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Siracusa 3 giugno 2016, venerdì.

Il programma odierno prevede una gita a Catania, visita della città, pranzo da una sorella di Teresa, una veloce puntata nei dintorni per ammirare la Riviera dei Ciclopi con i suoi scenografici isolotti. Per realizzare il tutto, visto che c’è da coprire solo una distanza di una settantina di chilometri, ce la prendiamo comoda. La giornata è splendida. Ci accompagnerà un sole caldo ma per nulla fastidioso.

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Catania e l’Etna

Verso le dieci del mattino siamo a Catania, parcheggiamo (a fatica) l’auto in vicinanza della Piazza Stesicoro e cominciamo l’esplorazione della città:

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Piazza Stesicoro

Il primo impatto è magnifico. La piazza Stesicoro mostra da una parte il monumento a Vincenzo Bellini e dall’altra la Chiesa di San Biagio, le rovine dell’Anfiteatro Romano e, a sinistra nella foto, l’imponente settecentesco Palazzo Tezzano.

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Palazzo Tezzano

L’edificio è di forma quadrangolare con cortile interno che la costruzione contorna formando una "U" con l’interruzione a nord. Vi si accede dalla piazza Stesicoro attraverso un ampio portone, posto al centro del prospetto principale. Il tetto è impreziosito da un balcone monumentale sopra al quale torreggia un orologio. Il prospetto è simmetrico ed è diviso nel senso dell’altezza da false colonne in pietra chiara che, contrastando con il tono grigio basalto dell’intonacatura, creano una suddivisione in cinque unità architettoniche per lato. In passato questo palazzo ha ospitato l’Ospedale San Marco, il Tribunale di Catania e altri uffici pubblici, mentre attualmente è sede dell’Archivio Ceramografico dell’Università degli Studi  e ospita la Scuola Media "L. Capuana".

L’anfiteatro Romano che si vede in piazza Stesicoro è un piccolo frammento di quello più grande situato tra piazza S. Francesco, via Vittorio Emanuele, via Timeo e via Teatro greco. Il suo aspetto attuale risale al II secolo ed è stato portato alla luce a partire dalla fine del XIX secolo:

Catania - Teatro Romano

Anfiteatro Romano

Lasciata piazza Stesicoro ci avviamo verso il centro storico di Catania. Durante il tragitto lungo la panoramica e trafficatissima Via Etnea:

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Via Etnea

incontriamo la Basilica della Collegiata:

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Basilica della Collegiata

La facciata campanile (tipica della tradizione siciliana) è su due ordini. Nel primo ci sono sei colonne in pietra, sormontate da una balaustra. Nel secondo ordine c’è un finestrone centrale e, ai lati, quattro grandi statue di San Pietro, San Paolo, Sant’Agata e Santa Apollonia. Sul secondo ordine un elemento centrale ospita le campane. Si accede alla chiesa mediante una grande scalinata, sulla quale, a delimitare il sagrato, è posta una cancellata in ferro battuto. Al suo interno i bellissimi affreschi di Giuseppe Sciuti:

Camminando sempre sulla Via Etnea raggiungiamo il famoso centro storico di Catania, riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’Unesco per la magnificenza delle due grandi piazze che si susseguono una all’altra, lasciando senza fiato i turisti. C’è una nota canzone siciliana il cui ritornello dice, tra l’altro: Lassa tutte cose e veni ‘cca… (la potete  ascoltare nel filmato) per esaltare le bellezze della Sicilia e che ben si addice alle due piazze che stiamo per vedere.

La prima che s’incontra è Piazza dell’Università. Da un lato si ha questa vista:

Università degli Studi a sinistra nella foto

Dall’altro, invece:

Palazzo dell’Università (Rettorato) a sinistra nella foto

Ma non sono solo le facciate di questi due importanti palazzi che rendono magnifica la piazza. Potete ammirare anche i loro bellissimi interni visionando il mio filmato. Proseguendo il cammino si arriva in Piazza del Duomo:

Piazza del Duomo

In questa vista dall’alto si nota l’ampiezza della piazza con la centrale Fontana dell’Elefante. Andando nel particolare, a colpire la vista è il Duomo (Cattedrale di Sant’Agata): 

e il Palazzo dei Chierici:

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la Fontana dell’Amenano:

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il Mercato del pesce:

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e, infine, la Porta Uzeda:

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Lasciato il centro storico, raggiungiamo Piazza Vincenzo Bellini con l’imponente Teatro Massimo:

Teatro Massimo Vincenzo Bellini

e con il Palazzo delle Finanze:

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Arriva così l’ora di pranzo. In tutta fretta torniamo sui nostri passi per recarci da Mirella, una delle sorelle di Teresa, che ci ha preparato una tavola imbandita di specialità catanesi nel suo appartamento all’ultimo piano di un prestigioso palazzo da cui si gode un panorama grandioso della città e, in lontananza, dell’Etna. (Vedi filmato)

Dopo il sontuoso pranzo e un riposino di un’oretta, Mirella ci porta, percorrendo alcuni chilometri nei dintorni della città, sulla Riviera dei Ciclopi. Qui ci attendono un mare azzurro spettacolare, la vista degli isolotti del Ciclope e dei bagnanti in acqua anche se siamo appena all’inizio di giugno…

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In questa deliziosa località di mare finisce la nostra gita a Catania e dintorni. Riprendiamo l’auto e torniamo a Siracusa. L’indomani è il giorno della partenza per Milano.

Chi desidera visionare su YouTube il filmato della giornata, basta che clicchi sull’immagine sottostante:

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°°°

Siracusa 4 giugno 2016, sabato.

Oggi è il giorno della partenza per Milano. Si torna a casa.

La nostra prima vacanza in Sicilia è giunta al termine. Non ci resta che ringraziare caldamente Teresa e Peppino, i nostri deliziosi anfitrioni, e iniziare a preparare le valige. Finita questa incombenza, abbiamo ancora un paio d’ore a nostra disposizione. Come sfruttarle al meglio? Chicca ha un’idea: fare un giro nel famoso Mercato di Ortigia. Ottima idea! Sicuramente lì potremo acquistare delle specialità locali da portare a Milano.

Detto e fatto.

Il mercato è uno spettacolo che meritava di essere visto: volete sincerarvene con i vostri occhi? Cliccate sull’immagine qui sotto:

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Fine

Crediti: alcune immagini aeree di Catania le ho trovate su Internet e da Wikipedia ho estratto le informazioni sui palazzi storici della città. Tutte le altre foto sono originali e sono state scattate da mia moglie Chicca. I filmati sono miei.

Nicola

 

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Piazza Armerina

Siracusa, 31 maggio 2016, martedì

Oggi, visto che in programma c’è la gita a Piazza Armerina che dista da Siracusa circa 130 chilometri, ci alziamo di buon’ora per raggiungere velocemente in auto questa meta e potere poi visitare con calma la Villa Romana del Casale nella mattinata.

