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Lunedì 31 Agosto 2015, Paracas.

Non c’è niente da fare: anche oggi sveglia antelucana perché, a detta della nuova guida locale, il programma della giornata è intensissimo. Non ci resta che abbozzare e, giusto per potere scattare qualche foto ricordo della location hollywoodiana dell’hotel che ci ha ospitato per una notte, ci alziamo persino qualche minuto prima dell’orario stabilito. Con le foto e il filmato a mo’ di prova inconfutabile, potremo sempre raccontare agli amici che in quell’albergo ci abbiamo passato diversi giorni conducendo una vita da nababbi…

La prima meta della mattina è il porto di Paracas dove, insieme ad altri gruppi di turisti, prenderemo un battello veloce che ci porterà alle Isole Ballestas, una famosa riserva naturale di diverse specie di uccelli (pellicani bruni, sule variegate, cormorani peruviani, cormorani dalle zampe rosse, sterne) e di fauna marina (otarie, pinguini, leoni marini) che qui convivono senza darsi fastidio l’un l’altro e dove non è permesso ai turisti di mettere piede. C’è cibo per tutti nel mare e a farne le spese sono soprattutto i pesci piccoli. Non essendoci spiagge ma solo scogliere rocciose gli uccelli devono sostare sulla terraferma per cui il suolo è ricoperto dei loro escrementi che arricchendosi di azoto vanno a formare il guano, un fertilizzante molto potente che viene raccolto ogni dieci anni ed esportato in tutto il mondo, rappresentando così una notevole fonte naturale di reddito per il Perù.

Da segnalare e fotografare, prima di arrivare alle isole Ballestas, sulla penisola di Paracas, il notissimo candelabro, un geroglifico di origine sconosciuta:

Candelabro_de_Paracas

Sul suo significato intrinseco ho letto varie interpretazioni che però sono solo ipotesi: a) faro per i naviganti, b) sagoma di cactus, c) costellazione della croce del Sud. Essendo inciso in un terreno sabbioso sorge spontanea la domanda: come mai nel tempo non si è mai ricoperto, scomparendo così alla vista? Il candelabro, a detta della guida, sfruttando gli agenti atmosferici del luogo, si auto-pulisce e perciò, da secoli, rimane inciso nel terreno. Per la stessa ragione non scompaiono le altrettanto famose Linee di Nazca, create dall’uomo (forse) nell’antichità e che vedremo nel corso della giornata. La spiegazione scientifica più accreditata è questa: essendoci una notevole escursione termica tra il giorno e la notte, all’interno dei solchi tracciati e induriti la pressione atmosferica produce un mulinello d’aria che asporta l’eventuale polvere sabbiosa che si è depositata lì durante il giorno.

In mezz’ora di navigazione con un mare non proprio calmissimo e un vento pungente, arriviamo alle Isole Ballestas e subito le macchine fotografiche e le videocamere di noi turisti entrano in funzione tutte in contemporanea: in effetti ciò che appare davanti a noi è uno spettacolo decisamente fuori del comune. Ogni punto di queste isole rocciose è un soggetto degno di essere immortalato: anch’io cerco di darmi da fare più che posso anche se il mare è agitato e il battello ondeggia parecchio. Mentre la guida spiega in più lingue ciò che stiamo vedendo, tutti cercano di inquadrare gli uccelli sia fermi che in volo, il piccolo pinguino in cima a una collina, le otarie nere in acqua ma marroni quando dormono sulle rocce, il poderoso leone marino, un gruppo di cormorani in volo radente in perfetta formazione: insomma questo luogo è il paradiso agognato da fotografi sia dilettanti sia professionisti dove scattare centinaia di foto da far vedere agli amici o da vendere a riviste specializzate.

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Le macchie bianche sulle rocce visualizzano molto bene la produzione di guano…

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Dopo un recente terremoto, l’isolotto sulla destra è ciò che resta della roccia che lo univa alla sporgenza sulla sinistra formando il cosiddetto “castello” visibile in una vecchia foto scaricata da Internet:

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Sul versante di sinistra della collina quella macchia nera altro non è che un colonia di cormorani a riposo!

Cormorani in formazione

Ecco un gruppo di cormorani in uno spettacolare volo radente sincronizzato!

