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Pechino, 19 Ottobre 2014, Domenica sera.

Domenica sera dopo avere degustato l’anatra laccata, la nostra guida ci anticipa che l’indomani dovremo lasciare l’albergo di prima mattina (quindi occorrerà preparare le valige stasera stessa, prima di andare a dormire) e, dopo avere sbrigato in mattinata le ultime due visite programmate a Pechino, lui ci accompagnerà  in stazione dove prenderemo il treno super veloce che, in poco più di quattro ore, percorrerà 1310 km. e ci scaricherà, armi e bagagli, a Shanghai, ultima tappa del nostro tour in Cina.

Il nostro spiritoso cicerone cinese ci avvisa, ridendo, che domani sarà una giornata “pesantina” (perché tutte le altre come sono state?) per cui conviene fare una sostanziosa prima colazione al King Grand Hotel che ci ospita per avere la giusta energia per affrontare la Piazza Tienanmen e il Tempio del Cielo. Il pranzo a menù turistico che faremo in un ristorante già prenotato da tempo, lo dice lui stesso, sarà modesto come sempre.

Pechino, 20 Ottobre 2014, lunedì.

Una volta sistemate le valige sul pullman, alle 8.30 partiamo e dopo pochi minuti di trasferta, siamo già in coda al check-in predisposto all’ingresso della Piazza Tienanmen. Come negli aeroporti, siamo costretti a passare un accurato controllo eseguito da zelanti poliziotti tutti ben armati e con in mano un apparato ricetrasmittente con antenna satellitare. Per la prima volta da quando siamo in Cina, ci sentiamo controllati a vista e non abbiamo voglia di scherzare fra di noi mentre aspettiamo di potere entrare nella piazza. Anche la guida, ovvio, deve passare il controllo dei documenti e del borsello.

A metterci ancor più di malumore contribuisce la foschia mattutina che avvolge la città. Questa fitta nebbiolina, in buona parte dovuta allo smog industriale, uno dei più alti al mondo, ci farà compagnia durante tutta la visita. Diverse guardie in uniforme sono piazzate sull’attenti davanti ai vari punti sensibili e molte altre, in coppia o singolarmente, camminano seguendo un percorso che permetta loro di tenere costantemente sott’occhio i turisti, invece di tranquillizzarci ci incutono soggezione (dire timore forse non è esagerato). Insomma nessuno di noi è veramente tranquillo mentre gironzoliamo e fotografiamo i vari monumenti e i palazzi che si affacciano sulla grande piazza.

Pechino Piazza Tienanmen

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Al momento di uscire dalla piazza Tienanmen assistiamo alle esagitate proteste di una donna che, in ginocchio, urla e piange mentre due guardie e un agente in borghese le strappano di mano un foglio e, sollevata di peso, la portano via. Notate come i civili assistono silenziosi e indifferenti alla scena: sulla sinistra c’è un uomo che gioca tranquillamente col telefonino… Ha avuto un bel coraggio uno del nostro gruppo a scattare questa foto…

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Dunque è solo per non dimenticare che pubblico la famosa foto di Jeff Widener, Associated Press, che ritrae uno sconosciuto e inerme rivoltoso durante le dimostrazioni studentesche sulla piazza Tienanmen nella primavera del 1989, poi tragicamente represse dall’esercito cinese:

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Chiudo qui il discorso perché, come sapete tutti, la politica italiana ed estera non è di casa nel mio blog anche se, ovviamente, la seguo nella vita quotidiana.

