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Bukowski-by-origa

    L’autore dell’immagine è Graziano Origa, Origafoundation – Opera propria, CC BY-SA 3.0

Care amiche e amici,
confesso che da tempo immemorabile avevo deciso di ignorare del tutto i libri di Charles Bukowski, uno scrittore famoso per l’eloquio sboccato e per gli argomenti quasi sempre sopra le righe con cui amava scandalizzare il mondo letterario a lui contemporaneo.

Su Wikipedia, infatti, si legge: "Henry Charles "Hank" Bukowski Jr. (Andernach, 16 agosto 1920 – San Pedro, 9 marzo 1994), nato Heinrich Karl Bukowski (noto anche con lo pseudonimo Henry Chinaski, suo alter ego letterario) è stato un poeta e scrittore statunitense di origine tedesca che ha scritto sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di poesie, per un totale di oltre sessanta libri. In questi tratta della sua vita, caratterizzata da un rapporto morboso con l’alcol, da frequenti esperienze sessuali (descritte in maniera realistica e senza troppi eufemismi) e da rapporti tempestosi con le persone. La corrente letteraria a cui spesso viene associato è quella del realismo sporco."

Qualche mese fa un amico mi ha regalato diversi libri di Bukowsi in formato ebook e, così, mi sono deciso finalmente ad affrontare quest’ostico scrittore tanto disprezzato da molti quanto amato da molti altri.
Il primo libro che ho scelto di affrontare è stato "Scrivo poesie solo per portarmi a letto le ragazze", colpito dal titolo davvero originale e, al contempo, parecchio auto-ironico.

Si tratta di una raccolta di racconti quasi tutti autobiografici in cui Bukoswki non smentisce la sua volontà di essere il più possibile sgradevole per il comune lettore, rivelando una sincerità al limite del masochismo (cioè consapevole di essere uno sporcaccione per nulla pentito) e riuscendo, in questo modo, ad accaparrare la simpatia di tutti coloro che riescono a digerire il turpiloquio altrui pur non professandolo mai personalmente. Tra i tanti racconti di questo libro ce ne sono alcuni godibilissimi, diversi troppo realistici sull’argomento sesso, altri molto profondi sulla scrittura e sugli scrittori di prosa e di poesia e sul rapporto conflittuale tra autori ed editori, questi ultimi, quasi sempre, incapaci di riconoscere il vero talento ma attenti unicamente al guadagno che uno scrittore di successo può procurare. Tra i brani che mi sono piaciuti ne ho scelto uno da proporvi perché esprime concetti condivisibili da chi, come il sottoscritto, non molti anni fa, si è calato (scioccamente) anima e corpo nel difficile mondo degli scrittori che sperano di raggiungere la fama con le loro opere letterarie, uscendone – per fortuna – senza essersi fatto troppo male. La casa degli orrori, per inciso, è l’ambiente dove uno scrittore vive e dove esercita la sua passione.

A presto.

Nicola

La casa degli orrori di Charles Bukowski

     Parlare di scrittura è come parlare d’amore o di fare l’amore o di vivere d’amore: se ne parli troppo puoi farlo svanire. Senza cercarli, ho, per mia disgrazia, incontrato molti scrittori, sia di successo che d’insuccesso – mi riferisco alla loro arte. Come esseri umani sono un branco di cattivi, un branco da disprezzare, lamentosi, egocentrici, perfidi. Una cosa che hanno quasi tutti in comune: ognuno di loro pensa che la sua opera sia grandiosa, forse la migliore. Se hanno successo prendono la cosa come scontata e dovuta. Se falliscono sentono che gli editori, le case editrici e gli dei sono contro di loro. Ed è vero che molti pessimi scrittori sono spinti e manipolati finché non raggiungono la cima, qualunque sia il motivo. È anche vero che molti bravi scrittori sono morti di fame, o sono quasi morti, o si sono suicidati, o sono impazziti, e così via, per essere riscoperti in seguito come talenti eccelsi (seppur morti). Questo dato storico infonde coraggio allo scrittore scadente. Gli piace immaginare che il suo (di lei o di lui) fallimento sia dovuto a una moltitudine di cose che esulano dal semplice fatto di avere scarso talento. Be’, ce ne sono tanti così.

     In più, quando penso agli scrittori che conosco, per lo più poeti, noto che sono sostenuti da altri – mogli, quasi sempre madri che si fanno carico del sostentamento economico di quelli che conosco. E vivono anche abbastanza agiatamente con televisori, frigoriferi pieni e appartamenti o case in riva al mare – quasi tutti a Venice o a Santa Monica, e prendono il sole di giorno, sentendosi sull’orlo della tragedia, questi miei amici (?) e poi di sera, magari una bottiglia di vino e un panino al crescione, seguito da una lettera piagnucolosa sulla loro indigenza, la loro grandezza indirizzata a qualcuno da qualche parte. Qualsiasi cosa pur di scrivere, lavorare, creare, buttare giù parole. Be’, credo che sia sempre meglio che lavorare a una punzonatrice. Le mogli e le madri lavoreranno alla punzonatrice, non preoccupatevi di quello. E i poeti, non avendo vissuto nel mondo là fuori, nel mondo reale, non avranno nulla su cui scrivere, ma scriveranno comunque con un ego grande così e tantissima noia.