Tornati a riva, un po’ congelati ma molto soddisfatti, riprendiamo il pulmino e ci dirigiamo verso Nazca. Durante il percorso, di tanto in tanto, incontriamo degli agglomerati di casupole, unico segnale di vita nel deserto, e poi una cittadina che si chiama Ica:

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Qui vediamo per la prima volta dei curiosi taxi a tre ruote variamente colorati:

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Non lontano da questa cittadina si trova l’Oasi di Huacachina che compare al viaggiatore alla stregua di un miraggio nel bel mezzo di un deserto:

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Oasi Huacachina

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Salire su queste colline sabbiose è faticosissimo: a ogni passo fatto il piede affonda e scivola indietro. Quindi 200 passi in salita equivalgono a quasi il doppio, oltretutto percorsi in pieno sole… Per un turista grassottello e sedentario come me arrivare in cima a una collina di quel tipo è un’impresa memorabile accolta con applausi da buona parte (magra) del gruppo che era già lì da un pezzo!

A termine dell’escursione pranziamo in un buon ristorante dell’oasi e subito dopo riprendiamo il viaggio in pulmino. A pochi chilometri da Nazca ci fermiamo a un belvedere (Torre Mirador, una piattaforma metallica alta una decina di metri) nel deserto dove è possibile ammirare un paio delle famose Linee di Nazca tracciate tra il 500 a.c. al 500 d.c. dagli antichi abitanti della zona. Nella foto che segue ci sono le mani (a destra) e l’albero (a sinistra).

Linee Nazca2

La foto aerea non rende bene l’effetto grafico di queste famose linee, ma nel filmato allegato le potrete osservare meglio.

Dopo questa breve sosta siamo di nuovo in movimento diretti verso la meta finale della giornata: Nazca in una foto d’archivio aerea.

PanoramaNazca

E’ quasi sera quando arriviamo in città e così, avendo ancora un po’ di tempo, la guida ci porta a visitare il Museo Didattico Antonini costituito da un italiano e che adesso è anche sede del Centro Italiano di Ricerche Archeologiche Precolombiane:

 Museo Antonini

Qui vediamo diverse tombe e mummie oltre a oggetti di uso comune prima che Colombo scoprisse l’America:

Museo Antonini_Mummia

Museo Antonini_Mummia1

Museo Antonini_Tazza1

e un antico e ancora funzionante acquedotto (Acquedotto di Bisambra):

Museo Antonini_Acquedotto

Dopo quest’ultima interessante visita, finalmente raggiungiamo l’hotel Nazca Lines:

Hotel Nazca Lines

dove mangeremo e andremo subito a dormire, per nulla attratti dalle splendide e curate piscine che abbiamo intravisto dalle finestre delle nostre camere. Oggi abbiamo visitato luoghi e guardato cose memorabili macinando più di 200 chilometri: l’allegro gruppo, sebbene affaticato, non può certo lamentarsi…

Chi desidera approfondire la conoscenza di questa parte del nostro viaggio in Perù, può cliccare sull’immagine seguente che porta al filmato del giorno:

Mappa Paracas-Nazca

Arrivederci alla prossima puntata!

Nicola

Crediti: alcune foto aeree le ho scaricate da Internet, ma la maggior parte sono state scattate da mia moglie o da me. Il filmato, come sempre, è un condensato di lunghe riprese realizzate con una buona videocamera Canon. La parte di video relativa alle Isole Ballestas risulta un po’ mossa non perché mi tremava la mano, ma perché eravamo su un battello e il mare non era molto calmo… Occhiolino

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Domenica 30 Agosto, Lima ore 13.00.

Una volta conclusa la visita al Museo Larco Herrera, ci consultiamo con la guida per decidere se pranzare in città oppure metterci in viaggio verso Paracas e fermarci a mangiare in un buon ristorante durante il trasferimento. Per decisione unanime saliamo subito sul pulmino e, con un certo rimpianto, lasciamo Lima: ci aspettano 280 km. da percorrere prima di raggiungere la meta finale della giornata.

Mappa Lima-Paracas

Uscendo da Lima per imboccare l’autostrada Panamericana Sud possiamo vedere con i nostri occhi il degrado della periferia della città: tutto un altro mondo si presenta al nostro sguardo stupito. Chilometri e chilometri di bidonville partono dai bordi della strada fino a estendersi sul fianco delle colline che circondano la città. In queste casupole fatiscenti vivono e dormono i contadini peruviani che hanno lasciato le campagne con la speranza di migliorare le loro condizioni di vita.