La seconda meta che affrontiamo appena lasciata la piazza Tienanmen è il Tempio del Cielo, anche detto Tempio del Paradiso, costruito tra il 1406 e il 1420 sotto le dinastie Qing e Jiaqing. Si tratta dell’edificio di culto più importante della Cina. Il complesso si estende su un’area di quasi tre km. quadrati e presenta tre gruppi di costruzioni di grande interesse storico e architettonico:

1 – Altare circolare: una piattaforma circolare di tre piani di marmo bianco, ognuno dei quali circondato da una balaustra in pietra, che costituiva la zona centrale dei sacrifici imperiali ai cieli: questi si tenevano prima dell’alba del solstizio d’inverno (verso il 22 dicembre), ed erano presieduti dall’imperatore. Il primo piano è la terrazza dell’uomo, il secondo, la terrazza della terra e il terzo, la terrazza del cielo. Questa struttura rappresentava la triade cosmica fra l’imperatore, la Terra e il Cielo. A sud-est dell’altare si trova una serie di speciali bracieri, che servivano a bruciare gli animali, le giade e le sete offerti in sacrificio:

Pechino Tempio del Cielo Altare circolare

Pechino Tempio del Cielo Altare Circolare

2 – Tempio del Dio dell’universo: un edificio circolare a un solo tetto spiovente, costituito di un solo piano di marmo. Qui venivano riposti gli altari quando non erano in uso. Inoltre è circondato da un muro circolare, chiamato Muro dell’eco, perché se si parla a bassa voce a una delle estremità si può essere sentiti dall’altro capo.

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3 – Tempio della preghiera per il buon raccolto, una grande struttura circolare a tre cornicioni eretta su una terrazza circolare a tre piani. Qui l’imperatore pregava per il buon raccolto estivo, di conseguenza l’edificio ha rapporto con la cultura agricola, ad esempio le quattro colonne interne più alte si dice rappresentino la primavera, l’estate, l’autunno e l’inverno; gli antichi cinesi suddividevano il giorno in 12 periodi, per cui le 12 colonne che sostengono il primo cornicione rappresentano i 12 periodi, mentre le 12 colonne mediane indicano i 12 mesi dell’anno, per un totale di 24 colonne, simbolo dei 24 periodi del calendario lunare:

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Ma tante altre splendide costruzioni sono presenti nel grande complesso che stiamo visitando:

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Qui parecchi sposi vengono a fare le foto artistiche e di buon augurio del proprio matrimonio:

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Se desiderate entrare nell’atmosfera che si respira nel Tempio del Cielo non vi resta che guardare il filmato: ne vale davvero la pena.

Termina così la nostra permanenza a Pechino. Dopo pranzo la guida ci porterà nella stazione dove partono i treni ad alta velocità che collegano Pechino a Shanghai. Si tratta di una stazione particolare: ci si deve assoggettare ai controlli tipici di un aeroporto, non si può andare sui binari finché il treno non è pronto per partire e, una volta saliti sulle carrozze, è proibito cambiare il posto che ci è stato assegnato, pena la fustigazione in loco… A bocca aperta

Pechino Treno ad alta velocità

Questi treni erano stati progettati per raggiungere i 350 km. orari ma poi, dopo un brutto incidente, la velocità massima è stata fissata a 310.

Alla prossima!

Nicola

Crediti: le foto sono di Mirella & Giorgio II°, Giorgio I° e Chicca. Qualche immagine l’ho scaricata da Internet. Il filmato è mio. Alcune notizie storiche sul Tempio del Cielo le ho tratte dal libro di Luigi Paoli “Appunti di viaggio, la Cina e la civiltà del fiume giallo”. Ed. Mistral Internazionale.

 

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Domenica 19 Ottobre 2014 – Pechino

Il denso programma della giornata prevede un giro in risciò in un quartiere della Pechino antica, subito dopo andremo nel Palazzo d’estate presso il lago Kunming e, infine, ci sposteremo a Badaling dove scaleremo una parte molto panoramica della Grande Muraglia. Anche oggi non sarà una passeggiata…

1) Antico quartiere a Pechino. Non lo visitiamo seduti sul classico risciò a due ruote trasportato da un uomo a piedi con la forza delle braccia, come si vedeva nei film americani di qualche anno fa, bensì su un tre ruote guidato a forza di gambe da un esperto ciclista in grado di muoversi con grande perizia nelle strette vie (hutong) che caratterizzano il vecchio quartiere cinese.

