Archivio per la categoria ‘Signor Giacomo’

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Il Signor Giacomo

Ogni fine anno è la stessa storia! Inesorabilmente le Feste arrivano e non si può fare nulla per evitarle. Scappare in qualche luogo, il più lontano possibile dal mondo civilizzato, non serve a nulla. Arrivano anche lì. L’età che mi ritrovo sul groppone consiglierebbe sentimenti ben più pacati sul Natale, sulla Fine del Vecchio Anno e sull’arrivo del Nuovo, ma tant’è…

Sentimenti contrastanti che fanno a pugni fra di loro cominciano a procurarmi il mal di testa già a metà novembre quando mia moglie mi placca in un angolo e mi costringe a fare l’elenco degli amici e dei parenti a cui fare un regalo e a decidere il budget su cui contare per questa bisogna. Quello che mi fa venire i fotoni è il fatto che, purtroppo, non si tratta di un elenco lineare ma di un albero genealogico ramificato che partendo da una coppia di amici/parenti si estende ai loro figli e, adesso, anche ai loro nipoti… Poi c’è il regalo per la collaboratrice domestica straniera che dà una mano a mia moglie in casa per tre ore alla settimana e che, naturalmente, ha tre o quattro figli (quando gli italiani ormai ne hanno uno al massimo…); c’è da far felice il portiere, la donna delle pulizie condominiali, la vicina di casa single (quella che ti chiede sempre il sale o lo zucchero perché le scoccia andare al super per così poco) e, di sicuro, mi dimentico di qualcuno. Ma non dispero, Chicca (la mia signora) ha tutto il tempo per aggiornare il lungo elenco.

Sta di fatto che, ogni anno che passa, il budget per i regali di Natale cresce esponenzialmente mentre la mia pensione è ferma al valore di dieci anni fa. Quando faccio presente questo banale particolare, vengo subito tacciato di avere il braccino corto e mi tocca abbozzare.

Una volta deciso a chi fare un presente non è che è finita lì per il sottoscritto, sarebbe troppo bello, bisogna controllare nella lista dell’anno precedente cosa si è regalato a chi per evitare di rifargli lo stesso dono, anche se ci sono amici che da una vita mi fanno lo stesso regalo… Chicca non ammette la ripetizione pedestre perché, a suo dire, questo significherebbe fare un antipatico sgarbo a chi da te si aspetta la dovuta considerazione.

Ovviamente, in questa prima fase non è possibile decidere cosa regalare a chi, infatti solo di qualcuno si ha già un’idea precisa e questi, in genere, sono i propri figli (io ne ho tre). A Michele occorre un materasso perché quello vecchio è sfondato, a Luisa e Emanuela un divano nuovo. Alle mie proteste per l’enormità della spesa, vengo tranquillizzato con la frase: “Naturalmente questi doni sono fuori dal budget natalizio, sono cose di cui hanno un assoluto bisogno per le loro case. A Natale, in compenso, per loro tre compreremo delle sciocchezzuole di poco conto…”. Una bugia spudorata che mi viene condita pari pari ogni anno. Per me è previsto uno spazzolino da denti elettrico e per Chicca un bel vestito per le feste.

La cosa tragica è che per tutti gli altri soggetti in lista, i regali bisogna cercarli nei negozi, e io odio andare in giro per negozi, accidentaccio!

Il fatto è che per negozi, volente o nolente, sono costretto ad andarci insieme a Chicca per la semplice ragione che, se non ci fossi io a calmierarla, lei, per evitare di fare brutte figure, spenderebbe, per ogni singola persona, cifre spropositate. Il concetto del pensierino mirato ma di poco prezzo a lei non passa neanche per l’anticamera del cervello! Lei sceglie un dono non guardando al prezzo ma con la convinzione che la persona a cui è diretto lo apprezzerà. Questo modo di pensare e agire è encomiabile ma porta via un sacco di tempo nei negozi! E non c’è verso di farle capire che buona parte dei regali che riceviamo seguono unicamente la regola del piccolo pensiero, e tacendo, per dirla tutta, dei doni che ci arrivano e che cestiniamo subito in quanto sono chiaramente riciclati dall’anno precedente perché ritenuti troppo di cattivo gusto da chi li aveva ricevuti in passato…

Infine, odio le Festività di Fine Anno perché, a furia di festeggiare a casa mia o in casa di amici, in dicembre ingrasso di almeno due chili, giusto quei due chili che, per perderli, ci avevo impiegato nove mesi, (il tempo di dare alla luce un bambino) ammazzandomi di ginnastica a corpo libero in palestra, di cyclette, di bicicletta, di camminate nei campi e mangiando quasi sempre cibi poveri di grassi e del tutto insipidi…

Pur con tutto ciò, nel mio cuore riesco a trovare dell’amore per le Festività di Fine Anno.