L’idea era quella di andare a Enna in autostrada e da lì dirigersi a Piazza Armerina, ma Peppino ha voluto provare una scorciatoia (a suo dire) più veloce. È andato tutto bene fino al momento in cui sono venute a mancare le indicazioni stradali per Piazza Armerina. A quel punto, essendo priva di navigatore l’auto presa a noleggio e non avendo installato google maps sul cellulare, ci siamo un po’ persi nei dintorni agresti e disabitati non lontani dalla nostra destinazione. Per fortuna abbiamo trovato un distributore di benzina il cui gestore ci ha gentilmente rimessi sulla retta via.

Piazza Armerina è un paese di circa 23.000 abitanti disposto su tre colline al centro di un territorio ricco di boschi e campagne. Il suo centro urbano è dominato dal Duomo, una possente costruzione barocca dei primi anni del 1600. Sarebbe stato interessante dargli un’occhiata, ma decidiamo di lasciar perdere perché ci preme dedicare più tempo alla visita della più importante testimonianza della civiltà romana in Sicilia.

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Piazza Armerina

La Villa Romana del Casale, situata a tre chilometri da Piazza Armerina, fu costruita fra il III e IV secolo d.C. nelle vicinanze del fiume Gela e rappresenta, a tutt’oggi, il complesso di mosaici pavimentali più grande, più vario e più bello della Sicilia romana. Vi do qualche numero per farvi capire l’importanza di questa costruzione seppellita dal fango di una terribile alluvione e riportata alla luce solo in anni recenti: 63 ambienti, 42 pavimenti policromi che sviluppano 3500 metri quadri di superficie pittorica e musiva (cioè ricoperta da mosaici) per un totale di 120 milioni di tessere da mosaico di 4/6 millimetri. Il tutto posato da squadre di artigiani in gran parte provenienti dal Nord Africa che impiegarono dieci anni per completarlo.

La Villa, costruita per il tetrarca Massiminiano, in seguito allontanato da Diocleziano, era un complesso disposto su più livelli con funzioni sia residenziali sia di abitazione di pregio, cioè centro economico e amministrativo di latifondo. I suoi diversi gruppi di edifici con sale, peristili, gallerie, terme e corridoi rappresentavano lo stato dell’arte dell’epoca per dare le migliori condizioni di vita possibili al proprietario e ai numerosi ospiti sia stanziali sia di passaggio.

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Pianta di Bernhard J.; Scheuvens aka Bjs – Opera propria

Oggi, i pavimenti e i vari ambienti, protetti da capannoni, sono visitabili su pensiline sopraelevate da cui è possibile ammirarli e scattare (senza pagare dazio) foto e filmati. Cosa questa in cui io, mia moglie e i nostri amici ci siamo sbizzarriti e che voi, cari lettori potrete godere da casa cliccando sulle immagini in fondo al post.  Ciò perché è complicato per me descrivere a parole la bellezza e la varietà dei soggetti dei mosaici: una grande emozione per la vista potere osservare la bravura di chi ha saputo così bene rappresentare scene di vita domestica e disegnare animali esotici africani.

Naturalmente la cosa che ha colpito di più noi uomini è stata la sala dove sono raffigurate un certo numero di bagnanti in bikini davvero sensuali…

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Con queste magnifiche immagini negli occhi, a mezzogiorno lasciamo la villa romana e ci dirigiamo verso il vicino paese di Aidone per visitare il Museo di Morgantina. Il piccolo museo, ospitato nel convento dei Cappuccini annesso all’omonima chiesa, contiene diversi reperti trovati a Morgantina, una località a 15 chilometri da Piazza Armerina, durante degli scavi avviati nel 1955 dagli studiosi dell’Università di Princeton (New Jersey – Stati Uniti). Il pezzo forte è la Dea di Morgantina, del V secolo a.C. attribuita a uno scultore della Magna Grecia allievo nella scuola di Fidia. La statua, alta più di due metri, del tutto fedele alla legge delle armoniose proporzioni delle parti, è piacevolissima da guardare da ogni angolo di visuale. Peccato che le manchino le braccia e il piede sinistro, i capelli e il velo della testa. La testa e le parti nude sono di marmo, mentre il drappeggio in tufo calcareo, in origine era dipinto.

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Dea di Morgantina

Da Wikipedia leggo che: “Il museo di Morgantina in anni recenti è stato al centro di eventi di portata storica. Lo Stato Italiano è riuscito a ottenere la restituzione di preziosissimi reperti trafugati dai tombaroli e, attraverso il mercato clandestino acquistati dai principali musei statunitensi. Il 13 dicembre del 2009 sono rientrati dal Museo dell’Università della Virginia due acroliti (dal greco estremità di pietra: due teste, tre mani e tre piedi in marmo) di epoca greca arcaica appartenenti verosimilmente alle dee Demetra e Kore, molto venerate nell’antichità nella Sicilia centrale.

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Acroliti di Demetra e Kore

Il 5 dicembre del 2010 è stata la volta del rientro dal Metropolitan Museum di New York di un servizio di sedici pezzi in argento per usi rituali e da tavola, appartenuti a tale Eupolemo, come ci rivelano delle scritte incise nell’arula votiva. Infine nella primavera del 2011 è rientrata l’ormai famosa Dea di Morgantina.”

Usciti dal museo avevamo superato abbondantemente l’ora di pranzo e morivamo di fame, perciò ci siamo messi alla ricerca di un ristorante ancora aperto a Aidone. Dopo diversi tentativi infruttuosi abbiamo trovato un piccolissimo locale a gestione famigliare dove ci hanno accolto con estrema simpatia anche se era molto tardi. Ebbene non me ne vogliano gli ottimi ristoratori di Siracusa, ma nella Trattoria Antichi Sapori Aidonesi in via Garibaldi 71 Aidone (Enna) Cell. 338-8816040, abbiamo mangiato alla grande, spendendo il giusto. Questo era solo l’antipasto:

Antipasti Aidonesi

Terminato il lauto pranzo siamo tornati in tutta calma a Siracusa, questa volta senza sbagliare la strada. Ci siamo recati a casa dei nostri amici dove abbiamo chiacchierato del più e del meno e fatto il programma per la visita a Pachino l’indomani. In seguito abbiamo fatto insieme una frugale cena e poi mia moglie e io siamo tornati in albergo a dormire.

Siracusa 1 giugno 2016, mercoledì

Ci siamo svegliati verso le otto e, aperte le imposte della camera d’albergo, ci siamo accorti che, durante la notte, era caduta un po’ di pioggia sulla città. Il cielo mattutino, ancora grigio, non mostra segni visibili di miglioramento. Al momento non piove ma promette di farlo. Telefoniamo agli amici e concordiamo di saltare la gita a Pachino prevista per oggi. Peccato perché questo paese di circa 22.000 abitanti, situato nel lembo più meridionale della Sicilia, stretto fra il mare Ionio e il mare Mediterraneo, è un importante centro vinicolo e ha in Capo Passero il suo riferimento e nei vicini stagni costieri della Riserva Naturale di Vendicari una notevole area di sosta per gli uccelli migratori che attraversano il canale di Sicilia. A detta dei nostri amici, nella riserva si possono ammirare stormi di anatre e, se si è fortunati, è possibile vedere cicogne, fenicotteri e molte altre specie di uccelli anche più rari.

