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Io e gli altri

Immagine tratta da Internet

Tempo fa, cazzeggiando su Internet, intercettai un articolo di una simpatica quanto intelligente webnauta (@celeste.s) in cui discettava su due sue opinioni trasformate poi in affermazioni assiomatiche:

1) In Rete tacere equivale a scomparire.

2) In Rete il silenzio è il lusso delle persone arrivate.

A mio parere, è verissimo l’assioma numero 1): infatti se non sei sempre presente in Rete tramite post giornalieri/settimanali sul tuo blog, se non indichi ogni giorno il tuo stato fisico e mentale su Facebook, se non scrivi a piè sospinto messaggini idioti/intelligenti su Twitter, nel giro di pochissimo tempo nessuno si ricorderà più di te. I tuoi followers se ne andranno per sempre e tu scomparirai dal mondo virtuale.

Sull’affermazione numero 2) concordo solo a metà. Io aggiungerei questa postilla: il silenzio è anche appannaggio di chi non ha più nulla da dire o raccontare.

Avere poco o niente da raccontare è proprio ciò che sta succedendo a me in queste fredde e piovose giornate di febbraio 2017…

Eppure in giro (sulla carta stampata e nel Web) ci sono persone che, pur non avendo nulla da dire/raccontare, …agiscono diversamente**:

Blocco dello scrittore

Qualcuno è interessato a conoscere perché, trovandomi in queste condizioni, ho deciso di abbandonare WordPress, la piattaforma su cui dal 2011 racconto il mio vissuto?

Il fatto è che si è esaurita del tutto la mia vena letteraria/ironica, quella vena che, tanti anni fa, mi aveva spinto a prendere in mano carta e penna pensando, scioccamente, che potessero interessare le mie esperienze di vita – sia reali sia virtuali – che, nel tempo, avevo trasferito in romanzi, in fumetti umoristici e in un blog sia su questa piattaforma sia su altri social.

Per un lungo periodo, in effetti, è stato così. Qualcuno (pochi o tanti non importa) apprezzava abbastanza ciò che mettevo sulla carta o pubblicavo sul Web e questo mi dava il morale (la spinta giusta) per continuare a produrre elaborati scritti o disegnati. Ultimamente, però, la situazione è cambiata, i miei post non hanno più il mordente di prima e, piano piano, ho perso gran parte dei miei lettori. Guardandomi in giro ho notato che, al pari di me, anche altri noti  blogger sono in difficoltà di ascolto. Lo stesso dicasi per moltissimi scrittori (sia quelli pubblicati da prestigiose case editrici sia quelli che si pubblicano da sé). I loro libri, sfornati al ritmo di uno all’anno, rimangono tristemente invenduti sugli scaffali delle librerie territoriali o virtuali.

Le ragioni di un simile andamento negativo sono mille.

La più importante di queste è la disastrosa situazione economica di questi anni che, di certo, non ha aiutato e non aiuta la fantasia a volare alta. Un’altra ragione è che si pubblicano troppi libri, quasi tutti scadenti. Infine, pur supponendo che esistano testi di valore, a leggerli sono comunque in pochissimi.

Dunque, perché scervellarsi e insistere a pubblicare/postare se i lettori latitano?

Anche la stampa generalista/politica sta messa male. Vi sembra intelligente continuare a mantenere in vita dei quotidiani che vendono solo dieci copie, accumulando di giorno in giorno perdite milionarie?

L’aria che tira invita a piantarla lì, e così, per evitare il rischio di insistere ad annoiare, a partire da oggi, chiudo bottega, regalando questo mio spazio virtuale a chi ha idee ed esperienze nuove da mettere in campo con passione e maestria.

La mia non breve stagione di scrittore/blogger – dunque – termina con quest’articolo.

Lascio, però, in Rete, a disposizione di tutti, i miei 230 lunghi post, 86 video-reportage su YouTube, 3 romanzi, 1 libro di racconti, 2 libri a fumetti.

Colgo anche l’occasione per comunicarvi, con 5 giorni di anticipo, l’assai probabile piazzamento di un mio libro come finalino di coda del concorso letterario su Kobo di cui vi ho parlato ampiamente (con scarsissima audience) qualche settimana fa. Ormai è chiaro che il romanzo Io e Agata non vincerà, ma, fortunatamente non arriverà proprio ultimo, grazie alla buona volontà di otto o nove amici reali e di tre o quattro blogger, amici virtuali, che l’hanno votato lasciando due righe di commento, regalandomi così un piccolo e insperato ritorno di visibilità. Sicuramente sarei arrivato tra i primi se quasi tutti i miei 530 followers non fossero stati in altre ben più importanti faccende affaccendati. Visto che non è andata come speravo, faccio buon viso a cattiva sorte e, serenamente, mi accontento di ciò che ho ricevuto.

Per terminare in bellezza quindici anni da scrittore non professionista e sei anni di permanenza su WordPress, vi presento due aforismi che si legano alla perfezione con il mio attuale umore. Il primo è del Signor Giacomo, mio alter ego:

“La vanità è quel treno fantasma che ti fa credere di essere arrivato quando, in realtà, non sei mai partito.”

Il secondo aforisma* appartiene all’immortale Oscar Wilde:

“L’unico fascino del passato è che è passato”.

E io aggiungo, “sul fascino del futuro chi può pronunciarsi?”.

Anche al Signor Giacomo, in questo momento, le cose vanno abbastanza storte…

FioriDiPlastica

Buona vita a tutti e un grazie di cuore a chi, in questi anni, mi ha donato un po’ del proprio tempo!