Le amo perché, per un certo periodo di tempo, mi fanno pensare a quando, da bambino, credevo a Babbo Natale e non vedevo l’ora che nascesse il Bambinello per avere finalmente il permesso di aprire i regali messi con estrema cura sotto l’albero dalla mia mamma, anche se sapevo in partenza, viste le nostre modeste condizioni economiche di allora, che sarebbero state piccole cose, ma ero anche sicurissimo che lì dentro c’era compreso tutto l’amore che mia madre e mio padre avevano per me e per la mia sorellina.

Amo le Festività di Fine Anno perché in giro per la città ci sono tante luci e tutte le vetrine sono addobbate al loro meglio, e perché, in questo frangente, si respira un’atmosfera di una stranezza tutta particolare, un’atmosfera che non si ritrova in nessun altro momento dell’anno. Anche se non è assolutamente vero, in questi quindici giorni tutte le persone sembrano più allegre e più buone. Giuro che lo penso davvero ed è proprio questo pensiero che, per quindici giorni all’anno, mi fa sopportare la cattiveria, la prepotenza, le ingiustizie che vedo intorno a me.

Amore e odio, dunque, si compensano e fanno sì che, ogni anno a dicembre, non vedo l’ora che arrivino le Festività… anche perché sono sicuro che il 6 gennaio del Nuovo Anno, cioè oggi, arriva la Befana e tutte le Feste vanno via. A bocca apertaSecchioneSorriso

Nicola

 

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Keep attention, people, oggi si parla d’amore!

A mio parere, sbaglia chi dice che l’amore ha sempre fretta, che tutto, in amore, deve essere consumato subito.
Quando nei film/nella realtà vedo un uomo e una donna che corrono in casa o in albergo baciandosi e spogliandosi a vicenda per consumare immediatamente la grande passione che li avvince, state sicuri che, qualche tempo dopo, i due si lasceranno tirandosi i piatti dietro e pronunciando cattive parole.
Non sempre accade così, ovvio, perché nulla in ambito sentimentale è catalogabile a priori, salvo, forse, il pensiero che la grande passione amorosa si spegne rapidamente, mentre l’amore (quello vero e profondo) può persino durare tutta la vita.
Sono in molti a dire che sapere aspettare il momento giusto è la formula vincente per creare le basi di un amore duraturo e anch’io credo a ‘sta cosa. Ma qual è il momento giusto, care amiche e amici, in grado di ottenere lo splendido risultato di cui sopra? Qui, purtroppo, casca l’asino, cioè io.
Non sono un esperto di arte amatoria e non ho nessuna dritta da segnalarvi per far sì che l’amore per il vostro partner/la vostra partner viva in eterno, ciò che, con questo breve post, volevo sottolineare è di non dare retta ai vari guru che cercano d’intortarvi con le loro formulette magiche, ma di cercare da soli il modo migliore per tenervi stretto per sempre l’uomo/la donna che vi siete scelti, usando quei pochissimi attrezzi che tutti possediamo:

•    L’intelligenza (cioè capire che nessuno a questo mondo è perfetto)
•    La pazienza (cioè mettersi ogni volta nei panni dell’altro/altra)
•    Il perdono (cioè dare una seconda possibilità a chi ha sbagliato)

Solo così agendo è quasi sicuro che nella prossima puntata la donna/l’uomo della vostra vita ci sarà ancora.
Termino il post odierno con alcuni pensieri e considerazioni sull’amore che frullano nella testa del Signor Giacomo, un ometto simpatico che ha sempre avuto qualche problemino con le donne:

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Arrivederci alla prossima puntata.

Nicola

P.S. La bellissima immagine del bradipo l’ho scovata su Internet. Allo sconosciuto autore va tutto il merito.

NicPerùR

Puntuale come un orologio svizzero, alla fine di un lungo riposo estivo, eccomi di nuovo qui nel mio amato blog per riprendere, con tutte le amiche e gli amici che mi hanno seguito in passato, il colloquio interrotto alcuni mesi fa. Il terribile caldo che ha imperversato sul nostro paese finalmente è finito e il mio cervello (quei due neuroni che mi sono rimasti) ha ripreso a funzionare quel tanto da permettermi di raccontarvi ciò che ho fatto durante la mia assenza dalla Rete.