     È praticamente impossibile scrivere sulla scrittura. Mi ricordo che una volta dopo avere tenuto un reading di poesia ho chiesto agli studenti: “Ci sono domande?”. Uno di loro mi ha chiesto: “Perché scrive?”. E io gli ho risposto: “Perché lei porta quella maglietta rossa?”.
     Essere scrittore danna l’anima ed è difficile. Se hai talento può lasciarti per sempre in una notte di sonno. Ciò che ti fa andare avanti nel gioco non è facile a dirsi. Troppo successo è distruttivo; la mancanza di successo è distruttiva. Un piccolo rifiuto può fare bene all’anima, ma il rifiuto totale crea bisbetici e pazzi, stupratori, sadici, ubriaconi e poeti mancati che picchiano le mogli. Tanto quanto fa il troppo successo.

     Anch’io sono stato fuorviato dal concetto romantico della scrittura. Da giovane ho visto troppi film sul grande Artista, e lo scrittore era sempre un tizio tragico e dannatamente interessante con un bel pizzetto, occhi lucenti e verità profonde che gli scaturivano continuamente dalla bocca. Che bello sarebbe essere così, pensavo, ah. Ma non è così. Gli scrittori più bravi che conosco parlano pochissimo, voglio dire, quelli che scrivono bene. Infatti, non c’è niente di più noioso di un bravo scrittore. Tra la gente o anche con solo una persona, è sempre occupato (nel subconscio) a registrare qualsiasi dannata cosa. Non gli interessa fare discorsi o essere l’Essenza della Festa. È avido, risparmia benzina per la macchina da scrivere. Parlando puoi allontanare l’ispirazione, con la bocca puoi distruggere il genio donatoti da Dio. L’energia arriverà fino a un certo punto. Anch’io sono avido. Bisogna esserlo. Le uniche energie a cui si può rinunciare, l’unico tempo che si può donare è il tempo per l’Amore. L’amore dà forza; distrugge odi innati e pregiudizi. Rende la scrittura più completa. Ma tutte le altre cose devono essere risparmiate per il lavoro. Uno scrittore dovrebbe effettuare quasi tutte le sue letture da giovane; mentre comincia a formarsi, la lettura diventa distruttiva – toglie la puntina dal disco.

     Uno scrittore deve continuare a scrivere, a colpire nel segno, o si ritroverà nei bassifondi. E non c’è modo di risalire. Perché dopo qualche anno dedicato alla scrittura, l’anima, la persona, la creatura non riesce più a operare in nessun altro campo. È inutilizzabile. È uccello in una terra di gatti. Non consiglio mai a nessuno di diventare scrittore, a meno che lo scrivere sia l’unica cosa che gli impedisca di impazzire. A quel punto, forse, ne vale la pena.

Fine

Contributi: Il racconto di Charles Bukowski è stato estratto dal libro Scrivo poesie solo per portarmi a letto le ragazze edito da Feltrinelli nella collana Universale Economica e a cui vanno le mie più sentite scuse per il furto perpetrato al solo scopo di informare i miei amici lettori. Un ringraziamento va anche a Wikipedia da cui ho estratto informazioni su Bukowski.

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Cosa sono le affinità elettive?

Per rispondere a questa domanda, apparentemente difficile, faccio ricorso a un episodio di vita vissuta (pericolosamente) da me non tantissimo tempo fa.

Antefatto

I siti web di scrittura, cioè i luoghi dove gli scrittori esordienti possono pubblicare gratuitamente i loro testi (poesie, racconti, romanzi, articoli politici ecc.), hanno avuto un certo grado di notorietà qualche anno fa, ma ora, a mio parere, se la stanno passando male. Primo, perché tutti quelli che speravano di essere intercettati da una casa editrice seria hanno dovuto ricredersi e oggi passano il tempo a mandare a quel paese i mille editori(?) a pagamento che fanno pubblicità su Internet e sui giornali promettendo loro mari e monti. Secondo, nei siti gratuiti di scrittura c’è sempre un vecchio scrittore furbacchione che non è riuscito a sfondare nel mondo editoriale cartaceo ma che ha capito come, quanto, e cosa scrivere sul web per avere un certo seguito e monopolizzare la home page con la sua indubbia bravura, raccogliendo – lui soltanto – tutti i commenti dell’ormai sparuto gruppo di autori che pubblicano in Rete le proprie opere, lasciando agli altri briciole di visibilità. È ovvio che questi misconosciuti scrittori(?) sono destinati, prima o poi, a morire di rabbia o dare in escandescenze per il successo (anche se virtuale) di uno solo di loro. Al seguito del vecchio marpione nasce sempre un gruppo di persone di medie capacità artistiche che, per godere di un pizzico di notorietà riflessa, hanno il preciso compito di commentare ogni suo post, magnificandone acriticamente le doti letterarie e, in più, sono pronte a far fuori ogni nuovo autore che si presenta all’orizzonte e che sembra volere (o potere) scalfire la supremazia del capo in testa di quello che io definii il clan degli eletti, cioè l’affiatata combriccola di utenti che determina il bello e il brutto tempo nel Sito.

Ciò detto, entriamo adesso nello specifico di quel triste trancio di vita passata che riguarda direttamente me e che dà una risposta esauriente alla domanda iniziale.

