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Prima di iniziare il post odierno, rielaboro per voi una mail inviatami da una cara amica a cui avevo scritto di avere letto Fama tardiva di Arthur Schnitzler e di esserne stato colpito profondamente.

Fama Tardiva

“Ciò che mi hai accennato sul libro di Schnitzler, mi ha entusiasmato: me lo voglio procurare in tedesco! Deve essere stupendo. Da quel che ricordo, questo autore viennese era molto psico-orientato per cui… senz’altro deve essere riuscito ad andare veramente a fondo sull’eterna questione fama o non fama che assilla ogni scrittore che si rispetti. Quante volte abbiamo discusso questo problema io e te? Ricordo che hai sempre fatto orecchio da mercante quando ho cercato di farti capire quanto fosse sbagliata la tua ossessione per il successo letterario. Se leggendo Fama tardiva hai finalmente preso di petto questo annoso problema, tanto di cappello al libro di Schnitzler! Vuoi conoscere qualche mio pensiero al riguardo?

snoopy-scrittore-piagnone

Secondo me tu non hai mai smesso di domandarti: “Ma IO il talento ce l’ho o non ce l’ho?” e così il tuo scrivere che era sciolto quando non pensavi di diventare uno scrittore famoso (mi riferisco a Ossi di pollo, la tua prima opera) si è incriccato quando hai tentato di salire la scalinata verso gli allori. Sbaglio a dire questo? Comunque sia, non hai ancora digerito il mancato riconoscimento delle tue capacità, e questo non ti ha dato e non ti dà la serenità che occorre per affrontare altre prove letterarie. A me è capitata la stessa cosa, temo.

Anch’io ho sognato di diventare famosa e ci sono cascata in pieno nella trappola dell’EGO e, se può farti piacere saperlo, ci cascano un po’ tutti: mio padre arriva perfino a citarsi!!!!
Non c’è ragione di deprimersi: anche in altri ambiti della vita si sente la frase “Povero diavolo…” rivolta a qualcuno che si sopravvaluta. Pensi che, scrittura a parte, io non mi renda conto di quali sono i veri sentimenti degli altri nei miei confronti? Capisco molto bene persino come mi valutano. Sai quante volte ho sentito qualcosa che suonava come “Povera diavola…” mentre ero sul palco a raccogliere degli onori che non avevo cercato ma che mi erano stati insistentemente offerti, come se mi spettassero di diritto, riuscendo a convincermi di meritarli? Beh, guarda, grazie a Schnitzler, ora entrambi conosciamo la verità vera: Nessuno – intendo proprio nessuno – merita né gli onori né la compassione. È questo il trucco da applicare a se stessi e agli altri, alternativamente.

Dovrai fartene una ragione, come ho fatto io: sappi che non è difficile. La serenità è proprio dietro l’angolo. Dopo avere toccato il fondo ed essermi scontrata con l’iceberg della realtà, io ho imparato ad accettare gli altri, le loro opinioni anche se non hanno nulla a che spartire con le mie. Mille volte avrei voluto che il mondo avesse letto e apprezzato i miei scritti perché così mi sarei sentita amata e riverita anch’io, tra l’altro senza aver nemmeno il retro pensiero vagamente altruista: “Chissà se agli altri piace quello che racconto?” ma avendo in testa soltanto quello totalmente auto-centrato: “Spero di non aver commesso errori nella consecutio temporum, perché IO non posso sbagliare”. Per quel che mi riguarda, tutto questo disagio io l’ho superato. Ora è il tuo turno.

