Felicità - Lennon

Prendo spunto dal bel pensiero di John Lennon nell’immagine di apertura del post e dal titolo di un noto film spagnolo dell’anno scorso (Stella) per fare qualche breve divagazione sulla vita e per chiedermi e chiedervi:

“E’ possibile oggi vivere facile?”

Rispondo prima io, perché, avendo una certa età (sì, lo so che è un eufemismo per non dire che sono vecchio…) questa domanda non mi assilla più come quando ero giovane e pieno di speranze. Allora inseguivo la felicità, pretendevo la facilità dell’agire, e ci rimanevo male quando, il più delle volte, mi scontravo con la dura realtà dell’esistenza. Però, per mia fortuna, qualche volta le cose giravano nel verso giusto e allora, per qualche tempo, ero felice e vivevo facile. E’ successo quando, da bambino, per tre mesi lasciavo la grande città e partivo per le vacanze in Puglia nella casa di campagna dei nonni, dove mi aspettavano i cugini. Ho fatto salti di gioia e tutto scorreva liscio ogni volta che finiva la scuola e tornavo a casa con la promozione in tasca. Ho brindato, colmo di orgoglio e felicità, quando mi sono laureato e quando, dopo pochi mesi, ho trovato un buon lavoro a Milano, quando mi sono sposato, quando sono nati i miei tre figli, quando sono entrato in pensione e ho potuto dedicarmi alle cose che piacevano a me. Eccetera, eccetera.

Tra una felicità, piccola o grande, e una conseguente facilità di vita, però, ho avuto momenti bui, momenti in cui ho temuto che il mondo mi crollasse addosso, momenti in cui la paura di non riuscire a vedere l’alba di un nuovo giorno era così forte da costringermi a far di tutto pur di non darla vinta alla nera signora con la falce che era in attesa dietro la porta di casa…

Penso, comunque, di avere vissuto una vita uguale o simile a quella di milioni di altri esseri umani che hanno calpestato le strade di questo mondo: una vita con alti e bassi quasi tutti nella norma, con qualche picco positivo o negativo, di tanto in tanto. Oggi, che non nutro più grandi aspettative per il futuro, mi limito ad accontentarmi se la mattina riesco a svegliarmi e sono felice se, dopo un breve rodaggio, sono ancora in grado di essere autosufficiente e posso dedicarmi, grazie anche alla pazienza di mia moglie, alle attività che mi danno un minimo di soddisfazione. In altre parole, per quanto riguarda il mio microcosmo, posso dire di stare vivendo una vita abbastanza facile.

Guardandomi in giro, però, ho come la sensazione di sbagliare. Con il mio pensare soltanto a me stesso, disinteressandomi (o interessandomi poco) di ciò che avviene fuori casa, è come se vivessi a occhi chiusi l’autunno della mia esistenza. Perché li tengo chiusi? Perché il mondo nel 2016 non mi piace, perché mi schifa la politica politicante di questi anni: il modo odierno di governare la cosa pubblica da parte dei vari partiti (nessuno escluso) mi ha disgustato in un recente passato e mi disgusta ancora di più adesso. Se guardassi davvero intorno a me, dovrei andare sulle barricate per difendere il futuro dei miei figli e dei giovani in generale. Ma sono troppo vecchio e stanco per combattere contro mostri che mi mangerebbero in un sol boccone. Non so se la mia sia indolenza, ignavia o solo convinzione che protestare oggi non porti a nulla: quel che è certo è che, se aprissi davvero gli occhi, ci sarebbe ben poco da ridere.

Questo è quanto. Ora tocca a voi fare le vostre riflessioni.

Nicola

La vita è facile ad occhi chiusi

Stella Il titolo del film spagnolo uscito in Italia nel 2015 è Vivir es facil con los ojos cerrados (Vivere la vita ad occhi chiusi) di David Trueba con Javier Càmara, Natalia Molina e Francesco Colomer. A me il film è piaciuto moltissimo e, se avete occasione, andatelo a vedere, vi divertirete e vi commuoverete. Dal sito MYmovies.it copio la trama e la recensione:

“1966. Antonio insegna inglese in una scuola retta da religiosi. Per favorire l’apprendimento dei suoi giovani studenti (e anche perché è un fan dei Beatles) utilizza le canzoni dei Fab Four per invogliarli a studiare la lingua e a tradurre. Quando viene a sapere che John Lennon si trova in Almeria per girare un film, decide di cercare di incontrarlo perché le sue canzoni che ha ascoltato alla radio e che lui stesso ha provato a tradurre hanno dei versi che gli suscitano delle perplessità. John, di sicuro, sarà in grado di dirgli se ha commesso errori nelle traduzioni. Lungo la strada il professore incontra due giovani autostoppisti. Prima si imbatte in Belen, una ragazza incinta che è scappata dall’istituto in cui era stata rinchiusa e poi in Juanjo, un sedicenne che si è allontanato dall’abitazione in cui vive con i genitori e con cinque fratelli perché non sopporta più la rigidità educativa del padre poliziotto. Sarà insieme a loro che il professor Antonio cercherà di coronare il suo sogno di incontrare John Lennon.