Gli hutong sono vicoli formati da file di siheyuan, le tradizionali abitazioni con un cortile al suo interno. Molti quartieri sono formati dall’unione di più siheyuan tra di loro, cioè collegando fra loro più hutong. Per via di questa struttura, parlando di hutong spesso ci si riferisce all’intero quartiere. Dalla metà del XX secolo il numero di hutong a Pechino è calato drammaticamente, dal momento che sono stati demoliti per far spazio a nuovi edifici e a strade più ampie. Di recente alcuni hutong sono stati protetti per preservare questo aspetto della storia e della cultura cinese.

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Da turisti che si rispettano ci facciamo fotografare con la consorte al fianco sui nuovi risciò e poi, a coppie, ci addentriamo nel quartiere, trasportati da un chauffeur (non mi viene altro termine) che è abilissimo a schivare auto e ciclomotori che procedono in senso opposto. A un certo punto scendiamo dal risciò e andiamo a visitare un’antica abitazione. Qui ci aspetta il padrone di casa che ci introduce nei vari locali, tutti a piano terra, dove vive (o viveva) la sua famiglia. Più o meno la struttura di queste antiche case con corte è la seguente:

Pechino Antica abitazione

Nel filmato potete vedere quest’abitazione dal vivo ed entrare con me nelle varie stanze.

2) La seconda tappa la raggiungiamo in pullman. Si tratta del Palazzo d’estate sulle rive del lago Kunming e ai piedi della collina della longevità. Il suo nome in cinese, Yiheyuan, significa giardino dell’armonia educata. Questa splendida residenza estiva, costruita dall’imperatore Qianlong nel 1750, si estende su una superficie di 2,9 chilometri quadrati, dei quali il 75% è rappresentato da acqua. Nei 70.000 metri quadrati su cui sorge il complesso residenziale si trovano una notevole varietà di palazzi, giardini e altre strutture architettoniche. Difficile non farsi rapire dalla bellezza del luogo: ovunque scorre l’occhio c’è qualcosa di affascinante da fotografare. Ma lasciamo parlare le immagini.

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Il corridoio coperto, lungo circa 700 metri, permette una vista mozzafiato del lago e dei dintorni della residenza imperiale.

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Ci siamo fatti anche una mini crociera sul lago…

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Evidentemente il luogo ispira i poeti: uno di questi con una curiosa penna a acqua scrive le sue poesie sul selciato. Purtroppo questi capolavori durano il tempo di una fotografia… il vento presto le cancellerà.

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3) La terza e ultima tappa della giornata è la Grande Muraglia. Ci rechiamo a Badaling, una località dove il panorama, camminando sulle mura, è uno dei più belli di tutta Cina. In questo punto si possono prendere due direzioni: a sinistra vanno i camminatori allenati (la metà del gruppo), a sinistra vanno i sedentari come me. In verità, anche la salita di sinistra è decisamente faticosa…

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Dopo tanta fatica, per fortuna ci aspetta un premio. Pranzeremo finalmente in un buon ristorante dove servono un’ottima anatra laccata, specialità di Pechino, ed è subito festa!

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La cameriera gentilmente ci spiega come gustare al meglio l’anatra laccata: se ne prende un pezzetto, si aggiunge della verdura (porro e cetriolo, tagliati sottili) e un opportuno intingolo (soia molto densa), si avvolge il tutto in una sottile crêpe, la si addenta e… buon appetito!

Alla prossima…

Nicola

Crediti: foto di Mirella e Giorgio II°, Giorgio I° e Chicca. Alcune immagini le ho prelevate da siti istituzionali cinesi. Il filmato è mio.

Sabato 18 Ottobre 2014, Xian

Sveglia antelucana, oggi: si deve fare colazione in albergo e, subito dopo, ci trasferiamo in aeroporto per prendere un volo interno verso Pechino (Beijing, la capitale del nord), la nostra nuova (e penultima) tappa in Cina.

