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Festa

Da tempo aspettavo quest’occasione. Infatti, sin dalla pubblicazione del mio primo post nel novembre del 2011, avevo promesso a me stesso che se avessi raggiunto un certo traguardo lo avrei celebrato in pompa magna con festeggiamenti e fuochi d’artificio.

Qual era il mio obbiettivo? Arrivare a totalizzare 20.000 visualizzazioni e potere vantare 200 followers.

Un traguardo che solo sei mesi fa, visti i risultati di quasi un anno e mezzo passato praticamente inosservato, ritenevo al di fuori della portata di un blog nato per colloquiare a distanza con i miei dieci amici di Milano e con i quattro/cinque parenti o conoscenti sparsi per l’Italia che possiedono un computer a casa e che, soprattutto, lo accendono almeno una volta alla settimana.

In tutto il  2012 i miei post settimanali erano stati visualizzati 6500 volte, commentati pochissimo e quasi sempre dagli stessi tre o quattro amici, e potevo contare al massimo su una decina di followers.

Nel 2013 c’è stata la grande svolta. Tenendo conto che ho sospeso le pubblicazioni per tutto il periodo estivo, in circa sette mesi ho realizzato 13.500 visualizzazioni, superando così i 20.000 click dall’apertura del blog, inoltre il numero dei commenti è salito in modo esponenziale e ho superato la quota di 200 followers.

Dunque, avrei tutte le ragioni di festeggiare il raggiungimento dell’obbiettivo che mi ero prefissato a fine 2011…

In realtà, andando a esplorare con raziocinio le statistiche, ho capito che c’è ben poco da esultare.

conteggio-visualizzazioni

1. Visualizzazioni. I famosi click del mouse che conducono un utente su un certo blog, non coincidono assolutamente con le effettive letture di un post all’interno di quel blog. Per leggere uno dei miei lunghi articoli ci vogliono almeno una decina di minuti, mentre statisticamente un webnauta si ferma su una pagina al massimo tre/quattro minuti, quindi parlare di un gran numero di visualizzazioni ed esserne fieri, nel mio caso particolare, non ha molto senso. Sarebbe più interessante, invece, che WordPress indicasse quanto tempo tizio, caio o sempronio sostano in un blog. Solo così si può sapere se una visualizzazione coincide o no con una lettura completa del post presente a video.

A grandi linee posso ipotizzare che su 400 utenti che passano settimanalmente dalle mie parti solo una quarantina leggano effettivamente l’intero post. Tutti gli altri leggono il titolo, osservano la lunghezza dell’articolo, leggiucchiano le prime tre righe e poi se vanno insalutati ospiti… Si può essere soddisfatti di un risultato del genere?

  • Pensierino della sera n. 1. Se devo proprio rispondere a questa domanda, dico che 40 lettori reali sono una bella schiera e a loro vanno il mio affetto e i ringraziamenti. Innamorato

Like

2. Like. Questa, anzi soprattutto questa, è una voce ingannevole. Piazzare un Like in fondo a un post non costa niente, e lo si può porre anche senza avere letto l’articolo. Lo si può dare per amicizia, a volte lo si dà per ottenere un Like di scambio per il proprio blog, oppure lo si regala perché un Like non si nega a nessuno, eccetera eccetera…

E’ abbastanza facile scoprire quando un Like è fasullo. Ricevo, infatti, tanti Like da gente che non ha mai letto e commentato un mio post e che mai li leggerà e commenterà, ma che, imperterrita, distribuisce gradimenti a destra e a manca unicamente per evidenziare il proprio Gravatar e quindi, in definitiva, per promuovere il proprio blog. Per evitare questa tipologia di utenti, qualcuno, molto intelligentemente, ha eliminato la possibilità di apporre un Like ai propri post. In effetti a un falso gradimento è preferibile il silenzio o, al limite, un commento critico negativo.

  • Pensierino della sera n. 2. Ovviamente – e questo è il mio modesto convincimento – i Like che ricevo dipendono dal fatto incontestabile che tutti i post che pubblico sono bellissimi e interessantissimi… Occhiolino A bocca aperta

Followers

3. Follower. Anche questo è un indicatore che mi piace poco. Non lo amo perché è il meno realistico dei segnali di un successo personale. WordPress consente, infatti, di sapere chi sono coloro che hanno dichiarato di “seguire” il tuo blog. Beh, la mia sorpresa più grande è stata quella di constatare che dei miei 200 e passa followers, solo una quarantina mi leggono con una certa frequenza, mentre tutti gli altri sono passati qui una volta o due e poi sono scomparsi nell’oceano web… Alcuni miei followers hanno persino cancellato il loro account su WordPress. Perché allora dichiararsi follower se poi non ci si fa mai vivi con un commento o con un qualsiasi altro segno tangibile della propria esistenza?

E’ troppo malizioso affermare che ci sono blogger che si dichiarano tuo follower unicamente per ottenere in cambio di essere seguiti da te?

Vorrei, a questo proposito, citare un caso capitato proprio a me: un noto blogger che ha quasi 2000 followers è stato per diverse settimane il primo e unico utente di WordPress che poneva un Like ai miei post, senza mai commentarli, però. Incuriosito andai a visitare il suo blog, commentai alcuni suoi articoli che mi piacevano e diventai un suo follower. In seguito, visto che i suoi post non mi interessavano più, smisi di frequentarlo e commentarlo: da quel momento scomparvero anche i suoi Like. La domanda retorica che mi pongo è: per arrivare a 2000 followers, basta sparare raffiche di Like fasulli in giro?

