Fancazzismo laborioso, cos’è? di Nicola Losito

Pubblicato: 01/10/2012 in amicizia, Appunti di scrittura, curiosità, e-book, racconto, Società, umorismo
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Fancazzista6

(Jeff Fleming ha ideato questo orsetto noto nel mondo per il suo F.L.)

Non sapete cos’è il fancazzismo laborioso?

Dunque spetta a me – ed è un vero piacere – rispondere al quesito odierno e lo faccio con un racconto un po’ lunghino ma molto, molto istruttivo.

Ormai sapete tutti che da quando sono in pensione, per passare il tempo, mi cimento in avventure letterarie e mi diverto a girare dei video amatoriali muti dove memorizzo i miei viaggi in Italia o all’Estero e che propino a puntate nel mio blog: ebbene questi miei talenti (si fa così per dire…) mi hanno spinto a coinvolgere Gabri e Beatrice, due mie amiche decisamente creative, nel progetto di uno spot rivolto alla promozione dei cinque libri che ho scritto negli anni e che da poco ho trasformato in e-book.

La mia “ponderata” scelta cade su queste due simpatiche signore perché le loro prestazioni artistiche sarebbero state “a titolo gratuito”, mentre il peso delle riprese e del montaggio me lo sarei assunto io. La loro adesione al progetto è entusiastica.

Beatrice prende in carico la scrittura del testo e della sceneggiatura, Gabri ha il compito di preparare i costumi adatti alla bisogna. Beatrice deve anche trovare la location (il suo appartamento) predisporre il set (tutte le stanze messe artatamente in disordine), trovare gli oggetti di scena, preparare la tavola imbandita, eccetera… In un paio di giorni siamo pronti per girare. L’appuntamento per realizzare quello che sicuramente sarà l’Evento Clou della prossima stagione su You Tube è fissato per sabato pomeriggio 7 Luglio alle ore 15, a casa di Beatrice, proprio quando la luce solare è ottimale in quasi tutte le stanze dove gireremo il film. Appena arrivato, accendo la videocamera (una mitica Canon DC100, marchingegno elettronico adorato dai videoamatori di mezzo mondo per la sua semplicità e maneggevolezza) e, senza fare nessuna prova, do il via alle riprese. Nel paragrafo che segue c’è la trama dello spot.

Beatrice, una giornalista freelance, irrompe in casa di Gabri (le casalinghe sono il target perfetto dei miei libri) per intervistarla e convincerla a comprare uno dei miei cinque capolavori. Gabri non si mostra affatto interessata all’acquisto, oltretutto proprio quel giorno la sua casa è sottosopra perché sta preparando la festa di compleanno della sua amatissima figlia che compie quindici anni. Beatrice non demorde e con il suo Ipad in mano insegue l’indaffarata Gabri mentre, alla bell’e meglio, cerca di sistemare le varie stanze, preparare il pranzo speciale e stirare un sacco di panni (faccenda amatissima da tutte le casalinghe). Quando tutto è  pronto per la festosa ricorrenza, squilla il telefono e, uno dopo l’altro, figlia e marito l’avvisano che non verranno a pranzo: il marito per questioni di lavoro e la figlia perché le compagne di scuola vogliono festeggiarla in pizzeria. Gabri ha un tracollo emotivo e sviene. Tanto lavoro per niente abbatterebbe chiunque, non vi pare? Beatrice aiuta Gabri a riprendere conoscenza e ne approfitta, sbattendole sotto il naso il suo tablet, per dirle che l’unico modo intelligente per fare fronte alla mancanza di sensibilità della figlia e del marito è quello di leggere uno qualsiasi dei miei cinque libri… Gabri finalmente si convince all’acquisto non di una ma di tutte le mie opere e, felice per questa sua ritrovata libertà di scelta, corre in camera, si cambia d’abito (ora indossa uno splendido capo di sartoria corredato di un scenico cappello che le dona moltissimo) torna in cucina, butta in pattumiera il pollo al forno con le patate che il marito e la figlia adorano, dà la torta di compleanno al gatto, toglie con violenza la tovaglia dalla tavola imbandita a festa, poi prende tra le mani l’Ipad di Beatrice e si immerge nella lettura del primo dei miei libri…