Pechino Mappa

Dopo appena due ore facciamo scalo a Pechino dove ci attende la nuova guida locale, un simpatico e pacioso giovanotto che, una volta saliti sul pullman dell’agenzia, parlando un buon italiano, ci informa a grandi linee sulle caratteristiche salienti e curiose della sua città (75.000 taxi, un numero spropositato di auto per 20 milioni di abitanti, bici e motorini ancora in grande spolvero) e ci accompagna subito al Tempio dei Lama, prima visita in programma nella mattinata. Il nome cinese del tempio, in realtà, è Yonghegong che significa Palazzo della pace per Yong. Il tempio, come vedrete, è gremito di fedeli e di turisti, perciò tutti abbiamo difficoltà a fotografare ciò che più colpisce i nostri occhi, ma la folla sarà l’esasperante costante di tutti i luoghi importanti che vedremo a Pechino. La stagione è buona, quindi c’è molto turismo interno ed estero e tutti, al pari di noi, hanno in mano macchine fotografiche, videocamere e telefonini. Bisogna portare pazienza e cercare di sfruttare i brevi istanti di respiro tra una bordata e l’altra di gruppi di turisti. Questo lo dico per segnalarvi che questa volta molte immagini non sono originali ma le ho scaricate da Internet per darvi l’opportunità di apprezzare al meglio palazzi e monumenti di grande interesse storico. A Pechino si sono succedute diverse dinastie che hanno regnato per circa 800 anni, quindi è immaginabile che ci siano numerosi luoghi antichi degni di una visita e che abbiamo lottato, spesso invano, per non farci travolgere da orde scatenate di gente che, come noi, vuole vedere e fotografare tutto… ma proprio tutto. Ultima informazione generale: nelle vicinanze della città, è stato ritrovato l’Homo Pechinensis nato circa 700.000 anni fa in Cina.

La mappa del Tempio dei Lama, scovata su Internet, è questa:

Pechino-Tempio dei Lama Mappa

Come si vede, si tratta di una notevole infilata di giardini, palazzi, padiglioni che per visitarli con cura ci vorrebbero giornate intere, mentre noi ce la dobbiamo sbrigare in poche ore… Trotta, trotta cavallino!

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Chi ama approfondire la conoscenza di questo bellissimo tempio buddista tibetano clicchi sul seguente link. Per colpa della bolgia umana che spingeva alle spalle, delle tre meraviglie citate nell’articolo, ho potuto ammirare e fotografare con calma solo la famosa statua di Maitreya in legno di sandalo bianco. La statua ha un’altezza di 26 metri, di cui 8 sotterranei e 18 in superficie, un diametro di 8 metri e un peso totale di circa 100 tonnellate, costituendo la maggiore statua del mondo ricavata da un unico tronco d’albero. Wow!

Pechino-Tempio dei Lama Statua di Matreya

La seconda è il Monte dei 500 Arhat, un’enorme scultura situata nella sala posteriore del palazzo Falun (della ruota della legge). Alta circa 4 metri e larga più di 3, è scolpita con raffinatezza in legno di sandalo rosso. Visto da lontano, il monte presenta foreste rigogliose, valli profonde, pini frondosi, pagode delicate, padiglioni antichi, grotte artistiche, sentieri panoramici, gradini di pietra, ponti e ruscelli sottostanti. Visto da vicino, si può apprezzare la tecnica scultorea di altissimo pregio, con una grande armonia strutturale di vuoti e pieni. I 500 Arhat (esseri umani degni di venerazione) avanzano lungo il pendio del monte e, anche se di piccole dimensioni, si presentano  raffinati e vivaci, con mille espressioni, vere gemme di plastica e scultura. Sfortunatamente, per via delle vicissitudini storiche, sul monte ora ne sono rimasti solo 449.