Anni fa anch’io mi iscrissi a un Sito di Scrittura su Internet e lì presentavo i miei racconti e i miei fumetti. Nel giro di qualche mese avevo già il mio piccolissimo seguito di lettori e ne ero più che soddisfatto ma, una brutta mattina, per inesperienza, pestai i piedi allo scrittore più bravo e potente del Sito e quello fu il mio errore fatale. Mi venne dichiarata una guerra sotterranea dal clan degli eletti, una guerra senza quartiere a cui cercai, per qualche tempo, di resistere. Per difendere la mia onorabilità scrissi una sit-com ironica che prendeva in giro bonariamente (si fa per dire…) il capo clan e tutti quelli legati a lui da affinità elettive.

Per diversi giorni quella mia commedia fece il boom di contatti e letture perché, a torto o a ragione, venni considerato da una parte di utenti del Sito il coraggioso difensore dei reietti, cioè di coloro che – benché bravi poeti e scrittori – non ricevevano (quasi) mai commenti. Naturalmente il clan degli eletti non la prese bene. In ventiquattr’ore fui sommerso da anatemi vari e da decine e decine di commenti offensivi scritti da tutti coloro che avevano visto in me il Nemico Da Abbattere per avere osato sbeffeggiare l’amato boss. Nacquero polemiche a non finire e così la Direzione del Sito fu costretta a intervenire duramente nei miei confronti. Il clan degli eletti ebbe il sopravvento e io dovetti fuggire nottetempo con la coda tra le gambe e con ben scolpita in testa una lezione che non dimenticherò più: contro le affinità elettive è inutile combattere. Si può vincere una battaglia, ma la guerra la si perde sempre e comunque.

Ecco perché, da allora, non ho mai più messo piede in un sito web di scrittura…

Nicola THE_PR~1[4]

Le Affinità elettive

Abbiamo commesso una pazzia: ora lo vedo fin troppo bene. Chi, giunto a una certa età, vuole realizzare sogni e speranze di gioventù, si inganna sempre, giacché nell’uomo ogni dieci anni cambia il concetto delle felicità, cambiano le speranze e le prospettive. Guai a colui che, dalle circostanze o dall’illusione, viene indotto ad aggrapparsi al futuro o al passato! Abbiamo commesso una pazzia. Dovremmo, per una sorta di scrupolo, rinunciare a ciò che i costumi del nostro tempo non ci vietano? In quante cose l’uomo ritorna sui suoi propositi, sulle sue azioni, e non dovrebbe farlo qui, dov’è in gioco tutto e non un dettaglio, dove si tratta non di questa o di quella condizione di vita, bensì della vita in tutto il suo complesso?

Goethe: Le affinità elettive

Personaggi sul palco:

Donna al telefonoUomo che dorme

                                    Atena                                Eros

Personaggi di cui si parla, ma mai presenti sulla scena: Saturno, Vulcano, F, G, P, Y, C, E, S.

Ambientazione:

Ore sei di mattina di una giornata d’inizio primavera. Dal fondo del proscenio s’intravvedono i primi timidi raggi di sole. Il palco è diviso nettamente in due. Sulla destra c’è una camera da letto dove Eros, il protagonista maschile, sta dormendo, l’unico suono udibile è un leggero russare. Sulla sinistra, Atena, la protagonista femminile, è già vestita di tutto punto e cammina nervosamente in un salotto arredato in stile moderno. Nella mano sinistra tiene una tazzina di caffè e con la destra impugna un cellulare su cui ha appena digitato un numero. Pochi istanti dopo, la quiete armonica della stanza allestita sulla destra del palcoscenico viene spezzata dal suono acuto di un telefono. L’uomo si rivolta nel letto e si mette il cuscino sulla testa per cercare di attutire quell’angosciante trillo. Siccome il suono non s’interrompe, alla fine, Eros decide di rispondere.

Eros: …prontooo (la voce è impastata e per nulla accogliente)

Atena: ciao Eros, scusa se ti ho svegliato così presto, ma prima di recarmi in ufficio volevo chiacchierare un po’ con te… (il tono è suadente, ma deciso allo stesso tempo)

Eros: ma che cazzo, Atena! La devi piantare di svegliarmi a queste ore antelucane!

Atena: dai, bel ragazzo, ho bisogno di parlarti un minutino e poi puoi tornare a dormire…

Eros: dimmi…

Atena: ho già parlato con Saturno e Vulcano, e abbiamo deciso che questa mattina sul Sito io pubblico per prima.

Eros: fate come vi pare, prima delle dieci io non ho nessuna intenzione di alzarmi e accendere il PC…

Atena: suvvia, Eros! Ogni tanto dai l’impressione che non te ne freghi niente del gruppo. Lo sai che la faccenda è importante e va tenuta costantemente sotto controllo (la voce si è fatta dura, perentoria di chi è abituata al comando)

Eros: non è vero, bellissima, sapete tutti che io preferisco pubblicare più tardi e per ultimo. (l’uomo adesso è sveglio, si è appoggiato alla spalliera del letto ed è ben attento ad ascoltare l’amica)

Atena: piantala con i tuoi complimenti del cavolo, quelli riservali ai commenti pubblici, in privato puoi risparmiarteli…

Eros: oh, mon dieu, Atena! Stamattina ti sei forse svegliata inversa?