Essenzialmente ho cercato di rimettermi in salute ma non sono stato sempre fermo nella mia casa di campagna. Ho fatto una breve puntata in montagna a Pinzolo e un’altrettanta toccata e fuga al mare di Rapallo sempre in compagnia di cari amici: qualche scarpinata su sentieri ombreggiati o tutti al sole, alcuni bagni in acqua salata e un po’ di piscina in campagna, giusto per sopravvivere alla calura di questa torrida estate.

In questi mesi ho letto 3 soli libri: La conquista del Perù di W.H. Prescott, Storia della bambina perduta di Elena Ferrante e Uomini senza donne di Murakami Haruki.

Il primo l’ho affrontato per documentarmi sulla storia degli Inca (scoperti e brutalmente sottomessi dagli spagnoli nella prima metà del quindicesimo secolo) per potere incontrare con un minimo di informazioni in testa i loro attuali e simpaticissimi discendenti  nel mio recentissimo viaggio in Perù. Il libro in questione è una rarità: pubblicato nel 1847 nella New England (Stati Uniti), tradotto in italiano e stampato nel 1959 dalla Editrice Le Maschere, l’ho trovato nella fornitissima biblioteca dei miei defunti suoceri. Oggi quest’impegnativo e interessante tomo, ristampato qualche anno fa da Newton Compton, non è più reperibile nella nostra lingua. Esiste, però, ancora in inglese e si può ordinare su Hoepli.it, la grande libreria on line.

Il secondo l’ho letto per curiosità: il fatto che l’autrice (o l’autore) fosse un nom de plume e, tra l’altro, fosse nella rosa dei probabili vincitori del premio Strega, mi ha spinto ad acquistare l’ultimo volume della quadrilogia. Nel seguito del post ve ne parlerò diffusamente.

Il terzo, essendo io un appassionato cultore di Murakami Haruki, non potevo assolutamente perderlo: leggere quei sei pregnanti racconti mi ha ulteriormente confermato che questo scrittore giapponese è uno dei più grandi autori di questo secolo. Vi consiglio, perciò, di acquistare Uomini senza donne! 

Dunque, quest’estate ho letto poco. In verità, non sono stato il solito fancazzista: gran parte del tempo libero l’ho dedicato all’ideazione e alla preparazione del mio secondo libro a fumetti (il primo, come ben sapete, è quello con protagonista Il Signor Giacomo che ha dato il titolo al presente blog). In questa nuova pubblicazione (ora in vendita su Amazon) racconto graficamente 100 avventure di Betta e del suo papà bellissimo. Coloro che mi seguono con assiduità conoscono già questa terribile/spiritosa ragazzina: infatti le prime 14 strisce sono visibili nei due post pubblicati prima della parentesi estiva. Comunque, la prossima settimana vi racconterò vita morte e miracoli di questo nuovo personaggio.

Adesso, invece, ecco alcune osservazioni sull’ultimo libro di Elena Ferrante:

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Dico subito che ho letto velocemente questo romanzo e mi è persino dispiaciuto che sia terminato lasciando insoluti due misteri. Aggiungo che è scritto benissimo e con un ritmo tale da far perdonare alcune ripetizioni necessarie per chi, come me, non aveva letto le prime tre parti della storia dell’amicizia tra due donne durata, fra liti e riappacificazioni, un’intera vita. I personaggi sono ben delineati e caratterizzati con maestria.

Premesso ciò, a questo punto dovrei esprimere un giudizio positivo sul libro che narra la maturità e la vecchiaia delle due protagoniste: Elena, la scrittrice e Lila, la sua amica geniale. Purtroppo non è così.

Se vado a considerare azioni e pensieri delle due donne e di tutti gli altri personaggi della saga che si svolge in una Napoli degradata e povera dove, per sopravvivere, molti sono costretti a compiere fatti e misfatti di ogni genere, sono costretto a dire che il libro mi ha deluso e amareggiato. Nessuno dei personaggi, comprese le due protagoniste principali, si salva da un giudizio morale estremamente negativo.