Nicola Losito

* Citazione tratta da un articolo di Paolo Conti su Io Donna (supplemento del Corriere della Sera) del 4 febbraio 2017.

** Il fumetto a colori è di G. B. Trudeau, edito in Italia dalla rivista mensile Linus.

Carissime amiche e carissimi amici, voi che mi seguite con regolarità sapete che quest’inizio di primavera è stato un po’ problematico per la mia salute: la fioritura delle piante e un vento incredibilmente aggressivo, viribus unitis, hanno vinto le mie difese e mi hanno costretto, per curarmi, a ingerire antibiotici e cortisone in quantità industriale. Le medicine salvano la vita ma, come è noto, hanno deleteri effetti secondari. Per fortuna i mali di stagione sono stati sconfitti, ma tutte quelle pillole e la tosse mi hanno debilitato: a detta del mio medico di base il mio fisico necessita di un lungo periodo di riposo in un luogo tranquillo, mentre, per tornare in perfetta forma, mi ha consigliato di annullare gran parte degli impegni che hanno una scadenza prestabilita.

Ho accettato il suo consiglio e perciò mi vedo costretto a lasciare il mio amato blog in animazione sospesa proprio perché ultimamente l’ideazione e la scrittura del post settimanale si era rivelata molto faticosa e ci mettevo troppo tempo a sfornare qualcosa di decente da pubblicare. Di sicuro tornerò – lo prometto – allegro e pimpante a settembre e, se tutto va come deve andare, vi racconterò il viaggio in Perù che il mio solito gruppetto di amici sta alacremente preparando per la fine del mese di agosto.

Per rimettermi in salute mi ritirerò nella mia casa di campagna, sperando che il prato non riapra le ostilità. L’anno scorso avevo vinto io la guerra dei sassi, però, come la storia ci insegna, nessuna situazione è immutabile nel tempo. Potranno esserci ancora scaramucce, ultimi rigurgiti di un nemico misterioso che non vuole mettere le armi in soffitta, ma ormai sono diventato esperto del settore e so come difendermi… A bocca aperta

Nel lungo periodo di riposo che sto per prendermi, di sicuro non mi ridurrò come il “guerriero”, immortalato da un’amica in Cina, che dà il “benvenuto” ai suoi ospiti in questa paciosa maniera…

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In autunno tornerò forte e rigenerato in città, alla stregua del condottiero romano visibile qui sotto:

Prima di partire farò una bella scorta di libri, sperando in una scelta fortunata: in questo ultimo anno ben pochi romanzi mi hanno entusiasmato. Il tanto osannato Sottomissione di Michel Houellebecq mi ha parzialmente deluso, non tanto per la scrittura (brillante e accattivante) quanto per la negatività del protagonista che “si sottomette” senza combattere al nuovo regime musulmano moderato imperante in Francia.

Per chi apprezza il mio modo di scrivere, comunico che in questi giorni ho pubblicato su Amazon una nuova versione dell’e-book Io e Agata in cui ho introdotto piccole ma importanti modifiche suggeritemi dai tanti bravissimi e attentissimi lettori che mi hanno scritto in privato: a loro va il mio più sentito grazie.  A giorni sarà disponibile su Amazon anche la versione cartacea dello stesso libro:

NuovaCopertinaAgataSecondaEdizione

Mi piacerebbe salutare nominalmente le amiche e gli amici che in questi anni mi hanno seguito con affetto e costanza ma non lo faccio perché mi dispiacerebbe dimenticare di citarne qualcuno. Non fatevi ingannare dal numero elevato di followers di cui mi accredita WordPress: 428. In realtà la maggior parte di costoro ha chiuso il blog nel 2013/2014 e moltissimi dei restanti non si sono mai affacciati da queste parti. Purtroppo WordPress non è molto aggiornato in questo senso: non cancella i followers che non followano mai e nemmeno elimina quelli che scompaiono dal Web dopo avere pubblicato uno o due post. Un ultima ciliegina sulla torta: proprio ieri si sono dichiarati “entusiasticamente” miei follower un blogger russo che scrive nella sua lingua, non conoscendo una sola parola d’italiano, Artemisia Profumeria, un negozio per signore/signori alla moda e – udite, udite! – una prosperosa Lady texana di anni 42, vedova, in cerca di un compagno di vita. Avere tre nuovi “lettori” così è pura felicità per me! A bocca aperta

Dunque per un po’ esco di scena, però prometto di fare di tanto in tanto visita a tutti quelli con cui, in questi anni, ho scambiato impressioni e battute. Non intendo dimenticare chi ha aperto un canale amicale virtuale con me e chi ha gradito o contestato pacatamente i miei post e i miei commenti.

Lo so che i distacchi sono penosi, ma io voglio lasciarvi con un sorriso, perciò eccovi quattro nuove strisce di “Mio papà è bellissimo” e un vecchio trittico del Signor Giacomo in cui il mio alter ego fa bellamente concorrenza a Betta, quanto a vanità…

Striscia 11 - 2015

Striscia 12 - 2015

Striscia 13 - 2015

Striscia 14 - 2015

E ora diamo la parola al Signor Giacomo d’antan:

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Un cordiale arrivederci a settembre… THE_PR~1

Nicola

P.S.

Se qualcuno vuole contattarmi, la mia mail è n.losito@alice.it , risponderò a tutti.