Optiamo, perciò, per un programma diverso. Muniti di ombrello e libretto turistico la nostra nuova meta è il Castello Maniace, situato nella punta estrema dell’isola di Ortigia a pochissima distanza dall’albergo Domus Mariae che ci ospita. Peppino e Teresa che quel castello l’hanno visto diverse volte, rinunciano e ne approfitteranno per prepararci un pranzo casalingo alla siciliana degno di questo nome.

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Castello Maniace

La monolitica fortezza, voluta da Federico II nel 1239, rimaneggiata diverse volte sia in epoca spagnola sia dopo i danni subiti durante il terremoto del 1639, conserva ancora l’originaria struttura a pianta quadrata con imponenti torrioni cilindrici angolari che la rendono difficilmente espugnabile dal nemico che arriva dal mare.

Ad accoglierci c’è un importante Portale ad arco rivestito di marmi policromi. Mentre stiamo girovagando tra le antiche mura, una pioggerella poco fastidiosa non impedisce a Chicca di scattare un sacco di foto e a me di usare la videocamera per riprendere i punti più belli della fortezza e lo splendido panorama dei dintorni osservato da una posizione alta e privilegiata.

Usciti dal Castello Maniace, sempre sotto la pioggia, ci avventuriamo per le strade e le viuzze di Ortigia per dare una nuova e più approfondita occhiata alla Siracusa vecchia che ormai giriamo senza timore di perderci. Con passo spedito percorriamo il panoramico lungomare che guarda verso il Porto Grande e una volta arrivati in prossimità di uno dei ponti che collegano l’Ortigia alla Siracusa nuova, due megagalattiche navette stanno sfornando un gran numero di chiassosi turisti accolti da una frotta di bengalesi (gli stessi che vendono fiori dentro e fuori dai ristornati) che stanno facendo affari d’oro vendendo loro ombrellini da 5 euro.

Lasciato il Porto Grande abbiamo poi proseguito verso il centro e, in Piazza Duomo, abbiamo acquistato una confezione di gelato da portare ai nostri amici che ci aspettano per pranzo. Una curiosità: in mattinata, uscendo dall’albergo, avevo acceso il contapassi sul telefonino per vedere quanta strada avremmo percorso nella mattinata, ebbene, arrivati a casa di Teresa e Peppino, nel nostro girovagare abbiamo percorso più di otto chilometri! Non male, vero?

Resta, quindi, giustificato che Chicca e io avessimo una gran fame. Volete conoscere il menù che ci hanno preparato i nostri amici? Antipasti misti gustosissimi, Paccheri alla Norma, Salciccia di Siracusa, Vino bianco doc, gelato, caffè e ammazza caffè. Oh, che bel vivere in Trinacria!

Per finire la giornata con i nostri amici, dopo un corroborante pisolino in albergo, siamo andati a piedi in Piazza del Duomo, giusto per sgranchirci le gambe e farci tornare l’appetito. Qui, entrati in una pizzeria, abbiamo concluso in allegria questo piovoso mercoledì siciliano.

Chi desidera vedere il filmato sulla Villa Romana del Casale a Pazza Armerina e sul Castello Maniace basta che clicchi sulle immagini sottostanti.

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Villa Romana del Casale

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Castello Maniace

Arrivederci alla prossima puntata!
Nicola

Crediti: alcune foto le ho reperite su Internet e sono di proprietà dei rispettivi autori a cui va il mio grazie. Le foto originali e i filmati appartengono a me e a mia moglie Chicca. Alcune notizie storiche le ho prese da Wikipedia e dal libro di Giuseppe di Giovanni, già ispettore onorario Beni Archeologici, su Piazza Armerina e Morgantina, stampato da Siculgrafica.

Siracusa, 29 Maggio 2016, Domenica

    Questa mattina, Chicca e io ce la prendiamo comoda perché l’appuntamento con gli amici Teresa e Peppino è fissato per le 11.30 in piazza del Duomo per seguire insieme la Santa Messa. Ogni tanto anch’io sento il bisogno di purificare la mia anima di peccatore incallito assistendo al rito religioso a cui, da bambino, sotto l’occhio vigile di mia mamma, partecipavo in tutte le festività comandate.

    Usciti dal Duomo, subito alla sua destra, ci soffermiamo ad ammirare l’imponente Palazzo Arcivescovile con a fianco l’Ipogeo, e poi facciamo quattro passi in direzione della vicina Chiesa di Santa Lucia alla Badia dove c’è La deposizione di Santa Lucia, il famoso quadro di Caravaggio di cui ho parlato nella prima puntata di questo reportage. Tornati sui nostri passi, nell’angolo nord occidentale della piazza incontriamo il Palazzo del Senato.

Piazza del Duomo Siracusa

Palazzo del Senato – Duomo – Palazzo Arcivescovile – Ipogeo – Chiesa di Santa Lucia alla Badia

    Prendendo poi le viuzze dell’isola dell’Ortigia raggiungiamo il lungomare del Porto Grande e qui incontriamo la Fonte Aretusa. Nel volume Itinerari del Touring Club leggo che “La ninfa Aretusa, ancella di Diana Artemide dea della caccia, si gettò in mare dalle coste dell’Elide (regione storica della Grecia) per sfuggire al dio fluviale Alfeo e ricomparve a Ortigia sotto forma di fontana. Qui il fascino del mito, celebrato da Pindaro e Virgilio, si sposa alla bellezza della natura per fare di questa millenaria sorgente uno dei luoghi più incantevoli di Siracusa”. Nelle acque della fonte, oggi salmastre, vegetano alti papiri caratteristici di questa parte della Sicilia.

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             Fonte Aretusa                                  Terrazza con vista sul Porto Grande

    Poco più in là una vasta terrazza panoramica ci permette, in assenza di foschia, di allungare il nostro sguardo sull’insenatura del Porto Grande fino a incontrare i Monti Iblei e l’Etna. Giusto il tempo di scattare delle foto e poi, percorrendo via Landolina, ritorniamo verso Piazza del Duomo dove incontriamo il Palazzo Chiaromonte e, a seguire, il Palazzo Beneventano del Bosco dalla possente facciata settecentesca e, di fronte, sul lato che si affaccia su via Minerva, il Palazzo del Senato.

Siracusa - Palazzo Chiaramonte

Palazzo Chiaramonte

Siracusa - Palazzo beneventano del Bosco Siracusa - Palazzo del Senato Piazza Duomo

          Palazzo Beneventano del Bosco                                 Palazzo del Senato

    Percorrendo via Roma raggiungiamo Piazza Archimede al cui centro è situata la Fontana dedicata a Diana Artemide che, insieme alle sue adoranti ancelle, sotto qualsiasi tempo e stagione, espone generose nudità. La piazza è circondata da imponenti palazzi in stile gotico e tra questi segnalo Palazzo Lanza e Palazzo Platamone, oggi sede della Banca d’Italia. Proseguendo, raggiungiamo le rovine del Tempio di Apollo, della cui antica maestosità non rimangono che poche tracce.