Le donne passano con scarso o nullo pentimento da un letto a un altro e lo stesso dicasi degli uomini: essere sposati o meno non fa alcuna differenza. Il sesso in un ambiente di sinistra (estrema, in taluni casi, fortemente critica verso lo stato e le istituzioni) dove interagiscono gli attori della storia è decisamente libero e viene considerato alla stregua di merce di scambio per ottenere vantaggi economici e posizioni privilegiate nella società. Il concetto di famiglia tradizionale, a cui io sono ancora legato, è completamente stravolto: i figli generati in questo bailamme di relazioni più o meno clandestine vengono spesso e volentieri lasciati in mano a nonni, suoceri, ex suoceri, ex mariti, amici che, bontà loro o obtorto collo, se ne prendono cura, salvo poi essere costretti a leggere disquisizioni filosofiche sui migliori metodi per educare la prole. Tutto questo comportamento “libero” è giustificato dal fatto di potersi “realizzare” nelle rispettive professioni. Bell’esempio di società da presentare ai lettori!

Elena e Lila sono due personaggi molto complessi ma decisamente riusciti, ma, a causa della loro scarsa moralità, non sono riuscito ad amarli, pur non essendo io un bacchettone. Nel quartiere degradato di Napoli, sfondo principe del romanzo, si finisce per giustificare tutto e il contrario di tutto, fino a proteggere la fuga e la latitanza di un terrorista rosso pluriomicida, e a guardare quasi con benevolenza la sua fermezza quando, catturato dalle forze dell’ordine, non esprimerà mai una parola di pentimento per tutto ciò che ha compiuto combattendo con le armi lo Stato, mentre la sua compagna di vita (che in prigione collaborerà con la magistratura) verrà considerata una bieca traditrice della causa anarco-marxista professata da entrambi in passato.

Non mi esercito a raccontarvi la trama di questo quarto volume non solo perché i personaggi e gli intrecci famigliari sono un vero zibaldone (all’inizio del quarto volume per fortuna c’è l’elenco delle famiglie, dei mariti, degli amanti, degli ex mariti e di altri personaggi coinvolti nei tre precedenti capitoli della saga, alcuni dei quali già morti, finiscono per essere solo un coro alle avventure/disavventure delle due amiche.

Ciò detto, capisco che parecchi altri lettori, non avendo le mie idiosincrasie politiche-moralistiche, possano amare questa complessa saga e possano considerare Elena Ferrante una grande scrittrice, essendo lei riuscita, con indiscutibile bravura, a creare una trama corposa piena di colpi di scena e mai noiosa.

L’ultima considerazione, tutta personale, che mi sento in dovere di fare è la convinzione che a scrivere questo ponderoso, approfondito affresco della Napoli dal dopoguerra fino ai nostri giorni, non è stata una sola donna ma un gruppo affiatato di scrittori (uomini e donne), nati e vissuti a Napoli, i quali hanno riunito le loro indubbie competenze e conoscenze della città per creare una saga tutta di sinistra e che hanno usato il nom de plume “Elena Ferrante” per raccontarla in italiano a un pubblico in grado di apprezzarla senza condizionamenti di alcun genere.

Sbaglierò, ma io la penso così.

Nicola

Carissime amiche e carissimi amici, voi che mi seguite con regolarità sapete che quest’inizio di primavera è stato un po’ problematico per la mia salute: la fioritura delle piante e un vento incredibilmente aggressivo, viribus unitis, hanno vinto le mie difese e mi hanno costretto, per curarmi, a ingerire antibiotici e cortisone in quantità industriale. Le medicine salvano la vita ma, come è noto, hanno deleteri effetti secondari. Per fortuna i mali di stagione sono stati sconfitti, ma tutte quelle pillole e la tosse mi hanno debilitato: a detta del mio medico di base il mio fisico necessita di un lungo periodo di riposo in un luogo tranquillo, mentre, per tornare in perfetta forma, mi ha consigliato di annullare gran parte degli impegni che hanno una scadenza prestabilita.

Ho accettato il suo consiglio e perciò mi vedo costretto a lasciare il mio amato blog in animazione sospesa proprio perché ultimamente l’ideazione e la scrittura del post settimanale si era rivelata molto faticosa e ci mettevo troppo tempo a sfornare qualcosa di decente da pubblicare. Di sicuro tornerò – lo prometto – allegro e pimpante a settembre e, se tutto va come deve andare, vi racconterò il viaggio in Perù che il mio solito gruppetto di amici sta alacremente preparando per la fine del mese di agosto.