 

Domenica 19 Ottobre 2014 – Pechino

Il denso programma della giornata prevede un giro in risciò in un quartiere della Pechino antica, subito dopo andremo nel Palazzo d’estate presso il lago Kunming e, infine, ci sposteremo a Badaling dove scaleremo una parte molto panoramica della Grande Muraglia. Anche oggi non sarà una passeggiata…

1) Antico quartiere a Pechino. Non lo visitiamo seduti sul classico risciò a due ruote trasportato da un uomo a piedi con la forza delle braccia, come si vedeva nei film americani di qualche anno fa, bensì su un tre ruote guidato a forza di gambe da un esperto ciclista in grado di muoversi con grande perizia nelle strette vie (hutong) che caratterizzano il vecchio quartiere cinese.

Gli hutong sono vicoli formati da file di siheyuan, le tradizionali abitazioni con un cortile al suo interno. Molti quartieri sono formati dall’unione di più siheyuan tra di loro, cioè collegando fra loro più hutong. Per via di questa struttura, parlando di hutong spesso ci si riferisce all’intero quartiere. Dalla metà del XX secolo il numero di hutong a Pechino è calato drammaticamente, dal momento che sono stati demoliti per far spazio a nuovi edifici e a strade più ampie. Di recente alcuni hutong sono stati protetti per preservare questo aspetto della storia e della cultura cinese.

Pechino RisciòPechino hutongPechino hutong1Pechino hutong2Pechino hutong3

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Da turisti che si rispettano ci facciamo fotografare con la consorte al fianco sui nuovi risciò e poi, a coppie, ci addentriamo nel quartiere, trasportati da un chauffeur (non mi viene altro termine) che è abilissimo a schivare auto e ciclomotori che procedono in senso opposto. A un certo punto scendiamo dal risciò e andiamo a visitare un’antica abitazione. Qui ci aspetta il padrone di casa che ci introduce nei vari locali, tutti a piano terra, dove vive (o viveva) la sua famiglia. Più o meno la struttura di queste antiche case con corte è la seguente:

Pechino Antica abitazione

Nel filmato potete vedere quest’abitazione dal vivo ed entrare con me nelle varie stanze.

2) La seconda tappa la raggiungiamo in pullman. Si tratta del Palazzo d’estate sulle rive del lago Kunming e ai piedi della collina della longevità. Il suo nome in cinese, Yiheyuan, significa giardino dell’armonia educata. Questa splendida residenza estiva, costruita dall’imperatore Qianlong nel 1750, si estende su una superficie di 2,9 chilometri quadrati, dei quali il 75% è rappresentato da acqua. Nei 70.000 metri quadrati su cui sorge il complesso residenziale si trovano una notevole varietà di palazzi, giardini e altre strutture architettoniche. Difficile non farsi rapire dalla bellezza del luogo: ovunque scorre l’occhio c’è qualcosa di affascinante da fotografare. Ma lasciamo parlare le immagini.

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Il corridoio coperto, lungo circa 700 metri, permette una vista mozzafiato del lago e dei dintorni della residenza imperiale.

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Ci siamo fatti anche una mini crociera sul lago…

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Evidentemente il luogo ispira i poeti: uno di questi con una curiosa penna a acqua scrive le sue poesie sul selciato. Purtroppo questi capolavori durano il tempo di una fotografia… il vento presto le cancellerà.

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3) La terza e ultima tappa della giornata è la Grande Muraglia. Ci rechiamo a Badaling, una località dove il panorama, camminando sulle mura, è uno dei più belli di tutta Cina. In questo punto si possono prendere due direzioni: a sinistra vanno i camminatori allenati (la metà del gruppo), a sinistra vanno i sedentari come me. In verità, anche la salita di sinistra è decisamente faticosa…

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Dopo tanta fatica, per fortuna ci aspetta un premio. Pranzeremo finalmente in un buon ristorante dove servono un’ottima anatra laccata, specialità di Pechino, ed è subito festa!

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La cameriera gentilmente ci spiega come gustare al meglio l’anatra laccata: se ne prende un pezzetto, si aggiunge della verdura (porro e cetriolo, tagliati sottili) e un opportuno intingolo (soia molto densa), si avvolge il tutto in una sottile crêpe, la si addenta e… buon appetito!

Alla prossima…

Nicola

Crediti: foto di Mirella e Giorgio II°, Giorgio I° e Chicca. Alcune immagini le ho prelevate da siti istituzionali cinesi. Il filmato è mio.

Sabato 18 Ottobre 2014, Xian

Sveglia antelucana, oggi: si deve fare colazione in albergo e, subito dopo, ci trasferiamo in aeroporto per prendere un volo interno verso Pechino (Beijing, la capitale del nord), la nostra nuova (e penultima) tappa in Cina.

Pechino Mappa

Dopo appena due ore facciamo scalo a Pechino dove ci attende la nuova guida locale, un simpatico e pacioso giovanotto che, una volta saliti sul pullman dell’agenzia, parlando un buon italiano, ci informa a grandi linee sulle caratteristiche salienti e curiose della sua città (75.000 taxi, un numero spropositato di auto per 20 milioni di abitanti, bici e motorini ancora in grande spolvero) e ci accompagna subito al Tempio dei Lama, prima visita in programma nella mattinata. Il nome cinese del tempio, in realtà, è Yonghegong che significa Palazzo della pace per Yong. Il tempio, come vedrete, è gremito di fedeli e di turisti, perciò tutti abbiamo difficoltà a fotografare ciò che più colpisce i nostri occhi, ma la folla sarà l’esasperante costante di tutti i luoghi importanti che vedremo a Pechino. La stagione è buona, quindi c’è molto turismo interno ed estero e tutti, al pari di noi, hanno in mano macchine fotografiche, videocamere e telefonini. Bisogna portare pazienza e cercare di sfruttare i brevi istanti di respiro tra una bordata e l’altra di gruppi di turisti. Questo lo dico per segnalarvi che questa volta molte immagini non sono originali ma le ho scaricate da Internet per darvi l’opportunità di apprezzare al meglio palazzi e monumenti di grande interesse storico. A Pechino si sono succedute diverse dinastie che hanno regnato per circa 800 anni, quindi è immaginabile che ci siano numerosi luoghi antichi degni di una visita e che abbiamo lottato, spesso invano, per non farci travolgere da orde scatenate di gente che, come noi, vuole vedere e fotografare tutto… ma proprio tutto. Ultima informazione generale: nelle vicinanze della città, è stato ritrovato l’Homo Pechinensis nato circa 700.000 anni fa in Cina.