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Fontana di Diana Artemide

Siracusa - Palazzo Lanza Siracusa . Palazzo dell'orologio-Palazzo Platamone

                   Palazzo Lanza                                             Palazzo Platamone

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Rovine del Tempio di Apollo

    Arrivata l’ora di pranzo ci rechiamo a casa di Teresa e Peppino dove ci attende una tavola imbandita con ogni ben di Dio nella spaziosa e scenica terrazza che impreziosisce il loro appartamento.

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   Alle tre lasciamo i nostri amici e torniamo in albergo per un riposino ristoratore (alla nostra tenera età appisolarsi è un bisogno vitale) che ci predispone corpo e spirito per potere affrontare, fra non molto, la seconda tragedia in programma nel teatro greco di Siracusa: l’Elettra di Sofocle con la regia di Gabriele Lavia. Detto inter nos questa rappresentazione mi è piaciuta meno dell’Alcesti. Gli attori, tutti, mi sono sembrati un tantino esagitati. Non per loro colpa, io credo che quella fosse la cifra interpretativa richiesta da Lavia, noto e alquanto focoso regista.

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Elettra di Sofocle

Siracusa, 30 maggio 2016, lunedì

    Oggi Peppino e Teresa hanno diversi impegni personali, perciò lasciano liberi me e Chicca di visitare il Parco Archeologico della Neapolis:

Parco Archeogico della Neapolis

Parco Archeologico della Neapolis 

    Per arrivarci prendiamo un comodo autobus (Bus 2 rosso) che si ferma presso il ponte Umbertino che collega l’isola di Ortigia alla parte di Siracusa sulla terraferma. Il primo impatto con il parco è deludente. Visitiamo velocemente i resti di antiche costruzioni invase da cespugli arbusti che le ricoprono e che quasi impediscono al visitatore di rendersi conto del grande splendore di questa zona. Le cose cambiano radicalmente quando incontriamo il monumento più rappresentativo del parco, il Teatro Greco dove, nelle due serate precedenti avevamo assistito all’Alcesti e all’Elettra. Il vantaggio è che ora si può ammirare il teatro vuoto, visto dall’alto di una vasta terrazza pianeggiante che lo sovrasta e sul cui fondo si trovano grotte e antichissime cave di pietra.

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Teatro Greco

    Proseguendo la visita raggiungiamo l’enorme cavea dell’Anfiteatro Romano che, all’epoca, poteva contenere fino a 15.000 spettatori. Costruito da Ierone nel II secolo d.C., al suo interno si svolgevano i combattimenti dei gladiatori e le corse dei cavalli. L’anfiteatro fu quasi completamente distrutto dagli spagnoli nel XVI secolo per utilizzarne le pietre nella costruzione delle mura difensive di Ortigia. Nella foto qui sotto l’anfiteatro ha un bell’aspetto, in realtà, come ho detto prima, oggi è quasi irriconoscibile, nascosto com’è alla vista da sterpaglia e rovi.

Siracusa - Anfiteatro Romano

Anfiteatro Romano

In vicinanza dell’anfiteatro si trovano i resti dell’Ara di Ierone II, un enorme altare sacrificale del III secolo a.C., le cui dimensioni di 198 metri in lunghezza e di 23 metri in larghezza permettevano l’uccisione, durante un’unica cerimonia, di centinaia di buoi.

Siracusa - Ara di Ierone

Ara di Ierone II

    Il complesso più famoso del Parco è la Latomia del Paradiso, un esteso insieme di grotte e di lussureggianti giardini, ottimamente curati, dove Chicca e io abbiamo scattato un gran numero di foto perché ogni angolo di visuale è così affascinante da meritare di essere ripreso e memorizzato. Qui si trova il famosissimo Orecchio di Dionisio, così chiamato dal Caravaggio, e così è conosciuto tuttora nel mondo per la sua caratteristica di somigliare proprio a un orecchio umano. Si tratta di una grotta alta 23 metri, buia e poco profonda dalle notevoli proprietà acustiche che termina in alto con una piccola apertura da dove, come narra la leggenda, il tiranno Dionisio ascoltava i discorsi dei prigionieri rinchiusi lì dentro. Con una breve occhiata alla cosiddetta Tomba di Archimede e alla Grotta dei Cordari termina il nostro percorso all’interno del parco archeologico della Neapolis

Siracusa - Latomie Orecchio di Dionisio

                    Latomia del Paradiso                                         Orecchio di Dionisio

Siracusa - Tomba di Archimede a Neapolis Siracusa - Grotta dei Cordari

                 Tomba di Archimede                                Grotta dei Cordari

    Una volta tornati sull’isola di Ortigia (Siracusa vecchia) ci rechiamo da Teresa e Peppino i quali, terminati i loro impegni mattutini, hanno trovato il tempo di prepararci una sostanziosa cena con prelibatezze locali. Termina così la seconda puntata del reportage. Per chi volesse guardare dal vivo le nostre pellegrinazioni in Siracusa e dintorni non deve far altro che cliccare sulla foto sottostante. Delle preziose e quasi inedite musiche vi accompagneranno in questo breve tour.

Trinacria

     Alla prossima!

     Nicola

    Crediti: Le informazioni storiche le ho trovate su Wikipedia che ringrazio caldamente e su altre pubblicazioni specifiche su Siracusa e sui luoghi descritti nel post. Si tratta di volumetti stampati da editori isolani e a loro va il mio grazie: OGB Officina Grafica Bolognese per il Parco Archeologico della Neapolis; Lonely Planet e Itinerari del Touring Club per la Sicilia in generale. Alcune immagini le ho reperite su Internet sul sito del Progetto Smart Cities. Le foto originali sono di mia moglie Chicca, mentre i filmati su YouTube sono miei.

    Inizio oggi un nuovo reportage. Questa volta non mi sono spinto in mondi lontani come il Perù o la Cina, ma ho rivolto la mia attenzione alla Sicilia, un’isola in cui non avevo mai messo piede per tantissime ragioni, la più importante delle quali era che, avendo avuto le ferie sempre nel mese di agosto, recarmici per visitarla nella nostra stagione più calda mi veniva sconsigliato da tutti.  Così, anno dopo anno, ho sempre rimandato di raggiungere questa meta. Ora, essendo in pensione e potendo disporre liberamente del mio tempo libero, alla fine di maggio di quest’anno (2016) ho accolto l’invito di Teresa e Peppino, una coppia di cari amici siciliani doc e mi sono deciso a fare quel passo nella stagione più acconcia per visitare l’isola.

    Teresa e Peppino sono, al pari di me, milanesi di adozione, con l’unica differenza che io sono pugliese di Foggia solo per nascita, mentre loro hanno vissuto un terzo della loro vita in Sicilia, e ci ritornano regolarmente almeno due volte all’anno per dare un’amorevole spolveratina alle loro radici e per rivedere con piacere parenti stretti e amici. A parte gli anni della prima infanzia, durante i quali passavo l’intera estate fra l’Incoronata (Foggia) in campagna e al mare di Peschici, da quando io vivo a Milano sono tornato in Puglia solo poche volte, promettendo sempre a me stesso di tornarci più spesso.
   