La terza è il Budda di sandalo visibile nel palazzo della Luce del Budda. Si tratta di una statua di Sakyamuni dal corpo in bronzo alle cui spalle c’è una struttura arcuata tipo paravento. La statua e la nicchia sono scolpite in prezioso legno Nanmu con una tecnica speciale. La nicchia raggiunge la cima dell’edificio, occupando lo spazio di due piani, ed è suddivisa in tre piani interni ed esterni. La nicchia è retta da due colonne dorate a forma di drago serpeggiante, mentre le travi orizzontali sono ricoperte da una lamina d’oro, con scolpiti 99 draghi in diversi atteggiamenti, rivelando anche qui una tecnica scultorea impareggiabile.

Ho cercato su internet delle immagini sia del Monte dei 500 Arhat sia del Budda di sandalo, ma non ne ho trovate. Forse ciò dipende dal fatto che spesso c’è la proibizione di fotografare soggetti sacri, oppure c’è troppa folla davanti e le foto vengono male.

La mattinata termina qui.

Dopo un veloce pranzo in un ristorante con il solito menù turistico, ci mettiamo in moto per la successiva visita della giornata: la Città Proibita.

Pechino Città Proibita_Ingresso

Osservando questa immagine aerea si ha un’idea delle dimensioni di quella che è una vera e propria città contornata da alte mura, dove si susseguono, alla classica maniera cinese, enormi costruzioni a pagoda, grandi cortili, templi e quant’altro serviva alla vita giornaliera dell’imperatore. Le alte mura oltre a difendere la corte imperiale avevano lo scopo di nascondere la città alla vista del popolo a cui non era permesso di avvicinarsi: se di passaggio nelle vicinanze, uomini e donne erano obbligati a tenere gli occhi bassi.

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Queste sono belle foto ma, se  desiderate immergervi tra la folla che spinge alle spalle, o che è in posa per un selfie o che sta girando un video, non vi resta che guardare il filmato che completa il post. Non mancano i due classici leoni a protezione dell’ingresso al padiglione principale della città.

Il Palazzo imperiale (Gugong), chiamato anche Palazzo d’Inverno o Città Proibita, è uno dei principali monumenti del Paese di mezzo, poiché rappresenta un simbolo della Cina tradizionale e, allo stesso tempo, il massimo capolavoro in buono stato di conservazione dell’architettura classica cinese.

La città proibita presenta una pianta simmetrica e copre una superficie di 720.000 mq. È circondata da un corso d’acqua largo 50 m e da un muro alto 10,4 m, munito a ciascun angolo di una torre di guardia. II complesso è costituito da due settori distinti: uno esterno, i cui edifici erano destinati agli incontri politici e alle cerimonie, e uno interno, riservato alla famiglia imperiale e al suo seguito. I sei edifici maggiori si allineano lungo un asse principale orientato secondo la direzione nord-sud e sono affiancati da numerosi porticati e altri palazzi, disposti lungo le coordinate. Il complesso comprende oltre novemila vani, mentre i materiali da costruzione predominanti sono il legno e le mattonelle invetriate gialle (il giallo era il colore imperiale). La storia del Palazzo imperiale inizia nel XIII secolo, allorché la casa regnante degli Yuan si stabilì a Pechino facendovi erigere la propria residenza. L’imperatore Yongle della dinastia Ming, dopo la conquista del potere, rifiutò di insediare la propria capitale a Nanchino preferendole Pechino, dove fece ampliare il Palazzo imperiale che, nel 1420, a lavori ultimati, aveva così ormai acquisito l’aspetto odierno. Nei secoli seguenti, esso fu la residenza dei ventiquattro imperatori Ming e Qing sino al 1911.

Queste note storiche le ho tratte dal sito Il Portale della Cina. Cliccando con il mouse sulla scritta in rosso potete approfondire la conoscenza di questo luogo visitato ogni anno da milioni di turisti interni ed esteri.

Una curiosità me l’ha tolta la guida quando gli ho chiesto perché non c’erano quasi alberi nei vari cortili della città: “Semplice.” mi ha risposto “Per impedire possibili agguati all’imperatore…”. Gli alberi si trovano nella parte finale della città o all’esterno delle mura dove, ovviamente, lui non andava mai.