I lunghi trasferimenti da una città all’altra, in genere, sono noiosi, ma, essendo la compagnia affiatata e la guida simpatica, il tempo scorre veloce. Inoltre, guardando dalle vetrate del pulmino e filmando di tanto in tanto, ci rendiamo conto di quanto il paesaggio sia diverso da tutti quelli che abbiamo visto nei precedenti viaggi. Zone desertiche vengono improvvisamente sostituite da zone dense di vegetazione e altamente coltivate. Basta un rigagnolo che scende dalle montagne per far cambiare volto al paesaggio. L’autostrada che stiamo percorrendo costeggia sempre l’oceano e quindi possiamo intravvedere, di tanto in tanto, spiagge attrezzate che d’estate di sicuro sono meta ambita dagli abitanti di Lima. Incontriamo cave di sabbia e fabbriche di porcellana che sorgono isolate o, al più, in compagnia di una decina di casupole che immagino abitate dagli operai che lavorano lì.

Verso le 16, in prossimità di Cañete, ci fermiamo per pranzare nel ristorante El Piloto. Qui avremo delle vere sorprese gastronomiche: il menù è molto vario e i prezzi sono decisamente abbordabili. Peccato non sapere lo spagnolo, perché mi sarebbe piaciuto assaggiare piatti nuovi. Per andare sul sicuro ho fatto un giro d’ispezione fra i vari tavoli e ho chiesto informazioni direttamente alle persone che stavano gustandosi ciò che avevano ordinato. Ovvio che non ho capito del tutto le risposte dei commensali peruviani ma dall’espressione sorridente del loro viso ho capito che stavano apprezzando le pietanze scelte. A un certo punto ho avuto la folgorazione. Un tizio stava mangiando a quattro palmenti delle tagliatelle immerse in un sugo bianco e ho deciso che quella sarebbe stata la mia scelta. Non me ne sono pentito, anche se ho dovuto subire le critiche feroci dei compagni di viaggio tutte vertenti sul fatto che è sciocco venire in Perù per mangiare un classico piatto bolognese… ma tant’è…

Le scelte dei miei compagni? Eccole:

Piatto di pesceEl Pilot

Lombo di mucca di savana(sabana lomo)Lombo di mucca di savana(sabana lomo)in brodo

Dopo il lauto pranzo risaliamo sul pulmino e riprendiamo il viaggio verso Paracas. Come sempre il tempo a disposizione è tiranno e non possiamo dare che un’occhiata veloce alla cittadina, ma io sono gentile e per voi ho trovato in Rete alcune foto che rendono giustizia alla bellissima Cañete, assai nota per l’omonimo fiume che la lambisce, per le sue spiagge, per l’arte e il folclore negro, per la sua chiesa e per un fascinoso castello:

Canete Ingresso

Canete River

Canete River1

Canete Sea

Canete11

CaneteChiesa

Canete Castello

Canete ArteNegra

Canete4 

Una volta lasciata Cañete, a sinistra della strada ci fanno sempre compagnia le montagne, più o meno brulle e sabbiose (evidentemente in passato erano sommerse dall’Oceano Pacifico), mentre a destra c’è un susseguirsi di spiagge deserte e scogliere rocciose, tutte degne di una foto ricordo. La successiva cittadina che incontriamo è Chincha nella regione di Ica. C’è molta vita in giro, camion di grosse dimensioni fermi ai distributori di carburante e altri in movimento, bancarelle dappertutto che offrono ai passanti e ai viaggiatori le loro variopinte mercanzie e, infine, curiosi taxi a tre ruote tutti di colori sgargianti, un tantino malandati e impolverati. Già, perché ovunque regna una polvere sabbiosa regalata dalle vicine spiagge e dalle montagne incombenti.