  • Pensierino della sera n. 3. Messe da parte le precedenti elucubrazioni mentali, io sostengo che non è importante la quantità di followers che uno ha, ma la loro qualità. “Poche ma buone”, diceva mia nonna, riferendosi alle amicizie disinteressate che gli uomini riescono a costruirsi durante il loro percorso terreno. Occhiolino

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4. Commenti. Un commento è l’unico segnale che assicura, con buone probabilità di verità, l’avvenuta lettura di un post. In genere io non ricevo tanti commenti, ma quei pochi che arrivano mi danno grandi soddisfazioni perché premiano lo sforzo che ho compiuto per preparare il mio post settimanale. Io considero un premio (così la penso) anche i commenti poco favorevoli. Quello che a me interessa è essere letto e venire educatamente ripreso quando sbaglio o dico sciocchezze.

Termino qui, sperando di avere dimostrato a sufficienza che la meta raggiunta in questi giorni (20.000 visualizzazioni e 200 followers) è un risultato buono ma non così eccelso da doverlo festeggiare acriticamente offrendo a tutti cotillon d’oro e d’argento e champagne di marca. 

  • Pensierino della sera n. 4. Vero o falso che sia, sempre di un traguardo si  tratta, e allora mi chiedo: è così indecente mostrarsi felice?  Dunque, per comunicare la mia odierna gioia ai quattro lettori carissimi che mi ritrovo, invito tutti ad ascoltare insieme a me quest’allegro brano musicale che più vintage di così non si può… A bocca aperta

 

Nicola

Crediti: tutte le immagini del post odierno provengono da Internet e ai singoli autori va il mio ringraziamento.

 

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Tentare non nuocestriscia99a

 

Riconoscimentistriscia100a

 

Preghierastriscia101a

 

La frittata è fatta…striscia102a

Con questa striscia terminano “I pensieri e le divagazioni del Signor Giacomo” scritti e disegnati a matita nel 1968.

Per concludere, ecco la prefazione scritta nel 2002 da mia figlia Emanuela per la prima edizione elettronica e cartacea del libro realizzata in occasione del mio sessantesimo compleanno. Nel 2011 ho presentato le strisce del Signor Giacomo a puntate in questo blog e, in parte, nel sito letterario Neteditor.

Quando mi è stato chiesto di scrivere due parole di presentazione del libro a fumetti di mio padre, la mia prima reazione è stata di sorpresa. Come è possibile, mi sono detta, che NLosito desideri che a introdurlo sia proprio la persona che negli ultimi tempi sembra essere la fonte del suo scoramento esistenziale, la causa prima di ogni suo mal di pancia, la protagonista dei suoi peggiori incubi. Inizialmente ho pensato a una sorta di “effetto laurea”, a un improvviso moto di stima di NLosito nei miei confronti, ma, poiché simili moti, nel nostro, sono generalmente brevi e passeggeri, ho scartato tale ipotesi.

Alcune delle persone che conoscono l’autore, mi hanno suggerito che a spingerlo a rivolgersi a me potrebbero essere stati o il masochistico desiderio che parlassi pubblicamente male di lui o la vana speranza che gli dedicassi parole più gentili di quelle che, negli ultimi tempi, siamo soliti scambiarci, ma nemmeno queste ipotesi mi hanno convinto.

Mettendo temporaneamente da parte dubbi e perplessità, ho quindi deciso di rileggere I pensieri e le divagazioni del Signor Giacomo, cercando di trovarvi una risposta. Scorrendo le strisce del fumetto, nuovi interrogativi si sono a questo punto sovrapposti a quello di partenza: chi è il Signor Giacomo? Come è nato? Come è accaduto che un brillante ingegnere, agli inizi della sua carriera lavorativa, abbia deciso di dar sfogo ai suoi più intimi pensieri attraverso un buffo personaggio a passeggio per le strade di un surreale paesaggio animato da alberi di ogni specie?

Nonostante NLosito, nelle sue dichiarazioni ufficiali, neghi l’esistenza nel fumetto di ogni riferimento autobiografico, è chiaro non solo che il signor Giacomo nasca graficamente dalle lunghe ore spese dal suo disegnatore a contemplarsi davanti a uno specchio, ma anche che in molti dei suoi pensieri si rifletta lo stato d’animo di grande confusione in cui, fin dalla giovinezza, egli trascorreva le sue giornate.

È possibile inoltre cogliere nel protagonista del fumetto chiare tracce di ciò che il suo disegnatore è oggi, quarant’anni dopo il periodo d’oro della sua giovinezza da scapolo.

Giacomo ha il vizio monomaniaco del gioco, NLosito ha il vizio monomaniaco del computer, a cui, nel tempo, ha sacrificato gran parte delle sue cellule cerebrali.

Giacomo ama la mamma e fugge le donne che gli chiedono un impegno, NLosito ama la sua “moglie-mamma” e fugge le due fanciulle che, ahimè, ha generato in un momento di distrazione e che, crescendo, gli hanno creato, insieme al figlioletto ultimo nato, non poche noie.

Giacomo nasconde il suo credo politico per non perdere lettori, NLosito è costretto a nascondere le sue idee politiche (criticabili sotto molto punti di vista… eh eh!) di fronte ad amici e conoscenti di destra e di sinistra con cui è costretto ad avere a che fare.

Povero signor Giacomo, povero NLosito, nessuno sembra capirlo, neppure il suo disegnatore, neppure la sua famiglia…

Forse è questa la chiave di lettura del fumetto e della lunga esistenza del suo autore che, ora, per questo piccolo dono a parenti e amici, merita un affettuoso applauso, un applauso che, per una volta, anch’io mi sento di fare (naturalmente molto breve!) e che invito i futuri lettori a rivolgergli, insieme ai più sinceri auguri per il suo sessantesimo compleanno.

Con affetto.

Emanuela Losito