    Dunque, per qualche puntata parlerò di questo viaggio propiziato, tra l’altro, da un pressante invito ad assistere nel teatro greco di Siracusa alle due tragedie in cartellone a fine maggio: l’Alcesti di Euripide e l’Elettra di Sofocle. Confesso che, avendo fatto il liceo scientifico e amando poco il teatro in genere, la cosa mi spaventava oltre che incuriosirmi. Mi spaventava in ragione della mia crassa ignoranza di quel periodo letterario dell’antica Grecia, ma, allo stesso tempo, mi incuriosiva perché volevo capire se il mio rigetto del teatro sia classico sia moderno era definitivo oppure, finalmente, modificabile.

    Milano, Venerdì 27 maggio 2016   
    Partenza da Milano, programmata per le ore 10, con un volo Alitalia. Come di norma, per qualche sconosciuto problema all’imbarco, siamo partiti con un’ora di ritardo e siamo arrivati a Catania alle 13. Stranamente c’è foschia anche se fa abbastanza caldo. Per tutta la durata del viaggio affittiamo un’auto all’Avis e ci avviamo verso Siracusa, la città che sarà il punto centrale da dove giornalmente partiremo per esplorare i luoghi che i nostri amici Peppino e Teresa hanno previsto di farci conoscere in questo nostro primo assaggio della Sicilia e dove ogni sera torneremo per dormire. Io e mia moglie Chicca ci sistemiamo nell’albergo Domus Mariae, mentre i nostri anfitrioni utilizzeranno la loro bella casa di proprietà in Siracusa vecchia.
    
    Usciti dall’aeroporto di Catania prendiamo autostrada (gratuita) e  superstrada così, in meno di un’ora, raggiungiamo Siracusa. Anche se è un po’ tardi per il pranzo ci fermiamo al ristorante "Da Enrico", dove il mio amico Peppino è conosciuto e non fanno storie per servirci. Ottimi antipasti, spaghetti alle vongole veraci, e un delizioso capriccio di cannolo ci fanno dimenticare gli inevitabili piccoli contrattempi avuti durante il viaggio e ci mettono nella condizione mentale e fisica ideale per iniziare la nostra breve vacanza siciliana.

    Sistemati i bagagli, noi in albergo e gli amici a casa loro, ci diamo appuntamento per una prima veloce occhiata alla città. Di nuovo insieme c’incamminiamo lungo via della Maestranza in direzione della Piazza del Duomo.

Duomo di Siracusa

      Una volta lì, dalla Cattedrale sta uscendo una bella coppia di sposi che viene subito attorniata da amici e parenti e dai casuali spettatori presenti nella piazza. Il Duomo, dedicato a Santa Lucia, costruito sopra un antico tempio greco, è il degno coronamento di una lunga, stretta e bellissima piazza su cui si affacciano antichi palazzi con bar, ristoranti e negozi a piano terra. In fondo a destra c’è la Chiesa di Santa Lucia alla Badia aperta per permettere la vista di un famoso quadro di Caravaggio, fuggito precipitosamente da Malta e rifugiatosi a Siracusa nel 1608. Il quadro rappresenta il Seppellimento di Santa Lucia.

Caravaggio_SeppellimentodiSanta Lucia

    Dopo aver gustato un ottimo gelato in un bar di fronte al Duomo, ci avviamo verso la casa dei nostri amici, costeggiando il lungomare, un po’ tormentati dal vento che soffia forte in quella parte dell’isolotto di Ortigia dove ci troviamo e che costituisce la parte antica di Siracusa, oggi legata alla terraferma da tre ponti. Su quest’isolotto sorse il primo nucleo abitativo di coloni corinzi e solo in seguito la popolazione si estese sulla terraferma. Come vedremo in seguito, Ortigia termina con il Castello Maniace che visiteremo poco prima della fine del nostro soggiorno a Siracusa.

    Siracusa, sabato 28 maggio 2016.
    Sveglia alle otto. Prendiamo l’auto e ci dirigiamo verso le famose Fonti del Ciane, ma le troviamo chiuse. Ciane dal greco significa "verde-azzurro" perché richiama il colore delle acque del fiume omonimo, noto per la presenza del papiro che cresce sulle sue rive. Internet, comunque, mi ha aiutato a scoprire questo luogo che non ho potuto vedere dal vivo:

Ciane Papiro

    Riprendiamo il cammino in direzione di Noto, meta principale della giornata odierna. Oggi è una splendida giornata di sole e non fa troppo caldo: è proprio il clima ideale per visitare questa deliziosa cittadina, famosa per le sue costruzioni in un barocco così particolare da ottenere una propria denominazione, il barocco notino. Lasciata l’auto all’ingresso della città, ci accoglie un mercatino di specialità locali immerso in un parco con piante fiorite e frondosi alberi con parecchi anni sulle spalle. Superata l’imponente Porta Reale c’immettiamo nel Corso Vittorio Emanuele, la via principale della città. Da quel momento in poi è tutto un susseguirsi di magnifiche costruzioni antiche, tutte ben restaurate, che meritano, una per una, delle foto ricordo. La Cattedrale di San Nicolò con la sua ampia scalinata, il Palazzo Ducezio, Palazzo Nicolaci di Villadorata, le tante abitazioni con terrazzi mozzafiato (vedi filmato). Immersi in tanta bellezza non ci accorgiamo che è ora di pranzo. Peppino ci guida verso il famoso Caffè Sicilia dove gustiamo la granita di latte di mandorla e l’immancabile brioche che qui ha il tuppo.

Brioche-siciliana-col-tuppo

    Finita la visita di Noto si torna a Siracusa, spizzichiamo qualcosa di buono a casa dei nostri amici (beh, più che di una casa in realtà si tratta di un grande appartamento signorile all’interno di un antico palazzo protetto dalle belle arti che non posso mostrarvi solo per questioni di privacy) mia moglie e io ci fermiamo in albergo per riposarci un paio d’ore perché più tardi, al Teatro Greco di Siracusa, ci aspetta l’Alcesti di Euripide. E’ quasi il tramonto quando con l’auto raggiungiamo il teatro; i diversi e vivi colori della vegetazione che circonda il teatro e il sole calante fanno da cornice al nostro ingresso nel luogo da tempo immemorabile dedicato alle rappresentazioni delle opere fondamentali della letteratura greca antica.

Teatro_greco_di_Siracusa_-_aerea

    Immagino che vogliate conoscere il mio giudizio sullo spettacolo a cui ho assistito per la prima volta nella mia vita. Come ho detto all’inizio del post, ero un po’ prevenuto, timoroso e anche curioso. Bello, molto bello, devo ammettere, anche se non ho capito tutto, non conoscendo a priori la storia di questa eroica moglie che si sacrifica (scioccamente, come oggi alcuni pensano) al posto del marito. E’ stato piacevole guardarsi attorno e osservare l’attenzione con cui gli spettatori seguivano l’andamento della rappresentazione che molti, come i miei amici, avevano già visto altre volte ma che avevano scelto di rivedere per poi disquisire tra i vari allestimenti realizzati in passato e le nuove interpretazioni degli attori diretti da un nuovo regista.

