freddura studiata a tavolino.

Buon divertimento.

La famigliola perfetta

Famiglia_René_Maltête

La Maggioranza siete voi…

Maggioranza_René_Maltête

Benvenuti a Perigeux ?

Benvenuti_René_Maltête

Svolta a destra segnalata troppo tardi…

YEUX02

Giocatore di scacchi

Giocatore_René_Maltête

Ciccione

Grassone_René_Maltête

Chi si riposa non piglia pesci…

Immaginazione_René_Maltête

Lavoratori ?

Lavoratore_René_Maltête

Mani in alto!

Mani in alto_René_Maltête

I Sette peccati capitali…

PeccatiCapitali_René_Maltête

La prigione che tutti vorrebbero…

PRISON

Il riposo del Cardinale

Stranezza_René_Maltête

Arrivederci alla prossima settimana!

Nicola

Un pensiero/divagazione del Signor Giacomo

IngannareUnUomo1

Quante volte, dopo avere raccontato a un amico i guai che ti assillano così tanto da non farti dormire la notte, quello ti consiglia: “Ma dai, non arrabbiarti! Prendi la vita con filosofia!”

Ecco, a una frase del genere, come minimo uno dovrebbe mandare l’amico a quel paese, non vi pare? Di sicuro costui o non ha capito la gravità dei tuoi problemi o pensa che la vita sia un gioco…

Cosa significa, poi, prendere la vita con filosofia? Fare spallucce e sperare che qualcun altro risolva i tuoi guai? La vita è forse un gioco? A Bucarest, capitale della Romania, pare che la pensino proprio così. Guardate la foto qui sotto: ecco come l’amministrazione comunale ha “filosoficamente” risolto il problema della distribuzione dell’elettricità urbana:

Cavi ElettriciRumeni 

Foto di Emanuela Losito

Per rispondere un po’ più seriamente alla domanda odierna mi faccio aiutare dal Prof. Mario Scaffidi Abbate che ci regala questi interessanti spunti:

Epicuro attribuiva alla filosofia la funzione di un farmaco capace di guarire quattro malattie: il timore degli dèi, la paura della morte, il dolore e il dispiacere. Per questo lo chiamava tetraphármakos. Quando diciamo “prendere la vita con filosofia” diamo per scontata una verità, e cioè che il filosofo, il vero filosofo, è una persona che si mantiene serena anche di fronte alle più grandi sventure (“Cascasse il mondo, io resto insensibile di fronte a tanta rovina”, diceva Orazio).
Il vero filosofo non piange e non ride, anche se ha una visione pessimistica del mondo e della vita, anche se non crede in Dio e nell’aldilà. Schopenhauer, il filosofo del pessimismo per antonomasia, non si strappava i capelli, anche se, sulla scia della filosofia indiana, considerava il mondo un’illusione (un sogno, un “lila”, un gioco divino), sostenendo che un velo (il “velo di Maya”) ci impedisce di cogliere questa verità, facendoci scambiare per reale ciò che tale non è.

Mamma mia, basta con queste dotte citazioni! Mi sta già venendo il mal di testa. Come sanno bene coloro che da tempo seguono il mio blog, quando faccio delle domande esistenziali esigo risposte corrette ma, al contempo, mi sforzo a cercarne anche di spiritose. Spulciando fra i miei libri ho trovato alcune chicche che desidero condividere con voi:

Cicerone, da par suo,  sosteneva: “Non c’è niente di così ridicolo che non sia stato stato detto da un filosofo.”

Socrate: “Sposati: se trovi una buona moglie sarai felice; se ne trovi una cattiva, diventerai filosofo.”

Roger Nimier scrive: “La filosofia è come la Russia: piena di paludi e spesso invasa dai tedeschi.”

Se non possiamo fidarci in toto dei filosofi, a chi dobbiamo credere allora? Ai comici, agli scrittori? Beh, decidete voi.

Ecco cosa pensava Woody Allen sul prendere la vita con filosofia: “Lo sviluppo della mia filosofia ebbe origine nel seguente modo: mia moglie invitandomi ad assaggiare il suo primo soufflé, me ne fece accidentalmente cadere una cucchiaiata sul piede e mi provocò la rottura di alcune falangi. Non credo, però, di avere divorziato da lei per questo.”