Mi dispiace tantissimo che tu stia male: per sollevarti il morale ci vorrebbe una battuta ma io non ho il tuo sense of humour e poi oggi sono troppo stanca. Un solo consiglio: perché non fai una recensione del libro di Schnitzler, una di quelle tue divertenti, ironiche e profonde?”. Poi, eventualmente, ne riparliamo…

Snoopy scrittore

Provo a seguire il consiglio della mia amica: oggi sono dell’umore giusto per abbozzare un post dal sapore ironico…

Quest’anno, a Natale, ho ricevuto pochissimi regali, però erano tutti importanti: tra questi, quello che ho apprezzato di più è stato un libro intitolato Fama tardiva di Arthur Schnitzler (sottotitolo: Storia di un vecchio poeta) edito da Guanda. 
Sapendo che in passato ho scritto un certo numero di romanzi, evidentemente chi me l’ha donato intendeva spingermi a scriverne altri, augurandomi, al contempo, una futura quanto meritata gloria letteraria, ancorché tardiva. In realtà quel breve testo di Arthur Schnitzler, medico, scrittore, drammaturgo, nato a Vienna nel 1862 e ivi morto nel 1931 è tutt’altro che di auspicio a far riprendere in mano la penna a chi, da tempo, l’ha riposta in un cassetto, non avendo mai ricevuto un qualche riconoscimento pubblico del proprio talento. Ciò affermato, e questo è il grande valore del regalo ricevuto, Fama tardiva mi ha costretto a riflettere seriamente sulle mie passioni e sulle mie speranze attuali o pregresse. Vediamo come e perché…

*****

Fama tardiva parla di Saxberger, un vecchio signore che in gioventù (circa trent’anni prima) aveva pubblicato un libro di poesie intitolato Passeggiate, passato del tutto inosservato dalla critica e dai lettori. Costui, visti gli scarsi risultati della sua fatica e mostrando un notevole acume, aveva prontamente abbandonato la scrittura poetica e aveva cercato e trovato lavoro come impiegato di concetto in una ditta poco distante da casa e lì stava conducendo un’onesta, serena, quanto anonima carriera.

Snoopy scrittore di pancia
Un certo giorno (la vicenda si svolge a Vienna verso la fine del 1800) un giovane aspirante poeta di nome Wolfgang Meier trova su una bancarella il libro di poesie Passeggiate, lo acquista e, dopo avergli dato una veloce scorsa, rimane folgorato dalla bravura di Saxberger. L’intraprendente giovane, allora, si mette alla ricerca dell’autore del libro e, una volta incontratolo, comincia a elogiare le sue poesie chiamandolo con enfasi maestro, insomma lo ossequia così tanto che Saxberger, dopo un’iniziale perplessità, (da tempo il vecchio poeta aveva metabolizzato che se non aveva avuto successo in gioventù significava che la sua opera valeva ben poco) comincia a pensare di essere stato trattato ingiustamente dalla critica e dai lettori e accetta di entrare a far parte di un circolo di giovani artisti (poeti, commediografi, critici) che tentano di svecchiare l’ambiente letterario viennese, da sempre restio a dare credito alle nuove generazioni di letterati.

Il circolo, che si riunisce giornalmente in un bar molto frequentato, accoglie con grande entusiasmo e riverenza Saxberger, convinto che chi, da giovane, era stato in grado di creare Passeggiate avrebbe potuto sicuramente dare lustro a una congrega di artisti alle prime armi. In un primo momento Saxberger pensa che tutti lo stiano prendendo in giro, ma i continui apprezzamenti sulla sua unica e misconosciuta raccolta di poesie sono tanti e tali che lui stesso si convince di essere davvero un maestro dell’arte poetica a cui era stata ingiustamente negata la fama che si meritava. La presenza del vecchio poeta induce i frequentatori del circolo a preparare un evento letterario in cui declamare pubblicamente alcune loro composizioni poetiche o narrative, sicuri che la notizia, fatta circolare sulla stampa locale, che allo spettacolo sarà presente colui che aveva scritto un’opera fondamentale come Passeggiate, avrebbe avvantaggiato anche loro. Il gruppo chiede con insistenza a Saxberger di scrivere nuove poesie da leggere in occasione dell’evento programmato per la fine del mese successivo, dove sarebbe intervenuta una nota attrice di teatro a leggere, da par suo, sia i componimenti dei giovani autori sia le nuove poesie del maestro. Saxberger ci si mette d’impegno, prova e riprova, ma non riesce a produrre niente di nuovo: ormai è troppo arrugginito e l’ispirazione non gli arriva nemmeno andando a passeggiare nei luoghi dove erano scaturite le sue belle poesie giovanili. Il circolo non si perde d’animo e, per andare sul sicuro, decide di far declamare all’attrice alcune delle poesie tratte da Passeggiate.