Atena: macché, sono soltanto preoccupata per come stanno procedendo le cose sul Sito. Sappi che Saturno si sta incazzando per la tua pretesa di essere sempre l’ultimo a entrare in scena, ogni tanto dovresti cedere a lui questo privilegio. Anche Vulcano sta scalpitando. D’accordo, Vulcano è giovane e di poche pretese, però anche lui sta vivendo questa situazione con insofferenza.

Eros: che si fottano entrambi! Io devo questo potere decisionale alla mia bravura e all’autorità che mi deriva dall’essere il più vecchio del gruppo. Questo dovreste averlo già capito da un pezzo! La classe superiore e l’anzianità vanno premiate.

Atena: vabbé, ma anche Saturno non è più un giovanotto, e se permetti, come poeta è lui il top…

Eros: guarda, Atena, uno di questi giorni dobbiamo discutere a fondo di ‘sta storia!

Atena: che storia?

Eros: che Saturno sia un bravo poeta è indiscutibile ma che sia eccelso è tutto da dimostrare…

Atena: e invece lo è! Saturno dà dei punti a tutti. Ammetto che ogni tanto nelle sue poesie ci infila dentro delle metafore che non stanno né in cielo né in terra, metafore così involute che credo non le capisca nemmeno lui, ma questa è la sua vera forza! È quel suo strano verseggiare che i suoi estimatori si aspettano da lui. Se fosse sempre decifrabile, diventerebbe uno dei tanti poetucoli che vivacchiano sul Sito.

Eros: e poi, ultimamente, Saturno si è pure messo in testa di scrivere racconti. Ha forse intenzione anche lui di invadere il mio campo?

Atena: lo fa molto di rado…

Eros: e cosa mi dici, allora, dei suoi titoli chilometrici che portano via quattro righe della home page? Sarà anche un bel trucchetto per attirare l’attenzione, ma ormai l’hanno capito tutti. Già lo usano in tanti ed è diventato fastidioso. Per distinguersi dalla massa, Saturno dovrebbe inventare qualcosa di nuovo.

Atena: gliene parlerò e vedrò di convincerlo a non strafare con i titoli delle sue opere. Comunque queste sono piccolezze che si possono facilmente sistemare, Invece, il vero problema che mi assilla è che, in questi giorni, si sono visti autori nuovi che non sono affatto male, anzi qualcuno è molto ma molto valido. Varrebbe la pena di tenerli d’occhio e, inter nos, decidere se farli entrare nel gruppo o lasciarli nell’anonimato in cui hanno vissuto fino a ora…

Eros: prima di cooptarli occorre capire se sono in grado di assoggettarsi alle regole del gruppo, non ti pare?

Atena: ovvio. Ogni volta che all’orizzonte compare qualcuno che sa scrivere ci lasciamo prendere dall’entusiasmo, allentiamo le difese e poi capita quello che è successo con F. A momenti riusciva a farti cancellare dal Sito per qualche tua frase parecchio incauta…

Eros: è cosa vecchia ormai! F l’abbiamo emarginato a dovere non commentandolo mai e adesso se ne sta buono buono nella miseria di poche letture e degli scarsissimi commenti che riceve. Ci vuole ben altro per distruggere la mia popolarità e il mio carisma… ahahahah

Atena: a rompere i coglioni non c’è solo F, ma c’è G, c’è P, ci sono Y, C, E, S. È tutta gente che sta diventando pericolosa…

Eros: che palle, Atena, mica mi starai diventando paranoica? G è un autore decisamente in gamba, è spiritoso, ma sa stare al suo posto e non credo che abbia in mente di assaltare la nostra diligenza. P scrive benissimo nel taglio web a me tanto caro, ma dopo un primo momento di assidua presenza, per nostra fortuna, si è un po’ defilato. Y compare e scompare senza avvisare: è bravo come scrittore di storie lunghe, ma non mi preoccupa, mi considera suo padre putativo… eheheheh…

Atena: niente da dire su C e gli altri due?

Eros: C propone ottime poesie, poesie che non nascono dalla sera alla mattina come la maggior parte di quelle che si leggono sul Sito, ma sembrano il frutto di una vena poetica autentica e, purtroppo per noi, inesauribile. Lei ha un seguito che cresce ogni giorno di più…

Atena: è questo che mi preoccupa, C sta diventando una spina nel nostro fianco. Certi giorni ci supera nelle preferenze! Per fortuna è intervenuta quella misteriosa voce di Dio che ha pesantemente criticato il suo elevato numero di letture a fronte dei commenti non molto numerosi che riceve!

Eros: beh, quella della voce di Dio è stata un’azione sporca, ma, sebbene ci abbia favorito, non ne sarei troppo felice, abbiamo rischiato che venisse associata al nostro gruppo, anche se nessuno di noi c’entra in quella che io reputo nient’altro che la sciocca iniziativa di un burlone informatico.

Atena: Parlami di E…

Eros: E è un tipo solitario, umorale e scorbutico, ma fondamentalmente è una persona corretta. Come tutti noi è vanitoso, ma non ha la nostra stessa propensione a prevalere sempre e comunque sugli altri. Ha un seguito limitato di lettori ma, buon per lui, è costante nel tempo. Tutto sommato le sue poesie, presenti ogni giorno in home page, spiccano ma non tanto da offuscare il nostro glamour. Tu, a ben vedere, lo batti di gran lunga ogni volta.

