L’uccello che girava le viti del mondo

Pubblicato: 30/06/2011 in articolo, recensione
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A parte Kazuo Ishiguro (Quel che resta del giorno e Non lasciarmi, entrambi editi da Einaudi) non conoscevo altri autori giapponesi moderni. Questa mia lacuna è stata in parte colmata dalla lettura dell’ultimo romanzo, uscito in Italia, di Murakami Haruki, un autore nato in Giappone nel 1949 a Kyōto e cresciuto a Kōbe.

Il libro di cui oggi vi parlo l’ho acquistato d’impulso, attirato dalla stranezza del titolo e anche perché da tempo volevo testare autori diversi dai soliti quattro o cinque scrittori costantemente in cima alle classifiche di vendita in Italia e altrove.

L’uccello che girava le viti del mondo, edito da Einaudi, è un tomo di ben 832 pagine stampato a caratteri piccoli (ma non piccolissimi) che avrebbe spaventato chiunque, ma non certo me che da qualche settimana sono uscito (quasi) indenne dalla magnifica/devastante/fatigante/stizzosa impresa di leggere l’Ulisse di Joyce.

Parentesi

Ho scritto “stizzosa” perché, per almeno una ventina di volte, avrei voluto gettare dalla finestra quella ponderosa opera osannata da tutti, ma letta fino in fondo quasi da nessuno. Possibile – mi chiedevo mentre leggevo l’Ulisse – che sia cosa basilare, conoscere nomi e cognomi delle cento e passa persone che seguono il funerale di un abitante di una via di Dublino, per nulla famoso? Oppure che sia utile alla storia elencare i nomi dei quaranta componenti della banda che precede la carrozza funebre dello stesso defunto? Io sono convinto che Joyce, scrivendo quelle paginate di elenchi, abbia voluto prendersi gioco dei critici che, all’epoca, avevano disapprovato certi suoi scritti forse un po’ criptici e poco esplicativi.

Chiusa parentesi.

Dunque, superato lo scoglio dell’Ulisse, ero preparato ad affrontare una nuova avventura di molte pagine.

La cosa che mi ha colpito subito è stato il vezzo di Haruki di dare titoli lunghissimi a ogni capitolo delle tre sezioni (La gazza ladra, L’uccello profeta, Il flauto magico) di cui è composto il libro. Ad esempio, il primo capitolo della prima sezione recita: “Dove si parla dell’uccello-giraviti del martedì e di creature con sei dita e quattro seni.”

L’incipit del romanzo, a mio parere, è notevole e ve lo ricopio:

“Avevo la pasta sul fuoco in cucina, quando squillò il telefono. Alla radio davano La gazza ladra di Rossini, il sottofondo ideale per preparare un piatto di spaghetti, e io l’accompagnavo fischiando. Fui tentato di non rispondere, gli spaghetti erano quasi cotti, e Claudio Abbado stava giusto per portare l’orchestra filarmonica di Londra all’apice dell’intensità drammatica. Pazienza, mi rassegnai ad abbassare il fuoco e sollevai il ricevitore. Poteva anche essere un conoscente con qualche nuova proposta di lavoro.

– Vorrei dieci minuti del suo tempo, – disse senza preamboli una voce di donna.

Io sono piuttosto bravo a riconoscere le persone dalla voce, quella lì però non l’avevo mai sentita.

– Scusi con chi desidera parlare? – chiesi educatamente.

– Proprio con te. Dieci minuti, dammi solo dieci minuti del tuo tempo. Vedrai che riusciremo a intenderci perfettamente.-

La donna aveva una voce bassa, morbida, elusiva.

– Intenderci?

– Parlo di feeling.

Sporsi la testa oltre la porta a guardare in cucina: dalla pentola si alzava bianco vapore, Abbado continuava a dirigere la gazza ladra.

– Scusi, ma ho gli spaghetti sul fuoco, non potrebbe chiamarmi più tardi?