Alcesti

    Prima di darvi appuntamento alla prossima puntata, vi consiglio di guardare il mio filmato della giornata. Oltre alle immagini fisse scattate da mia moglie e quelle in movimento da me girate con la videocamera, ho inserito diverse popolari canzoni siciliane che, forse, non avete mai sentito e che ho scovato in Internet, interpretate da cantanti locali e gruppi musicali decisamente bravi. Basta cliccare sull’immagine qui sotto per spostarsi su YouTube:

Noto Cattedrale

Arrivederci a presto.

Nicola

Care amiche e amici,

questa settimana vorrei parlarvi di un’iniziativa musicale nata nel 2004 ma di cui, con il mio usuale tempismo, sono venuto a conoscenza (per puro caso) soltanto alcuni giorni fa, ma di cui mi sono innamorato immediatamente. Sapete tutti che sono stonatissimo e, proprio per questo, apprezzo molto chi sa suonare uno strumento o sa cantare senza vergogna davanti a un pubblico piccolo o grande che sia. Dunque, la settimana scorsa, cazzeggiando su YouTube alla ricerca di un interprete di  Redemption song, una famosa canzone scritta da Bob Marley, conosciuta da tutti ma sconosciuta al sottoscritto, ne ho trovati diversi (lo stesso Bob Marley, Chris Cornell, José Neto, Jonny Cash & Joe Strummer, eccetera) e, fra questi, un gruppo dal nome Playing for Change. Ascoltare le voci e i suoni di quest’eterogeneo gruppo è stato come ricevere un pugno nello stomaco: tutti bravissimi anche se, come venni a sapere dopo, si tratta di gente che canta per strada e vive delle offerte in denaro dei passanti. L’assolo iniziale di una stranissima chitarra lo trovai davvero memorabile, e magnifici i vari solisti alternatisi nel canto.

Ok, prima di proseguire nella lettura del post, vi consiglio di ascoltare Redemption Song interpretata dai Playing for Change:

Questo il link:  https://www.youtube.com/watch?v=55s3T7VRQSc

Vi è piaciuta? Se sì, eccovi alcune informazioni riguardanti l’iniziativa che prende il nome, appunto, di Playing for Change – Music around the world.

Playing for Change è un gruppo musicale formato in gran parte da artisti di strada di varie etnie, nato come progetto multimediale per opera del produttore discografico statunitense e ingegnere del suono Mark Johnson e dell’italiano Enzo Buono. Con il nome Playing for Change Foundation (letteralmente: Suonare – ma anche recitare, agire – per un cambiamento) è stata creata una organizzazione non a scopo di lucro cui è demandato il compito di edificare scuole di musica destinate all’infanzia nei luoghi più disparati del mondo. Il progetto è orientato a sostenere in maniera particolare alcune realtà del terzo mondo.

Come vi ho detto, Playing for Change ha avuto inizio come progetto nel 2004: lo scopo dichiarato era quello «di ispirare e mettere in collegamento musicisti di varie estrazioni per portare un messaggio di pace nel mondo attraverso la musica». Per fare ciò i due fondatori si sono recati in diversi Paesi molto distanti l’uno dall’altro del globo terrestre, come Stati Uniti, Spagna, Sudafrica, India, Nepal, Medioriente, Irlanda (per l’Italia, a Livorno sono stati registrati interventi di Roberto Luti alla chitarra resofonica, Simone Luti al basso e a Pisa sono state effettuate incisioni di Stefano Tomaselli al sassofono).

Servendosi di un’apparecchiatura mobile professionale con funzioni di studio di registrazione, Mark Johnson  e Enzo Buono hanno registrato sul posto le performance di musicisti che eseguivano la medesima canzone, interpretata nel proprio personale stile e molto spesso con strumenti tipici delle varie culture.

Fra le guest star che hanno partecipato al progetto, figurano Stephen Marley, Keith Richards, Los Lobos, Bono, Manu Chao e tantissimi altri, molti sconosciuti e alcuni più noti, almeno a livello locale, come Char (Giappone), Ernest Ranglin (Jamaica), Imorly Richardson (Cuba), Baby Black Ndombe (Congo), Grandpa Elliott (Stati Uniti).

Il repertorio del gruppo è vasto e varia dalla musica blues, al soul, al pop, al classico rock and roll, con brani di autori affermati come Bob Dylan, Bob Marley, Ben E. King, Tracy Chapman.

Il loro successo maggiore è Stand by Me, lo standard del rock and roll di Ben E. King e del duo Jerry Leiber e Mike Stoller, già interpretato da vari artisti di fama mondiale. Il brano è stato il primo singolo del gruppo e ha preso le mosse da un artista di strada a Santa Monica (California), Roger Ridley (poi deceduto). Sulla base dell’interpretazione di questo artista, Mark Johnson e Enzo Buono hanno iniziato un viaggio attraverso il mondo registrando gli interventi e le esecuzioni di più e più artisti. Tutti i diversi contributi sono stati poi sottoposti a missaggio in una composizione unica. Il videoclip di Stand by Me ha avuto risonanza e popolarità come fenomeno di Internet sia attraverso il sito ufficiale del gruppo sia attraverso YouTube, dove ha registrato più di ottanta milioni di contatti.

Il link di Stand by me è: https://www.youtube.com/watch?v=Us-TVg40ExM

Altre interpretazioni del gruppo sono comprese in vari CD prodotti nel tempo e acquistabili in Rete nel sito istituzionale della Fondazione. Come ultima notizia, eccovi un elenco di brani tutti godibili e che potete trovare facilmente su YouTube cantati e suonati da Playing for a Change:

A Change Is Gonna Come
Better Man
Bring It On Home
Carnaval toda la vida

Ripple     <— link
Chanda Mama
Clandestino
Don’t Worry Be Happy
Get Up Stand Up
Guantanamera

Imagine   <—-  link
La Bamba
Lean On Me
Love Is All
Love Rescue Me
One Love
Sittin’ On The Dock Of The Bay
Talkin’ Bout A Revolution
War-No More Trouble

What a Wonderful World   <— link

Le canzoni in elenco sono state portate al successo mondiale da famosi solisti (come Imagine di John Lennon o What a Wonderful World di Louis Armstrong) ma altrettanto memorabili sono le interpretazioni che ne hanno dato i vari cantanti di strada appartenenti al gruppo Playing for Change e che le hanno riproposte in tutto il mondo nella loro versione. Ascoltare per credere…

Alla prossima.

Nicola

Crediti: le informazioni inserite nel post le ho ricavate da Wikipedia mentre i video si trovano su YouTube.


Mercoledì 9 Settembre 2015, Cusco

1825

Il nostro viaggio termina oggi, eccoci dunque nell’aeroporto di Cusco in attesa del volo interno per Lima. Siccome sono le 9.30 del mattino e l’aereo parte alle 11, tiro fuori dallo zaino la mia moleskine e butto giù le mie prime impressioni a caldo su questo breve ma intenso tour in Perù. Faccio sempre così per ingannare i lunghi tempi d’attesa a cui siamo assoggettati in aeroporto prima dell’effettiva partenza dei voli. Anni fa, come è noto, per espletare le pratiche aeroportuali bastava arrivare al check-in circa un’ora prima: adesso, per colpa del terrorismo internazionale, bisogna prevedere di trovarsi in aeroporto almeno tre ore prima.