Atena: rimane S. Non mi dire che nemmeno lui è pericoloso! A mio avviso sarebbe da cooptare nel nostro gruppo. Questo lo suggerisce l’antica regola della diplomazia di guerra: quando un nemico non puoi vincerlo, cerca di allearti con lui… S è uno scrittore troppo bravo ed è il miglior commentatore sulla piazza, non ci conviene averlo ostile al gruppo!

Eros: non ci è per niente ostile, credimi. Non fa parte del coro degli adulanti, inoltre non ci commenta ogni volta che pubblichiamo ma questo, in un certo senso, ci favorisce. Sfata la leggenda messa in giro da F che siamo un’affiatata cricca mafiosa…

Atena: cazzo dici, Eros! Noi siamo persone per bene!

Eros: ahahahah, certo che sì! Noi siamo unicamente un gruppo di amici che si vuole bene…

Atena: infatti. Lo ha scritto in un blog anche la direzione del Sito, l’altro giorno. Comunque non prendere sottogamba le persone che ti ho nominato, il pericolo di perdere il predominio della home page c’è, eccome se c’è! Se non ci fossi io a tenere il gruppo in campana, chissà che fine del piffero faremmo!

Eros: di questo te ne siamo tutti grati e ricambiamo con piacere i tuoi sforzi per farci stare sempre sulla cresta dell’onda.

Atena: e ci resteremo a lungo perché chi ci segue e ci commenta sempre, sa benissimo che un atto di omaggio alle nostre opere dona visibilità e così un tantino ci guadagnano pure loro. Stare dalla parte dei più forti ha i suoi vantaggi. Lo sanno anche i bambini…

Eros: già! È proprio questo il ruolo dei commentatori di complemento… ahahahahah

Atena: ma dai, Eros, piantala di mettere tutto sul ridere! Dobbiamo a loro il nostro successo, anche se poi tocca a noi amministrarlo con intelligenza. Il che significa che dobbiamo sempre tenere gli occhi ben aperti su ciò che succede nella home page. Indiscutibilmente siamo bravi, ma proprio per questo siamo più soggetti degli altri all’invidia per il successo e il seguito che abbiamo conquistato. Se ci distraiamo, rischiamo che degli outsider ci rubino parte della nostra audience e questo non possiamo permetterlo a nessuno…

Eros: ma sì, di questo ne abbiamo già parlato mille volte, non c’era bisogno di svegliarmi prima dell’alba per dirmi cose di cui siamo tutti ben consapevoli.

Atena: repetita iuvant, visto che a volte ti dimentichi i doveri sacrosanti dell’affinità elettiva che ci lega…

Eros: non capisco questa tua osservazione, spiegati meglio.

Atena: mi riferisco al fatto che ultimamente tu e Saturno risultate sempre in testa nelle preferenze, mentre io e Vulcano dobbiamo accontentarci del terzo e quarto posto…

Eros: beh, sincerità per sincerità, tu e Vulcano, recentemente avete presentato opere un po’ deboli, è quindi difficile inventare commenti favorevolissimi, rischieremmo di smascherarci. Spesso, per aiutarvi, dobbiamo giocare di rimessa, parlando d’altro nei commenti e sfruttando la simpatia e la verve di Vulcano. Insomma dobbiamo sviare l’attenzione dal testo in versi o in prosa che voi due presentate…

Atena: che cazzo stai dicendo? Vuoi dire che le mie poesie non sono sempre sublimi?

Eros: non ti arrabbiare, Atena! Qui siamo in privato e posso dirti ciò che veramente penso delle tue poesie e dei tuoi racconti di quest’ultimo periodo.

Atena: forza spara!

Eros: ultimamente, ma solo ultimamente, trovo poco incisive le tue creazioni poetiche. Sembrano scritte con noia, quasi un compitino giornaliero che assolvi anche se l’ispirazione ha raschiato il fondo del barile. E i tuoi racconti, permettimi di dirtelo, sanno di affrettato, sono freddi. Non basta dare il tuo nome a un personaggio per creare emotività e curiosità in chi legge…

Atena: scusa se cerco d’invadere il campo in cui tu sei il Re Assoluto, (la voce è stridula, segno di estrema irritazione) ma in qualche modo devo pur fare vedere che anch’io so scrivere in prosa, che sono un’artista poliedrica, completa. La stessa cosa la fanno sia Saturno sia Vulcano. Cosa c’è di male se noi tre, qualche volta, calpestiamo il tuo praticello? Non vorrei dover mettere pesantemente in conto il tuo insistente riproporre vecchie storie già lette e rilette infinite volte… Questo è segno evidente che anche a te, ogni tanto, l’ispirazione latita! O sbaglio?

Eros: dai, Atena, non litighiamo fra di noi su questi particolari insignificanti. Oltretutto non mi hai ancora detto perché mi hai svegliato a quest’ora del cazzo!

Atena: sei tu che mi fai perdere il filo del discorso con sciocche argomentazioni sulle mie ultime opere. Comunque le mie poesie sono sempre migliori di quelle di C e di tante altre fantomatiche poetesse che cercano di scalzare la mia posizione preminente. Posizione guadagnata col sacrosanto sudore della fronte e con la mia determinazione a essere sempre la migliore in tutto. Le mie non sono chiacchiere, ma fatti dimostrabili!