In tre ore abbiamo finito. Ogni scena l’ho girata almeno tre volte per avere la possibilità di scegliere quelle migliori durante il montaggio. Siamo tutti e tre felici e contenti, un bacio e un abbraccio cumulativo e poi io me ne torno a casa col mio prezioso materiale pronto da elaborare al computer con il programma Adobe Premiere. Mangio velocemente un panino e mi metto subito al lavoro e, in un paio d’ore, lo spot è pronto. Ormai conosco Premiere alla perfezione e sono diventato una scheggia a tagliare, spostare, cancellare fotogrammi nella timeline. Nel rivedere il filmato al pc mi faccio delle matte risate: gli errori di recitazione sono tanti, le voci e la dizione delle due attrici sono terribili e molte scene sono tremolanti perché la videocamera spesso mi ballava in mano: insomma c’è quel tanto da potere affermare che il filmato sia comicissimo, anzi è così spassoso che, di sicuro, si tradurrà in un successone di vendite dei miei libri e io riceverò tonnellate di applausi per la mia prima opera da regista di corti promozionali.

Volete sapere come ho proceduto per realizzare il mio capolavoro? Se siete arrivati a leggere il mio post fino a questo punto, immagino che riuscirete a fare un altro piccolo sforzo di attenzione. I momenti creativi di un “artista” meritano, a mio parere, un ulteriore gesto di buona volontà… Dunque, ho montato lo spot alla maniera dei filmati di Striscia la notizia o Paperissima, evidenziando e ridicolizzando la scarsa professionalità degli attori e dell’operatore di macchina. Sono così soddisfatto del risultato ottenuto che carico subito il video su You Tube e spedisco il link alle mie due amiche attrici perché anche loro possano goderselo in anteprima. Il loro riscontro è entusiastico. Ovvio, non poteva che essere spassoso rivedere, proiettati sulla grande Rete e messi comicamente alla berlina, i numerosi errori compiuti sia da loro due nel recitare, sia da me nel riprenderle con l’obbiettivo spesso in controluce e con i volti delle persone fuori inquadratura… Pur se accecati dall’euforia per il notevole risultato ottenuto, l’intelligenza critica non ci manca e prontamente interviene a calmierare il nostro ottimismo, consigliandoci di chiedere un parere esterno a noi tre per vedere se anche altri (il cosiddetto “pubblico pagante”) trovano lo spot ugualmente divertente…

Due giorni dopo, lo mostro a una simpaticissima coppia di amici che avevo invitato a cena a casa mia. Mentre lo guardano nella stanza non si sente volare una mosca. Siccome volto loro le spalle non posso vedere le espressioni del loro viso, di certo non sento nessuna crassa risata sgorgare dalle loro gole. Al termine della visione, sollecitati da me, mi esprimono lo stesso giudizio che Fantozzi diede su La corazzata Potëmkin di Sergej M. Ejzenštejn: una cagata pazzesca! Cioè, senza il minimo ripensamento, loro mi dicono che il mio video è inguardabile, penoso, terribile e… basta là!

Diavolo! L’ottima cena preparata da mia moglie affossata dal filmino amatoriale con cui, invece, io speravo di concludere degnamente la serata… Una vera tragedia, insomma! Dalle stelle sono scivolato nelle stalle in meno di cinque minuti: giusto il tempo di far vedere il mio (ex) capolavoro a due amici di vecchia data…

A completare l’opera, la mattina successiva Beatrice mi telefona e, affranta, mi dice: «Nicola, per favore, cancella subito dalla Rete lo spot!»

«Perché?» chiedo io, pur avendo bene in mente il tremendo giudizio ricevuto la sera precedente. A volte godo nel sentire il coltello girare a fondo nelle mie personali piaghe…

«L’ho fatto vedere a quattro colleghi e l’hanno stroncato senza nessuna pietà. Perciò togliamolo dalla circolazione il più presto possibile, non vorrei che lo spot pregiudicasse l’andamento delle vendite dei tuoi libri!» mi risponde lei, con la voce intrisa di amarezza.

Dove erano andate a finire le matte risate che avevamo fatto soltanto qualche giorno prima? Puff, sparite nel nulla. Dio, che tristezza…

Gabri, da me interpellata via mail, mi scrive (anche lei è molto demoralizzata…): “I tuoi romanzi sono un po’ come il filmino che faceva ridere solo noi che lo avevamo girato ed era pressoché una ciofeca.” Cioè, nella sua foga distruttiva, Gabri ha accomunato l’insuccesso di pubblico dello spot al mio – pressoché – prevedibile fiasco letterario. Frase infelice che lei corregge dieci minuti dopo in una mail successiva: “Che sia chiaro, Nicola, non sono i tuoi libri a essere ciofeche, ma il filmino e questo è indubitabile!”. Conoscendo Gabri, ammetto che avevo capito da subito il vero senso della sua frase, e per questo non mi  ero offeso. Anzi – e qui sta il bello – è proprio il suo termine ciofeca a convincermi che devo riprendere in mano il filmato e rielaborarlo daccapo al computer, facendo tesoro delle critiche ricevute. Così, nel giro di tre settimane – incurante del caldo terribile che incombe su Milano – realizzo nove diverse versioni:

1. Elimino la ripetizione delle scene, scegliendo solo quelle riuscite meglio. Cioè  abbandono del tutto il modo di procedere adottato da Paperissima, ma Gabri e Beatrice (ormai divenute supercritiche) la bocciano con una sola terribile parola: “Acqua!”

2. Accorcio le scene migliori, portando la durata del filmato a soli quattro minuti. G. e B. dicono ancora: “Acqua!”

3. Rivedo la sceneggiatura di Beatrice ed elimino diverse scene che sono inutili allo scopo prefissato di promuovere i miei cinque libri. Niente da fare. Le mie due attrici decretano che sono ancora in alto mare.

4. Scrivo io una nuova sceneggiatura e cerco fra tutte le scene girate quelle che meglio si attanagliano al mio copione. Ottengo un’altra bocciatura. Diavolo, – mi dico – ‘ste due pretendono da me la perfezione!

5. Ci penso su e decido che quello che non va è la dizione di una delle due protagoniste: Beatrice, infatti, quando recita davanti alla videocamera è così eccitata che la voce, normalmente bella, dalla gola le esce stridula e sovrattono. Elimino il suo parlato, lasciando in essere solo quella di Gabri. Questa versione, però, è sbilanciata e non mi convince molto e infatti anche G. e B. me la bocciano.

6. Elimino il parlato di entrambe le attrici e lo sostituisco con dei fumetti: in questo sono abbastanza bravo essendo io, sin dalla tenera età, un amante sfegatato dei comics. B. dice ancora “Acqua!” mentre G. mi regala un: “Fuocherello…”.

7. A questo punto, Beatrice e Gabri partono deluse per le vacanze estive e io rimango da solo in città a decidere per le nuove versioni che faticano a prendere forma. Quando sto per cedere le armi, ho un’illuminazione. Mi viene in aiuto il film “The Artist” di Michel Hazanavicius che ho visto quest’inverno al cinema. Al posto dei fumetti che non tutti gradiscono, inserisco le classiche scritte su sfondo nero dei film muti. Ma anche questa nuova versione ha qualcosa che non va. Ci vuole troppo tempo per leggere le didascalie e questo allunga e appesantisce enormemente la visione dello spot.

8. L’unica cosa da fare, adesso, è semplificare. Elimino gran parte delle scritte. Accorcio al massimo le restanti: saranno i volti delle attrici a raccontare con la loro mimica lo svolgimento delle azioni. Al momento ho in mente le straordinarie comiche di Stanlio e Ollio. Questa ottava versione comincia a piacermi, ma c’è ancora un indecifrabile quid che non mi convince del tutto.

9. Pensa e ripensa ed ecco che mi viene ancora in aiuto “The Artist”: il mio filmato deve essere in bianco e nero! Procedo a eliminare il colore, lasciandolo solo nel finale quando Gabri, la casalinga disperata, si ribella ai condizionamenti della famiglia e accetta di prendere in mano l’Ipad dell’intervistatrice e di leggere gli e-book che lei le propone. Prima di chiudere questa ultima versione, cambio alcune musiche di sottofondo che mi sembravano poco adatte a sottolineare l’esprit delle scene.

Finalmente sono soddisfatto del mio lavoro. Questa volta il filmato non ha sbavature, fila via che è un piacere. Lo pubblico su You Tube e poi chiedo l’ultimo e definitivo giudizio alle mie due socie. Gabri mi dice che è inutile che insista: il filmato non funziona… Beatrice è ancora più dura: o cancello quella schifezza da You Tube o mi manda gli avvocati a casa…

Morale della favola? Ho tolto per sempre il mio primo spot promozionale dalla Rete, promettendo a me stesso che mai più avrei speso il mio tempo libero e la mia laboriosità in avventure dimostratesi prive di qualsiasi costrutto.

Dopo questo lungo racconto dovrebbe essere chiaro cosa si intende per fancazzismo laborioso. Dunque il motto che si adatta perfettamente al mio attuale buen vivir di pensionato è: Fare poche cose e farle male…  ROFL_C~1

Post Scriptum:

Che nessuno, ancorché incuriosito, mi chieda mai di visionare quel mio filmato! 