Samuel Beckett, invece, affermava: “Ho provato. Ho fallito. Non importa. Riproverò. Fallirò meglio!”

Le parole chiave del post odierno sono tre: filosofia, umorismo, gioco. Le prime due credo di averle sviscerate abbastanza, manca solo di parlare del gioco. Di quest’ultimo sono un esperto d’accatto, nel senso che io non gioco mai, ma è mia moglie che, essendo una grande appassionata di passatempi elettronici, per rilassarsi dalle fatiche domestiche, ogni giorno si impossessa del mio computer e per due ore si immerge in un mondo fatto di carte, di palline colorate da colpire e di omini che rimbalzano da un piano all’altro, di tessere cinesi da accoppiare e io non posso far altro che aspettare il momento in cui lei, finalmente, si ricorda dei suoi numerosi (e noiosi) impegni casalinghi…

Siccome sono un uomo fondamentalmente buono e, soprattutto, perché vorrei convincere la mia consorte a dare un’occhiata al mio blog (finora non l’ha mai fatto…), nel post di oggi, dedicato a lei e a tutte le gentili signore che ogni tanto mi onorano di una visita, rivelo dove trovare dei nuovi giochi relax. Il blogger Marco Alba mi ha contattato qualche settimana fa per dirmi che conduce Arcademia (Chi l’ha detto che giocare è una perdita di tempo?) un blog tutto dedicato ai giochi arcade e mi ha chiesto di promuoverlo. Lo faccio volentieri.

“Cosa è successo ai videogiochi? Perché ci sono sempre più persone che alle spettacolarità della grafica preferiscono l’esperienza?

Tanti oggi se lo chiedono. È molto semplice rispondere a queste domande. Negli anni i videogiochi hanno pensato a svilupparsi non tanto a livello di "intrattenimento" quanto a livello di immagine e potenza grafica e questo, alla fine, ha stancato buona parte degli appassionati del gioco inteso principalmente come relax per la mente.

In altre parole, stiamo tornando al passato.

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Alzi la mano chi non ha mai giocato a Pacman, Pong, Space invaders, Mario e si è fatto attrarre pochissimo da quelli studiati per le console Wii, Wuu o Waa! Molti di noi hanno amato quei vecchi giochi, quelli in cui si usavano solo due tasti. Uno per saltare e uno per sparare. Se non ricordo male, i più complessi passatempi di quella generazione utilizzavano, in aggiunta, i quattro tasti direzionali. Oggi molti giochi per computer sono tornati a pensare semplice: infatti, il titolo più premiato e venduto del 2012 è stato una versione online dei LEGO. Che dire poi del grande successo di Minecraft e di altri sandbox (il recinto della sabbia destinato ai giochi dei bambini)? Le grandi software house ne hanno preso atto e si stanno adeguando: presto i mille capitoli delle tante saghe che circolano oggi saranno surclassati da qualcosa in grado di divertire sia i grandi che i piccini. In giro si trovano già parecchi giochi flash, sviluppati da piccoli gruppi di persone, che non sono per niente complicati ma, ugualmente, riescono a tenere i giocatori inchiodati per ore davanti al computer. “

Dopo questa breve nota di servizio, termino invitandovi a seguirmi anche la prossima settimana perché affronterò il tema della morte. Non spaventatevi, di certo verrà trattata alla mia maniera, cioè il più allegramente possibile.

Posso darvi un piccolo anticipo con una freddura di Groucho Marx: “Quest’uomo è morto, oppure il mio orologio si è fermato…”

Nicola

P.S.

  • Citazioni e freddure sono tratte dall’Enciclopedia della Battuta a cura di Gino & Michele – Edizioni Smemoranda e dal libro “Meditazioni per uomini che hanno troppo da fare” di Jonathon Lazear – Editore Sonzogno.
  • Cliccando sulle scritte in rosso nel testo del post odierno si può intercettare il Prof. Mario Scaffidi, e visitare il sito web con i giochi di Mario.

Questo è il titolo del mio primo lungo romanzo. Per coloro che non lo conoscono ancora, presento la copertina e i primi 5 capitoli. E, in fondo all’articolo, ci sono brevi ma importanti Note a margine… animate.