La mappa del Tempio dei Lama, scovata su Internet, è questa:

Pechino-Tempio dei Lama Mappa

Come si vede, si tratta di una notevole infilata di giardini, palazzi, padiglioni che per visitarli con cura ci vorrebbero giornate intere, mentre noi ce la dobbiamo sbrigare in poche ore… Trotta, trotta cavallino!

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Chi ama approfondire la conoscenza di questo bellissimo tempio buddista tibetano clicchi sul seguente link. Per colpa della bolgia umana che spingeva alle spalle, delle tre meraviglie citate nell’articolo, ho potuto ammirare e fotografare con calma solo la famosa statua di Maitreya in legno di sandalo bianco. La statua ha un’altezza di 26 metri, di cui 8 sotterranei e 18 in superficie, un diametro di 8 metri e un peso totale di circa 100 tonnellate, costituendo la maggiore statua del mondo ricavata da un unico tronco d’albero. Wow!

Pechino-Tempio dei Lama Statua di Matreya

La seconda è il Monte dei 500 Arhat, un’enorme scultura situata nella sala posteriore del palazzo Falun (della ruota della legge). Alta circa 4 metri e larga più di 3, è scolpita con raffinatezza in legno di sandalo rosso. Visto da lontano, il monte presenta foreste rigogliose, valli profonde, pini frondosi, pagode delicate, padiglioni antichi, grotte artistiche, sentieri panoramici, gradini di pietra, ponti e ruscelli sottostanti. Visto da vicino, si può apprezzare la tecnica scultorea di altissimo pregio, con una grande armonia strutturale di vuoti e pieni. I 500 Arhat (esseri umani degni di venerazione) avanzano lungo il pendio del monte e, anche se di piccole dimensioni, si presentano  raffinati e vivaci, con mille espressioni, vere gemme di plastica e scultura. Sfortunatamente, per via delle vicissitudini storiche, sul monte ora ne sono rimasti solo 449.

La terza è il Budda di sandalo visibile nel palazzo della Luce del Budda. Si tratta di una statua di Sakyamuni dal corpo in bronzo alle cui spalle c’è una struttura arcuata tipo paravento. La statua e la nicchia sono scolpite in prezioso legno Nanmu con una tecnica speciale. La nicchia raggiunge la cima dell’edificio, occupando lo spazio di due piani, ed è suddivisa in tre piani interni ed esterni. La nicchia è retta da due colonne dorate a forma di drago serpeggiante, mentre le travi orizzontali sono ricoperte da una lamina d’oro, con scolpiti 99 draghi in diversi atteggiamenti, rivelando anche qui una tecnica scultorea impareggiabile.

Ho cercato su internet delle immagini sia del Monte dei 500 Arhat sia del Budda di sandalo, ma non ne ho trovate. Forse ciò dipende dal fatto che spesso c’è la proibizione di fotografare soggetti sacri, oppure c’è troppa folla davanti e le foto vengono male.

La mattinata termina qui.

Dopo un veloce pranzo in un ristorante con il solito menù turistico, ci mettiamo in moto per la successiva visita della giornata: la Città Proibita.

Pechino Città Proibita_Ingresso

Osservando questa immagine aerea si ha un’idea delle dimensioni di quella che è una vera e propria città contornata da alte mura, dove si susseguono, alla classica maniera cinese, enormi costruzioni a pagoda, grandi cortili, templi e quant’altro serviva alla vita giornaliera dell’imperatore. Le alte mura oltre a difendere la corte imperiale avevano lo scopo di nascondere la città alla vista del popolo a cui non era permesso di avvicinarsi: se di passaggio nelle vicinanze, uomini e donne erano obbligati a tenere gli occhi bassi.

Pechino Città ProibitaPechino Città Proibita1Pechino Città Proibita3Pechino Città Proibita4Pechino Città Proibita5Pechino Città Proibita6Pechino Città Proibita7Pechino Città Proibita8Pechino Città Proibita9Pechino Città Proibita10Pechino Città Proibita11Pechino Città Proibita12Pechino Città Proibita15Pechino Città Proibita16Pechino Città Proibita GabbianoPechino Città Proibita2

Queste sono belle foto ma, se  desiderate immergervi tra la folla che spinge alle spalle, o che è in posa per un selfie o che sta girando un video, non vi resta che guardare il filmato che completa il post. Non mancano i due classici leoni a protezione dell’ingresso al padiglione principale della città.

Il Palazzo imperiale (Gugong), chiamato anche Palazzo d’Inverno o Città Proibita, è uno dei principali monumenti del Paese di mezzo, poiché rappresenta un simbolo della Cina tradizionale e, allo stesso tempo, il massimo capolavoro in buono stato di conservazione dell’architettura classica cinese.