Arrivati a Lima, ci aspetta un’altra sosta in aeroporto. Verso le 13 ci imbarchiamo per Madrid. Dopo una notte in volo, arrivati in Spagna, saliamo su un nuovo aereo che ci porta, sani e salvi, a Milano. Sono le 16 del giorno 10 Settembre 2015. Fine della storia.

Vi interessa sapere cosa ho scritto in attesa dei voli?

Ero molto stanco e confesso che la prima cosa che mi è venuta in mente da segnalare è stato un consiglio per chi intende progettare un tour in Perù: “Fatelo da giovani perché l’altitudine può dare grossi problemi e le visite ai luoghi più interessanti del paese sono molto faticose”. L’altitudine può creare difficoltà alla respirazione (occorre, quindi, camminare con passo lento durante le escursioni), insonnia, disappetenza, elevata minzione notturna e diurna. Nei luoghi più belli ci sono parecchi gradini da salire (Machu Picchu, Valle Sacra, per esempio) e quindi è necessario un certo allenamento preventivo. Infine, occorre scegliere bene il periodo dell’anno in cui andare in Perù perché in questo paese l’inverno è molto freddo e l’estate è parecchio piovosa. Settembre, e io posso confermarlo, sembra essere il mese ideale perché siamo alla fine dell’inverno e non fa più tanto freddo e al sole il caldo non è fastidioso. Durante i nostri dieci giorni di permanenza ha piovuto una sola volta e, per fortuna, lo ha fatto durante un trasferimento in pulmino. Praticamente non abbiamo dovuto rinunciare a nessuna visita, a parte una rapida occhiata al cimitero di Sillustani con le sue antiche torri funerarie, dove minacciava un grosso temporale che poi, in realtà, non c’è stato.

Oggi che trascrivo sul computer gli appunti stilati nei vari aeroporti, posso dire che ho esagerato nel sottolineare la fatica di questo viaggio. Nel nostro gruppo, infatti, c’era gente della mia età che non ha avuto alcun problema, quindi il discorso sulla gravità dell’impegno fisico è del tutto relativo: cioè ci sono “vecchietti” che girano il mondo e sono molto più pimpanti di alcuni “giovani leoni” di città. A bocca aperta

Cosa posso dire ancora del Perù?

A parte le indubbie bellezze paesaggistiche e le notevoli tracce di un passato a me sconosciuto, il Perù, pur essendo un paese con grandi ricchezze naturali (oro, argento, rame, carbone, petrolio eccetera) e una florida agricoltura, ci sono ancora grandi sperequazioni sociali nella popolazione. In altre parole la ricchezza non è equamente distribuita come succede anche in altri paesi dell’America del Sud. Basta vedere le periferie delle città: quasi tutte (fa eccezione Cusco e, in parte, Arequipa) sono fatiscenti, le strade sono sterrate e le case ben poco decorose.

Un fenomeno ricorrente nelle periferie è quello delle abitazioni a un solo piano con il tetto piatto da cui sporgono le predisposizioni metalliche di un secondo piano che, in realtà, non verrà quasi mai costruito ma che servono per pagare meno tasse in quanto è possibile dimostrare che la casa non è ancora finita. Inoltre parecchie di queste catapecchie sono abbandonate o crollate. Le tante costruzioni in muratura che si affacciano sulle grandi arterie asfaltate che attraversano il Perù sono protette da muretti: in qualche caso ci sono solo i muri di cinta e all’interno non c’è ancora costruito nulla.

Su questi muretti, e spesso anche sulle facciate laterali delle case, compaiono le pubblicità elettorali dei candidati alle varie elezioni provinciali, regionali e persino a quelle nazionali. Pubblicità di beni di consumo se ne vedono poche e sono, per lo più, all’interno delle grandi città.

Nei centri abitati ci sono pochissimi mendicanti in giro, qui anche i più poveri posseggono dei modesti manufatti da vendere ai turisti o ai passanti. In quasi tutti gli incroci ci sono piccoli e raffazzonati chioschi che vendono acqua, biscotti e altre specialità locali.

Nelle località turistiche più gettonate ci sono parecchie mamme con bimbo in groppa che vendono souvenir o cappelli o cuffie peruviane variopinte. Se non riescono a piazzare nulla, tutte si assoggettano a essere fotografate per la modica somma di un soles (circa 33 centesimi di euro). Altre, ovviamente donne di campagna, in assenza di bambini piccoli da mettere in bella mostra, portano con sé un lama, un alpaca o un agnellino, cioè animali tenerissimi che attirano di sicuro l’attenzione dei turisti. In molte località di campagna, o sulle isole, le persone (sia uomini sia donne) non vogliono essere fotografate perché credono che le foto rubino la loro anima.

Ogni città e anche i paesi più piccoli, hanno una Plaza de armas, cioè una bella e spaziosa piazza con giardino e una fontana o una statua al centro, tenuta ben pulita da una squadra di spazzini e controllata a vista da poliziotti per nulla aggressivi. In genere in questa piazza c’è anche la Cattedrale, cioè la chiesa più importante della località. Chi ha seguito le varie puntate del tour ha avuto la possibilità di vederne parecchie di piazze e di cattedrali e tutte di grande pregio.

Cosa mi è piaciuto di più in Perù?

Paesaggisticamente parlando, ho apprezzato molto il lago Titicaca e l’isola di Taquile con la sua straordinaria e organizzata comunità locale del tutto priva dei conforts del mondo moderno e, infine, mi è piaciuto il deserto sabbioso con le montagne da un lato e l’oceano dall’altro che abbiamo attraversato durante i trasferimenti in pulmino da una città all’altra del paese. Deliziosa, in particolare, la piccola oasi di Huacachina!

La città che mi ha colpito maggiormente è stata Cusco, la capitale storica dell’antico Perù. Qui mi sarebbe piaciuto rimanere qualche giorno in più per visitarla a fondo e fotografare, per non dimenticare, i tanti fantastici scorci che ho solo intravisto percorrendo di fretta la città. In ogni stradina di Cusco si respira la storia di un paese in cui le nuove costruzioni non hanno affatto cancellato le impronte della civiltà che volle che questa città, luogo sacro agli inca, rappresentasse degnamente il CENTRO di uno dei più estesi imperi dell’antichità.

Solo due parole sul cibo. Sapete già che non ho mangiato molto bene in Perù: c’era poca fantasia a tavola, la carne l’ho trovata un po’ dura o fibrosa e il pesce (che non amo) era l’unica scelta possibile se non si voleva il solito pollo e le verdure poco cotte di contorno. Di sicuro abbiamo sbagliato a pagare in anticipo all’agenzia di viaggio in Italia tutti i pranzi o le cene nei ristoranti degli alberghi che ci ospitavano di notte. Se avessimo mangiato alla carta in qualche trattoria segnalata dalle varie guide locali avremmo speso meno e mangiato molto meglio.