Eros: stai di nuovo perdendo il filo…

Atena: e che cazz, Eros! Vabbé, ti ho telefonato per dirti di controllare la home page verso le dieci di questa mattina, quando sarai sveglio e operativo. Se vedi che le letture e i commenti alla poesia che pubblico oggi sono bassi, dai uno squillo a Vulcano, a Saturno e METTI IN MOTO LE SECONDE SCHIERE. CAPITO? Dopo i primi dieci commenti, la curiosità degli utenti in linea completerà, come sempre, l’opera. Questa volta voglio vincere io le preferenze della giornata, altrimenti m’incazzo. Questo non è un invito, ma un ordine preciso di scuderia da non prendere sotto gamba. Siamo intesi?

Eros: ai tuoi comandi, Atena! Sarà fatto come desideri. Ci pensiamo noi come al solito… No anzi, meglio del solito, questa volta!

Atena: grazie, bel ragazzo. Sapevo che potevo contare sulla collaborazione del gruppo. L’affinità elettiva che ci unisce non sono mica cazzi! Un bacio, tesoro.

Eros: ricambio con immutato affetto, mia grande e splendida amica.

***

Atena riaggancia il telefono, il suo bel viso è illuminato da un ampio sorriso mentre si guarda in giro a cercare la giacca. Dopo averla trovata e indossata, con una mano si dà una veloce assestata ai capelli davanti allo specchio del salotto ed esce di scena. Eros rimane qualche istante pensieroso, scuote la testa alzando gli occhi al cielo, infine si mette supino e si riaddormenta.

Contemporaneamente cala il sipario e scrosciano gli applausi degli addetti ai lavori. L’ultima recita di prova è andata benissimo. Perfetti sia la dizione sia il ritmo dei dialoghi. Gli attori sono pronti per andare in scena per la prima rappresentazione della sit-com davanti a un pubblico pagante.

P.S.

Personaggi, riferimenti e supposizioni, sono del tutto immaginari. La sit-com nasce dalla fantasia irrispettosa delle regole del buon vivere, caratteristica peculiare dell’autore.

Fine

Crediti: Il quadro Affinità elettive è di E. Iannoni

Della serie: riusciranno gli scrittori di oggi a superare i grandi del passato – Ultima puntata.

In questi giorni di ridotta mobilità (vedi La sedia infame), a furia di imbottirmi di integratori sotto forma di pillole, di polverine misteriose da sciogliere in acqua, di punture da quattro c.c. (dose da cavallo) per nutrire i miei nervi che sono stati compressi e compromessi dalla mia rovinosa (e umiliante) caduta, è avvenuto che tutte le mie terminazioni nervose si sono ribellate all’eccesso di cure a cui sono state sottoposte e se la sono presa con me. Infatti, invece di ringraziarmi per tutte le vitamine che gli propino, mi tormentano sia di giorno sia di notte e sto quasi uscendo pazzo dal dolore al braccio sinistro. Per lenire questa sofferenza prendo un antidolorifico che ha come principi attivi il paracetamolo e la codeina (un alcaloide contenuto nella polvere d’oppio): in pratica mi sto drogando con la benedizione del mio medico curante, in quanto la codeina durante il metabolismo si trasforma in morfina.

Quando alla fine (se mai una fine ci sarà) di questa mia disavventura tornerò ad avere la disponibilità motoria di entrambe le braccia e la mano sinistra riprenderà la normale sensibilità, di sicuro sarò assuefatto alla morfina e, a ogni accenno di probabili nuovi malesseri, sarò costretto a ingerire droghe sempre più pesanti trasformandomi in uno di quei zombie che affollano i B-Movie trasmessi in tv dopo la mezzanotte… Al momento, visto che nessun sonnifero ha un effetto duraturo, dormo pochissimo e così tutte le cellule del mio povero cervello sono costrette a un super lavoro notturno.

Vi interessa sapere cosa penso nelle lunghe nottate insonni che passo alternando il letto alla poltrona, visto che in nessuna delle due sistemazioni il mio braccio sinistro trova la posizione giusta per rilassarsi almeno un’ora di fila? Non ve ne frega niente? Ok, io ve lo dico lo stesso, perché questo è l’argomento del mio post odierno. A bocca aperta

In quei momenti di veglia coatta penso con terrore al mio futuro, a quel po’ di tempo che mi resta ancora da vivere e ai tanti progetti fantasiosi che non sono riuscito a realizzare. Per non farla troppo lunga vi parlo solo dei tre più importanti.

LibriImpilati

C’è stato un tempo in cui avevo in mente di leggere tutti i libri di questa terra. Non ridete, ero un ragazzino molto sveglio quando ebbi questo geniale pensiero: allora leggevo in fretta e memorizzavo ogni cosa che leggevo. Crescendo, alla passione della lettura si aggiunse il piacere della scrittura. In più, oltre a studiare ingegneria all’università di Bologna, disegnavo fumetti umoristici.

Bei tempi quelli!

Poi, purtroppo, iniziò la vita vera. Finita l’università trovai lavoro, mi sposai ed ebbi tre figli nel giro di quattro anni. Ovviamente smisi di leggere, di scrivere e di disegnare (leggere un libro all’anno non era leggere, scrivere mail ad amici non era scrivere e la vena umoristica la chiusi in un cassetto).