Per questo film che ha collezionato ben 6 Premi Goya (che costituiscono l’equivalente iberico dei David di Donatello), il regista David Trueba, che all’epoca non era ancora nato, si è ispirato alla storia vera del professore di inglese Juan Carrión che incontrò John Lennon sul set del film di Richard Lester Come ho vinto la guerra e al quale chiese chiarimenti sui testi delle canzoni. Dopo quell’incontro (e forse grazie ad esso) gli LP realizzati dai Beatles riportarono sempre i testi delle loro canzoni. Trueba, coadiuvato dalle ottime prestazioni dei suoi interpreti, ricostruisce con grande tenerezza quella situazione, mostrando tre solitudini di età diversa che sono alla ricerca non solo di John Lennon ma anche (e soprattutto) del senso della loro esistenza. Un’esistenza che è costretta a tentare di tracciare nuove strade sotto la cappa soffocante del franchismo.

La strofa, inclusa nella canzone dei Beatles "Strawberry Fields Forever" (Life is easy with eyes closed), rappresenta perfettamente la condizione esistenziale in cui la dittatura aveva costretto gli spagnoli. Era molto meglio non vedere (o, peggio ancora, fingere di non vedere) gli schiaffi dati agli allievi a scuola o le cariche della polizia al minimo tentativo di manifestazione popolare, fare cioè quello che avevano dovuto fare anche i venerati Beatles quando avevano suonato dinanzi al Caudillo Francisco Franco.

Senza mai perdere il senso della misura, senza mai gridare ma con un solido senso della dignità e con una semplicità che ne connota le azioni, il professor Antonio offre una lezione di civismo e di civiltà ai due ragazzi, non limitandosi però solo a insegnare ma anche offrendogli la sua disponibilità all’ascolto. Rivelandogli solo alla fine il segreto di quale sia il soprannome che i suoi allievi hanno affibbiato a un docente che ha insegnato loro che qualche volta nella vita è necessario chiedere Help!”.

Alla prossima!

Crediti: le due immagini che corredano il post le ho scaricate da Internet, supponendo che siano libere da copyright.

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commenti
  1. stravagaria ha detto:

    Il film lo guarderò presto, mi era sfuggito ma mi interessa e sono contenta che tu ne abbia parlato. Quanto al resto sono abbastanza allineata con te, salvo un piccolo sogno di espatrio nel cassetto per i motivi che hai espresso anche tu. Buona giornata!

    • Nicola Losito ha detto:

      Un motivo in più che mi aveva colpito guardando questo simpatico film è stato l’attore Javier Càmara che impersona il professore d’inglese: viso e comportamenti identici a quelli di un mio caro amico siciliano. Uguali come due gocce d’acqua. 😀
      Per quanto riguarda i pensieri e le divagazioni personali: sono il frutto malinconico di questa strana fine d’inverno che annuncia una primavera piovosa…
      Buona giornata anche a te.
      Nicola

  2. primaepoi ha detto:

    Se vivere felici è quasi un’utopia, la parola facile è comunque assai ardua. Non so, spero arrivino tempi migliori a rischiarare l’orizzonte. Non ho visto quel film, ma mi risulta interessante. Provvederò. Ciao Nicola.