La città proibita presenta una pianta simmetrica e copre una superficie di 720.000 mq. È circondata da un corso d’acqua largo 50 m e da un muro alto 10,4 m, munito a ciascun angolo di una torre di guardia. II complesso è costituito da due settori distinti: uno esterno, i cui edifici erano destinati agli incontri politici e alle cerimonie, e uno interno, riservato alla famiglia imperiale e al suo seguito. I sei edifici maggiori si allineano lungo un asse principale orientato secondo la direzione nord-sud e sono affiancati da numerosi porticati e altri palazzi, disposti lungo le coordinate. Il complesso comprende oltre novemila vani, mentre i materiali da costruzione predominanti sono il legno e le mattonelle invetriate gialle (il giallo era il colore imperiale). La storia del Palazzo imperiale inizia nel XIII secolo, allorché la casa regnante degli Yuan si stabilì a Pechino facendovi erigere la propria residenza. L’imperatore Yongle della dinastia Ming, dopo la conquista del potere, rifiutò di insediare la propria capitale a Nanchino preferendole Pechino, dove fece ampliare il Palazzo imperiale che, nel 1420, a lavori ultimati, aveva così ormai acquisito l’aspetto odierno. Nei secoli seguenti, esso fu la residenza dei ventiquattro imperatori Ming e Qing sino al 1911.

Queste note storiche le ho tratte dal sito Il Portale della Cina. Cliccando con il mouse sulla scritta in rosso potete approfondire la conoscenza di questo luogo visitato ogni anno da milioni di turisti interni ed esteri.

Una curiosità me l’ha tolta la guida quando gli ho chiesto perché non c’erano quasi alberi nei vari cortili della città: “Semplice.” mi ha risposto “Per impedire possibili agguati all’imperatore…”. Gli alberi si trovano nella parte finale della città o all’esterno delle mura dove, ovviamente, lui non andava mai.

Finita l’esplorazione della città proibita è quasi sera. Le due visite effettuate durante la giornata sono state decisamente impegnative: abbiamo camminato parecchio e sono così stanco della folla che m’impediva sia di vedere sia di fotografare che non ricordo nemmeno se abbiamo mangiato in un ristorante appena fuori dalla città proibita o in albergo. A proposito, l’Hotel King Grand che ci ospita è un cinque stelle mega-super-galattico in cui occorre una cartina topografica dettagliata per orientarsi cercando la propria camera  e un portafoglio gonfio di yuan, caso mai  ci venisse sete. Per fortuna dormiremo qui solo due notti.

Di sicuro, nel nostro primo giorno a Pechino, dopo avere cenato, siamo andati subito a nanna e non ci siamo spinti a dare un’occhiata fuori dall’albergo, però una foto della città by night voglio lo stesso regalarvela:

Pechino by night

Alla prossima!

Nicola

Crediti: le foto sono di Mirella & Giorgio II°, Giorgio I° e Chicca. Parecchie immagini le ho scaricate da Internet. Il filmato è mio. Nella colonna sonora di sottofondo presento uno stralcio del concerto Butterfly Lovers con la grande violinista Yu Lina e, in seguito,  il brano che introduce il film “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci girato proprio nella città proibita.  La storiografia dei luoghi descritti in questa puntata, l’ho ricavata da testi di cui, nel post, ho dato i riferimenti.

Festa

Da tempo aspettavo quest’occasione. Infatti, sin dalla pubblicazione del mio primo post nel novembre del 2011, avevo promesso a me stesso che se avessi raggiunto un certo traguardo lo avrei celebrato in pompa magna con festeggiamenti e fuochi d’artificio.

Qual era il mio obbiettivo? Arrivare a totalizzare 20.000 visualizzazioni e potere vantare 200 followers.

Un traguardo che solo sei mesi fa, visti i risultati di quasi un anno e mezzo passato praticamente inosservato, ritenevo al di fuori della portata di un blog nato per colloquiare a distanza con i miei dieci amici di Milano e con i quattro/cinque parenti o conoscenti sparsi per l’Italia che possiedono un computer a casa e che, soprattutto, lo accendono almeno una volta alla settimana.

In tutto il  2012 i miei post settimanali erano stati visualizzati 6500 volte, commentati pochissimo e quasi sempre dagli stessi tre o quattro amici, e potevo contare al massimo su una decina di followers.

Nel 2013 c’è stata la grande svolta. Tenendo conto che ho sospeso le pubblicazioni per tutto il periodo estivo, in circa sette mesi ho realizzato 13.500 visualizzazioni, superando così i 20.000 click dall’apertura del blog, inoltre il numero dei commenti è salito in modo esponenziale e ho superato la quota di 200 followers.

Dunque, avrei tutte le ragioni di festeggiare il raggiungimento dell’obbiettivo che mi ero prefissato a fine 2011…

In realtà, andando a esplorare con raziocinio le statistiche, ho capito che c’è ben poco da esultare.

conteggio-visualizzazioni

1. Visualizzazioni. I famosi click del mouse che conducono un utente su un certo blog, non coincidono assolutamente con le effettive letture di un post all’interno di quel blog. Per leggere uno dei miei lunghi articoli ci vogliono almeno una decina di minuti, mentre statisticamente un webnauta si ferma su una pagina al massimo tre/quattro minuti, quindi parlare di un gran numero di visualizzazioni ed esserne fieri, nel mio caso particolare, non ha molto senso. Sarebbe più interessante, invece, che WordPress indicasse quanto tempo tizio, caio o sempronio sostano in un blog. Solo così si può sapere se una visualizzazione coincide o no con una lettura completa del post presente a video.

A grandi linee posso ipotizzare che su 400 utenti che passano settimanalmente dalle mie parti solo una quarantina leggano effettivamente l’intero post. Tutti gli altri leggono il titolo, osservano la lunghezza dell’articolo, leggiucchiano le prime tre righe e poi se vanno insalutati ospiti… Si può essere soddisfatti di un risultato del genere?