Finita l’esplorazione della città proibita è quasi sera. Le due visite effettuate durante la giornata sono state decisamente impegnative: abbiamo camminato parecchio e sono così stanco della folla che m’impediva sia di vedere sia di fotografare che non ricordo nemmeno se abbiamo mangiato in un ristorante appena fuori dalla città proibita o in albergo. A proposito, l’Hotel King Grand che ci ospita è un cinque stelle mega-super-galattico in cui occorre una cartina topografica dettagliata per orientarsi cercando la propria camera  e un portafoglio gonfio di yuan, caso mai  ci venisse sete. Per fortuna dormiremo qui solo due notti.

Di sicuro, nel nostro primo giorno a Pechino, dopo avere cenato, siamo andati subito a nanna e non ci siamo spinti a dare un’occhiata fuori dall’albergo, però una foto della città by night voglio lo stesso regalarvela:

Pechino by night

Alla prossima!

Nicola

Crediti: le foto sono di Mirella & Giorgio II°, Giorgio I° e Chicca. Parecchie immagini le ho scaricate da Internet. Il filmato è mio. Nella colonna sonora di sottofondo presento uno stralcio del concerto Butterfly Lovers con la grande violinista Yu Lina e, in seguito,  il brano che introduce il film “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci girato proprio nella città proibita.  La storiografia dei luoghi descritti in questa puntata, l’ho ricavata da testi di cui, nel post, ho dato i riferimenti.

 

Mercoledì 15 Ottobre – Chengdu, primo giorno.

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Lasciata Guilin, siamo arrivati a Chengdu ieri sera verso le dieci, dopo un volo di circa due ore. Una volta registrati nell’Hotel Tianfu Sunshine, abbiamo cenato in albergo e poi subito a nanna: domani si deve raggiungere Leshan in pullman (160 km. di autostrada) per una visita al Budda Gigante.

Informazione di servizio: Chengdu è la quarta città della Cina quanto a numero di abitanti: più di 15 milioni di belle anime con occhi a mandorla. La città più popolosa della Cina è Chongqing (oltre 30 milioni), seconda è Shanghai (più di 25 milioni), terza è Pechino (Beijing, più di 20 milioni).

Curiosità: riuscite a immaginarvi una città con un numero di abitanti pari a metà della popolazione italiana? Io no. Così ho cercato su Internet una foto di Chongqing:

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Non vi sembra un’immagine presa da un film di fantascienza di Steven Spielberg? Ok, torniamo a Chendu…

Chengdu (=città imperiale) è la capitale della provincia di Sichuan:

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Città prevalentemente industriale, a detta della guida, è famosa per cinque caratteristiche: il fiore ibisco, il broccato, il thè, il cibo (sarà vero?) e le maschere che indossano gli attori del teatro popolare. Non faremo in tempo a visitarla perché resteremo qui solo due notti. Durante il primo giorno andremo a visitare il Budda gigante a Leshan a 160 km. da Chengdu e, nel secondo, andremo presso il Centro di Ricerca e Riproduzione del panda gigante e del panda rosso, alla periferia della città. A scopo di documentazione per chi vuole fermarsi qualche giorno in più a Chengdu: assolutamente da non perdere è una visita alla Piazza Tianfu. Qui si trova una delle più grandi statue di Mao Zedong presenti in Cina e il Museo della Scienza e della Tecnologia. La piazza è circondata da grattacieli e viene illuminata di notte da luci di mille colori. Attorno alle fontane si radunano i giovani nel tardo pomeriggio e questo rende la piazza un gradevole luogo di ritrovo. Dalla piazza, inoltre, partono le principali vie dello shopping di Chengdu (la più rinomata è la Chun Xi Lu, seconda foto a destra, sotto) e poco lontano si trovano buone opzioni per mangiare lungo la strada.