  3. Cristiano ha detto:

    Ciao Nicola, post con molti spunti di riflessione, molto cari a me: dall’amore per l’inglese e la musica britannica, all’umile ma fondamentale lavoro dell’insegnante: anche il saper ascoltare, tra una lezione e l’altra, può davvero fare la differenza per i giovani ragazzi. E poi l’impegno politico e l’attivismo, da uno scenario dittatoriale come quello spagnolo in epoca franchista, a quello massone e macilento della nostra povera Italia, dove la “cosa pubblica” si trasforma per i soliti furbi in roba da accaparrarsi e intascarsi.
    Con questo post, in fondo semplice, anche tu fai dell’attivismo; lieve quanto vuoi, ma pur sempre onesto.
    Come del resto la piccola fissazione del Prof di inglese ha avuto un grande effetto per i fan dei Beatles in tutto il mondo: poter avere a disposizione il testo delle canzoni per capire meglio il loro messaggio.
    Anche io vorrei contribuire, segnalando un libro, Anatomia di un istante, di Javier Cercas: è la ricostruzione sul fallito colpo di stato nella Spagna del 1981, quando gli eredi del Franchismo provarono a resuscitare la dittatura.
    A presto a buona giornata!!
    Cristiano

    • Nicola Losito ha detto:

      Caro Cristiano,
      è un piacere risentirti. Mi mancano i nostri incontri annuali di preparazione al Natale con tutto il gruppo dei Fiori Blu. Vedi, quello era un momento di felicità, bello era potere parlare dei nostri progetti, lo scambiarci un libro che ci era piaciuto, mangiare insieme alla buona cibi preparati con le nostre mani… Purtroppo la vita ci ha allontanato e questo mi è davvero dispiaciuto. La visione di quel film spagnolo, un film senza tante pretese, ma è stato proprio quello che mi ha dato da pensare a come sto vivendo questi miei anni da pensionato. Mi piacerebbe fare di più per il mio prossimo, ma gli acciacchi dell’età spesso me l’impediscono. Invece dell’inglese insegno l’italiano a stranieri volenterosi di apprenderlo e di amalgamarsi con il paese che li ha accolti non sempre con benevolenza.
      Un cordiale saluto.
      Nicola

  4. La il@ ha detto:

    Ti dico il mio pensiero a caldo: non credo che sia ingiusto, il tuo “distacco”, la tua “atarassia”, come dicevano gli antichi.. il cambiamento del mondo parte dal cambiamento di ognuno di noi, e non è che non lottare sempre e fino alla fine per grandi ideali sia da ritenersi una colpa, una mancanza. Tu hai lottato le tue lotte, forse non sei salito su barricate reali ma sulle tue interiori sì, e non è stato sempre tutto facile, anzi.. ma nonostante tutto sei qui, sei quello che sei e addirittura sei in grado di dire di essere felice. Guarda che è tanto! Non nel senso che tu sia fortunato, ma nel senso che te lo sei guadagnato e hai raggiunto una maturità esistenziale che non è scontata.. Se ognuno nella propria vita lavorasse positivamente su se stesso come hai fatto tu, tutto sarebbe migliore. Per questo, il mio pensiero è che ti ammiro. E penso tu sia nel giusto. Non bisogna fare grandi ed eclatanti azioni per avere un senso in questo mondo. Essere un esempio positivo, con la propria vita, è già moltissimo.

    • sherazade ha detto:

      Essere un esempio positivo con la propria vita è già moltissimo.
      Perfetto!

    • Nicola Losito ha detto:

      Cara Ilaria,
      posso dire che le tue parole mi hanno commosso? Anche questo è un sintomo degli anni anagrafici del sottoscritto. 😉
      Anche se adesso i miei figli contestano un po’ le idee che formano il bagaglio culturale della mia vita, spero che ricordino qualcosa di me e di mia moglie e ne facciano tesoro.
      Che non si spaventino troppo se qualche loro impresa non va a buon fine e gioiscano (senza esagerare) dei loro successi. Auguro a loro (e a tutti gli amici) una vita “normale” come la mia.
      Grazie di cuore.
      Nicola

      • La il@ ha detto:

        Grazie a te, che anche con questo post hai condiviso con noi un pezzettino di te. Le mie parole son tutte meritate, e le penso davvero. Credo che i vostri figli dovranno affrontare – come tutti – inevitabili ostacoli e sconfitte, e forse proprio allora ti capiranno ancora di più. Grazie ancora per averci permesso di sbirciare dalla porta della tua esistenza. 😉 Un abbraccio. Ila

      • Nicola Losito ha detto:

        😉 😉 😉
        Contraccambio l’abbraccio.
        Nicola

  5. sherazade ha detto:

    Mi fa molto piacere questa tua bella recensione perché questo film da quando è uscito io non faccio che consigliarlo anzi imporlo a tutti per quanto è intelligente sensibile e ricco di suggestioni!
    Sheranellapioggia 🌷🍀🌹

    • Nicola Losito ha detto:

      Alcuni film soffrono di poco battage pubblicitario ma meritano di essere visti più tanti altri che vengono segnalati su tutti i giornali.
      Questo film, per me, è stata una sorpresa. Gradevolissima.
      Qui a Milano adesso c’è il sole, ma credo che in giornata il tempo peggiorerà di parecchio.
      Cordiali saluti.
      Nicola

  6. tramedipensieri ha detto:

    Guarderò questo film 🙂

    la parole “felicità” accanto a quella “facile” non la ritrovo, non la conosco. So cos’è la felicità; meno conosco la parola “facile”.