– Spaghetti? – fece lei in tono sconcertato. – Spaghetti alle dieci e mezzo del mattino?

– Questo non la riguarda. Ho il diritto di mangiare quello che mi pare all’ora che mi pare, – risposi un po’ irritato.

– In effetti, – disse la donna in tono secco e impersonale, molto diverso da prima. L’umore sembrava leggermente cambiato. – Vabbè, non importa richiamo più tardi.

– Aspetti un momento, – risposi in fretta. – Se è per vendermi qualcosa, guardi che perde il suo tempo, mi telefonasse anche cento volte. In questo momento non posso permettermi di comperare niente, sono disoccupato, non ho soldi da buttare via.

– Lo so, non ti preoccupare.

– Come sarebbe a dire, lo sa?

– Significa che so benissimo che sei disoccupato. Per cui vai pure a prepararti i tuoi preziosi spaghetti.

– Ma lei, cosa diavolo… – Non feci in tempo a terminare, dall’altra parte avevano sbattuto giù il telefono.”

Non male, no?

Prima di acquistare un libro leggo sempre la prima pagina e, solo se m’incuriosisce, caccio i quattrini e me lo porto a casa. Beh, a me quell’incipit parve strepitoso: nella sua semplicità, mi aveva dato la certezza che anche il resto del romanzo sarebbe stato all’altezza di quelle prime righe.

A finire il libro ci ho impiegato una ventina di sere, già perché a me piace leggere la notte a letto, visto che non ho più l’età per fare altro… ahem.

Così mi sono immerso nel mondo onirico, fantasioso e, allo stesso tempo, realistico di Murakami Haruki.

Sembra una contraddizione in termini associare l’onirico al realistico eppure, con grande estro narrativo, Haruki riesce a realizzare questo difficile connubio: ogni situazione, infatti, benché fantasiosa è tenuta saldamente ancorata a terra attraverso la veridicità delle descrizioni e dei dialoghi. Ed è questo che rende la storia sufficientemente credibile.

In un solo punto del romanzo, Haruki esagera quando dà l’idea di non conoscere le difficoltà nell’individuare le password che permettono l’accesso a documenti segreti memorizzati in un computer. Hokada Toru, il personaggio principale del libro, fra milioni di password possibili, ne individua ben due in pochi minuti. Cosa che è decisamente improbabile.

A parte quest’assurdità perdonabile, l’autore, pur nella complessità della trama e nell’uso di lunghi flash back, tiene saldamente la barra della narrazione e scioglierà gradualmente tutti i misteri della vicenda.

La storia in sé e per sé è semplice: una coppia che sembrava affiatatissima, improvvisamente si sfalda. Kumiko, la moglie di Okada se ne va di casa per seguire un altro uomo di cui dice di essere attratta fisicamente. Il racconto, con l’aiuto di numerosi e ben delineati comprimari, si evolve verso la soluzione (non vi rivelo qual è, ovviamente) seguendo i vari tentativi messi in campo da Okada per ritrovare la moglie fuggitiva.

Uno dei comprimari più riusciti è Kasahara May, una ragazzina di 17 anni, vicina di casa di Okada, che lo aiuterà a sopportare la solitudine delle prime e tristi giornate di uomo abbandonato senza un’apparente ragione da una moglie molto amata e desiderata.

Ci sono poi le due sorelle Malta e Creta Kanō, maghe sensitive e misteriose, che aiuteranno Okada a ritrovare il gatto fuggito di casa e gli daranno le prime dritte per cominciare la ricerca della moglie e per comprendere le ragioni della sua fuga.

Nutmeg e Cinnamon, madre e figlio, facoltose persone della società bene di Tokyo, la città dove si svolge la vicenda, che prenderanno a cuore la situazione economicamente disastrosa di Okada e gli forniranno denaro e mezzi per aiutarlo nella ricerca, ormai diventata ossessiva, di sua moglie Kumiko.

Wataye Noburu, fratello di Kumiko, un politico brillante ma infido che odia il cognato e che si adopererà con tutto il suo potere affinché lui non scopra il mistero che sta sotto alla fuga improvvisa della moglie.