Per rimettermi in salute mi ritirerò nella mia casa di campagna, sperando che il prato non riapra le ostilità. L’anno scorso avevo vinto io la guerra dei sassi, però, come la storia ci insegna, nessuna situazione è immutabile nel tempo. Potranno esserci ancora scaramucce, ultimi rigurgiti di un nemico misterioso che non vuole mettere le armi in soffitta, ma ormai sono diventato esperto del settore e so come difendermi… A bocca aperta

Nel lungo periodo di riposo che sto per prendermi, di sicuro non mi ridurrò come il “guerriero”, immortalato da un’amica in Cina, che dà il “benvenuto” ai suoi ospiti in questa paciosa maniera…

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In autunno tornerò forte e rigenerato in città, alla stregua del condottiero romano visibile qui sotto:

Prima di partire farò una bella scorta di libri, sperando in una scelta fortunata: in questo ultimo anno ben pochi romanzi mi hanno entusiasmato. Il tanto osannato Sottomissione di Michel Houellebecq mi ha parzialmente deluso, non tanto per la scrittura (brillante e accattivante) quanto per la negatività del protagonista che “si sottomette” senza combattere al nuovo regime musulmano moderato imperante in Francia.

Per chi apprezza il mio modo di scrivere, comunico che in questi giorni ho pubblicato su Amazon una nuova versione dell’e-book Io e Agata in cui ho introdotto piccole ma importanti modifiche suggeritemi dai tanti bravissimi e attentissimi lettori che mi hanno scritto in privato: a loro va il mio più sentito grazie.  A giorni sarà disponibile su Amazon anche la versione cartacea dello stesso libro:

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Mi piacerebbe salutare nominalmente le amiche e gli amici che in questi anni mi hanno seguito con affetto e costanza ma non lo faccio perché mi dispiacerebbe dimenticare di citarne qualcuno. Non fatevi ingannare dal numero elevato di followers di cui mi accredita WordPress: 428. In realtà la maggior parte di costoro ha chiuso il blog nel 2013/2014 e moltissimi dei restanti non si sono mai affacciati da queste parti. Purtroppo WordPress non è molto aggiornato in questo senso: non cancella i followers che non followano mai e nemmeno elimina quelli che scompaiono dal Web dopo avere pubblicato uno o due post. Un ultima ciliegina sulla torta: proprio ieri si sono dichiarati “entusiasticamente” miei follower un blogger russo che scrive nella sua lingua, non conoscendo una sola parola d’italiano, Artemisia Profumeria, un negozio per signore/signori alla moda e – udite, udite! – una prosperosa Lady texana di anni 42, vedova, in cerca di un compagno di vita. Avere tre nuovi “lettori” così è pura felicità per me! A bocca aperta

Dunque per un po’ esco di scena, però prometto di fare di tanto in tanto visita a tutti quelli con cui, in questi anni, ho scambiato impressioni e battute. Non intendo dimenticare chi ha aperto un canale amicale virtuale con me e chi ha gradito o contestato pacatamente i miei post e i miei commenti.

Lo so che i distacchi sono penosi, ma io voglio lasciarvi con un sorriso, perciò eccovi quattro nuove strisce di “Mio papà è bellissimo” e un vecchio trittico del Signor Giacomo in cui il mio alter ego fa bellamente concorrenza a Betta, quanto a vanità…

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Striscia 12 - 2015

Striscia 13 - 2015

Striscia 14 - 2015

E ora diamo la parola al Signor Giacomo d’antan:

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Un cordiale arrivederci a settembre… THE_PR~1

Nicola

P.S.

Se qualcuno vuole contattarmi, la mia mail è n.losito@alice.it , risponderò a tutti.

 

Domenica prossima sarà Pasqua.

Come tutti sanno, pasqua significa “passaggio” da una condizione a un’altra, si spera migliore della precedente. Bene, mi auguro che il vostro passaggio nel mio blog sia positivo e predisponga il vostro viso a un bel sorriso.

State sereni e godetevi due giorni di meritato riposo. Sorriso Cuore rosso 

Arrivederci alla prossima settimana!

Nicola

Grazie

Carissimi amici,

prima di partire per un lunghissimo viaggio in Cina, ho fatto un sondaggio via mail (non tramite telefono, come fanno gli istituti demoscopici) fra tutti i parenti, gli amici e conoscenti vari per sapere quale impatto aveva avuto la notizia che, finalmente, aveva visto la luce il mio ultimo romanzo. La domanda era molto semplice: “Ti interessa leggere gratis Io e Agata, il romanzo della maturità artistica di Nicola Losito?”

Ho lasciato passare una settimana per dare tempo a tutti di riflettere prima di rispondere a un quesito semplice ma molto importante per me e oggi, finalmente, sono in grado di darvi il risultato dell’indagine.

Sinceramente non mi aspettavo tanto interesse.