    Anche io cerco di chiudere il mondo fuori, almeno un pochino di serenità….

    un sorriso
    .marta

    • Nicola Losito ha detto:

      Quando si è felici la vita sembra facile, anche se in realtà non lo è. 😉
      Chiudersi al mondo per principio non va bene, ma, a volte è l’unico modo per difendersi dalle brutture che ci sono in giro. Come ha detto qualcuno: non tutti sono eroi… ma solo esseri umani con il corredo delle loro debolezze. Qualche volta io ho provato ad essere un eroe, ma ho ottenuto solo bastonate… A forza di prenderle ho capito che qualche volta è meglio chiudere gli occhi e aspettare che passi la nottata.
      A salvarci può bastare un sorriso, che contraccambio con affetto.
      Nicola

  7. sguardiepercorsi ha detto:

    Tema davvero impegnativo! Io ho avuto periodi buoni in cui non ero felice e periodi difficili in cui in qualche modo riuscivo ad esserlo. Mi sento felice quando sento di vivere pienamente ciò che c’è, quando trovo senso in ciò che vivo e che mi accade. E, in assoluto, sono felice quando vedo o incontro la meraviglia, la bellezza, e quando mondo esterno e mondo interiore si incontrano…
    Ciao, Nicola 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      In effetti dire che la felicità coincide con la facilità del vivere non è una verità assoluta e, come dici tu nei tuoi esempi, può essere vero anche il contrario. Anch’io, qualche volta nei momenti di estrema difficoltà sono riuscito a tirare fuori tutta la grinta che avevo in me e, riuscendo a vincere una battaglia difficile, ho provato grande appagamento, cioè felicità.
      Un cordiale saluto.
      Nicola

  8. SISSA ha detto:

    Sì la vita sembra facile ad occhi chiusi. A volte, per alcuni periodi, può apparire perfino terapeutico tenerli serrati. E non credo che sia possibile nell’ambito delle nostre umane esistenze realizzare il connubio tra facilità e felicità: “…Dov’è molta saggezza c’è molto affanno, e chi accresce il suo sapere accresce il suo dolore.” (Qohelet 1,18).
    Ma in ogni caso, anche avendo i piedi ben piantati a terra, senza tanti voli pindarici, il solo proporsi di riflettere su questi argomenti, ti/ci (tramite la tua domanda) permette di fare uno sforzo di immaginazione, quella stessa che ha radici profonde nell’essere umano capace di bene, di speranza, di amore: con essa possiamo, rimescolando i confini di emozione e ragione, corpo e mente, senza far confusione, contribuire a migliorare il nostro mondo, facendo nascere l’etica in senso proprio, svincolata dalla sua mera funzionalità di prevenzione del male.
    Quindi, caro Nicola, per favore condividi ancora i tuoi pensieri, falli girare tra noi. Ne abbiamo veramente bisogno.
    Sissa
    (con il contributo del dott. Pietro Melogli e della sua correlatrice, prof.ssa L. Boella)
    – e grazie per le segnalazioni: le registro e mi ingegno a cercare il film.

    • Nicola Losito ha detto:

      Cara Sissa,
      le tue parole, coadiuvate dai contributi di tuo padre e della prof.ssa Boella, sono musica per le mie orecchie e vorrei che arrivassero a colpire anche il cuore e la mente di chi, ogni tanto, transita per il mio blog. Ecco l’importanza delle letture, della visione di qualche pellicola di valore: entrambi costringono a pensare al senso della propria vita, ai successi, agli insuccessi che abbiamo avuto. Al non farsi sopraffare da questi ultimi, ma, accettando il dolore ad essi associato, trovare in noi la forza di andare avanti.
      Un forte abbraccio.
      Nicola

  9. SISSA ha detto:

    Solo per precisare che PIETRO è mio nipote da poco dottore in filosofia: bellissima coincidenza che io mi sia occupata di questa materia tramite Pietro e tu nel frattempo arrivi per mezzo di film e libri a riflettere sullo stesso argomento.