A questo punto, Saxberger si è talmente ringalluzzito da comportarsi come se fosse effettivamente un grande poeta e quindi ascolta con una certa sufficienza, ma senza criticarli con la franchezza che meriterebbero, i modesti componimenti dei giovani autori appartenenti al circolo.
Arriva, finalmente, il giorno dell’evento letterario con spettatori paganti e con la presenza anche di alcuni giornalisti. Dietro le quinte i vari autori che si presenteranno sul palco sono, ovviamente, nervosi, ma il più nervoso di tutti è il vecchio poeta, anche se, dentro di sé, è convinto che sarà lui a ricevere gli applausi più scroscianti. La manifestazione, a sentire il calore degli applausi, sembra procedere bene. Quando l’attrice termina di leggere le poesie di Saxberger, gli applausi che lui riceve, presentandosi sul palco, sono pari a quelli di tutti gli altri autori che l’hanno preceduto, però, allo scemare del battimani, una voce sommessa, proveniente da chissà dove, pronuncia, rivolta chiaramente a lui, le parole: “Povero diavolo…”.
È un vero colpo al cuore per Saxberger che si aspettava, finalmente, il dovuto riconoscimento del suo grande talento poetico! La dura realtà dei fatti raccontava, invece, che tutti i partecipanti avevano ricevuto lo stesso plauso da parte del pubblico, ma solo a lui era stato rivolto quell’odioso commento…

Il giorno dopo sui quotidiani locali più in voga si parla poco di quell’evento letterario. Solo qualche striminzito trafiletto nelle pagine di cronaca più interne. In un’importante quotidiano letterario, invece, c’è una recensione negativa in cui venivano ironizzate tutte le performances dei giovani poeti e, in più, c’era una sottolineatura del fatto che uno di questi “giovani” fosse parecchio attempato… In un altro giornale a bassa tiratura, infine, c’è una recensione blandamente positiva, rivelatasi in seguito pilotata da Meier (proprio colui che aveva acquistato Passeggiate su una bancarella) in cui il recensore tesseva lodi equanimemente rivolte a tutti, aggiungendo, però, di attendersi a breve un miglioramento effettivo delle loro prossime prove d’autore.
Una brutta batosta per l’intero gruppo, ma soprattutto una nuova sberla in faccia a Saxberger.

Costui, allora, abbandona in silenzio il circolo che tanto lo aveva osannato e se ne torna mesto mesto a casa. Lo segue soltanto il più giovane del gruppo, quello che tutti prendevano bonariamente in giro a causa delle sue composizioni ancora troppo immature. Il ragazzo chiede al vecchio poeta il favore di leggere le sue poesie per avere da lui un parere da esperto. In cambio di questo favore lui promette di leggere il suo tanto osannato Passeggiate
Così, come ultimo e definitivo smacco, Saxberger, già depresso per quanto era successo durante l’evento letterario, viene a sapere che il ragazzino e tutti gli altri componenti del circolo di giovani artisti, pur lodandolo a gran voce, non avevano mai letto nessuna delle sue poesie contenute in Passeggiate.

snoopy scrittore pieno di sé 

Scusatemi, care amiche/amici, se mi sono dilungato tanto a raccontarvi la trama di Fama tardiva, togliendovi così il gusto di acquistare e leggere quest’ottimo e sottilmente ironico libro, ma l’ho fatto di proposito perché questo testo di Arthur Schnitzler mi ha davvero illuminato. Infatti, con qualche piccolo ritocco e pensando al mio vissuto di questi ultimi anni, la vicenda del vecchio poeta mi ha fatto venire in mente il gruppo di amici che, insieme a me, aveva partecipato a un paio di corsi di scrittura creativa e che sperava tanto nel successo letterario. Mi ha ricordato la fragile amicizia che si era instaurata tra di noi e la sottile invidia che permeava dentro di me (e penso anche negli altri) quando uno del gruppo otteneva un qualsivoglia modesto riconoscimento. Arthur Schnitzler con la sua scrittura ironica e modernissima mi ha edotto sull’inutilità di insistere nella scrittura credendo di avere qualcosa di eccelso da dire, correndo il rischio di sentirsi dire da qualcuno di avere scritto unicamente delle banalità. In verità, a differenza di Saxberger, finora nessuno, facendo in modo che io lo sentissi, mi ha dato del povero diavolo, però chissà quanti, dietro le mie spalle, avranno alzato il sopracciglio sfogliando i miei libri e decidendo così di non acquistarli e leggerli!