 Pazzo furioso OcchiolinoSorrisoA bocca aperta

Nicola

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commenti
  1. Antonio Torsiello ha detto:

    Sei fortissimo !!! Antonio

    • Nicola Losito ha detto:

      Grazie Antonio. Troppo buono!
      Già che ci sono ti avviso che Chicca e io approviamo l’dea del viaggio in Turchia e vorremmo essere della partita. Sono stanco di non fare niente e farlo male… ahahahahah
      Nicola

  2. sissa ha detto:

    Fancazzismo laborioso…. uhm…. potrebbe essere quello che mia cognata chiama monkey business? E dimmi un po’: stai cercando di ottenere una sollevazione popolare che ti costringa a mostrare l’opera? ‘ta ‘tento…

    Abbi pazienza: non tutte le ciambelle riescono con il buco. A volte per l’impasto, a volte per la tortiera usata, a volte per l’umidità dell’aria, a volte per l’abilità del pasticcere. Accettare di gettare il dolce venuto male non è arrendersi nè fancazzismo laborioso nè monkey business, ma avere i piedi ben piantati a terra e la testa sulle spalle: un gesto di grande responsabilità e consapevolezza. Bravo Nic e Grazie

    • Nicola Losito ha detto:

      No, no, niente paura! Il famoso filmato è defunto e sarà difficile farlo resuscitare ed essere messo di nuovo in mostra. E’ stato un esperimento nato male e nemmeno l’accanimento terapeutico è riuscito a raddrizzarlo. Comunque ogni esperienza, seppure finita come sappiamo, è portatrice di frutti importanti e di crescita personale. Dunque nessun rimpianto e, come vedi, ci si può persino ridere sopra. Sì, perché questo post voleva essere umoristico e quasi tutti quelli che lo hanno letto lo hanno reputato tale.
      Nicola

  3. oissela ha detto:

    A saper scrivere, eravamo in tre.
    Losito, Oissela e il buon Dio.
    Affidandoci alla generosità del lettore sconosciuto, affermo che siamo rimasti in due.
    Moi et toi.
    Il Fancazzismo laborioso è pericoloso e da evitare.
    Un abbraccio.
    Alessio

    • Nicola Losito ha detto:

      Se il buon Dio leggesse le nostre opere d’ingegno tu e io da tempo saremmo famosi o giaceremmo sottoterra inceneriti da fulmini caduti dal Cielo.
      Visto che siamo ancora vivi e vegeti (non so ancora per quanto…) e non siamo famosi (parlo soprattutto per me) vuol dire che Lui non si è ancora degnato di posare il Suo divino sguardo su di noi. Per fortuna?
      Comunque lo si osservi il fancazzismo laborioso è deleterio e va evitato: la mia voleva essere una metafora (spero spiritosa) per contrastare il duro giudizio che alcuni cari amici, ancora in piena attività lavorativa, hanno sul mio conto. Costoro dicono che io non faccio un c…. tutto il santo giorno.
      Il che non è assolutamente vero!
      Come dice bene il poliedrico artista Francesco Salvi, adesso io mi trovo in un periodo di “inattività frenetica”… ahahahah
      Nicola

  4. Elisabetta Lelli ha detto:

    E’ delizioso, irriverente, ganzissimo, divertente…
    Nicola, ho gradito assai-tanto-di più (anzi)!
    MA non mi piace la chiosa in calce:

    “Post Scriptum:

    Che nessuno, ancorché incuriosito, mi chieda mai di visionare quel mio filmato!”

    Eh, no 😦
    Dai… Un poco, solo un poco? Dai…

    • Nicola Losito ha detto:

      Grazie per avere capito e apprezzato l’ironia di questo lungo e documentato resoconto di una calda estate milanese, fatta di tanto lavoro inutile…e poco compreso.
      Ti confesso che la vita di quel filmato continua in proiezioni assolutamente private come dessert di fine pranzo con amici di provata fedeltà. Non mi è permesso davvero di rimetterlo in rete e io mantengo sempre la parola data. Se la persona che ha imposto quel divieto cambierà idea, sarà per me un piacere condividerlo con tutti.
      A presto
      Nicola

  5. […] intelligente, ironico, accattivante… e chi più ne ha più ne metta… è troppo faticoso per un fancazzista, seppur laborioso, come me. D’inverno o in autunno il tempo è così brutto che avere un impegno fisso è cosa […]

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