Raggiunta la pensione i miei sogni di bambino ripresero piede ma, a causa dell’età avanzata, fui costretto ad aggiustare di parecchio il tiro.

Oggi, infatti, non sono più capace di disegnare, non riesco a leggere velocemente e dimentico quasi subito ciò che leggo: per forza di cose debbo scegliere fra i tanti libri presenti sul mercato, solo i migliori, cioè quelli suggeriti dalla critica qualificata o da amici letterati. Ovvio che non sono soddisfatto per niente di me stesso! Quest’anno, in particolare, degli otto romanzi che ho letto finora, tolto Un pezzo d’uomo  di Kari Hotakainen di cui vi ho parlato poco tempo fa, tutti gli altri mi hanno parecchio deluso. Non faccio nomi e cognomi perché mi dispiace mettere alla berlina autori di grande fama che in passato hanno dato notevoli prove di bravura ma che – a mio parere – non hanno avuto il coraggio di deporre la penna quando era il momento giusto per farlo. Che questa delusione, invece, sia un segnale di saturazione della mia capacità di lettura? Dio mio, spero di no!

Che fine ha fatto la mia antica passione per la scrittura?

Scrivere

La storia qui si complica e sarebbe troppo lungo e noioso ripercorrere il cammino letterario che ho compiuto fino ad oggi: perciò semplifico al massimo. Come ho detto poc’anzi, gli impegni di lavoro, la famiglia, i figli e chissà cos’altro mi avevano costretto a mettere la sordina alle mie velleità artistiche giovanili, però, una volta entrato in pensione, nei primi cinque o sei  anni di libertà da impegni lavorativi, sono ripartito con l’entusiasmo e l’energia di uno sbarbatello. Ho letto tantissimi libri, ho scritto decine di racconti, ho aperto e chiuso blog, e mi sono pure cimentato in un paio di romanzi. Ovviamente questo stato di grazia non poteva durare. Ultimamente la natura (il peso dell’età) ha avuto il sopravvento, infatti, adesso leggo poco e praticamente ho smesso di scrivere seriamente. Più che altro cazzeggio al computer. Forse, come è successo per la lettura, la passione per la scrittura è scesa ai minimi termini. Non ho più gli stimoli giusti e, soprattutto, ho maturato nuovi convincimenti.

Da piccolo pensavo che, per diventare un grande scrittore, occorresse leggere libri su libri e bastasse conoscere alla perfezione le regole della grammatica e della sintassi. Sbagliavo di grosso. Nella mia vita ho macinato migliaia di libri, ho fatto buoni studi, eppure non ho vinto il premio Nobel della letteratura. Oggi mi sono convinto che per entrare nell’Olimpo dei famosi occorre avere, sin dalla nascita, una marcia in più rispetto all’enorme pletora di (presunti) scrittori che, avendo pubblicato un libro che ha venduto un certo numero di copie, credono di essere autori di successo in grado di competere con i grandi del passato. La verità vera è  che le mille letture e le tante parole scritte e riscritte servono solo ad affinare una dote specifica – una vera e propria regalia divina – che è già incisa nel DNA di quei pochissimi eletti a fama duratura.

Ho impiegato anni a capire che quel dono non ce l’avevo ma ora, finalmente conscio di ciò, mi sono messo l’animo in pace e di sicuro non mi suiciderò se non raggiungerò i traguardi a cui aspiravo in gioventù.

Questo significa che non leggerò più e non scriverò più? Non scherziamo!

Continuerò a fare entrambe le cose, però con uno spirito diverso e con una maggiore consapevolezza dei miei limiti. A guadagnarci – spero – sarete voi che di tanto in tanto seguite il mio blog: diminuiranno i miei pallosi articoli centrati sulla scrittura (qualcuno li ha trovati troppo autoreferenziali…), scompariranno i piagnistei sui miei mancati successi e darò più spazio ad altri argomenti.

Contenti? Occhiolino

Si conclude così – serenamente – la serie di post dedicati agli scrittori di oggi che sperano di superare i grandi del passato.

Nicola

P.S.

Come sempre le immagini sono state prese da Internet e il copyright appartiene ad autori a me sconosciuti ma decisamente bravi.

maldipancia

Sono convinto al 100 per cento che – almeno una volta nella vita – tutti sono stati tentati dal sacro fuoco della scrittura: chi attratto dalla poesia, chi dalla prosa. Molti, quelli più fortunati, si sono scottati subito e sono passati ad altri e più gratificanti passatempi. Caparbiamente, invece, io ho insistito con la prosa e mal me ne incolse.

Quasi ogni giorno avevo il mal di pancia.

Devo dire la verità: un pochino mi ero illuso sulle mie capacità artistiche/letterarie. All’inizio, pieno d’entusiasmo, speravo che qualcuno leggesse e apprezzasse le opere del mio ingegno, invece è stato tanto facile scriverle quanto difficile farle leggere e ricevere riscontri positivi/negativi su di esse. Come mai sono inciampato in questa difficoltà? La risposta è facilissima. Tantissimi scrivono (in Italia, quasi 45 milioni…) e pochissimi leggono (grossomodo siamo sull’ordine delle migliaia): ecco perché uno scrittore alle prime armi finisce per disamorarsi, indipendentemente dal fatto di essere degno d’attenzione o un’emerita capra.