Parallelamente alla vicenda principale (che si svolge ai nostri giorni), ma sempre strettamente connessa a essa, ruotano le storie di altri personaggi che hanno vissuto il conflitto russo-giapponese durante la seconda guerra mondiale.

Terribili ed epiche le pagine in cui Boris lo scorticatore, un crudele ufficiale russo, uccide delle spie giapponesi, facendole scorticare vive o spaccando loro la testa con una mazza da baseball, allo scopo di ottenere informazioni militari.

Il romanzo, cioè, alterna pagine di storia realmente accaduta a vicende di fantasia ma anch’esse credibili perché narrate con voce realistica.

La storia, di largo respiro e complessa nella trama, mi ha avvinto e non mi ha stancato nemmeno nelle diverse digressioni dal filone principale.

Ci si affeziona ai vari personaggi e, di conseguenza, si prova dispiacere quando alcuni di loro, come le due sorelle Kanō, si perdono per strada.

In conclusione, posso dirvi che il libro vale i 17,50 euro spesi per acquistarlo.

E cosa c’entra – vi chiederete a questo punto – l’uccello che girava le viti del mondo?

E perché il romanzo ha quello strano titolo?

Beh, sono un po’ cattivello e non ve lo svelo…

Leggete il libro e lo saprete!

A settembre, quando (forse) riaprirò il blog, avremo tempo e modo di parlare ancora di Murakami Haruki. Vi anticipo solo che ho comprato praticamente tutti i romanzi e i racconti editi in Italia di questo autore.

Chissà perché?

Nicola

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commenti
  1. mariangela ha detto:

    Ciao Nicola!
    che bello risentirti!! beh, da come mi conosci, non riuscirei MAI a leggere un libro di 832 pagine!
    io sono circondata da libri come “I porcospini di Schopenhauer” “l’anello di re Salomone”.. altre storie, mi servono per i miei progetti formativi (!?!) dai teniamoci in contatto.. chissà mai che ci si possa vedere anche con i rispettivi coniugi per un drink milanese.. ti lascio il mio cell. 3487600456!!!
    a presto e.. buona estate!
    mariangela

    • nicolalosito1942 ha detto:

      Fra qualche anno, quando come me anche tu avrai tonnellate di tempo a disposizione, 832 pagine non ti faranno paura, anzi comprerai sempre libri di grande spessore… in tutti i sensi!
      Prendi nota del titolo proposto e conservalo a futura memoria.
      Ottima l’idea del drink a Milano: la città in estate diventa località tutta… da bere. Ti scriverò in privato il mio cell., non vorrei ubriacarmi con tutti i drink che mi toccherebbe bere se accettassi gli inviti di tutti quelli che leggono il mio blog… ahahahahahah
      Ciao
      Nicola

  2. Giusy ha detto:

    Caro Nicola, grazie per la recensione, serena estate ed oltre e a rileggerci qui, su Facebook e/o via email. Un abbraccio a te e Signora 🙂
    Giusy – Alessandria

    • nicolalosito1942 ha detto:

      Mi pare di capire che sei qui in Italia nella tua amata Alessandria. Si tratta di una vancanza o qualcosa di più?
      Conservo ancora le tue foto straordinarie con la foca, salita di trasforo sul tuo motoscafo.
      Ci sarebbe da scriverci su un racconto, anzi perché non lo fai?
      Un cordialissimo saluto e ben tornata!
      Nicola