Su 1500 mail inviate, 1480 hanno risposto sì, 10 hanno dichiarato che, per partito preso, non leggono mai libri di sconosciuti, i restanti 10 hanno esplicitato che amano la lettura ma non sopportano il modo di scrivere di Nicola Losito.

Fregandomene altamente di quei venti incompetenti che mi hanno snobbato e, felice come una pasqua per l’inaspettato risultato, sento il dovere di ringraziare – separatamente – tutti coloro che hanno reso esaltante questa irripetibile occasione della mia vita.

Grazie ai miei 300 followers, grazie ai 200 amici del social network Netlog, grazie ai 150 amici di Neteditor (un sito web di scrittura amatoriale), grazie ai 50 colleghi del Corso di scrittura creativa dell’Università Cattolica di Milano, grazie ai 40 colleghi dei Fiori blu (una brillante scuola di scrittura che frequentai una decina di anni fa), grazie ai 100 amici con cui ho viaggiato in Italia e all’estero, grazie alle 400 persone sconosciute che fanno parte di una mailing list nata spontaneamente leggendo i miei post .

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Finiti i ringraziamenti, il prepotente trillo di una sveglia mi ha costretto ad aprire gli occhi. Sono sceso dal letto con un brutto presentimento in testa. Avevo forse sognato tutto? Sono corso nello studio, ho acceso il computer, ho aperto il mio gestore di posta… ed ecco l’amara sorpresa. Dalla lettura delle mail di risposta al sondaggio mi sono reso conto che la realtà è ben diversa:

Su 1500 intervistati, solo 10 persone hanno risposto sì alla domanda, altri 10 hanno risposto con frasi del tipo: “Di norma non leggo libri di sconosciuti e, per favore, mi cancelli dalla sua mailing list.”. I restanti 1480 hanno cestinato la mia mail.

Sinceramente non mi aspettavo tanto disinteresse.

Che tristezza scoprire che quasi nessuno è attratto dai libri di perfetti sconosciuti qual sono io, nemmeno se glieli regali! A mie spese ho capito perché le case editrici importanti pubblicano solo autori già famosi all’estero o in Italia e rifiutano le opere di esordienti. Di regola, quasi tutte le copie stampate di un libro di un principiante, dopo i classici 90 giorni, vanno dritte al macero. Per non parlare delle opere auto-pubblicate: queste sono destinate ai pochi parenti e ai quattro amici che uno si ritrova: il destino di questi libri, dunque, è l’oblio negli scantinati o l’annegamento  nel mare magnum della Rete.

Invece di mettermi a frignare per lo scarsissimo appeal di Io e Agata e del sottoscritto, autore alle prime armi, mi è venuto da ridere. Una risata un pochino isterica, ovvio, ma ridere è sempre liberatorio, e fa vedere le cose sotto una diversa luce. Infatti la delusione che si era intrufolata nei miei pensieri l’ho subito spazzata via prima che s’impossessasse della mia testa. Ho preso atto della débâcle delle mie aspettative e ho lanciato al vento questo messaggio subliminale: “Peggio per  loro! Non sanno cosa si perdono…”

Ieri, per cercare di capire le ragioni di un risultato così negativo, sono andato da un professionista esperto di marketing. Dopo avergli raccontato cosa mi era successo, lui mi ha elencato gli errori che avevo compiuto nel promuovere Io e Agata.

  1. Per lanciare un libro non usare mai quelle piattaforme dove i blogger sono tutti scrittori più o meno vanitosi  e sempre in competizione fra loro. Costoro, di sicuro, non fanno salti di gioia quando un competitor ha successo. Sfrutta, invece il passaparola innescato da qualcuno che ha letto e apprezzato veramente il tuo libro.
  2. Non regalare mai un libro scritto da te. Regali di questo genere vengono visti come una mossa disperata di un autore che non crede in se stesso e nelle proprie capacità di attrazione. E’ come chiedere benevolenza in anticipo.
  3. E’ sbagliato proporre a un amico che, come te, ha velleità letterarie di leggere un tuo testo. Questo invito viene interpretato come un impegno oneroso e nessuno ama essere costretto a fare delle letture obbligate. C’è gente che legge di mestiere e, a pagamento, può darti un parere professionale.
  4. Non sottovalutare, mai, l’invidia del pene o della vagina. C’è sempre qualcuna o qualcuno più bravo e più dotato di te.
  5. Sii umile. Anche se pensi di avere scritto un capolavoro, non esaltarti: lascia che siano gli altri a giudicare i tuoi scritti. Non esultare nemmeno se la tua opera vince un qualche premio. I libri che arrivano primi a un concorso quasi sempre sono delle sole…

Insomma non ne ho azzeccata una e si spiega così perché il post della settimana scorsa dove promuovevo Io e Agata è stato letto e commentato così poco.