Fama tardiva mi ha fatto intendere di avere speso gran parte del mio tempo libero a produrre opere ammirate smodatamente solo da parenti e amici compiacenti, ma quasi del tutto ignorate dal grande pubblico e che, proprio per questo, è arrivata l’ora di cestinare i tanti sogni di gloria che mi rovinavano la vita.
Mi ha fatto sorridere, soprattutto, il pensiero che il libro di Schnitzler sia stato volontariamente scelto da qualcuno per farmi, fidandosi del titolo, un gradito regalo, quando invece, di primo acchito, leggerlo è stato come ricevere un bel pugno nello stomaco. A bocca aperta

Fortunatamente il malumore è durato solo qualche giorno e non sono caduto nel triste vortice della depressione, anzi, quel libro mi ha donato una salutare consapevolezza delle mie effettive capacità e questa, unita al mio noto sense of humour, mi ha aiutato a sgombrare in tutta fretta dalla testa anche l’idea alquanto pellegrina di considerarmi un romanziere ingiustamente valutato da critici e lettori.

Ovvio che non rinnego i libri che ho scritto in passato, tutt’altro, ma, da oggi in poi, al pari di Saxberger, li guarderò con l’occhio benevolo e maturo di chi sa che tutto ciò che si realizza con passione e sforzo mentale ha un valore intrinseco che può tranquillamente prescindere da critiche negative o riconoscimenti a cinque stelle provenienti da chicchessia.

Nicola

L'arte della poesia

Crediti: un sentito grazie a Charles M. Schulz per le esilaranti strisce di Snoopy e un ringraziamento va anche all’autore della splendida immagine qui sopra che descrive l’arte della poesia e dello scrivere in generale.

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Nella mia “ormai” lunga vita ho beccato un sacco e una sporta di “rifiuti” e immagino che qualcuno ne abbiate subito anche voi che avete la pazienza di fermarvi a leggere i miei pensieri e le mie divagazioni. Dunque, perché non riflettere qualche istante su questo scottante argomento?

Oggi prenderò in esame un particolare tipo di rifiuto che può essere capitato a noi che ci vantiamo, a torto o a ragione, di essere degli scrittori (o scribacchini), lasciando l’esame di altre tipologie a successivi post.

Vediamo subito cosa capita di norma a Snoopy, un mio caro amico dei fumetti:

ScrittoreRifiutato

È cosa nota che, con l’avvento dell’auto-pubblicazione dei libri e degli e-book, le case editrici tradizionali stanno perdendo terreno e fatturato. Quasi tutti gli scrittori esordienti (e anche qualche autore ormai affermato) oggi scelgono di pubblicare le loro opere su grandi piattaforme generaliste (come Amazon, Barnes&Noble, e altre) per diversi e importanti motivi. Primo, perché queste hanno un mercato potenziale vastissimo, secondo, perché l’auto-pubblicazione è praticamente gratuita, terzo e non ultimo, perché la fatica letteraria di un emerito sconosciuto, non passando attraverso le forche caudine di un editor di una casa editrice, non corre più il rischio di essere rifiutata. Non essendoci filtri, il web accetta tutto, sia capolavori sia emerite porcate.