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Partendo dal nostro hotel con il pullman, in un paio d’ore di autostrada, raggiungiamo Leshan, saliamo su un battello e ci avviamo verso la congiunzione di tre fiumi (Minjiang, Dadu e Qingyi) dove si trova la più grande statua di pietra di Budda del mondo:

Budda Gigante

Il Budda gigante, scolpito nella roccia del monte Lingyun nel 713 d.C., è alto 71 metri e largo 28, e si trova proprio di fronte al Monte Emei, con i tre fiumi che scorrono ai suoi piedi. La leggenda narra che in quel punto le correnti fossero così impetuose e pericolose da impedire il passaggio delle barche da pesca e questo era un problema per l’economia degli abitanti della zona. Un monaco pensò di rabbonire le divinità predisponendo dei templi sul monte Emei e progettando una statua di Budda così grande da essere vista in lontananza e omaggiata per l’eternità con doni e preghiere dalla popolazione dei dintorni. Budda gradì molto l’opera e, da quel momento, il punto d’incontro dei tre fiumi fu facile da oltrepassare: pare infatti che i detriti di roccia caduti in acqua durante la sagomatura della statua, abbiano modificato in senso positivo il corso delle correnti.

Un altro gioiellino architettonico è il sistema di drenaggio della scultura realizzato tramite grondaie nascoste, canali sparsi sulla testa, sulle braccia e dietro le orecchie e nei vestiti. Questo sistema, aiutando a eliminare l’acqua piovana e  mantenendo la parte interna asciutta, svolge un ruolo importante nella protezione del Budda. La due orecchie, ognuna lunga sette metri, sono in legno e decorate da fango sulla superficie. Nel 1996 la scenica area del monte Emei comprendente, oltre al Budda gigante, una trentina di templi costruiti dalla popolazione locale nei secoli passati, è stata proclamata patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco.

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In ragione della moltitudine di turisti che gravitano giornalmente nella zona, l’attesa per prendere i pittoreschi camminamenti esterni che si vedono nelle due foto sopra è così grande che decidiamo di affrontare la salita alla testa del Budda seguendo un percorso di 500 metri con gradinate sul retro del monte.

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Durante il tragitto, all’ombra di bamboo, alberi secolari e fiori, incontriamo il Tempio Lingyun frequentatissimo da fedeli e curiosi:

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E finalmente arriviamo alla testa del Budda Gigante:

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Lo spettacolo davanti ai nostri occhi è impressionante: mancano le parole per descriverlo. Per fortuna c’è la macchina fotografica e la videocamera per memorizzare il tutto.

Finita la visita, la guida ci porta in un tipico ristorante della zona, pronti a gustare le specialità della cucina cinese della provincia di Sichuan. Purtroppo non abbiamo trovato grandi differenze sulla qualità del cibo locale rispetto a quello riscontrato altrove. Sempre la stessa modesta solfa. In più nel bagno degli uomini abbiamo fatto un pericoloso incontro: un ragno gigante con sul dorso un teschio nero…

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Finito il pranzo, abbiamo la possibilità di fare qualche altra foto panoramica e poi, ripreso il bus, torniamo a Chendu. Durante il viaggio quasi tutti ci regaliamo un riposante sonnellino. Arrivati in albergo c’è solo il tempo di fare una doccia ed è già ora di cena. Il gruppo dei mai-stanchi, per smaltire noodles cinesi, riso scotto, verdure al vapore  e altre squisitezze, propone di fare una passeggiata a piedi per raggiungere la piazza Tianfu dove si può godere uno spettacolo di son & lumière. Chicca e io acconsentiamo, portandoci dietro l’ombrello perché il cielo non promette nulla di buono. Un quarto d’ora dopo ci troviamo nella famosa piazza, ma comincia a piovere. Niente spettacolo, dunque. Facciamo velocemente qualche foto dattorno prima che si spengano tutte le luci:

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Per tornare a casa, ahimè, prendiamo la direzione indicataci dal braccio destro del grande Mao e, ovvio, sbagliamo strada: aveva ragione la buon’anima di mio padre a dirmi di non fidarmi mai dei comunisti! A bocca aperta