A farmi sorridere, per fortuna, c’è il mio alter ego. Lui non ha i miei problemi…

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Arrivederci ai primi di Novembre.

Nicola

 

Comunicazione di servizio

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Finalmente è uscito su Amazon Io e Agata, il libro di cui vi ho parlato tante volte e di cui ho già pubblicato sul blog un certo numero di capitoli di assaggio: Francesco mio, I cinque cani e la seduta psicanalitica e Affinità Elettive. Per il momento si tratta solo della versione E-book, ma presto sarà disponibile anche quella cartacea. Sto solo aspettando la bozza di prova da parte di CreateSpace e poi darò l’ok alla possibilità di prenotare il libro stampato e rilegato.

Comincio a dirlo oggi, ma lo ripeterò infinite volte in futuro, tutti i libri che ho scritto fino a questo momento, pur essendo già disponibili a pagamento su Amazon a questo indirizzo, potete averli gratis direttamente da me. Perché li regalo? Semplice. Il mio scopo non è guadagnare royalties vendendo libri, bensì ottenere gratificazione/ amarezza sapendo che i prodotti della mia fantasia sono apprezzati/ stroncati. Le versioni GRATUITE sono COMPLETE al pari di quelle a pagamento e sono disponibili nei formati più comuni per pc, e cioè come .pdf (leggibile con Adobe Reader), come .epub (leggibile con Adobe Digital Editions), come .mobi (leggibile con Kindle Previewer). I programmi di lettura citati sono scaricabili anch’essi gratuitamente da Internet.

Basta che mi scriviate una mail all’indirizzo n.losito@alice.it e, a stretto giro di posta, riceverete i libri nel formato che preferite.

Inoltre, presto, farò una promozione per scaricare gratis da Amazon la versione adatta ai lettori elettronici in commercio: naturalmente, quando sarà il momento, vi avviserò.

Finita la comunicazione di servizio, adesso vorrei parlarvi di come, quando e perché è nata l’idea di Io e Agata e delle grandi difficoltà che ho incontrato nel portare a termine quest’opera che – di sicuro – è e sarà il mio canto del cigno.  La ragione, toccandomi le parti basse, non dipende dal fatto che è arrivata la fine della mia corsa terrena, ma dalla constatazione che, alla mia età, non ho più l’energia mentale e fisica per scrivere un nuovo romanzo. Questo libro mi ha succhiato via ogni mia residua capacità letteraria (se mai ne ho avuta una) e anche tutta la fantasia che possedevo. Credetemi, esco completamente svuotato da quattro lunghi anni di scrittura spesi sempre sullo stesso soggetto, e con sul groppone un numero esagerato di revisioni, proprio per tentare di offrire a un eventuale lettore un prodotto letterario il più accurato possibile. In questi quattro anni molti amici mi hanno aiutato, soprattutto la cara Sissa che, al pari di me, ha letto e rivisto praticamente tutte le versioni che si sono succedute nel tempo. Lei ha vissuto le mie stesse esaltazioni e le mie stesse delusioni quando, finito l’editing della versione corrente e riprendendo in mano una pagina a caso, ci si accorgeva di qualche errore (nascosto o non visto) o di qualche svista sia grammaticale sia logica sia temporale della trama. E allora, via, pronti a ricominciare daccapo per sistemare l’inghippo. Come diceva un grande scrittore, a volere essere pignoli, un libro non è mai finito, e ci sarà sempre qualche bug, qualche errore di battitura di cui, anche dopo n riletture, nessuno si è accorto.  La colpa, il più delle volte, è da addebitare alla nostra mente di lettori veloci.

Mi spiego.

Quando leggiamo mentalmente, in realtà non leggiamo, parola per parola, il testo che abbiamo sotto gli occhi, ma compiamo una sintesi per cui, a volte, non ci accorgiamo di quei piccoli errori che si fanno mentre si scrive velocemente al computer.

Un esempio di bug difficile da scovare?  “L’uomo prese discutere della faccenda”. Scoprire che manca la congiunzione “a” tra “prese” e “discutere” non è facile se si legge velocemente.  La nostra mente sa che la congiunzione tra quei due verbi ci deve essere e non si accorge che, in realtà essa manca. Nel mio libro, un tomo di circa 400 pagine, errori di questo genere ne abbiamo trovati parecchi… e chissà quanti altri ce ne sono!