  3. Giusy ha detto:

    Ritorno finalmente in Italia a luglio, e certamente tornerò in California, ma saltuariamente. Se sarà possibile, ci andrò a svernare, se no ci tornerò quando capiterà, compatibilmente con impegni lavorativi, finanze e il lavoro di mio marito, che è Capitano di Marina. Vedremo. 🙂
    La foca salita sul tender della barca dove ero ospite è uno dei tanti animali selvatici che ho avuto occasione di incontrare (e spesso toccare), in USA e Costa Rica. Un pellicano, scimmiette, scoiattoli selvatici, un varano, diversi coyotes, un puma, serpenti a sonagli, procioni …. puoi immaginare da te quali non ho toccato, ma credimi, fosse dipeso da me, anche puma, coyotes e Mister Sonaglino non si sarebbero salvati dalla mia smanacceria 😀
    Altre foto di me con animali le trovi sulla apposita cartellina di Facebook.
    Peccato che non ho foto del pellicano, che si lasciò carezzare solo da me. Chiunque altro gli si avvicinasse, veniva allontanato da un colpo di becco accompagnato dallo scatto del collo in avanti. Il rumore che fa il becco del pellicano quando si chiude, è altamente persuasivo nel fare desistere. Ma con me se ne stava bravo bravo …. e come puzzava 😀
    I più delicati nell’accettare il cibo sono senz’altro i procioni, con quelle belle piccole manine nere …. scusa, quando si parla di animali, io vengo giù a valanga ….. 🙂

  4. nicolalosito1942 ha detto:

    Si potrebbe affermare, senza tema di smentite, che sei un’amica degli animali e che sei stata fortunata a incontrarli al di fuori degli zoo come tocca a me, ormai uomo di città. Da bambino però, nella fattoria dei nonni in Puglia, ho toccato e giocato anch’io con galline, tacchini, pecore, maiali, mucche, eccetera e ho cavalvato come gli indiani senza sella su grandissimi cavalli.
    Sono anche volato per terra da una cavalla imbizzarrita e porto ancora la cicatrice sotto il mento.
    Niente a che vedere con gli animali esotici o straordinari come i tuoi, però anch’io ho avuto le mie belle avventure…:-D
    Nicola

    • Giusy ha detto:

      Ah, non disdegno nemmeno animali più domestici e familiari. in effetti, il mio sogno è avere una mini-fattoria rifugio 🙂
      Sono ottimista che ancora possa succedere 🙂

  5. sissa ha detto:

    “spaccando loro la testa con una mazza da baseball, allo scopo di ottenere informazioni militari.”

    Nicola: se a settembre non riapri il blog, te la spacco io la testa!!!!!!!
    Grazie di cuore, perchè mi hai fatto venire VOGLIA di leggere di nuovo. Buone vacanze, ma spero di sentirti per altre vie. Salutami tanto la consorte.
    Sissa

    • nicolalosito1942 ha detto:

      Ti ho già espresso via mail il mio pensiero riguardo al blog: una cosa come questa ha senso se c’è un colloquio tra scrittori e lettori. Se si riduce soltanto a un esercizio solitario non ha molto senso. A me non piace parlare davanti a uno specchio, preferisco dialogare, litigare, scherzare con la gente e forse il blog non è il mezzo migliore per avere questo risultato.
      Anche se all’inizio ci credevo.
      Comunque ho tutta l’estate davanti per pensare se andare avanti oppure no.
      Fai i miei complimenti ai tuoi ragazzi per la promozione.
      Nicola

  6. Oissela ha detto:

    Ciao Nicola. Ci sentiamo a settembre. Alessio

  7. Alessandra ha detto:

    Ciao Nicola,
    e perchè mai non dovresti riprendere il tuo blog? Anche a me hai fatto venire voglia di comprare questo libro: il numero di pagine non mi spaventa, ho un intero anno sabbatico davanti! Complimenti ancora per il tuo lavoro e non ti scoraggiare, siamo in tanti ad apprezzarti anche se non te lo dicimo ogni volta! Ale

    • nicolalosito1942 ha detto:

      Spero che ti torni, insieme alla lettura, anche la voglia di scrivere le belle storie che ci regalavi.
      L’anno sabbatico all’estero forse ti lascerà qualche momento per te stessa e per rinverdire la passione per le favole in cui tu eri maestra.
      Fatti viva ogni tanto. E non dimenticare i Fiori Blu.
      Nicola

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