Dopo mezz’ora di cammino alla cieca (le targhette delle strade sono scritte solo in cinese), per fortuna incontriamo due giovani universitari con cellulare dotato della mappa della città che ci fanno capire che il nostro hotel è situato proprio nella direzione opposta a quella che abbiamo preso. Metà gruppo è stravolto dalla stanchezza e perciò decide di fermare un taxi per tornare in albergo. Più facile a dirsi che a farsi. L’ora è tarda e piove. Nessuna auto si ferma: la strada su cui ci troviamo è a scorrimento veloce e, forse, i taxisti non ci vedono. Ci disponiamo in una via laterale nelle vicinanze e ci mettiamo pazientemente ad aspettare che qualche auto pubblica passi di lì. Non la faccio lunga: il buon Dio aiuta sempre gli avventurosi e così metà del gruppo rientra sana e salva in albergo. L’altra metà, la più coraggiosa, ritorna sui propri passi (torna cioè in piazza Tianfu), manda qualche indicibile parolaccia a Mao e sceglie la direzione giusta (quella più democratica, ça va sans dire), arrivando in albergo quasi in contemporanea con quelli di noi che hanno preso il taxi.  L’unica nota positiva della serata è che a Chendu i taxi costano pochissimo e gli autisti si offendono se gli dai la mancia.

Giovedì 16 Ottobre – Chengdu, ultimo giorno.

Dopo una lauta colazione al buffet, prepariamo le valige e lasciamo l’albergo Tianfu Sunshine definitivamente. Oggi è in programma la visita al Centro di Ricerca e Riproduzione del panda gigante e del panda rosso nelle vicinanze di Chengdu, poi ci condurranno all’aeroporto per volare verso la nuova tappa del nostro viaggio.  Dopo mezz’ora siamo all’ingresso del Centro:

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DSC_0427DSC_0439aDSC_0428DSC_0436Chengdu 04 Panda MT (12)DSC_0432DSC_0437 panda rosso

A Chendu risiedono la maggior parte dei panda giganti presenti in Cina e, assieme a loro, vivono i panda rossi, altra specie protetta, esemplari, questi, molto più minuti dei classici panda presenti nel Centro. Entrambe le specie passano la vita mangiando bamboo e dormendo: una gran bella vita! Forse se non avessero sempre attorno migliaia di turisti con macchine fotografiche pronte a immortalare ogni loro cambio di posizione, starebbero ancora meglio. A bocca aperta

Un ultimo saluto ai simpaticissimi panda giganti:

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e poi, di corsa all’aeroporto di Chengdu dove ci aspetta il volo interno per Xian.

Le mie impressioni su Chengdu? Non saprei cosa dire. Praticamente non siamo mai stati in città, non abbiamo incontrato che due ragazzi universitari e un taxista: entrambi gentili. Troppo poco per dare un giudizio critico su alcunché. La popolazione sembra tranquilla, in giro non abbiamo visto mendicanti e nemmeno scritte deturpanti sui muri. Ci sono tantissimi grattacieli e le strade sono adeguatamente larghe. Molte le auto e le motorette come a Guilin, ma qui c’è ancora gente che va al lavoro in bicicletta. Il traffico è ben regolamentato e rispetta i semafori. Sul cibo ho già detto la mia.

Arrivederci a Xian.

Nicola

Crediti: le foto sono di Mirella & Giorgio II°, Barbara & Sergio, Giorgio I° e Chicca. Qualche immagine l’ho scaricata da Internet. Il filmato è mio.

Molti si lamentano che i miei post sono interessanti… ma troppo lunghi. Forse hanno ragione. Ciò che oggi è vincente in Rete, infatti, sono le poesie di due o tre righe al massimo. Allora, una tantum, mi adeguo con un post brevissimo in cui illustro tramite un filmato di poco più di 1 minuto un proverbio molto noto fra noi “soldatini” del web…

Dulce est desipere in loco. *

Nicola

* Dolce è folleggiare a tempo opportuno. (Orazio, carm., 4, 12, 28) tratto da 5000 Proverbi e Motti latini di L. De Mauri ed. Hoepli