Chincha

Chincha1

Alle sette di sera finalmente arriviamo a Paracas: siccome siamo ancora in inverno in città è quasi buio. Non ci resta che andare in albergo dove, verso le otto, ceneremo e subito dopo andremo a dormire. Di solito tutti noi dell’intrepido gruppo siamo dei nottambuli ma questa mattina ci siamo svegliati alle sei e, dopo avere visitato Lima, abbiamo macinato circa 280 chilometri su una strada con un buon selciato ma decisamente sconnessa in qualche deviazione estemporanea fatta durante il trasferimento. Prima di ficcarmi in letto ho giusto il tempo di scattare un paio di foto notturne del retro dell’Hotel La Hacienda Bahia:

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La grandiosità dell’albergo a quattro stelle che ci ospita si rivelerà soltanto al mattino quando, finita la colazione, comincia la nostra nuova intensa giornata in Perù:

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Non vi viene voglia di buttarvi in queste acque limpidissime?

In questa prima parte del viaggio tutti gli alberghi e le città incontrate saranno un mordi e fuggi e così vedremo poco o niente dei luoghi in cui ci siamo fermati a dormire: per ovviare a questa mancanza, una volta tornato in Italia mi sono documentato su tutto ciò che ci siamo persi in Perù. A Paracas ecco cosa avremmo potuto ammirare con i nostri occhi:

Peru - Paracas National Reserve

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Paracas_Lagunilla

Paracas_Peru_Kueste

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Visit Peru now Paracas beach Lima2

Bello, no? Comunque, cari amici, non preoccupatevi questo è niente rispetto a quello che vedremo e vedrete di bello nelle prossime puntate…

Per seguire dal vivo il filmato di quest’interessante trasferimento a Paracas, basta cliccare sull’immagine che segue:

Cañete_River

Alla prossima!

Nicola

Crediti: le foto di repertorio sono ricavate da Internet, mentre quelle originali sono state scattate da me o da mia moglie. Il filmato è stato girato da me.

 

Stracarichi di valigie (due grandi e due piccole a coppia) Chicca e io, Silvia e Giorgio, Barbara e Sergio (cioè quello che d’ora in poi chiamerò l’intrepido gruppo), tutti assonnati per la levataccia, ci presentiamo puntuali alle ore cinque del mattino di sabato 29 agosto 2015 al check-in Iberia di Linate, pronti a iniziare il nostro viaggio verso il paese che gli antichi Inca chiamavano Tahuantinsuyo che, in lingua quechua, significa i “quattro quarti del mondo” dal momento che nel 1532 (data in cui i conquistatori spagnoli arrivarono lì) il loro territorio comprendeva gli odierni Equador, Perù, Bolivia e Cile.

La partenza, prevista per le 8.00, avviene in perfetto orario.

Dopo un paio d’ore, facciamo scalo a Madrid e poi, alle 13.00, con un secondo volo di undici ore arriviamo a Lima, capitale dell’odierno Perù: sono le 17,36 locali sempre del 29 agosto 2015, avendo portato indietro l’orologio di sette ore rispetto all’Italia.

Il cielo è decisamente plumbeo e comincia a imbrunire: siamo alla fine dell’inverno e la temperatura è sui 19 gradi. Chiesto spiegazioni alla guida locale che ci ha accolto all’aeroporto, veniamo a sapere che, causa grosso inquinamento, Lima, città di 10 milioni di abitanti, il sole si vede di rado anche in altre stagioni. Non essendoci metropolitane, quasi tutti usano l’auto e quindi la cappa  di smog che sovrasta la città è quella che è.

 

Non abbiamo nemmeno il tempo di fare una breve escursione della città perché l’albergo Josè Antonio Executive dista 45 minuti dall’aeroporto e siamo tutti un po’ stanchi.

In quest’albergo ceneremo  e poi andremo subito a dormire: l’indomani ci aspetta una giornata molto intensa.

Domenica 30 Agosto 2015 – Lima

Sveglia alle 7, una veloce colazione, check out dall’albergo, carichiamo le valige sul pulmino e con la guida iniziamo la visita della città. Oggi è la ricorrenza di Santa Rosa, patrona del Perù, molto venerata a Lima, e la gente si prepara a festeggiarla con varie processioni che partono dalle più importanti chiese della città. Mentre raggiungiamo il centro storico veniamo aggiornati sulle principali caratteristiche di Lima. Fondata da Francesco Pizarro nel 1535 con il nome di Città dei Re (in omaggio ai Re Magi, poiché la scelta del luogo in cui edificarla avvenne il giorno dell’Epifania), oggi la capitale del Perù è divisa in 43 distretti guidati ognuno da un sindaco che ha un proprio municipio e una propria amministrazione. Ciascuno di loro risponde al sindaco mayor dell’intera città. Lima è anche sede del governo centrale del Perù.