CopertinaAnterioreAllabisognaTango si balla [1600x1200] [1600x1200] [1600x1200]

Prologo

Capitolo 1

Capitolo 2

Capitolo 3

Capitolo 4

Capitolo 5 - 1

Capitolo 5 - 2

Alla bisogna tango si balla è disponibile in f.to Pdf, leggibile su Pc con Acrobat Reader:

Schermata Alla bisogna tango si balla in Adobe Reader

sull’emulatore per Pc, Kindle Previewer:

Kindle Preview

su Adobe Digital Edition:

Schermata ADE

Con visualizzazione a libro su Martview:

Schermata Martview

e su Soda 3D Pdf Reader

Schermata Alla bisogna tango si balla Soda 3D

Attualmente sto preparando una versione adatta per essere letta sull’Ipad2 di Apple e sul Galaxy Tab 10.1 di Samsung.

Tutti i software citati per Pc (e cioè Adobe Reader, Soda 3D Pdf Reader, MartView, Adobe Digital Editions, Kindle Previewer) sono gratuiti e scaricabili facilmente da Internet e altrettanto facilmente installabili sul vostro Pc.

Chi è interessato a ricevere gratuitamente Alla bisogna tango si balla può richiedermelo all’indirizzo mail n.losito@alice.it, nell’occasione, fornirò specifici dettagli relativi al tipo di programma scelto per la lettura.

E, per finire, ecco alcune…

Note a margine… animate

Un romanzo lungo come il mio (436 pag.) rappresenta un’impresa titanica (se non impossibile) da condurre in porto su un pc: 010105a_hit

Si corre il rischio di diventare strabici 060104~3

se si superano i classici dieci minuti di attenzione che si può prestare allo schermo a pixel illuminati di un computer. È ovvio che la cosa migliore da fare sarebbe di leggerlo su carta come un vero libro: purtroppo fotocopiare 436 pagine in copisteria è molto costoso. Lo so per esperienza perché ne ho stampate tempo fa una trentina di copie che ho regalato agli amici più intimi…

Il primo consiglio che posso dare è di leggerlo a spizzichi e bocconi, diciamo due o tre capitoli al giorno: i capitoli non sono molto lunghi e si possono affrontare con facilità anche al computer.

Ciò detto, ahimé, devo confessare che non tutti quelli a cui ho regalato il libro cartaceo lo hanno letto fino all’ultima pagina. EV442A~1

Le ragioni possono essere state tante:

1.a) il libro non vale niente (il che potrebbe essere realistico, anche se un simile giudizio è difficile da mandare giù da chi ha fatto tanta fatica a scriverlo…)

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2.a) perché l’argomento trattato non è interessante (non tutti amano leggere le avventure in Rete vissute da tre protagonisti non più giovanissimi).

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3.a) perché molti lettori evitano come la peste di affrontare romanzi voluminosi, indipendentemente da chi li ha scritti).

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4.a) perché è di un autore sconosciuto (ma come diavolo si fa a diventare conosciuti se nessuno ti legge?).

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5.a) perché non dovevo regalarlo a persone che non amano leggere romanzi (ma stravedono solo per i saggi).

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6.a) perché non dovevo regalarlo a persone che, al pari di me, scrivono e si credono autori affermati avendo pubblicato libri con editori a pagamento (questi sono i peggiori lettori in assoluto…).

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7.a) perché non dovevo regalarlo a editor di case editrici (costoro, in genere, sono malpagati per il lavoro, noiosissimo, che svolgono).

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Bene, il secondo e ultimo consiglio che mi sento in dovere di regalare a chi si accinge a leggere Alla bisogna tango si balla è di arrivare fino in fondo al libro. Chi lo ha davvero affrontato senza pregiudizi e senza saltare pagine lo ha trovato intriso di humour, gradevole, ben scritto, degno di attenzione per avere esplorato con umana curiosità il mondo virtuale di Internet e avere scoperto a sue spese quanto esso possa essere intrigante, ingannevole, pericoloso e…

Ok, stop alle sviolinate, provate a leggerlo e poi fatemi sapere cosa ne pensate!

Cordiali saluti a tutti

Nicola

I pensieri e le divagazioni del Signor Giacomo

Ventesima Puntata

Datori di lavoro e dipendenti

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La prepotenza del potere

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Potere e Intelletto

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E’ inutile ribellarsi…

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Arrivederci alla prossima puntata!