Terminano queste brevi note sul Perù invitandovi a dare un’occhiata all’ultimo filmato che è un collage delle più belle foto di Fauna e Gente (animali, uomini, donne, ma, soprattutto, bambini) del Perù scattate dagli amici che con me hanno visitato questo bellissimo paese.  Per farlo basta cliccare con il mouse sulla seguente immagine:

0950

Un sincero grazie a chi ha avuto la pazienza di seguire tutte le dodici puntate del reportage e un caloroso arrivederci a un prossimo viaggio!

Nicola

 

 

Prima di iniziare vorrei dirvi che ogni mio pensiero, cuore e vicinanza va oggi alle vittime dell’ennesimo gesto terroristico perpetrato ieri con bestiale ferocia a Bruxelles.

Nicola

Martedì 8 Settembre, Cusco.

A Cusco, capitale storica della civiltà inca, si conclude il nostro tour in Perù. Oggi dobbiamo visitare diversi e importanti siti archeologici sulle colline che circondano la città e, infine, esplorare la città stessa. Non è un programma molto intenso e quindi ce la prendiamo comoda. Dopo un’abbondante colazione, usciamo dall’albergo alle nove in punto e ci dirigiamo in pulmino verso quel che rimane del più famoso tempio inca, il Coricancha, dedicato al culto del dio Sole:

Cori Cancha

a fianco e sopra queste rovine gli spagnoli hanno costruito il Convento di Santo Domingo:

Cusco_Coricancha_ConventoSanto Domingo

Si entra nel Convento da una piazzetta situata dalla parte opposta a quanto visibile nella foto sopra:

IMG_1336

Ci accoglie un bellissimo chiostro, cioè un ampio cortile con al centro una fontana ottagonale, attorniata da un porticato tutto decorato da grandi dipinti coloniali spagnoli raffiguranti la vita del Santo Domingo. In molti di questi quadri sono raffigurati cani che stringono una fiaccola tra i denti. Sono i cani da guardia di Dio, in latino domini cani, ovvero il nome dell’ordine religioso ispirato al santo cui è consacrato il convento.

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Qurikancha_01

1560

L’interno del convento conserva e custodisce le antiche tracce del Coricancha: possenti muri e alcune stanze che hanno resistito, contrariamente alla nuova costruzione, ai disastri provocati dai vari terremoti che nel tempo hanno colpito Cusco:

Dal terrazzo del convento si ha una bella vista della città:

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Usciti dal convento, saliamo sul pulmino e raggiungiamo una delle colline che circondano Cusco dove c’è l’importante sito archeologico inca Sacsayhuaman (falco soddisfatto) che copre un’area di 6 Km. quadrati a 3700 m.s.l.m. Si tratta dei resti di un’antica fortezza inca semidistrutta dagli spagnoli e le cui pietre vennero portate a Cusco per costruire palazzi e chiese:

Sacsayhuamán_Décembre_2006_-_Vue_Panoramique_-_Pleine_résolution

Da Sacsayhuaman si gode una spettacolare vista di Cusco:

Cusco,_Peru_skyline 

Insieme alla guida abbiamo girato in lungo e in largo nel sito archeologico, ammirando, passo passo, diverse curiosità regalate ai posteri dagli antichi ed estrosi architetti inca:

Sacsahuaman_zampa del puma

La zampa di un puma

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Sagoma di un lama (evidenziata nelle foto che segue)

Cusco Pietre Curiose

Qui ci siamo sbizzarriti a fare decine e decine di foto degli enormi massi rimasti in loco dopo la razzia perpetrata in passato dagli spagnoli: massi tutti lavorati a mano, uno per uno, da volenterosi operai inca.

DSCN4004

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In questo antico luogo gli abitanti di Cusco oggi si riuniscono per fare picnic, per sciare d’inverno, per prendere il sole d’estate. A poche centinaia di metri da qui si può vedere il famoso Cristo Blanco di Cusco:

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In programma subito dopo ci sarebbero altri tre siti archeologici, ma siamo un po’ stanchi e decidiamo di soprassedere. Siccome sono curioso di natura, una volta tornato a Milano, sono andato su Internet e ho dato un’occhiata a ciò che abbiamo saltato quel giorno:

1) Tambomachay (bagno dell’inca), centro dedicato al culto dell’acqua:

Tambomachay

2) Qenqo (labirinto), anfiteatro dedicato al culto della Pachamama (madre terra):

Qenqo1

Qenqo2

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Monolite di Qenqo

Qenqo

3) Puka Pukara (fortezza), un antico rifugio usato dai messaggeri inca (chaski) per riposarsi dopo le lunghe spedizioni e utilizzato come forte dopo l’arrivo degli spagnoli:

Puka Pukara

Puka Pukara1

Puka Pukara2

Quando rientriamo a Cusco è ormai ora di pranzo. La guida ci saluta e ci dà appuntamento all’indomani per accompagnarci all’aeroporto. Una volta fatto un veloce spuntino in un modesto ristorante, siamo finalmente liberi di girare a nostro piacimento la città. Imperdibile la splendida Plaza de Armas con le sue chiese, i suoi portici e il suo giardino e la fontana al centro:

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La Cattedrale in Plaza de Armas

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Chiesa della Compagnia di Gesù in Plaza de Armas

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I portici

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La fontana

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Mentre una parte del gruppo si dedica agli ultimi acquisti di souvenir peruviani, Barbara e Sergio s’inoltrano nella città vecchia e ci regalano queste immagini:

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Piazzetta di San Biagio

Per la prima volta le periferie di una città peruviana non sono degradate, ma mostrano scorci di intensa bellezza. Non per niente Cusco è stata la capitale del grande impero inca. Qui i nostri due amici incontrano e fotografano un corteo di maschere popolari di varie zone del Perù che si mettono in bella mostra danzando a suon di musica: un vero spettacolo colorato e intrigante!

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Verso sera, tornando a piedi in albergo, diamo un ultimo sguardo alla città:

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Il palazzo di giustizia

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Un moderno murales alto quattro metri e lungo 20

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Il retro e il davanti di una pittoresca fontana

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Il nostro tour si conclude a sera assistendo a uno spettacolo di danze e musiche popolari (arte nativa) in un grande teatro: un paio d’ore decisamente piacevole.

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Come sempre, chi desidera approfondire la visita di Cusco non ha che da cliccare sulla foto che segue:

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Credo che anche voi, avendo dato un’occhiata alle foto pubblicate nel post, possiate essere d’accordo con me nel dire che Cusco con i suoi 500.000 abitanti è la città più bella del Perù. Dalla piazza delle armi si dipartono strade e vicoli deliziosi e molto ben tenuti, cosa che capita di rado di vedere nelle altre città peruviane. Anche per questo Cusco viene, a ragione, considerata la vera capitale del Perù. La città, grazie al suo splendido insieme architettonico, è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1983. Noi siamo rimasti a Cusco un solo giorno, ma è stato sufficiente per afferrarne la grande bellezza e armonia.

Termino qui dandovi appuntamento a una prossima puntata per le conclusioni di rito sul nostro tour in Perù.

Nicola

Crediti: foto di Barbara e Sergio, Giorgio e Chicca. Immagini di repertorio le ho scaricate da Internet. Il filmato della giornata è mio.