Se nessuno ti legge che gusto c’è a scrivere?

Quando, in tarda età, ho cominciato a dedicare gran parte del mio tempo alla scrittura, anch’io avevo molte aspettative e il più banale dei complimenti mi esaltava. Agli inizi rompevo le scatole a famigliari e amici, convinto che almeno loro avrebbero avuto piacere a leggermi: in realtà, obtorto collo lo hanno fatto la prima volta ma, la seconda, quasi tutti hanno glissato. Non perché i miei scritti fossero delle schifezze, ma semplicemente perché la mezz’oretta al giorno che, in media, le persone dedicano alla lettura preferisce spenderla su libri di autori già affermati o pubblicizzati in Tv da Fazio. Ovvio, dunque, che trovare lettori al di fuori dell’esiguo cerchio parentale/amicale sia un’impresa più ardua delle dodici fatiche di Ercole: in pratica non c’è alcuna speranza di risolvere questo problema. Nel tentativo di aggirare l’indifferenza del piccolo mondo che mi circonda mi sono avventurato nell’immenso oceano di Internet, cercando udienza su quei siti web che permettono a tutti di pubblicare gratis le proprie opere, ma lì è stato un vero disastro. Gli scrittori che bazzicano la Rete sono persone quasi tutte frustrate da pregresse bocciature ricevute nella triste realtà dell’editoria cartacea e perciò sono i peggiori lettori che si possano scovare in giro.  Invidia, supponenza, e quant’altro vivono e vegetano alla grande nel mondo virtuale.

A chi può rivolgersi, allora, un povero scrittore alle prime armi per farsi conoscere e apprezzare?  Esclusi i Santi in Paradiso, qualcuno suggerisce di contattare un editor di una casa editrice, piccola o grande che sia. L’idea non è male, però questi lettori di professione sono esseri invisibili, introvabili: forse vivono nascosti in luoghi segreti noti solo alle alte sfere dell’editoria. Vi dico subito che cercarli è tempo perso. In definitiva, per essere presi in esame, si è costretti a rivolgersi ad agenzie letterarie specializzate nel business delle schede di valutazione. Con questo servizio, però, nessuno può essere sicuro al 100% di essere letto davvero. C’è gente, nelle agenzie, che è così veloce da riuscire a trangugiare anche tre libri al giorno! Alla faccia della serietà… In cambio di un mucchio di euro offrono una bella scheda di valutazione in cui viene dichiarato che il tuo manoscritto è di valore… ma ha bisogno di essere editato da persone del mestiere prima di essere presentato a una casa editrice. Cioè si viene sospinti nella trappola dell’editing a pagamento. E allora sono davvero dolori: la cifra richiesta per questo scopo è legata al numero delle pagine… Come minimo bisogna fare un mutuo!

Che dire, in tutta onestà, a chi ha intenzione di dedicarsi alla scrittura? La speranza di essere letti e valutati davvero è pari allo zero per cento o poco di più…

Seppure consapevoli di queste difficoltà, c’è chi – e io sono tra questi – continua a scrivere e, superata la fase del racconto breve,  riesce persino a finire il suo primo romanzo e, con ancora il sudore che cola copioso dalla fronte, lo spedisce a un Editore Importante. In genere i Grandi Editori (salvo casi sporadici) manco gli rispondono e, se lo fanno, utilizzano una lettera prestampata per dire che il  suo manoscritto non corrisponde alla loro attuale linea editoriale. Avvicinando l’orecchio a quella lettera si potrebbe sentire la grassa risata dell’impiegato che l’ha  spedita a casa dello sfortunato principiante. L’autore che riceve un rifiuto così (falsamente) motivato deve fermarsi a riflettere.  Basta essere mediamente intelligenti per capire cosa quelle fredde frasi sottintendano e rendersi conto di avere intrapreso una strada sbagliata, una strada in cui non esiste il sognato punto di arrivo, cioè essere pubblicato da un Editore Serio che non chieda soldi e che paghi le royalties nel caso che il libro venda qualche copia.

Conclusione?

Anch’io, una volta, ho ricevuto la classica lettera di rifiuto di cui ho appena parlato, ma la mia passione per la scrittura è più grande della sfortuna che mi perseguita e non demordo. Solo che, da tempo, i miei libri non li invio più alle case editrici e nemmeno li regalo agli amici: quando ho finito di scriverli li tengo per me. Chi li vuole (Grandi Editori compresi) deve venire a casa mia e implorarmi per averli in lettura… ahahahah

A parte gli scherzi – questa è la vera chicca che regalo a chi segue il mio blog – da un anno scrivo unicamente per il mio piacere. Mi siedo alla scrivania e  apro Word senza l’assillo mentale del ricevere applausi o riconoscimenti da chicchessia. Se qualcuno vuole le mie opere gliele do e non pretendo denaro. Se arrivano critiche o consensi  li accetto volentieri, in caso contrario mi va bene lo stesso. Da quando ho preso questa brillante decisione sono molto più sereno e la mia scrittura se n’è avvantaggiata. I pensieri ora si traducono meglio e più facilmente in parole scritte.

E non ho più il mal di pancia.    MOST_P~1 

Nicola

P.S.

L’immagine del malpancista è stata scaricata da Internet ed è di proprietà dell’autore a cui va il mio grazie.