Non è solo per colpa del self-publishing che le case editrici serie sono in crisi. C’è da tenere conto che oggi in troppi scrivono credendo di produrre letteratura (per scrivere qualcosa di memorabile c’è chi pensa che basti essere dotati di un computer e di un word processor) mentre, nella sponda opposta, pochissimi comprano e leggono libri. Su quante persone hanno letto più di un libro cartaceo in un anno esistono statistiche desolanti. Men che meno si leggono libri di autori sconosciuti che si auto-pubblicano. D’altra parte come si fa a dar loro fiducia se voci di corridoio assicurano che gran parte di costoro scrivono da cane non avendo mai letto un libro oltre quelli obbligatori a scuola? Ma questa potrebbe essere niente più di una malignità messa in giro dalle case editrici tradizionali…

Comunque, è triste verità che tra i tanti scrittori esordienti che hanno realizzato un romanzo o un saggio, solo pochissimi meritano una pubblicazione che abbia qualche speranza di successo di vendita e di critica. Ecco perché le case editrici non danno loro il giusto credito. Con gli esordienti rischiano di perdere tempo e quattrini. Per guadagnare gli editori devono andare sul sicuro e quindi scelgono di tradurre libri che hanno avuto successo nei rispettivi paesi di origine o si buttano su autori italiani che hanno già un certo nome. Agli esordienti, purtroppo, non rimangono che le briciole della torta editoriale cartacea.

Ciò detto, io penso che anche il rifiuto di pubblicazione (che spesso è indice di poco coraggio o scarsa lungimiranza degli editori) abbia avuto la sua parte di colpa nell’odierno declino del libro stampato. Esistono schiere di scrittori “rifiutati” che valgono tantissimo e meriterebbero di essere presi in considerazione dalle case editrici che vanno per la maggiore.

A questo punto alzi la mano chi ha inviato un manoscritto a una vera casa editrice e ha ricevuto – entro un tempo decente (diciamo qualche mese) – una lettera di rifiuto alla pubblicazione! In genere i grossi editori, sommersi da migliaia e migliaia di manoscritti di perfetti sconosciuti, non si prendono nemmeno la briga di scrivere due righe all’ansioso esordiente per comunicargli che la sua opera non è piaciuta a chi è preposto a valutarla. Quelle poche case che lo fanno, in genere inviano lettere di rifiuto standard che, seppur impregnate di parole gentili, sono di una tristezza infinita…

Il post di oggi, dunque, è rivolto agli scrittori esordienti che si arrabbiano con gli editori che cestinano ingiustamente i loro capolavori. Per costoro il rifiuto alla pubblicazione è colpa della dabbenaggine dei redattori che non sono in grado di capire la stoffa che si nasconde dietro un nuovo autore. Altre volte, però, santo cielo, come si fa a pubblicare quelle incredibili ciofeche che arrivano a tonnellate nelle redazioni delle case editrici?

Esaminiamo, a mo’ di esempio, il caso del Sig. Manzi, un fantomatico esordiente, per chiarire meglio cosa ci può essere dietro una lettera di rifiuto.

Egr. Sig. Manzi,
la ringraziamo per averci inviato il suo manoscritto.
Siamo spiacenti di non poterlo pubblicare. L’argomento da lei trattato non rientra nelle attuali priorità della nostra casa editrice.
Distinti saluti.
Carlo Astolfi

 
Questa che avete appena letto è la lettera standard, prestampata, di rifiuto che le case editrici inviano agli autori che non intendono pubblicare. Nel caso specifico, invece, ecco cosa l’editor Carlo Astolfi avrebbe voluto – in cuor suo – scrivere all’esordiente Manzi:

 
Egr. Sig Manzi,
la ringraziamo per averci inviato il suo manoscritto.
Siamo spiacenti di non poterlo pubblicare per le ragioni che ora le elenco:

 
1. La trama è banale, confusa e i vari personaggi sono poco caratterizzati. Gradiremmo sapere chi è la signora Guendalina, la protagonista del suo romanzo: è forse una zia, una prozia, una nonna di Giacomo? Non si è capito.
2. A meno che lei, in futuro, non aspiri a diventare il James Joyce italiano, nella nostra bella lingua, in genere, le frasi hanno un soggetto, un verbo e un predicato. Riteniamo un po’ azzardato mettere il soggetto nel primo capitolo, il verbo al terzo… il predicato lo stiamo ancora cercando. Ha forse dimenticato di spedirci la seconda parte del suo manoscritto?
3. È noto a tutti che l’apostrofo non si mette quando l’articolo indeterminato “un” precede un sostantivo maschile anche se inizia con una vocale.
4. Il tempo al congiuntivo non è un optional che si può mettere o non mettere a seconda che la mattina lei si sia alzato con la luna storta oppure allegro come una pasqua. Esistono delle regole.
5. Per esprimere una sensazione di sgomento, l’aggettivo “azzimato” non è adatto. Inoltre, si scrive “roba” e non robba, “spelacchiato” e non spellacchiato. Di preziosità di questo tipo ne ha inserite a centinaia nel suo lavoro, ma non voglio tediarla più del necessario con queste che sono solo sottigliezze.
6. È il verbo avere che, ogni tanto, mette la “h” davanti a sé e non l’anno inteso come periodo di tempo.
7. Quando ci si rivolge a una persona di sesso femminile, scrivere “gli disse” suona un po’ offensivo per le donne, mi creda. Soprattutto, non si capisce con chi il protagonista stia parlando.
8. Sull’uso della punteggiatura non ho molto da eccepire. In questa lettera le allego un po’ di virgole, alcuni due punti e qualche punto fermo. Ne spolveri un po’ nel suo manoscritto, forse qualcuno di essi cadrà nella giusta posizione. Così tutti coloro che avranno la fortuna di leggere questa sua prima fatica letteraria, ogni tanto potranno tirare il fiato, evitando un’anossia al cervello.

Per quanto riguarda tutto il resto, direi che può andare.

P.S.
Per migliorare la leggibilità del testo, le regalo alcuni suggerimenti: elimini Giuseppe e Maria. Questi due personaggi, benché di grande spessore nell’iconografia cristiana, sono inutili all’economia del suo romanzo ed eviti, se possibile, di usare tutte quelle espressioni idiomatiche logore e abusate di cui sono infarcite le sue pagine.
Infine, una preghiera.
Sia gentile, il suo prossimo lavoro lo mandi alla Casa Editrice Parenti, da loro ci sono diversi editor che hanno, a differenza del sottoscritto, parecchio tempo da perdere.
Cordialmente.
Carlo Astolfi

**********

 
Persino in America le case editrici non scherzano: ne sapeva qualcosa Snoopy che, tra le sue tante attitudini, aveva anche quella di scrivere racconti e romanzi.
Le sue storie iniziavano sempre così: “Era una notte buia e tempestosa…”

Ed ecco la lettera tipo che Snoopy riceveva:

 
Caro Collaboratore,
grazie per avere inviato il suo racconto alla nostra rivista.
Per risparmiare tempo, le alleghiamo due lettere di rifiuto.
Una per questo racconto e l’altra per il prossimo che ci invierà…
Distinti saluti.
La redazione

Se avete un po’ di tempo, seguite questo link e ringraziate il blogger Elinepal per la pazienza che ha avuto nel catalogare le mille disavventure di Snoopy, lo scrittore esordiente più scalognato del mondo…

snoopy

Siccome anche a me non hanno mai pubblicato nulla, devo ammettere che tutto il mondo è paese per noi sfortunati autori esordienti! Perciò non prendiamocela troppo se le grandi case editrici rifiutano i nostri manoscritti. Forse  abbiamo sbagliato a sopravvalutare il nostro talento letterario: dunque un bel bagno di umiltà non ci farebbe male. Anzi, dico di più, per molti di noi sarebbe consigliabile scegliere un hobby di più immediata soddisfazione: darsi all’ippica, per esempio.

Io ho già preso le prime lezioni e mi sto divertendo da matti ad andare a cavallo…  GRIN_C~1

Nicola

Crediti: La vignetta dei Peanuts e l’immagine di Snoopy sono di Charles M. Schulz e le ho scaricate da Internet.

Umorismo

A guardare le statistiche del mio blog devo dire che il 90% dei miei lettori preferisce ridere (o sorridere) piuttosto che seguire le recensioni di libri o disquisizioni sulla scrittura. Che dipenda, come asserisce “topo” più sotto, dal fatto che quando parlo di argomenti seri sono noioso?

Può essere. Ammesso e non concesso che le statistiche rappresentino la realtà vera.