  • Pensierino della sera n. 1. Se devo proprio rispondere a questa domanda, dico che 40 lettori reali sono una bella schiera e a loro vanno il mio affetto e i ringraziamenti. Innamorato

Like

2. Like. Questa, anzi soprattutto questa, è una voce ingannevole. Piazzare un Like in fondo a un post non costa niente, e lo si può porre anche senza avere letto l’articolo. Lo si può dare per amicizia, a volte lo si dà per ottenere un Like di scambio per il proprio blog, oppure lo si regala perché un Like non si nega a nessuno, eccetera eccetera…

E’ abbastanza facile scoprire quando un Like è fasullo. Ricevo, infatti, tanti Like da gente che non ha mai letto e commentato un mio post e che mai li leggerà e commenterà, ma che, imperterrita, distribuisce gradimenti a destra e a manca unicamente per evidenziare il proprio Gravatar e quindi, in definitiva, per promuovere il proprio blog. Per evitare questa tipologia di utenti, qualcuno, molto intelligentemente, ha eliminato la possibilità di apporre un Like ai propri post. In effetti a un falso gradimento è preferibile il silenzio o, al limite, un commento critico negativo.

  • Pensierino della sera n. 2. Ovviamente – e questo è il mio modesto convincimento – i Like che ricevo dipendono dal fatto incontestabile che tutti i post che pubblico sono bellissimi e interessantissimi… Occhiolino A bocca aperta

Followers

3. Follower. Anche questo è un indicatore che mi piace poco. Non lo amo perché è il meno realistico dei segnali di un successo personale. WordPress consente, infatti, di sapere chi sono coloro che hanno dichiarato di “seguire” il tuo blog. Beh, la mia sorpresa più grande è stata quella di constatare che dei miei 200 e passa followers, solo una quarantina mi leggono con una certa frequenza, mentre tutti gli altri sono passati qui una volta o due e poi sono scomparsi nell’oceano web… Alcuni miei followers hanno persino cancellato il loro account su WordPress. Perché allora dichiararsi follower se poi non ci si fa mai vivi con un commento o con un qualsiasi altro segno tangibile della propria esistenza?

E’ troppo malizioso affermare che ci sono blogger che si dichiarano tuo follower unicamente per ottenere in cambio di essere seguiti da te?

Vorrei, a questo proposito, citare un caso capitato proprio a me: un noto blogger che ha quasi 2000 followers è stato per diverse settimane il primo e unico utente di WordPress che poneva un Like ai miei post, senza mai commentarli, però. Incuriosito andai a visitare il suo blog, commentai alcuni suoi articoli che mi piacevano e diventai un suo follower. In seguito, visto che i suoi post non mi interessavano più, smisi di frequentarlo e commentarlo: da quel momento scomparvero anche i suoi Like. La domanda retorica che mi pongo è: per arrivare a 2000 followers, basta sparare raffiche di Like fasulli in giro?

  • Pensierino della sera n. 3. Messe da parte le precedenti elucubrazioni mentali, io sostengo che non è importante la quantità di followers che uno ha, ma la loro qualità. “Poche ma buone”, diceva mia nonna, riferendosi alle amicizie disinteressate che gli uomini riescono a costruirsi durante il loro percorso terreno. Occhiolino

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4. Commenti. Un commento è l’unico segnale che assicura, con buone probabilità di verità, l’avvenuta lettura di un post. In genere io non ricevo tanti commenti, ma quei pochi che arrivano mi danno grandi soddisfazioni perché premiano lo sforzo che ho compiuto per preparare il mio post settimanale. Io considero un premio (così la penso) anche i commenti poco favorevoli. Quello che a me interessa è essere letto e venire educatamente ripreso quando sbaglio o dico sciocchezze.

Termino qui, sperando di avere dimostrato a sufficienza che la meta raggiunta in questi giorni (20.000 visualizzazioni e 200 followers) è un risultato buono ma non così eccelso da doverlo festeggiare acriticamente offrendo a tutti cotillon d’oro e d’argento e champagne di marca. 

  • Pensierino della sera n. 4. Vero o falso che sia, sempre di un traguardo si  tratta, e allora mi chiedo: è così indecente mostrarsi felice?  Dunque, per comunicare la mia odierna gioia ai quattro lettori carissimi che mi ritrovo, invito tutti ad ascoltare insieme a me quest’allegro brano musicale che più vintage di così non si può… A bocca aperta

 

Nicola

Crediti: tutte le immagini del post odierno provengono da Internet e ai singoli autori va il mio ringraziamento.

 

Fancazzismo

Se guardo le statistiche e i commenti che ricevo dovrei essere strafelice: nel 2013 c’è stata una straordinaria impennata del numero dei contatti, ho conosciuto tantissimi nuovi/vecchi blogger con cui scambio simpatiche impressioni sui più svariati argomenti e, tra costoro, sono convinto che potrebbero nascere vere amicizie. 

Ciò nonostante, piano piano ma inesorabilmente, è venuto meno, fino quasi ad annullarsi, il piacere di pubblicare ogni lunedì i miei pensieri, i miei racconti o le pregiate opere (in prosa o in poesia) di amici che di tanto in tanto collaborano con me. Oggi, senza volerlo, sono preda di un’insoddisfazione così forte da costringermi a chiedere: “Ha ancora senso portare avanti un’esperienza che non mi gratifica più come in passato?”

La domanda, tutt’altro che banale, ha portato alla luce diverse problematiche che vale la pena di mettere sul tavolo, in tutta sincerità, a voi che da poco o da tanto seguite il mio percorso letterario in Rete.