  10. Bel post, molto intimistico, caro Nicola.

    Io penso che la felicità sia uno stato interiore che ci creiamo da soli.

    Ho letto di persone racchiuse nei lager nazisti che pur circondate da orrori infiniti hanno conservato la loro felicità.

    Io traggo sempre spunto da queste persone. Sono il mio benchmark.

    Per cui ogni giorno che il buon Dio mi concede su questa Terra lo considero un giorno felice.

    Ovviamente, ho diverse sfumature di felicità. 😉

    Non si può essere sempre al livello massimo.

    Un abbraccio,

    Federico

    P. S.: non è sempre stato così nella mia vita, ma negli ultimi anni ho acquisito questo atteggiamento “Buddhico!” come dice la mia compagna.

    I latini avrebbero semplicemente detto: “Noli me tangere.”

    • Nicola Losito ha detto:

      Caro Federico,
      mi piace il tuo ottimismo. Il tuo è un bel metodo per non farsi sopraffare dalle avversità della vita. Saper cogliere la felicità anche dove è quasi impossibile trovarla è davvero un gran pregio.
      Cordiali saluti.
      Nicola

  11. ventisqueras ha detto:

    Quando ero più giovane avevo una felicità molto arruffata, ma sempre di felicità si trattava, anche quando ero triste, sì, sì.
    Ora che sono più grande sono riuscita a darmi un tono più pacato nel capire che la felicità può essere rapportata anche a un braccio fratturato che mi dà la possibilità di riprendermi i pensieri miei confusamente là in una parte intensa della vita.
    Credo in fondo che la felicità sia una cosa molto semplice: cercare di prendere la vita per le corna
    ha ha ha.
    Non farci caso Nicò, chi è felice è anche clamorosamente folle!

    • Nicola Losito ha detto:

      Come l’amico Federico, riesci a trarre spunto per momenti di felicità anche in situazioni di chiaro disagio. Ti arride una sana follia che t’invidio davvero.
      E’ bello avere amici così.
      Ti abbraccio, cara Ventis.
      Nicola

  12. Giusyna ha detto:

    Caro Nicola, è sempre un piacere leggere le tue riflessioni personali. Tutti chiudiamo gli occhi, a tratti, se no verrebbe a mancare quel minimo sindacale di Serenità, necessario per andare avanti tutti i giorni, sopra tutto quelli in cui non viviamo situazioni particolari di Felicità. Vedrò senz’altro il film. Abbraccione. Giusy 🙂

    • Nicola Losito ha detto:

      E’ proprio così, cara Giusy! Qualche volta chiudere gli occhi è l’ancora di salvezza per estraniarsi dal mondo e potere tirare il fiato e non vedere il brutto e il cattivo che c’è in giro. Importante è non tenerli sempre chiusi, il che è ancora peggio.
      Il film citato merita e vale la pena guardarlo: insegna a non lasciarsi deprimere e a chiedere aiuto quando si è in difficoltà.
      Contraccambio l’abbraccio.
      Nicola

  13. remigio ha detto:

    Se abbiamo da mangiare e da dormire, cioè le cose primarie ed essenziali che in una società civile ognuno dovrebbe avere, non per questo siamo felici. Che cosa, allora, ci rende felici o ci illude di esserlo? Potrebbe essere un regalo… come un bel libro che ci procura quella felicità immateriale fatta di stimoli, di idee, di intelligenza che ci porta magari a comprendere qualcosa prima non compresa. Potrebbe essere una bella cravatta, e perché no: un trapano elettrico che ci permette di unire l’utile al dilettevole. Oppure fare le cose che più ci piacciono, come hai detto giustamente tu, caro Nicola. Ecco, a prima vista potrebbe sembrare che il superfluo è ciò che rende felice la vita. Ma la questione è molto più complessa e il tema della felicità è forse quello più arduo da affrontare. Non c’è scrittore, poeta, filosofo, artista che non abbia analizzato questa fondamentale condizione dell’animo umano. Ed ognuno ha dato le sue soluzioni, i suoi consigli, che naturalmente non vanno bene per tutti. Scriveva Michel de Montaigne: “Bisogna aver donne, figli, beni e soprattutto salute, se si può; ma non bisogna attaccarvisi in modo che la nostra felicità ne dipenda: bisogna riservarsi un dietrobottega tutto proprio, tutto indipendente, in cui possa riporsi la nostra vera libertà e il nostro principale e solitario rifugio”.