In tutta sincerità a me piacerebbe che ci fosse una via di mezzo, cioè che esistesse un tempo per sorridere e un tempo per riflettere, entrambi dotati di pari dignità. Vorrei, cioè, che le preferenze nel mio blog avessero la stessa equa suddivisione che c’è nella mia biblioteca: metà occupata da libri e metà da riviste umoristiche a fumetti. Chi segue il mio blog sa più o meno quali sono i miei gusti letterari; per quanto riguarda l’umorismo, invece, tutte le mie simpatie vanno a quella particolare branchia dei comics conosciuta sotto l’etichetta di strisce autoconclusive seriali.

Nel 1965 quando acquistai il primo numero di Linus, ero uno sbarbatello e da allora non l’ho più abbandonato. Dunque è da 47 anni che leggo e colleziono questo glorioso mensile di fumetti che ha ospitato e ancora ospita i più  grandi autori internazionali (e italiani) di strisce autoconclusive seriali. Con buona ragione, perciò, posso ritenermi un esperto, avendo visto passare davanti ai miei occhi quasi mezzo secolo di questa tipologia di arte comica/satirica accasata in Italia sulle pagine di Linus e, anni fa, anche su Eureka e Il Mago. Non per niente Il Signor Giacomo, da me ideato  e disegnato nel 1968, appartiene a tale categoria di fumetti umoristici e ha carinamente regalato il suo nome al mio blog.

Non so se i giovani di oggi apprezzano l’umorismo a quadretti, forse sono attirati da altre proposte editoriali, comunque nella mia giovinezza, in ambito universitario, era il top indiscusso della comicità ed io sono ancora legato sentimentalmente a quel genere. Diversi famosi autori di strisce autoconclusive sono deceduti, alcuni hanno cessato di disegnarle, altri continuano a sfornarle giornalmente, e parecchie serialità compaiono tuttora sui quotidiani più importanti del mondo. La ragione del loro successo nel tempo sta non tanto nella comicità (a volte esplosiva) della singola striscia, ma nella ripetitività delle situazioni vissute dai vari personaggi, ognuno dei quali si caratterizza con manie e talenti che li rendono unici e universalmente riconoscibili.

Nei Peanuts, Charlie Brown è lo sconfitto per antonomasia, Lucy è l’eterna bisbetica, Snoopy è il cane fantasioso, ecc. Questi caracters si sono mantenuti sempre psicologicamente identici nelle migliaia di vignette che li hanno visti protagonisti e sono riusciti a sopravvivere a Charles M. Schulz, l’autore, morto ormai da qualche anno. Nessuno ha sostituito Schulz nel disegnare i Peanuts eppure essi vengono periodicamente riproposti per farli conoscere alle nuove generazioni di lettori. Potrei citare tanti altri esempi per spiegare il successo di alcune strisce giornaliere che, intelligentemente, Linus da tanti anni raccoglie sul suo mensile o su libri a loro dedicati, però non è questo lo scopo del post odierno. Oggi, invece, voglio presentarvi tre autori di fumetti e dei caracters che, a mio parere, hanno buone chances di diventare di culto.

Il primo che mi viene in mente è Perle ai porci di Stephan Pastis: “topo”, il personaggio principale, è di una cattiveria/perfidia difficilmente riscontrabile in altri animali parlanti visti nei comics.

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Un altro che mi piace è Scott Adams, autore di Dilbert. Il suo disegno è essenziale e le battute non sono sempre facili da capire, però nel tempo questo disegnatore americano di 57 anni  è riuscito a far diventare simpatici persino capi ufficio stupidi e saccenti e impiegati fannulloni.

Dilbert1Dilbert2

Poi c’è Monty di Jim Meddick, dove il personaggio principale è il classico giovanotto sfigato con le donne e il perdente predestinato di ogni situazione in cui viene a trovarsi: un caracter in cui (ahimé) mi sono identificato in qualche passo, tutto da dimenticare, della mia vita…

Monty1Monty2

Dunque: solo umorismo o solo letteratura? A voi la risposta.

Per terminare, ringrazio Linus a cui ho “rubato” le strisce presentate oggi nel post e m’inchino ai rispettivi autori per la loro indiscutibile bravura.

Nicola