Fondamentalmente mi sono reso conto che preparare ogni settimana un post che sia intelligente, ironico, accattivante… e chi più ne ha più ne metta… è troppo faticoso per un fancazzista, seppur laborioso, come me. D’inverno o in autunno il tempo è così brutto che avere un impegno fisso è cosa accettabile, anzi auspicabile, per rendere meno tetre e noiose le giornate di un vecchio pensionato qual sono. In primavera e in estate è diverso: gli ottimi riscontri del blog  compensano solo in parte l’impegno intellettuale (e fisico) che occorre per condurlo con la dovuta attenzione e partecipazione. Quando le giornate sono lunghe e temperate anche uno della mia età può intraprendere mille attività diverse dallo stare tutto il giorno davanti a un computer.

Volete alcuni esempi?

Nella buona stagione posso lasciare Milano, rifugiarmi nella mia casa di campagna, inforcare la bicicletta e vagare nella bassa pianura bergamasca alla scoperta delle tante piccole località che con le loro sagre paesane ti danno la possibilità di acquistare e apprezzare quelle specialità culinarie che mai arriveranno sui banconi dei supermercati. Posso leggere i miei amati libri con la calma che occorre per essere capiti e memorizzati per più di qualche giorno. Nel silenzio e nella quiete della campagna posso rivedere le bozze del mio ultimo romanzo che da mesi e mesi giace in un cassetto. Posso chiacchierare con mia moglie di argomenti più interessanti del cosa preparare per pranzo o per cena, discutere di società e lavoro con i figli quando vengono a trovarci e si fermano per qualche giorno a dormire da noi, condividere con gli amici in visita il cazzeggio sul tutto e sul niente, sdraiati all’ombra di un vecchio abete tenendo in mano una bibita ghiacciata. Insomma, posso vivere con pregnante lentezza.

Non è la prima volta che chiudo un blog per questi motivi. 

Oggi, però, la voglia di chiudere baracca e burattini si è materializzata per altre e diversissime ragioni. Sarà stato il caldo improvviso che mi è caduto addosso dopo la più brutta e fredda primavera che io ricordi; sarà stato che sono crollate le mie speranze che l’agopuntura potesse – in poche sedute – far scomparire i dolori dalla spalla sinistra non ancora del tutto guarita dopo la rovinosa caduta dalla sedia infame; sarà stato che hanno seminato il prato della mia casa di campagna e vorrei essere lì quando spunterà il primo ciuffetto d’erba per immortalarlo in una foto; sarà che qui a Milano ogni giorno all’una meno un quarto ho da portare il cane di mia figlia a fare la cacca ai giardinetti e devo pure raccoglierla (visto che sono un cittadino diligente che ama la sua città) e questa incombenza toglie ogni poesia ai pensieri che mi frullano in testa e interrompe quel geniale flusso creativo da cui dovrebbe scaturire l’ideazione e la scrittura del post settimanale da pubblicare qui.

D’accordo, la storia del cane è una vecchia e trita battuta, la verità vera è che la mia vita di pensionato non è così interessante da potere estrarre, settimana dopo settimana, argomenti tali da essere trasformati in stuzzicanti post per i followers del mio blog. Non faccio nemmeno tanti viaggi in Italia o all’estero da poterli condividere con chi quei viaggi non li ha ancora fatti o non potrà mai farli. Dunque, sono le idee che, al momento, scarseggiano nella mia testa, e quando questo succede è meglio fermarsi o, al limite, ricominciare quando avrò delle novità da lanciare nella blogosfera.

Qualcuno di voi potrebbe obbiettare che non ho finito il reportage sulla Turchia: beh devo confessare che il riscontro ottenuto dalle prime puntate di questo mio recente viaggio è stato molto sbilanciato: ottimo da un lato, pessimo da un altro. Non mi vergogno a dirlo, ma a fronte di 900 e passa contatti (letture?) che hanno conseguito le tre parti scritte, i video allegati hanno totalizzato venti/trenta visualizzazioni ciascuno, cioè pochissime. Questo significa che potevo fare a meno di perdere tanto tempo a elaborare i filmati al computer con didascalie e musiche adeguate. La Turchia è un bellissimo paese, dunque sono stato io a non averlo saputo raccontare bene attraverso le immagini in movimento…

Infatti, una cara amica mi ha scritto in privato queste parole: “Negli ultimi filmati non sono riuscita a vedere i guizzi che hai avuto in Russia, negli Stati Uniti o in Canada. E’ come se della Turchia non te ne fosse fregato niente e l’unica cosa che ha avuto un ruolo per te era raccogliere materiale cronachistico, mentre il tuo vero sguardo era altrove.”

E’ un giudizio molto duro che  mi colpisce profondamente perché lo ritengo vero solo in parte, ma me ne faccio carico lo stesso e mi riprometto di curare di più l’esprit delle riprese nei viaggi futuri.

La mazzata psicologica più grossa, però, l’ho ricevuta leggendo l’interessante articolo della blogger/scrittrice Viola Veloce  dal titolo emblematico Narcisismo 2.0. Consiglio tutti gli amici di dargli un’occhiata. Il post è rivolto al mondo dei blogger in generale e non a me in particolare. Viola, a differenza del sottoscritto, ha il dono della brevità e non ha peli sulla lingua. Ricopio qui solo il finale, decisamente amaro, con una grande verità dentro:

Prima o poi dovremo cominciare a buttare qualcosa.
Di quello che scriviamo su di NOI.

Chi leggerà i miei post tra dieci anni? O anche solo tra dieci giorni?
NESSUNO.”