Io e Agata nasce da un mio racconto umoristico, pubblicato qualche anno fa su un sito web di scrittura amatoriale, che parlava di viaggi nella campagna pavese compiuti in macchina insieme a mia moglie, per andare a trovare una vecchia zia che viveva in uno sperduto paesino situato in cima a una collina. Oltre alla difficoltà di trovare quelle quattro case in croce, c’era da considerare il gran numero di strade che collegano Milano a Pavia: mia moglie, annoiata dalla poca bellezza della campagna pavese, mi faceva cambiare strada ogni volta che andavamo o tornavamo da quelle visite periodiche e, spesso, sbagliavamo strada all’andata o al ritorno, complici la fitta nebbia che d’inverno copre quella zona e la scomparsa, nelle tante rotonde che nascono ovunque come funghi da un giorno all’altro, dei cartelli indicanti la direzione da e verso Pavia oppure da e verso Milano.

Sbagliare strada e litigare con mia moglie – in realtà bravissima navigatrice al pari di un piccione viaggiatore –  era diventato il leit motif  dei nostri viaggi in auto quando si andava a far visita a quella vecchia, simpatica, intrigante, originalissima zia che, appunto, si chiamava Agata. Il racconto ebbe un notevole successo e così mi venne l’idea di creare attorno a quel personaggio un vero e proprio romanzo.

Appena completato il libro, (un testo di un centinaio di pagine) lo pubblicai a puntate su quel sito web amatoriale, chiedendo, al contempo, consigli per migliorarlo. Ricevetti buone accoglienze ma zero dritte e fu letto, non mi vergogno a dirlo, da un numero modestissimo di persone. Capii, proprio allora, che pubblicare in rete un romanzo a puntate è una scommessa persa in partenza. Anche se si tratta di un capolavoro, sono ben pochi i webnauti che hanno la pazienza di seguirlo fino alla fine. Già è faticoso leggere una mezza paginetta al computer, (Twitter insegna) ovvio che tenere sveglia l’attenzione di un lettore davanti allo schermo, per leggere tre o quattro videate per volta è praticamente impossibile.

Dopo questa quasi-fallimentare esperienza, revisionai più volte Io e Agata, ne stampai tre copie e le diedi da leggere a tre mie amiche. Non mi dilungo perché su questa faccenda ho già scritto un post nel giugno del 2011 e, se ne avete voglia, potete andarvelo a leggere. Se non ricordo male ero all’ottava revisione e la storia – a mio parere – cominciava a funzionare. Avevo persino introdotto un prologo per spiegare quali erano i miei intendimenti.  Naturalmente quel prologo si è poi disperso in vari rivoli…

Il risultato, per chi ha letto i miei precedenti post, è noto. Lo ripeto brevemente per i nuovi lettori.

Ebbi tre pareri diversi. Uno di questi fu – papale, papale –  di gettare il libro in pattumiera. Immaginatevi la mia delusione! Ovviamente non lo buttai. Chiusi il romanzo in un cassetto e passai a fare altre cose.

Superata, dopo diversi mesi, la grande crisi psicologica provocata da quei tre giudizi così discordanti, feci tesoro delle critiche costruttive di tutte e tre le amiche e mi misi a riscrivere daccapo il libro.  A questo punto lasciai in animazione sospesa le due signore che mi avevano scritto critiche parzialmente positive e instaurai con la terza, quella più esigente, un rapporto diretto di consegna manoscritto, lettura, critica, riscrittura, consegna manoscritto, lettura, critica, riscrittura… eccetera: rapporto che è durato circa due anni, fino ad arrivare all’odierna versione (la sedicesima) da lei accettata ancora con qualche piccola riserva, ma accompagnata da un giudizio – finalmente – positivo. Sissa e io – in tutta evidenza – siamo due perfezionisti, ma lei è sempre un chilometro avanti a me su cosa si debba intendere per perfezione. A bocca aperta

Oggi termino qui: mi sono dilungato fin troppo. Nel prossimo post entrerò nello specifico della trama di Io e Agata.

Anche il Signor Giacomo ha avuto dei problemi con la sua produzione letteraria:

Cattiveria

Un caro saluto a tutti.

Nicola

P.S. Le scritte in rosso sono dei link (collegamenti) dove potete trovare i libri, i racconti, i software indicati.