    • Nicola Losito ha detto:

      Caro Remigio,
      la felicità legata alle piccole soddisfazioni e la felicità più complessa, (quella intima, più cerebrale) sono le due facce della stessa medaglia che s’incontrano nel cammino degli esseri umani. Comunque sia sono tutte condizioni momentanee: difficilmente facilità di vita e la felicità sono in simbiosi e durature. E’ successo anche che si può morire di troppa felicità. Dunque ben venga il dolore, ben vengano le difficoltà del vivere: i cosiddetti alti e bassi che tutti abbiamo avuto nel nostro percorso terreno rendono la vita degli uomini degna di essere vissuta. Amen.
      Cordiali saluti.
      Nicola

  14. giselzitrone ha detto:


    Wünsche eine gute neue Woche lieber Gruß Gislinde

  15. tachimio ha detto:

    Ci sono film caro Nicola che spesso passano in sordina, come ad esempio anche dei carinissimi film francesi, che secondo me, andrebbero visti per il garbo, e talvolta anche per un certo brio con il quale affrontano i temi più svariati. Così come questo di cui parli che mi dispiace non aver visto. Comunque tornando all’argomento principe del tuo post, debbo dire che anch’io sono un pesce fuor d’acqua. Non mi piace per nulla quello che mi circonda, quello che vedo e quello che sento. La politica, mai come oggi, la trovo assolutamente priva di degni rappresentanti sia da una parte che dall’altra. Nessuno degno di esser chiamato ”statista”, tutti ”omuncoli” e tante parole da riempirsi la bocca, senza dire niente. E poi quanti sono gli ”anglicismi”di cui si potrebbe fare a meno o no ? Perchè ”spending review” invece di ”revisione della spesa”? Non lo so e non lo capisco. Ho letto a tale riguardo un articolo che se lo ritrovo lo pubblicherò tanto è interessante. Comunque sono davvero preoccupata caro Nicola, non tanto per me che oramai ho fatto della mia vita quello che più o meno volevo, ma per i miei figli e nipotina ( per ora, poi vedremo se ne arriveranno altri). E’ per loro che vedo un futuro molto difficile ed ho paura per questo. Ma poi penso che forse quel qualcosa di buono che ho loro insegnato, li aiuterà ad andare avanti con più fiducia. Chissà . Voglio sperarlo.Per ora mio caro amico ti abbraccio di cuore. Isabella

    • Nicola Losito ha detto:

      Concordo con il tuo sentire. Come non essere d’accordo sul fatto che stiamo vivendo momenti grami?
      Ti abbraccio con pari affetto.
      Nicola

    • sherazade ha detto:

      Bene anzi male perché mi ero completamente scordata di avere letto questa recensione ma ti ringrazio perché mi sono accorta che probabilmente mi ero riservata una risposta alla prima parte del tuo post quella che ha completato nella risposta, che potrebbe essere la mia, la nostra amica Isabella.
      Andando a ritroso non riesco a mettere delle bandierine fisse su momenti di felicità. Più della laurea che mi ha dato soddisfazione ma tanta ansia e tanto lavoro ricordo la felicità di salire sulla mia prima macchina nuova non di seconda mano… nuova! Indelebile l’emozione della nascita di mio figlio unico momento che mi accomuna le ricordo al mio ex marito.
      Per il resto a facilita’ guadagnata coi denti non sempre ha corrisposto felicità.
      Il lordume della politica mi spinge al volontariato tra donne maltrattate e aiuto pratico agli immigrati in una scuola di quartiere dove insegno i rudimenti dell’italiano.

      Mi fermo dicendoti che c’è tutto un mondo riservato e silenzioso di cui dobbiamo essere fieri.

      Sheralogorroica

      • Nicola Losito ha detto:

        E’ importante riuscire a ricordare quei pochi (o tanti) momenti belli che abbiamo avuto in passato: sono la panacea per superare i periodi in cui le difficoltà la fanno da padrona.
        Anch’io, nel mio piccolo, cerco di dedicare una parte del mio tempo libero nel volontariato, insegnando l’italiano a chi ha scelto il nostro paese per migliorare le proprie condizioni sociali.
        Un caro saluto.
        Nicola

      • sherazade ha detto:

        Certamente ma i momenti belli sono altra cosa dalla cosiddetta indecifrabile felicità🌷🍀🌹

      • Nicola Losito ha detto:

        Concordo con te. La felicità è impalpabile e nemmeno misurabile. Quando viene si ferma un attimo e poi scappa via.
        Nicola

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