Centro storico di Lima

Plaza de Armas (centro storico della città)

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E’ mattina presto quando usciamo dall’albergo, le strade della città non sono ancora intasate e ci si può fermare per ammirare e fotografare i balconi di una casa coloniale spagnola. Durante il tragitto incontriamo un edificio pubblico che sull’insegna promette di difendere il popolo:

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la Chiesa di San Pedro:

Chiesa di San Pietro

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una piccola bancarella in attesa di eventuali clienti:

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In previsione del grosso afflusso di macchine, la municipalità ha previsto cartelli in posizione strategica per evitare ingorghi:

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il palazzo del Congresso:

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Alle 8 il traffico è già intenso: sullo sfondo si intravede la parte della città abbarbicata sulla montagna che sovrasta Lima…

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E’ domenica ed è anche un giorno di grande festa popolare: una rosticceria è pronta a offrire ai passanti una ricca impanada ripiena di porcellino allo spiedo:

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Ma veniamo alla ricorrenza patronale di Santa Rosa: molti distretti hanno una loro festa con processione: qui ci troviamo nei pressi della Chiesa di San Francesco:

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Osservate i colori sgargianti degli abiti dei fedeli e anche della Madonna sul baldacchino: alcune persone sono persino mascherate. Le feste religiose mescolano, con balli, canti, musica e allegra partecipazione, credenze cattoliche assorbite dagli spagnoli e antiche tradizioni popolari inca caratteristiche delle zone della città dove si svolgono le funzioni. Gli stessi abiti indossati dalle persone davanti o dietro alla processione sono tipici delle varie città del Perù.

Lasciata questa cerimonia c’incamminiamo verso la Plaza de Armas (o Plaza Mayor) dove sta per iniziare la processione principale della giornata. Durante il tragitto diamo un’occhiata alla Casa della Letteratura Peruviana:

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In Plaza de Armas, come potete vedere nella foto che segue, il mantello della Madonna sul baldacchino è nero:

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Nella foto sotto si notano molti militari in grande uniforme: questo si spiega perché la Madonna in processione è la protettrice delle Forze Armate:

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La festa è condita da musica di varie bande che si alternano a suonare. In tutto questo bailamme di gente si notano alcune curiosità: gli spazzini (uomini e donne) sempre all’erta per fare pulizia:

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il vigile di quartiere motorizzato:

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le autorità cittadine sul balcone del Municipio davanti alle quali il baldacchino della Madonna sosterà per ascoltare un breve discorso di ringraziamento:

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il bel prato della piazza maggiore:

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e, buon ultimo, un cane che a dispetto del gran frastuono e della confusione, se la dorme beatamente in mezzo alla strada:

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A metà mattina lasciamo la Plaza de Armas e, prima di raggiungere il pulmino che ci porterà al Museo di Andrea Larco Herrera, buttiamo l’occhio su un variopinto negozio di artigianato locale:

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L’ingresso al Museo Larco  Herrera e i suoi giardini sono una benedizione per gli occhi:

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Nel museo, un elegante edificio del 18° secolo costruito su una piramide precolombiana del 7° secolo, ci sono un’infinità di ceramiche e di oggetti in oro e argento (più di 45.000) creati da artigiani pre-incaici datati mille e più anni avanti Cristo. Ecco alcuni esempi tratti da Internet, visto che non è stato possibile usare la macchina fotografica:

HuacoRetratoMuseoLarco.jpg Mochica headdress Larco museum.jpg

Finita la visita al museo, salutiamo la guida locale e, saliti sul pulmino con le nostre valigie, usciamo da Lima. Siamo in pieno giorno così possiamo dare un’occhiata alla periferia della città: davvero penosa!

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Avremo altre occasione per parlare del fenomeno ricorrente in tutte le città del Perù, non esclusa Lima: le periferie sono immancabilmente degradate e fatiscenti.

Nella prossima puntata approfondirò il discorso su Lima e allegherò il filmato relativo a questa parte del viaggio.

Crediti: le foto sono mie e di mia moglie Chicca. Alcune foto le ho scaricate da Internet. Informazioni storiche sono ricavate da Wikipedia e dalla voce della guida locale di Lima.

Arrivederci a presto.

Nicola