Bene, penso di avervi dato un’idea abbastanza precisa dello stato confusionale in cui mi trovo e del pessimo umore che mi ha spinto a chiedermi se è arrivato il momento di chiudere del tutto o mettere in animazione sospesa il mio blog, l’amatissimo giocattolo di questi ultimi anni:

Giocattolo

Dopo lunga e ponderata discussione con me stesso ho raggiunto questo compromesso: non pubblicherò post per tutta l’estate, ma lascerò ancora in vita il blog del Signor Giacomo. Se in questo mio lungo periodo di assenza dal Web succederanno cose degne di essere raccontate e si presenteranno nuove collaborazioni esterne da condividere con voi, ci rivedremo a settembre…

Domenicale1

 

Buon proseguimento a tutti!

Nicola

Crediti: La Settimana Enigmistica, I Pensieri e le Divagazioni del Signor Giacomo, la foto dell’orsetto sfaccendato di Jeff Fleming è di mia proprietà.

Della serie: gli scrittori di oggi supereranno i grandi del passato? – 3

Stroncatura

(Autore ignoto)

“No, Nicola!  Il tuo post di lunedì scorso era superbo fino al penultimo capoverso (credo) quando con due paroline riferite a te e alla tua gloria hai, secondo me, buttato tutto nel pattume (perdona, è una metafora troppo forte: diciamo che hai ammaccato il parafango dell’automobile con la quale porti a spasso i tuoi lettori). Se non avessi messo quelle due parole di specificazione (che potevano essere eliminate senza danno al testo e al senso generale) avresti raggiunto il top ma, sempre a mio scemo parere, sei un po’ precipitato: di fatto non è del tutto assurdo perché sei un essere umano, come me. Ma sinceramente ne sono rimasto turbato. E se ti dico queste cose è solo perché tu, se lo desideri, possa riflettere su una mia sensazione (che è mia e non di tutti).”

Riporto testualmente parte di una mail di un caro amico che – viva la sincerità – ha voluto dire in privato la sua sul mio ultimo post, quello in cui mi vantavo di una piccola (piccolissima) gratificazione che avevo ricevuto qualche settimana fa  da parte di un sito web letterario emergente. Di primo acchito quel suo giudizio tranciante mi aveva ferito profondamente ed ero stato sul punto di rispondergli per le rime, rischiando così di rompere un’amicizia che ci lega da anni.

Cazzarola, avevo pensato, quasi tutti i miei post sono all’insegna di una garbata (e spero spiritosa) presa in giro di me stesso e della mia attività di scrittore da quattro soldi e l’unica volta – sottolineo unica volta – che scrivo una frasetta in cui mostro la mia gioia per un modesto riconoscimento ottenuto da un mio racconto – ecco che vengo tacciato di sciocca vanagloria proprio da una persona che mi conosce bene e che sa che ormai da tempo ho abbandonato ogni velleità di gridare al mondo il valore letterario dei miei scritti.

Per fortuna ho contato fino a dieci, anzi fino a mille, e ho evitato di rispondergli con pari aggressività, rivendicando il mio passato e il mio presente per ricordagli che la mia serenità attuale nasce proprio dalla consapevolezza che avere successo oggi scrivendo dei libri è come vincere al superenalotto, cioè è praticamente impossibile. Questo, lui e io, ce lo siamo detto e scritto più volte: perciò il fatto che la settimana scorsa io abbia voluto condividere con chi segue il mio blog un raccontino di cui vado abbastanza fiero, era e voleva essere un peccatuccio veniale e non una manifestazione imperdonabile di vanità.

Ripensando a quanto è successo durante la settimana che si è appena conclusa, devo ammettere che aveva ragione il mio amico a dire che non dovevo lodarmi e che avrei fatto meglio a ricordare il famoso proverbio che afferma “chi si loda s’imbroda”… Anzi, visto che sono in vena di citazioni, avrei dovuto rammentare la famosa poesia “Il cinque maggio”  in cui l’esimio Manzoni si chiedeva, pensando alla morte del grande Napoleone, “Fu vera la gloria la sua?” e rimandare il giudizio ai posteri.

Nel mio caso specifico non c’è bisogno di scomodare nessun critico di oggi o di domani per sapere se avrò successo in futuro:  basta guardare le statistiche settimanali del mio blog per capire che aveva ragione il mio asprigno censore a dire che avrei fatto meglio a non sbrodolarmi addosso. I freddi numeri, infatti, raccontano verità incontrovertibili:

Numero di click (letture) ricevuti dal mio post di lunedì scorso = 200  Sorriso

Numero degli ascolti del brano sonoro Bisce d’acqua da me consigliato = 10 In lacrime

Volendo fare un parallelo fra i risultati del mio ultimo post e l’attuale situazione politica italiana, con un pizzico di amarezza mi accorgo che 8 milioni e mezzo di persone sono stati incollati davanti alla TV tre ore e passa per assistere ai battibecchi fra Santoro, Travaglio e Berlusconi, mentre solo 10 volenterosi lettori, nel giro di una settimana, hanno trovato otto minuti e mezzo per ascoltare un brano letterario di mia produzione.

Questo, dunque, è il mio attuale appeal di scrittore… cioè sono anni luce lontano dal superare i grandi autori del passato.

Comunque non demordo, continuo serenamente a scribacchiare e non mi piango addosso davanti a critiche a volte feroci, anzi trovo che le statistiche del mio blog possano fornire lo spunto per farsi una bella risata con un’adeguata freddura tratta dalla Settimana Enigmistica:

Cave Canem

Alla prossima settimana!

Nicola